Lancia il cestino dei rifiuti in testa alla prof, parla lo studente: “I miei non mi hanno punito”

All’istituto superiore professionale Galilei di Mirandola, nel modenese, tre studenti sono stati denunciati per violenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio e per avere registrato il tutto con il telefonino. Tutto perché durante la lezione un ragazzo ha lanciato il cestino dei rifiuti alla professoressa che stava facendo lezione. Il video è poi finito sui social network. 


In esclusiva a “Mattino Cinque” lo studente 15enne finito nell’occhio del ciclone ha provato a difendersi: “Ho lanciato il cestino però non volevo beccare la prof, volevo beccare il mio compagno e invece è andato contro la prof. Ho chiesto scusa… Non so perché sia uscito fuori il video, me l’hanno detto dopo i miei amici”.

Se da un lato sono in tanti quelli che si sono indignati per il gesto, aprendo un dibattito sui problemi della scuola italiana, dall’altro non c’è stata alcuna reazione da parte dei genitori del ragazzo: “Sì, si sono arrabbiati, ma cosa devono fare. Non sono in punizione, vado al parco ed esco senza problemi”.

IL BULLISMO TRA DIFFICOLTÀ DEL SINGOLO E RINFORZO SOCIALE

Il bullismo non è un fenomeno riconducibile alla sola condotta dei singoli, ma riguarda l’insieme dei pari. È facilitato in contesti ove esista una tacita accettazione o sottovalutazione del fenomeno. Nel bullismo si identificano diversi ruoli significativi. Oltre alla vittima e al bullo ci sono i sostenitori del bullo, coloro che difendono la vittima e gli spettatori che sembrano distanziarsi dal gioco perverso che si esplicita sotto i loro occhi. Le dinamiche relazionali distorte rafforzano i comportamenti disfunzionali dei diversi attori. Il bullo subisce una pressione dal gruppo: deve proteggere l’immagine da duro che si è costruita.

La vittima umiliata, spaventata e insicura si vergogna di chiedere aiuto, finché la sofferenza e l’isolamento possono esitare in azioni distruttive. Alla base dei comportamenti aggressivi si riscontra soprattutto l’atteggiamento anaffettivo (mancanza di calore) delle persone che precocemente si sono prese cura del bambino, rinforzato da comportamenti che possono essere indifferentemente troppo permissivi o punitivi. Al contrario non si è dimostrata significativa l’appartenenza ad una particolare classe sociale.

La recente ricerca connessa alla prevenzione dei rischi inerenti lo sviluppo dei comportamenti anti-sociali tra i giovani, ha identificato nel continuum caratterizzato dai due poli aggressività- prosocialità, la modalità attraverso cui si esprime il comportamento sociale di un individuo. L’azione educativa della scuola, nel promuovere comportamenti antitetici al bullismo, ovvero prosociali, favorisce non solo il successo scolastico ma promuove anche lo sviluppo dell’autostima, della socialità.

Per favorire ciò gli insegnanti devono mirare a rafforzare alcune abilità individuali e interpersonali, quali la capacità di riconoscere le proprie emozioni, l’empatia, il problem solving e l’autoefficacia personale. Sono dunque chiamati a ricoprire il ruolo di facilitatori delle dinamiche relazionali di gruppo, integrando la funzione formativa ed educativa ad attività che incoraggino atteggiamenti collaborativi e cooperativi, al fine di creare un clima che favorisca l’apprendimento ed il benessere psicofisico degli alunni. Per fronteggiare il fenomeno non va comunque persa di vista la funzione rieducativa, e non punitiva, dell’istituzione scolastica, sottolineata anche al livello ministeriale attraverso le linee di indirizzo generali per la prevenzione e la lotta al bullismo del 2007.

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