Legge di bilancio 2018: bonus mobili, servizi pubblici e pubblico impiego

Si mettono a punto le ultime limature, ecco alcune delle misure che potrebbero essere introdotte nella legge di bilancio 2018: una parte delle risorse verrà destinata al settore scuola, 192 milioni nel 2018 e 96 milioni nel 2019 nella manutenzione, pulizie e decoro. Tra le ipotesi un aumento netto mensile di circa € 400 per i presidi in modo da equiparare lo stipendio a quello degli altri dirigenti della pubblica amministrazione. A disposizione poi ci sono fondi per assumere circa 1600 ricercatori. Tra gli interventi nel settore dei trasporti a partire dal 2019 ci saranno circa 100 milioni l’anno per progetti sperimentali antismog, con l’introduzione di mezzi su gomma elettrici per migliorare la qualità dell’aria e del servizio cittadino. In arrivo anche uno sconto fiscale delle tessere di bus e treni, una detrazione del 19% per un importo non superiore a € 250. Sul fronte del lavoro sta pensando alla proroga di un anno per la cassa integrazione straordinaria per le aziende con più di 100 dipendenti, considerate strategiche anche se l’economia regionale con una forte rilevanza occupazionale. Risorse messe in campo, inoltre per il rinnovo del contratto del pubblico impiego fermo ormai da 10 anni, è uno stanziamento ritenuto necessario per garantire l’aumento di € 85 lordi mensili, mentre si sta studiando come evitare che gli interessati possano perdere il buon dilettante euro che già percepiscono.

II governo ci riprova e dopo alcuni anni con la legge di Bilancio torna ad usare la leva del fisco per spingere il trasporto pubblico locale: autobus, metropolitane e treni utilizzati dai pendolari per raggiungere i luoghi di lavoro, oltre che da studenti o altre categorie. Una detrazione del 19 per cento è stata in vigore per breve tempo alcuni anni fa e il governo ora potrebbe riproporla nel limite di spesa di 250 euro: il beneficio annuale per l’utente arriverebbe quindi a 48 euro. In alternativa viene valutato uno strumento diverso che avrebbe comunque la stessa finalità, un buono del tutto simile ai buoni pasto. Lo Stato detasserebbe l’eventuale erogazione riconosciuta dal datore di lavoro per l’acquisto dell’abbonamento, nell’ambito di contratti o accordi aziendali: l’esenzione dall’Ir- pef la renderebbe potenzialmente più conveniente rispetto ad una equivalente quota di retribuzione aggiuntiva.

Questo è solo uno dei nodi ancora da sciogliere, quando è passata una settimana dall’approvazione delle manovra in Consiglio dei ministri. Il testo definitivo dovrebbe arrivare in Parlamento nelle prossime ore: la scadenza era fissata al 20 ottobre ma l’accavallarsi di altre leggi in discussione rende all’apparenza il termine meno urgente.

Nelle ultime bozze in circolazione è ricomparsa la cedolare secca per gli affitti, ovvero più precisamente la tassazione agevolata al 10 per cento in caso di contratti concordati, che entrerebbe in modo strutturale nell’ordinamento. Menzionato anche il bonus mobili (la detrazione per questo tipo di acquisti in scadenza a fine anno) che nelle versioni precedenti del testo non sembrava previsto. Torna in ballo anche la polizza assicurativa anti calamità naturali, particolarmente importante in caso di terremoti: negli anni scorsi diversi esecutivi avevano tentato di renderla obbligatoria, ora invece si cerca di incentivarla sempre per via fiscale.

La legge di Bilancio dovrà anche chiarire definitivamente l’importo degli stanziamenti per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici. La somma si sarebbe stabilizzata a 1,7 miliardi per il 2018 (oltre ai fondi per gli anni precedenti): soldi che aggiungendosi alle risorse già disponibili porterebbero la dote a 2,9 miliardi, sufficienti a garantire il promesso aumento retributivo di 85 euro mensili; anche se non è ancora chiaro il meccanismo esatto con cui sarà neutralizzato l’effetto indesiderato del bonus 80 euro (che decresce o si cancella al crescere della retribuzione).

