Streaming Link Juventus – Porto Gratis Diretta Live Tv Youtube e Facebook Roajdirecta

CHAMPIONS LEAGUE JUVENTUS – PORTO – Da Torino non arrivano notizie molto belle per il calcio europeo: stando alle prime ricostruzioni, un gruppo di “tifosi” portoghesi ha esploso petardi sulla sede bianconera in corso Galileo Ferraris. Sono stati momenti di tensione, ma l’intervento della Polizia ha di fatto stroncato sul nascere un episodio di vandalismo becero che però purtroppo è iniziato e per qualche minuto ha macchiato il pre partita. Stiamo parlando di un centinaio di sostenitori del club lusitano, che sono stati subito sedati.

Intanto però arrivano anche notizie che sicuramente interesseranno di più i veri tifosi delle due squadre, e che riguardano le probabili formazioni che si fronteggeranno tra circa un paio d’ore. E c’è una novità per quanto concerne lo schieramento scelto da Allegri: Dani Alves a quanto pare giocherà dal primo minuto. Il terzino brasiliano, che nel match d’andata ha segnato il gol del 2-0, sarà in campo dall’inizio con Lichtsteiner che si accomoderà in panchina. Rispetto alla vigilia, è l’unica novità, visto che sarà confermato il centrocampo a due con Marchisio e Khedira: fuori Pjanic. In attacco tornano Cuadrado e Mandzukic dopo i riposi forzati in campionato, e formeranno il reparto avanzato insieme a Dybala e Higuain. Capitolo difesa: Chiellini non ha recuperato pienamente e andrà in panchina, quindi al centro giocano Bonucci (che aveva saltato la gara d’andata per motivi disciplinari) e Benatia. In particolare il difensore marocchino ha dimostrato contro il Milan di poter essere un valore aggiunto per questa squadra da qui alla fine, e anche per questo motivo ha vinto il ballottaggio con Rugani e Barzagli.

Per quanto concerne invece il Porto tutto confermato rispetto alle indiscrezioni della vigilia: sarà Andrè Silva il fantasista su cui i tifosi lusitani scommettono. Passare ai quarti significa anche portarsi a casa un bel po’ di soldi: 6,5 milioni di euro più un ricco bonus perché i bianconeri sono rimasti i soli “italiani”.

L’ora di Juve-Porto sta arrivando. Ma Juve-Milan I non ha ancora chiuso bottega. «Siamo ai limiti della follia. E comunque questa squadra non è attaccabile» tuona Allegri. Basta azionare l’interruttore ed ecco accendersi idealmente la luce sullo spogliatoio dello Stadium. Quello degli ospiti, danneggiato dal Diavolo. «Non siamo di buon esempio. E soprattutto nella vita credo ci siano delle regole e servano educazione e rispetto — dice Allegri nella sua disamina più lunga —. Soprattutto per i bambini che vanno nelle scuole calcio e sin da piccoli vedono che nei campi di A succedono certe cose. Ma non solo quella che è successo venerdì, che è l’ultima di una serie. Iniziamo un percorso diverso: perché tutti parlano ma nessuno fa. Nella vita bisogna fare, non parlare. Serve avere rispetto delle regole. Ed educazione».

Seconda parte: è tutto un apri e chiudi le virgolette. «Serve avere la cultura della vittoria e della sconfitta. Io ho una mia idea però è difficile in Italia… perché in Italia si promettono e si dicono delle cose, poi si fa il contrario. Lo dico per il calcio italiano — non per me perché io magari tra 5 anni smetto —, per quelli che prenderanno il peggio di quello che lasciamo. Invece se vogliamo essere costruttivi bisogna cercare di essere più bravi nel programmare, nel fare cose per il futuro. Questa è la mia idea. Poi venerdì è stata una bellissima partita, tra una squadra che ha meritato di vincere che era la Juventus, e un’altra che sta facendo delle ottime cose, il Milan. I 20 punti di differenza fra le due squadre ci sono tutti».

Queste le parole di Brahimi: «Siamo in un buon momento, ma come ha detto il mister siamo fiduciosi. Sappiamo di dover affrontare una grande squadra, però sono convinto che la compattezza del gruppo sarà la nostra forza». L’allenatore Espirito Santo dichiara di non sentirsi scoraggiato dalle statistiche che vedono la Juventus imbattuta allo Stadium da ben 20 partite in campo europeo: «Questo dato ci dà ulteriori motivazioni, perché sappiamo che prima o poi qualcuno riuscirà a vincere qui». «La Juve in casa è davvero molto forte e dovremo essere concentrati. Abbiamo la nostra idea di gioco e dovremo applicarla senza compromessi, con la massima motivazione. Non ci sarà Telles, la sua espulsione all’andata ha condizionato la partita, ma tutti gli altri sono a disposizione e sono convinto che saremo all’altezza».

Juventus Stadium: «Sempre pieno, il nostro pubblico ci sta vicino, in Champions, ma anche in campionato e in Coppa Italia. Un’importanza dimostrata dalle tante vittorie consecutive in casa, e domani vogliamo continuare. Non è nei nostri piani prendere un gol, perché difendiamo e attacchiamo in 11, ma se per caso succedesse siamo pronti a mettere la palla al centro e ricominciare come se niente fosse, con il solo obiettivo di vincere». Dimostrando avere le idee molto chiare, ha proseguito parlando dei suoi propositi e delle sue aspettative: «Vincere la Coppa? Per l’età che ho e per il fatto di essere qui da meno di due anni sarebbe incredibile. Ho grandi compagni che la hanno vinta e altri che la vorrebbero conquistare come me, noi siamo carichi al massimo per provare a farlo. Quando si inizia la Champions siamo tutti sullo stesso livello e se passiamo il turno saremo allo stesso piano delle altre sette che avanzeranno con noi». E per finire: «La rimonta del Barcellona non cambia la nostra prospettiva, molte squadre provano a ribaltare il risultato. Quanto a me, io sono felicissimo di giocare nella posizione che il Mister sceglie per me, voglio segnare sempre di più ma la cosa principale è che la squadra vinca, magari con un mio assist. Io voglio dare il meglio».

FRASI E FOLLIA Ancora: «Queste polemiche non devono assolutamente intaccare quello che sta facendo la squadra: una che su 28 partite ne vince 23, ne pareggia una e ne perde 4 perlomeno non è attaccabile. E io sorrido, veramente, a certe dichiarazioni, ma non di venerdì… ma anche di altre. Quando la settimana prima attaccano perché l’arbitro non gli ha dato un rigore, la settimana dopo gli arbitri sono i più bravi di tutti. No, ragazzi, in Italia siamo ai limiti della follia. La gente va allo stadio, e invece di guardare la partita si fomenta. Poi dopo succedono casini in giro, incidenti, è normale, quindi parlo da padre e dico che bisogna fare un percorso diverso…».

VIDEO DELLA ROMA E poi c’è il Porto, «e noi non dobbiamo farci distrarre da polemiche e chiacchiere». La Juve viene da 20 partite in Europa senza perdere allo Stadium, Allegri (unico
tecnico italiano) ha raggiunto per 7 anni di fila gli ottavi ma senza vincere la Champions («Almeno sono arrivato in finale…» scherza). Numeri grandi ma antenne dritte: proprio per queste Allegri ha fatto vedere alla squadra il video di Roma- Porto 0-3. «Il Porto farà una grande gara: non sarà semplice, basta vedere quando hanno giocato a Roma. Quindi serve essere seri, bravi, responsabili e coscienti del fatto che per arrivare ai quarti serve un’altra grande gara. Dovremo fare fuochi d’artificio? Quelli servono nelle finali, qui conta passare il turno».

PRIMO INCONTRO L’eventuale passaggio ai quarti aprirà anche un altro capitolo: quello dell’incontro fra stato maggiore della Juve e Allegri per il futuro. Sarà un primo approccio, probabilmente questa settimana. Juve-Porto può cominciare.

Non c’è solo il post Milan nelle dichiarazioni di Massimiliano Allegri in vista di Juventus-Porto: «Dovremo essere noi a indirizzare la partita, riducendola a una gara secca e senza pensare al 2-0 dell’andata – spiega il tecnico bianconero -. Mi aspetto un avversario che sappia ciò che vuole e che vorrà tenere aperta la gara finché sarà possibile. E noi dovremo giocare una partita seria, con concentrazione e responsabilità». Allegri è al settimo ottavo consecutivo in Champions: «Due anni fa siamo arrivati in finale, ora speriamo che sia la volta buona – prosegue il tecnico -. Noi dobbiamo avere la consapevolezza di poter vincere la Coppa creandone i presupposti. Poi se ci sarà una squadra più forte della nostra…». E dopo il caos con Bonucci durante e dopo Juve-Palermo, l’allenatore ha deciso a chi devolvere il denaro della multa: «Al reparto pediatrico del Regina Margherita e alla Fondazione Sermig. E ci sarà un’altra donazione».

Il rischio c’è, perché qui non si tratta di robot programmati per vincere anche se i successi dell’ultimo quinquennio “rischiano” di dimostrare il contrario. E Massimiliano Allegri, che per natura è un tipo previdente, si fa martello pneumatico in circostanze del genere. Quali? Quando succede che devi affrontare il ritorno degli ottavi di Champions dopo il favorevole 2-0 dell’andata al Do Dragao: risultato classico, ma non tranquillizzante. Vero, il Porto non è una big del calcio internazionale, ma neppure una squadretta di quartiere.

Ecco perché, tornando al Max martellante, i calciatori bianconeri sono già stati istruiti e lo saranno ancora sui possibili pericoli, tanto che da sabato l’allenatore sta “percuotendo” la mente di Dybala e soci su un concetto basilare: vietato sentirsi arrivati, cioè già ai quarti. Ed è vietato pure lasciarsi trascinare dalle chiacchiere del post Juve-Milan, da tutta una serie di polemiche e illazioni altrui, finalizzate a offuscare il dominio bianconero sul campionato.

Tornando alle faccende di campo, dunque, il pensiero si posa sull’ultima, orrenda, versione del Paris Saint-Germain maltrattato dal Barcellona al Camp Nou: 1-6 dopo il 4-0 dell’andata. Sembrava una rimonta impossibile, eppure è accaduta. La lezione è chiara: fare la figura del Psg non è un’eventualità contemplata in casa Juve. E la coscienza della forza dei bianconeri in ambito europeo procede di pari passo con il silenzio che contagia Vinovo in queste ore. Un silenzio da non confondere con l’accettazione passiva di ciò che è accaduto venerdì allo Stadium. La scelta condivisa da tutti in società è lampante: ignorare le polemiche evitando volutamente di sporgere denuncia per i fatti accaduti all’interno dello spogliatoio che ospitava il Milan. Così, giusto per dare una dimostrazione di stile.

E il silenzio riguarda anche l’evidenza di altre situazioni verificatesi ieri, per esempio in occasione dei due rigori per il Napoli che molti moviolisti hanno ritenuto «generosi», mentre il tecnico del Crotone Nicola l’ha giudicata così: «Chi parla di torti arbitrali deve anche rendersi conto dei favori che riceve». La società calabrese, su Instagram, ha poi rincarato la dose: «Alcuni dicono che avremmo perso lo stesso… ma anche loro a Torino in Coppa Italia… hanno avuto il coraggio di lamentarsi con due rigori netti avendo fatto un tiro in porta e un gol in fuorigioco (partita strameritata dalla Juve) e in casa con il Real Madrid per un rigore dubbio su Mertens sull’1-2». Al dibattito s’è aggiunto Pioli: per l’allenatore dell’Inter, interpellato su un tocco di mano (impunito, sullo 0-0) di D’Ambrosio durante il match con l’Atalanta (cross di Spinazzola e movimento giudicato «non congruo» dai moviolisti: situazione “alla De Sciglio”), «in Italia c’è quest’abitudine a parlare, io preferirei non farlo». E poi dicono che torti e favori non si compensano…

Contano – anche – i precedenti. Uno su tutti: 1° maggio 2016, Milan-Frosinone 3-3 grazie a un rigore concesso in extremis dall’arbitro Massa (ops, lo stesso di venerdì sera…) per fallo di mano dell’ucraino Pryyma su tiro a botta sicura di Balotelli. Normali proteste e lamentele da parte della squadra laziale allora, rispetto al polverone dell’ultimo Juve-Milan. Solo che meno di un anno fa il penalty era stato assegnato ai rossoneri: e il fischio era stato ritenuto corretto “a posteriori” perché il braccio largo e dunque l’aumentato volume del corpo del difensore avevano fatto la differenza nei giudizi.
La Juve, dal canto suo, è serena. E in “soccorso” dei bianconeri corre un particolare dato statistico: dal campionato 2011-12 a oggi i campioni d’Italia hanno avuto 40 rigori a favore e 21 contro, mentre il Napoli ne ha avuti 48 subendone 16, la Roma 40 a favore contro 33 a sfavore. E il Milan? 53 a favore, 34 contro…

Di certezze nel calcio si può parlare solo al passato. Però è quasi sicuro che per vincere la Champions League la Juventus avrà bisogno dei gol di Gonzalo Higuain nelle prossime sfide europee: difficile pensare di alzare la coppa a Cardiff con un Pipita rimasto a secco o quasi da qui a giugno.
La cosa non rappresenta un gran problema, visto che le reti dell’argentino finora non sono certo mancate, 23 in 37 partite di cui 3 nel girone di Champions, e che di gol pesanti in Europa l’argentino ha probabilmente ancor più fame del solito.

Colpa di un digiuno forzato lungo quasi quattro anni, dal 3 aprile 2013: entrato al 65’ dell’andata dei quarti di finale tra Real Madrid e Galatasaray, otto minuti dopo firmò di testa il 3-0 per i blancos. Resta la sua ultima rete nella fase a eliminazione diretta di Champions. Lasciata Madrid per Napoli, in azzurro ha giocato la coppa più importante solo nella prima stagione, senza però superare la fase a gironi, nonostante i quattro gol segnati in cinque partite.
Poco più di due settimane fa a Oporto Higuain è tornato a respirare il profumo emozionante delle notti di coppa vecchio stile, impregnate del fascino delle sfide senza appello, senza però riuscire a festeggiare con un gol. Poco male, a mettere in discesa la strada verso i quarti hanno pensato Pjaca e Dani Alves, tanto che una rete del Pipita alla fine non sarebbe così indispensabile domani. Battere di nuovo i portoghesi, però, sarebbe una nuova dimostrazione di forza che non potrebbe fare che bene all’autostima bianconera in Europa. E mettere la firma sul successo per Higuain sarebbe il miglior trampolino per lanciarsi verso le prossime sfide europee: quando i suoi gol saranno davvero fondamentali per puntare al successo finale.

Come di consueto il match sarà trasmesso in diretta e in esclusiva da Mediaset Premium sul canale Premium Sport HD (canale 380 del digitale terrestre) con un ampio pre-partita dalle ore 19:30. La differita, invece, è prevista su Premium Sport 2 HD alle 22:43, nonché alle 00:33 del giorno successivo sullo stesso canale. Su Canale 5, quindi, non è prevista alcuna diretta in chiaro dell’evento, che potrà comunque essere seguito sul canale svizzero RSI LA 2, che però è visibile solo in alcune particolari zone del Nord Italia, mentre la diretta streaming sul sito ufficiale dovrebbe come al solito essere oscurata nel nostro Paese.

ELENCO COMUNI CON SEGNALE ANTENNA RSI LA2: Tradate – Venegono Inferiore – Venegono Superiore – Castiglione Olona – Gornate – Castelseprio – Morazzone – Fagnano Olona – Cassano Magnago – Gallarate – Cardano al Campo – Arsago Seprio – Busto Arsizio – Lonate Ceppino – Cairate – Olgiate Olona – Solbiate Olona – Castellanza – Legnano – Rescaldina – Cerro Maggiore – Locate Varesino – Carbonate – Mozzate – Gerenzano – Lomazzo – Turate – Cislago – Saronno – Solaro – Cesate – Uboldo – Lainate – Castelnuovo Bozzente – Fenegrò – Fino Mornasco – Limido Comasco – Appiano Gentile – Casnate con Bernate – Como – Cantù – Milano -Monza – Pavia – Castano Primo – Magenta – Vigevano – Turbigo – Ispra – Arona – Oleggio – Novara – Varese.

Per lo streaming illegale niente Rojadirecta: il noto sito di partite in streaming è stato oscurato tempo fa dalla Guardia di Finanza, mentre non sembra ancora essersi trovata una soluzione per siti del calibro di Vipleague e le famose dirette “live” che vengono proposte da gruppi su Facebook come “CALCIO STREAMING”, nel quale gli utenti postano in tempo reale i video in diretta di tutte le partite con il commento in lingua straniera. Un fenomeno, insomma, che rischia seriamente di creare un contenzioso tra Mediaset e l’azienda di Mark Zuckerberg.

Rojadirecta, come fare se viene bloccata per vedere in streaming gratis le partite? La nostro guida con tutte le alternative

Alzi la mano chi mai nella sua vita non è entrato anche solo una volta sul sito di Rojadirecta per cercare le partite di tutto il mondo. Se si è calciofili (ma non solo, visto che il famoso portale spagnolo trasmetteva eventi sportivi live di ogni genere) non si può non conoscere questa piattaforma che nel corso di questi anni ha messo nei suoi palinsesti qualsiasi sport ci fosse disponibile online. Si poteva vedere l’evento di Rojadirecta utilizzando pc, tablet e smartphone, senza dover sottoscrivere alcun abbonamento: si tratta(va) di una piattaforma ben riconoscibile, con un logo simpatico (rosso con annessa una caricatura di Collina) e la sua caratteristica home page con tutti gli eventi di giornata inseriti in ordine cronologico.

Bastava cliccare su un evento particolare perchè si aprissero una serie di link che rimandavano ad altrettante pagine, spesso in lingua straniera, che commentavano una determinata competizione (non sempre la qualità dell’immagine era perfetta). Tuttavia il 22 novembre scorso il Tribunale Mercantile numero 2 di La Coruna ha stabilito che Rojadirecta fosse un servizio da considerarsi illegale, accogliendo le richieste di Mediapro contro l’ente Puerto 80 Projects, che amministra il sito.

Ecco le parole del tribunale: “Rojadirecta deve cessare immediatamente la facilitazione di collegamenti o link di Internet, di qualsiasi tipo, che diano acceso alla visione in diretta o in leggera differita di partite di calcio prodotte o trasmesse dai querelanti sia durante questa stagione, che per quelle che verranno”. Ma attenzione anche al seguito perchè questo divieto si intende da estendere “a qualsiasi altra pagina che la web dei querelati potessero utilizzare allo stesso scopo, o che reindirizzi alla stessa”. In ultima istanza il giudice ha stabilito che per tutti questi motivi il sito deve “cessare qualsiasi uso illecito i cui diritti esclusivi appartengano a Gol Tv e Mediapro, proprietaria della prima”.

In sostanza la sentenza andava a definire i contorni illegali dello streaming gratis delle partite offerto da Rojadirecta: infatti il portale ha chiuso come molti altri in Italia, visto che l’8 novembre scorso la Guardia di Finanza ha sequestrato e poi oscurato 152 siti pirata compreso quello iberico. Gli unici streaming legali in Italia sono rappresentati dai servizi offerti da Sky e Premium per tablet e smartphone: senza, gli streaming di Serie A, Serie B, Champions e Europa League non si possono vedere. Tuttavia c’è da dire che Rojadirecta ogni tanto riappare magicamente, però se resta chiuso molte settimane inizia a diventare un problema. In realtà nel mondo del web esistono diverse alternative a Rojadirecta, che rimane pur sempre nell’immaginario di tutti come il portale numero uno per quanto concerne lo streaming. Ci sono anche altre piattaforme: in questo articolo scopriremo quali sono.

Rojadirecta, un po’ di storia del re dello streaming gratis

Ma chi c’era dietro Rojadirecta? Solamente nell’estate del 2015 si è scoperto il padre fondatore del servizio in streaming gratis più famoso del mondo. Lui si chiama Igor Seoane Minan da  Oleiros: non ancora adolescente, era già un genio dell’informatica. Era tanto bravo che era a conoscenza di cose che i suoi professori non avevano mai appreso. A soli 10 anni smontava pc insieme al fratello: in questo modo capiva l’hardware e i suoi segreti. Era però la parte sofware quella che più gli interessava.

Capite le potenzialità del figlio, i genitori di Igor lo iscrissero alla scuola privata Colegio Obradoiro de Coruna: l’istituto era da tutti ritenuto uno dei migliori della Galizia. Anche qui sorprendeva la straordinaria conoscenza di questo giovane informatico in erba, così papà e mamma decisero che era giunto il momento di mandarlo a studiare in una scuola di marketing più importante. Rojadirecta la creò proprio lì: il padre di un suo compagno di corso si lamentava spesso delle partite del Barcellona, che non riusciva mai a vedere a causa dei viaggi e del fatto che non sempre poteva andare al bar. La creazione del sito web portava via molto tempo, anche se continuava ad essere uno studente provetto.Già nel 2005, anno in cui creò Rojadirecta, iniziarono le prime controversie legali con Google, per via di un dominio registrato da Igor Seoane intitolato Gogle.es. La sentenza arrivò solo nel 2010, e decretava Igor vincitore: riuscì così a mantenere quel sito online insieme ad altri come Gmil.es o Guugle.es, creati apposta per gli utenti che sbagliavano a scrivere il nome del colosso di Cupertino sulla tastiera.

Già nei primi mesi del 2005 Rojadirecta divento la piattaforma di riferimento per chi voleva seguire eventi sportivi live in streaming gratis. Certo, la qualità di video e audio non era eccelsa, ma pur sempre gratis. Ma quando arrivò la prima denuncia? Due anni più tardi, nel 2007, Audiovisual Sport denuciò il dominio per violazione di proprietà intellettuale. I giudici diedero ragione a Igor, che si professava innocente nel senso che non andava a violare proprio nulla e soprattutto non ricavava nessuna entrata da quell’attività. Intato Rojadirecta continuava a crescere a dismisura: in un paio di anni divenne il quarto sito più cliccato di Spagna con 2 milioni e passa di visite ogni mese.

Rojadirecta, in Italia il sito di streaming gratis è ora chiuso

Nel 2011 gli Stati Uniti e i suoi Tribunali ordinarono la chiusura di vari siti pirata, tra cui Rojadirecta.com e Rojadirecta.org. Seoane rispose con la creazione di Rojadirecta.me. Un anno più tardi gli USA lasciarono perdere, ma in Europa le perdite inflitte ai detentori dei diritti tv furono davvero tante: la Liga spagnola dichiarò in una statistica che Rojadirecta con il suo streaming gratis aveva tolto la possibilità alle emittenti legali di mettersi in saccoccia qualcosa come 500 milioni di euro nell’anno 2016, per non parlare dei 2 miliardi e mezzo da quando Seoane iniziò la sua attività (cioè 11 anni fa). Ma andiamo a vedere cos’è successo in questi anni in Italia: come accaduto in Inghilterra, anche nel nostro paese c’è stata una grossa battaglia nei confronti di Rojadirecta. Il sito venne inizialmente sequestrato nel 2013, ma la pagina continuò a funzionare. Due anni dopo, nel novembre del 2015, il Tribunale di Milano diede ragione a Mediaset: Rojadirecta doveva essere oscurato. Conosciamo l’epilogo della vicenda: il 27 ottobre 2017 Igor Seoane è stato arrestato, per la gioia del gruppo di Berlusconi e di tutte le altre emittenti tv. La decisione del tribunale meneghino ha avuto un valore giurisprudenziale importante per quanto riguarda la battaglia contro la pirateria nel web. Attualmente però sono diverse le alternative a Rojadirecta ancora funzionanti: la lotta delle pay tv nei loro confronti sembra essere molto dura, visto che sembrano crescere come funghi.

Rojadirecta, la fine del servizio di streaming gratis più famoso del mondo?

Riprendiamo per un momento la decisione di due anni fa del Tribunale Commerciale numero 11 di Madrid, che chiedeva a Rojadirecta.me “la cessazione immediata e provvisoria della facilitazione di qualsiasi link o connessione per la trasmissione in diretta o differita i cui diritti sono di proprietà degli enti querelanti”. Insomma, a Rojadirecta venne ordinato di chiudere, cosa che venne effettivamente riportata da tutti i media. In realtà, grazie a vari espedienti il sito continuava a funzionare ancora. Cosa che a Canal + non piaceva nemmeno un po’, tanto che chiese con grande veemenza la chiusura cautelare della piattaforma alla vigilia di Real Madrid-Barcellona. Una settimana dopo, per cercare di scivolare via dalle querelle, Seoane fondò Tarjetarojaonline.me, nella cui home page appariva questo messaggio: “Tutto il contenuto di questo sito si trova in server di terzi, forniti o trasmessi da terzi. Tutto il contenuto di questo sito è prelevato da pagine pubbliche di internet, per cui si considera materiale di libera distribuzione e non ci consideriamo responsabili dell’utilizzo indebito che tu possa fare del contenuto della nostra pagina”.Manco a dirlo, 24 ore dopo venne aperta un’indagine nei confronti del dominio. Il tutto è conseguentemente confluito dell’arresto di Igor Seoane Minan, il 27 ottobre 2016. Il proprietario di Rojadirecta è stato arrestato per via di un movimento di 11 milioni sui suoi conti correnti. Venne comunque rilasciato il giorno dopo. Un mese dopo la pagina venne definitivamente (per il momento) chiusa: che sia davvero l’ultimo capitolo di Rojadirecta? Questo sito spagnolo di streaming gratis è davvero tentacolare, e potrebbe rinascere dalle sue ceneri da un momento all’altro. Stiamo parlando di streaming illegali, vediamo quali sono i link che hanno caratterizzato la vita e la storia di Rojadirecta.

