L’ asteroide Florence sfiorerà la Terra il prossimo 1 settembre: ha un diametro di 4,5 km

Il prossimo primo settembre si verificherà l’ennesimo incontro ravvicinato della Terra con un corpo celeste e questa volta si tratta dell’asteroide 3122 Florence, nonché uno dei più grandi ad avvicinarsi al nostro pianeta. 

Gli esperti annunciano che non vi è alcun pericolo per il nostro pianeta, nonostante si tratti di un asteroide molto grande.  La 31 22 Florence è un asteroide Near Earth dal diametro medio di circa 4,9 km scoperto nel 1981 e presenta un’ orbita caratterizzata da un semiasse maggiore pari a  1,7684649 UA e da un’eccentricità di 0,4228058, inclinata di 22,16382° rispetto all’eclittica. Florence passerà a circa 7 milioni di chilometri dal nostro pianeta ed esattamente circa 18 volte la distanza tra la Terra e la Luna.  Gli esperti comunque sono concordi nel dichiarare che non vi è alcun tipo di preoccupazione per la Terra e dunque per i suoi abitanti, nonostante come già detto si tratti di un asteroide molto grande e uno dei più grandi a passare così vicino al nostro pianeta da quando è iniziato il programma della NASA per rilevare e tracciare questi oggetti.

E’ questo sostanzialmente quanto spiegato da  Paul Chodas,  direttore del Centro per lo studio dei  Near-Earth Object (CNEOS)  della NASA al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, il quale ha spiegato che nonostante molte asteroidi noti siano passati vicino alla Terra e anche più vicino di quanto farà Florence,  questo risulta il più grande asteroide a passare così vicino al nostro pianeta da quando iniziato è il programma della NASA per rilevare e trattare questi oggetti.  Si tratterà comunque un incontro molto importante per la scienza e dunque per i ricercatori, perché avranno l’opportunità di studiare Florence in modo più ravvicinato  e potrebbe anche risultare un ottimo bersaglio per le osservazioni fatte con il radar terrestri, che potrebbero finalmente mostrare quelle che sono le sue reali dimensioni.

Questa di settembre è sicuramente il passaggio più ravvicinato dell’asteroide dal lontano 1892 e lo rimarrà fino a dopo il 2500.  Per tutti gli appassionati, Florence sarà visibile già tra la fine di agosto e l’inizio di settembre utilizzando anche i piccoli telescopi per molte notti quando attraverserà le costellazioni del Capricorno acquario delfino e pesci Australi. Gli esperti dicono che non vi è alcun pericolo per la Terra e dunque per tutti gli abitanti, perché nel suo punto di massimo avvicinamento Florence non supererà la distanza di 7000000 km da noi e si tratta di una distanza di circa 18 volte quella tra la Terra e la Luna.

Florence sarà studiata  con un radar che solitamente viene utilizzato per studiare questi corpi celesti e si tratta di uno strumento molto potente per individuarne molte caratteristiche tra cui rotazione forma dimensioni rugosità caratteristiche superficiali e per determinare con precisione il loro percorso orbitale.

Il Sistema Solare in generale.

