Marijuana legale in Italia boom di ordini ogni trenta secondi: “La cannabis si può fumare liberamente”

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Arriva in Italia e anche nella Capitale, la marijuana legale. Si chiama EasyJoint e con il suo basso contenuto di TCH rientra nei limiti concessi dalla legge. E’ possibile perciò consumarla anche prima di mettersi alla guida, poiché produce soltanto un effetto rilassante sul corpo.
La distribuzione, giunta in diverse città italiane, parte dal Canapaio ducale di Parma.
Siamo andati al negozio Joint Grow di via Carlo Amoretti, zona Monti Tiburtini, per scoprire i tanti usi di questa canapa legale.

In Italia sono 85 i negozi che vendono la marijuana light, il prezzo di un vasetto da 8-10 grammi è di 17 euro. Senza ancora sapere se l’esperimento tentato da Easy Joint sia destinato a trasformarsi in una moda passeggera o in una rinnovata tendenza duratura, comunque la si pensi, il numero di ordini pone nuove sfide ai legislatori e ridimensiona quell’enorme fenomeno legato allo spaccio che ha assunto i contorni di un’autentica piaga sociale.

L’idea della canna leggera è nata in Svizzera, l’erba utilizzata per Easy Joint invece viene prodotta dagli agricoltori che coltivano già la canapa sativa a livello industriale. “E la cosa curiosa è che non si tratta affatto di ragazzini in cerca di sballo, anche perché non lo dà, ma di una comunità di persone che ha trovato uno spazio dove poter confrontarsi, con clienti che il più delle volte sono over 35”.

Ecco le storie di donne che hanno fatto impresa attorno alle droghe leggere proprio mentre in Italia fa notizia in questi giorni Easy Joint, l’azienda che vende l’erba Eletta Campana, varietà italiana con il THC (tetraidrocannabinolo, principio psicoattivo della marijuana) inferiore allo 0,6 per cento, il limite di legge consentito: “Un ordine ogni 30 secondi”, ha dichiarato a Repubblica uno degli ideatori, Luca Marola – . Da quando abbiamo presentato il prodotto alla Fiera di Bologna l’interesse è stato altissimo. Vogliamo ricordare che questa non è la marijuana per come la si intende di solito, ma è un’erba che ha bassissimo Thc e fino al 4% di cannabidiolo (CBD), ovvero il principio contenuto nella cannabis che non ha effetti psicoattivi, ma soltanto sedativi. Così, tra curiosi, appassionati, persone che volevano provare l’erba per problemi di ansia, insonnia, dolori mestruali e altro si è sparsa la voce e sono arrivati i primi ordini. Ad oggi già 85 negozi in tutta Italia la stanno vendendo e le richieste sono così elevate che abbiamo dovuto costituire una società, assumere dei dipendenti e bloccare la vendita online perché non riuscivamo a gestirla”.

Marijuana, i numeri del mercato della marijuana

Sono ultrasessantenni ed hanno deciso di dedicare la loro seconda vita alla cannabis. Sono le “marijuana entrepreneur”, imprenditrici di successo che grazie ad una serie di idee vincenti hanno dato vita ad aziende e progetti che ruotano intorno alle droghe leggere. Un vero e proprio trend, dato il numero in forte crescita di donne d’eta’ compresa tra i 50 e i 70 anni che hanno avviato delle attivita’ imprenditoriali legate alla cannabis. Tutte hanno tratto ispirazione dalla propria esperienza personale, essendo consumatrici di marjuana ad uso terapeutico oppure vicine a familiari che la utilizzano.

Come Jeanine Moss, sessantadue anni, di Marina Del Ray, in California. Nel 2014 un problema alle ossa l’aveva costretta a lasciare il suo lavoro di consulente commerciale. Dopo l’operazione all’anca, i dottori le prescrissero delle medicine a base di oppiacei che le provocavano disorientamento e stordimento. Furono questi disturbi a spingerla a provare la marijuana ad uso terapeutico, legale in California. Dopo una settimana la signora aveva abbandonato tutte le medicine tradizionali. Jeanine racconta, pero’, l’imbarazzo generale che provavano lei e gli altri coetanei nella sua situazione, soprattutto nel trasportare la marijuana. Si sentivano “come adolescenti in preda al senso di colpa”.