Rojadirecta Me

Rojadirectas.me

Rojadirecta Eu

Rojadirecta.eu

Rojadirecta Italiano

Rojadirecta.it

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Rojadirecta Spagnolo

Rojadirecta.es

Rojadirecta Inglese

Rojadirecta.en

Rojadirecta Forum (Video completi e Highlights)

forum.rojadirecta.es

Rojadirecta, tutte le alternative al servizio di streaming gratis

Esistono diverse pagine simili a Rojadirecta che spesso funzionano e dove si possono vedere in streaming gratis diversi eventi sportivi. Andiamo nel dettaglio e scopriamo queste pagine.

  • Live tv: dominio registrato nella isola caraibica di San Martìn, ci possiamo trovare dentro eventi di ogni tipo (calcio, tennis, sci, NBA). C’è in lingue diverse e all’interno viene spiegato il suo funzionamento.
  • Intergoles.com:sito più tematico, nel senso che è rivolto prettamente ai calciofili. Ci sono anche altri eventi sportivi nel palinsesto, ma è il pallone a dominarlo.Ci sono sia link gratuiti che a pagamento. Ha l’unico grosso problema che spesso i link sono di pagine per cui serve una registrazione, allungando così i tempi per vedere quel determinato evento.
  • Rinconrojadirecta.com:lo si capisce già dal nome, è un clone di Rojadirecta, e ne mantiene fedelmente lo stesso funzionamento.
  • Livefootballol:qui c’è solo streaming gratis di calcio, con link e news a tema calcio. Ha però davvero una brutta grafica.
  • Stream2watch.co:ampia scelta di eventi sportivi dei più svariati, ma anche qui c’è spesso bisogno di una registrazione.
  • Lfootball: molto calcio e NBA, è di facile utilizzo.

Ricordiamo che si tratta di streaming gratis illegali, e che fareste molto meglio a sottoscrivere un abbonamento con Mediaset Premium o Sky. Detto questo, molti poi impongono l’installazione di programmi malware, perciò evitateli.

La grande serata di Champions League della Juve è ormai vicina. Manca davvero poco al calcio d’inizio, che ci sarà alle 20,45. Di seguito, vi proporremo tutte le soluzioni per guardare Juventus-Porto in streaming e in diretta tv. C’è molta curiosità tra appassionati di calcio e tifosi bianconeri di sapere se la sfida contro i portoghesi sarà trasmessa in chiaro su Canale 5. Come detto, sarà sufficiente continuare con la lettura per trovare, passo passo, tutte le informazioni riguardanti questo importante match. Dopo il 2-0 dell’andata, Higuain e compagni dovranno difendere il risultato. Tuttavia, la compagine di Espirito Santo non si tirerà indietro e proverà con tutte le forze a superare il turno. Come anticipato, volgiamo lo sguardo ai metodi per vedere la partita online e in tivù.

Champions League, diretta tv Juve-Porto in chiaro su Canale 5?

Da quando c’è l’esclusiva Mediaset, la domanda – per ogni turno di Champions League – è sempre la stessa: ci sarà la messa in chiaro su Canale 5? Per la partita tra bianconeri e portoghesi, purtroppo, questa ipotesi non è stata contemplata dai vertici dirigenziali Mediaset. Ed è per questo motivo che sarà possibile vedere Juventus-Porto in diretta tv solo sui canali Premium. Nella fattispecie, il match dello ‘J-Stadium’ andrà in onda su Premium Sport e Premium Sport HD (370 e 380 digitale terrestre). Questa non è esattamente una buona notizia per i tifosi della ‘Vecchia Signora’ sprovvisti di abbonamento alla pay tv del ‘Biscione’, i quali potranno consolarsi con lo streaming, per il quale vi forniremo tutte le indicazioni appena sotto. Prima di dare uno sguardo ai metodi per guardare la Champions League da pc, smartphone e tablet, è importante sapere che la partita sarà visibile anche su RSI La2, un’emittente televisiva svizzera che, in virtù al fenomeno dell’overspilling, espande il proprio segnale nelle province di Como, Novara, Varese e Milano nord.

Dove vedere Juventus-Porto streaming gratis

La notizia della mancata diretta televisiva su Canale 5 avrà generato – comprensibilmente – parecchi malumori nei tifosi e nei semplici appassionati di calcio, i quali speravano di guardare la supersfida di questa sera (martedì 14 marzo 2017) dal proprio divano di casa. In realtà, ciò è ancora possibile grazie alle diverse soluzioni offerte dal web. Il mondo di internet è vasto e, nonostante l’oscuramento da parte delle autorità preposte, esistono ancora dei siti che permettono di seguire Juventus-Porto in streaming live gratis da pc, smartphone e tablet. Prima di passare ad un elenco a scopo informativo, vi diciamo che guardare le partite in live stream attraverso queste piattaforme è illegale. Potreste incorrere in una pesante sanzione pecuniaria.

Ad ogni modo, come promesso, ecco l’elenco dei migliori siti streaming gratuiti. La prima piattaforma che merita di essere menzionata è senz’altro Rojadirecta. Quello che si chiedono in tanti, però, è se funziona Rojadirecta o non è più possibile vedere i suoi contenuti. La risposta è affermativa! Il sito spagnolo è vivo e vegeto e, dopo essere stato oscurato durante lo scorso mese di novembre, è recentemente riapparso sul web. Per trovarlo, sarà sufficiente digitare la parola ‘Rojadirecta’ su qualsiasi motore di ricerca. Accanto a questo sito, ne esistono anche altri, tra cui citiamo Intergoles, LFootball Freefootball. Oltre a queste opzioni, c’è anche la possibilità di vedere Juve-Porto in streaming su Facebook. Sono sempre di più le pagine e i gruppi che offrono la visione gratuita delle partite. Per trovarne una, il consiglio è quello di effettuare una semplice ricerca all’interno del social con la parola ‘Streaming Juventus‘ o di contattare un vostro amico che segue molto il calcio (se ne trova sempre uno).

A rompere il ghiaccio il Pipita proverà fin dal primo minuto, come sempre vertice avanzato del quartetto offensivo bianconero, pressoché intoccabile dal turnover come lo stesso Massimiliano Allegri ha spiegato: «Gonzalo si mantiene in forma giocando». Tra l’altro di gol Higuain ha probabilmente fame a prescindere, visto che ne ha segnato uno solo (quello pesantissimo al Napoli in Coppa Italia) nelle ultime quattro partite.

Alle spalle del centravanti argentino ci sarà il trio di trequartisti titolari, con Cuadrado a destra e Mandzukic a sinistra, pronti a tornare in campo dopo la squalifica e la colica intestinale che venerdì li hanno tenuti fuori dalla partita con il Milan. In mezzo a loro Paulo Dybala, matchwinner contro i rossoneri e pronto al bis anche in Europa.

L’unico dubbio di formazione riguarda la difesa e Giorgio Chiellini, che sta tentando di recuperare dal problema al flessore della coscia sinistra accusato a Udine. Il centrale ieri ha preso parte alla seduta tattica e oggi sosterrà il provino definitivo: Barzagli, Benatia e Rugani offrono comunque assolute garanzie ad Allegri. Per il resto pressoché certe le presenze di Lichtsteiner, Bonucci e Alex Sandro in difesa e probabili quelle di Pjanic e Khedira a centrocampo. Dove ha qualche chance anche Marchisio, in panchina nelle ultime due uscite di campionato.

La ‘remuntada’ del Barcellona ha riportato il buonumore all’interno dello spogliatoio del Porto che, dopo la nona vittoria consecutiva in campionato, guarda alla trasferta piemontese con un pizzico di ottimismo in più rispetto alle ultime settimane. Eh già, perché subito dopo la gara d’andata, disputata al Dragao e vinta 2-0 dalla Juventus, in riva al Douro erano in pochi a credere nella rimonta: «Non c’è nulla di impossibile nel calcio, come abbiamo avuto modo di vedere – ha sottolineato Danilo Pereira, diga del centrocampo portoghese – . Altre squadre ci sono riuscite prima. Andiamo a Torino avendo chiaro il nostro obiettivo: vogliamo battere la Juve e qualificarci».

A riportare i ‘dragoes’ con i piedi per terra, però, ci ha pensato il quotidiano ‘O Jogo’ che, nella sua edizione digitale, ha ricordato alla squadra di Nuno Espirito Santo come per eliminare i bianconeri il Porto dovrà compiere una vera e propria impresa: «Negli ultimi quattro anni, nessuno è riuscito a battere la Juventus in casa con due o più gol di scarto. L’ultimo a farlo è stato il Bayern Monaco, il 10 aprile del 2013 nei quarti di finale della Champions League». Come a dire, va bene andare a Torino per provarci, ma non bisogna perdere di vista il valore del rivale e il suo rendimento tra le mura amiche: «Negli ultimi 100 incontri disputati allo Stadium, i bianconeri hanno vinto 84 volte e pareggiato 14. E i risultati delle due sconfitte non servirebbero al Porto per passare il turno». Per la cronaca, si tratta dello 0-1 con l’Udinese alla prima giornata dello scorso campionato e dell’1-2 con la Fiorentina nell’andata della semifinale della Coppa Italia 2014-15 (poi ribaltato con la vittoria per 3-0 a Firenze).

Di certo, il Porto arriva a Torino nel suo miglior momento dall’inizio della stagione. Una condizione, d’altronde, molto simile a quella della vigilia della gara d’andata, compromessa però dall’espulsione sciocca quanto meritata di Alex Telles. L’assenza del terzino sinistro brasiliano è sicuramente il problema più grosso che Espirito Santo è chiamato a risolvere in vista della gara di domani sera.
Per il resto, il tecnico lusitano potrà contare su quasi tutti i suoi uomini a disposizione: l’unico dubbio è legato al recupero (sempre più probabile) di Jesus Corona. Chi ci sarà di certo è Francisco Soares. Da quando è arrivato al Dragao, l’ariete brasiliano non ha più smesso di segnare: alle sette reti messe a referto in un girone intero disputato con la maglia del Vitoria Guimaraes si sono aggiunti, infatti, i nove gol firmati nel mese e mezzo passato al Porto. André Gomes (15) è già dietro e, di questo passo, anche il capocannoniere della Primeira Liga, Bas Dost (18), sarà costretto a cedere il passo alla furia di Tiquinho.

E adesso arriva il bello, sì. E c’è da divertirsi. In ottica Juventus, si intende, e in prospettiva Verratti.
Già perché in casa Paris Saint-Germain la situazione si sta facendo tesa e il campione azzurro (da anni, ormai, nel mirino della Juventus) comincia a quanto pare ad avere a noia un certo numero di situazioni che lo coinvolgono, nonché – di conseguenza – a prendere in considerazione con un po’ più di convinzione anche l’eventualità di un addio al club transalpino in tempi più celeri rispetto a ciò che invece prevedrebbero i contratti in essere.

In ballo, non ci sono soltanto questioni tecniche e prettamente sportive. Quanto polemiche, attacchi, insinuazioni che arrivano da parte dei media transalpini. Se a questo si aggiunge la recente e cocente delusione scaturita dall’eliminazione dalla Champions League subita a opera del Barcellona (con annessi dubbi circa la possibilità, davvero, un giorno, di poter riuscire a trionfare con la maglia del Psg addosso), beh, allora il quadretto è completo.

Ieri il noto agente Donato Di Campli ha spiegato concetti importanti in merito al suo assistito, ai microfoni di Mediaset. Non digerisce, l’agente, certe illazioni fatte in merito ad una presunta nottata di festa che Verratti avrebbe vissuto proprio alla vigilia della sfida con il Barcellona. «E’ una follia assoluta, una vera e propria invenzione. Finché si parla di questioni tecniche è un conto, ciascuno esprima la propria opinione, ma qui si entra nella sfera privata di un giocatore, come Marco, che ha sempre tenuto un profilo molto basso. Non vogliamo essere infangati e abbiamo chiesto una smentita: se non arriverà, faremo querele e chiederemo risarcimenti danni. Marco è arrabbiato. Io penso che i media francesi dovrebbero baciargli i piedi e ringraziare che giochi al Psg, e invece…». Ancora: «Lui non ce l’ha con club e tifosi, che sono sempre stati fantastici». Però… «Marco ha un contratto fino al 2021, il presidente ha ribadito la volontà di fare una grande squadra. Però è anche vero che il mio telefono non smette mai di squillare. Se succedessero altri episodi del genere, faremmo riflessioni importanti»..

Inutile sottolineare che le riflessioni importanti in questione implicerebbero una rottura anticipata dell’intesa, o quantomeno la richiesta alla società di rivedere i piani. Ancor più inutile sottolineare che buona parte di quegli squilli, al cellulare di Di Campli, sono procurati proprio dalla Juventus…
I vertici bianconeri, del resto, sono da tempo immemore tra i massimi estimatori di Verratti e avevano provato a tesserarlo già nel 2012, quando però proprio il Psg riuscì a spuntarla (sulla Juve e sul Napoli, altra agguerrita candidata al giocatore) versando nelle casse del Pescara la bellezza di 12 milioni di euro:cifra monstre considerando che ai tempi si parlava solo di un ragazzo di 19 anni che non aveva mai giocato in massima serie. E comunue la Juventus, da parte sua, non aveva ancora recuperato l’appeal di top club internazionale che ora la contraddistingue di nuovo, come ai vecchi tempi.
L’amministratore delegato Beppe Marotta è insomma pronto a tentare un nuovo assalto per Verratti, consapevole della massiccia concorrenza (Bayern in primis), ma desideroso di aggiungere nuovi taselli ad uno squadrone che punta ad alzare ancora l’asticella. Con Verratti e Tolisso (l’altro grande obiettivo per ritoccare una mediana che potrebbe essere orfana di Khedira) sì che si potrebbe parlare di ulteriore miglioramento dell’organico…

Douglas Costa si guarda attorno e la Juventus fiuta il possibile affare. Beppe Marotta nei giorni scorsi ha commentato l’indiscrezione sull’interessamento dei bianconeri per il brasiliano sottolineando come il club campione d’Italia monitori tutti i protagonisti in Champions. L’ala dei tedeschi risponde a precise necessità di mercato dopo la rivoluzione allegriana. Con il 4-2-3-1 la Juventus si trova ad avere tanti centrocampisti e pochi esterni d’attacco, a tal punto che Mandzukic si è dovuto adattare e spostarsi sulla fascia o Dani Alves è stato avanzato come vice Cuadrado contro il Milan visto che il colombiano era squalificato. Ragione per cui l’ad Marotta e il ds Fabio Paratici stanno ragionando in proiezione estate per prendere un esterno d’attacco che possa agire su entrambe le corsie. Questo a prescindere da cosa farà Mandzukic: il croato ha detto no a gennaio alle sirene cinesi, ma a giugno le sue scelte potrebbero essere diverse.

Oltre a Douglas Costa in cima alla lista di Marotta e Paratici c’è pure l’argentino Angel Di Maria del Psg: profili altissimi, ma non deve stupire. La Juventus è ormai annoverata tra i top club a livello mondiale per risultati, blasone e solidità economica-finanziaria. Dopo il mercato stellare dell’estate 2016 attendiamoci un’altra campagna acquisti con i fiocchi. Non saranno i 35-45 milioni d’investimento per strappare Douglas Costa al Bayern o Di Maria al Psg ad impensierire i dirigenti, piuttosto convincere i club di appartenenza a lasciarli partire.
La Juventus ha ottimi rapporti con i tedeschi: ci sono contatti e scambi di mercato, vedi Vidal, Coman e Benatia, con le situazioni degli ultimi due ancora aperte e i riscatti da esercitare (il 30 aprile per l’attaccante, il 30 maggio per il difensore). Su questo versante la trattativa sembrerebbe più semplice, considerando anche il fatto che Douglas Costa vorrebbe cambiare aria. Una contrattazione con il Psg è invece più complicata perché nella capitale francese ancora non hanno digerito del tutto l’“affaire” Coman, ma l’aria di smobilitazione dopo il flop in Champions potrebbe aprire spiragli insperati e pure uno come Di Maria potrebbe cambiare maglia.

Nella lista c’è sempre anche il nome di Alexis Sanchez, che vuole lasciare l’Arsenal visto la spaccatura con il tecnico Arsene Wenger, ma il cileno ha parecchi corteggiatori. Oltre a Inter, Psg e Siviglia si è inserito pure il Manchester United: viste le difficoltà per i Red Devils di arrivare ad Antoine Griezmann, intenzionato a restare all’Atletico Madrid, Josè Mourinho avrebbe indicato Sanchez come possibile obiettivo.
Esistono poi valide alternative italiane: non sono ancora top player, ma giovani di grande talento come Domenico Berardi del Sassuolo e Federico Bernardeschi della Fiorentina, sui quali c’è anche forte l’interessamento dell’Inter.

Poi è arrivato Manuel Neuer a interpretare il ruolo del terzo incomodo. Ma gli ultimi vent’anni sono stati contraddistinti dal dualismo tra Gigi Buffon e Iker Casillas per quel che riguarda il ruolo di portiere più forte al mondo. Un duello capace di spezzare in due l’opinione pubblica a livello internazionale, salvo poi vedere lo spagnolo intraprendere una parabola discendente in netto anticipo rispetto al capitano bianconero, che pure vanta tre anni in più d’età. Tanto che Casillas ha dovuto lasciare il suo Real Madrid, dove era ormai ridotto al ruolo di portiere di coppa, trovando nuove motivazioni proprio al Porto, nonostante non sia mai riuscito a fare realmente breccia nel cuore della tifoseria del Do Dragao. Al contrario Buffon non ha mai dato reali cenni di cedimento, anzi: di stagione in stagione si infiamma la caccia all’erede del portiere italiano più forte di tutti i tempi, che invece stagione dopo stagione si conferma il miglior portiere possibile per questa Juve e questa Nazionale, rimandando a data da destinarsi il problema della sua sostituzione. Prossima fermata 2018, ammesso che serva.

Sfida nella sfida

In attesa della gara di ritorno degli ottavi di Champions che domani sera vedrà il Porto chiamato ad un’impresa quasi impossibile sul terreno dello Stadium, ecco che proprio Buffon e Casillas si sono prestati ad un’intervista doppia proposta dal sito ufficiale della Juve. Un contesto che ha evidenziato una volta di più quanto il dualismo tra i due portieri si fondi principalmente su rispetto e stima reciproca, a cominciare dal primo confronto diretto datato 2003: semifinale di Champions, andata vinta 2-1 al Bernabeu dal Real e ritorno dominato dalla Juve ma che ha visto Buffon diventare decisivo nel blindare il 3-1 grazie alla parata sul rigore di Luis Figo. «Decisivo, leggenda, unico»: queste le parole scelte da Buffon per descrivere Casillas, con il collega che ricambia identificandolo con «Personalità, rispetto, storia». Tanti i confronti diretti, ben 17 tra club e Nazionale, sostanzialmente in parità il bilancio anche se come ammesso dallo stesso Buffon: «Iker ha vinto la partita più importante nei 90 minuti, la finale dell’Europeo 2012». Ed ora è già tempo di guardare avanti, con il portiere spagnolo pronto a dare battaglia fino all’ultimo: «Con un giocatore in meno all’andata era più difficile per noi, scontato che avrebbe potuto vincere la Juve. Ma martedì spero saremo noi a qualificarci». Guantone di sfida accettato da Buffon col sorriso, il capitano bianconero tra andata e ritorno la vede invece così: «Dopo l’andata penso di aver provato la stessa sensazione che provò lui dopo la finale dell’Europeo. La partita è stata condizionata da un’espulsione giusta e quindi siamo stati un po’ avvantaggiati, come la Spagna all’Europeo fu avvantaggiata perché dopo cinque minuti del secondo tempo restammo in dieci senza i cambi. Martedì (domani, ndr) finisce con il passaggio del turno della Juve che è la cosa più importante, Casillas migliore in campo e il tributo dello Stadium per lui».

Uguali e diversi

Buffon contro Casillas, Casillas contro Buffon, dunque. L’eterno duello si riproporrà anche domani. Personaggi totali da catalizzare l’attenzione anche di chi non è necessariamente attento all’aspetto tecnico legato al mondo del calcio, come la loro presenza fissa anche nelle pagine di cronaca rosa o di gossip. E che negli ultimi anni li vede uniti pure dalla professione e dalla notorietà delle rispettive compagne di vita, che definire wags in questo caso è sicuramente riduttivo. Determinante nel raggiungimento della serenità di Gigi Buffon è stata Ilaria D’Amico, madre del suo terzo figlio Leopoldo Mattia e definita dallo stesso portiere il suo punto di riferimento. Giornalista anche lady Casillas, quella Sara Carbonero che il portiere baciò in diretta tv durante l’intervista a caldo post vittoria nel Mondiale del 2010 e che strada facendo sembra essere diventata una delle cause della frattura tra il portiere spagnolo e l’ambiente del Real Madrid.

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La pantagruelica ingordigia con cui la Juventus affronta il mercato non ha paragoni in Italia. Quella fame con cui Beppe Marotta e Fabio Paratici s’accostano alla tavola apparecchiata con tutte le prelibatezze più desiderabili in circolazione non è lontanamente raffrontabile con le ambizioni (e le capacità di spesa) della concorrenza tricolore, semmai consente al club bianconero di sentirsi alla pari con le altre corazzate europee. Già, perché anche i campioni d’Italia lo sono, nell’attesa di risollevare una Coppa maledetta da oltre vent’anni. Gira e rigira, i nomi che ciclicamente vorticano nell’orbita juventina non possono non avere un buon sapore per i vertici di corso Galileo Ferraris: da Marco Verratti a Corentin Tolisso, da Douglas Costa ad Angel Di Maria, passando per i gioielli del nostro pallone (Domenico Berardi e Federico Bernardeschi su tutti), non c’è un solo obiettivo irraggiungibile, a patto che ne valga la pena sul piano tecnico-tattico. E si dà il caso che a parte la difesa più blindata dell’ultimo quinquennio (forte di cinque eclettici difensori centrali), la rosa bianconera sia bisognosa di aggiustamenti tali da non rivoluzionarne la compattezza di base, però aggiungendo un pizzico di qualità in più. In mediana, dunque, i sondaggi per Verratti sono tutto tranne che una contraddizione. Si diceva: l’investimento dev’essere congruo e finora risulta che il Psg non intenda cedere il ragazzo a cifre “normali”. Nel frattempo, siccome a Marotta e Paratici non piace stare con le mani in mano, l’affare Tolisso si sta scaldando. Anche (se non soprattutto) perché i rapporti con il Lione sono nettamente più oliati rispetto alla freddezza dell’emiro. E se la Juve avesse ancor più bisogno di fantasia? Ecco spuntare Douglas Costa in rotta con il Bayern. Sulla trequarti il brasiliano è devastante.

L’operazione Porto è iniziata nella tarda mattinata di ieri quando la Juventus si è ritrovata a Vinovo, dopo la calda serata contro il Milan, per riprendere la preparazione. E il campo ha emesso i primi verdetti: Mario Mandzukic si è prontamente ristabilito dall’attacco di coliche intestinali che gli ha impedito di affrontare i rossoneri. L’attaccante ha lavorato con la squadra mentre Medhi Benatia, che venerdì sera ha lasciato il posto dopo un’ora a Rugani a causa dei crampi, ha svolto l’abituale lavoro di scarico per chi ha giocato.
Soltanto Giorgio Chiellini non si è visto con i compagni: il difensore continua con la tabella personalizzata per via del risentimento muscolare accusato domenica scorsa a Udine. Sta migliorando, ogni giorno aumenta i carichi di lavoro, ma appare complicato che possa essere disponibile martedì in Champions. Giorgione però ci ha abituato a recuperi lampo, come è accaduto nel match di andata in Portogallo dove, complice la punizione inflitta a Leonardo Bonucci (niente partita, solo tribuna), Allegri ha scelto proprio Chiellini e Barzagli, entrambi rientranti dall’infermeria, come coppia di difensori centrali.

Forti della vittoria per 2-0 in casa dei Dragones, sulla carta il match di ritorno degli ottavi di Champions appare alla portata per i bianconeri. Allegri teme però sgambetti, soprattutto un approccio sbagliato alla partita dei suoi uomini, galvanizzati dal risultato dell’andata. Proprio nell’ottica di non sottovalutare gli avversari, e alla luce dell’impresa del Barcellona, o del clamoroso flop del Psg, capace di farsi rimontare quattro gol ed essere poi eliminato, il tecnico livornese non vuole brutte sorprese. Chiaro e incisivo il messaggio inviato alla squadra: non pensiamo di averla già vinta, è come se si partisse dallo 0-0. Azzeriamo l’impresa di Oporto, restando concentrati perché in gioco c’è una parte fondamentale della stagione.

Insomma, Allegri vuole vedere sul volto dei giocatori quella fame e quella cattiveria agonistica che caratterizza il dna bianconero e che permette alla squadra di trovare stimoli e motivazioni smisurate. Sicuramente ce li avrà Gigi Buffon, nel cui prestigioso palmares manca soltanto la Champions. E proprio il capitano fa capire che non intende fermarsi. «Gli anni passano. Le presenze pure. Da ieri sono 613 in @seriea_tim! Ma il bello deve ancora venire» il messaggio su Instagram con cui aggiorna i numeri in campionato, ma sorride a quello che il calcio gli può ancora riservare in termini di successi e coppe vinte.

E veniamo alla formazione che affronterà il Porto. Allegri non intende cambiare modulo, rispetto alla gara con il Milan ci sarà però qualche interprete diverso. Torneranno l’equilibratore Mandzukic (per Pjaca) e il dribblomane Cuadrado (per Dani Alves), partirà titolare Alex Sandro al posto di Asamoah. Rugani si candida a giocare accanto a Bonucci, ma pure Marchisio spera di ritornare in mezzo al campo visto che già credeva nel rientro contro il Milan. Allegri se l’è coccolato in conferenza stampa («Claudio sta migliorando, è un ragazzo intelligente, sa benissimo qual è la situazione»), ma la delusione del Principino è tanta. E non ci sono neppure certezza che martedì tocchi a lui.

