Lufthansa non è interessata ad acquistare Alitalia

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Intanto la Compagnia aerea italiana ha emesso il seguente comunicato: “Alitalia ribadisce che non vi è stato e non vi sarà alcun impatto dell’attuale situazione sull’operatività e sulla programmazione dei voli operati dalla Compagnia”. Solite parole al vento. “Ci sono poi tratte italiane che servono all’economia e al turismo e poi serve un progetto paese che riguardi il sud” ha concluso Renzi. Il fallimento del piano ha congelato l’interesse, che aveva una forte logica: sviluppare una rete di collegamenti point to point capaci di contrastare la politica delle compagnie low cost. La bocciatura del piano lacrime e sangue da parte dei dipendenti ha cambiato le carte in tavola ma l’interesse dei tedeschi potrebbe ancora esserci seppure alle dure condizioni che abbiamo visto prima.

“Noi siamo una banca, un’azienda che si occupa di credito e non di aeromobili”. “Fermare gli aerei a terra non è immaginabile perché sarebbero compromessi i collegamenti e danneggiati i viaggiatori con ricadute dirette ed indirette ben più pesanti”, ha sottolineato il ministro, il quale ha aggiunto che il confronto con Bruxelles “inizia oggi”. “Così la compagnia venne smembrata in una bad company, coi settori in perdita e i debiti, a carico dello Stato e una good company, che venne venduta alla CAI, la società fondata dai “capitani coraggiosi”, Da allora fino al 2014 lo Stato ha speso 4,1 miliardi per Alitalia“.

Tutto questo mentre Intesa – San Paolo, azionista tramite Cai, ma anche creditore – starebbe lavorando a un piano, secondo ‘Repubblica’. Le perdite cumulate nel 2015 e nel 2016 non consentivano la continuità aziendale. “Ethiad era disponibile a investire cifre significative per la crescita industriale ed e’ molto grave che questo sia stato vanificato dall’esito del referendum – ha chiosato Messina -“.

La premessa è che non è più possibile attingere ai soldi pubblici, quindi no alla nazionalizzazione, ipotesi che è stata riproposta dal Movimento 5 stelle che proporrà questa strada anche per le banche in difficoltà, quando nei prossimi giorni metterà in votazione sul blog il programma sul fisco e sulla politica bancaria. Concorrenti di un livello superiore, azionisti poco responsabili, lavoratori arrabbiati, piloti pronti alla fuga in altre compagnie, Governo senza idee; insomma, solo punti deboli per la ex compagnia di bandiera, a un passo dal fallimento definitivo. Fonti della Commissione europea non escludono infatti la possibilità di “aiuti di Stato” poiché “sono passati più di 10 anni dall’ultima volta” che sono stati erogati.

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