mercoledì , 17 gennaio 2018

Il regalo di Cinzia prima di morire: Malata di leucemia muore e lascia lettera con ultime volontà “No fiori ma offerte ai terremotati”

“Non voglio fiori ma offerte per i terremotati del Centro Italia”, sono state queste le ultime parole di Cinzia Fazzini scritte al marito in una lettera in cui esprimeva le ultime volontà. La donna, Cinzia Fazzini 45 anni di San Biagio, una frazione di Bagnolo San Vito in provincia di Mantova dove lavorava come cassiera presso in un ipermercato morta nei giorni scorsi di leucemia all‘Ospedale Sant’Orsola di Bologna mentre era in attesa del secondo trapianto di midollo osseo. La donna poco prima di morire pare abbia scritto una lettera al marito, con le sue ultime volontà che sono state rispettate. “Mia moglie era rimasta molto colpita dalla tragedia che stanno vivendo le popolazioni del centro Italia e l’ultima volta che era venuta a casa dall’ospedale aveva scritto una lettera. ‘Aprila solo se mi succede qualcosa’ mi aveva detto. Non mi aspettavo quello che c’era scritto anche se conoscevo il suo altruismo. Quando ho letto che voleva aiutare anche i terremotati mi sono commosso”, ha raccontato ancora il marito di Cinzia.

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Alla sua morte, infatti, il marito Paolo Lanzoni 48enne operaio all’Iveco di Suzzara le ha rispettate, chiedendo ai parenti ed agli amici di non spendere soldi in fiori ma devolvere un’offerta alla “ricerca contro la leucemia mieloide acuta ed ai paesi terremotati”. Il marito, inoltre, ci ha tenuto a ringraziare i medici dell’ospedale Sant’Orsola del Ctmo di Milano e del Poma di Mantova per le cure prestate alla moglie durante i lunghi anni della malattia, purtroppo comparsa nel 2004; Cinzia aveva già subito un primo trapianto di midollo osseo e sembrava che questo avesse avuto esito positivo, ma purtroppo la scorsa primavera, la situazione improvvisamente è nuovamente precipitava e la leucemie è tornata, più aggressiva della prima volta e da allora è stato un via via per vari ospedali fino a qualche settimana fa quando la donna è stata ricoverata al Sant’Orsola.

Purtroppo le sue condizioni di salute già particolarmente compresse, pare siano peggiorate in seguito ad una polmonite che nella giornata di sabato l’ha condotta alla morte. “Quando ho letto che voleva aiutare anche i terremotati mi sono commosso”, ha raccontato ancora il marito di Cinzia, il quale nella serata di domenica di ritorno dall’ospedale Sant’Orsola di Bologna dove la moglie era deceduta il giorno prima, ha aperto la busta ed ha scoperto quelle che erano le sue ultime volontà.”Non mi aspettavo quello che c’era scritto anche se conoscevo il suo altruismo”, ha dichiarato il marito. “Subito ho avvertito parenti e amici affinché rispettassero le sue volontà. Era 13 anni che Cinzia soffriva, ma non aveva mai mollato. E’ andata a lavorare sino a quando ha potuto e per gli altri aveva sempre una parola buona”, ha concluso Paolo.

Le leucemie acute mieloidi sono una patologia dell’adulto più frequente nell’anziano con un’età media >60 anni; entrambi i sessi sono colpiti, con una lieve predominanza per quello maschile. Diversi fattori, genetici ed ambientali, aumentano la probabilità di ammalarsi di tale patologia. Questi fattori concorrono allo sviluppo di una mutazione, identificabile oggi in alcuni tipi di leucemie mieloidi. Si possono identificare tre tipi diversi di leucemie mieloidi: • primarie o “de novo” ad insorgenza primitiva; • secondarie ad una precedente sindrome mielodisplastica; • secondarie all’esposizione di sostanze tossiche e/o a precedenti chemioterapie.

La diagnosi si sospetta in base al quadro clinico e si conferma con le indagini di laboratorio. Il quadro clinico è caratterizzato dai segni di una infiltrazione midollare, quali anemia, emorragie ed infezioni; si possono osservare organomegalie e febbre, dolori ossei, calo ponderale, sudorazione profusa dovuti alla liberazione di sostanze da parte dei blasti leucemici. Si possono inoltre avere i segni di infiltrazione dei nervi cranici nel caso in cui vi è una compromissione del sistema nervoso centrale. Gli esami di laboratorio rilevano delle 3 anomalie a livello dell’emocromo ed un esame morfologico del sangue periferico può essere dirimente. A questo segue generalmente un esame del midollo osseo con la caratterizzazione biologica del tipo di leucemia (morfologia, immunologia, citogenetica, biologia molecolare). Le alterazioni biologiche a livello citogenetico e molecolare possono essere di aiuto una volta ottenuta una remissione completa, per la valutazione della malattia minima residua, cioè della quota residua di malattia ancora presente dopo la chemioterapia. La prognosi della leucemia mieloide acuta dipende dall’età, dalle patologie associate che complicano la terapia e da alcune caratteristiche biologiche sfavorevoli (precedente sindrome mielodisplastica, alcune alterazioni citogenetiche etc.).

Con i moderni trattamenti chemioterapici, nei pazienti giovani si ottengono l’80% di remissioni complete ed una sopravvivenza libera da malattia in circa il 30% dei casi. La terapia ha la finalità di eradicare la malattia, per consentire alle cellule staminali normali (cellule con alta capacità di replicazione e differenziazione) di ripopolare il midollo. Si parla di remissione completa, quando la quota di blasti scende sotto il 5% della popolazione midollare totale valutabile. A differenza delle leucemie acute linfoidi, in cui vengono utilizzati dei protocolli terapeutici differenziati per i pazienti in età pediatrica o più o meno intensificati a seconda dei fattori di rischio, per le leucemie acute mieloidi i protocolli sono uguali sia per gli adulti che per i bambini. Quindi, nonostante l’eterogeneità delle forme, si usano gli stessi protocolli standardizzati per i giovani e per gli anziani, ad eccezione della leucemia acuta promielocitica che ha un protocollo di terapia differente. La chemioterapia si chiama sistemica perchè viene somministrata endovena per permettere a questa di raggiungere ogni parte dell’organismo. La prima chemioterapia si chiama di induzione ed è generalmente basata sull’impiego di due farmaci (citosina arabinoside ed un agente intercalante) che usati ad alte dosi (intensiva) permettono una rapida distruzione dei cloni leucemici resistenti ed impediscono l’emergenza di recidive precoci, così da ottenere una migliore qualità della remissione completa. Si possono utilizzare anche schemi a 3 o 4 farmaci. Una volta ottenuta la remissione completa, il paziente viene candidato ad una terapia post-remissionale detta di consolidamento.

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