Lavoro, assenza per malattia: arriva autocertificazione per i primi 3 giorni

E’ la proposta appena arrivata in commissione Affari Costituzionali al Senato. Piace anche ai medici, che vedrebbero alleggerito il loro lavoro mentre il paziente sarebbe più “responsabilizzato”

All’esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato c’è una proposta per rivedere la procedura di certificazione dell’assenza per malattia limitata ai primi tre giorni. Una sorta di dejavu, infatti per chi è nel mondo del lavoro da più di dieci anni, la procedura prevedeva che per i primi tre giorni di assenza, a meno di specifica richiesta del datore di lavoro, la certificazione di malattia non era necessaria, fatta salvo la telefonata per avvertire tempestivamente l’ufficio del personale dell’’ssenza per ‘malattia’.

La normativa vigente, si legge nel testo del ddl, prevede che in tutti i casi di assenza per malattiala certificazione medica dello stato di salute del lavoratore debba essere inviata all’Inps per via telematica, a partire dal primo giorno di assenza, dal medico, o dalla struttura sanitaria che la rilascia.

EVITARE I FURBETTI – “Chi fa il furbo – spiega Romani – si assume la responsabilità di aver fatto un’autogiustificazione falsa: non ha più le spalle coperte dal certificato del proprio medico curante, che si limita a fare da ‘postino’ inviando all’Ipns la dichiarazione del paziente, e se la vede direttamente con il medico fiscale mandato dall’Inps”. “Auspichiamo dunque un iter rapido e l’approvazione entro fine legislatura”.

La Fnomceo esprime, dunque, “vivo apprezzamento e sostiene il Ddl – sottolinea Maurizio Scassola, vicepresidente della Federazione -“. Ci sono disturbi, come il mal di testa o lievi gastroenteriti, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente non obiettivabili. Riteniamo che un’auto-attestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente, come del resto già avviene, con ottimi risultati, in molti paesi anglosassoni. Finora ci si basava sul rapporto di fiducia tra medico e paziente, ma era il primo a rischiare grosso in caso di falso (con sanzioni pari a migliaia di euro, convocazione davanti al giudice penale e persino la perdita della convenzione). “Non penso che favorisca l’assenteismo, confido nel fatto che siamo un Paese maturo”.

Il disegno di legge incide poi sulle pene ai medici, ridimensionandole, anche per porre rimedio ad alcune contraddizioni ed eccezioni di incostituzionalità rilevate nella Legge Brunetta.

Ma cosa cambierà se sarà la proposta approvato? “E oggi le pene sono esorbitanti rispetto all’entità di questo tipo di errori”.

