Streaming Gratis Juventus – Lazio come vedere Diretta Live Tv Rojadirecta

Il big macth Juventus – Lazio inizierà alle ore 18:00, è l’anticipo dell’ottava giornata di serie A.  Come Vedere Juventus – Lazio Streaming Gratis è possibile per tutti oggi Sabato 14 Ottobre alle ore 18:00 grazie a Mediaset e Sky che trasmetteranno la partita su Sky Super Calcio, Sky Sport 1 e Sky Calcio 1, anche in HD (alta definizione), e su Premium Sport e Premium Sport HD.

Juventus – Lazio è l’ottava giornata del campionato di Serie A.  Alle ore 18:00  il match tra Juventus – Lazio. Si gioca per la Serie A  edizione 2017-18. streaming gratis per gli abbonati con Sky Go e Premium Play, app alle quali possiamo accedere con laptop, computer, smartphone e tablet.

Come possibili alternative dove vedere Juventus – Lazio, ci sarebbero, in via non del tutto ufficiale, Video YouTubeFacebook LiveStream e Periscope. Il raccoglitore internet di links online gratuiti Rojadirecta non è più da considerarsi valido, perchè dichiarato illegale in Italia già da un bel po’ di tempo.  La gara che si giocherà domani alle ore 18:00 potrà essere seguita in tv come al solito sui dispositivi di Sky e Premium,oppure collegando il proprio personal computer alla tv con il cavo HDMI grazie al servizio in streaming delle due emittenti, Sky Go e Premium Play. Tuttavia, per vedere in streaming gratis Juventus – Lazio senza pagare bisogna andare su Rojadirecta oppure siti alternativi ad esso se non funziona: sono però siti pirata illegali, e non possiamo fare altro che sconsigliarne la fruizione.

Dopo la solita incognita della sosta nazionali torna a pieno regime la Serie A. Comincia un altro periodo di tour di force per la Juve con una partita ogni tre giorni, con subito vista Champions sullo Sporting Lisbona. Gli strascichi della Nazionale portano a Vinovo un Mandzukic e un Barzagli non nelle migliori condizioni. Tutto sta ora nelle mani di Allegriche deve pure fare i conti con i sudamericani che sono tornati appena 24 ore prima l’inizio del match. Insomma non il meglio per impostare la formazione anti-Lazio. Anche perchè i biancocelesti hanno ancora addosso l’odore di Supercoppa. Le certezze per Max sono due: Douglas Costa e Gonzalo Higuain, risparmiati dalle rispettive nazionali e focalizzati al 100% in bianconero. Poi rientra Sami Khedira, che già nella partitella contro il Derthonaha fatto capire di essere in forma. Doppietta e seria candidatura per una maglia da titolare già dal 1′. Potrebbe infatti far rifiatare uno tra Matuidi e Bentancur. Sulla via del pieno recupero anche Claudio Marchisio, ma solo in ottica Champions. . In avanti si apre un nuovo spiraglio da titolare per Federico Bernardeschi, anche se Allegri resta dell’idea di far partire titolare Mario Mandzukic. Sull’altro fronte Simone Inzaghi si affida alle certezze Luis Alberto ed Immobile là davanti. Veniamo ora alle informazioni su come vedere Juve-Lazio in streaming e in tv e alle probabili formazioni.

Diretta tv e streaming: come vedere Juventus-Lazio

La partita in diretta tv sarà trasmessa a partire dalle 18 in esclusiva per gli abbonati Mediaset Premium e Sky. Appuntamento quindi su Premium Sport e Premium Sport HD oppure su Sky Calcio e Sky Supercalcio HD. Diverse invece le soluzioni in streaming per seguire il match via mobile, su pc, smartphone o tablet. Oltre alle app Sky Go e Premium Play è infatti possibile vedere la partita utilizzando i decoder Tim Vision abilitati. La piattaforma Sportube permette inoltre, tramite il proprio sito, di usufruire della partita in diretta al costo di 1,99. Al costo di 3,99 si potranno vedere anche Fiorentina-Udinese e Bologna-Spal (entrambe a partire dalle 15 di domenica 15). In radio il racconto sarà affidato, come di consueto, alle frequenze di Radio Rai. Qui su JuventusNews24.com la diretta a partire dalle 18 con tutti gli aggiornamenti live.

Juventus-Lazio: le probabili formazioni

Tanti i dubbi della vigilia per Max Allegri, a partire dal modulo con cui scendere in campo. Il tecnico toscano per la sfida alla Lazio potrebbe variare dall’abituale 4-2-3-1, complici i rientri dalle trasferte sudamericane di Cuadrado e Dybala, in favore di un 4-3-3 senza la Joya tra i titolari. Nel caso, in campo il rientrante Khedira a centrocampo insieme ai confermati Matuidi e Bentancur. In attacco spazio a Douglas Costa, rimasto a lavorare a Vinovo nell’ultima settimana. Sul fronte biancoceleste, Inzaghi recupera Bastos in difesa e spera di poter utilizzare Marusic sulla corsia di destra. Al centro dell’attacco confermassimo Immobile, supportato dal pericoloso tandem composto da Milinkovic-Savic e Luis Alberto.

