Lega Nord condannata a Milano per discriminazione: usata parola clandestini in modo inappropriato

È arrivata la condanna per il reato di discriminazione nei confronti della Lega Nord per avere utilizzato il termine clandestini al fine di indicare quelli che per termine di legge sono invece i richiedenti asilo. E’ questo sostanzialmente quanto stabilito nella giornata di ieri dal giudice Martina Flamini della prima sezione civile del Tribunale ordinario di Milano con una sentenza che ha condannato la Lega Nord a pagare circa €10000 di danni oltre a €4000 di spese processuali per il carattere discriminatorio e denigratorio dell’espressione clandestina utilizzata in alcuni manifesti, affissi in lo scorso mese di aprile a Saronno. Si tratta di una sentenza che  sicuramente creerà ha dei precedenti visto che molti esponenti del Carroccio, a parte il segretario Matteo Salvini hanno più volte utilizzato la parola clandestino per indicare i profughi o richiedenti asilo. Il giudice in questione pare abbia accolto il ricorso delle associazioni di volontariato Asgi Enada riconoscendo “ che l’affissione di cartelli contenenti delle pressioni Saronno non vuole clandestini”, Renzi Alfano vogliono mandare a Saronno 32 clandestini vitto alloggio e vizi pagati da noi. Nel frattempo ai faraoni si tagliano le pensioni ed aumentano le tasse“, ” Renzi Alfano complici dell’evasione”, costituisce una discriminazione.

Il giudice ha anche disposto la pubblicazione della decisione sia sul quotidiano locale “il Saronno”, sia sul Corriere della Sera, il tutto a spese della Lega Nord, Lega Lombarda e Lega Nord Saronno che sono state anche condannati al pagamento della somma di €5000 per ciascuna associazione a titolo di risarcimento. Nel provvedimento del giudice si legge che il termine clandestino utilizzato negli slogan assume una valenza denigratoria e viene utilizzato come emblema di negatività ed ancora contraddistingue il comportamento delittuoso di chi fa ingresso si trattiene nel territorio dello Stato in violazione delle disposizioni del Testo Unico sull’immigrazione. “Con l’epiteto si fa chiaramente riferimento ad un soggetto abusivamente presente sul territorio nazionale ed è idoneo a creare un clima intimidatorio (implicitamente avallando l’idea che i “clandestini”, non regolarmente soggiornanti in Italia, devono allontanarsi)”, è questo quanto si legge ancora nella sentenza del giudice Martina Flamini della prima sezione civile del Tribunale ordinario di Milano.

Ed aggiunge: “Gli stranieri che fanno ingresso nel territorio dello Stato italiano, perché temono a ragione di essere perseguitati o perché corrono il rischio effettivo in caso di rientro nel paese d’origine di subire un grave danno, non possono considerarsi irregolari e non sono, dunque, ‘clandestini’“. Soddisfatti gli avvocati ricorrenti per conto dell’ Associazione studi giuridici sull’immigrazione e Naga, i quali hanno dichiarato che questa sentenza mette un punto fermo nell’uso comune del termine clandestino, del linguaggio politico nei confronti dei richiedenti asilo aggiungendo che non è lecito alla politica farlo con lo scopo di suscitare un clima che impedisca l’ inserimento dei rifugiati nella collettività.

One comment

  1. Franco Scarlatti

    Questa giudice incapace parolaia e nulla pensante.. Non sa il codice.. non sa cosa sia la liberta’ di espressione. sarà una cervellona di sinistra di sicuro . Frustrata e piena di complessi.
    Cosa aspettano i suoi superiori a farle un caziatone? Chiamare clandestini gli immigrati..Reato? ma in quale paese viviamo? C’è stato poi un idiota del PD che ha detto sentenza giusta.
    Invece è una vergogna nazionale.. Questa va sbattuta fuori dalla magistratura. ha già emesso sentenze condannando lo stato per faccende che riguardano immigrati, meglio Clandestini e non aventi diritto a stare qui!! Si vergogni!!!!

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