Latte materno contro i superbatteri, gli esperti: “Essenziale farmaco naturale”

E’ risaputo quanto sia importante il latte materno per la salute del neonato. In occasione della Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno la Società Italiana di Neonatologia tuttavia sottolinea come sia sempre minore il numero dei nascituri che ne beneficia. Il numero dei neonati pretermine che assumono il latte materno è di gran lunga inferiore rispetto a quelli a termine in quanto sono ricoverati in terapia intensiva neonatale e quindi sono separati dalla madre, ma ciò è anche dovuto allo stress della nascita troppo precoce e alla fisiologica immaturità del pretermine. In particolare Mauro Stronati Presidente della Società Italiana di Neonatologia (SIN) afferma:

“Per una maggiore diffusione dell’allattamento pretermine il primo passo da compiere è consentire ai genitori un libero accesso ai reparti di Terapia Intensiva Neonatale, permettendo loro di conoscere precocemente il proprio bambino, di avere contatti prolungati con lui, anche attraverso la marsupio-terapia, e perché no, di familiarizzare col personale. La montata lattea, condizionata negativamente dallo stress della nascita, può presentarsi a qualunque età gestazionale. Le quantità di colostro prodotte, seppur minime, sono il più delle volte sufficienti per iniziare una minima precocissima alimentazione, fondamentale nei neonati critici”. Il latte materno, il primo alimento con cui vengono nutriti i neonati può considerarsi non soltanto come ottimamene nutriente, ma è anche una sorta di cibo salvavita per i neonati prematuri. Per molti di questi bambini, che nei casi più gravi sono ricoverati in terapia intensiva, il latte materno diventa indispensabile però non sempre può essere fornito dalla madre. Il latte materno va considerato un farmaco salvavita per i neonati perché tra le sue proprietà benefiche per la salute vi è anche quella di ridurre il rischio di enterocolite necronizzante, che può portare a perforazione intestinale e che può risultare fatale nei neonati pretermine.

La cosa che fa preoccupare È che secondo la Sin sono sempre meno i neonati che non assumono latte materno e o comunque non assumono a sufficienza. “E’ la migliore alimentazione possibile per il neonato ma, nonostante gli enormi vantaggi, la percentuale dei neonati pretermine che assume latte materno è ancora di gran lunga inferiore rispetto ai nati a termine”, è questo quanto dichiarato dalla Società italiana di neonatologia. Sono diversi gli studi scientifici che hanno evidenziato i vantaggi del latte materno anche nel neonato pretermine che ne beneficia in maniera speciale soprattutto per la ridotta incidenza di gravi patologie e per il miglioramento dello sviluppo cognitivo.

A parlare è Mauro Stronati, presidente della società italiana di neonatologia il quale ha dichiarato: “Per una maggior diffusione dell’allattamento materno anche nel nato pretermine il primo passo è consentire ai genitori un libero accesso ai reparti di terapia intensiva neonatale, permettendo loro di conoscere da subito il proprio bambino, di avere contatti prolungati con lui e di familiarizzare col personale. La montata lattea, condizionata negativamente dallo stress della nascita, può presentarsi a qualunque età gestazionale. Le quantità di colostro prodotte, seppur minime, sono il più delle volte sufficienti per iniziare una precocissima alimentazione, fondamentale nei neonati critici”.

Dunque, i vantaggi del latte materno sono da tempo noti ma fino ad ora hanno riguardato soltanto i neonati a termine e invece adesso sono stati come abbiamo visto evidenziati i vantaggi del latte materno per i neonati pretermine che pare ne beneficiano in maniera speciale, soprattutto per la ridotta incidenza di gravi patologie come meningite, enterocolite necrotizzante. Come abbiamo già anticipato però, nonostante il latte materno abbia degli enormi vantaggi, i neonati pretermine che assumono questo alimento sono sempre meno rispetto ai nati a termine e questo sembra essere addebitabile alla separazione fra la madre e il suo bambino che in questi casi viene Ricoverato in terapia intensiva neonatale. Tra le altre cause citiamo anche lo stress dovuto alla nascita troppo precoce, condizioni cliniche della madre e del neonato ed anche la fisiologica immaturità del pretermine che non è ancora in grado di alimentarsi al seno.