Infine è ancora in via di rifinitura il pacchetto fiscale della manovra, che si aggiunge alle norme dello specifico decreto legge collegato. Tra le ultime novità c’è l’inserimento di nuove norme concordate in sede Ocse nell’ambito del contrasto al fenomeno Beps, acrononimo che sta per Base erosion and profit shifting. In pratica gli Stati dovrebbero rinunciare alla concorrenza fiscale “spinta” e quindi penalizzare le imprese che spostano profitti all’estero per ridurre le imposte da versare. Si tratterà dunque di misure che colpiscono questa forma di “abuso del diritto”. In bilico invece, sempre sul fronte fiscale, l’idea di mettere in vendita i vecchi crediti della riscossione. Un’opzione che doveva portare lo Stato a ricavare almeno 4 miliardi, liberandosi del cosiddetto “cassetto”; ma che avrebbe avuto anche conseguenze sui cittadini debitori: ad esempio perché l’ente della riscossione (la vecchia Equitalia) non può pignorare l’abitazione principale mentre banche e soggetti finanziari che rileverebbero i crediti hanno ancora per legge questa facoltà.

Detrazione legge di bilancio, bonus per mobili terrazze e giardini, sembrano tornare nuovamente, incentivi per la famiglia. In tutto sono previsti ulteriori 9 miliardi per facilitare l’eco bonus e le ristrutturazioni dell’edilizia. Le quote dovrebbero essere rispettivamente pari al 60 o 50%, inoltre ci sarà un bonus per aree verdi come giardini, mentre per quanto riguarda il bonus mobili in questo momento è bloccato, quindi si verifica che per quest’anno non sia previsto, ma tutto può cambiare, grazie alla manovra può essere nuovamente reinserito. Ulteriori differenti impegni, saranno discussi su ulteriori e nuove detrazioni e agevolazioni, su tutto il campo, questo è il percorso, nel quale si sta muovendo l’esecuzione del rinnovo del piano delle detrazioni.

Ma sicuramente, qualcosa cambierà perché vi è l’intenzione di calibrare gli sconti sulla base di un risparmio energetico a misura dell’immobile, senza variazione sul tetto massimo di spesa minima e la sua percentuale di limite. Le caratteristiche ulteriori, del bonus del 2018 sono ancora in fase di discussione quindi, non possiamo fornirvi ancora, ulteriori dettagli a dimostrazione della fase di transizione, che il nostro paese oggi sta attraversando. Tuttavia tra gli interventi coperti ci dovrebbe essere quello, della riduzione riguardante il fabbisogno energetico, quindi si intende ciò che riguarda, il riscaldamento, migliorando l’edificio da coibentazione, pavimentazioni, finestre, insomma donandogli, miglioramento termico. Quindi chi installerà dei pannelli solari in sostituzione dei vecchi impianti di climatizzazione invernale, ora usufruirà delle detrazioni fiscali. Una condizione molto importante sarà l’esecuzione di interventi su unità immobiliari già preesistente, di qualunque categoria catastale. Si prevedono agevolazioni sia per gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale.

Rientrano nel bonus, con con una detrazione pari al 50% anche gli immobili, con interventi di demolizione o di ricostruzione di un edificio collocato in altra destinazione. Ovviamente, la modifica deve essere di lieve entità rispettando il suolo dove vi sorge la costruzione, quindi non deve avvenire in maniera discrezionale dello stesso lotto, altrimenti verrebbe catalogata come ristrutturazione per nuova costruzione, quindi come per quest’anno, anche il prossimo anno, le ristrutturazioni edilizie e gli interventi demolizione e di nuove costruzioni rispetteranno la simmetria preesistente in caso di edifici non vincolati. Ovviamente la detrazione per la ristrutturazione casa sarà effettuata solo dopo la comunicazione preventiva all’asl di competenza, se obbligatoria, o quando il pagamento sarà eseguito tramite bonifico bancario o postale dedicato appunto per il contribuente, per il rimborso dell’agevolazione fiscale, in merito alla detrazione spettante.

