Malattia di Lyme, puntura di zecca letale: come difendersi

La Malattia di Lyme è una patologia emergente, oggi la più diffusa malattia infettiva trasmessa da vettori in USA ed Europa, strettamente legata all’aumento della popolazione che frequenta zone silvestri ed alla modificazione dell’equilibrio ambientale: trasformazione di zone coltivate in superfici incolte e boschive da cui aumento numerico degli animali selvatici e conseguente proliferazione di zecche Ixodes ricinus.

Queste sono presenti in molti ambienti del nostro territorio, sono di dimensioni variabili da 2 ad 8 mm., resistenti alle condizioni ambientali sfavorevoli e caratteristicamente distribuite a “pelle di leopardo” cioè con zone infestate separate da zone indenni. Prediligono gli ambienti umidi ed ombreggiati con vegetazione bassa ed un letto di foglie secche, meglio se boschivi e ricchi di cespugli ed erba incolta, come pure le zone di confine tra prato e bosco soprattutto se con presenza d’acqua e sono più abbondanti ad altitudini inferiori ai 1.000 metri.

Sono più attive dalla primavera all’autunno avanzato, ma talvolta si possono trovare anche in inverno alle altitudini più basse. Sono dei parassiti temporanei di numerosi animali selvatici e domestici ed occasionalmente anche dell’uomo. Sui loro ospiti compiono un pasto di sangue, che dura più giorni, per completare il proprio ciclo di sviluppo. Le femmine adulte, completato il pasto, si lasciano cadere a terra dove depongono numerose uova. La puntura passa generalmente inosservata grazie ad una sostanza anestetica presente nella loro saliva. La malattia colpisce vari organi e si sviluppa in più fasi. In quelle precoci può essere curata con una particolare terapia antibiotica. Se non trattata in modo adeguato può progredire alla fase tardiva che richiede terapie più intensive e non sempre risolutive: vari gradi di danni permanenti possono svilupparsi in chi giunge a questa fase.

Le infezioni trasmesse dal morso di zecca

Le zecche, ectoparassiti obbligati che si nutrono con pasti ematici, sono i più comuni agenti di malattie infettive trasmesse da vettori negli Stati Uniti e in Europa. Le zecche giocano un ruolo essenziale nella trasmissione di numerosi agenti infettivi, quali virus, batteri, spirochete, rickettsie e parassiti, e i morsi delle zecche causano una grande varietà di malattie infettive acute e croniche, comprendenti la malattia di Lyme, le febbri ricorrenti, la febbre purpurica delle Montagne Rocciose, la febbre bottonosa mediterranea, l’erlichiosi, la febbre Q, la tularemia, la babesiosi e l’encefalite virale trasmessa da zecche. Sin dalla sua identificazione circa 30 anni fa, la malattia di Lyme ha continuato a diffondersi e oggi è la più frequente malattia trasmessa da artropode negli Stati Uniti e in Europa. Le infezioni causate da rickettsie sono largamente diffuse in tutto il mondo e hanno una notevole influenza sulla sanità pubblica e sulle attività militari come possibile arma biologica. Il virus dell’encefalite trasmessa da zecche è endemico nell’Europa centrale, orientale e settentrionale e può causare un ampio spettro di manifestazioni cliniche, compreso tra l’infezione asintomatica e la grave meningoencefalite. Questa rassegna fa il punto, ad oggi, sugli aspetti epidemiologici, microbiologici, clinici, diagnostici e terapeutici delle principali malattie infettive trasmesse da zecche negli Stati Uniti e in Europa.

L’arrivo della stagione estiva offre l’opportunità di godersi un periodo di riposo e di divertimento, ma può anche celare alcune insidie alquanto temibili, come le malattie infettive trasmesse da insetti vettori quali zecche, mosche e zanzare.
Le zecche, in particolare, possono essere responsabili con il loro morso della trasmissione di svariati agenti infettivi, soprattutto alle persone che si recano per turismo, villeggiatura o motivi professionali nelle zone ricche di vegetazione e prati umidi, che rappresentano l’habitat ideale di questi parassiti.

Le infezioni trasmesse da zecche sono infatti più frequenti nei mesi estivi e autunnali e colpiscono prevalentemente escursionisti, campeggiatori, cacciatori, guardie forestali, veterinari, agricoltori e tutti coloro che soggiornano a lungo in campagna o in collina. Questi artropodi, infatti, membri dell’ordine Acarina e della classe Arachnida, vivono abitualmente nell’erba umida, si nutrono di pasti ematici a danno di vari vertebrati e possono entrare accidentalmente in contatto con l’uomo se questi si spinge in mezzo alla vegetazione senza ottemperare alle norme basilari di prevenzione.
Il morso della zecca può essere spesso seguito da un’infezione cutanea localizzata (caratterizzata da eritema, edema e dolore) causata dalla penetrazione in profondità di batteri presenti abitualmente sulla superficie dell’epidermide, tra cui i più comuni sono streptococchi o stafilococchi. In questo caso sarà necessaria una terapia antibiotica da definire in base al tipo e alla gravità dell’infezione, ma generalmente a base di derivati della penicillina, macrolidi o fluorochinoloni.
Più raramente, invece, il morso della zecca può consentire la trasmissione di batteri, virus o parassiti provenienti dai serbatoi animali in cui l’ar- tropode si nutre, responsabili poi di malattie infettive sistemiche, talvolta con manifestazione clinica improntata ad elevata gravità. Il riconoscimento tempestivo e la corretta terapia di queste infezioni sono in questo caso essenziali per eradicare la malattia, prevenendo complicanze talvolta severe ed evitando la sua eventuale cronicizzazione.
Le più frequenti malattie infettive causate da agenti patogeni trasmessi con il morso della zecca sono elencate e verranno sinteticamente esaminate in questa rassegna, focalizzando in particolare l’attenzione sulle manifestazioni cliniche e sull’iter diagnostico-terapeutico.

