Maria Elena Boschi, book fotografico in Canada (a spese nostre) infastidisce Palazzo Chigi

Ex ministro per le forme, Maria Elena boschi e sotto l’occhio del ciclone. Tutto nasce da un viaggio istituzionale in Canada sottoporsi ad un servizio orografico pagato € 1000. La cifra, come di consueto pagata dallo Stato, e quindi da tutti i cittadini italiani. La notizia è stata divulgata dal fatto quotidiano. La vicenda risale allo scorso settembre, quando l’attuale sottosegretaria alla presenza del consiglio si recò in Canada per far parte ad un seminario sul populismo.

Renzi e Gentiloni divorziano? Una domanda che sorge spontanea. Durante il consiglio dei ministri di ieri, riunito per la nomina e conferma di Ignazio Visco a governatore della Banca d’Italia, la corrente renziana del governo era assente. Per ragioni diverse Maria Elena Boschi, Maurizio Martina e Luca Lotti hanno dato forfait. Anche Graziano Delrio non pervenuto. È la primissima volta che i ministri più renziani di tutti si assentano in blocco, a rimarcare una distanza ormai tangibile fra il segretario Pd e Paolo Gentiloni. È stato Dario Franceschini l’unico a prendere la parola: «Siamo in una situazione talmente complicata che propongo di accogliere la proposta del presidente senza aprire un dibattito».

Inizia e finisce così un cdm lampo che è destinato a lasciare una ferita profondissima fra la truppa renziana e il resto del governo. Al termine della riunione gli altri ministri del Partito democratico Andrea Orlando, Anna Finocchiaro, Roberta Pinotti e Marco Minniti, si sono fermati a lungo a discutare fra loro: dal capannello è emerso un forte disappunto per la scelta dei colleghi renziani di disertare il Cdm. Intanto Matteo Renzi, rispondendo ieri alle domande di Bruno Vespa, ha spiegato che la conferma di Ignazio Visco non ha incrinato i rapporti fra lui e il premier: «Credo che abbia fatto bene il suo lavoro, sempre. Non condivido una sua scelta, quella di Visco, ma rispetto il presidente del Consiglio e le sue funzioni. E abbiamo mille battaglie da fare insieme, ancora». Ma suonano come parole di calma che preludono alla tempesta. L’assenza del “Giglio Magico” potrebbe essere la definitiva presa di distanza da Paolo Gentiloni.

C’è una discussione che ruota intorno al viaggio di Maria Elena Boschiin Canada. Viaggio istituzionale oppure no? Un articolo di Carlo Tecce per Il Fatto Quotidiano pone infatti il dubbio sulla visita della sottosegretaria Maria Elena Boschi in Canada dello scorso settembre. Secondo il giornale diretto da Marco Travaglio l’ex ministra delle Riforme è intervenuta a un seminario politico spacciandolo per impegno istituzionale, sarebbe volata a Montreal solo per tessere relazioni.

Stando a quanto scrive Carlo Tecce la vicenda emerge da una fattura di un fotografo da saldare trasmessa dall’ambasciata d’Italia di Ottawa per un servizio fotografico da oltre mille euro. Non un alto compenso da versare, ma necessario? E soprattutto si domanda Il Fatto, “da impegno istituzionale?”.

Secondo Il Fatto, la sottosegretaria Boschi,che in Canada è intervenuta al Global Progress, un seminario di matrice riformista di centrosinistra organizzato da diversi centri studi, avrebbe riempito l’agenda con una serie di impegni istituzionali solo per giustificare la presenza agli incontri del 15 e 16 settembre a Montreal: una stretta di mano con la ministra canadese alle Pari Opportunità, un brindisi all’Istituto di Cultura di Toronto e una passerella al Centro canadese di architettura. Uno dei particolari poco chiari evidenziato è il divieto di ingresso ai giornalisti e l’assenza di un resoconto ufficiale e di conferenze stampa.

