La Nasa: “Potrebbe esserci la vita su una della lune di Saturno”

L’oceano di Encelado era già noto da tempo agli addetti ai lavori ed è apparso subito chiaro che poteva essere un habitat ideale per lo sviluppo della vita extraterrestre.

E’ un risultato positivo anche per l” Italia: “in quanto membri della missione Cassini siamo estremamente contenti di questo risultato, ha detto il coordinatore scientifico dell’Asi, Enrico Flamini.

La missione Cassini-Huygens, realizzata in collaborazione tra Nasa, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana, è stata mandata in orbita per studiare Saturno, il suo sistema di satelliti e anelli con particolare riguardo al satellite Titano. Sotto la guida della planetologa Carolyn Porco, una delle massime esperte al mondo di Saturno e delle sue lune, hanno lavorato alle immagini inviate dalla sonda una serie di oceanografi, esperti di chimica organica e astrobiologi che, nel corso degli scorsi anni, hanno avuto la loro base operativa all’Università di Berkeley. Lo spettrometro ha individuato sorgenti geotermali simili a quelle della Terra.

I DUBBITuttavia non è tutto oro quel che luccica.

Grazie ad essi, quindi, è possibile ricreare condizioni favorevoli per l’insediamento di nuove forme di vita. Le scoperte relative ai geyser cosmici potrebbero dare la risposta alla domanda che assilla l’uomo da sempre: c’è davvero vita oltre la Terra? Al momento attuale non è dunque da escludere neppure questa ipotesi.

Vita su Saturno e Giove? È il sesto satellite naturale di Saturno in ordine di grandezza. I ricercatori della NASA hanno infatti trovato tracce di molecole di idrogeno nei getti di gas che ciclicamente eruttano da Encelado, superando lo spesso strato di ghiaccio che avvolge la luna e che fa da guscio a un grande oceano sotterrano. Lo ha rivelato la Nasa.

Anche per questa scoperta, bisogna ringraziare la sonda Cassini.

La presenza dell’acqua in queste lune lascia ipotizzare una possibile vita Aliena nello spazio.

Ciò non toglie che lo studio di Waite e colleghi sia un buon passo avanti nel determinare l’abitabilità di Encelado, ribadisce Jeffrey Seewald della Woods Hole Oceanographic Institution in una perspective sullo stesso numero di Science. In questi punti le correnti fredde degli oceani incontrano la fuoriuscita di magma dalla crosta terrestre, producendo reazioni chimiche che portano alla formazione di varie tipologie di minerali e materiali gassosi.

Saturno è l’ultimo dei pianeti visibili ad occhio nudo e conosciuti fin dall’antichità. E’ un po’ più piccolo di Giove ed essendo anche molto più lontano dalla Terra appare meno luminoso: brilla comunque come una stella di prima grandezza, con una luce dal colore indefinibile. L’uso del telescopio ce lo mostra come il più bel pianeta del Sistema Solare: infatti la vista di Saturno circondato dai suoi anelli è uno spettacolo sorprendente. Già Galileo col suo semplice strumento aveva notato, nel 1610, che in certi periodi Saturno aveva come due stelline ai due lati opposti: poteva trattarsi di satelliti ma non si notava alcun movimento. Fu Christian Huygens che nel 1655, con uno strumento migliore, comprese di cosa si trattava e così scrisse: “Saturno è circondato da un anello piatto e sottile che non tocca il globo del pianeta in alcun punto ed è inclinato sull’eclittica”.

Venti anni dopo Gian Domenico Cassini identificò nell’anello una divisione che prese il suo nome; gli anelli divennero due, A e B; in seguito ne furono individuati altri due ed oggi, dopo le esplorazioni delle sonde, se ne contano di più che in un microsolco. In un primo tempo fu creduto che si trattasse di anelli solidi ma in seguito fu chiaro che ciò non era possibile: le forze mareali di Saturno avrebbero disgregato qualsiasi tipo di materiale. Oggi sappiamo che gli anelli sono sottilissimi, con uno spessore di circa un km, e sono formati da una miriade di particelle con diametri da un centimetro a dieci metri. Poiché la loro superficie è ghiaccio d’acqua si pensa che si tratti di frammenti solidi ricoperti di ghiaccio. Gli anelli non sono tutti paralleli tra di loro: si notano in alcuni casi degli intrecci tra i solchi, che potrebbero derivare da interazioni gravitazionali tra le particelle che li compongono ed alcuni satelliti del pianeta, i cosiddetti “satelliti pastore”, che con la loro attrazione impediscono l’allontanamento casuale delle particelle stesse.

Tutte le particelle che costituiscono gli anelli orbitano intorno a Saturno in accordo con la terza legge di Keplero integrata con la legge della gravitazione di Newton. Questo significa che i più vicini ruotano in meno di 8 ore mentre i più lontani in più di 14 ore: siccome Saturno ruota su se stesso in circa 10 ore ne consegue che dalla sua superficie si vedrebbero gli anelli più interni ruotare da ovest ad est e quelli esterni da est ad ovest. Astronomia – Lezione 5 5 Così Paolo Maffei immagina la visione da Saturno nel suo libro “Al di là della Luna”: L’osservazione degli anelli di Saturno, anche mediante un telescopio modesto, è uno spettacolo indimenticabile. Eppure quella visione è ben poca cosa in confronto allo spettacolo che si dovrebbe ammirare da Saturno.

