Maltempo, scatta l’allerta meteo, forti temporali e grandinate in arrivo

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«Un’ampia area di bassa pressione di origine nord-atlantica, accompagnata da aria più fredda in quota, nelle prossime ore farà il suo ingresso sull’area mediterranea, determinando un significativo peggioramento delle condizioni meteorologiche sulle regioni settentrionali del nostro Paese, con precipitazioni temporalesche, che potranno risultare particolarmente intense e persistenti specie su Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia». 

Sulla base delle previsioni, il dipartimento della Protezione Civile d’intesa con le Regioni coinvolte ha emesso un avviso di condizioni meteorologiche avverse. L’avviso prevede «dalla tarda serata di oggi, precipitazioni diffuse a prevalente carattere di rovescio o temporale sulla Valle d’Aosta e sui settori centro-settentrionali di Piemonte e Lombardia. Tali fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, frequente attività elettrica, locali grandinate e forti raffiche di vento».

Instabile con rovesci e temporali diffusi al Nord e localmente al Centro.
OGGI
NORD:Rovesci e temporali diffusi su buona parte dei settori. Localmente anche fenomeni forti con rischio grandinate.
CENTRO:Nubi e più temporali in Appennino e sulla Sardegna, più estese forti sull’isola. Ampio soleggiamento altrove.
SUD:Alta pressione Scipione e sole ancora prevalente, salvo una locale parziale nuvolosità.
DOMANI
Residui temporali al Nordest e sugli Appennini centrali, soleggiato altrove.
DOPODOMANI
Tutto sole sul nostro Paese grazie al ritorno dell’anticiclone Scipione.

PERICOLI DEL TEMPO ESTIVO: I TEMPORALI E LA RADIAZIONE SOLARE PERICOLI DEL TEMPO ESTIVO: I TEMPORALI E LA RADIAZIONE SOLARE

Senza dubbio i pericoli più evidenti del tempo meteorologico durante l’estate sono legati ai temporali. Le piogge intense, spesso accompagnate da raffiche di vento, da grandinate e da fulmini possono avere infatti conseguenze gravi sulle attività umane. Se il più delle volte un temporale rovina soltanto un’escursione in montagna, può succedere invece che gli eventi meteorologici siano così intensi da provocare danni ingenti all’agricoltura, alle abitazioni, alle strade e spesso anche provocando la perdita di vite umane. Proviamo allora a capire cosa si nasconde dietro questi fenomeni della natura tanto affascinanti e attesi quando fa troppo caldo quanto alle volte estremamente violenti.

Cos’è un temporale Il temporale è un fenomeno convettivo intenso accompagnato da forti raffiche di vento, precipitazioni intense anche a carattere grandinigeno e da scariche elettriche (fulmini). I temporali si possono classificare in tre tipi principali: di calore, orografici e frontali. I temporali di calore si sviluppano quando l’atmosfera si trova in condizioni di instabilità condizionata al raggiungimento di una certa temperatura in prossimità del suolo. Sono più probabili nella stagione calda, in montagna ed al pomeriggio sera. Sulle Alpi sono molto frequenti nel periodo estivo, circa un giorno su due, mentre nel periodo primaverile sono più probabili sulle Prealpi in quanto sulle Alpi ancora innevate è più difficile raggiungere al suolo le temperature di innesco.

I temporali orografici si innescano quando il flusso negli strati medio bassi dell’atmosfera costringe l’aria a sollevarsi per la presenza delle montagne. Se l’atmosfera è instabile al di sopra di una certa quota si potranno sviluppare i temporali orografici. I temporali frontali avvengono invece in corrispondenza del passaggio di un fronte prevalentemente di tipo freddo. Frequenti sono i temporali anche in corrispondenza dei fronti occlusi, mentre più rari sono quelli in corrispondenza dei fronti caldi. I temporali frontali possono svilupparsi a qualunque ora del giorno o della notte ed anche in inverno. Sul Trentino una delle cause più frequenti che innescano i temporali è la cosiddetta goccia fredda in quota. Quando masse d’aria fredda arrivano sulle Alpi dai quadranti settentrionali vengono, almeno in un primo tempo, arginate dalle Alpi stesse sui versanti settentrionali nei bassi strati, mentre in quota si osserva un raffreddamento che innesca lo sviluppo dei temporali.