Una settimana per parlare di allattamento al seno e per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza di questo gesto.

Allattare al seno è la cosa più naturale che c’è. “Il latte materno rappresenta la migliore alimentazione possibile per il neonato“.

Con queste parole del suo Presidente Mauro Stronati la Società Italiana di Neonatologia (SIN) sostiene ancora una volta la campagna per la promozione dell’allattamento al seno, in occasione della Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno (1-7 ottobre). I motivi per cui l’allattamento al seno è da preferirsi sono numerosi e hanno conseguenze importanti sul benessere presente e futuro del bambino: il latte materno ha una spiccata biodiversità che risponde alle fasi non solo della crescita del bambino ma anche ai vari momenti della poppata (all’inizio è meno grasso e più ricco di acqua e lattosio, alla fine è molto più ricco di grassi), protegge da malattie e allergie, riduce il rischio di morte in culla (Sids) e quello di obesità.

I vantaggi del latte materno sono noti da tempo per i neonati a termine, ma sono certi anche per i nati prematuri. I benefici per i bimbi pretermine sono non solo una ridotta incidenza di gravi patologie quali sepsi, meningite, enterocolite necrotizzante, ma anche un miglioramento dello sviluppo cognitivo. “Nonostante gli enormi vantaggi, la percentuale dei neonati pretermine che assume latte materno è ancora di gran lunga inferiore rispetto ai nati a termine – evidenzia la SIN – Questo è legato all’inevitabile separazione fra la madre e il suo bambino ricoverato in Terapia Intensiva Neonatale (TIN), allo stress dovuto alla nascita troppo precoce, alle condizioni cliniche della madre e del neonato nonchè alla fisiologica immaturità del pretermine che non è ancora in grado di alimentarsi al seno”. L’allattamento materno è poi di aiuto anche alla mamma di un piccolo prematuro. In media, i bambini di 6-8 mesi ricevono oltre il 70% del fabbisogno energetico dal latte materno, il 55% a 9-11 mesi e il 40% a 12-13 mesi. Le Banche del latte operano grazie alla generosità di mamme volontarie, accuratamente selezionate, che offrono il proprio prezioso dono a titolo gratuito, concludono gli esperti della SIN. La SAM viene celebrata in altri Paesi dal 1 al 7 agosto.

VANTAGGI DEL LATTE MATERNO

ECONOMICI:
Risparmio sulla spesa dei latti adattati
Risparmio sui costi dell’assistenza sanitaria per mamma e bambino nel primo anno, in quanto l’allattamento al seno migliora la salute di entrambi

ECOLOGICI
Con l’allattamento al seno non si consumano risorse ambientali: meno pascoli per l’allevamento delle mucche e quindi meno pesticidi, diserbanti e minore deforestazione (per allevare una mucca occorrono 10.000 metri quadrati di prato, per allattare artificialmente un bambino occorrono 12,5 metri quadrati di foresta).
Si ha minore consumo di energia per la produzione ed il trasporto, confezioni di carta, vetro e metallo per il latte artificiale.
Risparmio sullo smaltimento dei rifiuti.

VANTAGGI PER LA MADRE

Diminuzione del sanguinamento dopo il parto e più rapida involuzione uterina (ossitocina).
Diminuite perdite di sangue anche nei mesi successivi per effetto dell’allattamento e quindi minor rischio di anemia ferropriva.
Recupero fisico più rapido (le donne che allattano attingono 200 delle 700 calorie necessarie giornalmente per l’allattamento dai depositi di grasso accumulati durante la gravidanza).
Effetto contraccettivo: discutibile nella nostra società (attenzione a errate convinzioni), è da considerarsi un sistema valido al 98% a patto che siano rispettate alcune condizioni ( primi 6 mesi, allattamento a richiesta sia di giorno sia di notte con intervalli mai superiori alle 6 ore, presenza di amenorrea)
Diminuzione dell’incidenza di carcinoma all’ovaio e alla mammella in epoca pre – menopausa.
Miglioramento della rimineralizzazione ossea post – partum con diminuzione dell’incidenza delle fratture del femore in menopausa e dell’osteoporosi.

