Libretti al portatore illegali dal 4 luglio: ecco cosa fare

Il prossimo 4 luglio, con l’entrata in vigore del decreto legislativo 90 del 2017 dello scorso 25 maggio che recepisce la direttiva Ue 2015/849 sulla prevenzione al riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo, si darà l’addio all’epoca di questi prodotti finanziari quali i libretti al portatore.

Ebbene sì il prossimo 4 luglio, 241 esimo anniversario della rivoluzione americana che segnò l’inizio della storia moderna, si segnerà la fine dei libretti al portatore bancari e postali, simbolo di un secolo intero ovvero quello passato. A decidere la misura draconiana più volte rimandata è il decreto legislativo 92017 di recepimento della IV direttiva europea sul risparmio, in sostanza le nuove più restrittive norme di prevenzione del riciclaggio internazionale e del finanziamento al terrorismo. Dal primo martedì di luglio, sarà ammessa esclusivamente l‘emissione di libretti di deposito bancari o postali nominativo ed è vietato il trasferimento di libretti di deposito bancari o postali al portatore, che ove esistenti, sono estinti dal portatore entro il 31 dicembre 2018.

Banche e uffici postali potranno proporre ai risparmiatori soltanto libretti nominativi sui quali ovviamente sarà d’obbligo l’adeguata verifica della clientela, cioè tutta la procedura di identificazione di chi agisce e di chi è il titolare effettivo. Sostanzialmente, dunque, restano i nominativi e come abbiamo già detto, le banche e gli uffici postali potranno proporre ai risparmiatori soltanto libretti sui quali ci sarà l’obbligo di controllo e identificazione per capire chi sia il titolare. Queste nuove norme pongono definitivamente fine all’esistenza dei libretti al portatore che già nei giorni scorsi erano state fortemente limitati soprattutto in seguito all’introduzione nel 2011 del limite di €1000 per l’apertura e il trasferimento di qualsiasi titolo al portatore.

Al momento non sembra essere noto che cosa accadrà ai libretti che non verranno estinti entro la scadenza del 31 dicembre 2018, ma va ricordato che all’epoca dell’introduzione del limite di €1000, coloro che non hanno regolarizzato la propria posizione entro le scadenze previste, andarono incontro a multe molto salate e in alcuni casi anche superiori a saldo del libretto stesso. Si tratta di una rivoluzione nei prodotti bancari che interesserà milioni di risparmiatori; al 31 dicembre scorso, di Poste Italiane i libretti valgono ancora 119 miliardi di euro quanto ai numeri, a fine del decennio sono in corso i libretti di circolazione sfioravano le 26 milioni di unità.

Inoltre, è stabilito il divieto di conti e libretti di risparmio in forma anonima: “L’apertura in qualunque forma di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia è vietata”. E anche: “L’utilizzo, in qualunque forma, di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia, aperti presso Stati esteri, è vietato”. Dal 4 luglio, quindi, l’unica via per avere un libretto di risparmio è quella di aprire un libretto di risparmio nominativo, per il quale vanno identificati sia il richiedente che il beneficiario.

Dal prossimo 4 luglio il famoso libretto al portatore andrà definitivamente in pensione, ma ci sarà tempo fino a Capodanno per convertirlo in nominativo.

Uno dei capisaldi del risparmio familiare italiano viene definitivamente archiviato in nome della tracciabilità e per evitare che patrimoni liquidi possano cambiare di mano come temono le forze dell’ordine e le autorità di vigilanza fiscale.

Le nonne italiane avevano costruito, parsimoniosamente, un castello miliardario di risparmi. Ma dal prossimo 4 luglio poste e banche non potranno più emetterne. Anzi gli unici strumenti che sarà possibile attivare – ovviamente fornendo le generalità – saranno quelli nominativi. E le strutture finanziarie sul territorio dovranno procedere ad una «adeguata verifica della clientela». Vale a dire accertarsi defi’identificazione (nel caso di un “procuratore”), e del «titolare effettivo». Insomma, cambia un mondo. Con questo semplice strumento dei titoli di credito “al portatore”, bastava esibire il libretto e si aveva diritto a incassare quanto accumulato.

Nel 2012 c’è stata una leggera stretta (decreto Salva Italia), ma è rimasta una zona d’ombra. Di fatto l’Italia non è stata proprio sollecita nell’adottare queste misure di tracciabilità. Quanto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 giugno, fa seguito al decreto legislativo del 25 maggio 2017. E si tratta «dell’attuazione della direttiva Ue del 2015 (prevenzione del riciclaggio), che prende le mosse da un’altra direttiva comunitaria addirittura del 2005. Insomma, ce la siamo presa comoda, tanto da rischiare l’ennesima procedura d’infrazione.

Ma visto l’allarme terrorismo galoppante – e i sospetti sistemi di finanziamento – il governo italiano si è dovuto adesso adeguare. E chi dovesse ritrovare in un cassetto il libretto acceso dalla nonna e mai svuotato? Quelli al portatore che verranno, «estinti entro il 31 dicembre 2018», potranno essere trasformati in titoli nominativi. E non sono pochi. Solo spulciando il bilancio 2016 di Poste italiane – assicura Il Sole 24 Ore – emergevano milioni di libretti per un controvalore depositato di 119 miliardi. Alla fine del decennio scorso i libretti in circolazione sfioravano quota 26 milioni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.