JUVENTUS (4-3-3): Buffon; Lichtsteiner, Rugani, Chiellini, Asamoah; Khedira, Bentancur, Matuidi; Douglas Costa, Higuain, Mandzukic. All. Allegri
LAZIO (3-4-2-1): Strakosha; Bastos, De Vrij, Radu; Marusic, Parolo, Lucas Leiva, Lulic; Milinkovic-Savic, Luis Alberto; Immobile. All. Inzaghi

Juventus-Lazio in streaming e diretta tv: statistiche e curiosità

I freddi numeri lasciano poche possibilità alla Lazio, ma i tifosi bianconeri hanno ancora negli occhi il gol di Murgia al 92′ che è costato la Supercoppa Italiana. Sono passati appena due mesi e la Lazio (assieme al Barça) è l’unica squadra ad aver battuto la Juve in questo inizio di stagione. Poi è vero che i biancocelesti a Torino non vincono dal lontano dicembre 2002. Negli ultimi quattro precedenti la squadra di Allegri allo Stadium ha vinto segnando sempre almeno due gol. Occhio anche alla statistica sulle espulsioni: in quattro dei sei match di campionato giocati in casa Juve la Lazio ha terminato la gara in 10.

Lo stato di forma vede però una Lazio in formato trasferta. La squadra di Inzaghi finora ha vinto tutte e tre le trasferta di questa Serie A. La Juventus a Bergamo ha invece interrotto la striscia di otto successi consecutivi, che le è costata il primo posto a favore del Napoli. C’è poi il pericolo dei calci piazzati, nessuna squadra ne ha segnati di più della Lazio finora in campionato (ben 8). Ma i gol sembrano essere una garanzia per si sfidano il secondo ed il terzo miglior attacco (Juve 20 gol e Lazio 19). Specialmente per Gonzalo Higuain che ha nella Lazio la sua vittima preferita: 12 gol in sole 8 sfide. C’è invece un tabù da rompere per Federico Bernardeschi. L’ex viola non trova il gol in due presenze consecutive da novembre 2016.

Juventus-Lazio in streaming e diretta tv: arbitra Mazzoleni

E’ Paolo Silvio Mazzoleni l’arbitro designato per il match. Il fischietto della sezione di Bergamo sarà coadiuvato dagli assistenti Manganelli e Preti e dal quarto uomo Giacomelli. Adetto al Var, dopo la patata bollente di Atalanta-Juventus, Fabbri.

E dunque oggi riparte il campionato. No, non quello di baseball, quello di calcio che, nonostante le perplessità di Massimiliano Allegri non ha offerto né rischia di offrire partite infinite, nonostante la presenza degli uomini Var a scrutare davanti agli schermi. Ora, a parte che il tecnico juventino non era l’unico a nutrire queste preoccupazioni (anche chi scrive, molto umilmente, temeva questo rischio per un calcio che già “sconta” parecchio con il resto d’Europa dal punto di vista dell’intensità), resta da capire perché in generale si sia diventati così permalosi. La Federazione Baseball, per esempio, ha stigmatizzato le parole di Allegri che non ha espresso giudizi di valore su quello sport, ma ha semplicemente citato una realtà.

Perché: è vero o non è vero che di una partita di baseball si sa quando inizia ma non quando finisce? E’ vero o non è vero che da tempo i boss della Mlb (la lega professionistica statunitense) sono allarmati dalla durata delle gare e vogliono cercare rimedi? Ecco, siccome è tutto vero, non pare ci sia da offendersi se si cita il baseball come esempio di gare che durano a lungo. Così, non per difendere Allegri – che proprio non ne ha bisogno – ma per riprovare a ridare un senso alle parole al di là delle interpretazioni. Poi, per carità, ognuno è libero di offendersi come e quando vuole, magari anche solo per garantirsi quel picco di notorietà irraggiungibile in condizioni normali. In ogni caso, ricomincia il campionato e ricomincia con i Var gli assistenti al video) sistemati nello stanzino e pronti a mordere immagini e replay. Allegri taglia corto («Sono favorevole, punto.

A Bergamo non abbiamo pareggiato per colpa del Var, ma per colpa nostra») e secondo noi fa bene: ogni frase, come dicono nei polizieschi americani, potrà essere usata contro di te. E poi è inutile, oltre che sciocco, opporsi all’ineluttabile. Casomai ci si deve abituare (come è successo con la sostituzione della lira con l’euro) e aspettare che si riducano le storture. Si evitino, non si elimino. Anche uno strumento di grande utilità, infatti, non potrà mai rappresentare il bene assoluto perché la soggettività, per dirne una, non la eliminerà mai nessuno neppure davanti al video. Ma la strada è quella, tanto è vero che tra due anni comince- ranno a percorrerla anche in Spagna nella Liga. C°i5Ì la strategia piùgiusta è sempre quella di utilizzare le polemiche a proprio vantaggio evocando l’effetto “Fort Apache”: accerchiati, soli contro tutti. E i Var per tutti.

Ariva il primo mese cruciale e Max Allegri comincia ad alzare il livello di guardia, inviando messaggi a spogliatoio e piazza: «Ora abbiamo 7 partite in poco più di due settimane, per la Juventus è una stagione più difficile della precedente». Il motivo è presto spiegato, questione di motivazioni e qualità: «Le avversarie saranno ancora più arrabbiate vogliose di poter battere la Juve, le nostre rivali si sono tutte rinforzate. In questa giornata si sfidano le prime sei della classifica, dobbiamo mantenere sempre alta la concentrazione». Le rivali sono: «Napoli, Roma, Inter, Milan e proprio la Lazio». Già, perché «il Napoli ha raggiunto maturità e continuità di prestazione e gioco, l’Inter sta crescendo, la Roma sta proseguendo il lavoro della precedente gestione tecnica e c’è il Milan, che ora attraversa un momento non semplice, ma ha effettuato una campagna acquisti mostruosa.