Autogiustificare i primi (3) giorni dì malattia dal lavoro. È soltanto una proposta di legge e già fa discutere. L’idea di base contenuta nel disegno di legge, presentato da Maurizio Romani (Gruppo Misto), medico e vicepresidente della commissione Igiene e Sanità, era infatti quello di alleggerire il lavoro dei medici di base. In che modo? In caso di disturbi invalidanti ma passeggeri (febbre, lieve gastroenterite o mal di testa), sarà il paziente stesso, sotto la propria responsabilità, a comunicarlo al medico di base che oggi deve (dovrebbe), visitare il paziente e stilare il certificato di malattia. In futuro sarà il paziente stesso a giustificarsi. Ed ad assumersene la responsabilità.
Ogni anno in Italia vengono stilati la bellezza di oltre 18 milioni di certificati di malattia (fonte Istat).
Ben 12 milioni di certificati riguardano i 17 milioni di dipendenti di aziende private (14,8 milioni a tempo indeterminato, 2,4 milioni a tempo determinato), mentre 6,2 milioni di certificati arrivano dal settore pubblico (circa 3,3 milioni dipendenti e più 300mi- la contrattisti).
Ma Tautocertificazione non rischia di incoraggiare i furbetti del weekend allungato? H presidente dell’Ordine dei medici di Piacenza, Augusto Pagani, sviscera i dati statistici: «Monitorando i dati Istat scopriamo che oggi il 30% dei certificati di malattia vengono richiesti il lunedì, si tratta del 28% in più rispetto agli altri giorni della settimana. Sarebbe come dire che oltre 120mila certificati vengono richiesti solo di lunedì».
Se la proposta di legge si trasformerà in realtà il dipendente dovrà autocertificare lo stato di malattia nei primi 3 giorni. Se poi saltasse fuori che il paziente, magari affetto da mal di gola, si lancia in karaoke scatenati nei locali notturni sarebbe sua la responsabilità. In poche parole: il medico di famiglia non dovrà più certificare la veridicità della malattia, ma affidarsi al rapporto di fiducia che lo lega al paziente, inviando solo all’Inps la domanda di malattia. Ovvero: «In tutti i casi di assenza per malattia protratta per un periodo inferiore a tre giorni il lavoratore comunica, con sua esclusiva responsabilità, il proprio stato di salute al medico curante, il quale provvede ad inoltrare apposita comunicazione telematica all’Inps nonché al datore di lavoro».
La proposta incontra il plauso dei medici. Il ddl Romani scaturisce da una proposta che la Fnomceo (Federazione nazionale Ordini dei medici e chirurghi ndr), porta avanti da ben 4 anni. «Esistono disturbi», commenta Maurizio Scassola, vicepresidente di Fnomceo «come mal di testa, vertigini o lievi gastroenteriti, la cui diagnosi non può che essere fatta sulla base di sintomi clinicamente
non obiettivabili». Insomma, oggi il medico può anche non credere al paziente ma deve dare per buono quanto gli viene comunicato. «In certi casi noi medici», sottolinea Pagani, «non possiamo né smentire né accertare quanto il paziente lamenta». «Riteniamo che un’auto-attestazione potrebbe essere utile, prima ancora che a sollevare il medico, a responsabilizzare il paziente, come del resto già avviene, con ottimi risultati, in molti paesi anglosassoni», sintetizza Scassola.
Pagani ricorda, non a caso, la vicenda degli oltre 700 vigili urbani di Roma che la notte di San Silvestro del 2014 si rifiutarono di svolgere il servizio per “malattia”.
La Federazione dei medici e gli ordini professionali chiedono di «difendere la professione». Non si tratta solo «di ridurre il carico di lavoro per i medici, ma anche di ridimensionare le pene oggi previste dalla legge Brunetta, in caso di falsa attestazione. «Attualmente», spiega sempre Cassola, «i medici possono perdere la convenzione (con il Servizio sanitario nazionale, ndr), finire davanti al giudice penale o essere sanzionati per migliaia di euro solo per aver compilato un certificato in condizioni particolari, ad esempio per via telefonica». La compilazione telefonica, ovviamente, non è corretta se non in casi straordinari e anche in senso «etico-deontologico, ma nell’attività compulsiva di tutti i giorni è una cosa che può capitare. E oggi le pene sono esorbitanti rispetto all’entità di questo tipo di errori». H battagliero segretario della Uil, Carmelo Barbaglio, è contrario: «I medici di base cercano di togliersi dalle loro responsabilità e non fare il lavoro per cui sono pagati. E troppo spesso i certificati si fanno per telefono».