Quindi è importante prestare attenzione, alla compilazione del bonifico postale o bancario, ritenuto idoneo proprio a discapito del rimborso stesso. Allo stesso tempo, si potrà perdere la detrazione del bonus, se non verranno esibite le fatture ricevute dimostranti le spese effettuate o la ricevuta del bonifico intestata a persona diversa da quella del richiedente stesso di detrazioni. Ovviamente anche, le opere edilizie se eseguite non rispetteranno il decreto delle norme urbanistiche e di edilizia riguardanti il territorio comunale, anch’esse non riceveranno il rimborso di detrazione fiscale. Ovviamente se il contribuente non rispetta gli obblighi di lavoro nelle aree relative all’edilizia, non rispettando le norme urbanistiche in vigore, il contribuente decadrà dal diritto di agevolazione anche se in possesso della dichiarazione di osservanza disposta dalla ditta esecutrice dei lavori. Sono ancora in fase di discussione le detrazioni riguardanti la famiglia, figli a carico o parenti, dove si prevedono cambiamenti piuttosto importanti riferiti per l’anno 2018. Si sta studiando per il prossimo anno, un cambiamento di soglia di reddito,così da ottenere le detrazioni fiscali per figli e mogli a carico. L’ipotesi al momento al vaglio sarebbe quella di portare la soglia di euro 2841 a 4000 o € 5000 annui, ovviamente molto dipenderà dalla disponibilità economica ancora in vigore, dalla nuova manovra finanziaria, per far sì che l’attuazione di questa, diventi una vera e propria prospettiva a finchè facilitarne un miglioramento economico.

Si parla quindi, di un nuovo test, un rafforzamento delle misure per un sostegno più efficiente per le famiglie, per far sì che questo avvenga, bisognerà essenzialmente valutare la possibilità della disponibilità dei soldi per estendere la soglia di reddito, affinché si possa pretendere la detrazione per figli a carico. Oggi la soglia di reddito per figli e mogli a carico è ferma a € 2841, un reddito che non permette di essere del tutto economicamente autosufficienti. Ma come già sappiamo, se si ha un figlio a carico, che raggiunge un piccolo reddito e arrivi a guadagnare un reddito di € 2841, non potrà più essere considerato fisicamente a carico anche se vive con i genitori, che devono comunque provvedere ad un suo fabbisogno giornaliero, a tal punto la detrazione di spese fiscali per il figlio decade.

Come già sappiamo i figli, i familiari, che sono a carico delle famiglie hanno diritto a detrazioni, così da abbassare la pressione fiscale e l’importo della detrazione fiscale per quanto riguarda i figli a carico varia in base a diversi parametri che sono l’età del figli a carico uno il reddito complessivo 2/3 punto importante è il numero di figli totali che si hanno a carico, se sia più di quattro figli è previsto il bonus famiglia numerosa che riconosce un ammontare di € 1200 di detrazioni a prescindere dal reddito e dal numero di mesi annui nei quali ciascuno dei figli risulti a carico. Quarto. Importante, e la presenza di handicap in un soggetto familiare a carico. La detrazione per i figli a carico è divisa al 50% tra padre e madre è invece del 100% se un solo genitore ha un solo reddito, oppure a un altro genitore a carico, invece se risulta affidatario esclusivo, in questo caso i genitori possano accordarsi per una detrazione pari al 50% per ognuno. La detrazione fiscale per i figli è della stessa percentuale ciascuno.

Il bonus mobili non è certo, al momento è bloccato, non ci dovrebbe più essere ma potrebbe e dovrebbe cambiare tutto in manovra ed essere rimesso. Saranno incentivati: la realizzazione o l’adeguamento di impianti di irrigazione, di lavori di restauro e recupero del verde in giardini di interesse storico e artistico.

Gli altri bonus della Legge di Bilancio – Come anticipato nelle righe precedenti, la sparizione dei bonus mobili non ha certamente impedito al governo di introdurre all’interno della manovra una serie di altre agevolazioni, o confermarne di vecchie. Ulteriori differenti impegni, saranno discussi su ulteriori e nuove detrazioni e agevolazioni, su tutto il campo, questo è il percorso, nel quale si sta muovendo l’esecuzione del rinnovo del piano delle detrazioni.

Caratteristica dell’ecobonus 2018 in fase di scrittura, è il legame più stretto con il risparmio di energia effettivamente ottenuto. Per alcuni lavori cambiano gli sconti: scendono al 50% le detrazioni per la sostituzione di infissi, per le schermature solari, per gli impianti di climatizzazione invernale tramite caldaie a condensazione e a biomassa. Dovrebbero essere ammessi all’agevolazione sia le persone fisiche che gli enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale. Vuol dire che la detrazione sarà del 50% per chi mette mano alla casa. In buona sostanza, lo spostamento non deve implicare una variante essenziale altrimenti sarebbe considerato una nuova costruzione. Resta fermo l’attuale limite massimo di spesa pari a 96 mila euro per unità immobiliare per ciascun anno. Basterà rispettare la volumetria preesistente nel caso di immobili non vincolati. Ad esempio quando non sarà effettuata la comunicazione preventiva all’Asl competente, se obbligatoria.