I temporali sono potenzialmente tanto più pericolosi e violenti quanto più alta è la temperatura e l’umidità negli strati bassi dell’atmosfera. Sulle Alpi quando l’atmosfera è molto instabile il cielo si annuvola già in mattinata e si verificano frequenti rovesci. L’annuvolamento mattutino non permette di raggiungere temperature molto elevate e quindi gli eventuali temporali non dovrebbero essere particolarmente intensi. La situazione più pericolosa si ha invece dopo un periodo prolungato di bel tempo che ha permesso di raggiungere temperature elevate nei bassi strati ed il ristagno di umidità. Quando si verificano queste condizioni il pericolo dei temporali è elevato anche perché non ci sono segnali premonitori. Il cielo rimane prevalentemente sereno fino a poco prima dello sviluppo dei temporali. Un lieve calo della pressione o un leggero raffreddamento in quota possono favorire lo sviluppo di temporali.

Si può prevedere con certezza un temporale?

La previsione dei temporali è molto difficile e spesso necessariamente generica. Prevedere dove e quando si verificherà un temporale è ancora impossibile. Ciò che si può prevedere è se sono più o meno favoriti. Se non vi sono passaggi frontali, la pressione è alta, l’umidità bassa e non vi sono altre cause forzanti come gocce fredde in quota i temporali non sono favoriti. Tuttavia in queste condizioni l’irraggiamento è elevato e si possono sviluppare i temporali di calore. È sempre opportuno informarsi consultando il bollettino meteo aggiornato e svolgere le attività all’aperto e soprattutto le escursioni in montagna preferibilmente al mattino, ovviamente se non sono previsti temporali in tale periodo della giornata. In ogni caso se durante un escursione o un’attività all’aperto si osservano uno o più dei seguenti fenomeni lo sviluppo dei temporali è più probabile: •se il cielo tende a scurirsi; •se già al primo mattino si formano delle nuvole molto sviluppate verticalmente; •se la pressione cala ; •se persiste o aumenta la foschia; •se è afoso in valle. Si deve inoltre tenere presente che i temporali hanno una vita media di un’ora e che generalmente si spostano guidati dal flusso in quota. In un luogo la fase intensa dei temporali dura mediamente meno di mezz’ora. I fulmini costituiscono il pericolo maggiore dei temporali e quindi di seguito vengono date alcune nozioni e regole pratiche di comportamento per ridurre la probabilità di essere colpiti dai fulmini.

Cos’è il fulmine?

Esistono tre tipi di fulmine: tra nubi diverse, all’interno della stessa nube e tra nube e terra. Sono ovviamente solo gli ultimi a essere pericolosi per chi svolge attività all’aria aperta. I fulmini tra nube e terra sono il modo in cui la terra riacquista gli elettroni (cariche negative) che vengono continuamente “perse” col bel tempo. I fulmini sono quindi principalmente negativi e cioè una enorme carica negativa che solitamente si ammassa alla base della nube viene scaricata a terra in un tempo brevissimo. Esistono tuttavia anche fulmini positivi i cui effetti sono del tutto analoghi a quelli dei fulmini negativi ma sono meno frequenti. Il fulmine avviene quando l’aria non è più in grado di tenere separata dal suolo l’enorme carica che si è ammassata alla base della nuvola. Quando il campo elettrico al suolo raggiunge valori così elevati i capelli tendono a sollevarsi e si sentono dei crepitii.

