mercoledì , 17 gennaio 2018

Luna di Saturno, la sonda Cassini rivela condizioni di vita

Innanzitutto un ripassino molto veloce di storia della vita. La vita sul pianeta Terra ebbe origine tra i tre e i quattro miliardi di anni fa dalle sorgenti idrotermali. Tali sorgenti sono delle fratture, sul fondo degli oceani – per la precisione nelle dorsali oceaniche, cioè i punti di separazione tra due placche della crosta terrestre – da cui fuoriesce acqua riscaldata dalle viscere del pianeta. Per- ciò,se si dovesse trovare nel nostro sistema solare un pianeta, un satellite, una luna, fornita di sorgenti idrotermali, là potrebbe esserci vita. Giovedì la Nasa, l’ente spaziale americano, ha annunciato di aver trovato sorgenti idrotermali su Encelado, una luna di Saturno, che comunque di lune abbonda: ne ha ventiquattro, quindi chissà, forse anche nella altre prima o poi salterà fuori qualcosa di interessante.

Poi un ripassino velocissimo di mitologia: la luna di Saturno che potrebbe ospitare la vita si chiama Encelado come uno dei Titani, che erano appunto agli ordini di Saturno (Crono peri Greci). Le sorgenti di Encelado sono state scoperte dalla sonda spaziale Cassini, che già nel 2005 aveva rivelato la presenza di acqua liquida sotto la superficie lunare. Adesso, sfrecciando tra i geyser dell’emisfero meridionale di Encelado, il nostro occhio spaziale ha scoperto l’habitat da cui è nata la vita sulla Terra, ma a circa un miliardo e trecento milioni di chilometri di distanza.

Perché si possa parlare di presenza effettiva di vita su Encelado, bisognerebbe che Cassini intercettasse acidi grassi o amminoacidi, le molecole costitutive degli organismi. Non avrà il tempo di farlo: ha finito la benzina e la Nasa a settembre la sacrificherà, scagliando l’eroica sonda spaziale nella rovente atmosfera di Saturno. Ma il suo ultimo dispaccio è tale da stimolare le più febbrili fantasie.

Del resto, da qualche tempo le esplorazioni spaziali ricominciano a parlare di possibilità di vita extraterrestre: solo qualche mese fa la Nasa aveva annunciato la scoperta di un sistema stellare, Trappist-1, che avrebbe potuto ospitare la vita. È però di pochi giorni fa la doccia
fredda di un gruppo di ricercatori ungheresi, che hanno osservato che tutto quello che può vivere, sui pianeti di quel sistema, è la morte: le temperature sono troppo alte perché vi sia acqua. Invece che l’acqua su Encelado ci sia è sicuro, e quasi sicuro è che ci siano le sorgenti idrotermali. Se poi ci siano anche le Spa, i bagni, le spiagge e i pattini, questo è il punto da chiarire.

A questo punto, possiamo anche domandarci: fantastico, ma a noi, terrestri viventi nel 2017, che cosa ce ne importa dell’acqua calda su Encelado? Domanda lecita ma ingenua: l’uomo non è solo pragmatismo, ama anche immaginare scenari in cui, evidentemente, non potrà mai mettere fisicamente piede. E allora cosa si agita adesso, proprio adesso, su Encelado? Cosa brulica attorno alle sue sorgenti idrotermali?Microbi, alghe o i fantastici vermi tubo giganti, granchi, pesci? Cioè le stesse forme di vita che prosperano attorno ai bollenti geyser del fondo oceanico? Intanto, se la Nasa si dà da fare a costruire e lanciare una nuova sonda, prima del 2030 l’umanità potrebbe conoscere la risposta.

Nel frattempo possiamo viaggiare con la fantasia nel suo oceano, che è salato proprio come i nostri, benché incapsulato nella superficie rocciosa esterna. Ora innanzitutto bisogna chiarire che sulle spiagge di Encelado (e che vi siano spiagge è tutto da dimostrare) l’abbronzatura viene molto male. Non solo per il piccolo dettaglio che il Sole è distante quasi 1500 milioni di chilometri, contro i 150 milioni di chilometri di distanza di cui godiamo noi. Ma perché, come dicevamo, l’oceano è sotterraneo, come uno scantinato. Dunque i bagnanti di Encelado saranno pallidini e, ovviamente, saturnini, malinconici, e insomma, non un grande spasso. Per capirci, se un giorno andassimo a trovarli, sarebbe come scoprire un tizio che si è nascosto dalla nascita nel seminterrato, dove ha installato l’acqua calda, e nient’altro.

