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Maltempo shock, grandinata record causa danni e traffico in tilt: allerta meteo al Sud


Traffico bloccato, cantine e strade allagate, metro A e B interrotte per guasti alle linee, monta- scale della rispettive linee fuori servizio, alberi abbattuti e più di 150 interventi dei vigili del fuo – co. Sono solo alcuni degli effetti della pioggia che ieri si è abbattuta come una furia su Roma, ma che non ha risparmiato il resto d’Italia (in Campania sono stati interrotti i collegamenti con le isole e un 17enne è rimasto ferito da un palo caduto per il forte vento) dove resta comunque alta l’allerta meteo anche per oggi. Nella Capitale le zone più colpite sono state il litorale e la periferia e, a causa del nubifragio, un grosso albero è caduto sulla via Flaminia senza, per fortuna, causare danni alle persone. Per oggi, intanto, sono previsti impetuosi venti di Maestrale e Ponente che agiteranno il mar Tirreno, il Ligure e quello di Sardegna con forti mareggiate lungo le coste esposte. Al Nordest e al Centro-Sud continuerà a piovere. Poi ci sarà una breve tregua a San Silvestro mentre per Capodanno si attende l’arrivo di una nuova perturbazione.

È arrivato il maltempo in Italia e proprio nella giornata di ieri, una violenta grandinata si è abbattuta su Roma subito dopo le ore 14:00 causando anche parecchi disagi alla viabilità. Il maltempo oltre a portare la pioggia ha anche portato forte vento anche in molte zone della città, causando la caduta di alberi e rami. Nello specifico, un grosso albero pare si sia abbattuto su alcune auto in sosta sulla via Beata Vergine del Carmelo a Mostacciano, schiacciando due vetture senza provocare feriti. La stessa cosa è avvenuta in via Flaminia all’altezza del km 53,900 in direzione di Terni a Mezzocammino vicino Ciampino, sull’ Ostiense, sulla Appia E anche sulla via Aurelia. I vigili urbani si sono messi al lavoro in tutta la giornata di ieri per cercare di liberare le strade dove tra l’altro si sono verificati anche degli incidenti stradali. Sono oltre 100 gli interventi effettuati dai vigili del fuoco a Roma e provincia Dunque, a causa del maltempo e le zone più colpite vanno dal litorale alla periferia della capitale.

“Il Centro funzionale regionale ha così emesso un bollettino con attenzione per neve su Appennino di Rieti, Aniene e Bacino del Liri. La sala operativa permanente ha diramato pertanto l’allertamento del sistema di Protezione civile regionale e invitato tutte le strutture ad adottare tutti gli adempimenti di competenza. Si ricorda che per ogni emergenza è possibile fare riferimento alla Sala Operativa Permanente al numero 803.555”, è questo quanto dichiarato dalla Regione Lazio in una nota diffusa nella giornata di ieri. Il maltempo però causato da una perturbazione Atlantica, non sembra abbia colpito soltanto la capitale, ma ha portato pioggia neve e vento su buona parte del paese e continuerà a farlo anche nelle prossime ore con un ulteriore abbassamento delle temperature. Per questa ragione il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo che si estenderà anche ai prossimi giorni.

Per quanto riguarda la giornata di oggi, sono attese nevicate da deboli a moderati su Emilia Romagna e Toscana su Umbria e settori appenninici di Lazio, Abruzzo e Molise ma anche su Campania, Basilicata e Calabria. Previsti anche venti forti di burrasca su Sicilia, Campania, Calabria, Basilicata e Puglia tanto che il dipartimento ha valutato per la giornata di oggi un’ allerta meteo.

Giornata di maltempo intenso Anche in Umbria, dove i vigili del fuoco hanno lavorato tutto il giorno a causa della pioggia battente e del vento che hanno provocato la caduta di alberi, smottamenti del terreno, piccole frane, creando anche qualche disagio nel Perugino e nella zona di Spoleto. Proprio nella zona La Bruna, una quercia secolare ha rischiato di cadere sulla strada mentre a Bettona un albero di grandi dimensioni pare sia precipitato sul manto stradale. Diversi disagi si sono registrati a Spoleto e più nello specifico in via della Cava a San Giovanni dove la Terra franata ha invaso la strada e un’altra piccola frana è avvenuta a Fontepino.

