La Madia riprova a punire i furbetti del cartellino: Saranno licenziati in un mese, anche per scarso rendimento

Primo via libera del Consiglio dei ministri a due dei tre decreti correttivi della riforma Madia della Pa, ritenuti illegittimi dalla Corte Costituzionale a novembre per la mancata intesa con le Regioni. Il governo ha varato il provvedimento bis sulle partecipate pubbliche e quello sui licenziamenti lampo dei furbetti del cartellino, che resta invariato nell’impianto. Resta quindi confermato tutto l’impianto: sospensione in 48 ore e licenziamento entro un mese per chi viene colto a strisciare il badge e andare poi a casa.

Viene anche responsabilizzata la figura del dirigente: chi si gira dall’altra parte rischia a sua volta il licenziamento. Le novità riguardano il maggior termine per esercitare l’azione dinsarcimento (non meno di 6 mesi di stipendio) per i danni d’immagine alla Pa provocati dal dipendente traditore: la denuncia dovrà essere fatta entro 20 giorni e non più 15, mentre la Corte dei Conti avrà 150 giorni (invece di 120) dal licenziamento per procedere. Per quanto riguarda le partecipate I termini per la presentazione del piano di razionalizzazione slittano dal23 marzo al30 giugno. Stesso discorso per gli elenchi degli esuberi. L’adeguamento in tema di governance viene fissato al31 luglio. Sul pubblico impiego il ministro Marianna Madia sta ancora limando il testo. Il decreto arriverà in Cdm il 23.

Sono i provvedimenti correttivi dei testi originari, già in vigore, che il Governo ha deciso di varare dopo la sentenza della Consulta sulla riforma della PA. Pronuncia che ha imposto l’intesa con le Regioni.

Sulle modifiche del decreto nato per stanare i furbetti del cartellino cambia pochissimo rispetto alla precedente versione: solo l’ampliamento dei termini per l’azione contro il danno d’immagine. Resta quindi confermato tutto l’impianto: sospensione in 48 ore e licenziamento entro un mese per chi viene colto a strisciare il badge e andare poi a casa.

Viene anche responsabilizzata la figura del dirigente: chi si gira dall’altra parte, rischia a sua volta il licenziamento.

Saranno poi anche più chiari i casi di licenziamento: da quelli per scarso rendimento, fino alla cronica condotta illecita, qualora ci sia anche da evidenziare un profilo penale dell’accaduto.

I tempi per arrivare a decidere sulla sanzione si riducono da quattro a tre mesi e a un mese per tutti i casi di flagranza.

Solo per gli statali resta tuttavia intatto l’articolo 18, con reintegra e risarcimento nei casi di ingiusta espulsione. Tuttavia, la sanzione massima non potrà essere annullata, come avveniva sino ad oggi, in presenza di vizi formali o cavilli giuridici.

Sempre nel decreto bis, viene introdotto “l’obbligo di comunicazione dei provvedimenti disciplinari all’Ispettorato per la funzione pubblica entro 20 giorni dall’adozione degli stessi”, ha spiegato palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato il provvedimento.

Tutti i dati saranno così raccolti in un ‘cervellone’ informatico ad hoc che consentirà di controllare in modo accurato l’andamento delle sanzioni, dai richiami ai licenziamenti, passando per le sospensioni.

La novità, si spiega, ha l’obiettivo di “consentire il monitoraggio sull’attuazione della riforma, anche per adottare ogni possibile strumento che ne garantisca la piena efficacia”.

Nella stessa giornata, è stato reso pubblico lo stato dell’arte in materia di licenziamenti nella PA allo scoccare delle nuove regole sui ‘furbetti del cartellino’: gli ultimi dati della Funzione Pubblica ci dicono che le amministrazioni hanno messo alla porta 280 dipendenti su oltre otto mila azioni disciplinari avviate.

Sul totale dei procedimenti aperti i licenziamenti rappresentano, però, ancora una fetta assai esigua (3,4%) e forse incide il fatto che per gli enti territoriali non è obbligatorio comunicare i dati sulle sanzioni.