Il bonus mobili è la detrazione riconosciuta a chi acquista mobili ed elettrodomestici per immobili oggetto di ristrutturazione edilizia. Ma il contribuente non perderà il diritto all’agevolazione se ha utilizzato per errore un bonifico diverso da quello dedicato o se lo ha compilato in modo errato ovvero in maniera tale da non consentire a banche, Poste italiane o altri istituti di pagamento di effettuare la ritenuta d’acconto dell’8%. Ovviamente anche, le opere edilizie se eseguite non rispetteranno il decreto delle norme urbanistiche e di edilizia riguardanti il territorio comunale, anch’esse non riceveranno il rimborso di detrazione fiscale.

Come già sappiamo i figli, i familiari, che sono a carico delle famiglie hanno diritto a detrazioni, così da abbassare la pressione fiscale e l’importo della detrazione fiscale per quanto riguarda i figli a carico varia in base a diversi parametri che sono l’età del figli a carico uno il reddito complessivo 2/3 punto importante è il numero di figli totali che si hanno a carico, se sia più di quattro figli è previsto il bonus famiglia numerosa che riconosce un ammontare di € 1200 di detrazioni a prescindere dal reddito e dal numero di mesi annui nei quali ciascuno dei figli risulti a carico. Ed infine, in caso di violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle relative agli obblighi contributivi.

Bonus mobili ed elettrodomestici, novità in arrivo. In attesa di sapere quale sarà il destino della misura nella prossima legge di bilancio attesa in questi giorni in Parlamento, nella bozza della manovra il provvedimento sarebbe stato reinserito, dopo recenti indiscrezioni di una possibile esclusione per il 2018.

Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, intanto, restano valide – fino a tutto il 2017 – le indicazioni per ottenere la detrazione per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici per arredare la casa ristrutturata. Detrazione per un importo massimo di 10.000 euro che si ottiene indicando le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi (modello 730 o modello ‘Redditi persone fisiche’).

 COME FUNZIONA – Si può usufruire di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ (A per i forni) destinati ad arredare un immobile oggetto di ristrutturazione.

L’agevolazione vale – in attesa della nuova manovra – per gli acquisti che si effettueranno nel 2017 e potrà essere richiesta solo da chi realizza una ristrutturazione a partire dal 1° gennaio 2016.

QUANTO – Per avere tale bonus è “indispensabile”, ricorda l’Agenzia delle Entrate, “realizzare una ristrutturazione edilizia (e usufruire della relativa detrazione) sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali” per un importo massimo di spesa ammessa in detrazione pari a 10.000 euro.

Per ottenere il bonus è necessario che la data dell’inizio dei lavori di ristrutturazione preceda quella in cui si acquistano i beni. Inoltre, la detrazione del 50% è calcolata su un massimo 10.000 euro indipendentemente dall’importo delle spese sostenute e deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.

COSA – Si applica per l’acquisto di mobili nuovi (letti, armadi, cassettiere librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani e poltrone, materassi e apparecchi di illuminazione). E’ escluso l’acquisto di porte e pavimentazioni (per esempio, parquet) tende e tendaggi e altri componenti di arredo.

Sono compresi elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni) e rientrano nei grandi elettrodomestici frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, stufe elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, ventilatori elettrici e condizionatori.Tra le spese da portare in detrazione si possono includere anche quelle di trasporto e montaggio.

PAGAMENTI – Per avere la detrazione occorre effettuare i pagamenti con bonifico o carta di debito (bancomat) o credito. Non è consentito l’uso di assegni, contanti o altri mezzi. La data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta (indicata nella ricevuta) e non nel giorno di addebito sul conto corrente.

Tra i documenti da conservare ci sono infine la ricevuta del bonifico; la ricevuta di avvenuta transazione (per i pagamenti con carta di credito o di debito); la documentazione di addebito sul conto corrente; le fatture di acquisto con natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi acquisiti.