La nostra Terra appartiene a una famiglia molto varia di corpi celesti, tutti tenuti prigionieri della forte attrazione gravitazionale esercitata dal maggiore di essi, il Sole, attorno al quale circolano, ognuno con un proprio periodo, lungo invisibili percorsi di forma ellittica chiamati orbite. Detta famiglia è chiamata Sistema Solare e di esso fanno parte:
1. Il Sole, la nostra stella, l’astro a noi più vicino, che rappresenta il 99,8% della massa (quantità di materia) dell’intera famiglia;
2. I pianeti, otto corpi opachi, cioè non dotati di luce propria, di forma sferoidale, visibili in cielo in quanto riflettono con la loro atmosfera o con la loro superficie la luce solare che li colpisce;
3. I satelliti, attualmente 177, corpi minori di varia taglia (da pochi chilometri ai 5.262 chilometri di Ganimede, satellite di Giove) che orbitano attorno ai pianeti, come ad esempio la nostra Luna;
4. Gli asteroidi, a centinaia di migliaia, corpi rocciosi o ferrosi di forma prevalentemente irregolare, collocati essenzialmente tra le orbite di Marte e Giove, tra i quali il maggiore, Cerere, misura 925 chilometri di diametro;
5. I plutoidi, (o pianeti nani) forse a molte centinaia di milioni, nuova classe di corpi celesti individuata in questi ultimi anni nelle regioni più esterne del Sistema Solare, costituita da piccoli pianeti di roccia e ghiaccio, il cui prototipo è l’ex pianeta Plutone, scoperto nel 1930 e lungamente ritenuto un pianeta vero e proprio fino al 2006;
6. Le comete, a migliaia di miliardi, grandi ed irregolari montagne di ghiaccio contenenti polveri e detriti rocciosi, la cui evaporazione all’avvicinarsi al Sole origina le caratteristiche lunghe code, confinate in una sorta di bolla che circonda gli estremi confini del Sistema Solare, a 1,5 anni luce dal Sole;
7. Le meteoriti, chiamate in modo popolare e inesatto stelle cadenti, detriti e frammenti, pietre e rocce spaziali di varia dimensione che attratte dalla gravitazione dei pianeti finiscono per precipitarvi addosso, impattando con violenza contro le loro superfici o disintegrandosi per il forte attrito nell’attraversamento delle loro atmosfere;
8. Le polveri, derivanti dalla fine frammentazione nel tempo di meteoriti ed asteroidi in seguito ad urti e alla disgregazione delle comete;
9. Il vento solare, un incessante e impetuoso flusso di particelle cariche, in prevalenza protoni ed elettroni, che il Sole soffia nello spazio con velocità di alcune centinaia di chilometri al secondo, raggiungere le regioni più lontane del sistema solare e di dispiegare le lunghe code cometarie.

10. Per essere rigorosi, sparsi all’interno del Sistema Solare troviamo anche i numerosi strumenti scientifici inviati nello Spazio per lo studio dei suoi componenti: telescopi orbitali, sonde interplanetarie, moduli di atterraggio, rover di esplorazione, moduli atmosferici.
Le stelle visibili come tremolanti punti di luce nel cielo delle notte non appartengono al Sistema Solare, dal quale risultano separate da distanze che si misurano in anni luce (decine di migliaia di miliardi di chilometri); tutte le stelle visibili, Sole compreso, fanno tuttavia parte dello stesso immenso complesso siderale che chiamiamo Galassia o Via Lattea, un agglomerato a forma di disco composto da centinaia di miliardi di stelle, vaste nubi di gas e polveri. E la nostra Galassia non è che una dei 200 miliardi di galassie conosciute oggi nell’Universo.
Nascita del Sistema Solare.
