Legittima difesa, in arrivo nuove regole: si può sparare, ma soltanto di notte

Legittima difesa? La sinistra le ha sparato contro a palle incatenate, e l’ha ammazzata preventivamente. Oggi la Camera voterà una legge-truffa. Per assecondare la popolazione, incazzata coi delinquenti e gli assassini a prescindere dalle opinioni politiche, aveva montato un ambaradan per mostrarsi dalla parte della sicurezza. Frasi altisonanti tipo: «La sicurezza è una parola di sinistra».

Sì, giusto una parola. Risultato? La maggioranza di centrosinistra ha promosso il legittimo diritto alla incolumità dei ladri. Insomma: un fumogeno propagandistico. La nuova legge, diciamolo, è una patacca: potrebbe essere sponsorizzata dalla confraternita dei rapinatori slavi, che sono i più seri nel- l’ammazzare la gente, e ci tengono alla loro sicurezza sul lavoro. È peggio di quella precedente, perché è un contorcimento di parole, lascia ai magistrati di dirimere la questione se il rapinatore fosse davvero cattivo oppure non tanto. Come se ci fossero rapinatori gentili, che entrano in casa per gettare spiritosamente una fialetta di gas esilarante.

Siamo sarcastici, ma non riusciamo a rendere in altro modo il senso di una farsa che non fa ridere. C’è stato un momento ieri in cui pareva si fosse davanti, con tutti i limiti del caso, a una svolta positiva. Il governo, pur assurdamente limitando la possibilità di difendersi a certe ore della notte (vedi articolo di Feltri), aveva concesso che in quel caso, a certe condizioni, si potesse persino sparare. Il centrodestra voleva appendersi lì, con la massima buona volontà. Ha ragionato in questi termini: intanto cominciamo a dare alla gente la chance di tutelarsi quando fa buio, dunque specialmente di inverno e al Polo Nord. Si è turata un po’ il naso, e Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno proposto un sub-emendamento, per suscitare un riflesso di buon senso nella maggioranza.

L’idea era di eliminare una certa frase dall’ emendamento del governo, dove si riconosce la legittimità della contro-violenza solo “quando non vi è desistenza e c’è pericolo di aggressione”. Una frase in cui è nascosto il diavolo. Infatti, se non si dà per scontato che chi spara reagisce a una aggressione, e si lascia alla discrezionalità dei magistrati valutare lo stato d’animo dei rapinatori, si è alla presa in giro. Addio certezza di potersi difendere senza finire in un tritacarne giudiziario.

La Lega ha insistito. La reazione, se uno ti entra in casa, e non è che ha sbagliato uscio trovando aperto, è sempre proporzionata. Nessuna vittima di rapina gioca a fare il vendicatore, anche perché l’aggressione è in atto. Fedriga (Lega), La Russa (Fratelli d’Italia), Sisto (Forza Italia) hanno spiegato l’ovvietà di una simile richiesta. Si deve passare dal concetto di legittima difesa a quello del diritto e dovere di difesa. Si tratta di capovolgere la logica della vecchia legge. 76 anni fa, al tempo della gloriosa legge 52 del codice penale, la criminalità che entrava in casa di notte aveva la mascherina, come nei romanzi di Simenon, cercava di penetrare quando in casa non c’era nessuno, “durante la cerimonia della prima comunione” (La Russa).

Adesso è cambiato il tipo umano di chi ti entra in casa. Spesso vuole che ci sia qualcuno in casa, per farsi indicare dove sta la cassaforte, dove sono nascosti i gioielli. Di Lello
(Pd) spiega che l’allarme è creato, la paura è costruita ad arte, e che così si autorizza a uccidere chi va a rubare “patate”. Invernizzi (Lega) ribalta l’argomento delle patate. Racconta di due vecchi torturati in casa per tutta la notte perché sostenevano di avere in casa solo patate, il sacco di scorta di tuberi, e non volevano credere non ci fosse il teso- retto.
Daniele Farina interviene spesso, è di sinistra estrema.

Ce l’ha con le armi, dice che la gente ormai aggira le leggi e compra armi sportive mas non per uso sportivo, e che il problema è la esagerata circolazione di postole, non le persone che le hanno in uso. Ovvia contestazione di Molteni (Lega), Corsaro (fittiano), Gelmini (Forza Italia). Si trattano gli italiani come dei delinquenti perché vogliono difendersi, è una vergogna. E qui riesce ilmiracolo: Daniele Farina, fondatore e leader storico del Leonkavallo di Milano, per la prima volta in vita sua sta dalla parte di una associazione di polizia che sconsiglia alla gente l’uso delle pistole. Finalmente, una conversione ci voleva. Il problema è che Farina vuole che non le usi neanche la polizia, ma non lo dice.

Si procede, non succede niente. La maggioranza boccia ogni tentativo di farla ragionare. Per parlar male del possesso di revolver, citano i femminicidi, che lasciano in balia a uomini folli di gelosia armi letali. Risposta leghista (Invernizzi): «Guardo Google notizie sotto femminicidio. Gli ultimi sono stati tutti omicidi a coltellate. Cosa facciamo: vietiamo il coltello da cucina? Io dico che se quelle donne avessero avuto una pistola, avrebbero fatto bene a sparare, a far Inori l’assassino e a salvarsi».