VANTAGGI PER IL BAMBINO

Il latte materno è l’alimento migliore per il bambino.
Favorisce e rafforza il legame mamma – bambino Permette pasti sempre pronti e comodi anche in viaggio.
Il latte materno si può definire “ un potente agente immunitario, formato da una ricca gamma di elementi, ciascuno dei quali con un suo ruolo nella protezione del lattante dalle infezioni”.
I vantaggi in termini di protezione immunitaria del latte materno si possono così riassumere:

DIMINUZIONE DELL’INCIDENZA E/O DELLA GRAVITA’ DI:

Diarrea e malattie gastrointestinali Infezioni alle basse vie aeree Infezioni alle vie urinarie Otite media
Enterocolite necrotizzante Batteriemie Meningite batterica Botulismo Appendicite acuta

EFFETTO PROTETTIVO SU :
Diabete mellito insulino – dipendente Morbo di Chron e colite ulcerosa Linfomi
Malattie allergiche, asma bronchiale, obesità, ipertensione e ipercolesterolemia

FATTORI IMMUNOLOGICI PRESENTI NEL LATTE MATERNO
1. fattori antinfettivi
2. fattori con attività antinfiammatoria
3. fattori immunomodulatori
4. cellule ( neutrofili, monociti/macrofagi, T e B linfociti)
E’ interessante notare che la produzione di questi fattori decresce in rapporto alla durata dell’allattamento, in sincronia con l’aumento di produzione di questi fattori stessi da parte del bambino.
1. Fattori antinfettivi:
Le Ig A secretorie: sono la frazione anticorpale più rappresentata nel latte materno, non sono assorbite dal lattante ma agiscono a livello delle mucose. E’ da notare che il neonato non è in grado di produrre questa frazione anticorpale, la produzione inizia intorno ai tre mesi e raggiunge solo a sei – otto anni quelli degli adulti.

Il neonato-lattante allattato al seno riceve ogni giorno 0,25-1 grammo circa di IgA (75/100 mg./kg/die). La loro principale funzione è quella di bloccare l’adesione dei microorganismi alle superfici epiteliali dell’intestino, dell’apparato respiratorio e di neutralizzare le loro tossine.
Le Ig A secretorie sono specifiche per i patogeni con cui la madre ha avuto contatto e quindi dell’ambiente in cui il bambino vive; inoltre in caso di contatto con nuovo germi la madre produce nel giro di 48 ore plasmacellule Ig A secernenti specifiche che passano nel latte.
Le IgA secretorie hanno anche funzione antinfiammatoria inibendo la chemiotassi dei neutrofili.
La lattoferrina è la proteina quantitativamente più rappresentata nel latte. Possiede attività batteriostatica in quanto lega il ferro a livello intestinale competendo con i batteri siderofilici; ha attività battericida (per proteolisi intestinale di una parte di essa), modula inoltre la risposta immune del bambino; ha inoltre attività antiinfiammatoria inattivando il complemento.
Gli oligosaccaridi presenti nel latte sono più di 80 e rappresentano quantitativamente uno dei tre principali costituenti del latte; la loro attività antinfettiva è legata ad un meccanismo di competizione dovuto alla analogia strutturale con recettori di membrana specifici per batteri o tossine batteriche a livello delle mucose delle vie urinarie, dell’apparato respiratorio e gastrointestinale. Inoltre favoriscono lo sviluppo, a livello intestinale, del Lactobacillus bifidus.
La lattoderina è una glicoproteina che inibisce la replicazione virale di tutti i ceppi di rotavirus.
La mucina è una glicoproteina protettiva nei confronti delle infezioni da E. Coli fimbriati
2. Fattori antinfiammatori:
L’attività protettiva del latte umano non è generalmente accompagnata da una risposta infiammatoria: esempi sono la ridotta gravità di alcune infezione quali le diarree da rotavirus nei bambini allattati al seno, e la prevalenza nettamente ridotta di malattie allergiche come l’asma bronchiale, allergie alimentari ed eczema atopico.
Queste proprietà del latte trovano una spiegazione da un lato nell’assenza di sostanze
infiammatorie ( fattori della coagulazione, alcuni fattori del complemento, Ig E, basofili ed eosinofili), e dall’altro nella presenza di fattori antinfiammatori ( Ig As, inibitori delle proteasi, enzimi, prostaglandine, citochine antinfiammatorie ecc.).
3. Fattori immunomodulatori:
Questi fattori agiscono aumentando o comunque regolando lo sviluppo e la funzione di parti del sistema immunitario del bambino.
Nucleotidi: stimolano l’attività anticorpale e NK, la maturazione della mucosa intestinale e una più rapida “riparazione” dopo un processo infettivo.
Citochine: hanno probabilmente un ruolo centrale nello sviluppo del sistema immunitario del
lattante che da solo non è in grado di produrle.
Prolattina: stimola la differenziazione e la maturazione dei linfociti T.
Prostaglandine, lattoferrina anticorpi antiidiotipo ecc.
La presenza nel latte di fattori immunomodulatori si basa sulle seguenti considerazioni: i bambini allattati al seno hanno titoli anticorpali specifici più elevati rispetto a quelli allattati artificialmente dopo vaccinazione con tossoidi, poliovirus e vaccini coniugati (HIB). In questi bambini, inoltre c’è una diminuzione dell’incidenza e/o della gravità di malattie su base allergica, immunitaria e infiammatoria anche a distanza di anni dalla sospensione.