Sui comignoli e sugli angoli dei tetti si possono vedere delle fiammelle azzurre chiamate fuochi di Sant’Elmo. Quando si verificano questi fenomeni la probabilità che cada un fulmine è molto elevata. Un’altra curiosità: il fulmine è più frequentemente unico, ma non è raro che all’interno dello stesso canale cadano più fulmini in un tempo brevissimo. Se si viene colpiti direttamente dal fulmine, difficilmente si ha possibilità di sopravvivere basti guardare gli effetti che il fulmine ha sulle piante colpite. Il pericolo però sussiste anche quando il fulmine ci cade vicino. Infatti, contrariamente a quanto si crede la corrente del fulmine non entra direttamente nel terreno ma “galleggia” in superficie diminuendo la sua intensità mano a mano che ci si allontana dal punto di caduta. È fondamentale quindi toccare il terreno in un solo punto per ridurre la corrente di passo ed è meglio camminare saltellando in modo da toccare il terreno sempre con un piede solo.

I bovini e gli ovini, avendo le zampe anteriori molto distanti da quelle posteriori sono più facilmente vittime dei fulmini a causa della corrente di passo. Poiché i quadrupedi risultano statisticamente più soggetti alla morte per fulminazione indiretta (corrente di passo) si riteneva erroneamente che, specie le pecore, attirassero in modo particolare i fulmini. La corrente di passo può essere sufficiente a provocare arresto respiratorio o cardiaco (più raro), bruciature della pelle e contrazioni involontarie dei muscoli che possono indurre dei bruschi movimenti incontrollati o addirittura provocare delle fratture alle ossa.

I fulmini possono cadere ovunque. Ad esempio la corda utilizzata dagli alpinisti per le assicurazioni tra persone o al cavo della ferrata possono essere pericolose specie se bagnate. Quando il campo elettrico tra nube e suolo è sufficientemente intenso anelli, collane, orecchini, braccialetti non attirano in modo particolare i fulmini ma possono eventualmente provocare bruciature: per questa ragione si riteneva erroneamente che i monili attirassero i fulmini. Una curiosità: i lampi del caldo, cioè i bagliori che talvolta si osservano la notte senza sentire alcun tuono, sono originati da temporali anche a centinaia di chilometri di distanza.

5 regole da seguire in presenza di temporali

Ecco alcune semplici regole di comportamento da assumere in caso di presenza di temporali tratte dal sito Internet http:// www.lightningsafety.com

1. Avere sempre le idee chiare su cosa fare se si verificherà un temporale. Consultare le previsioni meteorologiche aggiornate. Appena vedete un fulmine o sentite un tuono, mettete in atto il vostro piano d’emergenza. Seguire il vecchio motto trentino “se toneza avanti piover sta nel campo e non ti muover” è molto imprudente. Molto meglio seguire il motto americano “If you can see it – flee it; if you can hear it – clear it” se puoi vederlo (fulmine) sbrigati, se puoi sentirlo (tuono) fuggi. Infatti i lampi si vedono, specie di notte, anche a decine di chilometri di distanza mentre i tuoni si sentono fino a pochi chilometri.

2. Se vi trovate all’aperto… Andate subito in macchina coi finestrini completamente chiusi o in un edificio con porte e finestre chiuse. Se ciò non è possibile, allontanatevi rapidamente dalle cime e dalle creste della montagna e dagli alberi isolati. Evitate di stare negli spazi aperti, vicino ai tralicci e ai macchinari in generale. State accucciati coi piedi uniti. Se ci sono tralicci o cavi dell’alta tensione, si dovrebbe stare più al sicuro sotto i cavi, ma lontano dai tralicci, accucciati e con i piedi uniti. Il fulmine è attirato dai cavi e dai tralicci e dovrebbe scaricarsi a terra attraverso questi ultimi. Se siete in un bosco, state accucciati con i piedi uniti ed il più possibile lontano dai tronchi degli alberi più alti ed evitate di stare sotto i rami bassi. Se state facendo il bagno in piscina o al lago uscite dall’acqua ed allontanatevi dalla riva. Se venite sorpresi e non riuscite a raggiungere alcun posto sicuro, allontanatevi dai posti più pericolosi ed accucciatevi tenendo i piedi ben uniti. Non sdraiatevi, non sedetevi per terra, non appoggiatevi agli alberi, alle rocce ecc. Tappatevi le orecchie con le mani per evitare i danni ai timpani dei tuoni. Se avete trovato una grotta non state sull’imbocco, ma più all’interno e assumete la posizione accucciata con i piedi uniti.