Da questa esperienza personale, nel 2015 e’ nata l’idea di creare una linea di borse e contenitori ermetici in grado di bloccare l’odore, restituendo serenita’ alle persone che acquistano marijuana per curarsi. Oggi la sua azienda, AnnaBis, offre una serie di eleganti prodotti per signore che abbinano fashion e utilita’, garantendo la massima discrezione.

Marijuana, le storie delle “imprenditrici della marijuana”

Ma Jeanine non è la sola. “Si tratta sicuramente di un trend”, come conferma Troy Dayton a capo di Arcview Group, una compagnia che conduce ricerche di mercato legate all’industria della cannabis. Secondo Dayton, nel 2016 il mercato legato alla marijuana medica e a uso ricreativo ha toccato i 6,7 miliardi con un incremento del 34% rispetto all’anno precedente. Il 36% degli imprenditori in questo settore e’ costituito da donne, secondo la rivista Marijuana Business Daily. Una cifra incredibile, se si considera che in generale nelle aziende solo il 22% dei dirigenti e’ in quota rosa. Il motivo? Si tratta di un campo nuovo, in divenire. “Non ci sono pregiudizi nei confronti delle donne di qualsiasi eta’” come invece accade in altri settori. Lo conferma Nancy Whiteman, 58 anni, comproprietaria di Wana Brands, una azienda del Colorado che vende gomme e caramelle a base di tetraidrocannabinolo, principio attivo dellacannabis.

Le opportunità imprenditoriali del mercato della marijuana

Le donne mature, reduci da lunghe carriere, in sostanza sono state capaci di recepire prima degli altri le opportunita’ imprenditoriali di questo mercato, come evidenzia il ricercatore della Brookings Institution, John Hudak, nel suo libro “Marijuana: A Short History”.

Il New York Times racconta la storia di Jane Heatley, sessantasei anni. Dopo una carriera trentennale nel settore immobiliare, nel 2010 la signora era stata costretta a trasferirsi in California per assistere la madre che aveva avuto un ictus. E cosi’ aveva iniziato a somministrare cannabis all’anziana per combattere le sue indigestioni, nonche’ una forma di depressione. Dopo la morte della mamma, Jane ha deciso di aprire la sua propria farmacia. Oggi e’ a capo della William Noyes Webster Foundation che si occupa di farmacie specializzate. Non e’ la sola. Frances Sue Taylor, 69 anni, insegna agli anziani i benefici della marijuana e aprira’ presto a Berkeley una farmacia rivolta agli over 50.

Saponi, creme e dolcetti a base di marijuana

Lyn Kusher, invece, ha 66 anni ed ha fondato Ma Kush’s Natural, una compagnia californiana che vende saponi, creme e dolcetti a base di cannabis. Anche la signora e’ arrivata ad utilizzare cannabis per ragioni legate alla terapia del dolore. Dopo un intervento all’anca, Lyn aveva scoperto i benefici di un unguento a base di cocco e tetraidrocannabinolo, con cui trattava la parte dolorante. Dalla sua esperienza e’ nata l’idea di creare questo tipo di creme anche per altre persone anziane con lo stesso tipo di dolori.

I risultati delle ultime statistiche fanno ben sperare le signore della marijuana, visto che dal 2006 al 2013 l’uso di cannabis tra gli adulti di eta’ compresa tra i 50 e i 64 anni e’ aumentato del 60%. Percentuale che tocca il 250% per gli anziani che superano i 65 anni.

Nel futuro..

Di certo non si nasconde l’intento di accelerare e coadiuvare il processo di legalizzazione della marijuana in Italia, togliendola al controllo delle mafie. I progetti futuri non si fanno aspettare più di tanto: “In autunno, tempo del raccolto, lanceremo altre varietà che andranno ad allargare la gamma del prodotto”, dicono i soci.