Malattia di Lyme

La malattia di Lyme è divenuta alla fine del XX secolo una malattia infettiva emergente ed è attualmente considerata la più frequente infezione trasmessa da artropodi vettori in Europa e negli Stati Uniti.
La sua incidenza è in costante aumento e negli Stati Uniti ne vengono diagnosticati circa 15-18 mila casi all’anno.
È una malattia infettiva multisistemica causata da una spirocheta (Borrelia burgdorferi) trasmessa dal morso della zecca, che si manifesta in forma acuta e cronica attraverso fasi cliniche successive e interessa prevalentemente la cute, le articolazioni, il cuore e il sistema nervoso centrale.
Già nel 1908, in Svezia, Afzelius descriveva un’eruzione cutanea eritematosa conseguente al morso della zecca e in seguito definita eritema cronico migrante; nel 1922, i medici francesi Garin e Bujadoux avevano osservato alcuni casi di meningite e poliradicoloneurite nei pazienti morsi dal parassita; nel 1948, in Germania, Lenhof dimostrava per primo la presenza – nelle lesioni cutanee insorte a seguito del contatto con la zecca – di batteri spiraliformi, poi definiti spirochete e morfologicamente assai simili al Treponema pallidum, agente eziologico della sifilide.
La malattia, però, deve la sua attuale denominazione ad un’insolita epidemia di artrite giovanile osservata nel 1975 tra gli abitanti della contea di Old Lyme, nel Connecticut (Stati Uniti). Nel 1977, Steere dimostrava infatti la correlazione tra il morso della zecca e la successiva insorgenza di eritema cutaneo e sintomi articolari; nel 1982, infine, Burgdorfer e Barbour isolavano una spirocheta (poi denominata Borrelia burgdorferi) nell’intestino della zecca di genere Ixodes e, due anni più tardi, la stessa borrelia veniva isolata nelle lesioni cutanee, nel sangue e nel liquor cefalorachidiano dei pazienti affetti dalla
malattia.

Oggi la specie B. burgdorferi sensu lato, molto eterogenea, è stata suddivisa in base alle caratteristiche genomiche in varie genospecie, di cui tre risultano patogene per l’uomo: B. burgdorferi sen- su stricto (presente prevalentemente negli Stati Uniti), B. afzelii e B. garinii (queste due diffuse soprattutto in Europa e Asia).
Il serbatoio naturale delle borrelie è costituito da vari vertebrati, quali rettili, uccelli, roditori, mammiferi di media e grossa taglia (alci, cervi, cani, cavalli). Le zecche del genere Ixodes , durante il loro ciclo biologico, si nutrono con periodici pasti ematici a carico degli ospiti vertebrati e possono occasionalmente trasmettere le borrelie dall’animale all’uomo attraverso il loro morso, per rigurgito del contenuto intestinale o iniezione di saliva contaminata. L’habitat ideale delle zecche è rappresentato dalle regioni a clima temperato e ricche di vegetazione, sino ad un’altitudine di 1000-1200 metri. La malattia di Lyme è stata osservata infatti in Stati Uniti, Europa e Australia; in Europa i paesi con la maggiore incidenza sono Germania, Austria, Slovenia e Svezia; in Italia è presente prevalentemente nelle regioni centro-settentrionali. L’infezione viene contratta più spesso nei mesi estivi e autunnali e colpisce per la maggior parte coloro che vivono o soggiornano a lungo nelle aree rurali: agricoltori, allevatori, campeggiatori, cacciatori e veterinari.

Dopo essere penetrate tramite il morso della zecca, le borrelie possono arrestarsi a livello cutaneo, ove si moltiplicano causando la caratteristica eruzione eritematosa, oppure possono disseminare per via ematogena interessando vari organi a distanza (soprattutto articolazioni, cuore e sistema nervoso centrale). La disseminazione ematica delle borrelie sembra più frequente nelle infezioni diagnosticate negli Stati Uniti, mentre, in Europa, l’eritema cronico migrante rimane più spesso un’infezione localizzata e la spirochetemia è meno comune.

