Lina Medina la storia della bambina che ha partorito il suo primo figlio a 5 anni

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Sono passati 78 anni ma il caso di Lina Medina resta ancora un mistero. Lina, donna peruviana, oggi ha 83 anni e balzò agli onori delle cronache perché partorì a 5 anni. La Medina detiene ancora il record di madre più giovane della terra. La piccola Lina, nata a Tricapo nel 1933, iniziò ad avere il ciclo mestruale a otto mesi di vita; la pubertà, invece, arrivò a quattro anni. Dalle relazioni mediche stilate in quei tempi si evince che Lina ebbe uno sviluppo prematuro.

Non un tumore addominale
Lina Medina, è nata il 27 settembre 1933 a Paurange, un piccolo villaggio sperduto nelle Ande Peruviane. Intorno ai 5 anni, Lina Medina, manifestò un problema di salute, il suo addome continuava a ingrossarsi. I suoi genitori chiesero l’intervento dello sciamano del villaggio per farla guarire ma senza successo. Temendo un tumore addominale, il padre portò la figlia in ospedale. La visita medica accertò la natura del male di Medina: non aveva un tumore ma era incinta al settimo mese (a questo proposito, non è mai stata rivelata ufficialmente l’identità di chi mise incinta Medina. Alcune voci hanno indicato in un suo fratello, con problemi mentali, come l’autore del gesto).

Il parto
Il 14 maggio 1939, dopo un mese e mezzo di ricovero in ospedale, all’età di 5 anni, 7 mesi e 21 giorni, partorì un figlio. Il parto si svolse senza problemi. Una equipe formata dai dottori Lozada e Busalleu e l’anestesista Dott. Colata, intervenne con un taglio cesareo per aiutarla a dare alla luce un bambino di 2.700 grammi, senza difetti fisici e in buona salute. Dopo alcuni giorni, madre e bambino lasciarono la clinica.

MEDICINA ONLINE Dott Emilio Alessio Loiacono Medico Chirurgo Roma LINA MEDINA MAMMA 5 A ANNI Riabilitazione Nutrizionista Medicina Estetica Cavitazione Radiofrequenza Ecografia Pulsata Macchie Capillari Linfodrenaggio Pene Vagina Glutei Ano.jpgIl figlio morì a 40 anni
Il caso di Lima Medina, è stato riportato dettagliatamente dal Dott. Edmundo Escomel, sulla rivista “La Presse Medicale”: la bambina ebbe le prime mestruazioni all’età di 8 mesi, a 4 anni sviluppò il seno, a 5 completò lo sviluppo sessuale.
Gerardo, questo è il nome del bambino, scoprì all’età di 10 anni di essere il figlio e non il fratello di Lina Medina, furono i suoi compagni di scuola a dirglielo. Gerardo morì nel 1979, aveva 40 anni, la causa, una malattia del midollo spinale. Non è stato mai chiarito se vi è stato un collegamento tra la sua malattia e la sua nascita avvenuta con una madre ancora bambina. Lina Medina si è sposata nel 1972 con Raúl Jurado, ha avuto un secondo figlio, attualmente vive in Messico, nato 33 anni dopo la nascita del primo figlio.

La transizione alla maternità nel caso delle adolescenti o delle donne molto giovani (tarda adolescenza) è particolarmente stressante perché in conflitto con le necessarie sfide fisiche, emotive, cognitive e sociali proprie dell‟adolescenza. Il fenomeno della maternità in giovane età è caratterizzato da maggiori vulnerabilità legate alla gravidanza (complicazioni ostetriche ed alto rischio di depressione) ed all‟essere adolescenti (maggiori difficoltà lavorative; bassi livelli di istruzione; minor supporto sociale e relazioni instabili). I bambini delle giovani madri sono maggiormente a rischio di sviluppo (prematurità o basso peso; minor rendimento scolastico; maggior difficoltà socio-emozionale, problemi comportamentali) ed anche la relazione madre-bambino è caratterizzata da una minore ricchezza della comunicazione verbale, con tendenze punitive e con frequente svalutazione delle competenze cognitive. In Italia il fenomeno della gravidanza in adolescenza è relativamente contenuto, pur essendo incrementato dalle donne immigrate. In questo caso, le giovani madri, oltre a vivere rischi connessi all‟età, presentano anche una molteplicità di difficoltà collegate al loro essere straniere, spesso caratterizzato da condizioni di illegalità e avversità socioeconomiche. All‟interno di questo quadro generale, nasce questo lavoro di ricerca, in collaborazione con la York University di Toronto, nell‟ambito di un accordo di collaborazione con l‟Università Sapienza di Roma.