Evitate di stare vicino a dove potrebbe scorrere l’acqua: i torrenti si ingrossano rapidamente. Non date le mani ai compagni e state distanziati di una decina di metri. Liberatevi di piccozze, sci, ombrelli, ombrelloni ed ogni cosa appuntita di medie dimensioni specie se rivolta verso l’alto. Non ripararsi dalla pioggia o grandine sotto tettoie o balconi.

3. Se vi trovate in casa… State lontano dalle porte e dalle finestre che devono essere comunque chiuse. Evitate il contatto e la vicinanza con oggetti metallici collegati all’esterno come impianto elettrico, tubi dell’acqua, radiatori, rubinetti e telefono. Non lavate i piatti, non fate la doccia, non lavatevi. Non usate il telefono fisso, toglietevi le cuffie, spegnete o meglio togliete la spina degli elettrodomestici, computer, televisioni etc. Chiudete porte e finestre. È pericoloso stare alla finestra o sulla soglia o sotto una tettoia ad osservare i temporali. Se un fulmine cade sulla vostra casa, tenderà a scaricarsi a terra passando sui muri esterni e se vi trovate sotto una tettoia o sulla soglia la vostra testa è molto vicina al muro ed il fulmine potrebbe preferire di scaricarsi a terra attraverso di voi.

4. Il pericolo si considera generalmente terminato 30 minuti dopo l’ultima osservazione di tuono o fulmine.

5. Le persone colpite dal fulmine non sono cariche elettricamente e quindi non si rischia nulla a soccorrerle. Chiamare subito i soccorsi ed effettuare se necessario il massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca. Molto frequente in caso di fulminazione è il blocco respiratorio e più raro l’arresto cardiaco. L’80% delle vittime da fulminazione sopravvive. Se il soccorso è tempestivo si aumenta la probabilità di sopravvivenza. Informazioni più dettagliate si possono trovare sul libro “il tempo in montagna” di Kappenberger e Kerkmann ed. Zanichelli, La fisica di Feynmann, da cui sono state tratte le immagini dell’articolo.

La radiazione ultravioletta Un altro pericolo, troppo spesso sottovalutato in estate, deriva dalla lunga esposizione al sole e in particolare agli effetti della radiazione ultravioletta sulla pelle. La radiazione elettromagnetica emessa dal sole è ad ampio spettro. Ciò significa che oltre alla luce visibile (l’occhio umano vede la luce con lunghezza d’onda compresa tra 400 e 700 nonometri circa) sulla Terra arriva radiazione di lunghezza d’onda inferiore e superiore. Mentre la radiazione a lunghezze d’onda maggiore di 700 micron (infrarosso, onde radio..) non desta preoccupazioni, la radiazione con lunghezza d’onda inferiore a 400 nonometri può essere dannosa anche per l’uomo. In passato si riteneva che fossero solo le radiazioni ionizzanti (inferiori a 300 nanometri come i raggi X, gamma e cosmici) ad essere dannosi ed in particolare a causare tumori. È stato invece dimostrato che anche l’esposizione alla radiazione ultravioletta può provocare oltre ai noti eritemi e congiuntiviti, tumori della pelle e danni all’occhio come le cataratte. È quindi opportuno, al fine di non favorire lo sviluppo di tumori della pelle e cataratte, evitare il più possibile l’esposizione alla radiazione ultravioletta. Infatti è dimostrato che la percentuale di cataratte e tumori della pelle è molto maggiore tra coloro che svolgono attività all’aperto e quindi sono più esposti alla radiazione solare. La radiazione ultravioletta ha una lunghezza d’onda compresa tra 200 e 400 nanometri. In particolare i raggi ultravioletti vengono classificati in UV-A (320-400 nm), UV-B (290-320 nm) ed UV-C (200-290 nm).I raggi UV-A determinano la abbronzatura, quelli UV-B la sintesi della vitamina D ed in caso di esposizioni prolungate il cancro della pelle, quelli UV-C (radiazione germicida) sono dannosi ma sono quasi completamente assorbiti dall’ozono atmosferico. L’esposizione al sole è quindi potenzialmente dannosa ed è pertanto opportuno proteggere pelle ed occhi al fine di limitarne gli effetti. I bambini e le persone con la pelle chiara, i capelli rossi e gli occhi azzurri sono le più vulnerabili. La radiazione e quindi anche quella ultravioletta è massima attorno al mezzogiorno astronomico nelle zone equatoriali ed aumenta di circa il 6% alzandosi di 1000 m di quota. La neve e la sabbia riflettono molta radiazione ultravioletta e quindi il pericolo UV è maggiore sulla neve e sulla sabbia piuttosto che sui laghi o su un prato. La radiazione ultravioletta è maggiore in primavera ed in estate. L’intensità della radiazione solare è massima durante la comparsa delle macchie solari che hanno cicli undecennali. Attualmente siamo negli anni di massima attività. Nella nostra regione il pericolo maggiore di scottature e congiuntiviti si ha quando soffiano freddi venti settentrionali. In queste condizioni il cielo è frequentemente sereno e l’umidità molto bassa per il foehn. La bassa temperatura ed il vento limitano la sudorazione dando una sensazione di fresco anche se la radiazione ultravioletta è massima in queste condizioni. La radiazione UV è schermata dalla presenza naturale e benefica di ozono stratosferico, cioè quello che si trova a circa 15000 metri di altezza, mentre l’ozono che nelle giornate afose primaverili ed estive tende a formarsi e ristagnare nelle nostre valli è di origine antropica ed è dannoso per la salute umana come altri inquinanti gassosi.