L’ezio-patogenesi delle lesioni della malattia di Lyme è complessa e tuttora in parte sconosciuta, comprendendo probabilmente, oltre all’azione diretta della borrelia, anche la liberazione di citochine (quali tumor necrosis factor-a e interleuchina- 1P) e la comparsa di fenomeni auto-immunitari.
Dopo un periodo di incubazione compreso tra 3 e 32 giorni, la malattia si manifesta generalmente con segni e sintomi a carico di diversi organi e apparati e che si presentano in fasi cliniche successive intervallate da periodi di remissione. Le manifestazioni cliniche vengono suddivise nel loro complesso in fase precoce e tardiva. La fase precoce comprende lo stadio 1 o dell’infezione localizzata e lo stadio 2 o dell’infezione disseminata; la fase tardiva corrisponde allo stadio 3 o dell’infezione persistente.
Lo stadio 1 della fase precoce è caratterizzato dalla comparsa di un’eruzione cutanea in corrispondenza del morso della zecca, che però non è sempre presente (si osserva solo nel 70-80% dei casi di infezione). Questa eruzione cutanea è detta eritema cronico migrante  ed è costituita da una lesione maculo-papulosa eritematosa che si estende poi a formare una più ampia lesione eritematosa anulare a margini lievemente rilevati, con, talvolta, al centro una vescicola o un’area necrotica. La lesione iniziale può poi essere accompagnata o seguita da altre lesioni cutanee eritematose insorte a distanza dal punto in cui sono penetrate le borrelie.

L’eritema cronico migrante è spesso accompagnato da febbricola, cefalea, astenia, malessere, artro-mialgie, epato-splenomegalia e linfoadenomegalie regionali o sistemiche8.
Dopo alcuni giorni o alcune settimane l’eritema cronico migrante e i sintomi di accompagnamento solitamente regrediscono, ma compaiono altri segni e sintomi a carico degli organi bersaglio e indicativi della disseminazione delle borrelie per via ematogena. Si passa così allo stadio 2 della fase precoce, che può comprendere l’interessamento cardiaco (alterazioni dell’elettrocardiogramma con blocco atrio-ventricolare, miocardite, pericardite), articolare (dolori articolari e muscolari, per lo più a livello delle grosse articolazioni), cute (lesioni eritematose anulari simili all’eritema cronico migrante) e sistema nervoso centrale (meningite o meningo-encefalite a liquor limpido, neurite dei nervi cranici con paralisi del nervo facciale, mono- neurite multipla, poliradicoloneuropatia sensitiva o motoria, mielite). Questa sintomatologia si risolve generalmente nello spazio di alcune settimane o qualche mese, ma talvolta può essere assente, in caso di spirochetemia asintomatica.
Nonostante un’attiva risposta immunitaria anti-spirochete comprendente lisi complemento-mediata, fagocitosi, risposta umorale e cellulo-media- ta, le borrelie possono persistere nell’organismo modificando i loro antigeni di superficie e inibendo alcune componenti della stessa risposta immuno- logica. Si giunge così alla fase tardiva o stadio 3, che si manifesta nel 50-60% dei pazienti non trattati dopo alcuni mesi o anni dall’esordio della malattia. Questa fase è caratterizzata essenzialmente da artriti ricorrenti e ingravescenti che colpiscono soprattutto le grosse articolazioni (ginocchio, caviglia) e possono condurre ad artriti croniche con erosione delle cartilagini articolari e dei capi ossei. Gli episodi artritici possono essere accompagnati da gravi manifestazioni neurologiche tardive, quali un’encefalomielite progressiva (paraparesi spastica, paralisi dei nervi cranici, atassia, disfunzione degli sfinteri), e da segni di interessamento cutaneo, quali l’acrodermatite cronica atrofizzante (discromia rosso-bluastra con atrofia della cute).