4. Cellule:
Sia il colostro sia il latte maturo contengono elevate quantità di leucociti. Per esercitare un ruolo attivo queste cellule dovrebbero sopravvivere nel lume intestinale, ma ciò appare improbabile; è verosimile che esse apportino citochine, fattori del complemento e antigeni già elaborati per la presentazione al sistema immunitario neonatale, in modo che il lattante immunologicamente inesperto potrebbe beneficiare dell’esperienza materna..

E’ STATA DIMOSTRATA UNA CORRELAZIONE DELL’ALLATTAMENTO AL SENO CON:
Potenziamento dello sviluppo cognitivo e della visione (presenza nel latte materno di elevate dosi di acido docosaecanoico -DHA- e acido arachidonico -AA- che si fissano nei fosfolipidi della corteccia cerebrale; quindi la formazione del tessuto cerebrale nei bambini allattati al seno risulta differente rispetto ai coetanei allattati artificialmente e queste differenze potrebbero rivelarsi importanti ai fini dello sviluppo neurologico).

COLOSTRO

Prodotto dal 7° mese di gravidanza.
E’ giallognolo e denso.
Contribuisce alla salute del neonato in un modo che nessun latte artificiale potrà mai imitare.
La sua produzione nei primi giorni di vita del bambino è stata valutata in dosi minime, intorno ai 7 ml. a pasto.

CARATTERISTICHE

• E’ iperproteico: il neonato si nutre a sufficienza con basse dosi.
• Contiene Ig A soprattutto secretorie: in 1 ml. di colostro ci sono 51 mg. di immunoglobuline di cui il 99% IgA S che si fissano alle mucose intestinali e respiratorie (in 1ml. di immunoglobuline in commercio, £ 96.000, sono contenuti 30 mg. di Ig G). Inoltre le IgA del colostro sono fatte “su misura”, cioè hanno come bersaglio privilegiato i batteri e i virus presenti nell’ambiente in cui vive la madre e in cui verrà accolto il neonato. Il bambino comincia a produrre le Ig A solo dopo i 2 mesi autonomamente, quindi se non le prende dal colostro ne è privo.
• Contiene milioni di cellule e sostanze ad azione immunitaria, tra cui la lattoferrina,.
• Possiede azione lassativa e facilita l’emissione del meconio.
• Favorisce la colonizzazione intestinale dei germi non pericolosi tra cui il bifidobacterio, che occupando per primi l’intestino, impediscono l’aggressione di batteri patogeni.
• E’ ricco di sostanze (taurina, Zinco ecc.) che esercitano un’azione di prevenzione verso la allergie con duplice azione: antiflogistica e favorendo la maturazione della mucosa intestinale.
• Contiene fattori di crescita epiteliale per cui si ha una più rapida maturazione della mucosa gastrointestinale con diminuzione del passaggio di macromolecole.
• Contiene elevate quantità di vitamine liposolubili, in particolare vit. A e K con conseguente prevenzione dell’emeralopia e della malattia emorragica.