Legge di Bilancio 2018. I sindacati dipendenti e convenzionati scrivono a Governo e Regioni: investire nella sanità pubblica e nel capitale umano

Il mondo del sindacalismo medico e dirigente, dipendente e convenzionato, si è unito nella richiesta in una lettera inviata a Governo e Regioni di prevedere investimenti in sanità nella prossima legge di bilancio. In particolare sono 5 gli interventi elencati:

1) finanziare contratti e convenzioni; 2) defiscalizzare il salario di produttività e prevedere provvedimenti corrispondenti sulla quota variabile dei convenzionati; 3) salvaguardare la RIA e riallineare i cessati nel calcolo del Fondo di ponderazione dei convenzionati; 4) introdurre welfare aziendale; 5) stabilizzare i precari, favorire l’occupazione giovanile e aumentare i contratti di formazione. “La questione” si legge nelle conclusioni della lettera “è strettamente politica e implica scelte senza le quali la contrattazione non avrà i necessari presupposti ed il Paese che cambia nuovi modelli di sviluppo sanitario e sociale. Le Organizzazioni sindacali non vogliono essere spettatrici passive del declino inesorabile della sanità pubblica e del ruolo e dello status delle categorie che rappresentano, e chiedono, pertanto, al Governo un segnale che scommetta sul capitale umano del Ssn, bene comune da valorizzare e non da liquidare in maniera strisciante. In caso di mancate o non soddisfacenti risposte, daremo vita” scrivono le organizzazioni sindacali “ad iniziative di sensibilizzazione dei cittadini e di mobilitazione dei medici, coinvolgendoli nelle iniziative sindacali che riterremo più efficaci, fino alla effettuazione di una o più giornate di protesta nazionale in cui spiegheremo agli elettori quanto fallimentari siano le scelte governative riguardanti la tutela della loro salute”.

Bonus Verde 2018, tutti i dettagli che abbiamo finora

Nella manovra 2018, che andrà all’esame del Parlamento a partire dal 26 ottobre, è stata introdotto il Bonus‪ verde con detrazioni del 36% per la cura, la ristrutturazione e l’irrigazione dei giardini e del verde privato: terrazzi e giardini, anche condominiali, coperture a verde e giardini pensili, esclusi i lavori di recupero di giardini pubblici e storici. Il bonus vale fino a un massimo 5mila euro di spesa. Le detrazioni attualmente esistenti non hanno mai coperto il verde urbano, si tratta di una novità.

Il Governo prevede di raddoppiare il perimetro del settore verde. Il Bonus Verde ha un bacino potenziale di 1,2 miliardi di euro: una metà circa sono investimenti aggiuntivi, l’altra metà riguarda spese che sarebbero state comunque realizzate, anche senza detrazione specifica. Solo nel 2018 il Bonus porterà un aumento del gettito pari a 40,9 milioni di euro.

Il Bonus Verde è nella Manovra 2018: gli altri contenuti della Manovra

Bonus verde, quali interventi sono detraibili

Quindi, in sostanza: dal primo gennaio 2018, sarà detraibile il 36% delle spese documentate relative al verde, fino a un massimo di spesa di 5 mila euro per ciascuna unità immobiliare. La nuova detrazione sarà dedicata alla sistemazione a verde di aree scoperte private di edifici esistenti, unità immobiliari, pertinenze o recinzioni. Interventi a verde su terrazzi e giardini di case singole e condominiali, villini e palazzi di pregio, coperture a verde e giardini pensili, messa a dimora di piante e arbusti. Tra le spese detraibili non solo i lavori, ma anche la progettazione e la manutenzione.

Il Bonus Verde non riguarda i giardini pubblici e i giardini storici, come sembrava essere. Forse l’quivoco era nato dal fatto che si parla di Bonus Verde “urbano”, ma per verde urbano s’intende in questo caso quello delle case, delle ville e dei condomini.

Bonus verde, come funziona la detrazione

La detrazione spetta non solo alle singole unità condominiali ma anche per le spese condominiali e anche in questo caso si applica il tetto di 5000 euro, per ogni appartamento. I pagamenti, come per le detrazioni per la ristrutturazione e l’efficienza energetica, dovranno essere fatti con bonifici parlanti, la detrazione fiscale rientrerà in dieci quote annuali.

I costi per lo Stato

Con la detrazione al 36% e il totale degli investimenti a 1,2 miliardi di euro, il costo per lo Stato dovrebbe essere di 43,2 milioni di euro ogni anno, sui dieci anni di vita della detrazione. Per il 2018 la spesa sarà di 150 milioni di euro.