Come riporta anche Giornalettismo:

Il conto del fotografo avrebbe poi innescato un dibattito interno a Palazzo Chigi sul controllo dei movimenti dell’ex ministra perché non incluso nel preventivo, che solitamente riguarda biglietti dell’aereo e stanze d’albergo. Del presunto viaggio della sottosegretaria (il preventivo è stato autorizzato dal fedelissimo segretario generale Paolo Aquilanti, l’unico dirigente della Presidenza del Consiglio che valuta le spese della Boschi) esiste solo un diario della ex ministra: qualche pensiero su Facebook e foto su Instagram.

Eccolo, il grande ritorno di Maria Elena Boschi, acceso da due parole: conflitto e interessi. Conflitto di interessi. “Risponderemo colpo su colpo”, agli “attacchi” sull’Etruria. Colpo su colpo, come amava ripetere Silvio Berlusconi, quando la tensione alimentava una sindrome dell’assedio, allora politico, mediatico, giudiziario. Colpo su colpo oggi contro Di Maio, ma anche contro chi, a sinistra, ha parlato del conflitto di interessi sul sottosegretario che partecipa a un consiglio dei ministri, dove si nomina il governatore di Bankitalia che, in teoria, potrebbe cambiare, rimodulare e comunque intervenire sulle multe comminate a suo padre su Etruria.

 #Dacci la data, “puoi portare anche la claque”. Vespa è pronto, ha già dato disponibilità per il 7, l’8, il 9 novembre, sulle poltrone bianche dell’eterna terza Camera preferita alle due ufficiali dal potere che difende se stesso. Come pronto accolse l’ex ministro delle riforme nella sua prima uscita dopo il referendum, a parlare di parità di genere e poca politica, nella fase zen della Boschi, quella del “facciamoci dimenticare dagli italiani”. Poca tv, scatti in palestra immortalati su instagram, post su disabili, orgia di politicamente corretto dopo le lacrime e il sangue del 4 dicembre.
Ora Maria Elena Boschi twitta a raffica, parla a Democratica, novello house organ del renzismo, sfida, rilancia, rilancia ancora. Un senatore che la conosce bene, per far capire quale è il clima che si respira, dice: “Se va avanti così, è capace che accetta anche la sfida in piazza…”. Perché questa storia non ha a che fare con vanità e la smania di protagonismo, come una qualunque passerella al cinema di Venezia, con i turisti americani che si domandano “ma chi è quell’attrice bellissima?”, come riportarono le cronache del Corriere, e la notizia che diventa la più cliccata su google. È un’altra cosa: difesa che diventa attacco, anzi attacco come miglior difesa, personale e della Ditta (politica s’intende) perché “noi non abbiamo scheletri nell’armadio” ha detto Renzi a In Mezz’ora. Come un pugile che è all’angolo da mesi, il sottosegretario cerca un colpo sotto la cintura, perché la sconfitta ai punti sembra annunciata. Prosegue il senatore: “Lei è pronta anche ad essere ascoltata nella commissione banche, le abbiamo detto di rifletterci. Dice: ci hanno massacrato per due anni, ora non dobbiamo scappare, perché non si possono perdere le elezioni su questo”.
Parlando con i parlamentari del Pd, l’imbarazzo è palpabile, in questo nuovo 4 dicembre in cui quelli che avrebbero lasciato la politica se avessero perso chiamano a un nuovo plebiscito. Il “giglio magico” contro tutti, che sulle banche si muove con la logica del putsch, all’insaputa del governo. Una fonte informata dice a microfoni spenti: “La traccia è questa: da quale mail è partita la mozione recapitata a Baretta per far fuori Visco? Da quella dell’ufficio legislativo del Pd alla Camera o da quella dell’ufficio legislativo di palazzo Chigi? La Finocchiaro era furibonda proprio per questo, perché era partita dagli uffici del governo”.
 Uffici trasformati in un bunker, come in un bunker è Renzi al Nazareno, dove il segretario (ne scrisse Repubblica) ha scelto la stanza che fu del tesoriere Luigi Lusi. Porta blindata e citofono. A palazzo Chigi c’è da sempre un’ala con un codice di accesso per entrare, solo che per consuetudine, ai tempi di Berlusconi e di Enrico Letta, veniva garantito un accesso libero. È stato ripristinato per accedere nelle stanze della Boschi, che lo condivide con i suoi più stretti collaboratori del Dagl. Il dettaglio però è indicativo una distanza rispetto al premier, quasi di una separazione in casa di mondi che rispondono a logiche diverse.