Proprio perché in Canada e negli U.S.A. il fenomeno delle giovani madri ha dimensioni quantitativamente di ben altro rilievo, da tale collaborazione scientifica è nato l‟interesse di conoscere e studiare il fenomeno delle giovani madri, come si è detto, attualmente in aumento nel nostro paese. Tale lavoro di tesi si articola in due parti. La prima parte, di tipo teorico, si struttura in 2 capitoli e mette in evidenza i dati epidemiologici e la letteratura su ciò che è stato definito un‟asincronia evolutiva (Bohr et al., 2012), ovvero gravidanza e maternità in giovane età, e dell‟essere madre straniera nel mondo ed in Italia. L‟esigenza di inserire una sezione dedicata specificatamente ai nati da donne straniere nasce dalla considerazione che l‟immigrazione in Italia e nel Lazio è in aumento, non essendo più un fatto congiunturale e transitorio, ma un fenomeno stabile e strutturale che va ad incrementare altri tipi di fenomeni, come quello delle madri adolescenti. La seconda parte, di tipo sperimentale, si articola in 3 capitoli e presenta la ricerca in questione. La ricerca è stata finalizzata alla valutazione dei fattori di rischio e di protezione della qualità della maternità in giovane età e della relazione madre-bambino, oltre che a porre l‟attenzione su un gruppo con ulteriori difficoltà, ovvero quello delle madri giovani immigrate. Nella parte sperimentale, quindi, vengono presi in esame gli obiettivi e la metodologia della ricerca, gli strumenti e l‟analisi dei dati raccolti.

LA GRAVIDANZA E LA MATERNITÀ IN ADOLESCENZA

L‟adolescenza è una fase della vita (tra gli 11-13 anni ed i 18-20 anni), che ha suscitato l‟interesse di molti studiosi dello sviluppo, perché caratterizzata da numerosi cambiamenti a livello biologico, individuale, psicologico e sociale. Nello specifico avvengono modificazioni che coinvolgono la sfera affettiva e sessuale, lo sviluppo del pensiero ipotetico-deduttivo e la formazione di una propria identità di giovane e di adulto (Baiocco et al., 2009; Laghi et al., 2006). Secondo la “Teoria Psicolosociale dello Sviluppo” di Erik Erikson (1950) – che spiega l‟evolversi della persona nell‟intero arco di vita con un modello epigenetico che prevede l‟esistenza di 8 stadi caratterizzati da specifici compiti di sviluppo- l‟adolescenza ha come fondamentale compito di sviluppo la costruzione dell‟identità, realizzata grazie all‟affermarsi come individuo unico (che trova conferma nel relazionarsi con gli altri) e grazie al mantenimento ed all‟elaborazione dei legami con il passato, che si tramutano in nuovi valori personali (Baiocco et al., 2009; Mitchell & Black, 2007; Laghi et al., 2006).

La formazione di una propria identià rappresenta una sfida caratterizzata da veri e propri compiti evolutivi che l‟adolescente deve affrontare in rapporto al suo ambiente culturale e sociale (Oldenhinkel et al., 2011; Cattelino et al., 2005; Carbone, 2003; Vianello, 2003; Caprara & Fonzi, 2000). L‟adolescenza diviene il periodo, concesso dalla società, per sperimentare diversi ruoli sociali, al fine di garantire una maggiore consapevolezza rispetto a decisioni future (Di Prospero, 2004). La letteratura, infatti, ci informa che l‟assunzione precoce di un ruolo adulto in adolescenza compromette molto spesso un sano sviluppo personale e sociale, costituendo un limite per più produttive realizzazioni future (Bonino et al., 2007). Una delle sfide tipiche dell‟adolescenza è accettare il proprio corpo ed usarlo in maniera efficace. Proprio in relazione a questo compito evolutivo, le modificazioni legate alla sfera sessuale porterebbero l‟adolescente a comportamenti di precocità e promiscuità nei rapporti che possono risultare in gravidanze indesiderate (Oldenhinkel et al., 2011; Ciairano, 2006).