La diagnosi di malattia di Lyme può essere sospettata per la presenza di elementi epidemiologici (soggiorno in campagna, morso di zecca) e clinici (eritema cronico migrante, artralgie, cefalea con paralisi del facciale), ma richiede per la sua conferma gli esami microbiologici. L’isolamento di B. burgdorferi può essere effettuato da vari campioni biologici (lesioni cutanee, liquido sinoviale, liquor cefalo-rachidiano, sangue) tramite esame colturale nel terreno di Barbour-Stoenner-Kelly o, in alternativa, tramite identificazione del suo DNA con reazione polimerasica a catena (PCR). Più spesso la diagnosi di certezza è posta con gli esami sierologici, ovvero la ricerca degli anticorpi anti-borrelia effettuata tramite metodica immuno-enzimatica e Western blot. Con queste tecniche
è possibile eseguire la ricerca delle IgM e delle IgG in due campioni di sangue, prelevati rispettivamente all’esordio dei sintomi e dopo 2-4 settimane. La determinazione delle IgM e delle IgG risulta positiva nel 20-30% dei casi nel primo campione e nel 70-80% dei casi nel secondo; la presenza delle sole IgM in assenza delle IgG dopo almeno un mese dall’esordio clinico è da considerare un falso positivo. Va ricordato che, dopo una terapia efficace, i soggetti guariti continuano ad essere positivi per le IgG per alcuni anni; alcuni pazienti trattati in fase precoce, al contrario, possono rimanere siero-negativi ma presentare in seguito i segni e i sintomi della fase tardiva della malattia.
La terapia antibiotica consigliata per la malattia di Lyme senza interessamento neurologico o cardiaco comprende la somministrazione di doxi- ciclina (100 mg per os 2 volte al giorno) per un periodo compreso tra 10 giorni (nelle infezioni cutanee localizzate) e 30-60 giorni (nelle forme disseminate con interessamento articolare). Tale terapia è controindicata nelle gravide e nei bambini al di sotto degli 8 anni. Come farmaci alternativi si possono utilizzare l’amoxicillina (500 mg per os 4 volte al dì) o l’eritromicina (250 mg per os 4 volte al dì). Nei pazienti con diagnosi clinica di sospetto eritema cronico migrante, poiché gli esami sierologici possono essere negativi nelle prime 1-2 settimane, si dovrebbe comunque iniziare la terapia con doxiciclina o amoxicillina per 10-20 giorni, sino al secondo prelievo effettuato durante la fase di convalescenza che, nel caso di infezione, risulterà generalmente positivo per le IgM e le IgG, documentando l’avvenuta sieroconversione (come detto, però, non sempre presente se la terapia è tempestiva). Nei pazienti trattati con antibiotici nella fase precoce della malattia e rimasti siero-negativi è poi possibile la successiva reinfe- zione.
Nelle forme con disturbi neurologici o cardiaci (blocco atrio-ventricolare di 3° grado o intervallo PR superiore a 0,3 secondi) è consigliata la terapia endovenosa con ceftriaxone (2 g al dì) o cefotaxime (2 g 3 volte al dì) per almeno 30 giorni, eventualmente associati ai corticosteroidi.
Attualmente sono disponibili negli Stati Uniti vaccini anti-borreliosi costituiti da antigeni proteici della superficie esterna batterica (OspA) e somministrati per via intramuscolare, la cui efficacia è però limitata. Le misure di profilassi più efficaci consistono nell’evitare i morsi delle zecche attraverso adeguate modalità di comportamento (vedi: Conclusioni). Poiché il rischio di contrarre la malattia di Lyme dopo morso di zecca è basso, soprattutto se la zecca viene rimossa entro 24 ore dall’inizio del pasto ematico, la profilassi antibiotica è generalmente sconsigliata. Solo se la zecca è rimasta attaccata alla cute per più di 24 ore e appare rigonfia di sangue (e dunque vi sono maggiori probabilità di trasmissione delle borrelie), è allora consigliata la profilassi antibiotica con una singola dose di doxiciclina (200 mg).