Ora, che sulla Terra esista vita intelligente è un presupposto niente affatto dimostrato, ma dubitiamo che su Encela- do siano molto più sagaci di noi. Poi si sa, ci sono quelli che si entusiasmano per le muffe e i licheni, quindi potrebbero trovare una compagnia piacevole in microbi, alghe, o vermi di Encelado. A ogni modo, un atteggiamento più saggio di fronte a questa pioggia sensazionalisti- ca di indizi di vita aliena, sarebbe dirsi la verità: su tutti questi pianeti, lune, satelliti che sono stati e ancora verranno scoperti, si può parlare di possibili forme di vita solo in senso molto primitivo. Non c’è niente da fare, una cosa bella e ben fatta come la Terra, un simile miracolo, nemmeno all’orizzonte dei potenti telescopi e sonde spaziali si vede. Perciò continuiamo pure a buttare milioni di dollari per scoprire, forse, le alghe di Encelado, ma sempre teniamoci stretta la T erra.

Dieci anni fa, il 1° luglio 2004 alle 04:12 GMT, dopo un viaggio di 7 anni (era stata lanciata nell’ottobre 1997) e 3.5 miliardi di km, la sonda Cassini-Huygens entrava in orbita intorno al pianeta Saturno. Un breve video rilasciato dalla NASA per l’anniversario mostra la tensione e poi l’entusiasmo al Centro di Controllo della missione la notte del 30 giugno 2004: http://www.space.com/26370-nasa-cassini-saturn-arrival-anniversary-video.html. Da allora la Cassini ha continuato a studiare il pianeta, gli anelli e le sue lune, raccogliendo un numero impressionante di dati ed immagini e consentendo numerose scoperte. Nel dicembre 2004 la Cassini ha sganciato la sonda Huygens che, il 14 gennaio 2005, è atterrata sulla superficie di Titano. La fine della missione è prevista per il settembre 2017 con un tuffo intenzionale nella densa atmosfera di Saturno. La missione Cassini-Huygens è un progetto di cooperazione di NASA, Agenzia Spaziale Europea e Agenzia Spaziale Italiana. Il Jet Propulsion Laboratory, una divisione del California Institute of Technology di Pasadena, gestisce la missione.

La sonda Cassini è arrivata: danza tra gli anelli di Saturno Prime immagini dal pianeta:

«Missione incredibile». «Una risposta sulle origini dei pianeti» . PASADENA – «Benvenuti su Saturno». Robert Mitchell è raggiante nell’ annunciare che Cassini-Huygens, il più grande, complesso e costoso robot interplanetario mai costruito è stato catturato dalla gravità del «Signore degli anelli – dice soddisfatto il direttore della spedizione della Nasa – diventando la sua trentaduesima luna: ma questa l’ abbiamo costruita noi e ora ci aiuta a capire i misteri del più straordinario pianeta del sistema solare». Una linea rossa che si inclina sullo schermo dei computer cancella d’ improvviso l’ ansia stampata da un paio d’ ore sul volto degli scienziati. Sono le 21.12 minuti di una serata insolitamente fresca al Jet Propulsion Laboratory, il centro di controllo delle missioni interplanetarie di Pasadena, e il segnale (con gli applausi scoppiati immediatamente) confermano che il motore a razzo della sonda si è spento dopo un lavoro impeccabile di 95 minuti. Smetteva di funzionare un minuto prima del previsto comandato dal «cervello» del robot il quale riteneva sufficiente la potenza fornita per rallentare la sua corsa. Proprio il motore era stato una delle due grandi incognite dell’ incontro con Saturno. Doveva fare il suo dovere per un tempo da record e se così non accadeva poteva far precipitare la sonda sul pianeta o spingerla lontano causandone le perdita nel cosmo. Tutto è andato per il meglio. L’ altra incognita riguardava il doppio attraversamento del piano degli anelli. Cassini dovendosi avvicinare sino a 20 mila chilometri dal tetto delle nuvole per facilitare la sua cattura da parte della gravità saturniana, alla velocità di 22 chilometri al secondo si infilava in uno spazio apparentemente vuoto prima dell’ ultimo anello conosciuto. Per cautelarsi, Cassini compiva prima una giravolta avanzando con la grande antenna parabolica per le telecomunicazioni (e fornita dall’ agenzia spaziale italiana Asi) che faceva da scudo nel caso di incontri pericolosi. Il primo attraversamento del piano spesso un centinaio di metri non causava guai, ed altrettanto l’ uscita dopo un mezzo giro intorno al pianeta durato 3 ore e 47 minuti. Per la Nasa è un’ annata fortunata: «Al successo del doppio sbarco dei robot su Marte di gennaio – nota consapevole Mitchell – ora si aggiunge la prima sonda in orbita a Saturno». La quale mentre era impegnata nel superare le complesse manovre dell’ avvicinamento interamente governate dai computer di bordo, con gli strumenti scrutava anche da vicino come mai era avvenuto l’ affascinante e enigmatico piano degli anelli. Che poco di loro ancora si sappia lo confermava Carolyn Porco, la specialista planetaria dell’ analisi delle fotografie. «La prima sessantina di immagini trasmesse sono impressionanti» dice sorridendo mentre le guarda quasi smarrita. «Non riesco a spiegarle – aggiunge -. Hanno forme impreviste, pieghe quasi vellutate, un fine tessuto con decorazioni che sembra scaturito da un geniale design. In realtà è il frutto di un sottile gioco della natura tra la massa delle particelle e le forse gravitazionali. E tutto cambia nel tempo come in un drappeggio mosso dal vento. Ed è tutto vero quello che vediamo – ci tiene a ricordare Carolyn – e dovremo faticare per arrivare a corrette spiegazioni scientifiche». Gli scienziati hanno anche trasformato il vento solare che soffia sulla magnetosfera che circonda Saturno in frequenze sonore. Ma questo è solo l’ inizio di un’ esplorazione che promette scoperte ancora più spettacolari. Cassini costata 3,3 miliardi di dollari, nell’ arco dei quattro anni previsti della spedizione girerà per 76 volte intorno al grande pianeta di idrogeno e elio compiendo 52 incontri ravvicinati a sette delle sue 31 lune. L’ appuntamento più importante è però fissato per il 14 gennaio 2005 quando la capsula Huygens dell’ Esa europea si staccherà dalla sonda madre per tuffarsi nell’ altrettanto misterioso mondo della luna Titano dove si cercheranno spiegazioni sulla nascita della vita.

In rete il video e le immagini della sonda Cassini L’ astronomo italiano che scoprì i 4 satelliti Una fuga di cervelli di tre secoli fa. La sonda della Nasa prende il nome da Gian Domenico Cassini, capostipite della «dinastia» di scienziati. Nato nel 1625, Cassini si impose per i suoi studi sul sole e sui pianeti all’ università di Bologna. In particolare, misurò i periodi di rotazione di Marte, Giove e Venere. Nel 1669 fu chiamato a Parigi per coordinare la costruzione dell’ osservatorio reale e dirigerne l’ attività. Risale a questo periodo la scoperta dei quattro satelliti di Saturno e le ricerche sugli anelli. Dopo il 1700 suo figlio Jacques lo sostituì nella direzione dell’ osservatorio e rimase in carica fino al 1740: dovette ritirarsi dopo la «vittoria» delle teorie newtoniane che aveva contestato. Poi fu la volta nel nipote Cesar-Francois e infine del bisnipote Jean-Dominique che fu deposto e arrestato per le sue posizioni filomonarchiche dai giacobini nel 1793.

Per Charles Elachi la storia della spedizione di Cassini/Huygens si identifica con la sua vita. Da quando ha preso forma nei progetti oltre vent’ anni fa se ne occupa da specialista esperto di radar. Conquistata un paio d’ anni fa la direzione del Jet Propulsion Laboratory della Nasa, il centro che concepisce e governa il mondo dell’ esplorazione interplanetaria, dopo il successo raccolto con lo sbarco dei due robot su Marte, nel gennaio scorso, ora guarda compiaciuto all’ arrivo della «sua» Cassini su Saturno capace di segnare, ancora, la sua storia. Professor Elachi perché Saturno è diventato un obiettivo tanto importante? «Studiare la sua natura e quella dei suoi anelli significa indagare le origini del sistema solare. Ci serve come modello per capire come dal primordiale anello di polveri e gas che circondava il Sole si siano formati e sviluppati i pianeti». La sonda è stata da criticata per il suo gigantismo e il suo elevatissimo costo. Che cosa risponde? «Cassini è nata per condurre un’ esplorazione complessa, indagare diversi aspetti del pianeta e dello spazio. Per questo occorreva un robot sofisticato, in grado di soddisfare tante esigenze». Quindi, ai suoi occhi, ha ancora senso organizzare future spedizioni con simili caratteristiche? «Anzi, nella nuova visione sull’ esplorazione spaziale annunciata da Bush a gennaio, Cassini pur essendo stata concepita molti anni fa risponde alle indicazioni per il futuro: gli obiettivi di ricerca sono precisi e sono stati raggiunti grazie a una collaborazione internazionale con le agenzie spaziali europea e italiana che servirà da esempio per nuovi progetti».