Iker Casillas rilancia la sfida alla Juve: «Dobbiamo essere realisti, martedì sarà durissima riuscire a rimontare e passare. Però nel calcio può succedere di tutto… Non dobbiamo credere che sia finita, dobbiamo provarci. Siamo una squadra forte, adesso siamo tornati primi in campionato in attesa del Benfica, dobbiamo continuare a vincere».

Il terzino brasiliano ha parlato in tv: «Insieme possiamo vivere un grande finale di stagione. Sono in una squadra che vuole vincere tutto, e questo mi appassiona, mi rende consapevole ogni giorno che, insieme ai compagni, possiamo fare la storia. Abbiamo tutti lo stesso obiettivo! La Champions è importante: anche io, come tutti gli juventini, voglio sognare e sono convinto che, se facciamo la nostra strada con tranquillità, con personalità, e senza paura di sbagliare possiamo arrivare fino alla fine. Non vedo l’ora che arrivi questa partita con il Porto per passare il turno e partecipare al sorteggio dei quarti. Questo è ciò che vogliamo noi, e ciò che desiderano i nostri tifosi.

E pensare che Allegri ci prova in tutti i modi a fare sì che l’attenzione, alla vigilia di Juventus-Porto, sia focalizzata su… Juventus-Porto. Una sfida, sottolinea il tecnico, che i bianconeri non devono e non possono sottovalutare: «perché avremo di fronte un’ottima squadra», «perché i lusitani faranno di tutto per metterci in difficoltà», «perché è una partita di calcio e nelle partite di calcio tutto può succedere». Perché… «basta vedere cosa è successo alla Roma, contro il Porto, e noi lo abbiamo visto; abbiamo preparato il match guardando quelle immagini».
Ciò nonostante, però, la conferenza stampa di ieri è diventata anche un’occasione – a forza di domande, a forza di solletichii, a forza di spunti di riflessione – per indurre il tecnico ad affrontare alcuni dei temi (e delle acccuse) che stanno coinvolgendo la Juventus in questo periodo e che sono culminate con le polemiche e le sceneggiate del Milan a causa del rigore subìto in extremis, dopo che già in Juventus-Napoli (o meglio, dopo Juventus-Napoli) se ne erano viste e sentite delle belle.
Dunque Allegri, suo malgrado, non s’è tirato indietro e ha offerto una precisa – pacata ma lucida – disamina dei fatti che evidentemente invita a riflettere. Già perché il livornese non è mai sguaiato e non va sopra le righe, tuttavia qualche “bordata” a modo suo la dà, mettendo al muro con dati oggettivi e dimostrazioni di buon senso chi ultimamente s’è sperticato in illazioni, attacchi, ipotesi di machiavelliche congiure e complotti.

«Se il rigore me l’avessero dato contro al 95’, sicuramente mi sarei arrabbiato anch’io e ci sarei rimasto male, ma i valori in campo venerdì erano stati ben delineati. C’era una squadra che meritava di vincere, ed eravamo noi. C’era una squadra che ha fatto 25 tiri, 13 nello specchio della porta difesa da un portiere che ha fatto grandi parate. I 17-20 punti di differenza ci sono tutti. Credo che negli ultimi sei anni, l’unica partita dove non c’è stato equilibrio sul campo, tra Juventus e Milan, sia stata quella di venerdì. E quel 2-0 quando io ero sulla panchina del Milan, dove abbiamo perso all’ultimo e dove la Juventus fece una grande partita meritando di vincere».

E ancora: «Credo che il calcio italiano debba prendere un indirizzo completamente diverso, perché sicuramente non siamo di buon esempio soprattutto per i bambini che vanno nelle scuole calcio e sin da piccoli vedono che nei campi di Serie A succedono delle cose. Bisogna avere rispetto, avere delle regole ed educazione. Avere la cultura della vittoria e della sconfitta. In Italia si promettono e si dicono delle cose, poi si fa tutto il contrario di quello che si dice. Alla fine ci si ricorda solo delle cose che ci vanno contro. Delle cose che ci vanno a favore, mai. E io sorrido, veramente, a certe dichiarazioni, ma non solo quelle di venerdì scorso. Sorrido quando la settimana prima attaccano perché l’arbitro non gli ha dato un rigore, ma poi la settimana dopo magicamente gli arbitri sono i più bravi di tutti. No, ragazzi, siamo ai limiti della follia. La Juventus ha vinto 23 partite, ne ha pareggiata una e ne ha perse 4. Quello che stanno facendo i ragazzi non può essere minato da uno o due episodi».
Quello che stanno facendo e che potranno ancora fare, si intende. Vien da sé che – al di là dello sfogo di Allegri – possa esserci un’altra risposta, concreta, da offrire all’accolita di rancorosi e detrattori: qeulla di una Juventus che domini in Europa oltre che in Italia, alla faccia di chi parla di aiutini vari. Forse anche per questo Allegri sogna in grande: «Basta vincere con il Porto o sarebbe importante fare i fuochi d’artificio? Io fuochi d’artificio preferirei vederli dopo la finale…».

Ha piacevolmente eccitato i suoi tifosi con quelle parole profondamente juventine rilasciate venerdì («Sono sei anni che il Milan si lamenta»), come se lui vestisse il bianconero da una vita e fosse un leader conclamato. Non è così, perlomeno non lo è ancora del tutto, ma di sicuro il rigore che ha raggelato il sangue di Gigio Donnarumma e compagni segna una sorta di cesura con il passato: Paulo Dybala è entrato nel consesso delle anime trascinanti la truppa bianconera. Quel pallone piazzato sotto la Nord ha restituito al popolo juventino la Joya più bella. E adesso Dybala, da bravo ragazzo con ancora tanti progetti da realizzare, guarda al prossimo futuro.
C’è il Porto all’orizzonte, da battere pure questa sera per prendersi i quarti di quella Coppa che ora rappresenta «un sogno pazzesco. Vincerla alla mia età, al mio secondo anno qui…». Detto da un “bimbo” che fino a 20 mesi fa non conosceva simili platee, fornisce la dimensione della portata della stagione della Juventus: la leggenda dell’ennesimo scudetto da conquistare a braccetto con il mito di un trofeo dalle Grandi, sfuggenti, Orecchie.

Dybala, in Champions, ha segnato soltanto due gol: a febbraio 2016 nel 2-2 con il Bayern e a fine settembre per partecipare alla festa di Zagabria. La Joya non soltanto sente che si sta affinando il suo ruolo di novello leader fra i leader, ma soprattutto sa che è giunto il momento di dare un senso all’incidenza del suo inafferrabile sinistro anche in campo internazionale, adesso che l’infortunio è solo un ricordo sfocato di un autunno ricco di difficoltà assortite. «Ci tengo tanto a segnare di più in Champions – dice -. Voglio essere più decisivo anche nel fare assist ai compagni. Ma se non riesco e noi arriviamo comunque in finale, sarò contento lo stesso. Conosciamo il Porto, l’abbiamo visto nel playoff contro la Roma. Sappiamo come attaccano, ma noi siamo forti e difendiamo in 11 quando non siamo in possesso palla». E magari un nuovo guizzo dell’argentino potrà contribuire all’obiettivo di riacquistare una certa continuità di risultati europei anche allo Stadium, dove in questa stagione il bilancio racconta di una Juventus vincente una sola volta contro la Dinamo Zagabria, quando il risultato contava poco, dopo due pareggi con Siviglia e Lione. In Serie A il teatro bianconero lascia briciole agli avversari, in Europa il discorso cambia. Ed è anche qui che urge una svolta immediata.

In Europa, intanto, le solite corazzate sono già ai quarti. Ma Dybala non sente alcun complesso d’inferiorità: «Noi siamo allo stesso livello di Barcellona, Real, Bayern. Però siamo anche primi in campionato e in Coppa Italia, quindi in alcune cose siamo pure superiori». Certo, il 6-1 pro Barça sul Psg può servire da insegnamento: «Tutte le squadre possono ribaltare le situazioni». Detto così, con un sorriso, perché il calcio è divertimento e non sarà il giudizio di Gattuso (che aveva visto tristezza nel volto del suo ex allievo) a offuscare la gioia della… Joya: «Io qui sono molto felice». Dybala racconta la carica con cui a Vinovo e dintorni intendono rimettere le mani sulla Champions, «compresi quelli che l’hanno già vinta». E lui, nel ruolo di trequartista dietro Gonzalo Higuain si trova a meraviglia: «Così ho più spazio e gioco meglio il pallone con i compagni».

Dalla Supercoppa svanita a Natale alla Champions cui accostarsi con rispetto e voglia di vincere: Dybala ha ormai sterzato. «Penso di aver calciato il pallone più pesante della mia carriera – racconta a proposito del rigore di venerdì -. C’erano tante cose in gioco, il ricordo di Doha, ho dovuto attendere 4 minuti prima di calciare. Ma per come abbiamo vinto e festeggiato, siamo più carichi e fiduciosi». UItima lezione sugli arbitri: «Magari possono essere condizionati, però dobbiamo rispettarli, fermarci con le polemiche e giocare a calcio». Punto e a capo.

Una volta Fabio Capello disse che la serie A si gioca a ritmi bassi per cui non è allenante per le squadre impegnate in campo europeo. Beh, la problematica si potrebbe elevare al quadrato per il torneo portoghese. Il Porto, stasera protagonista allo Stadium contro la Juventus, dopo la sconfitta con dell’andata ha realizzato 12 gol senza subirne alcuno nei successivi tre turni di campionato. Ma di questi l’unico match con un certo gradiente di difficoltà è stato quello contro il Boavista, vinto di misura.
Motivo per cui il tecnico Nuno Espirito Santo non può aver maturato eccessivi entusiasmi per il 7-0 inflitto al Nacional e per il 4-0 conseguito contro l’Arouca. Se vi andate a vedere i gol scoprirete la pochezza delle difese avversarie e la facilità irrisoria degli attaccanti del Porto a liberarsi in area per andare a segnare entrando, a volte, in porta con la palla. C’è comunque da dire che la vittoria in trasferta contro il Boavista, appena 4 giorni dopo la bruciante sconfitta in Champions, ha ridato compattezza ai “dragoes” che, quanto meno, arriveranno a Torino con la voglia di combattere.

L’allenatore lusitano in queste partite ha cambiato qualcosa nell’assetto rinunciando al doppio attaccante e puntando dritto sul Tiquinho Soares, arrivato a gennaio e in grado di segnare negli ultimi 2 mesi al ritmo di un gol a partita. Il brasiliano pur non avendo un grande pedigree si è inserito bene nei meccanismi della squadra consentendo ad Espirito Santo di passare dal 4-4-2 al 4-3-3, un sistema di gioco che esalta le qualità di Brahimi sulla fascia sinistra, bravo a saltare l’uomo e a dialogare nello stretto coi compagni. L’algerino, spesso visionato dal vivo anche dagli osservatori juventini,è sicuramente il giocatore più temibile tra i portoghesi.

Soares, dicevamo, ha buone movenze. Viene incontro, protegge la palla, gioca di sponda nelle triangolazioni esterne, libera la profondità per i tagli dell’esterno opposto, rientra in area con il secondo tempo d’attacco. Negli ultimi 16 metri dimostra grande istinto: capisce in anticipo dove potrebbe andare la palla. Segna molti gol “sporchi” su palle vaganti lasciando spesso agli altri il primo tempo d’attacco. E’ l’opposto di André Silva, a differenza del compagno più potente nell’attacco al primo palo e più pulito nelle conclusioni a rete. Il giovane Under 21 portoghese è stato messo un po’ in disparte dall’esplosione di Soares e ora, quando gioca, deve adattarsi a partire da destra dove è in ballottaggio con Corona e Oliver Torres, che rispetto ad André Silva hanno più attitudini a rientrare in fase di non possesso.

Dalla scelta dell’esterno alto si capiranno le intenzioni di Espirito Santo che non penso possa permettersi di rischiare di sbilanciarsi troppo sin dal primo minuto. Corona, se sarà al meglio della condizione, potrebbe essere il giusto compromesso. Ha qualità tecniche per rifinire l’azione e buon senso tattico per coprire e ripartire. André Silva potrebbe essere, in questo caso, la variante tattica per potenziare il peso specifico del reparto offensivo a partita in corso.

Come tutte le squadre portoghesi, anche il Porto cerca di giocare la palla a terra costruendo, se possibile, coi difensori centrali coadiuvati da Danilo Pereira, il centro mediano che spesso si abbassa sulla linea difensiva facendola diventare a 3 nello sviluppo della manovra. La Juventus nella gara di andata sparigliò questi meccanismi andando a pressare alto con i due attaccanti e un’ala (a turno Mandzukic o Cuadrado), cosa che in Portogallo non accade quasi mai. La squadra di casa fu sorpresa da questa scelta dei bianconeri e perse quasi subito il controllo della partita. L’espulsione di Telles e la buona vena dei bianconeri fecero il resto.
Probabile che, alla luce del vantaggio conseguito, Allegri chieda ai suoi una partita più prudente, tesa a far uscire gli avversari dal guscio per poi colpirli in ripartenza, ma se fossi nel tecnico livornese cercherei, almeno nella parte iniziale della gara, di aggredire alto per spegnare qualsiasi velleità.

La Juve oltre alla qualificazione cerca conferme sulla sua reale competitività internazionale. Vincere bene contro una squadra di blasone (e non penalizzata dall’inferiorità numerica) significherebbe posizionarsi, anche mentalmente, tra le quattro favorite alla vittoria finale.
Il 4-2-3-1 è il contenitore che ha permesso il salto di qualità, gli interpreti sono il contenuto. Dopo aver “rischiato” un tridente anomalo contro il Milan con Dani Alves a destra e Pjaca a sinistra (poi corretto in corsa) Allegri stasera dovrebbe tornare alle ali titolari con Cuadrado a furoreggiare sulla fascia destra e Mandzukic a fare il doppio ruolo su quella sinistra. La duttilità è uno dei fattori chiave della gestione Allegri. Contro i rossoneri, senza il croato, la squadra ha fatto meno lanci da dietro rispetto al suo standard medio. Bonucci è stato il bianconero che ha ricevuto e fatto più passaggi, ma tentando meno del solito la gittata verticale. Il numero 19 ha cercato di più Pjanic (8 volte) e Khedira (12) e ha insistito parecchio sul giro palla coi compagni di reparto. Avanzare con pazienza, ma con buona velocità è stata l’arma che ha permesso di sfiancare il Milan. Cambia il concetto di sviluppo del gioco quando in campo ci sono giocatori abili ad attaccare la profondità. Contro il Porto ci dovremo nuovamente aspettare tanti suggerimenti lungo linea o filtranti per Cuadrado e lanci lunghi a scavalcare per Mandzukic. La crescita complessiva di consapevolezza va di pari passo anche con la crescita dei sincronismi di coppia, alcuni dei quali paiono ormai abbastanza oliati e performanti, basti pensare a Lichtsteiner-Cuadrado, Alex Sandro-Mandzukic, Khedira-Pjanic e Dybala-Higuain. Il tandem argentino, a secco nella gara d’andata, è attesissimo in questa serata di Champions.

Sarà difficile, difficilissimo. Ma non è una missione impossibile. Questo lo spirito del Porto in vista del ritorno degli ottavi di Champions. La Juve presso il fortino Stadium partirà dal 2-0 conquistato all’andata, un doppio vantaggio che non mortifica la formazione di Nuno Espirito Santo. Che anzi è arrivata a Torino con il piglio di chi non ha più niente da perdere, proprio per questo ha la leggerezza necessaria per tentare quello che sembra incredibile a tutti tranne che al Porto. «Ci crediamo. Sarà difficile ma non è impossibile. Noi non speculiamo mai sugli avversari, abbiamo un piano, una nostra idea di gioco e non rinunceremo mai al nostro spirito»: il messaggio lanciato forte e chiaro dall’allenatore. Che non a caso ha voluto tutti con sé, anche quell’Alex Telles espulso all’andata e quindi assente forzato.

La clamorosa ‘remuntada’ del Barcellona d’altronde è ancora negli occhi di tutti, anche se non è dal Camp Nou che deve passare l’ispirazione del Porto: «Quella era una situazione diversa, con valori diversi. Noi giochiamo in trasferta contro una grande squadra come la Juve. Dovremo essere concentrati, determinati per ottenere il risultato sperato. Siamo qui per provarci e ottenere la qualificazione. Dobbiamo riconoscere di trovarci di fronte ad una squadra molto forte, la Juve non perde da venti partite ma questo ci conforta perché possiamo essere noi a interrompere questa striscia che prima o poi qualcuno dovrà chiudere», prosegue il tecnico del Porto. Che dopo tanti sforzi proprio non vuole abbandonare il sogno europeo: «Abbiamo vissuto un percorso complicato per arrivare fin qui, passando dal turno preliminare. Nella fase a gironi abbiamo raggiunto il risultato sperato, ora stiamo meglio e il nostro obiettivo è continuare a migliorare».
Anche rispetto alla gara d’andata: «La scorsa partita è stata condizionata dall’espulsione di Telles. Non possiamo sapere cosa sarebbe successo se fossimo rimasti in undici. Questa volta invece la differenza la faremo solo noi. La squadra è in crescita, sta migliorando sempre di più, stiamo riuscendo ad esaltare le qualità dei giocatori. La bella notizia è che siamo tutti a disposizione».

Guardando al campo, questa sera si vedrà un Porto a trazione anteriore ma non all’arma bianca. Squalificato Alex Telles a parte, che verrà sostituito da Layun come già successo al Do Dragao, la formazione di partenza non dovrebbe subire scossoni con il solo André André dal primo minuto in campo al posto del baby Ruben Neves. Cambierà però la disposizione, con Brahimi che potrebbe giocare da attaccante esterno nel tridente composto anche dagli spauracchi Tiquinho Soares e Andre Silva. In mediana previsto il recupero in extremis di Herrera, dopo lo stop causato dal pestone di Lichtsteiner nella gara d’andata e quei 17 punti di sutura che da Oporto hanno poi fatto il giro del web, con Danilo Pereira diga davanti alla difesa composta da Maxi Pereira, Felipe, Marcano e appunto Layun. In porta ovviamente Iker Casillas, punto di riferimento fondamentale per questo Porto come sottolineato dallo stesso Espirito Santo: «Casillas per noi è imporantissimo, non solo in questa partita, ma sempre. Ha dimostrato tutte le sue qualità, è un valore aggiunto per noi».

Tocca a Claudio Marchisio guidare la Juventus ai quarti di Champions. «Sì, gioca», ha confermato ieri Massimiliano Allegri. Dopo tre partite da spettatore (non convocato col Napoli per un problema fisico, in panchina contro Udinese e Milan), il Principino si riprende il posto in una delle serate più importanti della stagione. Stasera allo Stadium arriva il Porto e i bianconeri, dopo il 2-0 dell’andata, devono chiudere i conti senza correre rischi. Un motivo in più per puntare su un “equilibratore” come il numero 8 bianconero. Il fatto che il “Conte Max” abbia deciso di riproporlo al centro del 4-2-3-1 è un segnale di grande fiducia.

Allegri non ha mai nascosto la stima per il centrocampista torinese, ma un po’ le “scorie” dell’infortunio al ginocchio e un po’ il nuovo sistema di gioco hanno finito per penalizzare Marchisio nell’ultimo periodo. Seppur Claudio sia un professionista esemplare, a nessuno piace guardare dalla tribuna o dalla panchina, a maggior ragione se non si è abituati. Tanto nella gara di Oporto quanto negli ultimi incontri il ritornello davanti alla difesa è sempre stato lo stesso: “Pjanic-Khedira”. Allegri, abile nel sfruttare al massimo la rosa, ha deciso di cambiare. Marchisio, a 31 anni, non è il tipo di giocatore che deve ancora dimostrare qualcosa, però sicuramente quella di stasera è una occasione importante. La musichetta della Champions trasmette sempre sensazioni particolari di suo, ma il Principino sarà spinto da una motivazione in più: dimostare di essere al top per ritagliarsi maggiore spazio anche in futuro.
Dalla svolta del 4-2-3-1 in poi Marchisio si è esibito sia in coppia con Pjanic e sia con Khedira. La sensazione è che stasera ad affiancarlo ci sarà il tedesco, ormai un elemento imprescindibile per i meccanismi di squadra. Rinunciare all’ex Real Madrid, quasi unico per intelligenza tattica, è sempre difficile, a maggiore ragione nelle serate di Champions.

Il risveglio e la rifinitura mattutina serviranno al tecnico toscano anche per risolvere altri ballottaggi. Al centro della difesa, nonostante il rientro in gruppo di Giorgiio Chiellini, toccherà a Medhi Benatia affiancare Leonardo Bonucci (Rugani e Barzagli sono destinati alla panchina). Per il marocchino si tratta di una conferma dopo la buona prestazione con gol contro il Milan, mentre per l’azzurro sarà l’esordio negli ottavi di Coppa, dal momento che l’andata – come noto – l’ha vissuta da uno sgabello del “do Dragao” a causa dell’esclusione per motivi disciplinari. Il battibecco con Allegri sembra un lontano ricordo: ieri pomeriggio l’allenatore e Bonucci sono stati ripresi dalle telecamere mentre chiacchieravano e scherzavano in campo. A Vinovo lo ripetono da giorni: «Tornando indietro lo eviteremmo, ma in fin dei conti il caso Allegri-Bonucci ci ha compattato e motivato ancora di più».
Se sulla fascia sinistra tornerà Alex Sandro, a destra Lichtsteiner è segnalato in vantaggio su “mister Champions” Dani Alves. Per il resto spazio ai titolarissimi: sulle fasce Mandzukic (assente col Milan per un virus intestinale) e Cuadrado (squalificato contro i rossoneri) con Dybala a rimorchio di Higuain.

Tocca a Claudio Marchisio guidare la Juventus ai quarti di Champions. «Sì, gioca», ha confermato ieri Massimiliano Allegri. Dopo tre partite da spettatore (non convocato col Napoli per un problema fisico, in panchina contro Udinese e Milan), il Principino si riprende il posto in una delle serate più importanti della stagione. Stasera allo Stadium arriva il Porto e i bianconeri, dopo il 2-0 dell’andata, devono chiudere i conti senza correre rischi. Un motivo in più per puntare su un “equilibratore” come il numero 8 bianconero. Il fatto che il “Conte Max” abbia deciso di riproporlo al centro del 4-2-3-1 è un segnale di grande fiducia.

Allegri non ha mai nascosto la stima per il centrocampista torinese, ma un po’ le “scorie” dell’infortunio al ginocchio e un po’ il nuovo sistema di gioco hanno finito per penalizzare Marchisio nell’ultimo periodo. Seppur Claudio sia un professionista esemplare, a nessuno piace guardare dalla tribuna o dalla panchina, a maggior ragione se non si è abituati. Tanto nella gara di Oporto quanto negli ultimi incontri il ritornello davanti alla difesa è sempre stato lo stesso: “Pjanic-Khedira”. Allegri, abile nel sfruttare al massimo la rosa, ha deciso di cambiare. Marchisio, a 31 anni, non è il tipo di giocatore che deve ancora dimostrare qualcosa, però sicuramente quella di stasera è una occasione importante. La musichetta della Champions trasmette sempre sensazioni particolari di suo, ma il Principino sarà spinto da una motivazione in più: dimostare di essere al top per ritagliarsi maggiore spazio anche in futuro.

Dalla svolta del 4-2-3-1 in poi Marchisio si è esibito sia in coppia con Pjanic e sia con Khedira. La sensazione è che stasera ad affiancarlo ci sarà il tedesco, ormai un elemento imprescindibile per i meccanismi di squadra. Rinunciare all’ex Real Madrid, quasi unico per intelligenza tattica, è sempre difficile, a maggiore ragione nelle serate di Champions.

Il risveglio e la rifinitura mattutina serviranno al tecnico toscano anche per risolvere altri ballottaggi. Al centro della difesa, nonostante il rientro in gruppo di Giorgiio Chiellini, toccherà a Medhi Benatia affiancare Leonardo Bonucci (Rugani e Barzagli sono destinati alla panchina). Per il marocchino si tratta di una conferma dopo la buona prestazione con gol contro il Milan, mentre per l’azzurro sarà l’esordio negli ottavi di Coppa, dal momento che l’andata – come noto – l’ha vissuta da uno sgabello del “do Dragao” a causa dell’esclusione per motivi disciplinari. Il battibecco con Allegri sembra un lontano ricordo: ieri pomeriggio l’allenatore e Bonucci sono stati ripresi dalle telecamere mentre chiacchieravano e scherzavano in campo. A Vinovo lo ripetono da giorni: «Tornando indietro lo eviteremmo, ma in fin dei conti il caso Allegri-Bonucci ci ha compattato e motivato ancora di più».
Se sulla fascia sinistra tornerà Alex Sandro, a destra Lichtsteiner è segnalato in vantaggio su “mister Champions” Dani Alves. Per il resto spazio ai titolarissimi: sulle fasce Mandzukic (assente col Milan per un virus intestinale) e Cuadrado (squalificato contro i rossoneri) con Dybala a rimorchio di Higuain.

La sconfitta dell’andata costringe il Porto a sfoderare la partita della vita per tentare l’impresa allo Stadium: zero gol al Do Dragao, due incassati in casa e stasera una trasferta sulla carta proibitiva non rappresentano il viatico migliore per cercare l’accesso ai quarti di Champions. Serve una remuntada stile Barcellona, anche se il Porto non è il Barça e la difesa juventina non è certo quella del Psg, specialmente allo Stadium.
Quindi la missione quasi impossibile dei Dragoes si basa in sostanza sull’orgoglio del collettivo portoghese e sul desiderio, da parte dei singoli, di mettersi in mostra in una grande vetrina internazionale.

