Le regole di Facebook per censurare sesso e violenza

Il quotidiano britannico “The Guardianha rivelato per la prima volta le regole e le linee guida segrete di Facebook.

Le regole sono state aggiornate pesantemente un anno fa dopo le polemiche innescate dalla rimozione della famosa foto della bambina vietnamita nuda in fuga da un bombardamento. Ma può essere permesso dire “fottiti e muori“, perché non è considerata minaccia credibile. Vogliamo assicurarci che i moderatori siano in grado di acquisire la fiducia necessaria per prendere la decisione giusta, ma anche che abbiano le risorse mentali ed emotive per rimanere in buona salute. Una fonte citata dal giornale afferma che “Facebook è diventato troppo grande per riuscire a controllare i contenuti”.

“Mantenere le persone al sicuro su Facebook è la cosa più importante che facciamo”. Non sempre un post satirico o umoristico viene però riconosciuto dai moderatori, che quindi lo eliminano segnalando il suo autore al sistema. Le nudità sono vietate, lecite quelle mostrate a scopo artistico: anche in questo caso il confine risulta labile. Per esempio, viene ammesso il fatto che Facebook possa mandare live tentativi di autolesionismo, perché non si vuole “censurare o punire persone in difficoltà“.

Applicare questa regola a particolari temi, come la violenza nei confronti dei bambini non a sfondo sessuale, è più difficoltoso. Indulgenza anche in alcuni casi di foto di abusi su animali. Avvisiamo gli utenti sulla presenza di video sulle violenze che li potrebbero disturbare. Ancora, gli abusi sui minori, quelli di natura sessuale sono un discorso a parte, hanno rilevanza solo se esaltano violenza e sadismo. “Semplificheremo anche il processo con cui possono contattare le forze dell’ordine se qualcuno ha bisogno di aiuto”. Perché alcuni contenuti vengono rimossi dalla piattaforma e altri no?

Facebook non ha rilasciato specifici commenti sul report del Guardian. Renderemo più semplice segnalarci i problemi, e più rapido per i nostri moderatori determinare quali post violano i nostri standard.

È il cerchio bottismo ai tempi di Facebook: il tentativo di trovare un compromesso tra tutela della privacy e difesa della libertà di espressione, tra necessità della denuncia e il rischio di emulazione. Su questo confine si muove da tempo il social network più diffuso del pianeta, seguendo regole che ora per la prima volta sono state rese pubbliche. Grazie a un’inchiesta del Guardian, si è infatti potuto conoscere il “decalogo” cui si attengono i moderatori di Fb, per decidere se un contenuto pubblicato su temi sensibili come sesso e violenza sia da rimuovere oppure no. E la prima notizia è che i tempi della decisione sono strettissimi, circa dieci secondi, troppo pochi per ponderare con lucidità: ragion per cui, di fatto, Facebook è impossibilitata a controllare i suoi contenuti.

Anche i criteri adottati per censurare o consentire la pubblicazione non sembrano rispondere ad alcuna logica coerente e pertanto efficace. Ma finiscono spesso per generare pasticci tragicomici. Si prenda ad esempio la norma sulle esortazioni alla violenza. Dire “Qualcuno spari a Trump” è un’affermazione che deve essere cancellata da Facebook, perché un capo di Stato rientra nella categoria di persone considerate sensibili; viceversa, scrivere “Fottiti e muori” o “Rompi il collo a quella e assicurati di spingere più che puoi sulla gola” è espressione consentita perché non appare una minaccia reale.

Ma allora, all’inverso, è possibile dire “Rompi il collo a Trump” ed è vietato scrivere “Qualcuno spari a quella”? Oppure in generale i capi di Stato sono da difendere da frasi violente, mentre i comuni cittadini, essendo appunto comuni mortali, possono subire a prescindere inviti a morire?
Altrettanto grottesca è la regola che disciplina la pubblicazione divide o sugli aborti: «Sono consentiti a meno che non mostrino nudità». Non si capisce a quale line, però: per mostrare la brutalità dell’interruzione di gravidanza o, a contrario, per inneggiare all’autodeterminazione della donna? Ma soprattutto: la nudità di chi? Del nascituro o della donna? Perché, se si tratta del feto, be’ non può che essere mostrato nudo; e anche se si tratta della donna, a fatica ricordiamo una donna che abortisca con le parti genitali coperte…
Forse sono più ragionevoli le norme sulle morti violente che «non sempre devono essere cancellate perché possono aiutare a creare consapevolezza ditemi come i disturbi mentali». Anche se ci si pone la domanda: come si fa a stabilire se chi ha commesso il gesto violento è o meno un malato mentale? Prendiamo il caso di un terrorista che compie un attentato: lo pubblichiamo solo se è un disturbato mentale, mentre se è un jihadista in pieno possesso delle sue facoltà mentali lo censuriamo? Mah.

Idem per la questione sulle “foto di abusi (non sessuali) sui bambini o di bullismo” che «non sempre devono essere cancellate a meno che non ci siano elementi sadici o celebrativi». Ben venga la norma in caso, ad esempio, di violenze commesse da una maestra su un alunno (in quel caso denunciamo un reato), ma se si tratta di un video su un ragazzo bullizzato dai compagni? Magari chi lo pubblica finge di dissociarsi, però allo stesso tempo espone il suo amico al ludibrio del web e può generare, anche involontariamente, casi di emulazione. Non avrebbe fatto meglio a intervenire di persona e a salvare l’amico bullizzato, anziché riprendere la scena e poi postarla? Si potrebbe dire lo stesso per il livestreaming ammesso anche se mostra casi di autolesionismo perché Facebook non intende «censurare o punire le persone in sofferenza». Ma allora qual è il messaggio? Le persone che soffrono sono invitate a esibire il loro male, in una sorta di pornografia del dolore, e anche a rendere pubblici i modi con cui provano ad alleviarlo, fino al suicidio? Siamo a due passi dal narcisismo masochistico…. La materia naturalmente è spinosa e la matassa non facile da dipanare. Ma noi ci permettiamo di suggerire due criteri più semplici e generali da seguire: l’interesse pubblico e il buon gusto. E anche di consentire ai moderatori più tempo per decidere: un minuto anziché dieci secondi. Magari i nostri post non verranno più pubblicati in tempo reale. Ma chisse ne frega.

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