La frase choc del mediatore culturale «Brutto all’inizio, poi alle donne piace»

Ha fatto davvero parecchio scalpore una frase scritta da Abid Jee, un ventiquattrenne che dal mese di dicembre scorso, lavora come mediatore culturale della cooperativa bolognese Lai Momo, il quale pare che su facebook sotto la pagina del Resto del Carlino ha scritto:”Lo stupro è peggio ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma ed è un rapporto normale“.

Prima lo ha scritto e poi resosi conto di quanto grave fosse, l’ha subito cancellato, ma ormai era troppo tardi. Adesso il ventiquattrenne che da qualche mese lavora all’hub regional di via Mattei, dove sono finiti i migranti poi distribuiti in tutta la regione ma anche in altre strutture di accoglienza della città, rischia il licenziamento.Il giovane è un mediatore culturale dal nome arabo, ventiquattrenne di Crotone ma residente a Bologna, dove studia giurisprudenza almeno secondo quanto emerso sulla sua pagina Facebook.

Inevitabilmente, migliaia di utenti social hanno commentato con rabbia, risentimento e tra questi emerge il commento della consigliera comunale della Lega Nord Lucia Borgonzoni la quale ha scritto: ” Lo stupro? brutto solo all’inizio. Certo ad ogni donna piace essere violentata, fa solo un po’ la ritrosa nei primi momenti.. gente così meriterebbe solo di stare in galera, è inammissibile ciò che dice e pensa, fosse per me, andrebbe rivista la sua posizione in Italia…“. Intervenuta nel corso della giornata di ieri anche la stessa cooperativa dove lavora il ventiquattrenne, la quale inevitabilmente ha preso immediatamente le distanze pubblicando un post sui social nel quale si legge: “Abbiamo verificato e confermiamo che si tratta del profilo Facebook di un nostro dipendente. Ribadiamo la nostra ferma condanna delle affermazioni contenute in questo post, in quanto profondamente contrarie ai principi che sono alla base del nostro pensiero e del nostro modo di lavorare. Stiamo prendendo tutti i provvedimenti necessari e confidiamo di potervi aggiornare in merito al più presto“.

Poi nel corso della giornata è arrivata la notizia della sospensione del ventiquattrenne e la cooperativa lo ha reso noto attraverso un post su Facebook nel quale si legge che si è ritenuto che il comportamento abbia danneggiato gravemente l’immagine dell’associazione e di aver preso per questo motivo dei primi provvedimenti. Sempre nel corso della giornata di ieri, l’associazione ha aggiunto nel post che nel rispetto delle disposizioni vigenti del contratto nazionale delle cooperative sociali si è avviato in giornata stessa una procedura disciplinare e contestualmente è stato sospeso il dipendente in via cautelativa da ogni attività lavorativa.

Intanto continuano a non avere un volto le persone che nella notte tra venerdì e sabato hanno abusato sessualmente di una turista polacca, la quale si trovava sulla spiaggia di Rimini insieme al proprio compagno, il quale è stato aggredito, picchiato e derubato e costretto a guardare lo stupro. Ciò che è certo è che si tratta di quattro ragazzi di nazionalità non italiana.

Anche dietro un fattaccio di cronaca è possibile individuare responsabilità politiche, che attengono alle scarse misure di prevenzione, alle inesistenti garanzie di sicurezza, al non impiego di strumenti di deterrenza o alla mancata applicazione di ordinanze.

A monte dello stupro di Rimini al Bagno 130 di Miramare, in cui quattro uomini, verosimilmente maghrebini, hanno violentato una donna polacca dopo aver tramortito un suo amico con una bottiglia, c’è un problema oggettivo di scarsi controlli e negligenze che fa capo all’amministrazione comunale a guida Pd. In primo luogo c’è l’incapacità di fronteggiare la violazione dell’ordinanza balneare comunale 1/2017 che “vieta l’accesso in spiaggia dalle ore 1,00 alle ore 5,00 del mattino”. Perfarla rispettare occorrerebbe, se non un presidio fisso di vigili urbani (sarebbe difficilissimo visto che parliamo di oltre 15 km di spiaggia e circa 300 lidi), quanto meno un impiego importante di pattuglie mobili della Polizia municipale, che invece sono assenti sulla litoranea. «A Rimini il controllo dell’arenile», ci dice Carlo Rufo Spina, capogruppo forzista in Consiglio Comunale, «è affidato esclusivamente a vigilantes privati. Di vigili urbani, soprattutto di notte, non c’è traccia».