Nella riservatezza di queste stanze, sempre a proposito di controllo sulle banche già si prepara la prossima mossa: la nomina sul presidente di Consob, l’istituto di vigilanza che, anch’esso, comminò una multa a Boschi senior sul caso Etruria. Due i nomi sul tavolo: la Boschi preferirebbe Roberto Garofoli, capo di Gabinetto al Tesoro; l’altro nome molto apprezzato dal “giglio” è Marco Fortis, il tecnico “ottimista”, già tremontiano, i cui dati vengono indicati come una bibbia per le apparizioni tv dei renziani. E, come nel caso di Bankitalia, la scelta a arriva fuori dai bunker solo in un secondo momento.

Va così, in clima in cui mezzo partito è terrorizzato perché in quelle stanze si fanno le liste elettorali. E sopporta anche le umiliazioni. Alla cerimonia per i dieci anni del Pd, a un certo punto a Graziano Delrio, seduto in prima fila vicino a Renzi e Gentiloni, è stato chiesto di alzarsi da un ragazzotto dell’organizzazione. Il ministro pensava che, per ragioni di sicurezza, dovesse lasciare il posto a Minniti o alla Pinotti, i più scortati. Poco dopo si è seduta, al suo posto in prima fila, Maria Elena Boschi, in versione donna bandiera tricolore, tacco rosso, pantalone bianco, camicetta verde. Accanto è arrivato Francesco Bonifazi, sbottonato di due bottoni. Petali di un giglio che non si sente appassito.

Maria Elena Boschi: ecco cos’ha detto sugli stipendi delle calciatrici

La Boschi e gli stipendi delle calciatrici? Sembra uno strano matrimonio ma di fatto è un’unione che c’è stata. La politica del Pd può piacere o meno ma è indubbio che sappia il fatto suo e che sappia anche argomentare le sue idee. Ecco perché, ogni volta che parla, scoppia il putiferio. Le dichiarazioni della Boschi sui salari nel calcio femminile ne sono (ennesima) riprova. In un discorso più ampio e con l’idea di non venire mai meno al suo ruolo istituzionale, la toscana ha twittato sul tema e da là è partito un attacco imperiale degli haters. Chi la prendeva in giro, chi la insultava e chi faceva contro-politica. Cos’avrà mai detto di assurdo? Scopriamo il tweet della Boschi sulla situazione dei guadagni delle giocatrici di calcio e quel che ha generato sul web.

La Boschi sugli stipendi delle calciatrici ha così twittato sul suo profilo ufficiale:

«Norvegia: sancita parità salariale tra calciatori e calciatrici. Domani con @LottiLuca daremo vita a tavolo di lavoro su questi temi»

La sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, come sempre, ha generato il marasma in rete. E’ molto amata ma anche molto odiata e non è mancato chi ha ironizzato che forse, nella scala delle priorità, bisognasse pensare prima alla categoria degli operai. Alcuni detrattori, poi, hanno detto che si trattava di un hackeraggio dell’account mentre altri hanno ricordato alla donna i problemi dei poveri, dei pensionati, dei terremotati e dei giovani disoccupati. Ci sono anche stati sfottò divertenti sulle parole della Boschi sul calcio femminile con tweet che le hanno consigliato di dedicarsi al bungee jumping o all’ippica. Il più divertente? Eccolo:

«Prossimo goal la parità salariale tra astronauta (femmina) ed astronauto (maschio) !!!»