COMPOSIZIONE DEL LATTE MATERNO

La composizione del latte materno cambia in relazione all’ora del giorno, alla lunghezza di una poppata, ai bisogni del bambino e alle malattie con cui la madre ha avuto contatto.
Un bambino cui è permesso di poppare quando vuole non ha bisogno di aggiunte d’acqua perfino in climi caldi e secchi. Il latte materno non sovraccarica i reni del bambino e in tal modo egli non trattiene i liquidi inutili.

PROTEINE

• La quantità e la qualità delle proteine del latte materno sono l’ideale per la crescita del bambino e lo sviluppo cerebrale (1,4 gr./dl).
• La concentrazione proteica è inferiore a quella di tutti gli altri latti, la biodisponibilità molto elevata. Nel latte umano c’è meno caseina, e ci sono più proteine ad azione anti – infettiva e sieroproteine. La loro concentrazione e composizione non dipendono dall’alimentazione materna.
• a- lattalbumina: ha probabilmente un’azione anti – cancerosa ampiamente documentata in vitro.
• Taurina: contribuisce alla stabilizzazione delle membrane cellulari e alla maturazione della retina.
• Lattoferrina: è una sieroproteina, ha azione batteriostatica, battericida e immunomodulatrice.
• Fattori immunomodulatori e fattori antiinfettivi tra cui lisozima, polipeptidi, nucleotidi e immunoglobulina della classe IgA secretorie (che sono in grado di resistere all’acidità gastrica ed ai processi digestivi).

LIPIDI

• E’ la frazione del latte più variabile, a seconda delle ore della giornata, durata della poppata, periodo dell’allattamento. La loro concentrazione è bassa all’inizio della poppata, e aumenta nel secondo latte (da 3,5 gr./dl a 4,5 gr,/dl).
• Costituiscono la principale risorsa energetica per il bambino e sono responsabili del senso di sazietà.
• La qualità dei lipidi del latte può variare a seconda della dieta della mamma, soprattutto la componente di acidi grassi insaturi.

• Nel latte materno è contenuta la lipasi che predigerisce i lipidi e li rende più facilmente utilizzabili; la lipasi del latte è attivata dai sali biliari dell’intestino del bambino e quindi è inattiva sia nel seno, sia nello stomaco del piccolo.
• Contiene acidi grassi poliinsaturi a lunga catene, omega 3 e omega 6, che sono essenziali e quindi non sintetizzati dal bambino, e che servono per lo sviluppo del SNC e dell’occhio.. Contiene anche discrete dosi di colesterolo ( diminuzione sintesi endogena).

ALTRI COMPONENTI

• Ferro: la biodisponibilità del ferro contenuto nel latte materno è molto elevata, del 50%, anche per la presenza di sostanze che lo veicolano. L’assorbimento del ferro contenuto nel latte vaccino è del 10%, nei latti artificiali del 4% (inoltre l’aggiunta di ferro in eccesso in questi può favorire lo sviluppo di flora batterica patogena).
• Vitamine: tutte le vitamine sono contenute nel latte materno in quantità sufficienti. Le vitamine liposolubili sono presenti nel colostro e nel latte dell’ultima parte della poppata che ha un contenuto in grassi superiore; elevato è anche il contenuto in vit. C .
• Glicidi: il latte di donna è il più ricco di lattosio, che è indispensabile per lo sviluppo del SNC (7,5gr./dl).
• Fattore bifido: è un glicopeptide che favorisce lo sviluppo di una flora batterica intestinale, tipica del bambino allattato al seno, capace di contrastare lo sviluppo di germi patogeni
• Ormoni, fattori di crescita
• Fattori immunologici