CONSIGLI UTILI PER LA PREVENZIONE

La malattia si contrae in seguito alla puntura di una zecca infetta del tipo Ixodes ricinus nota in Europa centrale come zecca dei boschi. E’ molto piccola: negli stadi di larva e ninfa non è più grande di una testa di spillo e l’adulto è di poco più grande. Nelle nostre zone la percentuale di zecche infette è ancora bassa perciò la prima cosa da ricordare è che:

UNA PUNTURA DI ZECCA NON SIGNIFICA AVER CONTRATTO LA MALATTIA
• Non essendo realizzabile per ragioni pratiche una disinfestazione su vasta scala, la prevenzione principale è quella di evitare la puntura. Si devono indossare vestiti chiari in modo che le zecche, essendo scure, possano essere identificate più facilmente e quindi rimosse prima che si attacchino alla cute. Indossare maglie a maniche lunghe ed infilare i pantaloni dentro a stivaletti alti dotati di stringhe rende loro difficile il compito di raggiungere la cute. Si deve anche camminare sempre al centro dei sentieri, evitando di strisciare contro la vegetazione ai lati e di sedersi direttamente sull’erba.
• Risultano moderatamente efficaci i repellenti a base di DEET applicati sui vestiti e sulla cute esposta, senza eccedere però nella quantità e frequenza d’uso per evitarne gli effetti collaterali: ricordate che potrebbero essere tossici nei bambini piccoli.
• I cacciatori devono prestare attenzione nel maneggiare e trasportare la selvaggina perché questa è spesso infestata da zecche anche in modo massivo.
• Le probabilità d’infezione sono basse se la zecca resta attaccata alla cute per meno di 36-48 ore, diventa perciò importante effettuare controlli quotidiani del corpo. Al ritorno da un’escursione i vestiti vanno lavati in lavatrice alla temperatura più alta possibile poi, prima di fare il bagno, si deve ispezionare tutto il corpo con l’aiuto di un’altra persona per le zone difficilmente visibili. Particolare attenzione deve essere rivolta al cuoio capelluto soprattutto nei bambini che sono spesso colpiti in questa parte del corpo.
• Se si trova una zecca infissa, questa va rimossa nel modo corretto che consiste nell’afferrarla con una pinza il più aderente possibile alla cute e quindi tolta tirando verso l’alto. Se si dovesse rompere, si può estrarre il microscopico rostro, che spesso rimane nella cute, usando un ago da siringa sterile. Deve seguire un’accurata disinfezione, evitando disinfettanti coloranti, l’applicazione locale di una pomata antibiotica e la vaccinazione antitetanica se non si fosse già immunizzati. Non gettate la zecca tolta ma bruciatela: è il sistema migliore e più sicuro.
• Una volta rimossa è fondamentale controllare tutti i giorni per 30-40 giorni l’area cutanea colpita per cogliere l’eventuale comparsa del tipico segno cutaneo della fase precoce localizzata della malattia e cioè l’Eritema Migrante: chiazza rossastra tondeggiante che tende a schiarire al centro formando un’immagine ad anello che si espande sempre più fino a sparire e con cui possono coesistere sintomi non specifici come febbre, stanchezza, cefalea ed ingrossamento linfonodale. Prestare attenzione anche all’eventuale comparsa di un’improvvisa artrite acuta, in persone che non ne hanno mai sofferto in passato, oppure di una cefalea non abituale o di una sintomatologia neurologica non spiegabile in altro modo. In caso di sospetto rivolgetevi con fiducia al vostro Medico che saprà darvi tutte le indicazioni del caso: con l’esclusione della tipica lesione cutanea, tutti gli altri disturbi non sono infatti sintomi di Malattia di Lyme se non in alcuni casi.
• Durante i giorni di osservazione non vanno presi antibiotici per non mascherare i segni dell’eventuale infezione in incubazione. Se per altre ragioni, che intervengono entro questi 30-40 giorni, si deve far ricorso agli antibiotici allora vanno usati quei farmaci efficaci anche contro la Borreliosi di Lyme e per un periodo non inferiore ai 21 giorni.
• Sono da evitarsi metodi impropri di estrazione quali l’applicazione di caldo (brace di sigaretta, fiammiferi appena spenti, aghi arroventati etc.) o di sostanze quali petrolio, benzina, trielina, ammoniaca, acetone etc. purtroppo più volte segnalati. Tali metodi inducono nella zecca un riflesso di rigurgito con aumento esponenziale del rischio di infezione poiché il germe si localizza nel suo intestino e nelle ghiandole salivari. Evitate di toglierla con le mani o schiacciarla con le dita: potreste infettarvi attraverso piccole lesioni della pelle o per schizzi di sangue negli occhi, nella bocca o nel naso.
• Anche i cani ed i gatti possono veicolare le zecche: è buona norma perciò controllarli spesso e ricorrere al consiglio del Veterinario per i prodotti repellenti più efficaci.
• Nelle zone residenziali si può ridurre il numero di zecche rimuovendo tutto attorno alle case i letti di foglie secche, i cespugli e le cataste di legna come pure tenendo ben potati e curati gli alberi, le siepi ed i prati per consentire una maggior penetrazione dei raggi solari. L’erba di prati e giardini va tenuta sempre ben tagliata. Un altro od ulteriore metodo è l’applicazione di pesticidi ma con tutte le evidenti precauzioni del caso.
• L’infezione non da luogo allo sviluppo di immunità: una persona precedentemente trattata e guarita, si può riammalare se punta nuovamente da una zecca infetta.