Allo stesso tempo, l’ingresso abusivo in spiaggia nottetempo potrebbe essere scongiurato con la presenza di telecamere di sorveglianza. «Le telecamere», continua Spina, «registrerebbero in tempo reale l’infrazione e permetterebbero l’immediato invio di una pattuglia per fermare, allontanare e multare chi entra in spiaggia nelle ore proibite». Così le telecamere pubbliche avrebbero una funzione di prevenzione e deterrenza e non solo di supporto alle indagini come è stato nel caso della coppia di polacchi: in questa circostanza, infatti, le immagini registrate dalle telecamere private dei gestori del lido hanno potuto, solo ex post, aiutare a risalire all’identikit degli aggressori.

Fantasicurezza? No, solo un investimento importante in termini di risorse economiche, strumentazione tecnologica e risorse umane. «Si tratterebbe di uno stanziamento di milioni di euro», ammette Spina. «Ma sarebbero soldi ben spesi, per tutelare la sicurezza dei residenti e dei turisti. E soprattutto denari che il Comune di Rimini potrebbe attingere dai fondi ingenti che ricava ogni anno dalle multe derivanti dagli autovelox (circa 15 milioni) e dalle tasse di soggiorno dei villeggianti (8 milioni)». E invece oggi l’esborso per telecamere è lasciato solo ai gestori dei lidi; e le spiagge di notte restano terra di nessuno…

A maggior ragione che sono illuminate poco: oltre l’arenile l’illuminazione notturna non può che essere affidata all’iniziativa dei privati, i quali fanno quel che possono coi fari, ma di certo, ci fa notare Mario Vanni, presidente dell’associazione Operatori di Spiaggia Rimini Sud, «non riescono a coprire uno spazio che si estende fino alla battigia per circa 300-400 metri».

Altrettanto sensibile è la questione del bivacco di nor- dafdcani in spazi pubblici come i parchi, che diventano brodo di coltura dei crimini che poi vengono compiuti altrove. «A Rimini», continua Spina, «ci sono aree come la zona di fronte all’arco di Augusto e parco Cervi completamente in balia di sbandati nordafricani che là spacciano, compiono attività di racket sessuale, o impediscono a bambini e anziani di sostare. Una giunta seria farebbe pattugliare quelle aree con dei vigili urbani». L’occupazione magrebina dei parchi di giorno per poi colonizzare le spiagge di notte è d’altronde una tendenza diffusa sulla costiera romagnola. Ce la segnala anche un lettore, Elvis Canini, che ci fa notare il caso del parco di via Angeloni, nella vicina Riccione, a poca distanza da dove si è consumato lo stupro alcuni giorni fa. Quel parco, scrive, è diventato «sede strategica di decine di nordafricani, che ci dormono nudi e sono sempre ubriachi» e ne hanno preso possesso, nonostante «il cancello del parco venga aperto tutte le mattine e chiuso tutte le sere dalla polizia municipale».
D’altronde, a poco servirebbe un’ordinanza che impedisca la frequentazione dei parchi in orari sensibili. Finirebbe come l’ordinanza sulle spiagge a Rimini…

Il branco ci aveva già provato

La notte di violenze scattata all’alba di sabato scorso sulla spiaggia Miramare di Rimini non sarebbe un episodio sporadico. Ci avevano già provato i quattro maghrebini ricercati da tre giorni per lo stupro di una turista polacca di 26 anni, che contestualmente – all’alba di sabato – hanno aggredito e rapinato il suo amico, coetaneo e connazionale, e che quella stessa notte hanno violentato a turno anche un transessuale peruviano incrociato un’ora dopo lungo la via di fuga, sulla Statale.

Il 12 agosto un branco di quattro uomini, sempre di colore, aveva aggredito in strada a Miramare una coppia di turisti di Varese. Trentanni lei e trentadue lui, erano stati minacciati con il collo di una bottiglia rotto e rapinati dei portafogli. Poi i quattro uomini, forse gli stessi ma- ghrebini ricercati dalla polizia, avevano rincorso la ragazza lungo via Vienna tentando di immobilizzarla, presumibilmente per violentarla. Quella sera la coppietta di Varese era tornata in albergo sconvolta, senza parlare e preferendo barricarsi al sicuro nella stanza. Ma la mattina dopo i due trentenni erano andati dai carabinieri di Miramare per sporgere denuncia della tentata aggressione e per denunciare il furto dei documenti e delle carte di credito.