Quegli archi immensi, con varie sfumature di colore, di luminosità, di trasparenza, lanciati nel cielo e interrotti parzialmente dall’ombra del pianeta, devono costituire una visione al tempo stesso impressionante e meravigliosa. Col trascorrere dell’anno di Saturno le condizioni di illuminazione cambiano e gli anelli appaiono diversi, così come si mostrano di diverso aspetto, fino a sparire completamente, a un osservatore che si sposti su Saturno, dalle regioni polari a quelle equatoriali: uno spettacolo stupendo, che forse non sarà mai ammirato da alcun essere vivente. A causa delle diverse inclinazioni del piano degli anelli e del piano delle orbite di Saturno e terrestre, dalla Terra gli anelli possono essere visti da una parte e dall’altra e per un breve periodo anche di profilo, quando praticamente spariscono alla vista. I cicli si alternano con la cadenza di 16 e 14 anni, e ciò spiega le difficoltà incontrate dai primi osservatori nel determinarne la vera natura.

Aspetto di Saturno Saturno mostra delle bande superficiali analoghe a quelle di Giove benché meno evidenti. Dal loro movimento è stato calcolato il periodo di rotazione, che varia dalle 11 alle 10 ore passando dai poli all’equatore a causa di forti venti rilevati dai Voyager e dovuti anche qui al calore interno di Saturno, che irradia anch’esso in quantità due o tre volte superiore a quello ricevuto dal Sole. Nel dicembre del 1994 il telescopio spaziale Hubble ha fotografato un ciclone equatoriale grande come la Terra, con venti fino alla velocità di 1.600 km/h. Anche la composizione dell’atmosfera è simile a quella di Giove: 94% di idrogeno, 6% di elio con una certa quantità di metano ed ammoniaca, alla temperatura di –150°. Nel nucleo la temperatura dovrebbe raggiungano i 12.000° kelvin. Il pianeta ha una bassa densità (0,690) per cui, essendo più leggero dell’acqua, galleggerebbe se potessimo metterlo in un oceano abbastanza grande.

TITANO Saturno ha almeno 50 satelliti, non sappiamo esattamente quanti. Il più importante è Titano, che con un diametro di 5.150 km é più grande di Mercurio; é avvolto in una atmosfera con veli, foschie e nubi. E’ stato scoperto da Huygens nel 1655; recentemente la sonda CassiniHuygens é entrata in orbita intorno a Saturno e il giorno di Natale del 2004 ha lanciato il modulo Huygens verso la sua superficie. Questa sonda è scesa rallentata dai paracadute ed ha toccato il suolo prendendo numerose foto della superficie, composte poi in un mosaico, che è stato rielaborato in una visione realistica del panorama. Titano è uno dei corpi celesti più simili alla Terra: ha un diametro di quasi la metà di quello terrestre, ha un’atmosfera più densa con venti fino a 400 km/h, ha massicci montuosi e valli. Però l’atmosfera è composta di azoto e idrocarburi, che danno la colorazione rossastra; le valli sarebbero state scavate in passato da fiumi di metano, qui liquido dato che la temperatura è di 180° sotto zero; quelli che, fotografati da vicino, sembrano sassi sono probabilmente ghiaccio di idrocarburi, acqua e azoto.

Tutto è andato secondo i piani: il 30 novembre scorso la sonda Cassini, in orbita attorno a Saturno dal luglio 2004, si è inserita nella sua penultima serie di orbite prima del gran finale, che prevede un tuffo nel globo gassoso di Saturno il prossimo settembre. Cassini, un progetto della NASA in collaborazione con ESA e ASI, ha completato la sua prima orbita stretta, sfiorando il bordo esterno degli anelli di Saturno.

 4 dicembre alle 14:09 ora italiana la sonda ha attraversato il piano degli anelli, passando a una distanza di circa 91 mila chilometri dal bordo esterno delle nubi di Saturno. In quella posizione si trova un debole anello di polveri prodotto dalle lune Giano ed Epimeteo, ad appena 11 mila km dall’anello F. Un’ora prima di questo incontro, Cassini ha acceso il proprio motore principale, bruciando carburante per circa sei secondi. Mezz’ora più tardi, durante la fase di avvicinamento al piano degli anelli, la sonda ha attivato la calotta a copertura del motore come misura di protezione. «Grazie a questo piccolo aggiustamento di traiettoria ci troviamo ora nella posizione ottimale per sfruttare al meglio la prossima fase della missione», dice Earl Maize, responsabile del progetto Cassini presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA.

Le camere a bordo di Cassini hanno raccolto immagini di Saturno circa due giorni prima di attraversare il piano degli anelli, ma non durante la fase di massimo avvicinamento. Gli obiettivi principali di questo primo passaggio erano la manovra e le osservazioni da effettuare con altri strumenti scientifici. I prossimi passaggi garantiranno la raccolta di alcuni dei panorami migliori sulle regioni esterne degli anelli e sulle lune che vi si trovano. L’orbita attuale permette alla sonda di compiere un giro completo attorno a Saturno ogni 7 giorni. Cassini ha effettuato un nuovo passaggio nei pressi dei bordi esterni degli anelli l’U dicembre: percorrerà in tutto 20 orbite con passaggi ravvicinati degli anelli, finché il 22 aprile l’avvicinamento di Titano modificherà la traiettoria di volo.

A partire da quella data la sonda si avvicinerà ancora di più a Saturno, sfiorando la sua atmosfera da 2400 km di distanza. Il 15 settembre 2017 la missione concluderà il proprio viaggio con un tuffo nelle dense nubi di Saturno. Cassini continuerà a trasmettere i dati raccolti dai suoi strumenti anche durante l’immersione, fino a quando non si perderà il suo segnale.

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