«Ci ha fatto venire il mal di testa»: con questa frase Paulo Dybala descrive la prestazione di Tiquinho Soares all’andata, nonostante la sconfitta della formazione di Nuno Espirito Santo. Tiquinho è l’acquisto di gennaio che ha consentito al Porto di cambiare marcia, quantomeno in campionato: un colpo che permette ad André Silva, altra star cercata dai grandi club, di non essere troppo solo in avanti.

In Champions non è riuscito a fare la differenza contro i bianconeri al Do Dragao, però Massimiliano Allegri non si fida: il 22 febbraio aveva funzionato “la gabbia” attorno all’ex stella del Vitoria Guimaraes, l’allenatore vuole anche stavolta evitare sorprese. Soares è il giocatore più importante per i biancazzurri nell’ultimo mese, il fatto poi di essere in corsa per una convocazione nella nazionale brasiliana è un motivo in più per prestare attenzione a un attaccante desideroso di confermare l’eccellente momento di forma.

Da quando è arrivato a Oporto, Tiquinho ha collezionato numeri spaziali in campionato: sei partite, nove gol, sempre a segno e in ben tre occasioni ha realizzato una doppietta.
Cifre da bomber di razza, Soares è seguito da osservatori di mezza Europa e anche la Juve lo guarda con attenzione, non solo perché rivale sulla strada che conduce ai quarti di Champions.
L’attaccante brasiliano in totale ha messo a segno 16 gol in stagione, considerando anche i sei mesi precedenti al Vitoria Guimaraes.
Così si era espresso il diretto interessato: «La buona partenza è il risultato del mio lavoro. Ho lavorato molto duro e continuo a farlo ogni giorno che passa, spero che il mio contributo sul campo possa essere in costante crescita. Sono molto felice di ciò che sto facendo e di ciò che tutta la squadra sta mostrando».

Non c’è solo la voglia di emergere di Tiquinho a rendere la sfida dello Stadium tutt’altro che una passeggiata per i bianconeri. Yacine Brahimi spiega le intenzioni del Porto, pur nella consapevolezza della difficoltà dell’impresa: «Sappiamo che sarà una partita complicata contro una grande squadra, però abbiamo molte speranze. Dobbiamo disputare una super partita: abbiamo un gruppo unito e abbiamo preparato al meglio questa grande sfida. Siamo in un buon momento della stagione, non molliamo. La partita di Oporto era diventata più complicata, si era messa male la gara perché eravamo in dieci uomini, sono cose che succedono. Vogliamo dimostrare di avere la forza mentale necessaria per l’impresa, è chiaro che daremo il massimo per ottenere la qualificazione. Personalmente sono contento di stare al Porto. Lavoro molto per aiutare i miei compagni, per crescere e migliorare giorno dopo giorno».

La Champions. La terra promessa. Il traguardo più bello per Paulo Dybala: «Vincere la Coppa, per l’età che ho, alla seconda partecipazione, sarebbe una cosa pazzesca: ho grandi compagni che vogliono conquistarla come me o che l’hanno già sollevata, siamo tutti carichi».

TRAPPOLE. La Juventus è consapevole delle trappole che l’attendono in Europa, però non si sente inferiore a nessuno: «Sin da quando è cominciata la Champions, siamo allo stesso livello di Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco. Se passiamo il turno, lo saremo anche ora. Siamo anche primi in campionato e abbiamo vinto la prima semifinale di Coppa Italia, quindi penso che in alcune cose siamo anche superiori a loro. Poi, logicamente dovremo affrontarle, ma dipenderà se ci qualifichiamo con il Porto». Forse, nel tracciare le gerarchie, allude ai risultati più che ai valori, ma restano l’orgoglio e la convinzione di una Juventus alla pari dei top club.

MESTIERE. In serie A Dybala segna con continuità, oltre confine fatica molto di più: 12 presenze e appena 2 reti, una l’anno scorso e una (per adesso) quest’anno: «Sicuramente m i piacerebbe essere più incisivo, decisivo in Champions come in campionato, però se continuiamo su questa strada e arriviamo in finale, sono con tento lo stesso. Non credo mi m anchi nulla, mi piace come sto giocando: vorrei segnare di più, ma va benissimo anche fare un assist a un compagno, l’importante è dare sempre il meglio e aiutare la squadra il più possibile. Certo, segnare a Casillas mi piacerebbe: il gol è il mio mestiere, farlo a un portiere come lui sarebbe speciale».

GRUPPO. Stasera si parte dal 2-0 di Oporto, però l’argentino non dà niente per scontato: «Vogliamo vincere senza subire gol: sappiamo come attaccano, Soares all’andata ci ha fatto girare la testa, abbiamo visto la partita che hanno giocato a Roma e sappiamo che all’andata, undici contro undici, non sarebbe stato facile. Però abbiamo una difesa molto forte e siamo in undici a difendere quando non abbiamo la palla».

IL RIGORE. Si fida del gruppo, della forma bianconera : «Veniamo da una vittoria sofferta, però meritata, che di sicuro ci dà una carica in più: contro il Milan abbiamo disputato una grande partita, con tante occasioni per chiuderla prima anche se abbiamo dovuto aspettare fino all’ultimo minuto. Il rigore? La palla pesava tantissimo, ho dovuto aspettare quattro minuti prima di calciare, m a quando l’ho vista dentro è stata una grande gioia. Se temo che gli arbitri, adesso, possano essere meno sereni nei nostri confronti? Magari saranno condizionati, ma dobbiamo rispettare le loro decisioni. Dobbiamo fermarci con le polemiche e giocare a calcio».

POSIZIONE. Resta tempo per commentare la frase di Rino Gattuso, suo ex allenatore al Palermo, che ha detto d’averlo visto con poca luce negli occhi nelle ultime settimane: «Non so perché l’abbia detto, non ci siamo sentiti: bisogna chiedere a lui non a me, io sto bene e sono felicissimo». E, infine, per parlare del nuovo suo ruolo da trequartista: «Non mi aspettavo di ricoprire la posizione attuale: in Argentina facevo la prima punta, così all’arrivo a Palermo, poi, alla Juve, il mister mi ha fatto giocare un po’ più dietro. Però sono contento: con questo sistema, a volte, abbiamo meno spazio, però siamo di più in attacco e abbiamo maggiori opportunità di fare gol. Si è visto anche contro il Milan tutte le volte che abbiamo tirato in porta. Mi piace giocare lì perché mi piace avere la palla e dialogare con i miei compagni».

«Siamo alla follia, la Juve non è attaccabile». Massimiliano Allegri non ci sta. È la vigilia del Porto, ci sono i quarti di finale di Champions League in palio, ma il fastidio è ancora freschissimo, dopo le furiose polemiche post Milan. «Dello spogliatoio danneggiato (dai giocatori rossoneri, ndr) non parlo perchè non l’ho visto, ma faccio una riflessione personale». È un monologo, quello di Max, tutto d’un fiato. «Il calcio italiano deve prendere un indirizzo diverso perchè non siamo di buon esempio – attacca l’allenatore bianconero – Nella vita ci sono delle regole e servono molta educazione e rispetto, soprattuto per i bambini che vanno alle scuole calcio e vedono cose come quelle di venerdì scorso, che sono soltanto gli ultimi episodi di una serie. Se vogliamo iniziare un percorso, e nella vita bisogna fare e non parlare, bisogna avere la cultura della vittoria e della sconfitta. In Italia è difficile: si promettono cose e poi si fa il contrario. Chi verrà dopo di me magari troverà il peggio di quello che lasciamo. Invece, se vogliamo essere costruttivi, bisogna cercare di essere più bravi a programmare e fare cose per il futuro».

Allegri vorrebbe un calcio diverso e per questo rivendica il cammino compiuto dalla Juve. E arriva l’affondo: «Le polemiche non devono assolutamente intaccare quello che stanno facendo i ragazzi perchè una squadra che su 28 partite ne vince 23, ne pareggia una e ne perde purtroppo 4, è una squadra che, minimo, non è attaccabile». E ancora: «I 20 punti sul Milan ci sono tutti, è stata una bellissima partita, dominata da noi. Se ci si mette a parlare degli episodi da agosto ad ora, non si finisce più. Alla fine ci si ricorda solo delle cose che ci vanno contro; di quelle a favore mai. In Italia stiamo arrivando ai limiti della follia. La gente va allo stadio e si fomenta; se poi succedono casini e incidenti, è normale. Non parlo da allenatore della Juve, ma da padre di una figlia di 22 anni e di un bambino di 5. Noi non siamo mai caduti nella trappola delle polemiche perchè si sprecano energie».
RISCHI. La vigilia defi’andata fu arroventata dal suo bisticcio plateale con Bonucci, finito in tribunaperpunizione. Ieri, per la cronaca, tecnico e difensore sono entrati in campo insieme, parlando a favore di telecamera.

Max, che si era auto-multato per il cattivo esempio dato, torna sull’argomento rivelando di aver fatto una doppia donazione: «All’Ospedale Regina Margherita e alla Fondazione Sermig di Torino». Ora ci sono le polemiche a fare rumore ma Allegri torna a focalizzarsi sulla gara. Lo sbarco ai quarti è dietro l’angolo ma non ci si può distrarre, nè complicare la vita. I numeri sono con i bianconeri: 36 volte su 36 qualificazione europea centrata dopo aver vinto la partita d’andata; i campioni d’Italia non perdono in casa in Europa da 20 partite (con il Bayern Monaco nel 2013). Max però avverte:
«I rischi sono tanti perchè il calcio non è mai scontato e perchè il Porto ha dimostrato anche nei preliminari a Roma, dove partiva da una situazione di svantaggio, di saper giocare questo tipo di partite e sfruttare benissimo gli episodi». Il rovescio del Paris Saint Germain è fresco; non servono fronzoli, solo concretezza. «I fuochi d’artificio servono solo in finale, stasera non contano. Conta solo fare una partita seria e passare il turno. Ho fatto vedere ai ragazzi la partita con la Roma: bisogna essere bravi, concentrati e responsabili e coscienti che per passare bisognerà fare una grande partita».

Ci sono palloni leggeri come i vecchi Super Santos e altri che pesano più di un macigno. Paulo Dybala ha dimostrato al mondo di non aver paura di tirare un rigore anche in mezzo a mille polemiche, Gonzalo Higuain ha fatto vedere come si segna alla sua ex squadra due volte su due. Difficile sostenere che non siano decisivi, basta guardare lo score di questa stagione. Però la storia del calcio dice che è la Champions a certificare il salto di qualità. Per questo i due stasera inseguiranno un pallone più pesante del solito da buttare alle spalle di Casillas. Un pallone che vorrebbero inseguire fino a Cardiff, sede della finale.

PAULO COME ALE Talentuosi si nasce, campioni si diventa. Alessandro Del Piero divenne grande dopo aver sollevato la Champions con la Juve nel 1996. Ale aveva 21 anni e mezzo, segnò 5 volte nel girone e poi fece centro nei quarti contro il Real. Dybala ha 23 anni e la scorsa stagione ha realizzato la prima rete europea nell’andata degli ottavi col Bayern. Un 2-2 che lasciò intatte le speranze di qualificazione, poi andate fragorosamente in frantumi ai supplementari nel ritorno in terra tedesca. «Vincere la Champions per l’età che ho sarebbe una cosa pazzesca – ammette Paulo -, siamo tutti carichi per cercare di conquistare questo trofeo. Certo, mi piacerebbe segnare a Casillas ed essere più decisivo in Coppa come lo sono in campionato, fare qualche gol in più, però se arriviamo in finale sono contento lo stesso».

PESO E ORGOGLIO Dybala è fermo a quota uno in questa Coppa: segnò alla Dinamo nella prima trasferta del girone. Il Paulo versione gladiatore del 2017 ha un altro passo. Venerdì contro il Milan, al di là del rigore con cui ha regolato i conti con Gigio il prodigio Donna- rumma, ha regalato momenti di puro godimento calcistico. «Penso che fosse il pallone più pesante della mia carriera, c’erano tante cose in gioco, personali e di squadra, per tutto quello che era successo a Doha. Poi ho dovuto aspettare 4 minuti per calciare, ma quando ho visto la palla entrare ero la persona più felice del mondo. Magari gli arbitri adesso con noi saranno condizionati ma dobbiamo rispettarli: a volte si sbaglia a volte no, dobbiamo fermarci con le polemiche e pensare solo a giocare. Abbiamo meritato di vincere e il successo ci dà una carica in più. Non mi aspettavo di diventare un tre- quartista, sono contento della mia nuova posizione, mi piace avere la palla e giocarla. Gattu- so dice che non ho luce negli occhi? Non lo so, chiedete a lui, non ci siamo sentiti. Posso solo dirvi che sono felice». Sorride e poi con un moto d’orgoglio ricorda che la Juve «è prima in campionato, ha vinto la gara d’andata della semifinale di Coppa Italia: in alcune cose siamo superiori a Barcellona, Real e Bayern, in Champions dobbiamo ancora qualificarci per essere alla pari con loro».

DUE TERZI DI PIPITA E il Pipita? Il bello è che il passaggio ai quarti porterebbe nelle casse della Juve buona parte dei soldi spesi per acquistarlo dal Napoli: la Juve, passando il turno, guadagnerebbe poco più di 60 milioni, che valgono due terzi di Higuain o un campione per l’anno che verrà. Ma intanto il campione è lui, con la spada di Damocle di doverlo sempre dimostrare: in Italia non ci sono dubbi, in Europa la storia sta diventando quasi come il suo duello con Donnarumma: è durissima, ed è da adesso che serve il colpo decisivo.
TRE RETI NEL GIRONE E serve un nuovo sblocco, perché il Pipita non segna da due partite in A (Udinese e Milan) ed è vero che è stato in… silenzio anche per 4 gare di fila ma ora l’idea di superare il «blocco del bomberone» può servire per aspettare comodi i quarti. In questa Champions, Higuain ha messo dentro solo tre reti: due tra andata e ritorno con la Dinamo; l’altra contro il Lione in casa. Il Pipita cerca disperatamente la zampata da tre punti in una gara a eliminazione diretta: l’ultima volta che è successo era il 3 aprile 2013, quarti di finale, Real Madrid-Galatasaray, 3-0 con gol di Ronaldo, Benzema e Gonzalo subentrato. Dybala e Higuain, stasera tocca a voi: accendete l’HD per l’Europa.

Juventus-Porto: Cristiano Ronaldo incorona Andrè Silva suo erede

Costantemente paragonato a Deco e incoronato da Cristiano Ronaldo come suo erede una volta che CR7 appenderà gli scarpini al chiodo: stiamo ovviamente parlando di Andrè Silva, che adesso gioca un po’ più avanti rispetto all’ex regista del Barcellona. Il talento del Porto era stato così battezzato dal pallone d’oro: “Quando mi ritirerò, il Portogallo sarà comunque in ottime mani. Abbiamo anche trovato un grande attaccante come André Silva”. Un attestato di stima che proviene non proprio dall’ultimo arrivato. Nella partita d’andata fu sostituito dopo mezzora, causa l’espulsione di Telles, ma il giocatore ricorda l’episodio senza scomporsi più di tanto: “È ovvio che l’episodio abbia condizionato la nostra prova, ma vi assicuro che abbiamo ancora la possibilità di centrare i quarti. So soltanto che, se pensiamo di essere già sconfitti in partenza, lo saremo di certo”. La Juventus non perde in casa in Europa da agosto 2015, uno stimolo in più per i ragazzi di Nuno Espirito Santo: “Se un attaccante incontra una squadra che non perde in casa dall’agosto 2015, è naturale che voglia provare a scrivere un piccolo pezzo di storia. Spero di interrompere l’imbattibilità e segnare i gol della vittoria del Porto a Torino”. Andrè Silva parla anche della differenza tra la Juventus e la Roma, eliminata ai preliminari a settembre: “Ma dal punto di vista dello spirito, la Juventus ha qualcosa in più della Roma, che pure mi ha colpito per la capacità di far correre il pallone. La Juve attacca e difende insieme, quando la affronti capisci subito che hai di fronte un gruppo unito”.

Torino non è Roma però l’Italia evoca inevitabilmente ricordi dolci. Se il Porto è arrivato fino agli ottavi di Champions, lo deve all’impresa dell’Olimpico di sette mesi fa: la squadra di Nuno Espirito Santo si qualificò per la fase a gironi eliminando la Roma nel playoff estivo, facendo 3 gol ai giallorossi a casa loro dopo l’1-1 dell’andata. Certo, un pareggio non può essere equiparato a un k.o. per 2-0, però anche stasera 3 reti (senza subirne) basterebbero per staccare il biglietto per i quarti. Su questo farà leva con i suoi il tecnico dei portoghesi, che non ha alcuna intenzione di alzare bandiera bianca. Anche se i numeri non sono dalla sua parte: solo una volta su sei il Porto ha superato il turno dopo essere stato battuto in casa all’andata: è successo nel 2002-03, quarti di finale di Coppa Uefa, 0-1 in casa e 2-0 in trasferta contro il Panathinaikos.
NON IMPOSSIBILE «Quello che è successo con la Roma e nel girone ci dice che abbiamo avuto un percorso difficile per arrivare fin qui – dice il tecnico -. Abbiamo giocato un playoff ad agosto quando avevamo appena iniziato la stagione e abbiamo superato un ostacolo molto duro. Penso che ora stiamo molto meglio fisicamente. Arriviamo con molte speranze, è una partita difficile ma non impossibile». La necessità di fare almeno due reti nei 90’ per aprirsi le porte dei supplementari non modificherà l’atteggiamento: «Il Porto ha il suo piano per tutte le partite – conferma Espirito Santo -. Non rinunceremo alle nostre idee. Abbiamo un tremendo spirito competitivo e dobbiamo metterlo in campo». D’altronde la recente impresa del Barga insegna che tutto si può: «Per noi la situazione è diversa, affrontiamo la Juve a casa sua, dove non perde da tante partite (20 europee, ndr), e sappiamo che dobbiamo essere consistenti e allo stesso tempo creativi. Solo noi possiamo fare la differenza: la squadra è in un ottimo momento, sempre più competitiva e concreta. E poi prima o poi arriverà qualcuno in grado di battere la Juve allo Stadium…». Il Porto sogna un’altra tripletta, come all’Olimpico.

Cristiano Ronaldo l’ha detto chiaro: «Quando mi ritirerò, il Portogallo sarà comunque in ottime mani. Abbiamo anche trovato un grande attaccante come André Silva». È vero, quel giorno CR7 era di buon umore, parlava da Lisbona e aveva appena potenziato due contratti mostruosi con Real Madrid e Nike. Ma l’attestato di stima resta. Non male per André, ragazzo cresciuto nel mito di Cristiano e nel paragone con Deco: stesso ruolo dell’ex centrocampista del Barcellona fino alla maturità fisica, adesso gioca un po’ più avanti.

QUEI 30 MINUTI… A Oporto, nell’andata degli ottavi di Champions League, il 21enne di Baguim do Monte non ha avuto modo di confermare tutto il bene che si dice di lui: il conto del giorno di ordinaria follia di Telles è arrivato dritto sul suo tavolo, e l’ha pagato con una sostituzione dopo appena trenta minuti. Dentro Layun e ciao Juve, almeno fino alla gara di ritorno. Lui non si scompone più di tanto, ricordando la partita dell’Estadio do Dragao: «È ovvio che l’episodio abbia condizionato la nostra prova, ma vi assicuro che abbiamo ancora la possibilità di centrare i quarti – assicura da Londra, dove ha fatto un blitz per la “Strike Night” del suo sponsor tecnico -. So soltanto che, se pensiamo di essere già sconfitti in partenza, lo saremo di certo». Dal punto di vista personale c’è uno stimolo in più: «Se un attaccante incontra una squadra che non perde in casa dall’agosto 2015 – dice, apprendendo il dato sulla lunga inviolabilità dello Stadium -, è naturale che voglia provare a scrivere un piccolo pezzo di storia. Spero di interrompere l’imbattibilità e segnare i gol della vittoria del Porto a Torino». In questa Champions League, i bianconeri non sono la prima avversaria italiana che si mette sulla sua strada: «Ma dal punto di vista dello spirito, la Juventus ha qualcosa in più della Roma, che pure mi ha colpito per la capacità di far correre il pallone. La Juve attacca e difende insieme, quando la affronti capisci subito che hai di fronte un gruppo unito».
IN PARTENZA? Brillare allo Juventus Stadium, per André Silva, sarebbe la consacrazione definitiva, in una stagione che l’ha visto arrivare in nazionale e compiere un salto di qualità importante: delle venti reti già in cassaforte, cinque hanno il marchio Champions (compresa una nel turno di qualificazione). «Le mie prospettive sono cambiate rispetto a qualche mese fa – spiega -, sono più maturo ed è tempo di conquistare vittorie e trofei». Che potrebbero portarlo a una cessione a peso d’oro, come è nella tradizione del Porto: piace a tutti, dall’Arsenal al Barcellona, dall’Atletico alla stessa Juve. In Spagna girava voce che il Real Madrid avesse messo sul piatto i sessanta milioni della clausola per assicurarselo alla riapertura del mercato, complice anche l’incertezza sul futuro di Morata, ma per ora è soltanto uno degli scenari possibili. E nemmeno il più probabile. La Casa Blanca ha già Ronaldo, il monumento nazionale portoghese: «Siamo campioni d’Europa, ma abbiamo i giovani adatti per ripetere l’impresa di Euro 2016 – promette André Silva, a cui la personalità non fa difetto -. Cristiano dice che posso raccogliere la sua eredità? Beh, se lo dice lui…».

Champions League, Porto-Juventus. Porto-Juventus: le ultimissime dalla giornata lusitana dei bianconeri, che fra meno di quattro ore scenderanno in campo allo stadio Do Dragao. E’ notizia di pochi minuto fa che Beppe Marotta, dg della Juventus, ha visitato il museo del Porto: la piacevole comparsata del dirigente è stata comunicata dal profilo Twitter della società piemontese. Se Marotta è attivo, anche la squadra non è da meno: alle ore 17 infatti la rosa di Allegri ha fatto la sua riunione tecnica accompagnata da una sana e robusta merenda. Intanto oggi pomeriggio anche la squadra di Nuno Espirito Santo ha caricato l’ambiente tramite il proprio profilo twitter ufficiale della società, che con un cinguettio ha messo a confronto il palmares europeo dei due club in campo fra poche ore in uno stadio davvero storico.

Gli stessi quotidiani portoghesi credono che l’impresa si possa fare: “Sem Medo”, titola “A Bola”, che mette in prima pagina l’immagine del tecnico Nuno Espirito Santo mentre impugna una spada. “Quero Mais” è invece il titolo scelto da “O’Jogo”, parafrasando in pratica le parole dell’allenatore in conferenza stampa. “Record” invece punta come taglio all’emozionante sfida fra Andre Silva e Buffon intitolando la sua prima pagina con “O menino e a lenda”, ovvero “Il ragazzo e la leggenda”. E proprio lui, il giocatore forse più forte dei lusitani, ovvero Andrè Silva, ha voluto dare una scossa positiva ai suoi compagni con queste parole riportate da Porto Canal: “Sarà una grande partita contro un grande avversario, ma secondo me non ci sono favoriti. Saremo 11 contro 11, vogliamo uscire con un buon risultato. Buffon? E’ una leggenda del calcio, spero di avere l’opportunità di segnargli”.

Anche Domingos Paciencia, storico ex del Porto e vincitore con i portoghesi della Champions 1986-87, ha parlato così ai microfoni di tuttomercatoweb: “Il Porto ha fiducia, sta bene ed è in buon momento. Il Porto è ad un punto dal Benfica ed è in ottime condizioni. Ma la Juve è più forte, ha una squadra migliore e giocatori più forti. Anche se la mia ex squadra giocando in casa avrà più motivazioni. Non bisognerà prendere gol”. Sempre a tuttomercatoweb un’altra voce molto vicina all’ambiente lusitano, ovvero Joana Carvalho, giornalista del quotidiano Agencia Lusa: “Il Porto attraversa un buon periodo con sei vittorie consecutive ed è imbattuto da settembre. Inoltre, ha una delle squadre europee meno battute in difesa. Penso che questi siano motivi più che sufficienti per Allegri”.

 A tenere banco però mediaticamente oggi è il caso Bonucci: di questa situazione ha parlato ai microfoni di tuttomercatoweb Giovanni Cobolli Gigli, ex presidente dei bianconeri. Ecco la sua opinione: “Sposo totalmente la scelta della società e dell’allenatore. Bonucci è un grandissimo giocatore, un leader dello spogliatoio, ma stando a quanto ho letto e appreso dai media e dai giornali penso che la decisione presa sia quella giusta. Complimenti soprattutto ad Allegri, che si è preso la responsabilità di un’esclusione del genere”. Stando a quanto riporta la Gazzetta dello Sport il difensore – fuori per motivi disciplinari – lascerà posto posto a Barzagli, che formerà la coppia di centrali insieme a Chiellini, mentre sugli esterni ci saranno Lichtsteiner (che nella fase a gironi era stato escluso dalla lista Champions) e Alex Sandro, che sarà sicuramente un po’ emozionato perché incontrerà per la prima volta dal suo addio quella squadra che l’ha fatto esordire in Europa e dove ha giocato per cinque anni. A centrocampo conferma per Pjanic e Khedira (Marchisio andrà inizialmente in panchina), mentre in attacco ci saranno le quattro stelle della squadra, ovvero Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain. E dunque dovrebbe essere questa la formazione che scenderà in campo al Dragao alle ore 20.45: Juventus (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic; Cuadrado, Dybala, Mandzukic; Higuain. Come si può notare il modulo è lo stesso di quello con cui la Juventus sta facendo grandi vittorie in campionato: che sia la volta buona di vedere il bel gioco di Allegri anche in Europa?