LE ZECCHE
Di cosa si tratta
La zecca è un artropode chelicerato appartenente, insieme a ragni, acari e scorpioni, alla classe degli aracnidi, che si attacca ostinatamente alla pelle, da cui succhia il sangue per giorni. Il morso di solito non è doloroso e non causa prurito, per cui può passare inosservato.
I problemi che determina si limitano di solito a una lesione locale nella sede della puntura, raramente seguita da sintomi generali. Alcuni tipi di zecca (Ixodes scapularis) possono trasmettere col loro morso gravi malattie, tra cui la malattia di Lyme.
Le zecche provengono dagli animali domestici, oppure dagli arbusti del sottobosco (da qui si attaccano ai vestiti e quindi alla pelle, in genere durante un’escursione). Mentre la comune zecca del cane è grande circa 1 cm, quella responsabile della malattia di Lyme è grande quanto una capocchia di spillo.
Zecca del cane Zecca della malattia di Lyme
Come si manifesta
La puntura non provoca nè dolore nè prurito, per cui spesso passa inosservata: casualmente, per esempio durante un bagno o una doccia, si riscontra la zecca attaccata alla pelle.
Quando la zecca si stacca, la zona della puntura si presenta come un piccolo rigonfiamento rosso con la zona centrale un po’ ribassata, che si trasforma ben presto in crosta. Raramente, nei giorni successivi, il bambino può avere febbre, eruzione cutanea e ingrossamento dei linfonodi vicini.
Cosa fare
La zecca rimane attaccata alla pelle attraverso la sua bocca. Tentativi maldestri di asportare la zecca possono pertanto facilmente causare il distacco della testa dell’insetto, che rimane infissa nella pelle e deve essere rimossa.
1. Utilizzate un paio di pinzette, o, in alternativa, le dita, o un filo avvolto intorno alle mascelle della zecca
2. Cercate di serrare la presa il più possibile vicino alla pelle, possibilmente in corrispondenza della testa; tirate poi lentamente ma costantemente, finché l’insetto non molla la presa. Evitate possibilmente movimenti oscillatori, che rischiano di staccare il corpo della zecca dalla testa
3. Se avete rimosso la zecca, ma la testa è rimasta attaccata, la zecca non potrà comunque più trasmettere la malattia di Lyme. La testa della zecca dovrà però comunque essere rimossa con un ago sterile (operando come per rimuovere una scheggia)
4. Una volta rimossa la zecca, disfatevene rimettendola nel suo ambiente naturale, o buttandola nel water, o nella spazzatura
5. Lavate le mani e la zona della puntura con acqua e sapone
Chiamate il medico se:
• non riuscite a rimuovere la zecca
• la testa della zecca è rimasta in profondità nella pelle
• nella settimana successiva alla puntura compaiono febbre o un eruzione sulla pelle
Cosa non fare
• Non cercate di rimuovere la zecca facendola oscillare o tirandola bruscamente: favorireste il distacco della testa
• Non uccidete la zecca schiacciandola con le mani
• Non cercate di staccare la zecca cospargendola di smalto per le unghie, alcool o petrolio: si tratta di tentativi di interromperne la respirazione, destinati però all’insuccesso, perchè la zecca respira solo poche volte in un’ora. Tali tentativi possono inoltre indurre nella zecca il vomito, contribuendo a mettere in circolo tossine dannose.
Prevenzione
Se la zona o il bosco che frequentate è particolarmente a rischio per infestazione da zecche (aree notoriamente infestate da zecche, aree boscose, soprattutto con erba alta e deposito di fogliame), soprattutto nei mesi primaverili estivi, a rischo più elevato di trasmissione della malattia di Lyme:
• Camminare al centro dei sentieri evitando se possibile il contatto con la vegetazione
• Indossare calzature chiuse ed alte sulla caviglia, pantaloni e camicie a maniche lunghe. Sono preferibili indumenti chiari, che facilitano l’individuazione delle zecche. Infilate i calzoni nelle scarpe e la camicia nei calzoni, per evitare che le zecche possano infilarsi dentro.
• Quando fate sosta e riponete temporaneamente zaini e vestiti, fate attenzione a che non siano a contatto con zone infestate, ed esaminateli attentamente prima di riindossarli
• Usare repellenti per insetti a base di DEET al 20-30% (ripetendo l’applicazione ogni 2-3 ore) o, meglio ancora, di permetrina. Questi prodotti non vanno applicati sulla pelle, ma sui vestiti
• Al ritorno, prima di entrare in casa, ispezionare accuratamente i vestiti e rimuovere eventuali zecche. Eventuali zecche sfuggite al controllo possono essere
uccise lavando i vestiti ad alta temperatura e asciugandoli con aria calda per almeno un’ora
• Una volta di ritorno a casa procedere ad un’accurata ispezione di tutto il corpo, parti coperte e scoperte senza trascurare il cuoio capelluto, per verificare la presenza di zecche ed effettuare una immediata rimozione.
La malattia di Lyme (il nome deriva dall’omonima cittadina americana dove fu descritto il primo caso nel 1975) è un’infezione batterica che colpisce prevalentemente la pelle, le articolazioni, il sistema nervoso e gli organi interni. Può manifestarsi con sintomi talora gravi, persistenti e, se non curata, assume un decorso cronico.
COME SI TRASMETTE?
A causarla è un batterio della famiglia delle spirochete, di cui sono serbatoi naturali i topi del bosco. Altri animali selvatici (come lepri, volpi, ungulati e uccelli) possono occasionalmente ospitare il batterio e contribuire alla sua diffusione in ambito silvestre.
Le zecche (specialmente del genere Ixodes, il più diffuso in ambiente alpino) sono il principale vettore della malattia. Succhiando il sangue degli animali infetti, raccolgono la spirocheta e con i morsi successivi sono in grado di trasmetterla ai nuovi ospiti. Le zecche pungono indifferentemente tutti gli esseri a sangue caldo, compreso l’uomo. Il morso non è doloroso e, proprio per questo, passa inosservato. Una volta attaccate alla pelle agiscono come una pompa succhiando e rigettando continuamente il sangue: in questo modo possono contaminarne una quantità enorme in poco tempo. Alla fine si lasciano cadere sul terreno.
L’HABITAT DELLE ZECCHE
Vivono sul terreno, sull’erba. Prediligono i climi temperati e le zone a maggiore umidità. Si trovano in prevalenza ai margini dei boschi, nelle radure, alla base dei cespugli e vicino ai corsi d’acqua. Raramente sopra i 1.500 metri. Le zecche pungono da primavera ad autunno inoltrato, anche se non si possono escludere i mesi invernali.
Non tutte le zecche sono infette e costituiscono pericolo di malattia.
COME SI RIMUOVONO LE ZECCHE
Devono essere subito asportate perchè tanto maggiore è il tempo che restano attaccate alla pelle, tanto più aumentano i rischi di contrarre l’infezione.
Per rimuoverle è opportuno non toccarle con le mani e applicare localmente una sostanza oleosa o irritante (alcol, etere, acetone) lasciandola agire per qualche minuto.
Utilizzando quindi una pinzetta si deve afferrare la zecca (operando una torsione vicino alla pelle) e staccarla con una leggera trazione, senza strappare.

