La fibra ottica arriva in 82 nuove città italiane: ecco la lista

L’Amministratore Delegato di Acea Stefano Antonio Donnarumma e Tommaso Pompei, Amministratore Delegato di Open Fiber, hanno siglato oggi, alla presenza dei rispettivi presidenti Luca Lanzalone e Franco Bassanini, un Memorandum of Understanding (“MoU”) che definisce i termini e le condizioni per l’avvio di una partnership industriale strategica per la realizzazione di una rete di comunicazioni elettroniche a banda ultra-larga sul territorio del Comune di Roma.

Il Memorandum con durata fino al 31 dicembre 2017 configura il ruolo di Acea come fornitore di infrastrutture. In particolare, è previsto che Acea conceda l’utilizzo dell’infrastruttura di proprietà (o comunque nella propria disponibilità) a Open Fiber, fornendo i dati cartografici e il supporto necessario all’individuazione delle infrastrutture per la realizzazione della rete. Acea potrà contribuire anche alla realizzazione fisica della rete.

A fronte delle disponibilità di Acea, è previsto che Open Fiber abbia il compito di:
• individuare l’architettura di rete e, qualora Acea manifesti interesse in svolgere
tale attività, fornire a quest’ultima le specifiche tecniche per la progettazione e la
realizzazione delle opere;
• fornire servizi di rete e commerciali ad Acea in modalità wholesale (come la
locazione di porzioni di rete, di collegamenti e di servizi attivi);
• assicurare il passaggio del know-how tecnico e tecnologico a favore di Acea
funzionale allo sviluppo dei propri servizi (telecontrollo degli impianti e/o servizi
di tipo Smart City).

Grazie allo sviluppo promosso da Open Fiber (società che fa capo ad Enel e Cassa Depositi Prestiti), ben presto numerose città potranno beneficiare della fibra ottica. Entro il 2022 si aggiungeranno altre 82 città rispetto a quelle già presenti ora. Vi forniamo a questo proposito una lista con le città, catalogate in rigoroso ordine alfabetico:

Alessandria, Ancona, Arezzo, Beinasco, Bergamo, Bollate, Brescia, Bresso, Brindisi, Buccinasco, Busto Arsizio, Casalecchio di Reno, Castel Maggiore, Castenaso, Cesano, Boscone, Cesena, Cinisello Balsamo, Collegno, Cologno Monzese, Como, Cormano, Cornaredo, Corsico, Cusago, Ferrara, Firenze, Foggia, Forlì, Garbagnate Milanese, Grosseto, Grugliasco, Imola, La Spezia, Latina, Lecce, Livorno, Lucca, Matera, Messina, Moncalieri, Modena, Monza, Nichelino, Novara, Novate Milanese, Opera, Orbassano, Parma, Pavia, Pero, Pescara, Peschiera Borromeo, Piacenza, Pioltello, Pisa, Prato, Ravenna, Reggio di Calabria, Reggio nell’Emilia, Rho, Rimini, Rivoli, Rozzano, Salerno, San Donato Milanese, San Giuliano Milanese, San Lazzaro di Savena, Sassari, Segrate, Sesto San Giovanni, Settimo Milanese, Settimo Torinese, Siracusa, Taranto, Terni, Treviso, Trezzano sul Naviglio, Udine, Varese, Venaria Reale, Verona, Vimodrone.

Open Fiber, la società partecipata pariteticamente da Enel e Cdp, prosegue nel cablaggio del territorio nazionale e a fine settembre arriverà a coprire 100 città nelle aree più remunerative del
Paese. Intanto l’azienda guidata da Tommaso Pompei guarda alla borsa e a fine 2019 avrà le dimensioni adatte per sbarcare a Piazza Affari. «Se c’è una matricola destinata alla quotazione quella è Open Fiber», ha spiegato il numero uno dell’azienda a MF-DowJones. «Escludo che ciò avvenga nel 2018, ma credo che verso la fine del 2019 la società avrà le dimensioni tali per poter pensare alla borsa».

Quella della quotazione, ha aggiunto il top manager, «è ovviamente una decisione che spetterà agli azionisti, ma Open Fiber è la classica società che può andare sul mercato». Secondo Pompei
non ci sono dubbi: il segmento ideale sarebbe il Ftse Mib perché «la capitalizzazione e le dimensioni di Open Fiber sono tali da poter pensare a una quotazione sul principale listino di Piazza Affari». L’operazione «è già prevista dagli accordi, secondo i quali, una volta raggiunto un certo grado di sviluppo e un determinato numero di clienti, Open Fiber è la classica società deputata
ad andare sul mercato».

Intanto a fine settembre la società si aggiudicherà la seconda gara Infratel dal valore di 1,2 miliardi per cablare le cosiddette aree bianche del Paese, ovvero quelle a fallimento di mercato. La gara riguarda 3.710 comuni italiani dislocati su dieci regioni. «Tra qualche settimana», ha detto Pompei, «firmeremo la concessione per la seconda gara e poi partirà lo sviluppo della rete. Ci eravamo
già aggiudicati la prima, che riguardava 3.043 comuni dislocati in sei regioni. Quindi complessivamente, sommando la prima e la seconda gara, per le aree C e D (quelle a fallimento di mercato, ndr) saremo vicini ai 7.000 comuni italiani cablati. Le prime città appartenenti alle aree C e D verranno attivate tra la fine del 2017 e il primo trimestre del 2018», ha proseguito. Sul fronte invece delle aree A e B, ovvero quelle più remunerative, «a oggi stiamo lavorando su 20 città ed entro la fine di settembre se ne aggiungeranno altre 80.

Ciò significa che entro ottobre le città appartenenti a queste aree saranno 100. Di queste, 13 sono già aperte alla commercializzazione. Ricordo che nel nostro piano le città delle aree A e B sono
271». Open Fiber sta lavorando tanto e sta «facendo un grosso sforzo sia sul fronte dell’impiantistica e sul fronte commerciale per riempire la rete», ha sottolineato. Infine sulla possibilità che la società stringa accordi con Telecom Italia Pompei è stato molto chiaro: «La rete di Open Fiber è una rete democratica e aperta a tutti. La mia filosofia», ha concluso, «è sempre quella di mantenere separate l’infrastruttura da chi fa servizi».

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