La parità salariale tra uomini e donne in Norvegia

Il confronto della politica col paese scandinavo non è andato giù a tutti. Anche solo confrontare la Norvegia con l’Italia fa sorridere per gradi di civiltà molto distanti. L’ex capitano e CT della nostra Nazionale femminile Carolina Morace, in merito, ha scritto su Twitter:

«In Norvegia sono avanti anni luce, è una società che rispetta davvero i generi, da noi è una cosa impensabile»

Gli impegni della Boschi

Forse quel che ha detto la Boschi sugli stipendi delle calciatrici ha acceso la polemica per via della sua vita, mostrata su Instagram, molto intensa ma, a detta di alcuni, molto poco fattiva. Negli ultimi mesi il Sottosegretario è passata dalla festa della donna dell’ 8 marzo al Lingotto di Torino a New York per guidare all’Onu la delegazione alla Commission on the Status of Women. Dopo un incontro con Ivanka Trump a Roma, poi, ha discusso di parità nelle carriere scientifiche al G7 di Taormina.

Le calciatrici più forti

Considerato che se ne parla, l’occasione è propizia per avere chiaro in testa il mondo del calcio femminile che, ovviamente, non gode dello stesso prestigio di quello maschile. Chi sono le campionesse del pallone? Ecco una lista:

Marta (Forward, Brazil);
Mia Hamm (Forward, USA);
Michelle Akers (Forward/defensive midfielder, USA);
Birgit Prinz (Forward/attacking midfielder, Germany);
Sun Wen (forward, China);
Abby Wambach (forward, USA);
Homare Sawa (Forward, Japan);
Kelly Smith (Forward, England);
Christine Sinclair (Forward, Canada);
Nadine Angerer (Goalkeeper, Germany);
Kristine Lilly (Midfielder/forward, USA);
Hege Riise (Midfielder, Norway);
Sissi (Midfielder, Brazil);
Briana Scurry (Goalkeeper, USA);
Carin Jennings-Gabarra (Midfielder, USA):
Joy Fawcett (Defender, USA);
Pia Sundhage (Forward/midfielder);
Hope Solo (Goalkeeper, USA);
Lily Parr (Forward, England);
Silke Rottenberg (Goalkeeper, Germany).
Ma sono anche le giocatrici di calcio più pagate? Giudicatelo da soli scorrendo la classifica:

Marta Vieira da Silva – $500.000: Il numero 10 del calcio femminile, brasiliana, detiene il record di gol segnati nei Mondiali (15 gol). Giocatrice dell’anno FIFA nel 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010. Gioca in Svezia, nel Rösengard;
Alex Morgan – $450.000: Stella del calcio femminile e della nazionale statunitense. Medaglia d’oro a Pechino e Londra. Ad inizio 2017, ha deciso di trasferirsi in Europa per 6 mesi, per vincere la Champions con il Lione;
Abby Wambach – $300.000: La punta americana è la top-scorer internazionale a livello di selezioni nazionali (170 gol). Giocatrice dell’anno della Fifa nel 2012. Si è ritirata nel 2015, dopo la vittoria del Mondiale;
Sydney Leroux – $92,500: Calciatrice del FC Kansas City. Medaglia d’oro con gli Stati Uniti a Londra 2012;
Nicole Banecki – $90.000: Giocatrice tedesca, di origine camerunense. Una delle stelle in patria con la divisa del SC Friburgo;
Amandine Henry – $70.000: Seconda miglior giocatrice del Mondiale di Canada 2015 con la maglia della selezione francese. Attualmente gioca per i Portland Thorns FC, negli Stati Uniti;
Nilla Fischer – $67.500 anuales: giocatrice svedese di caratura internazionale. Difende i colori del club tedesco Wolfsburg;
Hope Solo – $65.000: portiere statunitense dei Seattle Reing FC. Medaglia d’oro Olimpica nel 2008 a Pechino e nel 2012 a Londra;
Jonelle Filigno – $60.000: giocatrice canadese che gioca per il Sky Blue FC. Medaglia di bronzo a Londra 2012;
Laure Boulleau – $60.000: giocatrice del Paris Saint-Germain e della nazionale francese.
E’ chiaro che la proposta di Maria Elena Boschi sugli stipendi delle calciatrici sia una questione da contestualizzare. Il fatto di averne parlato sul suo profilo Twitter non ne fa un tema caldo o prioritario ma solo un passaggio da tenere a mente grazie allo spunto dell’attualità norvegese. A prescindere dalle vostre idee politiche sull’operato del Sottosegretario, è indubbio che sia un perfetto esempio di come sia complessa da gestire la comunicazione sul web e, più nello specifico, sui social network. Tutti hanno diritto ad esprimere la propria opinione, lo sancisce l’articolo 21 della Costituzione Italiana, ma il confine tra questa libertà e la possibilità di sfogare le proprie frustrazioni è sottile. Forse, questo sì, è un punto cardine su cui legiferare il prima possibile.

