La solitudine può uccidere più dell’obesità, il risultato shock studio americano

La solitudine e l’isolamento sociale potrebbero rappresentare un pericolo per la salute pubblica, è questo sostanzialmente quanto emerso da una ricerca piuttosto recente condotta dagli studiosi della Brigham Young University.

I ricercatori, nello specifico come già detto sono convinti del fatto che la solitudine e l’isolamento sociale possono rappresentare un pericolo maggiore rispetto all’obesità per la salute pubblica e nello specifico a dichiararlo è Julianne Holt-Lunstad, professoressa di psicologia dell’ateneo statunitense, la quale ha presentato i dati di studi che giungono a queste conclusioni alla 125esima convention annuale dell’American Psychological Association. Non è di certo una novità il fatto che l’obesità sia diventato uno dei nemici pubblici per tutti i servizi sanitari del mondo occidentali, ma nuove ricerche come quella che abbiamo appena incontrato, sembra indicare nuove minacce ancora più pericolose tra cui la solitudine e isolamento sociale.

Secondo quanto è emerso dallo studio in questione, è segno che queste due condizioni aumentino il rischio di morte prematura del 50% e i risultati di questo studio sono molto importanti e sono stati resi noti nel corso del congresso dell’associazione degli Psicologi americani che si è tenuto a Washington. Innanzitutto va sottolineato il fatto che esiste una sostanziale differenza tra solitudine e isolamento sociale che se da una parte si pensa che siano la stessa cosa, dall’altro in realtà non lo sono visto che l’isolamento è considerata la mancanza di contatto con altre persone mentre la solitudine è il sentimento che colpisce chi è emotivamente disconnesso dagli altri.

Stando a quanto detto, dunque, una persona può sentirsi sola anche in presenza di altre persone. Secondo una ricerca svolta nel 2010 dall’Associazione Americana pensionati, oltre 42 miliardi di persone con più di 45 anni negli Stati Uniti soffrono di solitudine cronica e secondo quanto emerso da un censimento più recente e svolto sulla popolazione americana, oltre un quarto degli americani vive da solo e più della metà della popolazione non risulta essere sposato e rispetto alla rilevazione precedente il tasso di matrimoni e numero di figli per famiglia sono entrambi in calo. “Queste tendenze suggeriscono che gli americani stiano diventano sempre meno connessi socialmente e che stiano sperimentando di più la solitudine”, commenta Holt-Lunstad.

“Essere socialmente connessi agli altri è ampiamente considerato un bisogno umano fondamentale, cruciale sia per il benessere sia per la sopravvivenza”, spiega la psicologa. “Esempi estremi mostrano che i neonati che si trovano in istituto ai quali manca il contatto umano non riescono a svilupparsi bene e spesso muoiono. E in effetti l’isolamento sociale o il confinamento sono sempre stati usati come forma di punizione”. I ricercatori dell’università americana sembra abbiano analizzato i dati di altre 3.700.000 adulti e i risultati non hanno lasciato alcun dubbio, ovvero il rischio di morte prematura cala del 50% in chi ha ottime relazioni sociali rispetto a chi è socialmente isolato.

La solitudine è ad alto rischio mortalità. Già, perchè l’isolamento ci uccide più dell’obesità: le persone sole, infatti, hanno un rischio supplementare di decesso del 50% in più rispetto a chi ha buone relazioni sociali. Lo dicono i risultati di uno studio che ha analizzato i dati di oltre 200 ricerche, presentato al 125esimo congresso dell’Associazione di psicologia americana, importante appuntamento annuale per gli psicologi Usa che si è chiuso a Washington.

Il lavoro dei ricercatori è cominciato con la valutazione di 148 studi sulla solitudine, per un totale di 300 mila persone coinvolte. Hanno poi analizzato altri 70 studi – con oltre 3,5 milioni di persone coinvolte – per comprendere l’impatto, sul rischio di morte, dell’isolamento sociale e della solitudine a diversi livelli. Situazioni che si sono rivelate legate a un rischio di mortalità prematura superiore a quello che si registra negli obesi e che pesa più di numerosi indicatori di salute.
I risultati preoccupano gli psicologi che considerano, per il futuro, più che probabile un«epidemia di solitudinè, considerando l’invecchiamento della popolazione. E invitano a valutare l’impatto del fenomeno sulla salute pubblica.

In queste pagine ho deciso di trattare il tema della solitudine poiché è un aspetto che accumuna senza alcuna eccezione ogni essere umano; infatti ogni uomo -in ogni epoca e luogo- ha potuto, durante la propria esistenza, confrontarsi con questo stato emotivo che pone l’individuo in una condizione di completa nudità di fronte a se stesso ed alle proprie debolezze.

La società odierna, pervasa dalla tecnologia e dall’industrializzazione, mette a disposizione mezzi quali internet, chat, social network, cellulari che hanno modificato radicalmente l’abitudini dell’uomo divenuto ormai per definizione un soggetto in perenne contatto con i suoi simili.

E’ quindi divenuta socialmente accettata la tesi che l’uomo moderno debba adeguarsi a questo modus vivendi. Tuttavia non è l’unica strada possibile: di fatto non esiste solamente il bipolarismo tra individuo sociale ed individuo emarginato, bensì questi due aspetti possono essere compenetrati nell’uomo creando infinite sfaccettature. Ciò nonostante la maggior parte delle persone non comprende affatto questa grande varietà di aspetti, a causa di un modo superficiale di analizzare la realtà, che li induce a catalogare in maniera riduttiva ed erronea coloro che scelgono di non adeguarsi pienamente -o in parte- agli standard posti dalla società moderna. Vengono infatti trascurati gli aspetti più profondi e forse più rappresentativi della loro scelta, che non è affatto spinta da autolesionismo o incapacità di confronto,bensì da una necessità che nasce dal profondo e che non può essere ignorata.