Prima i torrenti sull’asfalto trascinavano le foglie, adesso anche i sacchetti dei rifiuti. Roma sott’acqua, allagata e sporca. Tombini intasati com’era prevedibile e monnezza galleggiante. La pioggia ha tormentato la città per tutta la giornata e continuerà a farlo anche oggi. Una grandinata violenta nel primo pomeriggio ha provocato la caduta di alberi e la chiusura di diverse strade, da Mostacciano al Flaminio. Centoquaranta le richieste di interventi arrivate ai vigili del fuoco. Per oggi sono previste nevicate sui tratti appenninici del Lazio, burrasche e forti venti sul litorale, acquazzoni nella Capitale. La Protezione civile ha diramato un avviso di allerta arancione nella regione.

Diversi i crolli di alberi, non hanno provocato feriti ma danni alle auto e disagi per al circolazione. Un grosso tronco è venuto giù in via Donatello, a pochi metri dal lungotevere. L’albero si è spezzato crollando sui cassonetti e un’auto parcheggiata che è stata danneggiata. A Mostacciano un pino marittimo si è abbattuto su due macchine in sosta in via Beata Vergine del Carmelo, la strada è stata chiusa. Alberi crollati anche sulla via Prenestina, in via Flaminia all’altezza del chilometro 53,900 in direzione di Terni, sull’Ostiense, sull’Appia e sulla Braccianese. Per colpa del maltempo si sono verificati anche diversi incidenti stradali.

A Monteverde, in via Ferdinando Palasciano, all’altezza del civico 99, si è aperta una voragine. La strada è stata chiusa al traffico tra piazza della Trasfigurazione e via di Monteverde. Traffico in tilt sul Muro Torto, sulla Tangenziale Est all’altezza di via Salaria e in direzione dello stadio Olimpico, ma anche sulla via Flaminia e sulla Casilina. Per allagamenti nel pomeriggio è stata chiusa la via Ardeatina, all’altezza del Santuario del Divino Amore. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire per rimuovere i tronchi caduti e i rami pericolanti, per gli allagamenti nelle cantine e nei sottoscala, per i cornicioni e le tegole che si sono staccati a causa del vento.

Disagi anche nelle metro: sulla linea A fuori servizio i montascale nelle stazioni di Lucio Sestio, Colli Albani, Arco di Travertino, Giulio Agricola, Lepanto, Ottaviano, gli ascensori a Manzoni e le scale mobili alle fermate Cipro e Furio Camillo. Sulla linea B chiusi invece gli ascensori a Marconi e Policlinico.
Allerta maltempo anche in provincia. I temporali hanno fatto ingrossare i corsi d’acqua che vengono monitorati costantemente. Sorvegliato speciale a Ciampino è il fosso Patatona. Il vento ha provocato la caduta di un albero a Monte Compatri che ha bloccato una strada. Anche a Frascati un tronco si è abbattuto su due auto parcheggiate lungo Corso Italia, danneggiandole. Strade allagate anche a Rocca di Papa, Rocca Priora e Grottaferrata.

Nelle prossime ore si prevede un abbassamento della temperatura e fin da oggi potrebbero arrivare fiocchi di neve nei Comuni castellani
più alti: Rocca di Papa, Monte Compatri e Rocca Priora. Sospesi i collegamenti con gli aliscafi da e per Ponza e Ventotene fino a stamattina per le condizioni del mare.
Con la pioggia si scatena anche la polemica politica. «Strade divenute torrenti, buche che sembrano laghi, e novità di quest’anno, mondezza non raccolta che galleggia», attacca il pd. Allagamenti come ogni volta che piove. Città paralizzata. Eppure il Comune aveva promesso un Piano foglie con 34 squadre in più per la raccolta. Non ha funzionato.

