La diffamazione su Facebook, e sui social, non è a mezzo stampa

Nuova sentenza della Cassazione con la quale ha stabilito che quando si diffama qualcuno tramite Facebook o tramite social network in generale, si è sottoposti al codice penale e no alla legge sulla stampa. E’ questo sostanzialmente quanto deciso dalla Cassazione con una sentenza numero 4873/2017, attraverso la quale, dunque ha affrontato un delicato tema quale quello della diffamazione e dei social network. La diffamazione su Facebook non può essere equiparata a quella sulla stampa anche se raggiunge potenzialmente un pubblico più vasto, ha sancito la Corte di Cassazione, respingendo in questo modo il ricorso del procuratore della Repubblica di Imperia che aveva impugnato per abnormità l’ordinanza con cui il gip aveva riqualificato un fascicolo relativo agli apprezzamenti via Facebook che erano stati pubblicati in precedenza da un imputato di Catania di 60 anni nei confronti di una terza persona; l’episodio specifico era avvenuto nell’estate del 2003 a Diano Marina.

L’uomo di 60 anni, Manuca avrebbe creato sulla sua pagina Facebook una vera e propria rubrica denominata “Avoiubenadian” attraverso la quale criticava i vertici della polizia municipale e l’amministrazione comunale dell’epoca; il giudice aveva sostenuto che il Pm avrebbe dovuto provvedere a citare in giudizio Manduca, perchè il reato commesso dallo stesso non era ascrivibile alla legge sulla stampa che prevede una pena massima di 6 anni di reclusione, ma si trattava semplicemente di diffamazione aggravata dal mezzo di pubblicità. L’esclusione della legge 47/1948 sulla stampa dimezza la pena massima prevista da 6 a 3 anni; la Cassazione avrebbe bocciato il ricorso presentato dalla Procura Ligure prendendo come esempio un caso avvenuto nel 2015, quando con una sentenza si era stabilito che la bacheca dei social network può essere incasellata agevolmente nell’articolo 595 del codice penale.

 L’ex procuratore Capo Giuseppe Geremia pare fece appello alla Cassazione che aveva precedentemente sostento come la diffamazione via Facebook fosse punibile ai sensi del comma 3 dell’articolo 595 e dunque non stampa ma altro mezzo di pubblicità. Una diffamazione via Facebook,ma anche mediante altre forme di comunicazione online destinata a più persone, è sempre diffamazione aggravata posto che Facebook è uno dei possibili “altri mezzi di pubblicità”, e di conseguenza non va assolutamente presa alla leggera.

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