E poi c’è la Lazio che andiamo ad affrontare noi: sta facendo cose eccezionali. Non bisogna concedere campo ai nostri avversari, dovremo anche evitare le loro ripartenze. La Lazio è una squadra ordinata che chiude gli spazi e ti gioca addosso». Partita tutt’altro che scontata, la Supercoppa insegna. Anche se adesso è un’altra Juve: «Noi dobbiamo compiere un salto definitivo per essere competitivi a marzo: annullare quei momenti, come quelli sul doppio vantaggio con Torino e Sassuolo o a Bergamo, in cui smettiamo di giocare e difendere. Quella fase contro l’Atalanta ci è costata due punti. Altrimenti pensiamo troppo alla fase offensiva: nelle partite conta tanto la fase difensiva. Se cali rischi di essere in balia degli eventi e noi non dobbiamo mai trovarci in tali situazioni. È il settimo anno e dobbiamo sapere che tutti vogliono batterci. Bisogna fare qualcosa in più, qualcosa che serva in quei momenti di partita, altrimenti diventiamo come tutte le altre squadre. Ripeto, Bergamo è l’esempio: abbiamo lasciato due punti.

Ora dobbiamo imparare dagli errori. In caso contrario rischiamo di buttare il campionato». Le frasi di Allegri sul Var (« Bisogna utilizzarlo in un certo modo altrimenti le partite diventano troppo lunghe e si rischia di stare allo stadio 10 ore, come il baseball») avevano suscitato discussioni e anche la protesta di chi a baseball ci gioca e lo segue. Il Conte Max ci è tornato sopra, chiarendo la posizione: «Noi a Bergamo non abbiamo pareggiato per il Var. Abbiamo pareggiato perché ci siamo addormentati sul 2-0 e abbiamo sbagliato, stop. Io sono favorevole al Var, punto e basta. Sul baseball non ritengo di aver offeso qualcuno. Le partite durano o non durano 3 o 4 ore? Ecco, allora… Su questo non posso essere smentito. E poi io ci ho pure giocato a Livorno quando ero ragazzino. Non ho offeso nessuno, se l’ho fatto mi scuso».

«Dybala c’è, è stato in vacanza 15 giorni», ha spiegato Max Allegri. Tanto che il tecnico bianconero è dell’idea di dargli un ulteriore turno di riposo, tenendolo come arma dalla panchina. Ma è anche, o forse soprattutto, una questione di sistema di gioco. La situazione è molto diversa da due mesi, ma il ricordo della Supercoppa è ben chiaro nella mente del Conte Max: la Lazio aveva vinto la partita attraverso il dominio territoriale a centrocampo.

Ecco allora la possibile contromossa: 4-3-3 con una mediana rinforzata. Non solo il ritorno da titolare di Sami Khedira, al fianco dell’insostituibile Blaise Matuidi: la novità può essere rappresentata da Rodrigo Bentancur nella parte del regista, nonostante il viaggio intercontinentale e i pochi allenamenti a Vinovo elle gambe. Ma Allegri ha bisogno dell’uruguaiano nel caso di passaggio al centrocampo a 3: è anche la chiave per consentire a Khedi- ra di non spremersi troppo, evitando rischi. Tornando a Dybala, il tecnico livornese sta ragionando sull’opportunità di un attacco senza Joya. Mario Mandzukic appare intoccabile nonostante il problema alla caviglia in Nazionale. «Ma non ditegli che si è fatto male, altrimenti si arrabbia… Mario c’è e può giocare, non ha nulla». Perciò il croato favorito come supporto del Pipita Higuain.

A destra il ballottaggio dovrebbe spuntarlo Douglas Costa, leggermente favorito su Federico Ber- nardeschi. La difesa è il reparto sul quale Allegri si è concentrato maggiormente nella conferenza prepartita. Il succo della questione: serve la miglior retroguardia bianconera per conquistare il settimo scudetto consecutivo, poche storie. «Negli ultimi 10 anni solo una volta lo scudetto è stato vinto dalla squadra che è stata la seconda miglior difesa e credo sia stata l’Inter Nelle altre occasioni ha sempre vinto la miglior difesa, alla fine questo aspetto verrà fuori». Detto che Gigi Buffon ci sarà (per stessa ammissione dell’allenatore) e che sulle fasce agiranno Lichtsteiner e probabilmente Asamoah, Allegri punterà su Giorgio Chiellini, con ballottaggio per l’altro posto: Barzagli insidia Rugani, staccato Benatia.

Ci sono incroci che vanno oltre una semplice adiacenza geografica, come la piacentinità di buona parte deipro- tagonisti di questa storia. Chi sono? Fabio Paratici, ds della Juventus e la Inzaghi’s family (i fratelli Pippo e Simo- ne), talmente affini da condividere un’amicizia vera e sincera. Ma non basta, perché gli intrecci di cui sopra contemplano altro. E si riscaldano grazie alla stima professionale che lega il tecnico della Lazio a una realtà, quella bianconera, per ora lontana. Chissà cosa potrà accadere, detto che Allegri è felicissimo di guidare la Juve. Anche se l’allenatore per natura non è come un diamante, non dura per sempre.

Così succede che il nome di quell’Inzaghino più quotato del fratello maggiore ora a Venezia venga accostato alla Juve. Per tutta risposta, in seno al club bianconero Simone piace tantissimo: per il suo stile pacato e vincente, per la capacità di lanciare i giovani (e il progetto dei campioni d’Italia va verso questa direzione), per l’abilità nel governare situazioni calde (avrà “solo” 41 anni, ma è gestore di tutto rispetto). Di più: i ontatti tra intermediari ed entourage del tecnico sono pressoché quotidiani. Poi è chiaro che: bisognerà trattare con un osso duro come Lotito; occorrerà “stracciare” un contratto rinnovato 4 mesi fa fino al 2020 (stessa durata del prolungamento di Allegri con la Juve); sarà necessario che qualcuno – non Lotito, è chiaro – esponga alla piazza i motivi dell’eventuale addio dopo vent’anni di vita romana.