Nella mente d’ogni uomo esiste un angolo nascosto che possiede una grande energia e dove si annidano delle sensazioni molto intense, sopite per la maggior parte del tempo quotidiano ma dirompenti quando ci caliamo in un quadro di riflessione ed espressività.

Osservando l’incessante fluire degli eventi quotidiani, può apparire strano che esista la solitudine: viviamo in un mondo sovraffollato, le città sono caotiche, le strade ingombre d’auto, gli spazi vitali sempre più ristretti, ma riusciamo a scovare una dimensione più “umana” , più “nostra” quando troviamo un angolo verde, tranquillo, dove possiamo restare soli.

Tutto ciò può sembrare un paradosso: cerchiamo di fuggire dalla solitudine vivendo in città compresse, ma ritroviamo noi stessi quando siamo soli.

La solitudine è per noi una sorta di guscio indispensabile, una conchiglia che ci appartiene e ci protegge dal caos della quotidianità e favorisce il ritrovamento di una dimensione che più ci appartiene.

TIPOLOGIE DI SOLITUDINE

La solitudine può essere interpretata e vissuta in vari modi: essa può infatti scaturire da esperienze di emarginazione familiare e sociale, o può essere ricercata e vissuta come momento di riflessione e di crescita individuale.

Vi sono quindi molteplici tipologie di solitudine nella società odierna:

– Ve ne sono di forzate, in genere imposte dalle circostanze della vita, come la prigionia, gli handicap e la malattia o l’abbandono di una persona cara.

– Vi sono ancora solitudini imposte dalla società: i mezzi di comunicazione, i mass-media che invitano ad isolarsi, a distinguersi esprimendo modi di vita “unici” e che accentuano l’individualismo; tuttavia la meta proposta è tristemente illusoria, poiché è raggiungibile con comportamenti ed oggetti uguali per tutti.

– Vi sono poi solitudini volute e ricercate: quelle dell’artista, del creativo, dell’asceta o di chi sente il bisogno di ricercare un momento suo, per recuperare le energie disperse nel mondo e per dar spazio quella parte soffocata dall’affanno della vita.

Essere soli può costituire un peso a livello psicologico qualora non derivi da una scelta personale; sul piano sociale sono numerosi gli esempi di questa solitudine “subita” che sempre più frequentemente si verifica anche all’interno della famiglia. Nella società attuale i bambini trascorrono spesso molto del loro tempo libero soli: privi della compagnia di fratellini e amici aspettano fiduciosi il rientro dei loro genitori che, oberati dal troppo lavoro non trovano neppure il tempo di parlare e di giocare con i propri figli che di certo soffrono per questa condizione di emarginazione.

Allo stesso modo gli anziani, pur vivendo in famiglia, possono avvertire l’isolamento che deriva dal mancato riconoscimento della loro funzione sociale, o da un bisogno di comunicazione che non sempre trova soddisfazione negli altri membri della famiglia, producendo sconforto e frustrazione.

Sia i bambini che gli anziani sono i soggetti più deboli sul piano sociale ad avvertire in maniera più incisiva il problema dell’emarginazione.

L’ISOLAMENTO VISSUTO IN MANIERA CREATIVA

Se dunque è vero che questa tipologia di solitudine intesa come “subita” va indagata perché ad essa si trovino delle risposte adeguate, è pur vero che esistono altri modi di vivere la solitudine. L’isolamento può essere infatti vissuto in maniera creativa, nel momento in cui sia frutto di una scelta che l’individuo persegue per ricavarsi uno spazio di riflessione in cui ritrovare la propria soggettività al di fuori del caos quotidiano. In questa accezione, la solitudine costituisce un momento senza alcuno dubbio positivo per l’individuo, un fattore benefico e di arricchimento che lo porta a riappropriarsi di una dimensione di tranquillità interiore che nel mondo di oggi si è indotti a trascurare con sempre maggiore facilità.

IL SAPER RESTARE SOLI

La solitudine, nonostante offra all’uomo innumerevoli opportunità per maturare e divenire un soggetto autonomo, è spesso rivestita di svariate valenze negative ed e sempre più diffusa la convinzione che vivere in solitudine sia una condizione spiacevole da cui fuggire a qualsiasi costo.

Tuttavia la solitudine può essere anche una meravigliosa opportunità di sviluppo e di benessere interiori. Un’occasione preziosa da sfruttare. Una condizione cercata, anziché subita. Non esiste creatività artistica senza concentrazione e isolamento; lo scrittore, il pittore, il pensatore, il compositore necessitano di grande raccoglimento e pure le nostre attività quotidiane che impegnano attivamente le nostre facoltà necessitano di solitudine: lo studio, la riflessione, l’introspezione, la lettura vengono meglio se ci isoliamo dalla “pazza folla”.

Non ogni solitudine è positiva: ci sono forme di fuga dagli altri che sono patologiche, c’è soprattutto quella cattiva solitudine che è l’isolamento, quindi la chiusura rispetto agli altri.

Ma tra isolamento, chiusura e mutismo da un lato e bisogno della presenza fisica degli altri, e attivismo smodato dall’altro, la solitudine è equilibrio e forza. Guida l’uomo alla conoscenza di sé, e richiede molto coraggio.

Il silenzio è il custode dell’interiorità; non si tratta solo dell’astenersi dal parlare ma del silenzio interiore, quella dimensione che ci restituisce a noi stessi .

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