Nella storia umana le alluvioni sono state anche rappresentate come lo strumento per una palingenesi (il diluvio universale) o la feconda nascita di una civiltà (le inondazioni del Nilo). Ma normalmente sono soltanto disgrazie, gravi calamità per le popolazioni che ne sono colpite, una sfida crescente per l’uomo, per l’ambiente e, anche, per l’industria assicurativa. Nel 2013, fin dove giungono le ultime rilevazioni di Sigma- Swiss Re, due delle tre principali catastrofi naturali (per danni assicurati) che hanno funestato il pianeta sono state appunto inondazioni. In Italia, negli ultimi 10 anni, sono stati spesi circa 4 miliardi di euro, attinti dalle casse pubbliche, per mitigare i danni prodotti dalle alluvioni. Ben 1492 comuni, secondo le tabelle del Pai (Piani per l’assetto idrogeologico), sono localizzati nelle aree a rischio di simili accadimenti. L’Irpi-Cnr, il centro studi che censisce soltanto i casi più gravi con seguito di morti o feriti, ha registrato nel 2014 13 grandi eventi con un tributo di 20 morti. Ciò che colloca l’anno appena trascorso tra quelli più luttuosi degli ultimi cinquanta anni. L’impatto delle inondazioni sta crescendo e il trend, peraltro non lineare, è la conseguenza di cambiamenti climatici – è l’opinione prevalente tra gli studiosi – e di fattori cosiddetti antropici connessi alla densità della popolazione, allo sviluppo urbanistico e all’evoluzione socioeconomica del territorio. Concause, quest’ultime, che invece appaiono incontestabili.
A dispetto di simili cifre l’industria assicurativa soltanto in parte riesce ad offrire soluzioni per la copertura del rischio alluvioni. Polizze sono normalmente disponibili per le aziende, come estensione delle coperture property ai danni prodotti dalle catastrofi naturali (soprattutto alluvioni o terremoti). Per questi contratti si stima che nel 2014 l’esposizione complessiva delle compagnie, in termini d somme assicurate, abbia raggiunto i 350 miliardi di euro. È invece sostanzialmente assente l’offerta di protezione per le abitazioni private.

A tenere lontani gli assicuratori concorrono i rischi di antiselezione del portafoglio, cioè il pericolo di vedere concentrata la domanda di polizze nelle zone a ridosso dei corsi d’acqua o circoscritta ai soli piani terra o seminterrati. Inoltre il processo di tariffazione è difficoltoso poiché è necessario distinguere, e condividere con gli assicurati, fattispecie diverse come esondazioni, allagamenti etc.
A differenza di quel che avviene per le aziende, la dimensione comunque modesta dei premi delle polizze dedicate alle abitazioni non permette l’utilizzo ex-ante di perizie utili per censire il rischio e mitigarlo con efficaci misure di prevenzione. Infine le compagnie non dispongono attualmente di una modellistica consolidata e condivisa con i mercati internazionali sul rischio retail, ciò che ostacola il ricorso alla riassicurazione. Mentre per i terremoti le aree a rischio sono da tempo conosciute ed omogenee (ciò che ha permesso negli ultimi anni la crescita di una significativa offerta di coperture contro tali eventi), per le inondazioni è diverso. Ogni bacino idrico può presentare situazioni a rischio la cui magnitudo è esposta a frequenti cambiamenti in relazione ai mutamenti urbanistici, alla manutenzione ed all’efficienza degli indotti utilizzati per canalizzare e smaltire le acque e l’esposizione al rischio può cambiare in modo rilevante anche per manufatti collocati a poca distanza l’uno dall’altro.
Nonostante queste difficoltà l’industria assicurativa italiana è ben consapevole che esiste una domanda potenziale da soddisfare per prodotti di copertura rivolti specificatamente alle famiglie e agli immobili di abitazione. E non è insensibile alle sollecitazioni che, da parte istituzionale, sono venute di recente per superare le attuali criticità ed integrare anche le alluvioni nel sistema pubblico-privato di tutela delle catastrofi naturali di cui si sta discutendo da anni. Con questo documento, frutto di un’ampia consultazione di mercato, vengono per la prima volta esposti i “presidi tecnici” che gli assicuratori italiani considerano indispensabili per poter costruire una nuova famiglia di polizze. In particolare:
1) in previsione della costituzione di un sistema pubblico-privato di copertura degli eventi sismici si considera opportuno estendere la tutela anche alle alluvioni ma soltanto dopo una fase di start-up dell’eventuale sistema che consenta di raggiungere una massa critica in grado di minimizzare i rischi di antiselezione;
2) occorre definire il perimetro della prestazione assicurativa e dei criteri di operatività della copertura;
inoltre vanno definite chiaramente le responsabilità per realizzare i necessari interventi di manutenzione e difesa del territorio per mitigare il rischio alluvionale;
3) in assenza di perizie preventive occorrerebbe quantomeno classificare gli edifici sulla base della loro vulnerabilità alle diverse catastrofi naturali;
4) è infine necessario l’accesso a tutte le informazioni disponibili prodotte dalle più diverse amministrazioni pubbliche ai fini della gestione del rischio alluvionale.
Si ritiene che tali presidi potrebbero nel tempo consentire al settore assicurativo di assolvere alla sua funzione di protezione anche in questi nuovi ambiti di rischio così da mettere in sicurezza il patrimonio abitativo delle famiglie italiane contribuendo alla tutela ambientale con quelle azioni di prevenzione che sempre accompagnano l’intervento di un assicuratore.