VANTAGGI DEL LATTE MATERNO

VANTAGGI PER IL BAMBINO
Permette pasti sempre pronti e comodi e non c’è bisogno di altri alimenti e
liquidi fino a 6 mesi
Favorisce legame mamma – bambino
DIMINUZIONE INCIDENZA E/O GRAVITA’ DI :
Diarrea, Infezioni alla basse vie aeree, Otite media, Batteriemie, Meningite batterica, Infezioni alle vie urinarie, Botulismo, Enterocolite necrotizzante
EFFETTO PROTETTIVO SU:
SIDS, Diabete mellito insulino – dipendente, Morbo di Chron e colite ulcerosa, Linfomi, Malattie allergiche ed asma bronchiale Obesità CORRELAZIONE CON:
Potenziamento dello sviluppo cognitivo e della visione Minor incidenza di problemi ortodontici e di carie da biberon
VANTAGGI PER LA MADRE
Diminuzione del sanguinamento post – partum e più rapida involuzione uterina
Recupero fisico più rapido
Effetto contraccettivo, diminuite perdite di sangue per amenorrea da lattazione
Diminuita incidenza carcinomi ovaie e mammella in periodo pre menopausa Diminuita incidenza osteoporosi e fratture femorali in periodo menopausa
VANTAGGI PER LA SOCIETA*
ECONOMICI : risparmio sulla spesa dei latti artificiali
risparmio sui costi dell’assistenza sanitaria nel primo anno
ECOLOGICI : minor consumo risorse ambientali e minore inquinamento minori consumi di energia e materiali per la produzione dei latti e smaltimento rifiuti.

L’allattamento al seno non è un semplice atto nutritivo, ma rappresenta un insieme di comportamenti materni che esaltano il legame tra madre e bambino attraverso uno stretto contatto fisico e favoriscono le interazioni diadiche che avvengono attraverso i gesti e le espressioni del volto, primo momento per la costruzione dell’intersoggettività, atto fondante la conoscenza dell’altro. L’allattamento può contribuire allo sviluppo di una serie di comportamenti materni più interattivi e a un’aumentata modulazione del sistema nervoso autonomo parasimpatico, con una migliore risposta allo stress e un minor numero di sintomi depressivi. Le donne con scarsa istruzione, di basso livello socio-economico o di giovane età, hanno meno probabilità di allattare al seno e più probabilità di abbandonare precocemente l’allattamento. Se l’allattamento al seno per i primi sei mesi venisse adeguatamente sostenuto, promosso e protetto verrebbero ridotte le disuguaglianze nella salute materno-infantile nella famiglie a basso reddito. L’abbandono precoce dell’allattamento al seno è correlato con la personale scarsa confidenza delle donne, ancora in gravidanza, sulle proprie capacità di allattare. Vi sono evidenze che un adeguato counselling e un’altrettanta competente informazione, sia in gravidanza che nel post-partum, insieme con l’applicazione delle buone pratiche per il sostegno dell’allattamento al seno nei punti nascita, migliorano nelle donne la propria capacità di allattare e la prevalenza di allattamento.
Obiettivo di questa FAD è:

• descrivere alcuni aspetti della fisiologia della lattazione e dell’allattamento, perché la gran parte dei problemi che la madre incontra sono risolvibili solo se il pediatra, o altro consulente al quale la madre si rivolge, hanno ben chiari questi concetti;
• fornire gli strumenti utili per la pratica professionale;
• sfatare alcuni miti che possono ostacolare o disincentivare l’allattamento.