Perché Inzaghi è la Lazio, a Roma ha messo u famiglia, però l’ambiente nella capitale inizia a sbuffare per l’accumularsi delle voci juventine.
Oggi, intanto, dopo averle strappato la Supercoppa c’è da fermare ancora la Juve ma allo Stadium, la casa di Allegri. «Non so come lo vedrei qui, anche perché al momento ci sono io – dice Max di Simone -. Inzaghi è uno degli allenatori giovani più bravi: ha qualità tattiche e soprattutto gestionali. Davanti a sé ha una carriera mportante». E il laziale: «Io alla Juve? Leggere certe cose fa piacere, è normale. Ma stimo Allegri, è un grande allenatore». E se per Lotito «In- zaghi ha un contratto con la Lazio e poi si vedrà», di recente Marotta aveva detto: « Inzaghi è un tecnico emergente, farà una grande carriera. Ma non stiamo pensando al prossimo allenatore». Però forse l’identikit del futuro coach non è mai stato così chiaro.

La sfida dello Stadium pone di fronte anche due mondi e due filosofie diverse di essere azienda: Juventus e Lazio sono all’antitesi nella gestione del club. La prima è un’azienda vera e propria con quasi 800 dipendenti e un organigramma ben articolato, in cui ogni dirigente ha un ruolo e una competenza definitiva, la seconda è una società a gestione quasi familiare, con poche persone fidate segnate nell’organigramma, in cui tutto fa a capo al presidente-padrone Claudio Lotito.

Se a Formello resta d’attualità il motto “non si muove foglia che Lotito non voglia’,’ il suo “collega” bianconero Andrea Agnelli non ha una visione egocentrica della società. Detta ovviamente le linee guida, ma poi delega ai più stretti collaboratori. Non a caso la Juventus ha due amministratori delegati, Beppe Marotta e Aldo Mazzia, ognuno con la sua area di pertinenza, e un management composto da 13 dirigenti a capo di altrettanti settori che spaziano dai beni immobili alle risorse umane, dalla logistica agli acquisti, dal digitale al merchandising. Un mondo variegato e globale, che richiama a una dimensione e a un respiro internazionale del club.

Lotito non ama invece demandare ma decide in prima persona: in casa biancoceleste ogni scelta – dall’acquisto di un giocatore o banalmente di una fotocopiatrice – passa inevitabilmente da lui. La catena di comando è molto corta, come ama ricordare il presidente: «Ci sono io, c’è il ds Tare, c’è l’allenatore e, in mezzo a loro, opera Peruzzi». Quattro persone e una gestione vecchio stile che si è comunque rivelata produttiva perché la Lazio è, al pari della Juventus, un club virtuoso. E dopo tanti duelli, in Lega e Federcalcio, Agnelli e Lotito hanno finito per fare pace e allearsi per dare un futuro al movimento.

Batticuore da tifoso per Gonzalo Higuain, schegge di gloria per Paulo Dybala: le due punte di diamante della Juventus hanno semplicemente assistito alla qualificazione dell’Argentina ai Mondiali, il centravanti a Torino davanti alla tv, il numero dieci a Quito dalla panchina. Rimpianti comprensibili, nessuna traccia di depressione: semmai, energie e motivazioni moltiplicate, riversate sulle ambizioni bianconere, minacce aggiunte per la Lazio che proverà a ribellarsi alla legge dellAllianz Stadium, dove nessuno, in questa stagione, ha raccattato punti e fatto gol.

TRADIZIONE. Può anche darsi, però, che in avvio giochi il solo Higuain: nel test di ieri a Vinovo, in cui è apparso anche il 4-3-3, la Joya è rimasto fuori. La decisione sarà presa soltanto oggi, però Massimiliano Allegri sembra orientato a rispettare la tradizione: quattro volte su sei, dopo le nazionali, l’argentino è partito dalla panchina. E pazienza se in conferenza l’aveva descritto «riposato dopo quindici giorni di vacanza». Il Pipita ha segnato solo 3 gol in campionato. Ha avuto un avvio complicato, ma ha saputo stringere i denti, sbucare dall’oblio, zittire i critici di memoria corta: escluso nel derby, ha spianato il successo in Champions dopo essere entrato in campo a mezz’ora dalla fine e ha poi firmato il secondo gol con l’Atalanta. Di fatto, ha cominciato a segnare quando s’è inceppato Dybala: in 2 sole partite, su 10 ufficiali disputate, i due argentini hanno esultato insieme, contro il Cagliari e contro il Chievo, sempre a Torino. Gonzalo, non convocato dal Ct Jorge Sampaoli, è rimasto a lavorare a Vinovo: né cambi di metodi di lavoro, né stress da viaggio, piuttosto continuità d’allenamento e preparazione mirata per la Lazio. «Ha lavorato veramente bene – dice Allegri -, è motivato e ha migliorato la condizione. Lo attende un grande mese. A livello personale ndare al Mondiale, ma per riuscirci deve fare una grande stagione alla Juve».

