La calvizie causata dal cromosoma X ereditato dalla Mamma

Si aprono nuove porte verso la cura della calvizie. Scoperto il cromosoma che contiene più marcatori genetici, è il cromosoma x dato dalla madre. Cromosoma x della madre: la maggior parte dei marcatori genetici della calvizie provengono proprio da queste strutture a bastoncello del DNA. A rivelarlo è stato uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Edimburgo e recentemente pubblicato sulla rivista scientifica PloS Genetics. I ricercatori hanno prima sequenziato il DNA dei campioni. In un secondo momento hanno analizzato le differenze genetiche rilevabili, collegandole direttamente al grado di calvizie di ogni uomo. Tra le scoperte più interessanti il fatto che degli oltre 120 geni coinvolti, 13 siano localizzati sul cromosoma X, ossia quello che ogni individuo di sesso maschile eredita dalla madre. Su questo cromosoma sono presenti circa 40 diversi marcatori genetici connessi alla calvizie. È stato poi notato come per altre variazioni fosse già conosciuto il legame con geni implicati nella crescita dei capelli e nella perdita del colore.

PROSPETTIVE FUTURE
Questa ricerca apre le porte a futuri sviluppi di grande rilevanza. In particolare sarà più facile realizzare farmaci mirati a prevenire la caduta dei capelli, Questi risultati permetteranno certamente passi in avanti importanti per combattere la caduta di capelli, ma la strada è ancora lunga. Se ciò non è ancora possibile, è comunque stato notato che il sistema predittivo basato su questi dati funziona in maniera più precisa su ristretti gruppi di persone, già predisposte alla calvizie. In ogni caso sono necessarie altre ricerche che analizzino anche il fattore-età, elemento non tenuto in considerazione all’interno di questo studio. Gli scienziati, diretti da Saskia Hagenaars e David Hill, hanno poi creato una formula per cercare di predire le chance di diventare calvi proprio sulla base della presenza, o dell’assenza, di certi marcatori genetici. Ebbene, se una previsione accurata per il singolo soggetto ancora non è a portata di mano, i risultati possono aiutare a identificare dei sotto-gruppi di popolazione per i quali il rischio di perdere i capelli è molto elevato.

Gli antichi egizi la curavano con un intruglio di datteri, zampe di cani e criniere d’asino cotte nell’olio. Cleopatra invece preferiva sfregare la testa di Giulio Cesare con un miscuglio di topi bruciati, denti di cavallo, grasso d’orso e midollo di cervo. Bastano questi esotici riti contro la calvizie per capire l’importanza che, in tutte le epoche, hanno rivestito i capelli.
«A una chioma lussureggiante venivano assegnati attributi positivi di virilità e potere, mentre alla calvizie simbolismi negativi. Molti scienziati sostengono che i capelli non hanno alcuno scopo funzionale: è un’argomentazione semplicistica, che ignora gli enormi significati psicologici e sociali attribuiti ai capelli», spiega Daniele Campo, medico tricologo all’Istituto Ortodermico Italiano di Roma. «Nessuno dovrebbe sorprendersi del fatto che ogni anno sono spesi milioni di euro per la cura dei capelli, né che i tricologi improvvisati – venditori di miracolose ricrescite – siano moltissimi». La calvizie è il nome che si usa per definire l’alopecia androge- netica (Aga), una condizione cronica, geneticamente determinata, che riguarda soprattutto gli uomini. Anche le donne, però, in particolare dopo la menopausa, possono esserne colpite. Ma il fenomeno è alquanto raro, tanto che la “pelata” può a ben diritto essere considerata il corrispettivo maschile della cellulite femminile.

L’alopecia androgenetica – come suggerisce il nome stesso – è legata agli ormoni maschili ed è ereditaria. Ma attenzione, l’eccesso di testosterone non c’entra niente, anche se si è sempre diffusa la falsa credenza che la calvizie è il prezzo da pagare per i troppi eccessi sessuali. «In realtà si tratta dell’involuzione dei follicoli piliferi causata da un enzima, la 5 alfa redattasi, che converte il testosterone in un ormone più potente, il di idrotestosterone (Dht). È questo ormone a provocare la progressiva miniaturizzazione del follicolo fino all’atrofia», spiega Campo. «A ogni nuova ricrescita, i capelli sono sempre più sottili, fino a scomparire».