Anatomia

L’unità funzionale di base della mammella è l’alveolo che consiste di circa 100 lattociti che, stimolati dalla prolattina, sintetizzano e secernono il latte.
Gli alveoli sono avvolti da cellule mio- epiteliali che presentano una attività contrattile, stimolata dall’ossitocina. Gruppi di 10-100 alveoli formano i lobuli, i quali a loro volta si riuniscono in lobi. All’interno del lobo, piccoli dotti raccolgono le secrezioni degli alveoli fino a formare un unico dotto, il dotto galattoforo, che drena verso il capezzolo; ogni lobo ha il suo dotto galattoforo che termina con il proprio orifizio al capezzolo indipendentemente dagli altri lobi. La mammella può avere da 4 a 19 dotti (media 9-10). I dotti sono superficiali e comprimibili senza sforzo, rendendo facile la loro occlusione e il rischio di ostruzione, per esempio in caso di utilizzo di reggiseni che comprimono, facilitando in questo modo l’instaurarsi di un blocco di un dotto che può portare a una mastite. L’area alla base del capezzolo è ricca di tessuto ghiandolare: il 70% di questo tessuto è contenuto entro 3 cm di profondità dal capezzolo: circa il 67% del volume della mammella è costituito da tessuto ghiandolare mentre il restante 33% è costituito da grasso e connettivo di sostegno, con un’ampia variabilità. La taglia e la forma del seno non sono in relazione in alcun modo con la produzione di latte, la disponibilità, l’immagazzinamento o la sensazione del grado di ripienezza della mammella. Non vi è alcuna correlazione quindi tra volume o forma del seno e abilità a raggiungere o mantenere un efficace allattamento (falso mito).

Sviluppo del seno
Durante la prima metà della gravidanza vi è un intenso accrescimento alveolare-lobulare (mammogenesi); il graduale aumento di prolattina stimola la differenziazione cellulare negli alveoli. Intorno alla 24a settimana di gestazione avviene una maturazione nelle capacità secretive (lattogenesi I): le cellule epiteliali si differenziano in lattociti divenendo capaci di produrre e secernere le specifiche componenti del latte; da questo momento può essere presente il colostro. L’incremento del volume della mammella si completa nella maggior parte delle donne verso la 22a settimana di gestazione. Nelle madri che partoriscono pretermine (< 28a settimana) si può interrompere lo sviluppo del seno; questo può influire sull’efficienza della produzione di latte e presentare anche un ritardo nell’attivazione delle capacità a secernere latte (lattogenesi II) con una conseguente riduzione della produzione nella prima settimana dal parto.
La produzione di latte – lattazione – lattogenesi II
La lattogenesi II consente una rapida regolazione di sintesi del latte e si verifica in genere 48-72 ore dopo il parto ed è in relazione a una diminuzione del progesterone circolante causato dall’espulsione della placenta e da un ulteriore aumento dei livelli di prolattina. Questo ormone presenta livelli elevati durante le fasi iniziali dell’allattamento e gradualmente diminuisce con il progredire dell’allattamento. Il colostro è di solito presente per i primi 3-5 giorni dopo il parto, seguito da latte di transizione fino a circa 2-3 settimane; dopo questo tempo il latte materno è considerato maturo.

La mostra fotografica avvia una connessione di senso tra l’allattamento e l’espressione artistica, dichiara Massimo Fabi, direttore generale dell’Ospedale, alla presentazione della mostra. L’impegno delle due Aziende sanitarie, insieme alle Associazioni del volontariato nel promuovere e sostenere l’allattamento al seno è parte dell’attività quotidiana, che, con la SAM è occasione di tante iniziative pubbliche, anche in provincia, grazie alla collaborazione dei Comuni –sottolinea da parte sua Elena Saccenti, direttore generale dell’Ausl – Allattare al seno, poter cambiare il proprio bimbo nei luoghi ordinari di vita delle donne è l’obiettivo a cui stiamo lavorando. La comunità deve impegnarsi per essere più accogliente e sostenere la maternità”.Anche l’assessore ai servizi educativi del Comune di Parma, Ines Seletti, porta attenzione alla relazione esclusiva madre-neonato: “perché una mamma che allatta non deve mai essere lasciata sola”. Cinzia Magnani, nel suo ruolo di direttore della Neonatologia porta il ringraziamento: “a chi ha voluto permettere che il neonato sia vicino alla mamma anche in Neonatologia, dove il bisogno di contatto è ancora più forte”. Il mondo del volontariato, presente in grande numero, trova la sua voce con il presidente di Futura Shanti Macchiavelli che sottolinea il valore della costanza nell’impegno. E infatti, dal territorio, con Carla Verrotti, responsabile della Salute donna di Asl l’attenzione torna alle parole. Lo slogan di quest’anno, “Allattiamo insieme” segnala che l’unione di mamme e operatori fa la forza”.

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