COME SI MANIFESTA LA MALATTIA?
Il segno più frequente e caratteristico è un arrossamento della pelle (solitamente localizzato nella zona del morso) che tende lentamente ad espandersi. Questa lesione (dalla caratteristica forma a “bersaglio”) ha il nome di eritema migrante compare dopo un periodo di 4-60 giorni dal morso. Più raramente l’infezione si presenta con dolori articolari o disturbi del sistema nervoso.
COME SI EVOLVE?
Dopo la prima localizzazione nella pelle il batterio trasmesso dalla zecca può diffondersi in qualsiasi parte del corpo e coinvolgere:
• le articolazioni (artriti);
• il sistema nervoso (meningiti, neuriti dei nervi cranici, difficoltà motorie e perdita della sensibilità, agli arti);
• altri organi interni (cuore, occhio, fegato, reni con disturbi di varia entità).
Se lasciata progredire l’infezione tende a cronicizzare e, dopo un periodo di anni dall’inoculazione del batterio, determinare esiti permanenti.
COME SI PREVIENE?
Poiché non esiste ancora un vaccino contro la malattia la migliore prevenzione è quella di assumere alcune precauzioni per evitare, durante le escursioni nei boschi, il morso delle zecche.
Le principali misure preventive sono:
• usare indumenti che coprono quanto più possibile il corpo,
• evitare di sedersi sull’erba,
• al rientro lavarsi accuratamente ed accertare l’assenza di zecche sui vestiti e sul corpo,
• ricordarsi che le zecche sono più attive da aprile a novembre.
Un’altra precauzione importante è quella di tenere regolarmente sfalciato il giardino di casa e di ispezionare frequentemente gli animali domestici (cani e gatti in particolare) al fine di liberarli da eventuali parassiti che potrebbero facilmente introdurre nell’ambiente familiare.
COME SI CURA?
La terapia avviene con comuni antibiotici che però vanno prescritti dal medico e assunti nelle dosi, con le modalità e i tempi richiesti dall’infezione.
Una terapia iniziata tempestivamente, alla comparsa dei primi sintomi, è garanzia di completa e definitiva guarigione.
Una nuova malattia da zecche: la TBE Borne Encephalitis = Encefalite da morso di zecca)
La meningoencefalite da zecche o meningoencefalite primaverile-estiva, è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale, causata da un arborvirus appartenente al genere Flavivirus, molto simile ai virus responsabili della febbre gialla e della dengue. L’encefalite da morso di zecca è stata identificata per la prima volta in Italia nel 1994 in Provincia di Belluno. Dal punto di vista epidemiologico, oggi la TBE è presente in focolai endemici in molti Paesi dell’Europa centro-orientale e settentrionale, Italia compresa.
Si tratta di una malattia causata da un virus che si trasmette da zecca a zecca per via transovarica. Nell’uomo, dopo il morso di zecca infetta, nel 70% dei casi circa, si ha un’infezione senza o con scarsi sintomi, che può passare inosservata; nel restante 30% dopo 3-28 giorni dal morso di zecca si ha una prima fase con sintomi similinfluenzali come febbre alta, mal di testa importante, mal di gola, stanchezza, dolori ai muscoli e alle articolazioni per 2-4 giorni. Poi la temperatura scende e in genere non ci sono ulteriori conseguenze.
Ma nel 10-20% di questi casi, dopo un intervallo senza disturbi di 8-20 giorni, inizia una seconda fase caratterizzata da disturbi del sistema nervoso centrale (encefalite, paralisi flaccida ad esito mortale nell’0.05% – 1% dei casi).
Nei bambini e nei soggetti più giovani la TBE mostra generalmente un decorso più mite, con progressivo aumento della severità al progredire dell’età.
Profilassi specifica
Il vaccino contro la TBE, da tempo in uso in molti Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, è stato recentemente registrato anche in Italia con procedura di mutuo riconoscimento comunitario. La disponibilità del Vaccino è stata estesa anche alle farmacie al pubblico oltre che alle Aziende sanitarie.
Il ciclo vaccinale di base prevede la somministrazione di tre dosi ai tempi 0, 1-3 mesi, 9-12 mesi, con richiami a cadenza triennale, per via intramuscolare, preferibilmente nella regione deltoidea. Esiste anche la possibilità di seguire un ciclo accelerato di vaccinazione, che però non garantisce gli stessi risultati, in termini di risposta anticorpale, del ciclo classico.
La terapia della malattia è solo sintomatica e nei casi di interessamento del sistema nervoso richiede il ricovero ospedaliero.
Il vaccino è controindicato in soggetti allergici alle uova, al thiomersal, e in caso di infezioni febbrili acute. Gli effetti collaterali segnalati successivamente alla somministrazione del vaccino consistono principalmente in reazioni locali nel sito di inoculo e in febbre moderata.
La TBE è molto diffusa in Europa, ma si registra un minor numero di casi rispetto alla Malattia di Lyme. Da tempo è segnalata in Italia. Le norme di prevenzione sono le stesse per la Borreliosi di Lyme. Per la eventuale vaccinazione rivolgersi al Dipartimento di Prevenzione della propria ULSS.