Capitolo Porto: Nuno Espirito Santo non si è sbottonato molto nella consueta conferenza stampa alla vigilia del match, ma quello che sembra da indiscrezioni e rumors è che i lusitani saranno una squadra votata all’attacco ma allo stesso tempo consci che il primo obiettivo stasera è quello di provare a non prendere gol. In porta ci sarà ovviamente Casillas, linea difensiva a 4 con Maxi Pereira e Alex Telles (ci ricordare della sue breve parentesi all’Inter?) sugli out esterni, mentre coppia centrale sarà composta da Felipe e Marcano. A centrocampo, reparto dove si giocherà il corso della partita, ecco Danilo, Herrera (cercato dal Napoli la scorsa estate) e Oliver Torres, mentre sulla trequarti agirà Brahimi. In attacco, come detto il talentuoso Andrè Silva e il neo acquisto Tiquinho Soares Questa dovrebbe essere la probabile formazione che scenderà in campo per i padroni di casa: Porto (4-3-1-2): Casillas; Maxi Pereira, Felipe, Marcano, Telles; Danilo, Herrera, Oliver Torres; Brahimi; Soarez, Andre Silva.

L’impressione comune è che si confonda l’attitudine con la maledizione, in una mescolanza gradita soprattutto ai detrattori. Il risultato finale è un paradosso sbugiardato dai numeri: la Juventus non possiede il passo da Europa, quello che invece la caratterizza da sempre in Italia. Sì, il conteggio delle Champions sollevate al cielo resta fermo al 1996, ma la marcia europea dei bianconeri segue il ritmo forsennato delle superpotenze, come testimoniato dalla tabella di fianco. E sarebbe ingeneroso accomunare la maledizione delle finali con il più generale atteggiamento juventino in Europa. Perché arrivare all’ultimo atto non è così facile e, dal 1992 a oggi, solo Milan e Barcellona hanno disputato un numero superiore di finali. Insomma, la Juventus c’è sempre, lotta e rappresenta una certezza anche nella massima competizione continentale.

Tutto questo è storia che trasmette fiducia all’ambiente per l’immediato (gli ottavi di finale contro il Porto) e per il futuro prossimo (la grande corsa verso Cardiff). I precedenti, anche recenti, rappresentano dunque il primo appiglio forte per Massimiliano Allegri e compagni. Ma se è vero che le statistiche non vincono da sole le partite, è altrettanto evidente come l’organico bianconero sia all’altezza del top di gamma in Europa. Cristiano Ronaldo, Messi, Neymar: gli extraterrestri sembrano di un altro pianeta, ma il Psg per esempio ha dimostrato come nulla sia impossibile. E il parterre di stelle che può vantare la Juventus è di primo livello. Higuain è un numero 9 che tiene testa, in fatto di gol e non solo, a superstar quali Suarez e Lewandowski. Dybala è indicato come erede di Messi ed è chiamato ad alzare l’asticella anche in Champions, giocatori di esperienza internazionale come Mandzukic e Dani Alves elevano la competitività di una squadra che ha nella difesa un punto di forza invidiato da mezza Europa. Del resto se Bonucci in estate è stato richiesto a colpi di milioni è perché in quel ruolo un elemento così è merce rara. La benedizione arriva direttamente da Dani Alves, uno che in carriera ha vinto a ogni livello: «Volevo competere in un club di alto livello e vincente. Io sono un vincente, e la Juve lo è. E’ una squadra che può insegnarti sempre qualcosa, è sempre in lotta per un titolo. Ho obiettivi in una grande squadra, sono felice. Abbiamo le qualità per lottare per la Champions, ma qui sono molto superstiziosi ed è meglio non dirlo…».

E’ anche una questione di qualità del gioco: Allegri ha trovato il giusto equilibrio con un assetto più offensivo, anche per il fatto di poter garantire maggiore qualità schierando i fuoriclasse tutti insieme. La missione in Portogallo di domani sarà il primo test internazionale per il 4-2-3-1 bianconero: un esame fondamentale per capire dove può arrivare questa squadra. Gli elementi per puntare in alto ci sono: sì, in Champions la Juventus può farcela e deve puntare al massimo obiettivo. Lo dicono storia, campioni e livello del gioco.

Porto-Juventus, le ultimissime. Continua il countdown di avvicinamento al match di stasera: mancano solo poco più di cinque ore all’inizio dell’andata degli ottavi di finale di Champions League tra Porto e Juventus, che si affronteranno allo stadio Do Dragao alle ore 20.45. Parliamo delle probabili formazioni con cui i due allenatori schiereranno gli undici di partenza, concentrandoci ovviamente sulle scelte di Allegri. Ovviamente partiamo dal caso Bonucci: il giocatore è partito insieme alla squadra, ma non sarà della partita per motivi comportamentali. Il difensore della Nazionale infatti, dopo l’acceso diverbio avuto con il tecnico toscano, andrà in tribuna. Una decisione presa dall’allenatore ex Milan in accordo con la società bianconera.

Le ultime indiscrezioni danno più chance rispetto a ieri per una maglia da titolare di Rugani, anche se per il momento rimane favorito Barzagli a formare la coppia centrale insieme a Chiellini. Nel ruolo di terzini agiranno il redivivo Lichtsteiner e l’ex di turno Alex Sandro  (cinque stagioni con i lusitani). Ecco le parole del calciatore brasiliano, che ha parlato del suo ritorno nello stadio che lo ha consacrato nel grande calcio: “Ho molti amici lì, spero che il Porto vinca la Primeira Liga. In Portogallo ho conosciuto il calcio europeo, che come mentalità è differente da quella brasiliana: ora sono felice di rivedere le persone che conosco, ma quando inizierà la partita ognuno difenderà i suoi colori. Il Porto è conosciuto come una squadra che lotta fino alla fine. Non è mai facile giocare contro di loro, specie quando sono in casa: hanno molti giocatori di ottimo livello, che non mollano per 90 minuti. Arrivare alla Juve è stato un salto nella mia carriera, come quelli che precedentemente avevo vissuto: ogni esperienza mi ha dato tanto, come sta accadendo qui a Torino. Quanto al match di dopodomani, siamo pronti, ben allenati, d’altronde la Juve gioca sempre per vincere e per arrivare in fondo alle competizioni cui partecipa, e questo è anche il mio modo di affrontare le partite”. Insomma, per Alex Sandro non sarà una partita come le altre. Continuiamo però con le scelte di Allegri, che a centrocampo riforma la coppia Khedira-Pjanic. Partirà inizialmente dalla panchina Marchisio. Il modulo con cui la Juventus sta andando forte in campionato verrà riproposto, e prevede che davanti stazioni un poker stellare. A supporto dell’unica punta Higuain ecco il trio delle meraviglie formato da Cuadrado, Dybala e Mandzukic: tutti e tre dovranno anche saper ripiegare in fase difensiva per non far rimanere la squadra troppo scoperta e allungata. Capitolo Porto: Nuno Espirito Santo non si è sbottonato troppo nella conferenza stampa alla vigilia del match, ma può contare sulla migliore formazione, che ha in Andrè Gomes e Soares i due punti riferimento là davanti, nonché giocatori più talentuosi (24 gol in Liga Primeira insieme) con Brahimi. Ci sarà anche un’altra sfida nella sfida, quella fra due numeri uno che nella loro carriera hanno vinto di tutto: Porto-Juventus sarà anche Casillas vs Buffon.  Il loro è veramente un duello infinito:  tra club e Nazionali questo sarà l’incontro numero 17 tra i due portieroni. Qualche tempo fa l’estremo difensore spagnolo aveva rivelato: “Dormo con i pantaloncini di Gigi Buffon”. Casillas se li fece dare ben 13 anni fa dopo un’amichevole giocata a Genova: un attestato di stima fatto da chi si stima vicendevolmente.

Finalmente ci siamo: è tempo di sfide europee anche per i bianconeri, che domani sera alle ore 20.45 allo stadio Dragao affronterà il Porto nel match che vale gli ottavi di finale di Champions League. Si inizia a fare sul serio insomma: con un vantaggio importante sulle inseguitrici in campionato, la squadra di Allegri può ora concentrarsi totalmente su questa partita fondamentale, che giocherà contro quella che in questo momento è la seconda forza della Primeira Liga portoghese.

La formazione allenata da Nuno Espirito Santo, che eliminò la Roma ad agosto nel preliminare, negli ultimi tre mesi ha sfoderato un ruolino di marcia niente male in campionato: in 11 incontri ha vinto dieci volte e pareggiato una. Un andamento molto simile alla Juventus, anche se il Benfica capolista ha fin qua risposto colpo su colpo. I bianconeri arrivano a questa sfida nel migliore dei modi: vittorie su vittorie in campionato, semifinale di Coppa Italia da disputare e il sogno di realizzare un triplete che in Italia è riuscito solo all’Inter. Allegri dovrebbe riproporre lo stesso modulo che ha caratterizzato in positivo questo 2017: 4-2-3-1 spregiudicato, per far vedere che anche in Europa la Juventus può iniziare a dettare legge. Staremo a vedere cosa succederà: la squadra piemontese appare ovviamente favorita, ma i lusitani sono da sempre una formazione ostica, che specialmente in casa – sostenuta da un pubblico molto caldo – può essere temibile. Vediamo dunque come arrivano le due compagini alla partitissima e soprattutto come vedere in streaming gratis diretta live tv video la partita del Dragao.

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Come arriva il Porto – Molto bene oseremmo dire: sei vittorie consecutive in campionato, 16 gol fatti e 4 subiti. Numeri che certificano lo stato di salute di una squadra che ha tutte le carte in regola per mettere sotto pressione la Juventus, come conferma lo stesso presidente dei lusitani Pinto Da Costa: “La Juventus è una grande squadra, sono arrivati in finale due anni fa, quindi sarà per noi difficile. Loro sono favoriti ma anche la Roma era favorita contro di noi, eppure abbiamo vinto 3-0. I successi del calcio portoghese in Champions League sono fondamentali per il nostro movimento, abbiamo perso alcune posizioni in queste ultime due stagioni. Cercherempo di fare bene anche per tutto il Portogallo”. Nuno Espirito Santo sta sciogliendo gli ultimi dubbi di formazione, e la sensazione è che potrebbe optare per un 4-4-2 abbastanza prudente. L’obiettivo primario per i lusitani è non prendere gol, cosa che in campionato sta riuscendo molto bene ai ragazzi del tecnico portoghese, che può poi contare sulla fantasia del canterano Andrè Silva e del brasiliano Soares (insieme hanno realizzato 24 gol in Liga). Dunque linea difensiva composta da Maxi Pereira, Felipe Augusto, Marcano e Telles (vecchia e fugace conoscenza dell’Inter). Qualche dubbio a centrocampo, con Danilo Pereira e Andrè Andrè favoriti per una maglia da titolare in mezzo, mentre sugli out esterni ecco Jusus Corona e Brahimi. Davanti, come detto, la coppia formata da Andrè Silva e Soares.

Come arriva la Juventus – Se il Porto arriva bene alla sfida di domani sera, i bianconeri stanno benissimo: Allegri sembra aver trovato una quadra definitiva con il suo nuovo modulo 4-2-3-1, che con ogni probabilità sarà riproposto anche in questa occasione. In difesa si riprende il posto da titolare Lichtsteiner, dopo che lo svizzero era stato escluso dalla lista Champions nella fase a gironi. Insieme a lui completeranno il reparto arretrato i centrali Bonucci e Rugani, mentre sull’out destro ci sarà l’ex di turno Alex Sandro. Indisponibili Barzagli e Chiellini, a guidare la linea difensiva ci penserà Bonucci. La polemica innescata dal centrale nei confronti di Allegri sembra essere rientrata, come conferma lo stesso calciatore: “Ora abbiamo trovato questo modulo che esalta le nostre capacità e ci permette di giocare un calcio più europeo. Va dato merito al mister di aver trovato questa formula, che sicuramente ci darà tante soddisfazioni. Forse il Porto non sarà una squadra di cartello rispetto ad altre che potevamo pescare negli ottavi, ma da parte nostra c’è il massimo rispetto. Loro hanno attraversato un periodo difficile a inizio stagione, ma hanno superato alla grande quella fase di appannamento. Affronteremo una squadra che può contare su giovani interessanti e che contro di noi scenderà in campo con l’atteggiamento di chi non ha nulla da perdere. Per questo dico che servirà veramente una grande Juve per proseguire il cammino in Europa”. Passiamo al centrocampo, con Pjanic e Khedira che formeranno la coppia in mezzo al terreno di gioco e che dovranno giostrare palloni per il trio formato da Cuadrado, Dybala e Mandzukic. Saranno loro ad ispirare sulla trequarti l’unica punta Higuain.

Porto (4-2-4): Casillas; Maxi Pereira, Felipe Augusto, Marcano, Telles; André André, Danilo Pereira; J.Corona, André Silva, Francisco Soares, Brahimi. All. Nuno Espirito Santo

Juventus (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner, Bonucci, Rugani, Alex Sandro; Khedira, Pjanić; Cuadrado, Dybala, Mandzukić; Higuaín. All. Massimiliano Allegri

L’impressione comune è che si confonda l’attitudine con la maledizione, in una mescolanza gradita soprattutto ai detrattori. Il risultato finale è un paradosso sbugiardato dai numeri: la Juventus non possiede il passo da Europa, quello che invece la caratterizza da sempre in Italia. Sì, il conteggio delle Champions sollevate al cielo resta fermo al 1996, ma la marcia europea dei bianconeri segue il ritmo forsennato delle superpotenze, come testimoniato dalla tabella di fianco. E sarebbe ingeneroso accomunare la maledizione delle finali con il più generale atteggiamento juventino in Europa. Perché arrivare all’ultimo atto non è così facile e, dal 1992 a oggi, solo Milan e Barcellona hanno disputato un numero superiore di finali. Insomma, la Juventus c’è sempre, lotta e rappresenta una certezza anche nella massima competizione continentale.

Tutto questo è storia che trasmette fiducia all’ambiente per l’immediato (gli ottavi di finale contro il Porto) e per il futuro prossimo (la grande corsa verso Cardiff). I precedenti, anche recenti, rappresentano dunque il primo appiglio forte per Massimiliano Allegri e compagni. Ma se è vero che le statistiche non vincono da sole le partite, è altrettanto evidente come l’organico bianconero sia all’altezza del top di gamma in Europa. Cristiano Ronaldo, Messi, Neymar: gli extraterrestri sembrano di un altro pianeta, ma il Psg per esempio ha dimostrato come nulla sia impossibile. E il parterre di stelle che può vantare la Juventus è di primo livello. Higuain è un numero 9 che tiene testa, in fatto di gol e non solo, a superstar quali Suarez e Lewandowski. Dybala è indicato come erede di Messi ed è chiamato ad alzare l’asticella anche in Champions, giocatori di esperienza internazionale come Mandzukic e Dani Alves elevano la competitività di una squadra che ha nella difesa un punto di forza invidiato da mezza Europa. Del resto se Bonucci in estate è stato richiesto a colpi di milioni è perché in quel ruolo un elemento così è merce rara. La benedizione arriva direttamente da Dani Alves, uno che in carriera ha vinto a ogni livello: «Volevo competere in un club di alto livello e vincente. Io sono un vincente, e la Juve lo è. E’ una squadra che può insegnarti sempre qualcosa, è sempre in lotta per un titolo. Ho obiettivi in una grande squadra, sono felice. Abbiamo le qualità per lottare per la Champions, ma qui sono molto superstiziosi ed è meglio non dirlo…».

E’ anche una questione di qualità del gioco: Allegri ha trovato il giusto equilibrio con un assetto più offensivo, anche per il fatto di poter garantire maggiore qualità schierando i fuoriclasse tutti insieme. La missione in Portogallo di domani sarà il primo test internazionale per il 4-2-3-1 bianconero: un esame fondamentale per capire dove può arrivare questa squadra. Gli elementi per puntare in alto ci sono: sì, in Champions la Juventus può farcela e deve puntare al massimo obiettivo. Lo dicono storia, campioni e livello del gioco.

La vena realizzativa di Gonzalo Higuain, la classe cristallina di Paulo Dybala, l’incontenibile energia di Juan Cuadrado: Massimiliano Allegri si gode i gioielli d’attacco, sapendo però che l’equilibrio perfetto e sottile sul quale si regge l’architettura tattica del 4-2-3-1 è garantito principalmente da Mario Mandzukic.

E’ il prototipo dell’ideale giocatore da Champions, e non solo perché l’ha già vinta. Il croato in estate, di fronte all’acquisto milionario del Pipita, pareva destinato a una stagione da alternativa di lusso che avrebbe creato anche delle difficoltà nelle rotazioni. Allegri invece ha avuto il merito di studiare una soluzione in grado di dare spazio a tutte le bocche da fuoco a disposizione. Ma è stata fondamentale pure la disponibilità da parte dello stesso attaccante: il lavoro di sacrificio per la squadra e il moto perpetuo unito alle incontestabili qualità tecniche rendono Mandzukic praticamente insostituibile nella Juventus versione 4-2-3-1. Contro il Palermo si è visto, al di là della vittoria ampia: Stefano Sturaro è stato prezioso, però l’apporto del croato in quel ruolo specifico resta difficilmente replicabile. Infatti Allegri sa quanto sia importante avere SuperMario al cento per cento della condizione e dopo un turno di riposo in campionato a causa della squalifica scontata venerdì sera.

Non è soltanto una questione di sistema di gioco. Certo, da quando c’è il tridente alle spalle di Higuain la versatilità di Mandzukic da esterno sinistro “adattato” ha portato in dote ai bianconeri assist, un gol fondamentale (contro il Crotone), qualità nella manovra e copertura in fase di non possesso palla. Però è in Champions che il bomber croato ha dimostrato in carriera di poter rivelarsi decisivo, come uomo gol, ma più in generale come elemento di personalità e carisma. E’ uomo di poche parole, mister no good. Però lascia che sia il campo a parlare per lui. E la grinta che mostra in ogni partita è un messaggio anche ai compagni di quanto non sia mai appagato uno che in carriera ha già vinto tanto. E’ questo uno dei segreti di SuperMario, sempre più idolo dei tifosi bianconeri che ne esaltano lo spirito da combattente e la generosità inesauribile.

Ma esiste anche una questione tecnico-tattica da sviluppare ed è proprio in tale aspetto che Mandzukic ha dimostrato una professionalità di ferro. Allegri rivede in lui la versione dell’Eto’o interista ai tempi di Mourinho e del triplete nerazzurro, quando il grande attaccante camerunese agiva sulla fascia, a volte da terzino aggiunto per garantire alla squadra quella stabilità che diventa essenziale in un sistema ultra offensivo. La filosofia di Allegri è simile, così come impeccabile è l’atteggiamento di Mandzukic, il quale finora ha sempre messo in secondo piano le statistiche personali a favore del raggiungimento dei traguardi di squadra. Allora, ancora di più, non deve stupire l’innamoramento dei tifosi.

Dicevano dell’uno: è sovrappeso, non segnerà mai più come nell’ultimo anno perché a Napoli giocavano tutti per lui. Aggiungevano dell’altro, in tempi distinti: gioca troppo lontano dalla porta, nella nuova Juventus avrà difficoltà perché non è lui il riferimento dell’attacco. E chiudevano a proposito di quel duo d’autore: non si passano mai il pallone. Sissì, come no, tanto che ora quei due lì fanno coppia fissa: Gonzalo e Paulo, Pipita e Joya, sangre argentino nelle vene, fame bianconera di trionfi in un corpo solo dove sudore, fatica e muscoli silenziano malumori e malignità altrui. Higuain e Dybala non avrebbero potuto scegliere un momento migliore per affinare l’intesa: tempo due giorni e riparte la rincorsa alla Champions. Un progetto che può farsi realtà, oltre lo step di un sogno banale.

L’euroscintilla fra le due anime più sfolgoranti dell’attacco dei campioni d’Italia è scattata secondo un timing perfetto. Sono tornati a “mangiare” gli avversari nello stesso giorno (venerdì 17, gran colpo!) e il ricorso al 4-2-3-1 avrà pure il suo peso, però non spiega tutto. Il fatto è che se la coppia più bella del mondo juventino si mette a giocare a calcio diventa dura anche solo provare a frenarli. E contro il Palermo si è avuta l’ultima riprova, degna prosecuzione dell’ultimo precedente in cui i due erano andati in gol assieme: 22 gennaio, 2-0 alla Lazio al debutto del nuovo modulo con abbandono in soffitta del 3-5-2. Ecco, appunto, l’incidenza del sistema di gioco “all’europea”, purché lo stesso non sia un fattore limitante della poesia insita nel genio instillato in quel duetto lì da madre natura. Tre gol in coppia, l’assist reciproco, quel feeling che migliora di minuto in minuto, gli abbracci, i sorrisi e pure il doveroso ringraziamento al Pipita per il sublime regalo con il tacco, propedeutico al 4-0: spettacolo!

Poi è chiaro che tutto sia migliorabile, compresi i 32 gol complesisvi messi in cascina fino alla vigilia del primo “dentro o fuori” in Europa. Ma il bilancio provvisoria già racconta una trama sfavillante che s’intreccia con le prospettive di ciò che può ancora accadere. Perché quei due lì son capaci di tutto e al popolo juventino in solenne adorazione conviene pensare che finora non abbia visto quasi nulla delle potenzialità di un’accoppiata da urlo. Uniti, Gonzalo e Paulo, non soltanto dal fiuto per il gol, ma pure dalla disponibilità, dal senso del sacrificio, dal desiderio di griffare una stagione che può andare ben oltre la leggenda. E pure dalla voglia di rispondere per le rime a chi pensa che Robert Lewandowski, Angel Di Maria, Karim Benzema (giusto per menzionare i più recenti goleador stellati in Champions) siano di un’altra pasta. Altroché: Dybalin non è il nome di un medicinale il cui uso è sconsigliabile agli antijuventini, ma resta una garanzia di affidabilità, anche contro la difesa del Porto, una delle meno battute in Europa.

La svolta in Champions è dietro l’angolo, grazie alle magie architettate da quei due lì. E dinanzi a chi pensa che alla lunga il 4-2-3-1 possa sbarrare la strada alla prolificità di Dybala, ecco la risposta dello stesso ragazzino alla tv del club: «Con questo sistema di gioco indietreggio un po’ per trovare spazi, visto che in avanti siamo in tanti e contro squadre chiuse è dura farsi largo. Ma da quella posizione posso passare il pallone a un compagno, facendo salire difensori e centrocampisti». Parole più che incisive, così come quelle dedicate al feeling con Higuain: «L’assist di tacco? Mi sono detto, qui non lo prendono più e lui segna, però l’ho seguito perché pensavo che qualcosa del genere sarebbe potuta succedere. A quel punto l’ho chiamato e lui mi ha sentito: il pallone è arrivato in modo perfetto. Con Gonzalo a volte è dura trovarsi perché gli avversari chiudono gli spazi, ma noi cerchiamo di fare il meglio per la squadra». C’è stato un tempo (metà settembre 2016) in cui la Joya servì un altro assist al bacio al connazionale, contro il Sassuolo: «Con Higuain mi trovo benissimo, del resto giocare con lui è facile, visti i suoi movimenti», disse l’ex Palermo. Come dire: se il Pipita mi detta il passaggio, metà problema è già risolto.

E’ una storia, se si vuole, anche di cuore. Come quando – era il 10 gennaio – il Pipita lasciò il rigore del 2-0 al compagno contro il Bologna: «Ho visto Paulo che mi guardava convinto, sentiva che sarebbe andata bene – disse Higuain -. L’ho lasciato tirare perché gli voglio bene: sono felice che abbia segnato. Se lui è ok, per noi può essere determinante». Era la prima da titolare per Dybala dopo l’infortunio e il re dei bomber juventini decise di lasciargli oneri e onori dal dischetto, tanto il suo (leggasi: doppietta) l’avrebbe comunque fatto. Il tratto caratteriale in comune? Sorridono sempre, perché in questa Juventus ci si diverte da matti. Poi capita che nelle ultime ore l’uno (Gonzalo) si lasci ritrarre dal balconcino di casa in abiti “normali” («Buona domenica a tutti»), mentre l’altro si rilassi giocando a scacchi. Ma a Porto, mercoledì, nessuno dei due intende fare la figura dell’alfiere…

Una notte per numeri uno. Lo è da sempre la Champions League, una cosa per grandi. Lo è ancora di più l’incrocio tra Porto e Juventus. Perchè mercoledì si affronteranno le stelle bianconere, come Higuain e Dybala, e gli emergenti portoghesi guidati da Andrè Silva. Ma la sfida nella sfida sarà tra i pali dove prenderanno posto due autentici fenomeni senza tempo, due numeri uno veri e propri: Casillas e Buffon.

COMPLIMENTI. Iker e Gigi sono amici e si stimano davvero tanto. Un feeling frutto di carriere straordinarie e del riconoscimento reciproco delle rispettive qualità. L’azzurro ha sempre citato lo spagnolo tra i migliori portieri del mondo e lo ha ribadito pochi giorni. «Sei il migliore» aveva twitta- to Iker in merito a un post della Uefa che li metteva a confronto. « Io non scelgo, noi siamo i migliori» ha risposto Gigi. Sono due totem: 827 presenze totali per lo juventino, che ha appena tagliato il traguardo dei 39 anni; 824 caps per lo spagnolo, che di anni ne farà 36 a maggio. «Abbiamo avuto una carriera molto simile – spiega Casillas in un’intervista al sito dell’Uefa -: entrambi abbiamo vinto molto giocando, spesso e volentieri, l’uno contro l’altro. Il calcio italiano non avrà mai piùun portiere come lui. Uno che, sia in Europa che nel mondo, è considerato tra i migliori della storia. La nostra, però, è una rivalità sana perché siamo amici e giocare contro di lui è sempre un piacere».