“Fuori la Boschi dal Cdm su Bankitalia”. Mdp riapre lo scontro con il Pd. Interrogazione contro “il conflitto d’interessi” di Maria Elena

Il conflitto d’interessi di Maria Elena Boschi è la pietra tombale sul dialogo tra Mdp e Pd, fiorito e insieme appassito ieri nell’arco di poche ore. Nemmeno il tempo di aprire e richiudere i giornali, ed ecco che l’abboccamento è morto e sepolto. La mazzata finale arriva da Arturo Scotto, uno dei leader della pattuglia parlamentare bersaniana. E suona più o meno così: “Fuori la Boschi dal Consiglio dei ministri che proporrà il nuovo governatore della Banca d’Italia”.

Durissima anche la motivazione: sulla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio grava la scure di un pesante conflitto d’interessi. Non è una “semplice” posizione politica. Scotto ha messo agli atti un’interrogazione parlamentare diretta a Paolo Gentiloni e a Pier Carlo Padoan. La richiesta formale che la porta della stanza di Palazzo Chigi che accoglie il plenum dei ministri rimanga chiusa per l’ex ministro delle Riforme.

Il collegamento è presto fatto. Boschi sr. è stato sanzionato per le vicende di Banca Etruria. Ha due multe sul groppone, una dalla Consob e una da Bankitalia. E il nuovo governatore, in teoria, potrebbe mutare decisioni che sembrano ormai consolidate.

Un passaggio che Scotto mette in questi termini: “L’interessamento da parte di un esponente di spicco dell’attuale Governo e titolare di un ruolo strategico per quanto concerne le decisioni in seno al Consiglio dei Ministri, come per l’appunto quella sulla nomina del Governatore della Banca d’Italia, suscita gravi perplessità, anche alla luce di quanto disposto dalla normativa che regola le operazioni per i soggetti in conflitto di interesse, considerato che il padre dell’On, Boschi, Pier Luigi Boschi – le cui attività in qualità di ex Vice Presidente di Banca Etruria sono state a lungo oggetto della vigilanza bancaria e finanziaria operata da Palazzo Koch – e comunque rientrante nella fattispecie giuridica “stretti familiari” di cui alla Circolare n. 263 del 27 dicembre 2006 della Banca d’Italia, che stabilisce precise disposizioni sui conflitti di interesse nei confronti di soggetti collegati, come per l’appunto la Sottosegretaria Boschi”.

Senza contare che, secondo le cronache dei giorni scorsi, la Boschi è stata anche la regista della mozione dei Democratici contro Ignazio Visco. Operazione della quale ha tenuto oscuro fino all’ultimo i colleghi ministri, perfino Gentiloni. Suscitandone le reazioni irritate.

Per questo Mdp chiede ufficialmente a Gentiloni e Padoan di “sospendere” la partecipazione della zarina del Giglio magico dal Cdm che il prossimo 27 ottobre dovrà valutare il nuovo inquilino di Palazzo Koch. La reazione è facilmente prevedibile. Appena sabato scorso, il presidente del Pd Matteo Orfini, a precisa domanda, rispondeva così: “Trovo questo argomento francamente ridicolo”. Ma al di là dell’esito, l’interrogazione di Scotto segna un punto di cesura politico difficilmente ricucibile nel breve periodo. E lo fa mettendolo per iscritto, nero su bianco. Quasi fosse una dichiarazione di guerra. Formale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Copy Protected by Chetan's WP-Copyprotect.