L‟adolescente, che si trova ad affrontare l‟esperienza di una gravidanza, spesso parte già da una situazione a rischio. Numerosi studi sottolineano che la giovane madre ha spesso alle spalle conflitti familiari, condizioni economiche svantaggiate, bassa autostima, insuccessi scolastici, sfiducia nel futuro e carenza affettiva che la portano a cercare, nel rapporto con l‟altro sesso, una possibilità di colmare i vuoti dati dalle situazioni avverse (Oldenhinkel et al., 2011; Jenkins et al., 2005; Klein et al., 2005; Hurlbut et al., 1997). A conferma di ciò, inoltre, sono stati identificati alcuni fattori di rischio che possono comportare una gravidanza in adolescenza (Inamura, 2007):

1) insuccesso scolastico: gli studenti, che hanno bassi livelli di istruzione e che presentano un basso profitto e gli adolescenti, che hanno abbandonato la scuola, hanno una probabilità 5 volte maggiore di incorrere in una gravidanza nel periodo delle superiori;

2) problemi comportamentali: gli adolescenti, che hanno problemi di comportamento a scuola, che fumano, bevono o fanno uso di sostanze stupefacenti, e che si dedicano ad attività delinquenziali, hanno un‟alta probabilità di diventare genitori in giovane età;

3) famiglia disfunzionale: gli adolescenti provenienti da famiglie poco supportive, con genitori poco presenti e che non comunicano con i loro figli, con figure genitoriali che non forniscono stabili valori e obiettivi per il futuro e che non riescono ad aiutare i propri figli a discernere quali siano gli aspetti importanti rispetto a ciò che viene proposto dai media e dalle influenze dei pari, hanno maggior probabilità di diventare genitori in giovane età. Dall‟altra parte, gli adolescenti, che hanno sostegno da parte della famiglia d‟origine, che praticano diversi aspetti di vita legati alla propria religione (es. andare in chiesa), che vivono con entrambi i genitori e che hanno figure genitoriali con una buona ed alta istruzione, hanno una minor probabilità di incorrere in gravidanze indesiderate;

4) povertà: negli U.S.A. il 38% degli adolescenti vive in uno stato di precarietà sociale ed economica o povertà, mentre l‟85% di tutte le nascite da madre adolescente sono caratterizzate da situazioni di povertà.

Il binomio madre-adolescente rappresenta, quindi, la duplice condizione essere madre, spesso in situazione di grave svantaggio socio-economico, e adolescente, con le tipiche problematiche di questa fase evolutiva, allo stesso tempo. Tale condizione è stata descritta con il concetto di Asincronia Evolutiva (Bohr et al., 2012). Con questo termine, introdotto nella riflessione teorica del gruppo di ricerca York/Sapienza (Bohr et al., 2012), s‟intende l‟interferire dell‟esperienza della gravidanza, collocata in epoca adolescenziale, con l‟elaborazione delle problematiche tipiche dell‟adolescenza. La responsabilità di una nuova nascita può essere maggiormente problematica, in questa fase della vita, proprio perché l‟adolescente non ha raggiunto ancora la maturità psicologica, non ha terminato il suo processo di separazione-individuazione dalla famiglia e non ha risolto i propri conflitti infantili. Come si evince dalla letteratura, il narcisismo e l‟egocentrismo tipici dell‟adolescenza possono interferire con il naturale sviluppo dell‟empatia e della mutualità delle madri adolescenti nel loro ruolo genitoriale con i loro bambini (Sadler & Catrone, 1983); le risorse e le percezioni genitoriali giocano un ruolo importante nella transizione all‟età adulta delle madri adolescenti (Mylod, Whitman & Borkowski, 1997) e la positiva risoluzione dei compiti di sviluppo comporta una diminuzione di potenziali comportamenti abusanti da parte delle madri adolescenti multi-svantaggiate sui loro bambini (Dhayanandhan, Bohr & Connolly, 2010). Ci si chiede quindi se i compiti di sviluppo dell’adolescente siano compatibili con i compiti tipici del ruolo genitoriale, ovvero:

a) la genitorialità anticipata accellera la risoluzione dei compiti di sviluppo tipici dell’adolescenza, poichè le madri adolescenti sono maggiormente chiamate a maturare e diventare socialmente responsabili rispetto ai loro pari? oppure b) la genitorialità rallenta la possibile risoluzione dei compiti di sviluppo tipici dell’adolescenza, poiché le madri adolescenti, essendo inserite in un nuovo ruolo, possono deviare dalla traiettoria tipica di sviluppo?

Fattori di rischio nella maternità in adolescenza

Il rischio è un concetto connesso con le aspettative umane. Indica un potenziale effetto negativo su un bene che può derivare da determinati processi in corso o da determinati eventi futuri. Nel linguaggio comune, rischio è spesso usato come sinonimo di probabilità di una perdita o di un pericolo. Nella sua valutazione, il concetto di rischio combina la probabilità del verificarsi di un evento con l’impatto che questo potrebbe avere e con le sue differenti circostanze di accadimento. Ci sono molte definizioni di rischio, queste dipendono dalle applicazioni e dal contesto. Più in generale, ogni indicatore è proporzionale al danno atteso, il quale è in relazione alla sua probabilità di accadimento. Le denominazioni dipendono quindi dal contesto del danno e dal suo metodo di misura; ad esempio, nella perdita di una vita umana, il rischio è focalizzato sulla probabilità dell’evento, sulla sua frequenza e circostanza.

Possiamo distinguere due tipi di rischio: il primo basato su stime tecnico-scientifiche ed il secondo, denominato “rischio reale”, dipendente dalla percezione umana del rischio. In pratica, queste due definizioni sono in continuo conflitto tra di loro (Rutter, 1988). I fattori di rischio sono condizioni sfavorevoli della persona o del suo ambiente prossimale o distale, che caratterizzano le sue esperienze a partire dalle prime fasi della vita. Questi possono essere continuativi, cioè elementi o attributi che caratterizzano stabilmente le condizioni di vita della persona e, in quanto tali, possono avere un‟influenza durevole nel tempo sul singolo o sul suo contesto (Rutter, 1991).

I fattori di rischio continuativi possono essere: biologici, come anomalie fisiche o comportamentali del soggetto o di qualcuna delle persone deputate alla sua cura nel corso dello sviluppo; psicologici, come difficoltà o disturbi dell‟individuo o degli adulti significativi per lui; ecologici, che comprendono disagi e difficoltà relative al contesto di vita della famiglia ristretta o allargata del soggetto. Altri fattori di rischio a cui la persona può essere esposta nel corso della vita sono di natura transitoria e comprendono situazioni di stress o di difficoltà a breve termine, a cui possono essere sottoposte le famiglie in un momento particolare della propria storia, come periodi di disoccupazione di un genitore; problemi di coppia; problemi di salute; ecc. 2 .

La distinzione tra fattori “distali” o “prossimali” riguarda invece il grado di vicinanza del soggetto alle influenze di diversa natura, che concorrono ai processi di adattamento e allo sviluppo delle persone, dalla nascita in poi. I fattori distali esercitano un‟influenza indiretta e consistono nell‟insieme di condizioni che rendono le famiglie e gli individui più vulnerabili: ad esempio, la povertà cronica, il basso livello di istruzione, la giovane età materna, la scarsa integrazione sociale, l’accesso limitato alle informazioni. I fattori “prossimali”, invece, riguardano le caratteristiche individuali o ambientali che agiscono direttamente sulla qualità dell‟esperienza soggettiva, sulle attitudini e sui comportamenti. Ad esempio, condizioni psicopatologiche dei genitori, monoparentalità, devianza sociale oppure patologia del bambino alla nascita o temperamento difficile rappresentano possibili elementi di stress che interagiscono con i fattori distali, amplificando e potenziando il rischio di percorsi evolutivi disturbati (Di Blasio, 2005).

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