Circa 5 miliardi di anni fa (più o meno otto miliardi di anni dopo che il Big Bang originò l’intero Universo), in una silente e fredda periferia della nostra Galassia, una grande nube gassosa composta prevalentemente da gas idrogeno e polvere cominciò a condensarsi, forse a causa dell’onda d’urto di una supernova esplosa nelle vicinanze, diventando sempre più densa e concentrata: era l’inizio delle complesse fasi che avrebbero portato a nascere sia il Sole che il corteo di corpi che lo accompagnano. La nube protostellare andò lentamente a formare al suo centro un corpo molto denso e massiccio, che in seguito si accese come stella, il nostro Sole. Tutto ciò che non contribuì alla formazione diretta del Sole finì per ritrovarsi collocato in un disco di materia disordinatamente sparpagliata in orbita intorno ad esso, dal quale avrebbero tratto origine i pianeti e i corpi minori. I semplici granelli cominciarono col tempo ad aggregarsi in piccoli grumi (planetesimi) che la gravità unì ad altri e così via fino al comparire di corpi di buona taglia, che a loro volta si accorparono in corpi ancora maggiori. Tali corpi primordiali si scontrarono innumerevoli volte, frantumandosi, riunendosi, sbriciolandosi per poi ricomporsi nuovamente, sballottati nel caotico e incerto orbitare della materia. Alla fine prevalsero alcuni corpi di maggiore dimensione, che nel corso di innumerevoli rivoluzioni intorno al sole ripulirono le loro orbite, catturando con la propria azione gravitazionale ogni frammento. Questa fase iniziale della formazione planetaria, conosciuta con il nome di accezione, durò circa due miliardi di anni e si trattò di uno dei capitoli più tempestosi e violenti della storia del sistema solare.
Diversificazione dei pianeti.
Il materiale che si condensò all’interno del Sistema Solare, sebbene formatosi intorno alla stessa stella, nel medesimo tempo e con le stesse modalità, andò tuttavia a costituire due principali tipologie di pianeti, caratterizzati da numerose e notevoli differenze. I pianeti Mercurio, Venere, Terra e Marte (detti pianeti tellurici) sono pianeti piccoli e rocciosi, dotati di una superficie calpestabile, mentre Giove, Saturno, Urano e Nettuno (detti pianeti gioviani o solari) sono pianeti grandi e gassosi, privi di un suolo, “tenuti assieme” dalla loro stessa forza gravitazionale. I primi sono privi di sistemi di anelli e contano pochissimi satelliti, mentre i secondi posseggono tutti sia gli anelli che decine di satelliti. I pianeti rocciosi sono inoltre molto differenti tra loro, mentre i pianeti gassosi hanno in comune parecchie somiglianze; i pianeti piccoli ruotano sul proprio asse lentamente, mentre il moto di rotazione dei grandi pianeti gassosi avviene molto velocemente. Una chiave di lettura per spiegare queste differenze tra i pianeti è la distanza dal Sole alla quale essi si sono formati. Le regioni in prossimità del Sole, nelle prime fasi evolutive, sono state ripulite degli elementi leggeri, i gas, soffiati lontano dall’intensa radiazione solare (il citato vento solare): rimanendo gli elementi pesanti questi costituirono pianeti densi e rocciosi. A grandi distanze dal sole i gas espulsi dal vento solare hanno invece potuto condensarsi e accrescersi in grandi quantità attorno a iniziali corpi rocciosi che divennero i nuclei interni dei pianeti giganti. Quindi, vicino al Sole si sono aggregati tra di loro semplici sassi, mentre a grandi distanze ha prevalso l’addensarsi del primitivo gas. Abbiamo raccolto i principali dati dei vari pianeti in un’apposita tabella riassuntiva, che troverete più oltre, che aggiorna quelli presenti in testi non più odierni.