Gli investimenti previsti

Gli investimenti in verde urbano potrebbero riguardare, secondo le stime del Governo, per il 15% le ville e per il 5% i condomini. Saranno le ville a funzionare meno, i condomini investiranno meno: circa 2.500 euro però per ogni unità immobiliare.

LE PROVINCE E LE PROSPETTIVE DI CARATTERE ORDINAMENTALE

La legge 56/2014: necessità di una revisione

La legge n. 56/14 è stata predisposta ed approvata in una logica di transitorietà, in vista della riforma Costituzionale che avrebbe, se confermata a seguito di referendum, eliminato le Province quali enti costitutivi della Repubblica.Per questo, a valle dell’esito della consultazione referendaria, occorre rivedere in profondità la legge 56/14 , sia con riferimento alle funzioni fondamentali che in riferimento agli organi e alla governarne, nonché sul sistema elettorale.

Si tratta di valorizzare gli aspetti di semplificazione istituzionale, procedimentale e amministrativa che la riforma presenta, ma che, nella prospettiva transitoria, non sono stati fino ad ora in alcun modo analizzati, affrontati e sostenuti sia dalla legislazione nazionale sia da quella regionale.

La legge 56/14, infatti, assegna alle Province funzioni fondamentali di impatto immediato sulla vita dei cittadini (la gestione delle scuole superiori italiane, la gestione dei 130 mila chilometri di strade provinciali e gli interventi per l’ambiente e la difesa del suolo), e funzioni strategiche per lo sviluppo dei territori che caratterizzano il nuovo ruolo di queste istituzioni (stazione unica appaltante, gestione dei servizi in forma associata, assistenza ai Comuni di piccola e media dimensione).

2. La nuova Provincia: funzioni, autonomia finanziaria, autonomia organizzativa
La nuova Provincia è il soggetto pubblico deputato dalla legge a realizzare sul territorio una concreta e misurabile semplificazione dell’architettura istituzionale nelle Regioni di riferimento, e a garantire una reale spending review, attraverso la cancellazione degli enti strumentali e intermedi (agenzie, enti, consorzi, ecc.) origine di diseconomie e duplicazioni gestionali e finanziarie.
Occorre quindi come condizione principale e irrinunciabile ripristinare un adeguato livello di autonomia finanziaria e tributaria e altresì di autonomia organizzativa intesa come possibilità di costruire un nuovo modello di ente che garantisca l’esercizio delle funzioni fondamentali, orientando la programmazione e la gestione nel senso sopra descritto.
La Provincia dovrà essere valorizzata sul versante delle funzioni fondamentali e dovrà essere rafforzata quale di ente di assistenza e supporto dei piccoli e medi comuni
(stazione unica appaltante, ufficio unico per i concorsi, ente che fornisce servizi generali e amministrativi ai piccoli comuni realizzando economie di scala, ente che supporta la progettazione per le opere pubbliche dei piccoli comuni, ente che funge da cabina di regia nella ripartizione degli spazi finanziari di cui al vincolo di finanza pubblica relativo al pareggio di bilancio, ecc.).

3. La Provincia: ente che rilancia gli investimenti
In questo contesto la Provincia dovrà tornare ad essere ente orientato prioritariamente agli investimenti (con particolare riferimento alla rete viaria e agli edifici scolastici) come hub del territorio, in rapporto con i comuni medi e medio-piccoli (azione di coordinamento e gestione degli spazi finanziari anche al fine di evitare situazioni di overshooting negli enti medio piccoli del territorio, ente attrattivo di finanziamenti europei, statali e regionali da destinare alla spesa di investimento, ente di programmazione e gestione oculata dell’indebitamento).

4. Un nuovo rapporto Provincia – Regione
Occorre altresì realizzare un rapporto nuovo con le Regioni che consenta il rispetto del principio di coordinamento di finanza pubblica nell’esercizio delle funzioni di carattere non fondamentale conferite (rapporto risorse/ funzioni), e garanzie organizzative per l’esercizio delle funzioni medesime. Un rapporto che non deve quindi essere limitato alle sole funzioni non fondamentali, ma ricostruito sulla natura della nuova Provincia,
favorendo le peculiarità di questi enti quali, prioritariamente, la semplificazione dell’architettura istituzionale sub – regionale e la capacità di spesa di investimento.