La sonda Cassini incontra Saturno. “Una missione senza precedenti”

Fondamentale apporto italiano: l’Alenia ha realizzato l’antenna. Già trasmesse 61 splendide immagini: “Mai visto così” Alle 6,12 di mattina, quando giunge il segnale che la sonda Cassini ha spento i motori ed è pronta ad essere attratta nell’orbita di Saturno, un applauso rimbalza dal Jet Propulsion Laboratory di Pasadena (California) all’European Space Research Institute di Frascati, alle porte di Roma. Compatibilmente con l’orario (“Se l’avessi organizzata io, questa missione, avrei fatto in modo che arrivasse a destinazione qualche ora più tardi”, scherza l’astronauta Paolo Nespoli), anche tra gli scienziati e i tecnici riuniti all’Esrin c’è entusiasmo e orgoglio: c’è una bella fetta di Italia nel successo della missione Cassini-Huygens. Quella completata oggi è la parte più delicata di un progetto partito sette anni fa. Un lasso di tempo che è servito alla sonda, costruita in collaborazione tra Nasa, Esa (Agenzia spaziale europea) e Agenzia spaziale italiana, per raggiungere l’orbita del celeberrimo pianeta con gli anelli. Cassini-Huygens l’ha presa un po’ larga: prima di arrivare a Saturno, la sonda ha volteggiato due volte intorno a Venere per sfruttarne l’effetto fionda e prendere velocità. “In queste missioni, uno dei problemi principali è il peso del carburante”, spiega l’astronomo Guido De Marchi. “Sfruttare l’effetto fionda di Venere, della Terra e di Giove ha permesso di risparmiare 75 tonnellate di carburante: la sonda alla partenza ne pesava ‘solo’ 6”. Grazie a queste procedure, Cassini ha accelerato fino a 80 mila chilometri orari. “A questa velocità, però, Saturno non sarebbe riuscito ad attrarla nella sua orbita”, spiega ancora De Marchi. “L’accensione dei motori di oggi è servita a decelerare”. I motori sono stati accesi quando in Italia erano circa le 4,12, le 21,12 in California. L’intera operazione di “burning” è durata 96 minuti. Alle 6,31 c’è stata la conferma che tutto era andato bene. “E’ il più bel regalo di compleanno che potessi desiderare”, dichiara un’emozionata Simona Di Pippo, rappresentante dell’Asi a Pasadena. “Da oggi Saturno ha 32 satelliti”, esultano alla Nasa. E sono particolarmente felici per la qualità delle foto che la Sonda ha già trasmesso 61 straordinarie immagini: Saturno come non era mai stata visto. Cassini orbiterà intorno a Saturno almeno fino al 2008. In questo periodo la sonda condurrà tutta una serie di osservazioni e analisi sulla superficie del pianeta e sui suoi caratteristici anelli. A dicembre, il modulo Huygens (interamente realizzato dall’Esa) si staccherà dalla sonda e tenterà di atterrare sulla più grande luna di Saturno, Titano. Molte attività di Cassini e Huygens si baseranno sulla tecnologia italiana: l’Alenia Spazio ha realizzato la grande antenna di 4 metri di diametro in fibra di carbonio che, oltre a veicolare tutte le trasmissioni in entrata e in uscita dalla sonda, è stata usata anche come deflettore di navigazione nella delicata fase di attraversamento degli anelli di Saturno, composti da frammenti che avrebbero potuto danneggiare la sonda. Cassini-Huygens, la più complessa missione interplanetaria mai realizzata, servirà anche, in parte, alle eventuali future esplorazioni umane del sistema solare. Ad esempio, dal momento che le comunicazioni con Saturno impiegano circa 80 minuti a raggiungere la Terra, la sonda è stata istruita in modo da non dover essere comandata costantemente dalla base. “Noi astronauti ci spingiamo un po’ meno lontano”, spiega Nespoli, “ma nel caso di un’ipotetica missione su Marte, sarebbe fondamentale fare in modo che la navetta fosse capace di controllarsi in automatico”.

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