Mercurio.
Troppo piccolo per conservare un’atmosfera, è morfologicamente molto simile alla Luna. Proprio come la Luna, la mancanza di un’atmosfera non ha potuto opporre alcun freno alla caduta del materiale roccioso proveniente dallo spazio. Gli effetti del bombardamento meteorico sono evidenti sulla superficie di Mercurio: crateri di tutte le taglie costellano ogni lembo della sua crosta. La mancanza di elementi erosivi quali acqua, vento e ghiacciai ha fossilizzato nel tempo un panorama primitivo, che risale alla formazione del pianeta. L’assenza di acqua e di atmosfera annulla ogni ipotesi di vita su Mercurio, che presenta oltretutto temperature massime minime estreme. Mercurio possiede un nucleo interno molto grosso, delle dimensioni lunari. Forse Mercurio era molto più grosso di oggi e un catastrofico urto con un altro corpo roccioso, avvenuto chissà quando, ne ha strappato con violenza la parte esterna. Il veloce raffreddamento del pianeta ha generato le numerose crepe superficiali che si osservano nelle immagini dell’ultima sonda che ne esplorato la superficie, la Messenger.
Venere.
E’ il pianeta più facilmente osservabile ad occhio nudo, la sera dopo il tramonto (chiamato in questo caso Vespero) o il mattino prima del sorgere del sole (Lucifero). Ammantata perennemente in una densa atmosfera di soffocante anidride carbonica, Venere si presenta come il più infernale dei pianeti rocciosi. Vulcani attivi eruttano zolfo e anidride solforosa, che formano spesse nubi di acido solforico poste a circa 55 Km di quota. La pressione al suolo supera le 90 atmosfere e un fortissimo effetto serra porta i valori delle temperature ancor più in alto che su Mercurio: circa 500 gradi. Si tratta dunque di un pianeta invivibile, il cui aspetto ricorda la lontana preistoria della Terra. L’atmosfera venusiana è costantemente sferzata da forti venti, non consente che a una minima parte della luce solare incidente di penetrare fino al suole ed è quasi 60 volte più densa dell’aria che respiriamo sulla Terra. Il periodo di rotazione dura più di quello di rivoluzione: il giorno, insomma, dura più dell’anno. Il senso di rotazione del pianeta è inoltre contrario a quello degli altri pianeti: forse un immenso urto lo ha rovesciato nello spazio in epoche remote. Le ultime sonde che hanno avvicinato Venere sono la Magellano e la Venus Express.
Terra.
Il maggiore tra i pianeti tellurici è la nostra Terra. Dotato di una atmosfera di azoto ed ossigeno, ricco di grandi distese oceaniche e posto a una distanza dal Sole ottimale, il nostro pianeta ha sviluppato in ogni suo angolo un’incredibile varietà di forme di vita. Geologicamente attiva e sede di agenti erosivi dalla grande efficacia, la Terra ha cancellato quasi tutte le antiche ferite (astroblemi) inferte dalla caduta di materiale spaziale. Oggi gli equilibri ambientali della Terra sono gravemente minacciati da numerosi problemi causati dalla rapida evoluzione umana: inquinamento, effetto serra, piogge acide, desertificazione, deforestazione, mutamenti climatici, buco nell’ozono, sovrappopolazione, esaurimento delle risorse, alterazioni delle biodiversità. L’urgenza di un radicale cambio di condotta pare ormai indifferibile per guardare fiduciosi al futuro dell’umanità.
Luna.
L’unico satellite della Terra è il corpo celeste più vicino a noi. Piccolo e roccioso, privo di atmosfera e dunque di qualunque scudo di difesa contro la caduta di materiale spaziale, la Luna condivide col fratello maggiore Mercurio molte somiglianze. La superficie è intensamente craterizzata, ampie distese di lava scura ricoprono la superficie dei cosiddetti mari, generati dalla collisione con corpi rocciosi di taglia asteroidale. Il suolo lunare è finemente polverizzato e abbastanza simile per composizione a quello terrestre. L’aspetto lunare è lo stesso di miliardi di anni fa: nessun tipo di agente può averne alterato la fisionomia. Con quasi totale certezza la Luna si è originata da un violento impatto della Terra con un altro protopianeta: il materiale proiettato dall’urto nello spazio avrebbe dapprima formato un anello in orbita attorno alla Terra e pian piano si sarebbe poi raccolto in un unico corpo. Nel 2009, Anno Internazionale dell’Astronomia, si è celebrato il quarantennale del primo sbarco degli astronauti della missione Apollo 11 sul suolo lunare. Recentemente si è trovata traccia di ghiaccio all’interno di alcuni crateri siti ai poli del satellite, perennemente al riparo dalla luce solare. Si tratta con ogni probabilità del ghiaccio residuo di impatti di comete contro la superficie lunare avvenuti poco dopo la sua formazione. Lunar Reconnaissance Orbiter è il nome dell’ultima sonda inviata per una precisa mappatura lunare: la qualità delle sue immagini ha permesso di scorgere i sei veicoli spaziali delle missioni Apollo adagiati sul suolo lunare, ponendo definitivamente fine alla pretestuosa ipotesi di una finzione circa la reale conquista della Luna da parte degli americani.
Marte.