SCORE. Un grande ottobre, non a caso inaugurato con il gol di Bergamo, è nelle corde di Higuan: in questo mese, infatti, raggiunge una media realizzativa di 0,76 gol a partita a fronte dello 0,56 di agosto e dello 0,45 a settembre. Non è Tunica statistica che inquieta Simone Inzaghi, perché il centravanti ha nella Lazio la vittima preferita, castigata 13 volte (12 in A, una in Coppa Italia) in 15 partite, 10 delle quali vinte. Anche Dybala ha un ottimo score: ai bianco celesti – contro cui ha esordito in Anel settembre 2012-ha segnato 9 reti in tutte le competizioni, di cui 5 nelle ultime 5 sfide. Soprattutto, attraversa un buon momento di forma: in 7 giornate di campionato, dovrà certamente l’obiettivo di ha realizzato lOreti, metà del totale bianconero, e al conto di un incipit da fiaba va ag giunta la doppietta rifilata giusto ai bianco celesti in : Supercoppa.

FILONE. Unfiloned’o- ro interrotto nel derby: porta chiusa, oltre che conl’Olympiacos in Champions, a Bergamo dove ha anche sciupato un rigore. Paulo ha voglia di ricominciare, riprendersi la scena, inseguire una personale rivincita contro la Lazio che all’Olimpico mortificò la sua rimonta, imponendosi all’ultimo respiro per 3-2. E per questo era salito, con Leo Messi e altri argentini, su un volo privato Qui- to-Barcellona con sosta tecnica a Guadalupa e scalo a Parigi: l’attaccante bianco- nero è sceso nella capitale francese, come Angel Di Maria e Nicolas Otamendi, raggiungendo così Vinovo già per l’allenamento del venerdì. Potrebbe non bastare: il test di ieri lo indirizza verso la panchina.

Nani è pronto e va in panchina, Felipe corre ed è stato riconsegnato ai preparatori atletici, ma il suo rientro verrà gestito con prudenza. Oggi Inzaghi, questa è la verità, non saprebbe neppure come fargli posto e dove metterlo perché è esploso Luis Alberto, vera sorpresa del nuovo campio – nato, numero 10 nel senso classico del molo a cui aggiungere colpi da Barcellona e una corsa da centrocampista. Il ds Tare è un genio,riconosce e “vede” un giocatore a chilometri di distanza. Lo aveva scoperto per caso seguendo il Deportivo La Coruna, lo difese come non aveva mai fatto per nessun altro transitato dalla Lazio, quando tutti a Roma si chiedevano perché fosse stato acquistato. Non giocava mai. Una comparsa, un meteora come diversi stranieri passati senza lasciare traccia. Il ds, nello scorso inverno, ci confidò i suoi pensieri. Non era un’intervista, ma una telefonata. «Vedrete Luis Alberto, dategli tempo. E’ un top player e possiede caratteristiche che non avevamo nella Lazio, per questo l’ho preso.

Ha l’ultimo passaggio che va benissimo per immobile e per il modo in cui giochiamo». Era l’epoca del boom di Keita e dei dribbling di Felipe Anderson, non esisteva altra Lazio al di fuori di quei due genietti sulle fasce e la rifinitura era sparita con l’addio di Mauri, altro trequartista con inserimento e passo da centrocampista.
RECORD. Oggi Luis Alberto ispira, Immobile realizza e la Lazio sogna la Cham- pions. Un tandem fantastico come naturale è stata l’intesa sul campo.
Nel gioco delle coppie non ne esistono altre più pericolose in Serie A, così dicono le statistiche Opta: 12 occasioni da gol costruite l’uno per l’altro, 8 di Luis Alberto a favore di Immobile e 4 di Immobile a favore di Luis Alberto. Solo Ilicic e Gomez dell’Atalanta si avvicinano e e hanno disegnate 11. Mer- tens e Insigne sono a quota 10, stessa cifra per Ljajic e Iago Falque e Belotti e Iago Falque, a dimostrazione di quanto sia letale il tridente del Torino. Ciro e Luis si trovano a meraviglia perché complementari. Il centravanti azzurro è abituato a correre in profondità. Il talento andaluso è un artista della palla filtrante nel corridoio, è come se giocasse a biliardo quando rifinisce l’azione. Cresciuto nel Siviglia, esploso nel Barcellona B dove furoreggiava da “falso nueve’,’riappar- so al Deportivo dopo l’esperienza poco brillante di Li- verpool dove aveva avuto la possibilità di allenarsi accanto a grandi campioni. Oggi viene tenuto sotto osservazione dalla Spagna, è vicino alla convocazione, sogna il Mondiale in Russia e Inza- ghi non riesce più a toglierlo.

CONFRONTO. Giusto così perché sarebbe strano rinunciare ai suoi colpi. Con
Il ssuolo ha raddrizzato la partita segnando su una punizione gioiello prima di raddoppiare andando a rimorchio di Immobile, 3 gol in campionato, due assist su angolo, idee e invenzioni a getto continuo. Una favola nata proprio la notte del 13 agosto, quando venne scelto al posto di Keita. Contando le prodezze di Immobile (9), la coppia laziale ha già confezionato
12 gol. Solo una in meno rispetto agli argentini della Juve. Higuain ha realizzato solo 3 gol, come Luis Alberto, ma si è appena svegliato. Ciro insegue Dybala, che lo precede a quota 10 in campionato. Il 13 agosto, nella finale di Supercoppa, Immobile trascinò la Lazio con una doppietta prima del gol decisivo di Murgia. Inzaghi spera di continuare a divertirsi allo Stadium. Molto, o quasi tutto, dipenderà dai suoi due attaccanti.