Del resto, il suolo italiano appare particolarmente favorevole: la cannabis verrà coltivata senza fertilizzanti dal momento che cresce nel suo ambiente ideale.

Prezzi

Un barattolo da 17€ contiene 8 grammi abbondanti.
Le spedizioni costano 4,80€ per la posta prioritaria, e 3,30€ in posta standard.

A causa della straordinaria richiesta, lo shop online ufficiale è stato chiuso temporaneamente.
Con un po’ di fortuna si può provare nei rivenditori ufficiali (la lista è in continuo aggiornamento sul sito di EasyJoint).

– Canapalpino, BRIBANO
– New Biogroup Grow Shop Alessandria, ALESSANDRIA
– Greenjoy, MIRA
– Green Revolution, AREZZO
– Joint – Grow, Seed, Head shop, ROMA
– Campo di Canapa, FIRENZE
– Vita Verde Indoor Solutions – Grow Shop, MONSANO
– Green People, VIGEVANO
– Semi Matti – Grow Shop, VARESE
– Made in Canapa, LIVORNO
– Qui Canapa, BOLOGNA

Il ritorno della canapa legale in Italia

Per la legalizzazione della cannabis i tempi chiaramente non sono ancora maturi, ma intanto l’Italia è tornata a sdoganare la sua cugina più “innocua”, la canapa. Lo scorso novembre, senza neanche passare per il voto dell’assemblea, la commissione Agricoltura del Senato ha approvato infatti all’unanimità una legge che mira a rilanciare la coltivazione a scopo industriale, della quale fino alla metà del secolo scorso il nostro paese era tra i primissimi produttori al mondo. La notizia è di una portata enorme per l’impatto che potrà avere sull’agricoltura e sulle opportunità di mercato: dalla lavorazione della canapa si possono come sappiamo realizzare un’infinità di prodotti, dai tessuti ai materiali edili, ma anche olio, vernici, saponi, cere, cosmetici, detersivi, carta, imballaggi oltre a pasta e birra.

Coltivare canapa, fino a ieri, non era un reato. Per farlo però era necessario chiedere un’autorizzazione preventiva alle forze dell’ordine, e utilizzare delle varietà di canapa certificate dall’Unione europea, con un contenuto di THC tassativamente non superiore alle 0,2%: tutte condizioni, oltre al diffondersi prepotente delle fibre sintetiche, che nel tempo avevano ridotto il numero di ettari coltivati a canapa ad appena tremila, dai centomila di cento anni fa. D’ora in poi invece non solo non sarà più necessaria alcuna autorizzazione, ma anche la percentuale di THC tollerata aumenterà: “il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa – si legge nel testo – possono essere disposti dall’autorità giudiziaria solo qualora, a seguito di un accertamento, risulti che il contenuto di THC nella coltivazione è superiore allo 0,6%” Inoltre, il ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali destinerà annualmente una quota massima di 700.000 euro per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa. Solo per quanto riguarda i limiti di THC consentiti nei cibi o nei prodotti cosmetici derivati dalla canapa la legge non interviene, demandando la decisione ad ulteriori provvedimenti.

Secondo gli addetti ai lavori con l’approvazione dello scorso novenbre si è siglato un momento storico per tutto il settore: finalmente in Italia si avrà una legge quadro per la filiera della canapa industriale su cui per decenni ha pesato la mala interpretazione delle varie leggi antidroga. Ma oggi finalmente, festeggia la Coldiretti, “le istituzioni sono consapevoli dell’esigenza di creare un quadro legislativo di minore rigidità che possa valorizzare le caratteri’ stiche distintive della canapa in Italia”.

Le regioni con le condizioni

climatiche più favorevoli alla coltivazione vanno dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, passando per Friuli Venezia Giulia e le isole: a beneficiare della novità potrebbe essere dunque tutto il paese. Se la Francia si è specializzata nella carta per sigarette e la Germania sta sperimentando sulla carrozzeria delle automobili, anche per il nostro bel paese ci sono finalmente buone e concrete prospettive per uno sviluppo produttivo ma sostenibile del settore. Era decisamente l’ora.