Caratteristica di Marte è quella di presentare numerose analogie con la Terra, che hanno da sempre supportato la speranza di trovare tracce di vita sulla sua superficie. L’atmosfera marziana è costituita da anidride carbonica, ma sulla superficie del pianeta un tempo era presente una grande quantità di acqua liquida. Si ritiene che su Marte già in epoche remote si sia interrotto il normale ciclo dell’acqua e che dalla cessazione delle piogge si sia determinato il conseguente lento assorbimento dell’acqua presente da parte del terreno. Le moderne sonde hanno dedotto la presenza di acqua sotterranea fino a una profondità di 1700 metri. Numerose tracce dell’antico fluire dell’acqua sono state fotografate dalle sonde inviate verso Marte: laghi e fiumi, spesso appartenenti a vasti bacini orografici. Le calotte glaciali marziane sono costituite prevalentemente da ghiaccio di anidride carbonica e hanno un’estensione che varia col ciclo stagionale. L’alternarsi delle stagioni e il violento sublimare delle calotte polari vede la formazione di venti impetuosi che originano immense tempeste di sabbia, che spesso offuscano il disco planetario. Su Marte troviamo i più grandi vulcani del Sistema Solare: il Monte Olimpo è alto circa 27.000 metri e presenta una base larga 600 Km. Molte sonde automatizzate hanno raggiunto Marte a partire dagli anni ’70 e forse entro il 2025 un equipaggio di 7 astronauti raggiungerà il pianeta rosso. Marte possiede due satelliti: Phobos e Deimos, scoperti da Asaph Hall nel 1897, due piccoli asteroidi probabilmente strappati alla vicina fascia classica. Su Marte sono ancora in funzione due rover alimentati a energia solare, Spirit e Opportunity, felicemente operanti da circa 5 anni. Essi hanno esplorato vaste regioni compiendo numerosi esperimenti e inviando a Terra milioni di fotografie. Sonde moderne che hanno raggiunto il pianeta rosso sono la Phoenix e la MRO (Mars Reconnaissance Orbite?). Un nuovo sofisticato rover statunitense, Curiosity, ha felicemente raggiunto la superficie di Marte con un incredibile atterraggio il 6 agosto del 2012. Gli scienziati sono fiduciosi di ottenere nuove preziose informazioni per comprendere meglio questo pianeta.
Asteroidi.
In una cintura compresa tra Marte e Giove troviamo la fascia degli asteroidi classici, corpi irregolari la cui modesta massa non ha permesso alla loro gravità di plasmarli in forma sferica. Un tempo si pensava che rappresentassero i resti sparpagliati di un pianeta roccioso andato distrutto, ma oggi prevale l’idea che tutto quel materiale costituisca in realtà uno o più pianeti mancati, che non furono cioè in grado di formarsi in un processo di accrezione. Causa di questa mancata formazione è stato certamente Giove, la cui vicinanza ha provocato forti influenze mareali che hanno disturbato e condizionato l’originaria materia presente in questa zona ai primordi della storia del Sistema Solare. Alcuni asteroidi possono venir espulsi dalle maree gioviane dalle loro orbite ed occuparne altre disordinate che intersecano quelle dei pianeti rocciosi. La possibilità che un asteroide colpisca il nostro pianeta, pur molto bassa, è diversa da zero. Oggi si tiene sotto controllo il moto degli asteroidi pericolosi e si studiano possibili strategie di difesa nell’eventualità di un impatto calcolato. Con ogni probabilità, l’estinzione di massa che 65 milioni di anni fa pose fine al dominio dei dinosauri ebbe origine con la disastrosa caduta di un asteroide di circa 10 chilometri di diametro, che impattò contro la Terra in una regione dello Yucatan.
Giove.
Il più grande dei pianeti è un colosso gassoso composto da idrogeno, elio, metano e ammonica pesante 318 volte la Terra. Ciò che osserviamo di Giove al telescopio è la sua turbolenta atmosfera, sotto la quale esiste un oceano di idrogeno liquido. Idrogeno talmente schiacciato da sembrare roccia lo troviamo ancora più in profondità, mentre al centro del disco di Giove esiste probabilmente un nucleo roccioso grande circa il doppio della Terra. L’atmosfera gioviana è costantemente in moto turbolento, che determina lunghe bande disposte parallele all’equatore. La natura gassosa di Giove lo porta a ruotare in modo differenziale, cioè con velocità che dipendono dalla latitudine che si considera: massima all’equatore e minima ai poli. Ciò provoca un costante rimescolamento delle fasce atmosferiche e la formazione di numerosi cicloni di forma ovoidale. La più grande tra queste strutture è la famosa Grande Macchia Rossa, grande tre volte la Terra, che costituisce un gigantesco uragano atmosferico. Giove, se fosse stato 30 volte più massiccio, avrebbe potuto diventare una stella, accendendosi come il Sole. Il mancato raggiungimento di una massa così notevole gli ha impedito di assistere all’innesco dei processi nucleari che al contrario caratterizzano il nucleo solare. Un corteo di 67 satelliti e un cospicuo sistema di anelli polverosi e rocciosi completa la morfologia di questo imponente pianeta. I quattro maggiori satelliti di Giove, Io, Europa, Ganimede e Callisto furono scoperti da Galileo Galilei la notte del 7 gennaio 1610. E Galileo è anche il nome dell’ultima sonda che abbia avvicinato questo pianeta per studiarlo.

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