Ma anche su questo la riforma Madia interviene. Dalle cifre emerge come la maggior parte dei licenziamenti (il 39%) sia dovuto ad assenze ‘irregolari’ mentrenon si registrano casi di espulsione per scarso rendimento.

C’è invece un licenziato permancata reperibilità alla visita fiscale: quest’ultimo è un altro tema caldo che sarà affrontato nel nuovo Testo Unico della PA.

Quanto alla riforma degli statali, con novità dalla valutazione alle assunzioni, i testi sono attesi, sempre per il via libera preliminare, nel CdM della prossima settimana, probabilmente il prossimo giovedì 23 febbraio.

Il governo rilancia il taglio delle partecipate e il licenziamento lampo per i «furbetti del cartellino», dopo il colpo inferto dalla sentenza della Consulta, che ha imposto l’intesa con le Regioni sui testi. I decreti Madia bis hanno ora ricevuto il primo via libera dal Consiglio dei ministri, che nulla ha cambiato in fatto di espulsione sprint per chi bara sulla presenza a lavoro. C’è invece qualche ritocco sulle Spa pubbliche: le amministrazioni avranno più tempo, fino a giugno, per stilare i piani per i tagli. Ma le novità sul fronte Pubblica amministrazione non finiscono qui: il piatto forte è la riforma degli statali che sarà protagonista al Consiglio dei ministri della prossima settimana. Si tratta di un nuovo Statuto del lavoro pubblico, dalla creazione di un polo della medicina fiscale all’avvio di una maxi-operazione per superare il precariato. Una piaga che intrappola giovani e non: dati della Ragioneria alla mano, sono oltre 80mila i rapporti a tempo e poco meno di 40mila i co.co.co.

Alla riforma è anche agganciato lo sblocco dei contratti, congelati da sette anni. La trattativa per mettere 85 euro nelle buste paga degli statali partirà non appena il ministro Madia firmerà l’atto di indirizzo e dovrebbe essere questione di settimane, forse già a marzo. Il fondo a disposizione è di 1,2 miliardi, l’altra metà arriverà con la manovra del 2018.
La norma principale è quella che prevede la sospensione in 48 ore e il licenziamento in 30 giorni per chi viene colto a strisciare il badge per poi andare a casa. Tutto confermato quindi per l’iter accelerato.

Lievi modifiche toccano solo l’azione per danno d’immagine. Rispetto alla versione originale del testo vengono concessi dieci giorni in più per la denuncia e un mese in più per passare a incassare. Tra le novità anche l’obbligo di comunicare l’avvio del procedimento all’Ispettorato della Pubblica amministrazione che monitorerà l’andamento delle sanzioni tramite un’apposita banca dati. Restano salvi gli effetti fin qui prodotti dal provvedimento.
Per quanto riguarda le partecipate, entro il 30 giugno gli enti pubblici dovranno presentare dei piani in cui mettere nero su bianco le partecipazioni da eliminare perché fuori dai nuovi target (ad esempio, fatturato sotto un milione di euro). Rispetto al testo base c’è una proroga di tre mesi, per venire incontro alle richieste delle Regioni. C’è anche un ammorbidimento della norma sull’amministratore unico, non sarà un decreto a stabilire quando derogare e fare un consiglio di amministrazione, ma basterà una delibera dell’assemblea.
È in rampa di lancio infine la riforma del pubblico impie go: sanzioni ai professionisti del fine settimana lungo con una stretta sui controlli delle assenze per malattia, niente premi a pioggia e soprattutto superamento del precariato. Si proverà ad assorbire, dal 2018 al 2020, quanti sono a servizio da tre anni, anche non continuativi, degli ultimi otto. Verranno vietati i co.co.co e sarà data la possibilità di fare contratti a tempo per vincitori di concorsi in attesa. A questo fine, le amministrazioni potranno anche superare i limiti di spesa, seppure a precise condizioni.

One comment

  1. Roberto Messana

    Brava Madia, poche parole e molti fatti. Era ora che gli statali si assumessero le loro responsabilità.
    Grazie anche a Renzi che ti ha scelta. Chiaro che ai tanti furbetti che ci sono in Italia non piacete, ma avanti così.

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