Due mesi dopo, riecco la Lazio: la Supercoppa diventa una lezione. «A Roma iniziammo molto bene – ricorda Massimiliano Allegri – poi abbiamo concesso troppo campo alle ripartenze. Ci aspetta una partita complicata, la Lazio ti gioca addosso. Noi dobbiamo fare un salto importante, annullare certe fasi capitate con Sassuolo, Torino e Atalanta. A Bergamo abbiamo smesso di giocare e di difendere, finendo per perdere due punti. Non dobbiamo pensare solo alla fase offensiva: se cali un attimo, finisci in balia degli eventi».
DIFESA. La difesa è fondamentale, Max si fida delle statistiche: «Vince lo scudetto chi prende meno gol. Negli ultimi dieci anni, solo una volta è andato alla se onda migliore difesa, quella delTInter». Il problema è evitare le pause mentali: «Dopo sei anni di grandi risultati dobbiamo essere consapevoli di avere contro tutte le squadre. Dobbiamo fare qualcosa in più, altrimenti diventiamo come le altre e finiamo per lasciare punti per strada».
Allegri riflette, passa in rassegna le concorrenti: «E’ un anno molto più difficile di quello scorso:
Napoli, Roma,
Milan, Inter e la stessa Lazio sono ancora più arrabbiate e vogliose di batterci. Dobbiamo concedere meno, anche se abbiamo pur vinto sei partite su sette, pareggiando soltanto a Bergamo. Il Napoli ha raggiunto una certa maturità, l’Inter sta crescendo, il Milan ha fatto una campagna acquisti importante, la Roma sta proseguendo il percorso dell’anno scorso, così come la Lazio. Non so se la squadra biancoceleste è già da scudetto, ma può capitare che una outsider vinca il titolo. Oggi in corsa ci sono sei squadre e in questa giornata si affrontano fra loro. In- zaghi in futuro alla Juventus? Non saprei, al momento ci sono io. E’ uno dei giovani migliori, possiede qualità tattiche e gestionali, ha una carriera importante

EQUILIBRIO. La sua Juventus, dopo mesi, si ritrova a rincorrere: «Tra noi e il Napoli c’è solo un pareggio di differenza, ma ci ho pensato. Poi mi sono ricordato che due stagioni fa, di questi tempi, eravamo a 11 punti dalla vetta:

altro che rincorrere… l’obiettivo è semplice: fare un tot di punti per vincere il settimo scudetto». Il discorso scivola sugli allenatori: Allegri ha ripetuto più volte che sono i giocatori a vincere le partite, allora perché ci sono tecnici da 15 milioni a stagione? «Cominciamo con il dire che allenare non è facile. E che nella vita ci sono sempre delle categorie: amministratori delegati o direttori con stipendi milionari oppure da cincuecentomi- la euro. E’ normale, per chi allena una grande squadra, avere a che fare con campioni, nel nostro lavoro ci sono tante sfaccettature e non si fa la differenza solo con la tattica. Detto questo, più giocatori bravi hai più è facile allenare. Quanto incide, in percentuale, un tecnico? Non fatemi parlare di numeri… Un allenatore deve capire quando stringere o allentare la corda e dare equilibrio alla squadra».

BASEBALL. Non ha mai nascosto, un domani, di voler allenare l’Italia. Chissà se le critiche a Ventura gli hanno fatto passare la voglia… «In futuro vedremo, ora stiamo tutti vicini alla Nazionale: l’obiettivo è andare al Mondiale, non importa come. Non penso che iplayofftoglieran- no energie nervose ai convocati. E se gli azzurri della Juve al rientro dallo spareggio saranno in condizioni da buttare via, allora riposareranno e giocheranno altri».
Note finali sul Var («A Bergamo abbiamo pareggiato perché ci siamo addormentati sul 2-0 e abbiamo sbagliato un rigore, non per il Var. Io sono favorevole») e sul baseball: «Da piccolino, ci ho anche giocato. Ho soltanto detto che le partite durano tre o quattro ore: sfido chiunque a smentirmi. Non credo aver offeso nessuno, comunque se l’ho fatto mi scuso».

Marotta lo tiene sotto osservazione, Paratici è un amico di famiglia, l’amante Juve è dietro l’angolo, mica tra tanti mesi, se Allegri (come è possibile) chiudesse il suo ciclo bianconero. Simone Inzaghi ha sorriso e tentato il dribbling, in fondo alla conferenza stampa, prendendosi il buono dei complimenti arrivati dal diggì bianconero. «Le lusinghe fanno piacere, è normale, farebbero piacere a qualsiasi allenatore, ma la Juve ha Allegri e penso sia uno dei top in Europa, lo stimo tanto» ha risposto senza guardare più avanti nonostante il contratto lo leghi alla Lazio sino al 2020 e ci sia un orizzonte Champions da conquistare. La vita è adesso e dopo la Supercoppa c’è l’esame da superare all’Allianz Stadium, inviolato da più di due anni. Se possibile, servirà un’impresa dai contenuti superiori a quella del 13 agosto all’Olimpico. «Qualcosa di quella partita cercheremo di riprendere a livello tattico, ma dovremo avere grandissima umiltà e furore agonistico. Serviranno corsa, aggressività, determinazione. Troveremo la Juve arrabbiata per il pareggio di Bergamo e per il ko in Supercoppa. In quello stadio è molto difficile, sono quasi imbattibili, ma proveremo a giocare con personalità, vogliamo fare la partita giusta».
IMBATTIBILITÀ’. I precedenti non gli sorridono a casa della Juve. Questa volta cercherà almeno di restare in partita, specificando quale sia la differenza di valori. «Le ultime volte che ci siamo stati non è andata bene. La Juve viene da due finali di Champions in tre anni e ha vinto sei scudetti di fila, è di un altro livello. Ci vuole la partita perfetta sperando che loro non siano al top». E la Lazio non vince in trasferta con i bianconeri da 15 anni.
Un’eternità, chissà perché. «Non ci ha vinto nessuno a parte l’Udinese, la domanda vale per tutte le squadre di serie A, la Juve è di un altro livello con giocatori di altro livello, cercheremo di giocarcela alla pari anche in quello stadio, nonostante Marusic e Patric abbiano qualche problemino».