ROYAL QUEEN SEEDS APRE UN NUOVO BRAND STORE A BARCELLONA

Da agosto 2016 Royal Queen Seeds ha aggiunto un nuovo brand store ai negozi già esistenti ad Amsterdam, e stavolta è stata scelta la città movimentata di Barcellona. In questo luogo, in Carrer de Pelai, nel cuore della città, il negozio di semi e head shop Royal Queen Seeds arredato con buon gusto ha aperto i battenti quest’estate per la prima volta e ha avuto successo!

Borja, il manager del negozio, che prima lavorava per Royal Queen Seeds ad Amsterdam, ha piena fiducia che la formula di successo di Royal Queen Seeds – semi fem- minizzati di cannabis di alta qualità a un prezzo competitivo – sarà accolta bene anche a Barcellona.
“Siamo in una zona molto centrale di Barcellona”, afferma il manager altissimo e pieno di tatuaggi, “Carrer de Pelai si trova fra Plaga de Universitat e Plaga de Catalunya che è famosa a livello mondiale. Per questo oltre a numerosi turisti attiriamo anche molti studenti e abitanti ai quali non forniamo solo semi ma anche altri prodotti, così, oltre a essere un negozio di semi, siamo anche un head shop con articoli quali svariate cartine, accendini, bong, pipe, grinder, prodotti a base di CBD e vaporizzatori.

Inoltre siamo specializzati in contenitori e scatole, così vendiamo, per esempio, i prodotti di Abscent, borse inodori, nécessaire, e perfino zaini e portafogli. Speriamo, infatti, di diventare presto l’head shop numero uno di Barcellona.

Naturalmente i semi di Royal Queen Seeds sono l’attrazione principale, ma vendiamo anche altre marche. A questo proposito la qualità e il prezzo rimangono le priorità. Non trattiamo etichette sconosciute ma le marche che hanno già dimostrato il loro valore, quali Dinafem, Dutch Passion, Humboldt Genetics, Dr. Underground, Devil’s Harvest e Ripper Seeds. Una combinazione interessante di genetica olandese e spagnola a prezzi competitivi. In ogni caso potreste definirci una specie di ibrido: un negozio spagnolo con radici olandesi”.

Boy Ramsahai, fondatore e proprietario di Royal Queen Seeds, è molto soddisfatto del suo nuovo acquisto a Barcellona. “Aprire un negozio di semi a Barcellona è stato per anni il mio sogno”, dice l’imprenditore sempre ben incappucciato. “Ad Amsterdam con due negozi ci troviamo nelle posizioni migliori possibili nel centro della città. Questi negozi, infatti, vanno a gonfie vele. Dato che Royal Queen Seeds dal 2015 è ufficialmente un’azienda spagnola, un negozio a Barcellona non poteva proprio mancare. Sono convinto che la nostra formula, vale a dire semi di qualità a prezzi competitivi, sarà accolta bene anche
qui. Non tutti vogliono comprare i semi su Internet perché si può essere rintracciati. Per questo motivo un negozio fisico è un must”.

La vistosa progettazione verde dei suoi negozi di semi non è qualcosa che si è creata così, senza un motivo preciso. Ramsahai spiega: “Collaboro già da anni con Maurice Mentjens, un noto progettista e designer olandese. Quest’anno abbiamo vinto anche un premio molto importante, l’Herengrachracht Industrie Prijs, per il suo progetto relativo al mio smart shop a Eindhoven. Ci sono stati oltre 200 invii di progetti da parte dei designer più rinomati dei Paesi Bassi, così quando abbiamo sentito che eravamo stati noi a vincere il primo
premio, ho toccato davvero il cielo con un dito! Maurice ha realizzato il progetto di questo brand store a Barcellona, e tutti i brand store di Royal Queen Seeds adesso hanno lo stesso prestigio e la medesima progettazione, in modo tale che il cliente si sente a proprio agio e la marca è riconoscibile in fretta”.

