Killer sparano per errore a 15 anni: fermati i 2 presunti killer

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Le indagini sul ferimento del ragazzi- nodi 15 anni, colpito da una pallottola vagante sabato scorso mentre giocava a pallone con gli amici, sono a un punto di svolta: i carabinieri hanno sottoposto a fermo due persone, sospettate di essere i killer che hanno sparato in piazza Bernardino Taluri, a Marianella.

Sulla loro identità gli investigatori mantengono Ornassimo riserbo, si attende l’interrogatorio del gip che deciderà se convalidare le misure e far scattare gli arresti. I due, che sarebbero entrambi pregiudicati, sarebbero ritenutivici- ni al clan Lo Russo e quindi si rafforzerebbe l’ipotesi che vuole il ferimento collegabile al gruppo che per decenni ha imperversato a Miano e nella periferia Nord di Napoli, con aree di influenza anche nel centro cittadino. Il vero obiettivo del raid, infatti, ha 41 anni ed è tra i primi affiliati al clan Lo Russo che decisero di passare dalla parte della giustizia.

Parente diretto di Salvatore Lo Russo, fu già vittima di un agguato nel novembre 2010, poche ore dopo la decisione del capoclan di pentirsi. Qualche mese dopo, ormai finito nel mirino del suo stesso gruppo, anche l’uomo decise di collaborare con la giustizia. È stato negli anni uno dei più importanti accusatori dei “capitoni” ma da qualche tempo, per tornare con la famiglia, aveva deciso di lasciare la via della collaborazione e aveva avviato le pratiche per l’interruzione, che non erano state ancora concluse. Negli ultimi sette anni, però, gli scenari malavitosi sono cambiati, e anche molto. In particolar modo dall’autunno 2015, quando il gruppo originario di Milano affrontò gli Esposito per mettere le mani sul rione Sanità.

A settembre, in risposta a una “stesa”, il gruppo di fuoco dei Lo Russo sparò in piazza Sanità, uccidendo l’incolpevole Genny Cesarano. Due mesi dopo, a novembre, il boss Pierino Esposito fu ammazzato nella stessa piazza. Fu una delle tappe degli scontri che proseguirono a suon di piombo e sangue, tra la “strage delle Fontanelle”, ad aprile, in cui due personaggi di spicco dei Vastarella vennero uccisi da un commando dei Genidoni, l’entrata in scena di Walter Mallo, anche lui contrapposto ai “Capitoni” e arrestato a maggio 2016 e, infine, le manette anche per Carlo Lo Russo e la sua decisione di collaborare. L’impero criminale che da Miano si era esteso nella periferia Nord ed era arrivato al cuore di Napoli si era ormai sgretolato, lasciando un trono vacante ambito dai fiancheggiatori e dai gruppi minori. In questo contesto era maturato il duplice omicidio di Carlo Nappello e del nipote omonimo, uccisi a maggio a Miano, parenti di Valerio Nappello, luogotenente di Antonio Lo Russo. E, a questi equilibrilabili, potrebbe essere legato anche il tentato omicidio, più probabilmente un avvertimento, ai danni dell’ex testimone di giustizia. L’uomo, sabato scorso, si trovava a piedi in piazza Tafuri.

I killer, in sella a un motociclo, si erano avvicinato ed avevano esploso un solo colpo, che però aveva mancato il bersaglio e aveva raggiunto il ragazzino. Il giovane era stato trasportato al San Giovanni Bosco, dove i medici l’avevano dichiarato subito fuori pericolo e dove è ancora ricoverato in attesa di una operazione chirurgica per l’estrazione dell’ogiva. L’uomo si era rifugiato nella stazione dei carabinieri di Marianella, a un paio di centinaia di metri di distanza. Sul luogo della sparatoria dei killer non c’era più traccia ma i militari avevano recuperato il bossolo esploso e ascoltato alcuni testimoni, tra cui anche il reale obiettivo dell’agguato. Nelle ore successive era stata individuata anche una telecamera di sorveglianza che aveva ripreso in parte l’azione dei killer e le immagini erano state confrontate con quelle degli altri impianti installati nelle vicinanze.

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