INTENSITA’. Il test servirà per capire se la Lazio sta davvero cambiando dimensione, ma non certo per lo scudetto. «Tutti gli anni la Juve è da vertice, resta la favorita del campionato, lo ha dimostrato anche dopo aver perso Pogba e altri giocatori top. Il Napoli si è avvicinato tanto, ha avuto la forza di mantenere lo stesso gruppo, mi sembra abbia qualcosa in più rispetto alle altre, ma nessuno può prevedere ora se vincerà».
FIDUCIA. La Lazio, però, deve crederci. «Dipende da noi, il divario c’è e ci sarà sempre, la Juve se arriva seconda ha fallito la stagione. Il 13 agosto giocammo una partita di intensità unica, con l’approccio giusto, bravi a non mollare nonostante quei due gol subiti in cinque minuti, meritammo di vincere. Dovremo fare un’altra partita al di sopra delle righe. Ogni giocatore dovrà dare più del 100%».

NANI. Allegri potrebbe cambiare modulo rispetto al 13 agosto. Leggere sfumature per Inzaghi. «La Juve può anche costruire a tre dietro stringendo Lichtstei- ner. Giocheranno Man- dzukic, Dybala, Higuain, più uno tra Douglas Costa, Bernardeschi e Cuadrado. Siamo pronti, la differenza consisterà nell’approccio e nell’intensità da conservare per novanta minuti». Si- mone avrà un asso in più da calare sul tavolo, si tratta del portoghese ex Valencia. Aveva debuttato nel finale della partita con il Sassuolo, ora ha concluso il suo rodaggio. Cambio pesante in corsa. «Nani è rimasto qui, non è andato in nazionale e ha lavorato molto bene, con l’intensità giusta, cresce ogni settimana, tra Juve e Nizza verrà impiegato, se lo sta guadagnando. Non gli regalerò nulla, è pronto, mi ha dimostrato di allenarsi al 100 per cento».

Una sfida senza tempo. Voli e riflessi di generazioni lontane. Da una parte Gigi Buffon, il monumento, ormai vicino alfe quaranta candeline, uno che non avrebbe bisogno di ulteriori presentazioni, memoria storica di una grande fetta di pallone, dall’altra Thomas Strakosha, ventidue anni e una grande carriera tutta da scrivere, ma molto già è chiaro.
GUANTONI. L’eternità del portiere bianconero si specchia nel confronto con il gioiello biancoceleste: quando lui debuttò in Serie A con la maglia del Parma, il 19 novembre 1995, il piccolo Thomas

compiva otto mesi. Papà Fotaq, per tutti Foto, classe ’65, era il numero uno dell’Olympiacos e della Nazionale albanese: Gigi nel frattempo è passato da padre in figlio senza smarrire entusiasmo, elasticità e motivazioni. Foto mollò i guantoni nel 2005, cominciò ad allenare i portieri nel club ateniese, intanto Thomas si divertiva nel Panionios e lasciava in- travvedere
qualità interessanti. Gigi, dall’altra parte era nel pieno di un cammino straordinario, di lì a un anno avrebbe vinto la Coppa del Mondo, subito dopo avrebbe giurato fedeltà alla Juventus accettando la Serie B dopo le sentenze di Calciopoli.

MAGIA. La risalita fu dura, più dura del previsto, fino alla magia dei sei scudetti. Nel 2012 mentre Antonio Conte inaugurava il ciclo, la Lazio tesserava Thomas, investendo 75 mila euro: diventò subito titolare della Primavera e un anno dopo fu terzo portiere, nel 2015 il prestito alla Salernitana, quindi il ritorno: partito come secondo di Federico Marchetti, ha saputo ritagliarsi spazio fino a sorpassarlo – era dai tempi di Fernando Muslera che la Lazio non schierava un portiere così giovane – quest’anno ha sempre avuto spazio e in Supercoppa s’è già confrontato con Buffon.
AMMIRAZIONE. Non è stato il primo faccia a faccia: il 24 marzo, a Palermo contro l’Italia, Thomas ha debuttato nell’Albania e Gigi gli ha dedicato parole bellissime:
«Lo reputo un buon portiere: alla Lazio sta facendo ottime cose e meritava il debutto in Nazionale». Il laziale, dal canto suo, non ha mai nascosto l’ammirazione per Buffon («E’ il mio portiere preferito, al di là di mio padre che è un modello di vita») e nei giorni scorsi gli ha dedicato un post su Instagram: «Vent’an- ni in azzurro, solo Gianluigi Buffon poteva farlo, complimenti».
SIPARIETTO. Stasera, però, non ci saranno sconti: il portiere biancoceleste scalda i tentacoli per bloccare le punte della Juventus e chiede ai suoi attaccanti di castigare il grande collega. Divertente il siparietto social con Luis Alberto, che ha pubblicato la foto di una rete rifilata a Thomas in allenamento con tanto di didascalia scherzosa: «Tieni in caldo il piede per Buffon» la pronta risposta.