ASSENZE PER MALATTIA
Il D.Lgs 150/2009 – Riforma Brunetta – ha introdotto importanti novità nel corpo del Testo Unico sul Pubblico Impiego (D.Lgs 165/2001) anche per quel che attiene la disciplina delle assenze per malattia nel settore pubblico. L’art. 69, introducendo nel D.Lgs 165/2001 l’art. 55 septies, detta delle importanti disposizioni. A seguire cercheremo di delineare le tappe essenziali dell’evoluzione normativa in materia, a partire dal DL 112/2008, alla luce della prassi amministrativa (circolari, pareri, note) e della consolidata o maggioritaria impostazione giurisprudenziale. L’intento è quello di fornire agli iscritti della Fed. SNALS Confsal Cisapuni uno strumento pratico per approfondire le dovute conoscenze all’interno di un sistema finalizzato al contenimento della spesa pubblica. Una guida pratica, per rispondere ad alcuni interrogativi pratici che possono sorgere concretamente nella vita lavorativa e che, pertanto, necessitano di una soluzione immediata.
Il diritto del lavoro definisce la malattia una condizione patologica che determina un presupposto di incapacità alla attività lavorativa da parte del dipendente, costituendo un caso di impossibilità della prestazione lavorativa tale da determinare la sospensione del rapporto di lavoro e non la sua risoluzione. Nei casi di malattia, pertanto, il lavoratore ha diritto sia alla conservazione del posto di lavoro (stabilito dal Ccnl nella misura di 18 mesi) con relativa retribuzione o indennità, sia alla maturazione, nei periodi di assenza, dell’anzianità di servizio.
La regolamentazione generale delle assenze per malattia è contenuta nel Contratto collettivo nazionale di lavoro; infatti, nello stesso, sono contenute disposizioni che regolano il diritto alla conservazione del posto, i limiti temporali di assenze per la sua conservazione, la diversificazione tra personale in ruolo e personale in periodo di prova, la maturazione dell’anzianità di servizio, il trattamento economico nel computo temporale a lungo termine.
IL QUADRO NORMATIVO
Il decreto legge n. 78/2009 è intervenuto sul testo dell’art. 71 – Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni – del DL n. 112/2008, convertito dalla legge n. 133/2008, inserendo misure dissuasive dell’assenteismo. Il D.Lgs 150/2009 ha reso più efficaci e diffusi i controlli sulle assenze, ribadendo per le amministrazioni un dovere generale di richiesta della visita fiscale anche per un solo giorno.
Inoltre, esautorando la contrattazione collettiva, è stato attribuito al Ministro per la Pubblica Amministrazione il potere di individuare le fasce orarie di reperibilità.
Con il decreto ministeriale n. 206 del 18 dicembre 2009, sono state fornite le indicazioni relative alle fasce orarie di reperibilità ed identificate alcune deroghe, fornendo una sorta di casistica di assenze che permettono al lavoratore di non rispettare le fasce stesse.
Il DL 98/2011 convertito in L. 111/2011 ha riformulato il comma 5 dell’art. 55 septies del D.Lgs 165/2001 (Testo Unico sul Pubblico Impiego) relativo ai controlli sulle assenze aggiungendo i commi 5 bis e 5 ter.
In merito alla trasmissione telematica dei certificati di malattia l’art. 55 septies è stato poi modificato dalla legge n. 221 del 17 dicembre 2012 di conversione del DL n. 179 del 18 ottobre 2012 (c.d. sviluppo bis).

Con la circolare n. 10/2011, il Dipartimento Funzione Pubblica ha poi fornito indicazioni sulle modalità di svolgimento dei controlli medico fiscali, alla luce delle modifiche apportate all’art. 55 septies.
Le disposizioni richiamate hanno previsto:
la conferma che per i primi dieci giorni di ciascun evento di malattia deve essere erogato soltanto il trattamento economico fondamentale;
la conferma che, dopo il secondo episodio di malattia nel corso dell’anno, la successiva malattia può esser giustificata solamente con un certificato rilasciato dal Sistema Sanitario Nazionale o da un medico con questi convenzionato;
la conferma che anche il primo episodio di malattia nel corso dell’anno può essere giustificato solamente con un certificato rilasciato dal Sistema Sanitario Nazionale o da un medico con questi convenzionato, se si protrae oltre i 10 giorni;
la conferma dell’obbligo di disporre la visita fiscale fin dal primo giorno di assenza se si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative;
l’abrogazione della fasce di particolare restrizione (ore 8-13 e 14-19) per le visite fiscali al domicilio in caso di malattia;
l’abrogazione dell’art. 71, comma 5, che prevedeva l’impossibilità di considerare presente un lavoratore assente dal lavoro ai fini della distribuzione delle risorse decentrate
La previsione che il costo delle visite fiscali richieste dalle amministrazioni pubbliche è a carico delle stesse amministrazioni e non delle Aziende Sanitarie. Infatti a seguito della sentenza della Corte Costituzionale (n. 207/2010) le amministrazioni devono corrispondere il pagamento delle visite fiscali in quanto prestazioni che, non costituendo livello essenziale di assistenza, non possono gravare sul Ssn.
IL CONTROLLO DELLA MALATTIA
Le disposizioni richiamate disciplinano:
a) i casi nei quali l’amministrazione deve disporre il controllo sulla malattia;
b) le modalità di giustificazione dell’assenza nel caso di visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici;
c) l’individuazione dell’ambito soggettivo di applicazione della disciplina dei controlli;
d) il regime della reperibilità ai fini del controllo.
CASI NEI QUALI L’AMMINISTRAZIONE DEVE DISPORRE IL CONTROLLO SULLA MALATTIA
Il regime previgente imponeva all’amministrazione di richiedere la visita fiscale sin dal primo giorno di assenza. Adesso la norma rimette alla discrezionalità del dirigente responsabile la valutazione dei casi per i quali richiedere il controllo sulla malattia, mediante una opportuna ponderazione degli interessi rilevanti e senza trascurare le difficoltà connesse alla copertura finanziaria per l’effettuazione delle visite fiscali.
Nel valutare la condotta complessiva del dipendente, il dirigente deve considerare solo gli elementi di carattere oggettivo, senza farsi condizionare da sensazioni o considerazioni di carattere personalistico.
Tuttavia, il controllo deve essere sempre richiesto sin dal primo giorno quando l’assenza si verifica nelle giornate precedenti o successive a quelle non lavorative.
A tal proposito la Funzione Pubblica, con il parere n. 3 del 21 novembre 2011, ha precisato che per giornata “non lavorativa” deve intendersi non solo la domenica o altro giorno festivo, ma anche tutte quelle giornate nelle quali, in relazione all’articolazione dell’orario di lavoro del dipendente, oppure perché lo stesso ha usufruito di ferie, permessi o congedi, non è stata effettuata la prestazione lavorativa.