Un fenomeno in crescita
L’Italia è un paese a forte rischio idrogeologico a causa della sua morfologia e dell’alta densità di popolazione. Secondo l’ultimo studio del Consiglio Nazionale dei Geologi, relativo al 2009, vi sono circa 6 milioni di persone residenti nei 29.500 chilometri quadrati del territorio nazionale considerati ad alto rischio di alluvioni o allagamenti. Includendo anche il fenomeno delle frane, lo studio ha censito circa 1.260mila edifici, tra cui 6000 scuole e 531 ospedali, esposti ai fattori idrogeologici. Della popolazione a rischio circa un milione di persone vive in Campania, oltre 800mila in Emilia Romagna e oltre mezzo milione in Piemonte, Lombardia e Veneto.
Stime sostanzialmente analoghe giungono dalla Direzione generale per la difesa del suolo del Ministero dell’Ambiente. I dati raccolti, provenienti soprattutto dai Piani per l’Assetto Idrogeologico (Pai) definiti a livello locale, hanno consentito di redigere nel 2013 una ” carta delle aree ad alta criticità idrogeologica”. Ebbene (fig.1) ben 1492 comuni (il 18,6% del totale) hanno aree esposte al rischio di alluvioni ma, includendo anche quello di frane, il loro numero sale vertiginosamente a 6.693 e rappresentano la grande maggioranza dei comuni italiani (l’81,9%). La stima della superficie a rischio è del tutto analoga a quella contenuta nel documento dei geologi. Le aree a forte criticità idrogeologica sono pari, complessivamente, a 29.517 chilometri quadrati per il 58% esposte al pericolo di frane e per il resto a quello di alluvioni.

Più frammentate sono le informazioni sull’andamento nel tempo dei sinistri cioè, in concreto, sulla catalogazione delle alluvioni e delle frane che si verificano ogni anno in Italia. Fino al 2002 i dati erano raccolti dal Sici (sistema informativo sulle catastrofi idrogeologiche) costituito nell’ambito del Cnr, che alimentava la banca dati Avi.
In quel contenitore erano annualmente rilevati i sinistri con indicazioni di massima anche sui danni causati da ciascun evento. Per il periodo 1900-2002 Avi ha censito 29mila alluvioni che hanno interessato 14mila località. Anche la disponibilità di un simile materiale documentale ha consentito all’Ania ed al broker assicurativo Guy Carpenter di simulare nel 2011 i danni potenziali al patrimonio abitativo in conseguenza di alluvioni (definite esclusivamente come esondazione di tratta fluviale) nell’ambito di una proposta di copertura dai rischi delle catastrofi naturali (terremoti e alluvioni). Dal 2002 Avi ha cessato di essere alimentata, per mancanza di fondi, e da allora sono disponibili i rapporti del centro studi Irti-Cnr che annualmente pubblica informazioni
sugli eventi idrogeologici di maggiore rilevanza, quelli con un seguito di morti e feriti. Per il 2014 sono stati complessivamente censiti 42 gravi accadimenti, tra frane e alluvioni, con un seguito di 34 morti. Circoscrivendo l’analisi alle alluvioni gli eventi sono stati 13 con 20 morti. Le regioni più colpite sono state quelle del centronord ed in particolare la Liguria in cui gli eventi luttuosi hanno interessato 71 località con 5 persone decedute. Lo stesso centro di ricerche ha pubblicato nei mesi scorsi anche un rapporto su “cinquanta anni di frane ed inondazioni in Italia (1964-2013)” che hanno complessivamente causato oltre duemila morti ed altrettanti feriti. Limitatamente alle inondazioni, in questo lungo arco temporale le vittime accertate sono state 710. Il Piemonte (126 morti), la Sicilia (103) e la Liguria (83) sono state le regioni più colpite.
Il censimento dei grandi eventi permette di cogliere nel periodo 2011-2014  un certo aumento nell’intensità dei fenomeni anche se la rilevazione, anche per il modo con cui è concepita, non presenta un andamento lineare e non permette di giungere a conclusioni definitive.

