Il linguaggio può svelare quanto siamo stressati

Sapete che il linguaggio svela la risposta biologica allo stress? Secondo quanto riferito da alcuni studiosi e ricercatori, sembra che il ricorso a particolari parole piuttosto che ad altre è correlato a livello biologico allo stato di stress, ansia e depressione. Gli psicologi hanno scoperto Dunque che l’utilizzo di determinate parole utilizzate da volontari in audio registrati a casa  riflettevano dei cambiamenti legati allo stress, nell’espressione dei loro geni. La ricerca è stata pubblicata sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” e suggerisce che i cambiamenti nel linguaggio potrebbero tracciare gli effetti biologici dello stress.

Nello specifico quando siamo più stressati tendiamo ad utilizzare più avverbi e soprattutto parliamo di meno e attiviamo il nostro sistema immunitario. E’ Questo in breve quanto Scoperto dai ricercatori della Carnegie Mellon University che sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences hanno pubblicato lo studio intitolato “Natural language indicators of differential gene regulation in the human immune system”. Lo studio mette in evidenza come gli effetti dello stress incidono sulla nostra vita. I ricercatori hanno registrato le conversazioni di 143 adulti per due giorni e hanno analizzato il linguaggio utilizzato e le parole più utilizzate associando tutto alle esperienze vissute proprio nel momento in cui parlavano.

Dai dati raccolti è emerso un uso particolare soprattutto frequente di parole funzionali ovvero pronomi e aggettivi che da soli non hanno un proprio significato Ma che è un servono Comunque per chiarire ciò di cui si sta parlando. “Di per se’ non hanno particolare significato, ma aiutano a chiarire cosa sta succedendo a chi parla”, spiega il professor Matthias Mehl, coautore dello studio. I ricercatori hanno Dunque sostenuto che generalmente tendiamo ad inserire di più nei nostri discorsi pronomi aggettivi subito dopo aver vissuto un’esperienza stressante. Ma non finisce qui perché secondo lo studio le persone più stressate tendono a parlare meno e utilizzare più avverbi come ad esempio veramente E incredibilmente.

Gli esperti hanno anche rilevato la tendenza ad usare meno pronomi plurali come “loro”: un segnale che rivela che siamo più focalizzati su noi stessi. I ricercatori hanno Inoltre definito gli avverbi come veramente e incredibilmente degli intensificatori di emozioni e questo sta a significare che tendiamo ad utilizzarli quando siamo particolarmente eccitati. Inoltre dallo studio è emerso che quando siamo sotto stress ci dimentichiamo della terza persona plurale E questo perché quando viviamo delle situazioni di crisi tendiamo a concentrarci Più che altro su noi stessi dimenticandoci del resto del mondo.  Questa ricerca si pone come un nuovo approccio allo studio delle stress, è questo quanto dichiarato da David Creswell, psicologo alla Carnegie Mellon University a Pittsburgh, in Pennsylvania, il quale lo definisce un approccio che racchiude una promessa enorme per la comprensione di come le avversità psicologiche influenzano la salute fisica.

E’ evidente che un problema base della società moderna è lo stress cronico. Esso infatti sta minacciando, in un crescendo inarrestabile, la salute e la qualità della vita dell’uomo in tutto il mondo industrializzato. Le conseguenze sono innumerevoli problematiche, che vanno dai disagi a patologie gravi, psichiche e/o fisiche.

L’unione mente-corpo è ormai unanimamente riconosciuta dopo le dimostrazioni scientifiche della psiconeuroimmunologia. Mente e corpo, stati d’animo, pensiero, e reazioni fisiologiche sono strettamente integrate e si condizionano a vicenda istante per istante. Benessere psichico e benessere fisico sono due aspetti imprescindibili l’uno dall’altro.
“L’animale motorio uomo”, col passare degli anni, subisce sempre più l’influenza della mente consapevole, considerata erroneamente superiore. Essa in realtà spesso genera in noi, tramite preconcetti, pregiudizi, convinzioni limitanti, condizionamenti ecc., circoli mentali viziosi in grado di comportare, a lungo o breve termine, malesseri fisici oltre che psichici.
Oggi si sono sviluppate, grazie ai continui sviluppi delle neuroscienze, nuove psicoterapie e “tecnologie mentali” nonchè programmi integrati di supporto, in grado di risolvere, anche in tempi brevi, numerose problematiche psichiche portando a un aumento della consapevolezza e del controllo sui propri stati d’animo e quindi sui comportamenti.
L’educazione mentale risulta parte integrante di qualunque programma di benessere.