DIVISI. Buffon e Casillas sono due campioni molto vicini, hanno vinto praticamente tutto con Juve, Real Madrid, Italia e Spagna. Ma anche lontani. Divisi proprio dalla Champions League che Gigi nella sua splendida carriera ha soltanto sfiorato e che Iker ha invece sollevato per ben tre volte. Lo juventino è arrivato a un passo dalla gioia in due occasioni, nel 2003 contro il Milan e nel 2015 a Berlino contro il Barcellona. Lo spagnolo ha realizzato un bel tris, conquistando il trofeo nel 2000, nel 2002 e nel 2014 con il Real Madrid. Per Gigi la Champions è il grande sogno, è il titolo che manca allo straordinario albo d’oro della sua altrettanto straordinaria carriera. Un sogno che ricomincerà a inseguire proprio dall’Estadio Do Dragao dove la Juve si presenta alla gara di andata degli ottavi di finale con i favori del pronostico ma con la consapevolezza che ci sarà da sudare eccome. Nell’altra metà campo ci sarà Casillas a provare a mettere ostacoli alla cavalcata bianconera. Lui che con la Champions ha un feeling davvero grande. Oltre ad averla sollevata in tre occasioni, infatti, Iker detiene il primato di presenze nelle competizioni europee per club con la maglia dei Blancos: 157 caps, 152 dei quali realizzati proprio in Champions. In tutto sono 168 le sue presenze nelle coppe europee contro le 144 di Buffon.

VERSO CARDIFF. L’obiettivo per entrambi è Cardiff. In questa edizione, Gigi ha fatto meglio di Iker: 2 gol incassati contro 4, ma lo spagnolo ha giocato 8 match (il Porto ha fatto i playoff) rispetto ai 5 dell’azzurro. Il guanto(ne) della sfida è già stato lanciato da Casillas, confortato dal precedente stagionale con un’altra italiana. «Sette mesi fa, abbiamo battuto, nei preliminari di Champions Lea- gue, una squadra formata da eccellenti calciatori come la Roma perché a volte, l’entusiasmo, il desiderio, lo sforzo e il coraggio possono essere più importanti delle qualità individuali. Siamo arrivati fino a questo punto per godere, essere ambiziosi e sognare». Ambizione e sogno: due termini che si addicono perfettamente anche a Buffon che vuole condurre la Juve lassù, più in alto di tutti, a Cardiff. Per fare un altro passo nella storia, anche a costo di dare un dispiacere all’amico Iker.

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Scorrendo le formazioni delle sedici squadre che stanno dando vita agli ottavi di Champions League, anche alla luce delle prime partite della scorsa settimana, è davvero difficile trovarne una che sicuramente batterebbe la Juventus. Ci sono formazioni meno forti, formazioni più o meno all’altezza di quella di Allegri e formazioni leggermente più forti, ma nessuna così forte da non lasciare neppure una speranza.

Juventus, ecco perché è il momento di farsi furba, evitare stupidaggini e crederci fino alla fine, come da motto del club. La Champions League ci ha insegnato che la vittoria finale è frutto di un insieme di dettagli e della sufficiente dose di fortuna. Non che il Real Madrid non meritasse le ultime due Coppe che ha vinto in finale con l’Atletico, ma a Lisbona stava perdendo la Coppa fino a pochi secondi dalla fine e a Milano l’ha agguantata ai rigori. La stessa Juventus l’anno scorso ha visto sfumare una delle più belle imprese compiute nell’ultimo decennio (l’eliminazione del Bayern Monaco all’Allianz Arena) a un secondo dalla fine, per un mancato rinvio lungo di Evra.

Insomma, è inutile pensare di combattere il destino, a volte in Champions decide lui. L’unico vero peccato imperdonabile è commettere leggerezze come sottovalutare gli avversari (tipo il Porto…) o non credere sufficientemente in se stessi. La Juventus, dunque, deve farsi furba e mettersi in testa che: 1) questa edizione della coppa potrebbe aver fornito un allineamento planetario particolarmente favorevole alla vittoria di un club senza Cristiano Ronaldo o Lionel Messi; 2) ha i mezzi per arrivare in fondo alla competizione se continua a giocare come ha giocato finora con il 4-2-3-1, ovvero con una spasmodica solidarietà agonistica, nella quale tutti aiutano tutti e tutti corrono come matti; 3) la società ha il dna europeo che in molti le negano, aggrappandosi a quella leggenda metropolitana secondo la quale i bianconeri sono in grado di vincere solo in Italia. Niente di più falso come dimostrano i numeri. La Juventus ha una sinistra tendenza a perdere le finali, ma solo il Milan e il Barcellona hanno raggiunto più finali di Champions League negli ultimi 25 anni (6 contro 5). Dai Juve, fatti furba.

Ecco un po’ di statistiche del match di domani sera: nelle tre partite ufficiali in cui Porto e Juventus si sono affrontate, i bianconeri non hanno mai perso. Nel 1984 la squadra torinese ha battuto i lusitani per 2-1 nella finale della Coppa delle Coppe a Basilea, mentre nel 2001 si ritrovarono di fronte nella fase a gironi della Champions League. Pareggio nel primo match al Dragao e vittoria per 3-1 al Delle Alpi. L’unico giocatore rimasto nella rosa delle due squadre è Buffon.

E ora veniamo alle informazioni relative a dove vedere Porto-Juventus in streaming gratis diretta live tv video: la partita non sarà trasmessa in tv in chiaro da Canale 5, dal momento che Mediaset ha optato per farla vedere solo a pagamento su Premium. La diretta sarà presente nei canali Sport (ch.370) e Sport Hd (ch380), con la possibilità di vederla in streaming su pc, smartphone e tablet grazie all’app di Premium Play. Tuttavia il match sarà trasmesso anche in chiaro dal canale svizzero RSI La 2, ed anche in streaming sul sito ufficiale: tuttavia questo canale è ricevuto solo da alcuni comuni del nord Italia. Ecco l’elenco dei comuni in cui prende il segnale antenna di RSI La 2: Tradate – Venegono Inferiore – Venegono Superiore – Castiglione Olona – Gornate – Castelseprio – Morazzone – Fagnano Olona – Cassano Magnago – Gallarate –  Cardano al Campo – Arsago Seprio – Busto Arsizio – Lonate Ceppino – Cairate – Olgiate Olona – Solbiate Olona – Castellanza – Legnano – Rescaldina – Cerro Maggiore – Locate Varesino – Carbonate – Mozzate – Gerenzano – Lomazzo – Turate – Cislago – Saronno – Solaro – Cesate – Uboldo – Lainate – Castelnuovo Bozzente – Fenegrò – Fino Mornasco – Limido Comasco – Appiano Gentile – Casnate con Bernate – Como – Cantù – Milano -Monza – Pavia – Castano Primo – Magenta – Vigevano – Turbigo – Ispra – Arona – Oleggio – Novara – Varese.

Queste inoltre le frequeze: Como 39 UHF; Varese 39 e 57 UHF; Ginestrerio e Lugano 57 e 39; Locarno 31 UHF; Airolo, Alta Leventina e Valle Bedretto UHF 37; Brione, Valle Verzasca UHF 57; Castel San Pietro, Mendrisiotto UHF 39; Ceneri, Piano di Magadino, Bellinzonese UHF 49; Cardada, Locarnese UHF 31; Dalpe, Media Leventina, Faido UHF 48; Gola di Lago, Isone UHF 37; Lavertezzo, Valle Verzasca 40; Monti Motti, Valle Verzasca UHF 26; Pizzo Matro, Riviera, Blenio, Bassa Leventina UHF 29; Peccia, Valle Lavizzara UHF 39; Pizzo, Castello Valle Maggia UHF 44; San Salvatore, Luganese UHF 57; Valle Muggio UHF 27.

Ricordiamo inoltre che Rojadirecta, sito attraverso cui si potevano vedere le partite gratis, è stato dichiarato illegale ed è vietato l’utilizzo di questo genere di piattaforme: lo scorso 27 ottobre infatti il fondatore dell’emittente, Igor Seoane Miñan, è stato arrestato. Gli agenti gli hanno messo le manette ai polsi in un tribunale di La Coruna, in Spagna.

Porto-Juventus, clamorosa indiscrezione uscita in questi minuti: sembrava che il diverbio tra Allegri e Bonucci fosse rientrato, invece a quanto pare l’acceso alterco nato fra l’allenatore toscano e il difensore bianconero potrebbe aver avuto delle conseguenze e degli strascichi inaspettati. Considerando che Barzagli e Chiellini sembra che abbiano recuperato dai loro rispettivi infortuni, con Benatia e Brzagli che scalpitano per trovare una maglia dall’inizio, allora il centrale della Nazionale potrebbe anche accomodarsi in tribuna. Una notizia che avrebbe del clamoroso e andrebbe certamente a condizionare non poco la marcia di avvicinamento alla partitissima di domani sera dello stadio Dragao. Ci sarà invece sicuramente Higuain, che ha lanciato la sua Juventus con queste parole: “Bello stadio, con una squadra che gioca la Champions da sempre: forte e cattiva, sportivamente. Dobbiamo stare attenti. Con Casillas ci parliamo, l’altro giorno mi ha stuzzicato sui social, ma abbiamo un buon rapporto. E poi fa sempre piacere fare gol ai grandi portieri. Giocare con i più forti ti fa migliorare, è logico. Chiunque tu sia, puoi sempre imparare. Basta guadare Gigi, uno che ha vinto tutto, eppure si allena come fosse un bambino. E così Dani Alves e altri compagni: è quella fame che ti fa vincere, anche se l’hai già fatto. Non è facile. Vincere non è importante, è l’unica cosa che conta: non è una frasetta, ma l’esempio più chiaro dell’essenza di questa squadra. Arrivi in un modo, e non è che ti cambiano, ma cercano di migliorare il tuo punto debole. E poi ci sono tanti collaboratori, che non sbagliano mai, e tu devi solo preoccuparti di giocare: è una cosa fondamentale. Mi sento felicissimo, per l’affetto che mi danno i compagni, i tifosi, la società, la città: mi sento parte di loro. Non sento nessuna pressione. Anzi, per me è un privilegio sapere che mi hanno preso pensando di vincere in Europa, dobbiamo stare tranquilli. Possiamo vincere la Champions ma dobbiamo stare tranquilli”.

Intanto pochi minuti fa Allegri ha diramato la lista dei convocati:

Portieri: Audero, Buffon, Neto;

Difensori: Alex Sandro, Barzagli, Benatia, Bonucci, Chiellini, Dani Alves, Lichtsteiner, Rugani;

Centrocampisti: Asamoah, Cuadrado, Khedira, Lemina, Marchisio, Pjanic, Rincon, Sturaro;

Attaccanti: Dybala, Higuain, Mandzukic, Pjaca.

I ballottaggi a questo punto riguardano almeno tre posti in difesa, dal momento che l’unico sicuro di una maglia da titolare è il solo Lichtsteiner: ironia della sorte, perché era l’unico giocatore non in lista Champions nella fase a gironi. Bonucci e Barzagli hanno recuperato ma non sono al meglio, Bonucci potrebbe finire in tribuna. La situazione è questa, perciò Benatia e Rugani sperano di poter avere una chance dall’inizio. Per il resto la formazione è fatta: Khedira e Pjanic coppia di centrocampo, Cuadrado e Mandukic sugli esterni con Dybala a supportare il Pipita-

Il Porto è allenato da questa stagione da Nuno Espírito Santo, tornato in patria dopo l’esperienza al Valencia. Quella con i dragões è la sua terza esperienza da primo allenatore, dopo quelle al Rio Ave e quella in Spagna, in cui aveva ottenuto la qualificazione ai playoff di Champions League nel 2014/2015 e dove nacque il “nunismo”. Una sorta di adorazione popolare per un allenatore in grado di fare esprimere alla sua squadra un gioco intenso che emoziona i tifosi.
Ma chi è Nuno Espírito Santo? Nel 1996, quando era un giovane portiere del Victoria Guimaraes, incontra il proprietario di una discoteca, tale Jorge Mendes, e passa al Deportivo La Coruna grazie proprio all’intermediazione dell’amico, che diventerà uno dei procuratori più potenti del mondo. Nel 2002 approda al Porto di Mourinho, al quale carpisce i trucchi del mestiere e delle leve motivazionali. Mendes poi lo convince a diventare allenatore, con risultati sorprendenti. La sua ricetta è semplice: coesione, disciplina, lavoro duro.

Più che negli schemi di gioco il tecnico dei dragoni si distingue per l’impianto filosofico e quelli che definisce i 3 pilastri del coaching. Comprensione: capacità di capire il contesto in cui il mister deve operare e capacità dei giocatori di entrare in empatia tra loro creando un clima di fiducia reciproca. Compromesso: capacità di mediare tra i propri ideali di gioco e le attitudini dell’organico e anche il sacrificio individuale chiesto ai giocatori a favore dell’interesse collettivo. Comunicazione: capacità di far arrivare concetti e stimoli chiari, ma anche di costruire codifiche condivise dando la possibilità ai giocatori di dialogare e intendersi al volo in campo.
Questa matrice emotiva e cognitiva è, a maggior ragione, la priorità di Nuno quest’anno che avendo una squadra complessivamente giovane ha ancor più la necessità di puntare sul “team building”. Fissate le “3C”, tutto il resto si può discutere, anche il sistema di gioco. Espírito Santo punta molto, come Allegri del resto, sulla versatilità: sta utilizzando ultimamente il 4-4-1-1, ma nel suo passato ha giocato anche con il 4-3-3, oltre che con la difesa a 3. Si adatta spesso all’avversario, studiandolo in maniera analitica anche nelle caratteristiche individuali.

Più del modulo è interessante il suo concetto di gestione dello spazio: i giocatori devono ridurre il campo alla metà, stando in 40-50 metri sia quando si difende che quando si attacca, con baricentro in grado di abbassarsi e alzarsi velocemente sfruttando al massimo le transizioni, la vera essenza del suo calcio. Questa compattezza permette un’ottima difesa della porta. Gli attaccanti pressano i loro riferimenti con grande veemenza e alle loro spalle nelle ultime partite il Porto ha sempre proposto due linee di 4 molto strette, con l’obiettivo di invitare l’avversario a giocare per vie esterne. Non sarà facile per Khedira e Pjanic tenere aperti i canali di comunicazione con Dybala e Higuain. Direzionato l’avversario in fascia, il Porto cerca il recupero palla con le catene laterali che si stringono.

Gli antidoti sono presto detti: velocità di passaggio e temi di gioco variati. I bianconeri hanno le qualità per palleggiare nello stretto ma non devono tergiversare in passaggi asfittici. Meglio alternare questi fraseggi a gittate lunghe su Mandzukic per allungare e allargare le barriere difensive avversarie. Sarebbe mortifero concedere al Porto il break veloce, la loro arma preferita (solo 34% il possesso nella gara vinta con lo Sporting). Il primo pensiero è bucare l’avversario con ripartenze che sfruttano la velocità degli attaccanti: passaggi filtranti se il recupero è alto; lancio immediato a cercare la sponda di Francisco Soares per i tagli di Silva se il recupero è nel proprio terzo difensivo.

Un altro aspetto tattico che caratterizza il gioco del Porto è la collocazione degli esterni alti. Corona (tutto mancino) gioca a destra, Brahimi (piede destro) a sinistra. Mentre quest’ultimo si muove per linee verticali, sfruttando accelerazione e cambio di passo, il fantasista messicano ama rientrare sull’interno per rifinire l’azione con cross tagliati come nel primo gol di André Silva allo Sporting. Per questo mi aspetto un’attenzione particolare di Khedira in quella zona a garantire il raddoppio interno ad Alex Sandro. Il Porto sfrutta anche la sovrapposizione dei terzini: il nazionale uruguaiano Maxi Pereira a destra e l’ex interista Telles a sinistra, non molto dotato fisicamente ma con un sinistro preciso. Rovesciando l’attenzione sul fronte opposto, proprio il duello Cuadrado-Telles potrebbe dare vantaggi ai bianconeri. Il colombiano nell’ “1 vs 1” può mettere in crisi il terzino del Porto e creare la superiorità numerica. Per questo potrebbe alla fine essere più utile Dani Alves, tasso tecnico più alto e più alternative di gioco da dietro, che Lichtsteiner, più forte nei duelli e più predisposto alla spinta.

Decisivo sarà ancora una volta l’apporto del tandem argentino della Juve, la cui intesa sta migliorando partita dopo partita. La gara col Palermo, se ce ne fosse stato ancora bisogno, ha decretato la necessità di tenere Dybala vicino a Higuain, meglio se alle sue spalle. La sua capacità di muoversi tra le linee, girarsi e servire il compagno sul movimento a semiluna è un’opzione troppo importante. Mi aspetto naturalmente anche la combinazione contraria con il Pipita incontro a ricevere palla e Dybala ad attaccare la profondità. La sincronia tra loro vale almeno quanto l’abilità tecnica e la capacità realizzativa.
La Juve dovrà andare in campo per vincere senza pensare al ritorno. Il Porto, al di là della vittoria larga con un Leicester già qualificato e pieno di rincalzi nell’ultimo match dei group stage, fa, per le sue difficoltà nel costruire gioco, più fatica in casa che in trasferta, quando può invece giocare in contropiede. Ne sa qualcosa la Roma distrutta 0-3 all’Olimpico quest’estate. Sarebbe un errore strategico mettersi in modalità gestione puntando a risolvere la pratica allo Juventus Stadium.

Bonucci o non Bonucci… «La squadra è pronta e concentrata – spiega Allegri -, non credo assolutamente che sia distratta. Questa competizione regala molte emozioni, dà motivazioni e soprattutto va affrontata con il piacere che deriva dal giocare partite di tale importanza su questi palcoscenici. Credo che tutti i miei 25 giocatori siano concentrati al punto giusto». Sui rivali: «Il Porto è una squadra abituata a giocare la Champions League e certi tipi di partite. Inoltre è una squadra che non perde dal 27 settembre. Ha preso 14 gol in tutta la stagione, più della metà nei primi tre mesi; ha segnato 10 gol nel girone e ne ha subiti soltanto 2. In casa, negli ultimi anni, ha battuto Bayern Monaco e Chelsea. Insomma, sappiamo le difficoltà che ci aspettano. E sappiamo che la differenza tra il giocare fuori e il giocare in casa è che quando giochiamo fuori alla prima occasione dobbiamo fare gol»
E ancora: «Barzagli e Chiellini stanno bene. Tra l’altro siamo venuti tutti, perché è un momento importante della stagione e la squadra deve essere unita. Col Porto, comunque, se volete saperlo, Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain giocheranno. Pure Pjanic. Così siete contenti e potete scriverlo, Juve a 5 stelle…».

Juventus e Porto presto potrebbero incrociarsi anche nel campionato portoghese e non soltanto in Champions. Sembra fantacalcio, in realtà è un’idea che da qualche tempo frulla nella testa dei dirigenti bianconeri. Nella Primeira Liga non scenderebbero in campo Buffon e Higuain, bensì una sorta di “Juve portoghese”. Dna lusitano, proprietà e imprinting italiano. In corso Galileo Ferraris lo scenario è allo studio da almeno due anni e in tanti sono pronti a scommettere sulla sua futura realizzazione. Il progetto dei campioni d’Italia di gestire una società portoghese rientra in un preciso piano tecnico. Piano indirettamente “consigliato” proprio dal Porto, che da una vita è considerato un modello nel reclutamento dei giovani talenti sudamericani. Dalla boutique del potente presidente Pinto da Costa negli ultimi 15-20 anni sono passati fior di giocatori. Da Falcao ad Alex Sandro, passando per i vari Hulk, Deco, James Rodriguez: tutti arrivati a prezzi low cost e rivenduti a peso d’oro alle big d’Europa. Pinto da Costa è il boss e la mente. Ma il braccio operativo, vero architetto del fruttuoso puzzle, è sempre stato il ds Antero, quello che gli esperti definiscono una sorta di “Paratici lusitano” per l’innegabile fiuto nello scouting. Antero ha lasciato il Porto in autunno dopo 26 anni di militanza nel club (il primo incarico fu da addetto stampa), di cui 11 come direttore sportivo. La sua eredità è pesante e tuttora concreta: le prossime cessioni di lusso del Porto saranno tutte figlie delle sue ultime intuizioni di mercato. Al suo posto Pinto da Costa ha richiamato Luis Goncalves (ex Shakhtar Donetsk), vecchio delfino di Antero.

Il presidente ha messo a punto una macchina perfetta. Merito di ottime intuizioni, ma anche di una legislazione portoghese più favorevole a livello di mercato internazionale. Ed è proprio questo secondo aspetto che spinge la Juventus a valutare l’acquisto di un club della Primeira Liga. In Portogallo è più semplice pescare in Sud America grazie a una regolamentazione meno rigida a livello di extracomunitari (ogni club può averne sei in rosa). Facilitazioni burocratiche che permettono al Porto (e anche al Benfica) di bruciare la concorrenza sui migliori brasiliani (che addirittura non vengono considerati stranieri in quanto il Brasile è un’ex colonia) e argentini. Non è una coincidenza se Falcao è stato pescato nel River Plate dal Porto e Di Maria il Benfica lo ha scovato prima di tutti nel Rosario Central.

Per la Juventus avere una squadra in Portogallo nella quale far convergere e testare in prima battuta i sudamericani avrebbe indubbi vantaggi. Permetterebbe ai bianconeri di giocare d’anticipo e arrivare sull’Alex Sandro di turno subito e non dopo una parentesi al Porto con relativo esborso di 26 milioni di euro. C’è poi un altro aspetto tutt’altro che secondario ed è quello culturale. Trasferirsi dal Brasile al Portogallo è molto più semplice che passare da Rio de Janeiro a Torino. Questione di lingua (che nel caso di brasiliani e portoghesi è la stessa) e abitudini. Alex Sandro, nei giorni scorsi, ha detto che il Porto si è rivelato una tappa fondamentale per conoscere il calcio europeo in modo graduale. L’idea bianconera di avere una squadra nel campionato con Porto e Benfica è legata anche a questo aspetto. Invece che catapultare un ragazzo dal Brasile all’Italia con il rischio di bruciarlo, meglio farlo crescere per due anni in una Juventus portoghese, in un ambiente più simile al Sud America sia dentro sia fuori dal campo.

Cento partite in Champions con la maglia bianconera. Nessun calciatore, nella storia della Juventus, ha mai tagliato un traguardo così prestigioso. Tocca a Gigi Buffon, sempre più leggendario, uno scrigno di record che ricordano il tempo passato, a differenza dei riflessi, intatti come a vent’anni. «Mi hanno detto in aereo delle cento partite – sorride -: sinceramente sono rimasto male, pensavo di averne fatte molte di più… Il mio ego ha subito un brutto colpo».

FORMA. Nella Champions vera e propria conta 95 presenze, alle quali, però, vanno sommati 4 preliminari. Stasera raggiungerà la cifra tonda, impreziosendo un primato che già gli appartiene, davanti ad Alessandro Del Piero e Alessio Tac- chinardi, quest’ultimo presente all’Estadio do Dragào in qualità di opinionista: bello l’abbraccio con Gigi quando lascia la sala conferenze per raggiungere i compagni e l’incrocia. E’ un monumento, il portiere bianconero. E stasera davanti avrà un altro monumento del ruolo, in una sfida senza tempo e di qualità elevatissima: «Sono felicissimo di incontrare Iker Casillas: un amico, un avversario che ho stimato e continuo a stimare tantissimo, un campione che ha avuto la forza di rimettersi in discussione, di fare una scelta se vogliamo scomoda. L’ho visto giocare, ultimamente, e mi sembra in grande forma: gli auguro di fare due grandi partite».

RESPONSABILITÀ’. Immancabile un intervento sul caso Bonucci, benché quando
Buffon parla non sia ancora arrivata l’ufficialità dell’esclusione: «L’unica cosa che uno può dire in questi casi è che se si è un giocatore importantissimo, trainante, di grande personalità e di grande talento come può essere Leo, o come possono essere altri in questa squadra, bisogna essere anche i primi a sacrificarsi per il bene della stessa o per il bene o la salvaguardia di determinati equilibri e valori. Penso, di conseguenza, che Leo, un ragazzo molto intelligente, che tiene tanto al gruppo e alla Juventus, che incarna proprio lo stile Juve, non avrà nessun tipo di difficoltà ad accettare qualsiasi tipo di decisione. Sa, nel suo profondo, che lo farà per il bene della Juve e per dare un segnale, tra virgolette, educativo per tanti altri che giocano insieme a noi. Chi ha un senso di responsabilità importante, conosce benissimo queste dinamiche». Il diverbio non lascerà comunque tracce: «Cose che capitano nelle grandi squadre, dove ci sono grandi responsabilità e grandi pressioni. Non è nulla di grave e non compromette niente».

SOGNO. Nota finale sulla partita, prendendo spunto dalla sfida con il gioiellino André Silva che confida il sogno di fare gol alla leggenda: «Rappresenta sicuramente un grande pericolo, lo conosco molto bene e gli auguro di realizzare il suo sogno, però con… passaggio di turno nostro, perché sarebbe bello fare felici più persone possibili. Io dovrò cercare sicuramente di essere al massimo della forma per non subire reti, perché il Porto è una squadra che spesso fa disperare i portieri avversari. Insieme a tutta la squadra, spero di poter fare una prestazione difensiva di alto livello. Rispetto il Porto, ma sono fiducioso: per il nostro valore e perché vedo come ci alleniamo e quanto teniamo a migliorarci, perché vedo i margini di crescita che abbiamo e la disponibilità di tutti nel lavoro»

La legge della Juventus punisce duramente Leonardo Bonucci, che finisce di scontare la sua pena in tribuna, ma colpisce anche Massimiliano Allegri, che pagherà una multa per espiare la sua reazione di venerdì sera. Una ammenda che l’allenatore si è autoinflitto, seppure discretamente consigliato dalla società, ieri silente, ma quanto mai presente e padrona della situazione. Le decisioni di ieri sono infatti sentenze della società, intervenuta per stroncare una situazione potenzialmente pericolosa. Un segnale fortissimo, proprio per la portata e le possibili conseguenze della clamorosa esclusione: affrontare una partita importante come quella di questa sera senza un giocatore fondamentale come Leonardo Bonucci significa esporsi a rischi di ogni genere, da quelli ovviamente tecnici fino a quelli mediatici. Il solitamente pragmatico Marotta però questa volta ha rinunciato alla realpolitik in favore del principio, anzi dei principi che distinguono un club solido: ordine, gerarchia e stile, dai quali non si può derogare in virtù di una, eventuale, necessità tecnica, perché le conseguenze potrebbero essere una caotica ingestibilità della squadra e dell’azienda Juventus. Anzi, la vicenda si è protratta anche più a lungo di quanto i vertici avrebbero voluto, avvicinandosi troppo pericolosamente all’impegno con il Porto.