ANALISI E PROPOSTE SULLE PRINCIPALI CRITICITÀ’ DI CARATTERE FINANZIARIO E ORGANIZZATIVO

Superata la prospettiva temporanea, occorre ora che il Governo assicuri nella Legge di bilancio 2018/2020 un quadro finanziario certo per le Province, in grado di superare la fase emergenziale sia finanziaria sia organizzativa che ha caratterizzato questa istituzione negli ultimi tre anni e consolidare il nuovo quadro ordinamentale in piena coerenza con il quadro costituzionale, ed in particolare con l’articolo 119 della Costituzione.
A questo scopo è necessario:
– Superare la situazione di “emergenza finanziaria” che ha costituito il presupposto degli interventi legislativi e attuativi approvati negli ultimi esercizi anche con evidenti distorsioni e forzature nell’applicazione dei principi dell’ordinamento contabile degli enti di cui al D. Lgs. 118/2011 e s.m.i. più volte richiamate dalla Corte dei Conti (avanzi utilizzati per l’equilibrio ex-ante della situazione corrente, bilancio solo annuale, rinegoziazione per tre anni consecutivi dei mutui con CassaDDPP, ecc.).
– Superare l’impostazione emergenziale volta a garantire “esclusivamente il mantenimento degli equilibri finanziari e non l’adeguato finanziamento delle funzioni fondamentali”.
– Ripristinare la corretta visione pluriennale e la capacità di programmare, annullata dalla legislazione degli ultimi esercizi, ritornando ad assicurare la piena garanzia prima di tutto, e in termini reali e sostenibili nel tempo, dell’esercizio adeguato delle funzioni fondamentali, secondo aggiornati e congruenti valutazioni effettuate con la metodologia dei fabbisogni standard.
– Aggiornare i fabbisogni standard sulla spesa corrente per funzioni fondamentali, adeguandoli in modo da prevedere la definizione dei medesimi anche sulla spesa di investimento, per garantire i contenuti dell’attività delle Province. L’aggiornamento non deve essere solo su alcuni contenuti parametrici mantenendo la metodologia del passato ma deve “guardare” alla “nuova Provincia” per garantire un “livello adeguato di servizi nel contesto delle funzioni fondamentali assegnate” e altresì una adeguata propensione alla spesa di investimento per le stesse funzioni e per il territorio (rapporto con i Comuni).
– In questo contesto valutare le entrate – standard di cui l’ente può disporre per l’esercizio delle funzioni fondamentali (effetto perequativo), ripristinando la capacità programmatoria delle Province, a livello triennale, sia per la spesa corrente sia per la spesa di investimento.

Garantire il ripiano dello squilibrio tra risorse a disposizione, anche standardizzate, (al netto degli interventi straordinari pluriennali già previsti a legislazione vigente) e il fabbisogno standard sulle funzioni fondamentali per il triennio 2018/2020.
– Prevedere flussi finanziari standardizzati per il finanziamento della spesa di investimento, per contrastare il progressivo deterioramento del patrimonio affidato in gestione a queste istituzioni (in particolare edifici scolastici superiori e rete viaria provinciale) e giungere ad una situazione normalizzata di interventi programmati. In questo contesto rilanciare gli investimenti anche con una concreta azione di supporto ai piccoli e medi Comuni.
– Garantire che la copertura delle funzioni non fondamentali (sia sugli oneri diretti, sia sugli oneri indiretti legati alle stesse) avvenga integralmente attraverso fondi regionali senza operare “distrazione” di risorse destinate alle funzioni fondamentali.
– Ripristinare l’autonomia organizzativa delle Province eliminando i vincoli normativi previsti dalla legge n. 190/14 (comma 420), imposti in vista del superamento dell’ente, ed oggi in palese contrasto con l’autonomia costituzionale garantita. Conseguentemente consentendo di strutturare il nuovo ente su un modello organizzativo fondato sulle funzioni fondamentali e più coerente con la missione attribuita alle province. L’introduzione di adeguati piani di riassetto organizzativo deve consentire di orientare la qualificazione del personale assunto e da assumere alla nuova “mission” della Provincia.
– Affrontare e risolvere la criticità degli enti in situazione di “riequilibrio pluriennale ex art. 243 – bis del TUEL” e degli enti in dissesto finanziario ex art. 244 del TUEL. Disequilibri finanziari che hanno la caratteristica di essere “situazioni indotte” dalla insostenibilità delle manovre finanziarie 2015 – 2016 e anni precedenti e non da gestioni finanziarie irresponsabili.

Continua

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