Non è stato facile l’avvicinamento, settimana sofferta, ma Inzaghi e lo staff medico non si sono arresi confidando nella voglia e nello spirito di tanti giocatori, pronti a stringere i denti per la causa. C’è la Juve e si raddoppiano gli sforzi. Marusic, Bastos, De Vrij: giocano tutti. Anche Patric si è rialzato, è stato inserito nella lista dei convocati e andrà in panchina. Negli ultimi due giorni Simone ha fatto la conta, un sospiro e un respiro in ogni allenamento per calibrare i carichi di lavoro e l’intensità senza prendersi rischi. Nessuno può essere ancora considerato al top, ma tutti si sacrificheranno. De Vrij è arrivato al limite, convivendo per una settimana con i dubbi. Con il Sassuolo aveva chiesto il cambio, è stato a riposo sino a sabato e poi ha ripreso. Non può essere al top, l’adduttore della coscia destra tende a irrigidirsi, ma negli ultimi due allenamenti sul campo ha dato risposte confortanti e con Higuain ci vuole l’olandese. Wallace non è ancora pronto. Si era stirato al polpaccio con il Milan il 10 settembre, lesione tra il primo e il secondo grado, richiede almeno 45 giorni di stop e come ha spiegato In- zaghi ieri ne serviranno almeno altri dieci per riaverlo. Muscolo delicato, non si possono rischiare ricadute. Così è stato spinto al massimo il recupero di Bastos, fermo dal 20 settembre per una lesione di primo grado. Dal punto di vista clinico, gli accertamenti hanno evidenziato una completa guarigione, il dottor

Rodia e Adriano Bianchini, il preparatore addetto al recupero degli infortunati, lo hanno restituito a Inza- ghi. Il dubbio era relativo ai pochi giorni di lavoro atletico, ma con gli attaccanti della Juve serve il suo fisico. Difesa a tre con Ba- stos, De Vrij e Radu. Luiz Felipe e Mau- ricio i cambi in panchina. Marusic era stato tenuto a riposo giovedì, ma ieri si è allenato. L’affaticamento riportato con il Montenegro appare superato. Stesso discorso per Patric. Murgia, soluzione d’emergenza, andrà in panchina dove troverà posto anche Bruno Jordao. Pedro Neto, invece, è rimasto a Roma. Inzaghi non lo ha convocato per scelta tecnica. Deve crescere con calma.

Nemica Juve, Milinkovic si guarda, ma non si tocca. E’ il centrocampista dei desideri, moderno, fisico e di peso che cercavano Marotta e Paratici, che fa gola a tanti se non a tutti perché da solo, in campo, fa pendere la bilancia. Il suo nome tiene banco già per la prossima estate, comprarlo significa trovare un tesoro. Juve-Lazio è anche sfida di mercato. E’ la Juve che guarda in casa di Lotito. Lotito, di per sè, non vuole più passare come il presidente dei

sogni spezzati, della convenienza anziché dell’appartenenza. E allora si guarda, ma non si tocca il gigante Sergej. Sarà visibile oggi allo Stadium, non sarà avvicinabile nel mercato invernale e in estate si vedrà. Loti- to ha già detto no ad offerte da 70 milioni di euro, medita di alzare il prezzo sino a 100 milioni. Non è tempo di mercato, i gioielli della Lazio vanno lasciati in pace, si possono soltanto ammirare.

LA PREGHIERA. Le fascinose lusinghe della Juve serpeggiano da tempo, non devono trasformarsi in trabocchetti. Inzaghi non vuole distrazioni, spera che a Torino prenda servizio il miglior Milinko- vic per provare a sfondare il muro bianconero. La Lazio non vince in campionato contro la Juve dal lontano 2002 e sono trascorsi 603 minuti (sempre in campionato) dall’ultimo gol segnato a Madama: l’e-

E’ l’uomo mercato più ambito Si può solo ammirare…

vento risale alla rete siglata da Candreva nel gennaio 2014, sono passati più di tre anni. A Milinkovic si chiede qualche gol in più, è in grado di regalarli. Nelle ultime 22 presenze firmate in serie A il gigante Sergej, o “sergente” ha segnato solo una volta (contro il Chievo a Verona in questa stagione). Più in generale, tre degli ultimi quattro gol segnati in campionato, sono arrivati in trasferta. Milinko – vic arma il piede preferito. Simone ce l’ha in squadra e aspetta un suo colpo. La Juve, progettando il colpo, può solo spasimare.

Lazio in rosso allo Stadium della Juve. Non è solo il conto del bilancio, sul quale pesano le sconfitte (quattro di fila a Torino), è il conto delle espulsioni: i biancocelesti hanno chiuso in 10 uomini quattro dei sei match di campionato giocati nelnuovo stadio juventino. Ecco date ed espulsi andando a ritroso: mercoledì 20 aprile 2016, Juventus-Lazio 3-0, rosso a Patric (al 48′) per doppia ammonizione. Sabato 18 aprile 2015, Juventus-Lazio 2-0, espulso Cataldi all’89’ per gioco scorretto. Sabato 31 agosto 2013, Juventus-Lazio 4-1, espulso Hernanes al 63′ per doppia ammonizione. Mercoledì 11 aprile 2012, Juventus-Lazio 2-1, espulsi nel finale Reja (al 90′ per proteste) e Kozak (al 92′ per doppia ammonizione), a questa partita e a questa data risale il primo incrocio allo Stadium.

LA PRUDENZA. Vincere a Torino non è facile in 11, figuriamoci in 10. Le sfide del passato sono nate segnate in partenza, su questo non ci piove. Ma in vista del match odierno è bene raccomandare attenzione e calma. Non tutte le espulsioni sono state determinanti per i risultati. Quella di Patric (20 aprile 2016) arrivò però al 48′ sull’1-0 della Juve (gol di Mandzukic), dopo pochi minuti Dybala segnò il raddoppio (52′). Il metro di giudizio non è mai stata favorevole alla Lazio, in tempi di Var si spera in decisioni equilibrate. Inzaghi invita tutti a darci dentro, armi comunque i suoi di santa pazienza e di prudenza.

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