Tutto è iniziato nei minuti finali di Juventus-Palermo di venerdì sera. I bianconeri vincono facile, forse troppo facile, tant’è che in fase difensiva il relax costa qualche errore ed omissione. Allegri a bordo campo pensa già a Porto, certo non teme la rimonta del Palermo, e pungola, grida, sbraita richiamando a una maggiore concentrazione alcuni giocatori. Il clima, insomma, non è serenissimo e in questo contesto si inserisce l’infelice uscita di Bonucci che si rivolge ad Allegri suggerendo una sostituzione e usando un tono (e pare un insulto) molto al di sopra delle righe. Allegri non la prende bene e risponde in rima baciata, lo fa in favore di telecamera che riprende tutto e permette una ricostruzione minuziosa del suo… punto di vista. A fine partita Bonucci non festeggia con i compagni, ma vola nello spogliatoio scurissimo in volto. Non si incrocia nemmeno con Allegri, che in tv pompiereggia («Caso chiuso, ci siamo chiariti»). Sabato, tuttavia, torna sulla vicenda e consultandosi con la società matura la decisione della multa e della sospensione per questa sera, notizia rimasta sotto traccia fino a ieri mattina. La società approva e raddoppia, optando per la duplice sanzione (sanzionato anche Allegri), in modo da mandare un messaggio chiaro: la vera “parte lesa” del litigio è lo stile Juve, nonché la concentrazione della squadra. Ecco il perché del pugno così duro: in un momento cruciale della stagione nessuno si può permettere di perdere il controllo. E la punizione di un senatore, di un leader fortissimo dello spogliatoio, aumenta la portata dell’esempio che si è voluto dare.

Ieri pomeriggio, infine, le parole ufficiali di Allegri, dal palco della conferenza Champions: «Bonucci va in tribuna. Ma questo non vuol dire che si è ingigantito il caso, ma credo che fosse giusto per la società e per la squadra che io prendessi questa decisione. Una decisione presa con la società. E tra l’altro ci tengo a dire che, considerato il fatto che anche io ho avuto una reazione non consona e poco abituale al mio comportamento e di pessimo esempio per i bambini, effettuerò una donazione – e la prossima settimana farò sapere a chi andrà la somma – per aiutare chi ne hanno bisogno e stigmatizzare il mio comportamento. Per quanto riguarda Leonardo, penso che abbia capito quello che è successo, da persona intelligente quale è. E gli servirà molto per il futuro. Non c’è tensione… o meglio c’è una giusta tensione per tutti gli obiettivi che la squadra deve raggiungere. Poi durante l’anno ci sono casotti, momento di tensione e ogni tanto bisogna prendere una decisione per non andare troppo oltre. In fondo Bonucci è stato sfortunato… Come sempre c’è uno che paga, semplice, è una legge di vita. Se fosse stato il primo magari non toccava a lui». In realtà, in seno alla società, c’è stato un netto distinguo fra le reazioni di Dybala e Lichtsteiner (per citare le più recenti) e l’atto di Bonucci, considerato più grave per i modi e i toni, ma tant’è, il concetto è: nessuno si permetta più.

E la squadra? Allegri garantisce: «E’ rimasta concentrata e serena sull’impegno con il Porto». Buffon lo conferma e spiega: «Leo è un ragazzo molto intelligente, che tiene tanto al gruppo e alla Juventus, incarna proprio lo stile Juve, penso che non avrà nessun tipo difficoltà ad accettare qualsiasi tipo di decisione, perché sa nel suo profondo che lo farà per il bene della Juve e lo farà per dare un segnale educativo per tanti altri che giocano assieme a noi».

Sulle loro spalle. Che piccole non sono ma insomma, per essere reduci entrambi da due infortuni, il rischio può essere grosso. O sottile, dipende da come la guardi. Fuori Bo- nucci, ecco che per la partita più importante del momento Max Allegri decide di giocare la carta dell’esperienza: Chiellini e Barzagli insieme, e l’altra «B» della BBC diventa quella di Buffon.
STANNO BENE Allegri dà 5 undicesimi della formazione anti-Porto. «Giocano sicuramente Cuadrado, Dy- bala, Mandzukic, Higuain e Pjanic: gli altri non li dico. Il Porto è una squadra che è abituata a giocare la Cham- pions League, che non perde dal 27 settembre (coppe nazionali escluse, ndr), ha segnato 9 gol nel girone e ne ha subiti solamente 3. In casa ha battuto negli ultimi 3 anni Bayern Monaco e Chelsea, in casa è un avversario fortissimo. E quindi è un ottavo di finale difficile ma una cosa bisogna fare: segnare un gol. Barzagli e Chiellini? Stanno bene, tra l’altro siamo venuti tutti, li ho portati tutti a Oporto, perché è un momento importante, la squadra deve essere tutta insieme».

MIRATO Barzagli e Chiellini rientrano dopo giornate in cui il loro lavoro è stato diabolicamente mirato a questa partita: probabilmente più Allegri vedeva che i due miglioravano e più maturava in lui la decisione che in situazioni così serve il polso dei Titani. Chiel- lini si era fatto male contro il Cagliari (12 febbraio), sostituito al 18’ p.t., piccolo risentimento muscolare. Barzagli, che era subentrato a Dani Alves nella gara di Crotone al 33’s.t., aveva accusato problemi muscolari a fine gara in Calabria, a tal punto da saltare le convocazioni contro Cagliari e Palermo. Parevano cose più serie ma alla fine i due ce la dovrebbero aver fatta. Il gioco si fa duro e giocano i duri reduci.

SERIETÀ In passato, però, l’esempio del rientro di Chiellini non al meglio delle condizioni (in quel caso veniva da alcune linee di febbre) coincise con la non-partita di Firenze. E i due Colossi sono lì a ricordare che fatti così non devono ricapitare. Due colossi più il capitano, Buffon. «Faccio 100 presenze in Champions? Ci sono rimasto male, pensavo fossero di più… (ma in realtà le ha già toccate e superate, ndr). La cosa che mi fa stare fiducioso è la disponibilità di tutti nel lavoro – dice Gigi -. Se due anni fa siamo arrivati in finale e in questi due anni la società non ha lesinato, ecco, credo che il voler essere competitivi sia normale. Il Porto? Merita rispetto, serietà e zero presunzione: è l’unico metodo che conosco per arrivare il più lontano possibile».

Si prende una bella responsabilità la Juve a rinunciare a Bonucci nel giorno in cui sarebbe stato molto utile. Nel 4-2-3-1 chiamato al vero test europeo, contro un centrocampo che può mettere in inferiorità Pjanic e Khedira, il centrale avrebbe avuto quei compiti di regia che negli ultimi tempi ha svolto con meno frequenza, appunto per la nuova disposizione tattica. Il Porto – sulla carta inferiore a una Juve concentrata e sicura della sua forza – è comunque più esperto e ha una cifra tecnica diversa da Palermo, Sassuolo, Crotone, Cagliari, la stessa Lazio, con le quali i fantastici cinque hanno sempre avuto la meglio. Di più: non è la solita portoghese dal possesso estenuante, vecchia scuola.

• i trofei intemazionali conquistati dal Porto: 2 Coppe Campioni/Champions League, 2 Intercontinentali, 2 Uefa/Europa League, 1 Supercoppa europea

Nuno fa giocare un calcio rapido, circolazione veloce e buona profondità. Con cross frequenti dalle fasce e con i mediani laterali del 4-1-3-2 (probabilmente André a destra e Brahimi a sinistra) che raddoppiano in corsia Pereira e Telles. Insomma, mai come oggi servirà equilibrio tra le due fasi.

JUVE, SPAZI E VELOCITÀ Quell’equilibrio che nelle 7 partite col nuovo sistema non è mai mancato, portando ad altrettanti successi, 15 gol fatti e uno subito (inutile, nel recupero). Merito del sacrificio collettivo: la Ju- ve ha sempre un baricentro basso ed è corta, quindi Mandzukic e Cuadrado ricompattano subito la mediana in parità numerica con un efficace 4-4-2. Inoltre questo schieramento riesce a tenere lontani da Buffon gli attaccanti avversari: pochi i rischi corsi. Sembra un paradosso visti i cinque, ma l’organizzazione fa miracoli. I gol all’inizio sono un’inevitabile strategia: portandosi in vantaggio, infatti, i bianconeri gestiscono meglio, lasciano sfogare i rivali e colpiscono come sanno, in velocità negli spazi ampi, grazie a Cua- drado e Dybala. Meglio dimenticare possesso e vantaggio territoriale di Conte. Se chiamata ad abbattere muri difensivi, infatti, la Juve ha più problemi.

LA SFIDA A CENTROCAMPO Il Porto non ha una difesa insuperabile, anche se in campionato prende pochi gol: l’ultimo Higuain integrato nel sistema le fa paura. E Dy- bala ha l’occasione della vita per la consacrazione. Con il «doppio Eto’o» di Allegri, cioè Man- dzukic e Cuadra- do, l’obiettivo sarà tenere bassi gli esterni: soprattutto Telles che è il 5° in Champions per cross tentati e il 3° per quelli riusciti. Danilo è il «trinco» alla Busquets che fa da diga ma lascia l’impostazione agli altri mediani: Dybala dovrà disturbarlo in prima battuta. Oliver, il centrale, è un potenziale 10 forse sopravvalutato. Andrè a destra dà ordine. Brahimi a sinistra si accentra per il tiro: è bravo ma a corrente alternata. L’impressione è che la sfida si giochi a centrocampo. In mezzo si aggiunge la stella, il centravanti André Silva, 4 gol e 2 assist: ex centro campista offensivo a cui piace girare ra le linee, muovendosi con grande tecnica e aprendo spazi per Tiquinho. Siamo sinceri: Bonucci sarebbe servito.

PJANIC SCELTA IDEOLOGICA Che Allegri sia tatticamente coraggioso non si può discutere più, soprattutto se anche oggi sceglierà Pjanic invece di Marchisio: il che significa «primo far gol, secondo non prenderli». D’altra parte l’idea è che il bosniaco sia destinato a fare il play: da solo non può, vedi andata con l’Inter, perché non ha la combinazione di fisico e tecnica di Pirlo. Ma con Khedi- ra che lo protegge esalta l’inventiva con lanci e filtranti. Di sicuro meglio lì che quando si nascondeva tra le linee, quasi mai libero per un appoggio pulito. Pjanic dovrà esaltare il suo lato più guerriero.

PROSPETTIVE CHAMPIONS Prima di lasciarsi andare a profezie facilmente smentibili è meglio aspettare la fine degli ottavi. Ma qualcosa si può dire: in guai grossi il Barcellona, se si conferma la maledizione per cui non si vince mai due volte di fila (Real Madrid), o se il Napoli compie l’impresa, la storia può farsi interessante. Il Bayern e l’ultimo Psg sembrano i peggiori clienti. Dal successo nel 2004 con Mou, in dieci edizioni di Champions il Porto è arrivato soltanto in due occasioni a quarti (2009 e 2015), fermandosi sette volte agli ottavi. La Juve che fa la Juve può fare qualche calcolo. Ma soltanto dopo il 90’ di stasera.

Ancora due dubbi per Nuno Espirito Santo sulla formazione che stasera affronterà la Juve ed entrambi sono a centrocampo. Quattro giocatori in lizza per due posti: Andrè Andrè e Oliver, probabili titolari, devono giocarsela con Corona (che a destra sarebbe la scelta più offensiva) e con Herrera (che darebbe più sostanza e meno fantasia in mezzo). Rischia un po’ lo spagnolo Oliver, poco impiegato di recente. C’è grande attesa per il debutto europeo di Tiquinho, l’attaccante arrivato a gennaio e che adesso fa coppia con Andrè Silva. Non dovrebbero esserci dubbi sugli altri interpreti, con difesa a quattro confermata davanti a Casillas e Brahimi a sinistra del centrocampo a supporto dell’attacco. Il modulo è un 4-1-32 che si compatta in 4-4-2.

SOLO TRE SCONFITTE Il Porto è una squadra solida, alla quale è difficile fare gol, viene da sei successi consecutivi in campionato, ma nelle ultime uscite non ha convinto. Ha sconfitto in casa lo Sporting due settimane fa, con fortuna e poco possesso palla (intorno al 40%). Proprio contro lo Sporting, l’unica sconfitta in campionato (dov’è secondo a un punto dal Benfica). Alla quale aggiungere quella contro il Leicester in Champions (nel gruppo è arrivato 2° dietro alla squadra di Ranieri) e con il Moreirense in Coppa di Lega (eliminato).

Barzagli e Chiellini recuperati, tutti disponibili, poi la rinuncia a Bonucci spedito in tribuna per motivi disciplinari. Non sarà la stessa cosa ma Allegri sembra aver recuperato gli altri due terzi della BBC che dovrebbero quindi comporre la coppia centrale difensiva. A destra sarà preferito Lichtsteiner a Dani Alves: lo svizzero garantisce più copertura e soprattutto più disciplina tattica del brasiliano che tende all’anarchia, si accentra come una mezzala in fase offensiva e lascia un po’ indebolita la fascia destra. E poi, schierando i «fantastici cinque», la Juve deve coprirsi bene. A sinistra naturalmente c’è l’ex Alex Sandro.

FANTASTICI CINQUE Grande attesa naturalmente per il debutto europeo del 4-2-3-1: un test cruciale contro una rivale molto esperta a livello internazionale. Allegri ha confermato che giocherà anche Pjanic, quindi il massimo dello schieramento offensivo, con Khedira al suo fianco preferito a Marchisio (che andrà quindi in panchina). La sostenibilità del nuovo modulo passa da partite come questa più che dal Palermo o dal Crotone. Mandzukic e Cuadrado sugli esterni, Dybala seconda punta dietro a Higuain. Con il nuovo sistema Higuain ha segnato 6 gol, Dybala 4, poi un centro a testa per Marchisio, Cuadrado, Khedira, Mandzukic e Pjanic.

Champions League, Porto-Juventus. Finalmente ci siamo: questa sera alle ore 20.45 allo Stadio Dragao anche la Juventus farà il suo esordio negli ottavi di finale di Champions League 2016-2017. Una partita ostica per i bianconeri di Allegri, che affronteranno quella che sulla carta è una delle formazioni europee più in forma del momento. Il Porto di Nuno Espirito Santo infatti arriva da sei vittorie consecutive in campionato, negli ultimi undici ha pareggiato solo una volta vincendo tutti gli incontri. Un ruolino di marcia impressionante, molto simile a quello della squadra piemontese, che però a differenza dei lusitani è prima in classifica (il Porto è secondo, al disperato inseguimento del Benfica).

La Juventus, nonostante Roma e Napli continuino a vincere, è saldamente in vetta con un rassicurante +7 e +9: il sesto scudetto è vicino, ora però la squadra allenata dal tecnico livornese deve dimostrare di poter vincere questa Coppa, che manca davvero da troppo tempo. Le possibilità ci sono, anche perchè i top club europei hanno dimostrato di non essere proprio irresistibili quest’anno (vedi Barcellona, ma anche Real Madrid stesso). Insomma, i bianconeri forse mai come quest’anno possono avere tutte le carte in regola per provare a vincere la Champions League. Come arrivano le due squadre al match di stasera? Dei risultati abbiamo detto, i due allenatori potrebbero proporre gli assetti tattici che fino ad ora hanno dato buoni frutti: 4-2-3-1 per Allegri, 4-4-2 di scuola italiana per Nuno Espirito Santo, che si affiderà al contropiede per provare ad infilare la porta di Buffon. Sarà un match da vivere fino in fondo: Higuain & Co. sembrano avere tutti i favori del pronostico, ma i lusitani sono da sempre una formazione rognosa, specialmente fra le mura amiche, dove è sostenuta da un pubblico davvero caldo. Anche per questo motivo può essere davvero temibile. Vediamo dunque come arrivano le due compagini alla partitissima e soprattutto come vedere in streaming gratis diretta live tv video la partita del Dragao.

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Qui Porto – Nuno Espirito Santo prova a fare un altro sgambetto alle squadre italiane in Champions: dopo aver eliminato la Roma, proverà a fare l’impresa anche contro la Juventus. Qualche ora fa ai microfoni dei media ha parlato il presidente della società lusitana Pinto Da Costa: “La Juventus è una grande squadra, sono arrivati in finale due anni fa, quindi sarà per noi difficile. Loro sono favoriti ma anche la Roma era favorita contro di noi, eppure abbiamo vinto 3-0. I successi del calcio portoghese in Champions League sono fondamentali per il nostro movimento, abbiamo perso alcune posizioni in queste ultime due stagioni. Cercherempo di fare bene anche per tutto il Portogallo”. Il tecnico portoghese, che nelle ultime sei partite di Liga Primeira ha portato a casa 18 punti facendo 16 gol e subendone 4, mette in campo la formazione migliore: 4-4-2 di italiana memoria, con l’obiettivo innanzitutto di non prendere gol per poi lanciare le due punte Andrè Silva e Soares, che insieme in campionato sono una coppia da 24 gol. La linea difensiva dovrebbe essere composta da Maxi Pereira, Felipe Augusto, Marcano e Telles (vecchia e fugace conoscenza dell’Inter). Nuno Espirito Santo ha qualche dubbio in più nel reparto centrale, anche se Danilo Pereira e Andrè Andrè sembrano favoriti per scendere in campo dal primo minuto, mentre sulle fasce ecco Jusus Corona e Brahimi. Davanti, come suddetto, spazio alla fantasia della coppia formata da Andrè Silva e Soares. Proprio Andrè Silva ha parlato nella conferenza stampa alla vigilia del match: “Abbiamo studiato bene la Juventus, è una squadra molto solida. Ma abbiamo anche noi un grande attacco, vedremo alla fine dei novanta minuti. Difesa a tre nella Juventus? Sono grandi giocatori, ma anche noi siamo una grande squadra e soprattutto sappiamo reagire alle situazioni che cambiano. La Juventus è un grande club, proveremo ad aggredirli nei primi minuti per mantenere poi un buon ritmo. Loro sono in forma? Entrambe le squadre attraversano un buon momento, noi dobbiamo pensare di essere i migliori per poter vincere”. In porta ovviamente ci sarà Iker Casillas, nell’ennesima sfida di numeri uno con Gigi Buffon.

Ecco le parole di Nuno Espirito Santo concesse a Mediaset Premium dopo la consueta conferenza stampa alla vigilia della gara d’andata contro la Juventus: “La Juventus è una squadra straordinaria, con giocatori forti, ma noi lo sappiamo e siamo pronti. Sarà un ottimo test per il Porto, capiremo a che livello siamo: non siamo spaventati anche perché giochiamo in casa e siamo tra le migliori sedici d’Europa. Bonucci? Sono sicuro che Allegri, che è un ottimo allenatore, saprà risolvere eventuali problemi. Secondo me Bonucci giocherà, ma se mi dite che non giocherà sarei molto felice. Io l’erede di Mourinho? Sono stato un suo giocatore, è un ottimo allenatore ma io ho il mio modo di allenare, siamo differenti. Certo, se dovessi avere un sogno, sognerei di vincere quello che ha vinto lui“.

Qui Juventus – Bisogna ammetterlo, i bianconeri non arrivano al meglio per questa sfida delicatissima: nonostante i successi e le prestazioni convincenti in campionato, il caso-Bonucci ha evidentemente scosso l’ambiente. Dopo i battibecchi che hanno alimentato la astagione bianconera, e che hanno visto sempre protagonista – suo malgrado – Allegri e alcuni giocatori (Lichtsteiner e Dybala) ecco ora anche il diverbio con il difensore della Nazionale. La decisione del club? Contro il Porto Bonucci andrà in tribuna. Partiamo da qui con le parole del tecnico toscano in conferenza stampa: Bonucci domani va in tribuna. Sono cose che capitano in una stagione, il caso è chiuso. Aggiungo che il tutto è concordato con la società, lui ha avuto una reazione che non rientra nel rispetto verso di me, verso i compagni, verso i bambini e i milioni di tifosi che ci guardano. Leo ha capito, è un ragazzo intelligente, è un esempio importante per il futuro. Io farò una donazione, a favore di chi ancora non lo so”. La settimana scorsa c’era stato il caso-Dybala: “Fin qui ci siamo comportati bene, abbiamo raggiunto gli obiettivi fin qui fissati. Poi ci sono anche dei casotti, che vanno gestiti nella maniera più opportuna. Ma tutto si è concluso e guardiamo avanti. E’ un momento importante, dobbiamo affrontare impegni difficili uno dopo l’altro, la rosa della Juventus è importante e c’è spazio per tutti. Barzagli e Chiellini stanno bene“. Il mister dei bianconeri conferma la paternità della punizione: ”Ho parlato con Leonardo, gli ho parlato sabato mattina e gli ho comunicato la mia decisione. Io sono in diritto di decidere su tutti i giocatori. Ho preso la mia decisione e il caso è concluso. L’attenzione ora è sulla partita di domani, il Porto è la squadra peggiore che potesse capitarci. Bisogna focalizzarci sul Porto”. Fatta questa premessa e detto che Bonucci non sarà della partita, è probabile che davanti a Buffon ci siano Barzagli e Chiellini, che lo stesso Allegri ha definito recuperati pienamente. Scalpitano Benatia e Rugani, ma con ogni probabilità dovrebbe ricostituirsi la coppia centrale ormai storica della formazione torinese. I terzini nella linea difensiva a 4 saranno Lichtsteiner (incredibile pensare che lo svizzero era fuori dalla lista Champions nella fase a gironi) e Alex Sandro. Coppia di centrocampo formata da Khedira e Pjanic. E proprio il bosniaco è al centro di un caso-social: ieri Cuadrado ha twittato una foto insieme al giocatore tedesco, davanti all’armadietto di Pjanic, dove clamorosamente si può vedere attaccata una foto del centrocampista ai tempi della Roma abbracciato a Spalletti. Un omaggio affettivo o un gesto goliardico? Non si sa, sta di fatto che Pjanic dopo il suo addio aveva sentenziato che “Anche i magazzinieri di Trigoria sono meglio di lui“. Insomma, sembra non esserci pace per la squadra di Allegri, che per concludere non rinuncia alla qualità dei suoi giocatori offensivi: confermato il tridente alle spalle di Higuain formato da Cuadrado, Dybala e Mandzukic. Panchina per Pjaca.

Continua però a tenere banco il caso Bonucci,. su cui si è espresso anche il capitano Buffon in conferenza stampa: “Non so, non ho idea, il mister non ha dato formazioni. L’unica cosa che si può dire che quando si è un giocatore importantissimo, trainante e di grande talento come Bonucci, bisogna anche essere i primi a sacrificarsi per il bene della squadra o per il bene e la salvaguardia di determinati equilibri e valori. Leo è molto intelligente, tiene al gruppo e incarna lo stile Juve e non avrà alcuna difficoltà ad affrontare qualsiasi tipo di decisione. Così facendo potrebbe dare anche un segnale importante”.

Porto (4-2-4): Casillas; Maxi Pereira, Felipe Augusto, Marcano, Telles; André André, Danilo Pereira; J.Corona, André Silva, Francisco Soares, Brahimi. All. Nuno Espirito Santo

Juventus (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanić; Cuadrado, Dybala, Mandzukić; Higuaín. All. Massimiliano Allegri

Una decisione clamorosa. Che racchiude inflessibilità e coraggio. La Juventus non esita, per ragioni disciplinari, a escludere Leonardo Bonucci dalla gara di stasera contro il Porto: baratta la rinuncia a uno dei suoi simboli, in una partita delicatissima, con la necessità di inviare un segnale forte al gruppo. Alla radice della decisione, l’acceso diverbio tra il difensore e Massimiliano Allegri, catturato dalle telecamere a margine della facile vittoria sul Palermo: toni alti e parole forti non sono passati inosservati, anche se il caso sembrava rientrato in fretta. Il tecnico l’aveva definito chiuso già nel dopo partita, in ogni caso, il giorno dopo, il chiarimento era stato ratificato a Vinovo alla presenza dell’ad Beppe Marotta, del vicepresidente Pa- vel Nedved e del ds Fabio Paratici. Come unica conseguenza, sembrava dovesse rimanere la multa prevista dal regolamento interno dello spogliatoio: una quota da versare per ogni infrazione commessa, destina-

ta a una somma da devolvere in beneficenza a fine stagione.
TENSIONI. Non è stato ritenuto sufficiente. Bonucci si ferma anche per una partita. Non una partita qualsiasi, magari un banale confronto di campionato contro una squadra lontanissima in classifica, ma una sfida decisiva per le ambizioni bianconere, l’andata degli ottavi di Champions in uno stadio rovente e contro un avversario, il Porto, che ha già eliminato la Roma ai playoff e che è, in assoluto, molto più complicato di quanto suggerisca l’apparenza, molto più ostico di quanto vogliano i pronostici tracciati al momento del sorteggio di Nyon. Non ci sono stati altri episodi in mezzo, code polemiche o nuovi focolai esplosi sulle ceneri della tregua, nulla s’è ingigantito o intorbidito: semplicemente la società e l’allenatore hanno ritenuto di dover dare un segnale forte, non solo e non tanto per l’episodio in sè, comunque deplorevole, quanto per il reiterarsi di tensioni e diverbi in una squadra che non ne avrebbe motivo, prima in serie A con 7 punti di vantaggio sulla Roma, l’inseguitrice più vicina, e in corsa in Champions Lea- gue e Coppa Italia: era capitato, in precedenza, di assistere a reazioni scomposte di Stephan Lichtsteiner, Sami Khedira e Paulo Dybala davanti a sostituzioni malsoppor- tate. Casi rientrati in fretta, giustificati con la voglia di dare tutto e giocare sempre, mitigati nel caso di Paulo da pubbliche scuse, comunque inserititi in una catena polemica che Allegri e la società, di fronte al caso Bonucci, hanno deciso di interrompere ricorrendo alle sanzioni.