In genere, i primi segnali di calvizie cominciano a manifestarsi dopo i 30 anni, mentre nei casi gravi compaiono già a partire dai 18 anni, fino a provocare il diradamento dei capelli entro i 25. Altri fattori concorrono al suo insorgere ma sono secondari ri spetto alla questione ormonale: stress, ipotiroidismo, brusche variazioni di peso, stati anemici. I rimedi più efficaci sono quelli farmacologici. «La finesteride e il minoxidil costituiscono il cardine su cui ruota la moderna terapia dell’alopecia.

La prima sostanza si usa in lozione ed è un inibitore dell’enzima 5 alfa redattasi, mentre il minoxidil è in grado, mimando l’azione di un fattore di crescita, di invertire il processo di miniaturizzazione del follicolo», continua Campo, che mette in evidenza anche i passi da gigante fatti dalla chirurgia negli ultimi anni. «Si prelevano i capelli dalla zona donatrice, cioè quella posteriore tra nuca e orecchie – dove i bulbi piliferi sono resistenti all’azione dell’ormone responsabile della calvizie – e si trapiantano nelle zone senza capelli. Dopo tre mesi, dai bulbi trapiantati crescono nuovi capelli». La chirurgia funziona sempre, tranne quando i capelli della zona donatrice sono pochi. «Nel mio istituto si effettuano 300 trapianti di capelli ogni anno», commenta Campo.

L’efficacia degli altri trattamenti, invece, è quasi nulla. «Le varie lozioni reclamizzate dalle industrie cosmetiche hanno un effetto blando rispetto ai farmaci. Si tratta di sostanze antiossidanti, di integrazione vitaminica e di vasodilatazione, che non sempre funzionano», spiega l’esperto, «Ci sono inoltre i cosmetici, utili per chi non è ancora completamente calvo: servono a migliorare la capigliatura e a vivere con più serenità il proprio aspetto estetico, mascherando il diradamento dei capelli nell’attesa che la terapia farmacologia dia dei risultati». Ma la scienza continua a studiare con interesse il fenomeno dell’alopecia. Per alcuni tipi di calvizie sembra che di mezzo ci siano addirittura i geni della madre.

Già da tempo, infatti, si sospettava che la calvizie precoce fosse dovuta a fattori ereditari, anche se non era ben chiaro quali fossero i geni coinvolti. Ora, invece, un gruppo di studiosi tedeschi diretti da Markus Nothen, dell’Università di Bonn – che ha pubblicato i risultati della ricerca sull’American Journal of Human Genetics – ha messo in evidenza per la prima volta un gene associato più d’ogni altro alla perdita dei capelli. Il gene si trova sul cromosoma X, ossia quello che ogni maschio eredita dalla propria madre. Si tratterebbe di un gene che codifica per un recettore androgeno, una proteina che risponde agli stimoli degli ormoni sessuali maschili. La calvizie precoce, hanno spiegato i ricercatori, è il risultato di alcune varianti di questo gene, che portano a un arretramento progressivo dell’attaccatura dei capelli e al diradamento in cima al capo (la cosiddetta “chierica”). Oltre alle ricerche sulle cause genetiche dei problemi tricologici, di recente si studiano anche le “ricadute psicologiche” della perdita. Uno studio della Gallup, condotto su 1.500 uomini in cinque Paesi europei e risalente all’anno scorso, rivela che sono i tedeschi, assieme agli inglesi, a soffrire di più per la calvizie. I mitici cento colpi di spazzola, questa volta, non sono un rimedio.

Un problema che affligge moltissimi uomini, ma anche alcune donne, è quello della perdita dei capelli. Calvizie o alopecia possono rappresentare un importante mo­tivo di disagio per molte persone che, spesso ancora giovani, per­dono capelli e non riescono a tro­vare soluzioni adeguate.

Ora ci si mettono anche la crisi e lo stress che ne consegue. Se­condo i più recenti studi infatti negli ultimi anni il fenomeno sa­rebbe aumentato addirittura del 16 per cento. Con il dottor Bruno Bovani, chirurgo plastico, membro della società italiana di chirurgia pla­stica ricostruttiva ed estetica e di­rettore sanitario del centro Esculapio di Perugia, cerchiamo di ca­pire quali sono le tecniche più in­novative per stimolare la cresci­ta, mantenendo e salvaguardando una chioma il più possibile gio­vane e folta.