Il piano di risanamento 2002-2003 del patrimonio bovino allevato in Trentino si è concluso a metà giugno con risultati sostanzialmente positivi. Nessun caso positivo è stato trovato per quanto riguarda brucellosi e leucosi. La TBC non rientrava nel piano di monitoraggio sanitario. Per la IBR o rinotracheite infettiva gli addetti dei servizi veterinari stanno elaborando i dati. Lo scorso anno i capo bovini positivi erano 9 mila su 40 mila, pari circa al 21%. Dal confronto che sarà concluso solo a fine agosto si saprà se la percentuale di capi positivi è aumentata o diminuita. Le misure sanitarie adottate miravano ad abbassare la quota degli animali positivi al 12-13%. L’interesse degli agricoltori trentini ad acquistare terreni agricoli per ingrandire la propria azienda è dimostrato dal numero di domande di contributo o di mutuo presentate nel 2002. Sono state 210 ed hanno segnato un incremento del 15% rispetto al 2001. Nei primi mesi del 2003 le richieste di finanziamento per il medesimo scopo sono state ancora più numerose. I funzionari parlano di un 20% in più di domande rispetto a quelle presentate nello stesso periodo del 2002. La funzione produttiva dei 3 vivai forestali di Casteller di Trento, Borgo Valsugana e Cavalese è sempre meno rivolta alla coltivazione di specie da rimboschimento. Il patrimonio boschivo è ormai bene assestato e non richiede grandi investimenti. Complessivamente la produzione annuale ammonta a 250 mila piante. Rivestono importanza crescente le specie da siepe, circa 30 mila all’anno, e quelle ornamentali che sono riservate ad enti pubblici. Nella piana di Mollaro in Val di Non le ruspe stanno lavorando per realizzare la sistemazione dei terreni su una superficie di 40 ettari coinvolti in un progetto di riordino fondiario e bonifica iniziato due anni fa con il contributo della Provincia autonoma di Trento. Le ditte, cioè i proprietari di terreni interessati sono 130, ma a fine riordino scenderanno a 80-100. Si tratta, dicono i funzionari provinciali che seguono il progetto, del primo intervento di riordino in zona intensamente coltivata. L’intera superficie era già occupata da frutteti che sono stati estirpati per fare posto a nuovi impianti che saranno realizzati nella primavera del 2004 con le varietà e secondo i criteri contenuti nel piano di riconversione predisposto da Melinda. La Gazzetta ufficiale 30 maggio 2003 riportava il testo della nuova legge nazionale sulle quote latte. Per gli allevatori trentini e per quanti altri operano in zone di montagna le innovazioni rispetto alla vigente normativa sono di segno positivo. È stato introdotto l’obbligo a carico dei caseifici di pagare ogni mese il superprelievo per i soci conferitori che superano la quota latte individuale, ma solo per un ammontare pari al 5 e 10% nei primi due anni di applicazione, a partire dal primo gennaio 2004. Sarà inoltre consentito acquistare quote da tutte le regioni d’Italia, comprese le zone del Meridione considerate svantaggiate. Eventuali restituzioni di conguaglio saranno assegnate prioritariamente agli allevatori di montagna.