Le zecche sono pericolose?
Sì, possono esserlo. Quella più rischiosa per l’uomo è la zecca dei boschi od Ixodes ricinus. Con la sua puntura può trasmettere malattie infettive alcune delle quali, come la malattia di Lyme, possono avere serie conseguenze se non vengono curate tempestivamente.
Dove si trova la zecca dei boschi?
Nell’erba e nei cespugli. Ama gli ambienti umidi ed ombreggiati con vegetazione bassa ed un letto di foglie secche, meglio se boschivi e con erba incolta, come pure le zone di confine tra prato e bosco soprattutto se con presenza d’acqua. E’ presente in molte aree del nostro territorio, più in collina che in pianura, ed è resistente a condizioni ambientali sfavorevoli.
Come si presenta?
La zecca dei boschi è scura e molto piccola, quindi difficile da vedere: negli stadi di larva e ninfa non è più grande di una testa di spillo e l’adulto è di poco più grande.

Da sinistra: larva, ninfa, maschio e femmina adulti, femmina ripiena di sangue; maschio e femmina adulti della zecca del cane
Come puoi evitare di essere punto?
Indossa vestiti chiari per identificare più facilmente le zecche e rimuoverle prima che si attacchino alla cute. Usa maglie a maniche lunghe ed infila i pantaloni dentro ai calzettoni
o, meglio, a stivali alti dotati di stringhe. Cammina al centro dei sentieri, evitando di strisciare contro la vegetazione ai lati, e non sederti direttamente sull’erba. Fai frequenti controlli su te stesso e su chi ti accompagna, osservando i tratti di pelle scoperti e gli abiti. Al ritorno da gite in zone infestate da zecche, lava i vestiti in lavatrice alla temperatura più alta possibile e, prima di fare il bagno, ispezionati tutto il corpo con l’aiuto di un’altra persona per le zone difficilmente visibili. Soprattutto nei bambini, fai attenzione anche al cuoio capelluto.
Ci sono prodotti repellenti per tenere lontane le zecche?
Sono moderatamente efficaci i repellenti a base di DEET, reperibili anche in farmacia, applicati sui vestiti e sulla cute esposta, senza però eccedere nella quantità e frequenza d’uso, specialmente nei bambini piccoli. Segui quindi attentamente le istruzioni indicate sulla confezione.
In quale stagione potresti essere punto?
Le zecche possono pungere in ogni periodo dell’anno ma sono molto più attive nel periodo compreso fra la primavera e il tardo autunno.
Che cosa devi fare se sei stato punto?
Le probabilità d’infezione sono basse se la zecca resta attaccata alla cute per meno di 36-48 ore. Una zecca va rimossa correttamente: afferrala con una pinza il più vicino possibile alla cute e toglila tirando verso l’alto senza schiacciarla. Se il rostro (l’organo che la zecca usa per attaccarsi) rimane nella pelle, estrailo con un
ago da siringa sterile. Disinfetta la zona e verifica di essere vaccinato contro il tetano. Non gettare la zecca tolta ma bruciala.
Cosa non devi fare se sei stato punto?
Non devi usare metodi impropri di estrazione quali il caldo (brace di sigaretta, fiammiferi, aghi arroventati) o sostanze come petrolio, benzina, trielina, ammoniaca, acetone etc. Tali metodi “irritano” la zecca e aumentano il rischio di infezione. Non toglierla con le mani o schiacciarla con le dita: potresti contagiarti attraverso piccole lesioni della pelle o per schizzi di sangue.
Cosa devi fare dopo aver tolto la zecca?
Controlla tutti i giorni per 30-40 giorni
l’area cutanea colpita. Rivolgiti subito al tuo medico di famiglia se compare una chiazza rossastra tondeggiante che si allarga sempre di più, spesso schiarendo al centro in modo da formare un’immagine ad anello. Rivolgiti al medico anche se compaiono febbre, mal di testa, malessere, ingrossamento delle ghiandole vicino alla zona dove sei stato punto, dolori alle articolazioni. Nei 30-40 giorni di osservazione non usare antibiotici di tua iniziativa: ciò potrebbe impedire al medico di diagnosticare correttamente un’eventuale infezione. Se per altri motivi devi ricorrere agli antibiotici, avvisa il medico che sei stato punto da una zecca, così da consentirgli di usare i farmaci efficaci anche contro la Malattia di Lyme.
Perché è importante l’osservazione?
Per cogliere il più precocemente possibile il segno della malattia di Lyme, costituito da una tipica chiazza rossastra che si allarga. Una diagnosi precoce permetterà di iniziare subito la terapia opportuna e di evitare le complicanze. Inoltre, è da tener presente che nel caso di questa malattia gli esami del sangue non sono molto precisi: ciò aumenta l’importanza dell’osservazione per vedere un eventuale “cerchio” sulla pelle che si allarga.
Cos’è la Malattia di Lyme?
E’ una malattia infettiva che colpisce vari organi e si sviluppa in più fasi. La fase iniziale, come abbiamo visto, colpisce la pelle, generalmente non è grave e a volte guarisce anche da sola. Se però non viene curata con la terapia opportuna, possono poi comparire le fasi tardive, anche dopo mesi nelle persone che non sono state trattate adeguatamente nella fase iniziale. Le fasi tardive sono molto più gravi della fase precoce e provocano artriti, disturbi dei nervi, del cervello, del cuore e degli occhi.
La Malattia di Lyme è curabile?
Si, con una terapia antibiotica un po’ più lunga del solito: fino a tre – quattro settimane nella fase iniziale. Questa terapia è praticamente sempre in grado di stroncare l’infezione e di evitarne le complicanze.
Le fasi tardive richiedono invece terapie più impegnative e purtroppo non sempre completamente efficaci.
Quindi, più precoce è la diagnosi più è facile prevenire le complicanze.
La puntura di zecca è sempre contagiosa?
No. In Emilia Romagna la percentuale di zecche infette è al momento relativamente
bassa: perciò la maggior parte delle punture di zecca non ha nessuna conseguenza. Ciò non toglie che sia meglio usare sempre prudenza, per potersi muovere in tranquillità.
E’ opportuno proteggere cani e gatti dalle zecche?
Si. Esistono prodotti repellenti specifici ed il vostro veterinario vi saprà consigliare quello più adatto al vostro amico a quattro zampe.
La comune zecca del cane può trasmettere la Malattia di Lyme?
No. Può trasmettere, seppur più raramente, altre malattie infettive.

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