Dottor Bovani è possibile ri­solvere il problema della calvi­zie o dell’alopecia? «Direi senz’altro che esistono tecniche innovative che permet­tono di ottenere ottimi risultati. In particolare l’ultima novità è un trattamento che sfrutta le capaci­tà generative dei fattori di cresci­ta contenuti nel sangue». Cosa sono i fattori di crescita e in che consiste questa tecni­ca?

«In pratica si tratta della tecnica rigenerativa nota come PRP: Pla­sma arricchito di Piastrine. Me­diante un semplice prelievo del proprio sangue si procede ad una concentrazione delle piastrine fi­no a 5-6 volte il loro numero iniziale. In questo modo si raggiun­ge un’altissima quantità di fattori di crescita autoioghi (dello stesso paziente) presenti proprio nelle piastrine che vengono iniettate con un micro ago direttamente nel cuoio capelluto». lnsomma una tecnica piutto­sto semplice e veloce. «E specialmente un procedura che offre la garanzia di ottenere buoni risultati in poco tempo. Con poche se­dute è possibile assi­stere già alla ricre­scita e al rinfolti- mento dei capel­li, sia in caso di calvizie che di alopecia andro- genetica e a chiazze, con una durata di pochi minuti, nessuna aneste­sia, nessun rico­vero. E l’unica tec­nica oggi in campo tricologico in grado di dare miglioramenti nell’80- 90% dei casi».Tutto qui? «Il paziente dovrà soltanto sop­portare il fastidio dell’iniezione e poi potrà tornare a casa. Piuttosto la nostra prima preoccupazione riguarda il fatto di portare a ter­mine questo tipo di procedura in modo totalmente sicuro, senza correre alcun rischio».In che senso? «Nel senso che abbiamo a che fare con una manipolazione del sangue, pertanto le precauzioni devono essere assolute. In Italia, ad esempio, esiste una normativa estremamente rigida su questa pratica per cui sono pochissimi i Centri regolarmente autorizzati che la utilizzano. Oltre a ciò va detto che spesso in molti centri si utilizza una tecnica che non con­sente una concentrazione certa dei fattori di crescita ottenuti. Questo potrebbe giustificare una irregolarità dei risultati ottenibili. Nel nostro caso, per assicurare ai pazienti un trattamento che ga­rantisca la massima efficacia e si­curezza, abbiamo attivato una convenzione con il Centro trasfu­sionale dell’Ospedale della Re­pubblica di San Marino». Quali sono le garanzie?«I pazienti che desiderano sot­toporsi a questo tipo di trattamen­to si recano direttamente al Cen­tro trasfusionale che provvede al­la preparazione del PRP ricorren­do ad attrezzature tecnologica­mente molto avanzate e ce lo consegna, pronto per essere iniet­tato da parte nostra. Questo ci permette di ottenere la più com­ pietà tracciabilità del sangue ed un servizio ad altissimo livello». Questo trattamento permette di ottenere risultati definitivi?«In alcuni casi è possibile. Di­pende dalle cause che provocano la calvizie o l’alopecia. Solita­mente si programma un ciclo di almeno tre sedute una ogni 2-3 mesi di distanza. Ma ciò che mi preme sottolineare è che oggi sia­mo in grado di fornire un pro­gramma completo di trattamento per il paziente tricologico, con l’ausilio di una linea di prodotti tecnologicamente molto avanza­ti, fino all’intervento chirurgico di autotrapianto microfollicolare per i casi più avanzati». Il risultato?«Con il PRP è possibile ottene­re una chioma più folta per ridu­zione della miniaturizzazione del fusto del capello ed in genere la diminuzione della loro caduta. Quindi capelli rigenerati e spe­cialmente molto più robusti»

2 commenti

  1. ma mia madre le mie nonne i miei nonni non erano calvi come mai io sono affetto da calvizia?

  2. Antonio Lapadula

    io ho mio padre che è calvo sin da giovane e mia madre ha una chioma abbastanza folta. io ho 35 anni e ultimamente sto cominciando a perdere capelli soprattutto la chierica. ho visto che alcune marche come
    toppik fanno delle fibre di cheratina che creano un effetto coprente discreto e stavo pensando di comprarle

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