ESTATE, STAGIONE A RISCHIO FULMINI E TEMPORALI

Con i temporali estivi si ripropongono i rischi legati alla montagna durante un’escursione. Ecco alcuni consigli utili per evitare incidenti e passare una piacevole e salutare giornata in montagna, rispettando l’ambiente e la montagna con le sue regole. La prima cosa è pianificare e programmare in dettaglio l’escursione con una guida del posto o comunque con personale esperto e conoscitore della zona oggetto dell’escursione; pianificare l’itinerario in modo tale da prevedere rifugi, ripari, ricoveri lungo il tragitto per eventuale appoggio; sentire sul posto il giorno prima il Comando stazione forestale per consigli sull’itinerario prescelto e lasciare detto il percorso scelto. Il giorno prima si consiglia di consultare il bollettino Meteomont giornaliero, specifico per la montagna (www.meteomont.org) che indica eventuali temporali in montagna previsti per le successive 24 ore per ogni settore montano e fornisce i dati reali rilevati dalle stazioni automatiche Meteomont distribuite sull’intera penisola. Se sono previsti temporali, anche se solo in una parte della giornata o in aree limitrofe a quelle oggetto di escursione, saper rinunciare ed evitare l’uscita, posticipandola ad un altro giorno. In borsa mettiamo il vestiario e le attrezzature idonee (giacca a vento, mantellina da pioggia, scarponi da roccia, pantaloni impermeabili, ricambio asciutto in sacchetti di plastica, zaino, cibo energetico in più, altimetro-barometro, bussola, cartina). Ricordiamoci poi che in montagna durante l’estate il tempo cambia repentinamente e improvvisamente per la formazione di cellule temporalesche convettive (temporali di calore) che formandosi dal basso verso l’alto non si vedono nella loro veloce evoluzione alle alte quote se non quando siamo già immersi tra le nubi, poco prima del temporale e ciò si verifica spesso in estate quando qualche ora prima il cielo era perfettamente sereno e senza nubi.

In escursione Osserviamo sempre ciò che succede intorno a noi, in particolare le nubi e la variazione repentina di pressione con un semplice barometro-altimetro, l’aumento improvviso dell’intensità del vento, l’assenza diffusa di sole a quote basse, anche se in quota ancora il cielo è sereno. Se avvistiamo cumulonembi in formazione e copertura nuvolosa improvvisa (basta osservare la direzione di spostamento delle incudini, le cime delle nubi) rientriamo al più presto al rifugio o in auto, allontanandoci da creste e crinali, dossi, prominenze, corsi d’acqua, ferrate, cavi metallici (teleferiche, etc.), alberi e strutture isolate, pali, tralicci, e comunque strutture prominenti rispetto all’ambiente circostante e abbandonare oggetti metallici. In caso di temporale Cerchiamo al più presto un rifugio sicuro, saltellando in modo tale da non poggiare contemporaneamente entrambi i piedi a terra, senza far venire meno la stabilità, nel rifugio meglio allontanarsi dall’ingresso e da eventuali finestre ed aspettare che il tempo si calmi, i temporali estivi durano in media un’ora e la fase più intensa con elevata attività elettrica (fulmini) dura in media non più di una mezz’ora. Evitiamo di passare vicino a specchi d’acqua superficiale (canaloni, impluvi, zone di scorrimento d’acqua, etc.), spegniamo completamente il cellulare, non accendiamo assolutamente fuochi all’interno di rifugi. Facciamo poi attenzione ai percorsi resi scivolosi dalla pioggia, specie in presenza di roccia, fogliame, attenzione ai corsi d’acqua che, se in piena, possono essere di difficile attraversamento anche dove normalmente non lo sono. Liberiamoci di oggetti metallici, anche si di piccole dimensioni come ganci, cinghiette e catenine. Non bisogna però farsi prendere dal panico, con la semplice osservanza di tali piccoli ma essenziali consigli può risultare anche una bella e piacevole esperienza ricca di emozioni: la montagna è anche questo, un improvviso temporale seguito dal sole, e per apprezzarla è necessario conoscerla anche dal punto di vista meteorologico.