Niente da fare. Ci sono questioni su cui non ci si può mettere d’accordo. Inesorabile come la morte, sugli occhi della sinistra, nel momento decisivo, è venuta giù la saracinesca dell’ideologia. Vietato difendersi, non è un diritto, è un’ipotesi piuttosto velleitaria da noi. Per intendersi – per chi fosse tentato di vederli di buon occhio – il medesimo riflesso pavloviano ha dominato anche i Cinque Stelle, diciamo almeno 4 Stelle su 5, perché alcuni si sono smarcati verso destra, molto pochi a dire la verità. Hanno taciuti, non hanno avuto il coraggio di esporsi. Vediamo oggi, al momento del voto finale, se proveranno a esprimere qualche concetto dirimente. Li aspettiamo. In conclusione. Questa è stata la cronaca per scene madri, anzi matrigne, di questa giornata alla Camera. L’avremmo voluta diversa. Non credete al governo e alla sinistra: vuole venderci la solita patacca. Legittima difesa sì, con la pistola ad acqua. Ma non fa ridere.

«Tutelate le vittime e nessun Far West»

Penso che questa sia una vittoria. Per gli italiani innanzitutto e poi anche nostra, di Alternativa popolare». E’ un fiume in piena Enrico Costa, ministro degli Affari Regionali con delega alla famiglia.
Ci spiega le ragioni della sua soddisfazione?
«Se andiamo a vedere il testo iniziale delle modifiche sulla legittima difesa si trattava di semplici correzioni parziali. Qui invece siamo di fronte a una rivoluzione che – senza esautorare la verifica del giudice – libera chi viene aggredito dall’incubo di un possibile processo».
Nel dettaglio…
«L’obiettivo della battaglia che abbiamo combattuto come Alternativa Popolare era chiaro: evitare che chi viene aggredito e che magari difende se stesso, la sua casa i suoi figli, possa essere sottoposto ad un lungo processo. Per poi, dopo anni, essere assolto come accade nella quasi totalità dei casi. Insomma, con le nostre proposte noi chiedevamo di trovare in qualche modo un meccanismo per cui chi viene aggredito non sia sottoposto ad un lungo, talvolta estenuante e doloroso, percorso processuale».
E l’emendamento proposto risponde a questa vostra richiesta.
«Si, perché sostanzialmente ricalca quanto è già stato fatto in Francia».
Ecioè?
«Il governo francese ha invertito il percorso processuale».
Cosa significa?
«Semplice: si presume che – in determinate circostanze che sarà sempre un giudice a verificare – la legittima difesa sia automatica. Con l’emendamento concordato nella maggioranza anche in Italia accadrà sostanzialmente lo stesso. Oggi, invece, l’iter giudiziario parte da una sorta di presunzione del reato. E deve essere il magi-
strato a stabilire se l’aggredito si sia comportato come prevede l’attuale legge sulla legittima difesa e questo significa che talvolta le vittime dell’aggressione o della rapina vengono rinviate a processo dove quasi sempre vengono assolte». Non teme che l’Italia si trasformi in una sorta di Far West? «Assolutamente no. Ripeto che la nuova legge non eliminerà il vaglio dei fatti da parte di un giudice. Quindi non c’è alcuna legittimazione della giustizia “fai da te”. Più semplicemente eliminiamo il percorso processuale per persone aggredite in casa propria che, lo dicono numeri consolidati, non vengono condannate quasi mai».
Se la proposta della maggioranza è così ragionevole come mai il centro-destra reagisce negativamente, sia pure con risposte diverse?

«Per ragioni puramente politiche ma non di sostanza. La Lega ha fatto della legittima difesa un cavallo di battaglia anche se essi stessi riconoscono che il testo della legge attuale è farina del loro sacco essendo stato approvato con Castelli ministro della Giustizia. Da quel che percepisco, la Lega spiega la propria opposizione andando a individuare nella soluzione trovata dalla maggioranza delle sfumature che non corrispondono alle loro proposte».
E come spiega l’opposizione di Forza Italia?
«Intanto, i colleghi di Forza Italia e anche di Fratelli d’Italia stanno usando in queste ore toni ben diversi da quelli della Lega. Mi ha colpito che nel corso del dibattito entrambe le forze d’opposizione hanno apprezzato lo sforzo della maggioranza e lo stesso La Russa ha riconosciuto con onestà intellettuale che la soluzione trovata dalla maggioranza non era distante dalle sue proposte. L’opposizione di centro destra risponde evidentemente all’esigenza di ricompattarsi. Anche se a me pare che sul testo della legittima difesa emergano evidenti fratture nelle loro analisi e nei loro comportamenti».
La maggioranza invece pare più unita.
«Indubbiamente si tratta di un buon colpo per il governo Gentilo- ni. Devo dare atto alla ministra Anna Finocchiaro, che è magistrato ed ha potuto mettere in campo tutta la sua competenza giuridica, di aver lavorato per rispondere non solo alle esigenze poste da forze politiche come Alternativa Popolare o dal pd ma soprattutto ad una esigenza della società italiana».
Lei pensa che la “domanda” di legittima difesa sia cambiata? «Non c’è dubbio. E’ cambiato lo stato d’ansia della famiglie italiane. Perché in giro non ci sono più solo topi d’appartamento che forzano gli ingressi quando le case sono vuote. Si legge spesso di bande di rapinatori violenti che entrano in casa sapendo che sono occupate dai residenti e ne mettono in pericolo la vita. Questo è il comune sentire degli italiani, sul quale il legislatore ha il dovere di sintonizzarsi. Sono rimasto colpito dal fatto che l’Italia dei Valori ha raccolto due milioni di firme, su moduli predisposti nei Comuni quindi da firmare recandosi nei municipi, su una proposta di legge con lo stesso obiettivo di quella che la maggioranza si accinge a votare». E dopo questa legge cos’altro bolle in pentola sul fronte della sicurezza?
«La legge che migliora la certezza della pena perché, una volta acciuffati, i malviventi devono scontare la pena. E anche su questo provvedimento sono fiducioso».

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