MODALITÀ’ DI GIUSTIFICAZIONE DELL’ASSENZA NEL CASO DI VISITE, TERAPIE, PRESTAZIONI SPECIALISTICHE ED ESAMI DIAGNOSTICI
Allontanamento dal domicilio durante la malattia
La norma riprende quanto già previsto dai Ccnl del comparto e stabilisce un obbligo di comunicazione preventiva nei casi in cui il dipendente debba assentarsi dal domicilio per sottoporsi a visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici. Per valutare i “giustificati motivi”, l’amministrazione può domandare la documentazione a supporto dell’assenza dal domicilio, che può essere rilasciata anche dalla struttura privata che ha svolto la visita o la prestazione specialistica.
Per gli altri casi di allontanamento dal domicilio è ammessa la facoltà di produrre una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà secondo la disciplina di cui agli artt. 47 e 49 del Dpr 445/2000.
Assenza totale dal lavoro
Qualora l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici non risulti effettuabile in orario diverso da quello di lavoro è consentito al lavoratore la possibilità di assentarsi.
In tal caso non è necessario l’invio del certificato on-line (pur rimanendo fermo l’obbligo di comunicazione dell’assenza), poiché l’assenza è giustificata mediante l’attestazione rilasciata dal medico o dalla struttura anche privata che ha eseguito la prestazione sanitaria, indipendentemente dal numero di assenze già fatte durante l’anno.
Inoltre l’imputazione di tale assenza al regime della malattia prescinde dalla circostanza che tali prestazioni sanitarie siano collegate ad un’eventuale patologia in atto (v. parere DFP del 21 novembre 2011, n. 3).
Assenza ingiustificata alla visita fiscale
Il dipendente che non viene trovato in casa dal medico tenuto ad espletare la visita fiscale può presentare giustificati motivi all’amministrazione.