Rileggere oggi quella denuncia fa venire i brividi per le troppe similitudini tra i due casi e perché anche i nordafricani del primo branco, come quelli del secondo, sono descritto come stranieri sui trent’anni, ben vestiti, ubriachi e visibilmente alterati dalle droghe, presumibilmente il residuo invenduto della serata, dato che gli investigatori della Squadra mobile di Rimini credono che almeno due dei quattro stupratori siano degli spacciatori che incrementano l’attività durante l’estate. Gli altri due sarebbero invece dei “rinforzi” che arrivano periodicamente nei mesi caldi e di maggior turismo, per aiutare a coprire il mercato della droga gestito dai pusher extracomunitari.

La caccia alle belve continua senza sosta. «Abbiamo una pista, sono fiducioso», ha detto ieri il capo della procura di Rimini, Paolo Giovagnoli, precisando: «La polizia sta lavorando bene, credo si possa arrivare ad una soluzione in tempi brevi». In risposta a chi accusa di insicurezza la città romagnola, il magistrato ha aggiunto: «Rimini d’estate, visti i numeri, attira anche chi vuole delinquere seguendo la scia dei turisti. Ma per la realtà che è, con la sua vita notturna, i milioni di turisti, e chi vi arriva soprattutto per le feste dello sballo, è una città abbastanza sicura». Discorso a parte per la spiaggia «nelle ore notturne, quando si spengono le luci dei locali, è un posto pericoloso soprattutto per i borseggi», senza contare gli stupri che ogni anno conta delle giovani vittime. Due anni fa era stato l’anno nero: la notte del 15 agosto una riminese era stata aggredita da un marocchino e il 17 una turista tedesca di 19 anni era stata stuprata da un uomo di colore.
La questura di Rimini non getta la spugna. I poliziotti sono certi di avere colto nel segno nell’identificazione dei responsabili delle aggressioni della notte tra il 25 e il 26 agosto scorsi, tanto che i maghrebini ricercati sono spariti nel nulla. Le ricerche ora puntano soprattutto nei rifugi di amici e conoscenti, presso i quali potrebbero avere trovato ospitalità.

BOLOGNA Il commento choc appare su Facebook, sul profilo di un dipendente della cooperativa sociale bolognese Lai-Momo e fa riferimento all’orrore di quanto accaduto a Rimini, lo stupro di gruppo. Il mediatore culturale di 24 anni, Abid Jee, parlava dello stupro come «peggio ma solo all’inizio, poi la donna diventa calma ed è un rapporto normale». Commento rimasto online pochi minuti e poi rimosso, ma condannato duramente dalla cooperativa e al centro di un dibattito infuocato.

Subito la Lai-Momo esterna la «ferma condanna delle affermazioni contenute» nel post, «profondamente contrarie ai principi che sono alla base del nostro pensiero e del nostro modo di lavorare». La cooperativa ha avviato ieri una «procedura disciplinare e contestualmente abbiamo sospeso il dipendente in via cautelativa da ogni attività lavorativa». Un collaboratore occasionale dal dicembre 2016, dal 5 agosto scorso assunto a tempo determinato, per una sostituzione di malattia con mansioni di operatore dell’area sociale.

La polemica si scatena sui social ma diventa anche politica. «Deve essere la magistratura ad intervenire: questo ignobile personaggio va indagato e messo in galera per istigazione a delinquere» scrive Giorgia Meloni, leader di Fdi su Facebook. «Le parole del mediatore culturale di una cooperativa dell’Emilia Romagna sono pura bestialità. Venga allontanato al più presto, un simile modo di pensare lo rende incompatibile con il compito svolto» afferma Emanuele Fiano, responsabile sicurezza del Pd.

Un caso nel caso esplode dentro Noi con Salvini. «Ma alla Boldrini e alle donne del PD, quando dovrà succedere?» è la domanda che si pone sempre sul social network il segretario cittadino di San Giovanni Rotondo (Foggia) di Ncs, Saverio Siorini, dopo aver condiviso la notizia dello stupro di gruppo di Rimini. Dopo alcune ore e pesanti insulti ricevuti su Fb, Siorini torna sull’argomento facendo una sostanziale marcia indietro: «Capisco che il mio post è stato frainteso e anche strumentalizzato a favore di qualcuno, ma è tanta la rabbia per questa giovane donna stuprata, e il silenzio della Bol- drini e di tutte le femministe (che hanno preferito accanirsi su di me), che non ci ho visto più».
E il coordinatore pugliese del movimento annuncia: Siorini «da oggi non è più un nostro iscritto». E «si dissocia da quanto dichiarato da Saverio Siorini, non condividendone nella maniera più assoluta termini e contenuti».

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