Lo stress e i suoi meccanismi. Un’energia di adattamento

Fu il neuroendocrinologo Hans Selye a fornire, nel 1936, la prima definizione scientifica dello stress. Il termine era stato preso a prestito dall’ingegneria, che lo usava per indicare lo sforzo, la tensione cui veniva sottoposto un materiale. Selye osservò che animali da esperimento sottoposti a stimoli diversi manifestavano una sindrome comune caratterizzata da ipertrofia corticosurrenale, atrofia del timo e delle ghiandole linfatiche e ulcere gastriche. Selye cercò di stabilire una relazione tra lo stimolo esterno pericoloso o minaccioso (stressor) e la reazione biologica interna dell’organismo (risposta o reazione da stress). Osservando i mammiferi, lo studioso notò che rispondevano a stimoli di diversa natura con una reazione fisiologica molto simile, caratterizzata dal comune stato di attivazione dell’asse ipotalamo-cortico-surrene, con produzione e secrezioni di glucocorticoidi; ne concluse che lo stress è la risposta “strategica ” dell’organismo nell ’adattarsi a qualunque esigenza, sia fisiologica che psicologica, cui venga a esso sottoposto. In altre parole, è la risposta aspecifica dell’organismo a ogni richiesta effettuata su di esso.
L’energia vitale dell’organismo umano proviene dalle sostanze alimentari con cui ci si nutre. La modalità con cui l’organismo sfrutta questa energia vitale dipende soprattutto da quel processo naturale e soggettivo che possiamo definire come “reazione di stress”. Lo stress quindi provoca una reazione fisiologica, reazione da stress, come risposta alle esigenze causate dagli stimoli esterni (stressor), che mobilita le risorse disponibili al fine di produrre una speciale energia, ad alto rendimento, definibile come “energia da stress”. Il processo biochimico che sprigiona tale energia è una reazione naturale che necessariamente si ripete nell’organismo, quotidianamente, tutte le volte che occorre. In altre parole, lo stress implica un aumento di attività di funzioni naturali stimolate da determinati ormoni, in particolare adrenalina, noradrenalina; corrisponde quindi a un’intensificazione della vitalità che consente all’organismo di adattarsi e reagire al variare delle circostanze. Per questo motivo, Hans Selye identificò lo stress con l’energia di adattamento che sperimentiamo ogni giorno.

E’ bene chiarire subito che lo stress, di per sé, non rappresenta per l’organismo umano né un bene né un male. Anzi, senza stress non esisterebbe il genere umano. Infatti, anche se oggi è diventato un termine negativo, in sé lo stress è una risposta fisiologica normale e, nella storia dell’evoluzione della specie e in quella individuale, positiva. In effetti, il meglio della vita, contraddistinto da momenti di gioia, amore, attività sessuale, entusiasmo, euforia, ispirazione, creazione ecc., è spesso molto stressante ovvero fonte e consumo di un’enorme quantità di energia da stress. Ciò che avviene nell’organismo in quei momenti è un processo naturale identico a quello delle peggiori circostanze, quando si è in pericolo, sconvolti, depressi, malati ecc.
Ciò che sostanzialmente contraddistingue lo stress positivo da quello negativo è il grado d’insicurezza. In parole più semplici, come Selye e altri studiosi hanno rilevato, lo stress è positivo quando è desiderato, ci fornisce la sensazione di dominare il proprio ambiente e di conseguenza e la vitalità cresce al massimo. Viceversa lo stress è negativo quando è indesiderato, spiacevole e accompagnato da sensazioni d’insicurezza, disagio, soggezione ecc. Lo stress negativo è sgradevole, come quando non si sa come agire e ci si rammarica di non riuscire a dominare la situazione diventando ansiosi, impacciati, maldestri. Questo tipo di stress provoca sempre uno stress supplementare che aumenta la durata e l’intensità della reazione da stress: quando si è particolarmente affaticati o annoiati, qualsiasi piccola ulteriore contrarietà è in grado di portare improvvisamente ai limiti della possibilità di sopportazione.
In altre parole ciò che differenzia lo stress positivo dal negativo è la capacità di investire l’energia da stress in modo produttivo, con alto rendimento, ottenendo ciò che si desidera mediante la quantità di energia utile, senza sprechi potenzialmente dannosi per la salute. Selye chiamò distress lo stress negativo, ovvero la sgradevole sensazione di malessere associato a uno spreco di energia da stress, ed eustress quello positivo sinonimo di vitalità associata al massimo di efficacia dell’energia da stress.

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