Occhio ai fulmini

La corrente del fulmine dopo aver colpito il suo bersaglio si disperde nel terreno, quindi se si è in vicinanza della struttura colpita e si è a contatto col suolo si può venire in contatto con la corrente di dispersione e subire dei danni. Ogni oggetto che risulta dominante rispetto all’area circostante ha una maggior probabilità di essere colpito dal fulmine (un albero, una torre, un traliccio, una casa, una cima di montagna, una roccia, etc.). Il fulmine può raggiungere anche l’interno degli edifici se questi sono collegati a strutture esterne (come l’antenna televisiva), percorrendo i cavi elettrici o altre strutture metalliche. Un luogo chiuso, soprattutto se metallico, come le automobili, o in cemento armato, come le case, è una “gabbia” sicura, purché non ci siano possibilità di condurre il fulmine dall’esterno all’interno . In casa staccare televisione ed elettrodomestici, evitare di fare la doccia, di impiegare i telefoni, evitare il contatto con strutture o oggetti metallici collegati all’esterno (es. rubinetti, telefoni fissi, impianti elettrici, radio, televisione etc); • Se ci si trova in auto restare all’interno della vettura senza toccarne le parti metalliche e l’autoradio, e tenere i finestrini chiusi; • evitare di stare in luoghi aperti e di essere l’unico soggetto verticale; • tenersi il più possibile lontani da oggetti/strutture verticali alti, isolati e con punte, tipo alberi isolati, tralicci, specie se metallici (es. antenne e ombrelloni); • non sostare sull’uscio delle case, dei rifugi, delle grotte, sotto tettoie o balconi; • non entrare in contatto con l’acqua che scorre e con specchi d’acqua (piscine, laghi o fiumi); • i capelli che si sollevano, crepitii, fiammelle azzurre (fuochi di S. Elmo) sui comignioli e sugli angoli dei tetti, sono tutti segnali che un fulmine potrebbe scaricarsi a breve su quell’area.

AL MARE ED AL PARCO, ALL’APERTO, IN CAMPEGGIO, OLTRE ALLE STESSE RACCOMANDAZIONI PER LA MONTAGNA… Non rimanere in acqua (mare o piscina), in spiaggia, sotto l’ombrellone, ma ripararsi in un luogo chiuso, e se questo è impossibile, rimanere seduti, accucciati, con i piedi uniti, in una area in cui non siamo unici soggetti verticali. In barca allontanarsi dall’albero e dalle parti metalliche; tutte le strutture metalliche devono essere connesse fra loro e con il bulbo, mediante cavi elettrici, in modo che il fulmine sia scaricato in acqua; cercare di evitare il temporale rientrando in porto, navigare, nei limiti del possibile, sotto una costa alta e rocciosa. Se si è in bicicletta allontanarsi dalla stessa se è metallica, lasciare la canna da pesca, gli aquiloni, e giochi simili, evitare gli sport che impiegano le vele ed i paracaduti (parapendio, windsurf, etc.). La roulotte è un luogo sicuro come l’automobile, la tenda meno, se impossibile altro ricovero rimanere lontani dai pali di sostegno (se presente componente metallica) e stare accucciati con i piedi uniti. Evitate di montare la tenda in spazi aperti o sotto oggetti dominanti.

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