Disastri ambientali, colpa dell’uomo e anche di un clima che sta cambiando
Se questi sono i dati sui fenomeni alluvionali non è sempre agevole individuare le cause dei disastri ambientali. L’impatto dei fattori antropici nel circoscrivere o dilatare le conseguenze delle catastrofi naturali non può essere negata. Nel corso dei secoli l’uomo ha cercato di mitigare la forza delle acque e della pioggia innalzando dighe, costruendo canalizzazioni adeguate a favorire il deflusso delle
acque, addirittura modificando il tracciato dei fiumi. Sul fronte opposto agiscono le conseguenze dell’urbanesimo, dell’aumento della popolazione, della riduzione del patrimonio boschivo, di scelte urbanistiche dissennate con la costruzione di abitazioni anche nell’alveo di fiumi o torrenti. Una recente indagine condotta dall’Istat (Istituto nazionale di statistica) sul “Benessere equo e sostenibile in Italia”(2014) ha documentato  una crescente preoccupazione sociale sulla mancanza di un’adeguata tutela del territorio e dell’ambiente.

Un aspetto di solito trascurato tra i non addetti ai lavori riguarda l’incremento delle percentuali di suolo impermeabile, prodotto dall’urbanesimo e dalla cementificazione. Alle prese con quella coperture le acque, non assorbite adeguatamente dal terreno, si
scaricano a valle con forza e con effetti devastanti come la recente esperienza dell’alluvione a Genova (2014) ha mostrato. Intervenuto ad un convegno promosso nel 2014 dall’ordine degli ingegneri di Roma, Salvatore Grimaldi (docente all’Università della Tuscia e al Polytecìhnic Institute dell’Università di New York) ha illustrato le ultime rilevazioni sulla variazione del suolo impermeabile (fig.7) giungendo a conclusioni allarmate: “Tali forti variazioni non possono che supportare l’idea che in certe aree del paese è avvenuta una significativa variazione della risposta idrogeologica dei bacini idrografici, con fenomeni di piena decisamente amplificati”.
Ai danni prodotti dall’uomo si aggiungono poi gli effetti dei cambiamenti climatici sulle precipitazioni. Negli ultimi decenni (“aggiornamento dello studio sulla pericolosità meteorologica a scala nazionale – i parametri grandine, vento e precipitazioni”, Marina Baldi, Virginia Ciardini, John David Dalu, 2011) è stata osservata in Italia una
lieve diminuzione delle precipitazioni associata però ad una loro maggiore intensità. In particolare uno studio redatto dal prof.Giampiero Maracchi ha registrato un forte aumento degli “eventi estremi di precipitazione ” nel decennio 1990-2000. È proprio la forza delle piogge, concentrate in un arco temporale più ristretto, a causare il maggior numero di inondazioni e di danni . C’è comunque da ricordare che, per le caratteristiche del suo territorio, l’Italia è stata storicamente sempre esposta a catastrofi idrogeologiche. Nell’Ottocento, a Genova, una delle tante inondazioni ebbe come testimone d’eccezione l’economista David Ricardo  che la descrisse con toni analoghi a quelli utilizzati dagli attuali commentatori nel corso dei recenti nubifragi.

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