L’assenza alla visita di controllo, per non essere sanzionata con la perdita del trattamento economico di malattia, può essere giustificata, oltre che dal caso di forza maggiore, da ogni situazione, la quale, ancorché non insuperabile e nemmeno tale da determinare, ove non osservata, la lesione di beni primari, abbia reso indifferibile altrove la presenza personale dell’assicurato (Cassazione, sentenza n. 22065/2004).
Qualora l’assenza alla visita fiscale sia ritenuta non giustificata dall’amministrazione o ingiustificata, ferma restando la possibilità di applicare sanzioni disciplinari a seguito di regolare procedimento, si applica l’art. 5 comma 14 del DL 463/1983 (come integrato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 78/1998) che prevede la specifica sanzione della decadenza dal diritto a qualsiasi trattamento economico di malattia per i primi dieci giorni e nella misura della metà per il periodo successivo.
Regime di reperibilità ai fini del controllo
Con il DM n. 206 del 18 dicembre 2009 – determinazione delle fasce orarie di reperibilità dei pubblici dipendenti in caso di assenze per malattia – sono state rideterminate le fasce orarie e stabiliti i soggetti esclusi dall’obbligo del rispetto delle predette fasce.
In particolare i casi che derogano all’obbligo di reperibilità sono:
infortuni sul lavoro;
malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;
patologie gravi che richiedono terapie salvavita (a condizione che la patologia del dipendente sia stata inizialmente accertata dall’amministrazione, ovvero risulti da apposita certificazione rilasciata da struttura sanitaria pubblica o convenzionata con il Ssn, e che il ciclo di cura medesimo sia stato prescritto dai soggetti richiamati (circolare DFP 1/2009);
stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta (cioè aventi come unica causa la patologia in corso, diagnosticata e certificata).
Sono esclusi dall’obbligo di reperibilità anche i dipendenti, nei confronti dei quali è stata già effettuata la visita fiscale per il periodo di prognosi indicato nel certificato, purché confermato dal medico fiscale (C. Cassazione sent. 1942/90 del 2008).
Obbligo di reperibilità dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.00 alle ore 18.00 di tutti i giorni non lavorativi anche festivi.
Soggetti esclusi dall’obbligo del rispetto delle fasce orarie
• patologie gravi, quali quelle oncologiche che richiedono terapie salvavita;
• infortuni sul lavoro;
• malattie per le quali è stata riconosciuta la causa di servizio;
• stati patologici sottesi o connessi alla situazione di invalidità riconosciuta;

Certificazioni
Certificazione rilasciata esclusivamente da struttura sanitaria pubblica o medico convenzionato Ssn in caso di:
• malattia protratta per 10 giorni;
• secondo o successivo evento di malattia nell’anno solare
Certificazione rilasciata da medico
Certificazione rilasciata da medico o struttura privata in caso di: primo evento di malattia nell’anno solare inferiore a 10 giorni;
visite, terapie, prestazioni specialistiche ed esami diagnostici (certificazione in formato cartaceo).
Per avere un quadro esaustivo in materia di trattamento giuridico ed economico delle assenze dal servizio dei dipendenti pubblici, soprattutto alla luce degli orientamenti interpretativi espressi dal Dipartimento della Funzione Pubblica sugli aspetti di dettaglio della normativa, forniamo di seguito alcune precisazioni.
Trattamento economico dell’assenza per malattia
L’art. 71 – Assenze per malattia e per permesso retribuito dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni – comma 1, del DL 112/2008 convertito in L. 133/2008, così recita: “Per i periodi di assenza per malattia, di qualunque durata, ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, nei primi dieci giorni di assenza è corrisposto il trattamento economico fondamentale con esclusione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento accessorio.
Resta fermo il trattamento più favorevole eventualmente previsto dai contratti collettivi o dalle specifiche normative di settore per le assenze per malattia dovute ad infortunio sul lavoro o a causa di servizio, oppure a ricovero ospedaliero o a day hospital, nonché per le assenze relative a patologie gravi che richiedano terapie salvavita”.
La circolare n. 8/2008 del Dipartimento della Funzione Pubblica chiarisce che la disposizione legislativa sopra richiamata, nel prevedere la decurtazione retributiva per i primi dieci giorni di assenza per malattia, si sovrappone ai regimi contrattuali attualmente in vigore.
Come noto la predetta norma trova applicazione con riferimento ad ogni episodio di malattia che colpisce il dipendente, anche della durata di un solo giorno, e per tutti i primi dieci giorni di ogni evento morboso.
Si ricorda che l’evento morboso si considera unico sia nel caso di assenza attestata mediante un solo certificato, sia nel caso di assenza continuativa attestata con più certificati che prorogano la prognosi originariamente formulata.
Per effetto della sovrapposizione tra la norma legislativa e le disposizioni contrattuali vigenti possono quindi verificarsi tre diverse ipotesi:

Eventi morbosi di durata inferiore o uguale a dieci giorni di assenza
Per questi sarà corrisposto esclusivamente il trattamento economico fondamentale con decurtazione di ogni indennità o emolumento, comunque denominati, aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio (la Corte Costituzionale con sentenza n. 120/2012 ha dichiarato non fondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 71 tesa ad ottenere, per eventi morbosi fino a 10 giorni, il trattamento di malattia in misura corrispondente all’intero trattamento retributivo in busta paga).
Vengono fatte salve dalla disposizione in esame le norme più favorevoli, non incompatibili con il sistema legale, previste dai contratti collettivi vigenti per le seguenti fattispecie:
• assenze derivanti da infortunio sul lavoro;
• assenze per malattia dovuta a causa di servizio;
• ricovero ospedaliero o day hospital;
• assenze dovute a gravi patologie che richiedono cure salvavita.
Pertanto, affinché l’esenzione e il regime della reperibilità vengano concretamente applicati, è necessario che il medico compili, secondo le indicazione del DM 206/2009, il certificato di malattia, lo trasmetta telematicamente e ne dia copia all’interessato, il quale avrà il compito di farlo pervenire tempestivamente all’amministrazione.
Nelle predette ipotesi tipizzate dal legislatore, alle quali si aggiunge, secondo le indicazioni fornite dal Dipartimento della Funzione Pubblica con il parere n. 53/2008, l’analoga fattispecie della convalescenza post ricovero (regolarmente certificata secondo i criteri indicati), trova applicazione la vigente disciplina contrattuale di maggior favore e pertanto sarà corrisposta l’intera retribuzione, comprensiva del trattamento accessorio, fin dal primo giorno di assenza.
Come già precisato, il Dipartimento della Funzione pubblica ha confermato la validità delle disposizioni dettate dagli articoli dei rispettivi Ccnl in relazione al trattamento economico spettante al dipendente assente per malattia nel periodo di comporto.
Pertanto nulla è innovato in riferimento alle fasce retributive e alle relative percentuali di decurtazione stabilite dalle citate norme, con la precisazione che all’interno di ogni fascia i primi dieci giorni di assenza di ciascun evento morboso subiranno l’ulteriore trattenuta prevista dall’art. 71, comma 1, della legge n. 133/2008.

Contribuzioni
La riduzione della retribuzione per malattia nei primi dieci giorni non ha riflessi sui contributi ex INPDAP. In via analogica, si ritengono applicabili le stesse regole del periodo di comporto con retribuzione ridotta o assente. Infatti, ai sensi infatti dell’articolo 24 del Regio decreto legge n. 680 del 1938, i contributi del datore di lavoro e del dipendente sono liquidati sulla retribuzione cui l’iscritto avrebbe avuto diritto se fosse rimasto in servizio attivo, ma l’ente ha diritto di rivalsa verso l’iscritto stesso soltanto per il contributo proporzionale all’assegno effettivamente corrisposto durante l’interruzione di servizio. Pertanto l’amministrazione deve integrare la contribuzione anche per la quota a carico del dipendente, sulla parte della retribuzione non corrisposta a causa dell’assenza per malattia.
NOVITÀ’
L’art. 18 comma 16 del DL 98/2011 è intervenuto anche in tema di contribuzione dovuta dal datore di lavoro in caso di assenza per malattia, riformulando l’art. 20 del DL 112/2008.
Infatti dal 1°maggio 2011 non sono più escluse dal versamento per la contribuzione di malattia all’Inps le categorie per le quali il datore di lavoro è tenuto per legge o contratto a retribuire direttamente il dipendente assente per tale evento.
Questo al fine di superare i contrasti giurisprudenziali sorti in ordine all’obbligo contributivo per indennità economica.
I contributi già versati restano acquisiti all’Inps e conservano la loro efficacia non per i periodi anteriori al 1° gennaio 2009, ma per quelli anteriori al 1° maggio 2011. (cfr. messaggio Inps n. 14490 del 2011).
Decorrenza
La nuova disciplina sul trattamento economico dell’assenza per malattia è entrata in vigore in forza del DL n. 112/08, convertito in L. 133/08.
Pertanto tutti gli eventi morbosi successivi alla entrata in vigore del decreto saranno oggetto dell’applicazione della nuova normativa.
Fermo restando le novità in materia di contribuzione, come modificato dalla manovra bis 2011.
Trasmissione dei certificati di malattia
L’art. 55 septies ha esteso al settore pubblico la procedura del certificato elettronico già prevista per il settore privato con il DPCM del 26 marzo 2008 al quale si rinvia per quanto non specificatamente disciplinato.

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