BENEFICENZA. Allegri ha scelto la linea dura, senza perdonare nemmeno se stesso. Già, perché Bonucci ha sbagliato ad attaccarlo – alla radice una banale incomprensione sui cambi -, ma anche la sua reazione è stata eccessiva. E lui, riconoscendolo, ha deciso, di fatto, di auto- multarsi: la prossima settimana farà conoscere l’ente al quale devolverà una somma in beneficenza. Bonucci, spiega il tecnico, ha accettato la decisione, naturalmente con comprensibile tristezza come dimostra l’immagine che lo ritrae solitario in panchina durante il walka- tv round all’E- s t a – dio do Dragào, dove stasera si accomoderà in tribuna: dirigenti e tecnico hanno voluto comunque che fosse accanto alla squadra in questa trasferta. Solo un segnale forte, quindi, per ritrovare serenità e non cadere più in certi errori. Bonucci, in fondo, non sconta una particolare gravità del suo caso, ma il fatto che sia arrivato in coda ad altri. La Juventus non poteva più tollerare, e pazienza se il prezzo è spogliarsi d’un fuoriclasse in una serata chiave per la stagione.

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Partiamo dalle statistiche che hanno caratterizzato le precedenti sfide tra Porto e Juventus: in partite ufficiali i bianconeri non sono mai usciti sconfitti. Il primo scontro risale al 1984: era la finale dell’allora Coppa delle Coppe, e la squadra allenata da Trapattoni batte a Basilea i lusitani per 2-1. Passano poi un po’ di anni, ed è il 2001 quando nella fase a gironi della Champions League Porto e Juventus si incontrano due volte: all’andata pareggio 0-0 al Do Dragao, mentre al ritorno vittoria per 3-1 al Delle Alpi. Scorrendo le formazioni di quei due scontri l’unico rimasto nelle due formazioni è Buffon.

E ora veniamo alle informazioni relative a dove vedere Porto-Juventus in streaming gratis diretta live tv video: la partita non sarà trasmessa in tv in chiaro da Canale 5, dal momento che Mediaset ha optato per farla vedere solo a pagamento su Premium. La diretta sarà presente nei canali Sport (ch.370) e Sport Hd (ch380), con la possibilità di vederla in streaming su pc, smartphone e tablet grazie all’app di Premium Play. Tuttavia il match sarà trasmesso anche in chiaro dal canale svizzero RSI La 2, ed anche in streaming sul sito ufficiale: tuttavia questo canale è ricevuto solo da alcuni comuni del nord Italia. Ecco l’elenco dei comuni in cui prende il segnale antenna di RSI La 2: Tradate – Venegono Inferiore – Venegono Superiore – Castiglione Olona – Gornate – Castelseprio – Morazzone – Fagnano Olona – Cassano Magnago – Gallarate –  Cardano al Campo – Arsago Seprio – Busto Arsizio – Lonate Ceppino – Cairate – Olgiate Olona – Solbiate Olona – Castellanza – Legnano – Rescaldina – Cerro Maggiore – Locate Varesino – Carbonate – Mozzate – Gerenzano – Lomazzo – Turate – Cislago – Saronno – Solaro – Cesate – Uboldo – Lainate – Castelnuovo Bozzente – Fenegrò – Fino Mornasco – Limido Comasco – Appiano Gentile – Casnate con Bernate – Como – Cantù – Milano -Monza – Pavia – Castano Primo – Magenta – Vigevano – Turbigo – Ispra – Arona – Oleggio – Novara – Varese.

Queste inoltre le frequeze: Como 39 UHF; Varese 39 e 57 UHF; Ginestrerio e Lugano 57 e 39; Locarno 31 UHF; Airolo, Alta Leventina e Valle Bedretto UHF 37; Brione, Valle Verzasca UHF 57; Castel San Pietro, Mendrisiotto UHF 39; Ceneri, Piano di Magadino, Bellinzonese UHF 49; Cardada, Locarnese UHF 31; Dalpe, Media Leventina, Faido UHF 48; Gola di Lago, Isone UHF 37; Lavertezzo, Valle Verzasca 40; Monti Motti, Valle Verzasca UHF 26; Pizzo Matro, Riviera, Blenio, Bassa Leventina UHF 29; Peccia, Valle Lavizzara UHF 39; Pizzo, Castello Valle Maggia UHF 44; San Salvatore, Luganese UHF 57; Valle Muggio UHF 27.

Ricordiamo inoltre che Rojadirecta, sito attraverso cui si potevano vedere le partite gratis, è stato dichiarato illegale ed è vietato l’utilizzo di questo genere di piattaforme: lo scorso 27 ottobre infatti il fondatore dell’emittente, Igor Seoane Miñan, è stato arrestato. Gli agenti gli hanno messo le manette ai polsi in un tribunale di La Coruna, in Spagna.

Pericolo. Pericolo vero. Si chiama André Silva è un 21enne portoghese ed è l’ultima pepita di Pinto da Costa, il presidentissimo del Porto. Valore, 60 milioni di euro secondo accurata clausola rescissoria: anche la Juve ci ha fatto un pensierino, in passato, e magari lo farà nei mesi che verranno. Perché questo ragazzo che ama il surf e che da piccolo giocava a hockey è la nuova stellina del calcio portoghese. Un esempio? Il suo piede è entrato in sei (4 gol e due assist) dei nove gol segnati dal Porto (preliminari esclusi) in questa Cham- pions . La Roma se lo ricorda bene, Buffon vorrebbe non vederlo proprio.

GOL E FELICITA’ Già, perché il ragazzo è stato chiaro: «Buffon? Anche noi abbiamo un grande portiere che è Casillas, ma se riuscirò a fare gol a Buffon sarò felice». E Gigi replica: «E’ sicuramente un grande pericolo, lo conosco bene e gli auguri di realizzare il suo sogno, però con il conseguente passaggio del turno nostro, perché sarebbe bello far felice più persone possibili. Sarebbe la cosa migliore. Io dovrò cercare di essere al massimo della forma per non subire reti, perché il Porto è una squadra che crea e fa disperare i portieri avversari».

VINCIAMO NOI In questa stagione, André Silva ha infilato già 13 gol in campionato e soprattutto ha un trend di occasioni create notevole: 10 in totale, pari a 1,67 che poi è ben sopra la media di ruolo che si attesta sullo 0,94. Ha la prevalenza di tiri dentro l’area e sa dialogare coi suoi compagni: con entrambi i piedi, anche partendo da dietro, ha appoggiato 113 passaggi positivi e fatto 26 volte da sponda per situazioni di pericolo create dal Porto. Insomma, uno che ci sa fare. «La Juve – prosegue il ventunenne di Gondomar -? L’abbiamo studiata molto bene, è una squadra solida ma anche noi abbiamo un grande attacco. La guardiamo come un big del calcio europeo, tuttavia proveremo a spingere forte ad inizio gara cercando di mantenere la nostra forza dopo. Ci dovremo focalizzare soprattutto sulla difesa e speriamo che le cose vadano bene: sono convinto che vinceremo noi».

MEZZA EUROPA Diverse volte la Juventus è stata presente coi propri osservatori al Do Dragao per vederlo all’opera. Il fatto è che la concorrenza sul gioiellino del Porto è notevole e svaria da nazione a nazione: in cima alla lista ci sarebbe l’Arsenal, ma è chiaro che bisognerà capire chi sarà l’allenatore della prossima stagione (visto che si parla di Allegri come successore di Wenger) e anche se Alexis Sanchez realmente se ne andrà. Il Reai Madrid e il Barcellona hanno osservato più volte il giocatore, per non dire dell’Atletico di Simeone.
Una cosa è certa: così come la Juventus trovò conferme nelle due gare del girone su Tolisso, ecco che in base alla prestazione potrebbe decidere di affondare il colpo per il futuro su André Silva. Due gare, tanto in gioco.

Vedi O porto e poi esci. La storia delle italiane nella città del vino e del fa- do non è di buon auspicio per la Juve: sono 22 anni che una nostra formazione non torna a casa a braccia alzate. È successo anche a Gonzalo Higuain, che ha giocato qui nella penultima stagione con il Napoli: stesso turno (ottavi) ma competizione diversa (Europa Lea- gue). Finì male per gli azzurri, che furono eliminati, e pure per il Pipita, che non segnò né all’andata né al ritorno. Era marzo e la temperatura già primaverile del febbraio portoghese aiuta a calarsi nei ricordi. Gonzalo pesticcia l’erba cercando di scacciare i brutti pensieri. Questo rendez vous gli offre la doppia opportunità di cancellare il passato e di affrancarsi dall’etichetta di attaccante poco europeo. La Champions League, i\ palcoscenico fre- ; quentato per parec- TS chi anni di fila ai tempi del Reai Madrid, ha su di lui lo stesso effetto di un’amante dispettosa: prima lo seduce, poi si tira indietro al momento del sì.

NUMERI TRISTI DAGLI OTTAVI Così la grande pecca di Higuain sono diventati i gol di Coppa. Segnava tanto in campionato, ma quando arrivavano i turni infrasettimanali era come se qualcosa s’inceppasse nel meccanismo perfetto del suo corpo: 16 reti sono poche se confron- ” tate con le cifre monstre del 1 campionato. Durante gli ■, anni di apprendistato alla Casa Bianca, Higuain non è mai andato oltre le 4 reti in Coppa. I numeri diventano ancora più tristi se ci concentriamo solo sulle partite a eliminazione diretta: il Pipita ha segnato una volta nei ottavi (stagione 2011-12, Real Ma- drid-Cska Mosca), e un’altra nei quarti (stagione 2012-13, Real Madrid-Galatasaray). Si vede che quella bacchetta magica che funziona così bene nel giardino di casa diventa improvvisamente un accessorio per Carnevale quando la contesa si sposta fuori dai confini.

COME NONNO ZACARIAS Gonzalo viene da una famiglia di sportivi: tutti sanno che papà Jorge faceva il difensore, pochi ricordano il nonno materno Santos Zacarias, che di mestiere era allenatore di boxe e portò due ragazzi argentini dove lui non era riuscito ad arrivare: li fece diventare campioni del mondo. Higuain dal nonno ha ereditato la cura dei dettagli e il pragmatismo, che per lui significa segnare ogni volta che serve. Però ci sono gol che pesano più di altri e sono quelli che servono per sollevare la Cham- pions. Il motto di nonno era: devi farti onore fuori casa per vincere veramente. Higuain ha dimostrato di saper essere devastante in campionato, ma per fare il salto di qualità deve diventarlo in Europa. Con la Juve nel girone ha segnato 3 reti, ne basta una per battere il record (4 nel 2013-14). Questo può essere l’anno giusto per arrivare più in alto di tutti, come fece nonno Zacarias coi suoi due pugili.

«Bonucci va in tribuna». Massimiliano Allegri conferma subito le indiscrezioni, ratifica la decisione presa e sbucata dal segreto mentre la Juve era in cielo tra Caselle e Oporto. Lo dice con tranquillità, spiegando che non ci sono nuovi retroscena: «Nulla si è ingigantito: dopo la partita ho ridimensionato perché davvero non è successo niente, sono cose che capitano in una stagione, però era giusto, per rispetto della squadra, dei tifosi e della società, che io prendessi questa decisione. E qui il caso è chiuso: Leo ha capito da ragazzo intelligente qual è, da calciatore importante per la Juventus. Questo è un esempio importante per il futuro».

REAZIONE. Allegri va oltre. Si prende anche le sue responsabilità. Svela a sorpresa il provvedimento preso… verso se stesso: «Considerata la reazione che ho avuto, estranea e non consona al mio modo di essere e alla mia educazione, ho concordato con la società che per rispetto nei suoi confronti, verso i tifosi, verso i giocatori, verso milioni di persone che mi hanno guardato e in particolare verso i bambini, farò una donazione: la prossima settimana renderò noto a chi andrà la somma che devolverò in benficenza, individuando un ente che possa aiutare chi ha bisogno». Ci sono stati altri casi, Dybala prima di Bonucci, e prima ancora Lichtsteiner e Khedira: «Ma non ci sono tensioni particolari, c’è la giusta tensione perché il nostro obiettivo è centrare il sesto campionato, che sarebbe leggenda, e arrivare in fondo alla Champions cercando di vincerla, senza dimenticare la Coppa Italia. Fino a questo momento la squadra si è comportata bene, poi durante l’anno ci sono un po’ di casotti, un po’ di tensione: fa parte del gioco, ma arrivano momenti in cui si deve prendere una decisione per cercare di non alimentare più e andare oltre». Gli altri casi erano stati perdonati, Bonucci invece viene punito: «Come sempre, c’è uno che paga: semplice, è una legge di vita. E’ stato sfortunato: se era il primo non toccava a lui».

ADRENALINA. Allegri esclude che la squadra possa essere condizionata dall’accaduto: «Assolutamente no. E’ in ottime condizioni fisiche e mentali e stiamo migliorando sul piano del gioco. Sarà importante fare gol, altrimenti la partita di ritorno diventa più complicata di quanto possa essere, quindi ci vogliono grande equilibrio e grande testa. Sappiamo delle difficoltà della partita, ma la squadra è pronta in tutti i suoi 25 giocatori, 22 di movimento più i tre portieri. Sono molto sereno nell’affrontare questa sfida, in una competizione che trasmette grande entusiasmo e che è bellissimo giocare: arrivando a queste partite crescono l’adrenalina e la tensione, ma ci vogliono anche concentrazione, coraggio e spensieratezza. Soprattutto, consapevolezza dei nostri mezzi e la squadra ne ha tanta. Il Porto, anche in casa, mantiene la sua solidità difensiva, ma è normale che debba fare una partita un po’ più arrembante, cercando di sbloccare il risultato e di portare a casa la vittoria». In campo le cinque stelle (Pjanic, Cuadra- do, Mandzukic, Dybala e Hi- guain) con il consueto 4-2-31: in difesa, senza Bonucci, dovrebbe tornare Chiellini. Ballottaggio tra Barzagli (favorito) e Rugani.

INVIATO A OPORTO – Una vetrina di talenti. Nel solco di una tradizione antica che ha fatto la fortuna della società. Il Porto, da sempre, arruola giovani sconosciuti, li valorizza e rivende a peso d’oro, non semplicemente autofi- nanziandosi ma inanellando attivi di bilancio invidiabili: l’eccezione giusto quest’anno, con un rosso di 18,6 milioni. Da Radamel Falcao, acquistato nel 2009 per 5,5 milioni dal River Plate e ceduto due anni dopo all’Atletico Madrid per 40 più 7 di bonus, a Elianquin Mangala, rilevato dallo Standard Liegi nel 2011 per 7 milioni e girato al Manchester City nel 2014 per 40, la storia dei “Dragòes” è zeppa di intuizioni e di plusvalenze, e ancora oggi la squadra di Nuno Espirito Santo è costantemente monitorata dai grandi club europei, pronti a infiammare aste ricchissime per i gioielli dell’ultima collezione.

PREDESTINATO. Un nome su tutti, quello di André Silva, 21 anni, appena nominato miglior giovane della Primei- ra Liga nel mese di gennaio davanti a Nelson Semedo del Benfica e Gelson Martins dello Sporting Lisbona. Nessun under 21 in Europa segna quanto lui: 13 gol in 22 partite da quando s’è affacciato in prima squadra, il 29 dicembre 2015 contro il Ma- ritimo, primo posto davanti a Timo Werner dello Stoccarda (13 in 22) e Dele Alli del Tottenham (11 in 24). Al Porto è arrivato nel 2011, evidenziando subito nel settore giovanile le sue doti di centravanti classico, molto fisico e nel contempo talentuo- so: che sia un predestinato lo dice anche la maglia che indossa, la 10 che fu di di Deco, James Rodriguez e Ricardo Quaresma.

TRACCE. Moltissime le squadre sulle sue tracce, compresa la Juventus che lo ha fatto seguire in più occasioni: ha una clausola rescissoria di 60 milioni, ma può essere trattato a una cifra inferiore, seppur cospicua, specie dopo l’ingaggio, a gennaio, di Ti- quinho Soares (25) che permetterebbe al Porto di capitalizzare senza scompensi tattici eccessivi.

Anche Soares, arrivato dal Vitoria Guimaraes, ha tanti estimatori: inevitabile, considerato l’ottimo impatto (4 gol in 3 partite), ma è più facile immaginare il sacrificio di André Silva. Il quale, sia chiaro, non si lascia distrarre dalle voci e non si sofferma sull’opportunità di stregare la Juventus stasera: «Se riuscirò a fare un gol a Buffon sarò felice, ma conta la vittoria del Porto». Curiosità: il suo destino puà intrecciarsi con la Juventus anche attraverso… il Real Madrid: con Paulo Dybala blindato, il presidente Florentino Perez virerà infatti su di lui.

DRIBBLING. Altro gioiellino biancoblù seguito con attenzione dalla Juventus (e non solo: caldissimo il Borussia Dortmund) è il centrocampista brasiliano Otavio (22), spesso accostato a Oscar per l’abilità nel dribbling, mentre tra i più esperti piace il messicano Hector Herrera (26). I rapporti tra club sono ottimi, come conferma il presidente Pinto da Costa, e l’ultima operazione si è rivelata un affare per tutti: Alex Sandro ha fruttato l’ennesima plusvalenza al Porto (acquistato per 9,6 milioni dal Santos, è stato ceduto per 26) e ha permesso alla Juventus di mettere le mani su uno dei migliori esterni sinistri del mondo.

Il distretto della Ribeira all’ora di pranzo è affollato come un vagone della metropolitana all’ora di punta, ma non c’è traccia di fretta o di nervosismo. A Oporto, anche se qui tutti dicono Porto (con la O davanti è la versione spagnola, ci spiegano) tutti vogliono godersi il sole, il rumore del fiume che ti coccola meglio di una ninnananna e naturalmente il vino. L’hotel si affaccia sul Douro, il terzo corso d’acqua più lungo della penisola iberica. In mezzo all’acqua si vedono ancora alcune Rabelos, le barche a vela che venivano usate per il trasporto del vino in botte. Da quando ci sono le cisterne tutto è diventato più veloce ma anche meno romantico. Alla reception ci riceve un ragazzo gentile e sorridente che ha già pronti due calici di vino: «Gradite un assaggio?». Difficile dire di no. Ci offre del Tawny Porto, vino rosso e liquoroso prodotto nel nord del Portogallo. È una delle 7 tipologie
di vino di porto, che ha come caratteristica quella di invecchiare in botti grandi solo per due-tre anni. Poi viene travasato in botti più piccole. Il ragazzo della reception guarda le carte d’identità: «Se tifate Juve non posso parlarvi fino a domani sera», scherza. Vino e calcio, una bella accoppiata.
ANDRÉ SILVA PREGIATO Il nostro viaggio nelle cantine inizia da un vicoletto in salita, nella Taberna dos Mercadores: conduzione familiare, mamma, papà e due figli. Miguel tifa Porto ed è ottimista: «Vinciamo 5-0 e li segna tutti Soares». Tiquinho è in giocatore più amato da queste parti: l’attaccante brasiliano per Miguel vale quanto il Pera Manca, vino tinto (rosso) che può arrivare a costare 4O0 euro a bottiglia. Carlos invece ci mostra il Barca Velha, altro vino rosso pregiatissimo: «Questo costa quanto André Silva».
HIGUAIN FORTE E FRUTTATO
Non c’è solo Porto per le stradine strette della capitale. Sa Pinto, che gestisce un locale in
piazza insieme a Mariana e Sonia, ha la maglia del Che e in testa una bandana del Portogallo però sventola una bandiera della Juve: al Chà Cafè si tifa bianconero stasera. «Finisce 5-0 — è il suo pronostico —, tripletta di Dybala, poi Hi- guain e Buffon su rigore». Esagerato. Anche Renato è juventino e si muove in mezzo ai tavoli con una sciarpa della Signora. «Tifo Benfica e poi Juve. Dico 1-0 per il Porto stasera, con rete di Tiquinho, e poi 2-0 per la Juve a Torino, così passiamo
il turno». Il suo giocatore preferito è Higuain, che gli ricorda tanto il Sao Matias, un vino dal colore rosso rubino intenso, molto fruttato. «E’ molto forte, esattamente come lui. Se non lo conosci può farti molto male». Anche Romeu vota Juventus: «Finirà 3-0 con gol di Higuain, Dybala e Cuadrado».
DANILO ALVARINHO Per fare il Porto vengono utilizzati fino a 15 vitigni a bacca rossa, 14 a bacca bianca per il porto bianco. Per trovare il vino verde
dobbiamo arrivare da Luis, che gestisce un’enoteca fornitissima. Qui si tifa solo Porto: «2-0 per noi con doppietta di Danilo». Che per lui è come l’Alvarinho: con quest’uva si producono vini di grande carattere ad alta gradazione alcolica con aromi floreali. Viene coltivata nel nord del Portogallo e ha un sapore particolare. «È meno acido del porto rosso e non è dolce». Come non lo è il centrocampista della sua squadra.
BUFFON OLD TAWNY All’Azeitone ira do Porto c’è l’imbarazzo della scelta: vini ovunque, di ogni dimensione. Ci sono anche le confezioni mignon. Il proprietario, Francisco, ci mostra i pezzi pregiati: il Taylors 40, un vino verde invecchiato 40 anni. «Più va avanti con gli anni più è buono — scherza — come Buffon». È una rarità, una delle produzioni più pregiate (old tawny). Sì, ma chi vince stasera? «Il Porto, naturalmente». Poi tutti a festeggiare con una bottiglia in mano.

Aumentare qualità del gioco e velocità di passaggio. Sono i due chiodi su cui Massimiliano Allegri martella dall’inizio della stagione, perché a quelli ritiene appese le possibilità della Juventus di puntare alla vittoria della Champions League: non a caso proprio a un mese esatto dalla partita di domani contro il Porto, era il 22 gennaio e la squadra bianconera affrontava la Lazio, aveva assestato le martellate più forti, quelle che potevano anche rischiare di rovinare l’intera parete. Invece il passaggio al 4-2-3-1 offensivo ha reso i chiodi della qualità di gioco e della velocità di passaggio più solidi di quanto fossero mai apparsi in questa stagione, tali da poter sostenere davvero il peso della Champions.
Uno degli elementi cardine di quella svolta è stato lo spostamento di Miralem Pjanic davanti alla difesa, nel cuore della manovra al cui sviluppo può partecipare dalla prima impostazione fino alla finalizzazione. Impreziosendo l’intero processo con una qualità che nessun altro bianconero possiede.

Il primo a giovarsi del cambio di modulo e del proprio ruolo è stato proprio il bosniaco. Al netto di lampi di classe che sempre possibili per un piede come il suo, che gli aveva permesso di firmare cinque gol e sette assist prima di Natale, i primi mesi bianconeri di Pjanic erano stati sofferti. Il ruolo di mezzala nel 3-5-2 gli richiedeva un dinamismo non nelle sue corde, le poche prove da regista unico non erano state incoraggianti. Segnali di disgelo sono arrivati con il passaggio alla difesa a quattro e l’impiego da trequartista, mentre nel frattempo cresceva l’intesa con i compagni e migliorava l’ambientamento nella nuova realtà. E’ stato però con l’ultimo cambiamento che Pjanic è sbocciato assieme a tutta la Juventus: il bosniaco ha spazzato via le perplessità che da alcune parti iniziavano sollevarsi, illuminando il gioco con una luce continua e non più con lampi isolati. Lampi che comunque hanno continuato ad arrivare: vedi la punizione messa alle spalle di Donnarumma contro il Milan in Coppa Italia e quella deviata sulla traversa da Handanovic contro l’Inter in campionato.

I 90 minuti trascorsi in panchina contro il Palermo hanno permesso al numero 5 di smaltire gli effetti delle botte prese con Crotone e Cagliari e adesso Pjanic è pronto per quello che per lui è quasi un nuovo debutto in Champions: per la prima volta affronta la fase decisiva con l’obiettivo di vincerla. Finora solo una volta è riuscito a superare gli ottavi, quando nel 2010 con il Lione eliminò a sorpresa il Real Madrid, salvo vedere il sogno infrangersi sul Bayern in semifinale. Prima e dopo, per lui la fase a eliminazione diretta ha sempre effettivamente significato di eliminazione diretta. Del resto è quello, lottare per vincere in Italia e in Europa, il motivo per cui Pjanic, zero titoli in bacheca, ha lasciato la Roma per la Juventus.
Domani inizia la stagione in cui i propositi si trasformano in trofei o in delusioni e Pjanic sarà uno dei principali artefici del proprio destino. In una rosa come quella bianconera, la frase fatta secondo cui tutti sono utili ma nessuno è indispensabile sfiora la verità, però il bosniaco ha doti uniche nel gruppo di Allegri. Se le esprimerà al massimo, la qualità del gioco juventino sarà un chiodo a cui poter appendere qualsiasi obiettivo.

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