Il Cannabidiolo, il componente non psicoattivo della canapa sta diventando sempre più popolare. Per alcuni è un mito esagerato. Per altri il CBD costituisce un’alternativa per ora legale e priva di effetti collaterali alla medicina cannabica, esaltata anche dagli ultimi mohicani del proibizionismo Usa come il dr. Kevin Sabet nella sua ostinata guerra contro il THC. Per me è stato anche un sistema per scroccare le canne ai ragazzini, ma questa è un’altra storia.

Indubbiamente il secondo componente per importanza della cannabis è sempre più utilizzato in medicina e associato o meno al THC, costituisce indubbiamente una importante medicina. Anche per questo va segnalato l’illuminante volume Cannabidiol CBD – Ein cannabishaltiges Compendium edito per ora solo in lingua tedesca per i tipi del Nachschattenverlag.

Di questa sostanza, che svolge una importante funzione di modulazione degli effetti del THC assieme al sistema terpenico, nel momento della carbosillazione della cannabis inalata o ingerita, si sta facendo una grande pubblicità. Anche perché alcune ditte italiane la ricavano a partire dalla canapa industriale. Vi sono anche delle piante che vantano quantità prodigiose di CBD come la mitica Gary’s Webb e il mercato è pieno di estratti puri o diluiti.

Uno dei motivi principali del successo della sostanza non sottoposta al controllo, o meglio leggi divieto, delle Nazioni Unite, ricorda nel libro il dottor Franjo Grotenhermen, dell’Associazione Internazionale Canapa come Medicina-IACM, é che il suo utilizzo è quasi completamente privo di effetti collaterali. Anche perché gli scienziati olandesi che hanno fatto uno studio condotto su 102 pazienti sugli effetti delle varietà disponibili anche in Italia con titolazioni differenti tra THC e CBD hanno ipotizzato come il CBD possa avere “un effetto modulatorio sugli effetti ben conosciuti soggettivi indesiderati del THC, come ansia e depressione “.

L’utilizzo più comune, ora brevettato in Gran Bretagna dalla GW Pharmaceuticals, è il contrasto alla epilessia infantile. Epidiol ha spazzato via dal mercato tutte quelle produzioni che a differenza della compagnia farmaceutica non possono permettersi milioni di investimento. Al di la della tematica del monopolio di Big Pharma che pare assolutamente trasversale alla legalità o meno della cannabis, gli studi sono molto promettenti anche rispetto alla lotta ai sintomi dei disturbi post traumatici e ai fenomeni infiammatori.

Il libro fornisce anche delle indicazioni su molte altre patologie e su possibili interazioni con altri farmaci ma il bello viene dopo perché il compendio offre in maniera molto precisa informazioni sul fai da te per l’estrazione e l’isolamento del CBD. Una questione molto importante vista la possibile monopolizzazione di un prodotto contenuto in gran parte nella cannabis coltivata nei campi. E proprio dai campi bisognerebbe ripartire perché grazie al proibizionismo il CBD, una volta molto diffuso nelle varietà originali di Afghanistan e Marocco è successivamente quasi sparito dalle varietà in commercio. Sostituisce psicofarmaci contro la schizofrenia come l’Amilsulprid. Markus Berger, l’etnobotanico curatore della pubblicazione
elenca le varietà ricche di THC e CBD presenti già sul mercato ed ampiamente disponibili presso le principali case sementiere specializzate in cannabis.

Ma il vero plus è la sezione gourmet di questo fantastico libro a cura di Kathrin Gebhardt cuoca e pastic- ciera vegetariana che sottolinea come questo cannabinoide, “non può esser iperdosato, e anche modiche quantità di CBD ricavato dalla canapa industriale sotto forma di burro o margarina cotto ma anche gli estratti possono avere un effetto notevole. Per ottenere un prodotto con un possibilmente alto contenuto di CBD, bisogna procurarsi del materiale di partenza che ne contenga una gran quantità. Ma anche un mix di cannabis attiva e passiva é stata per molte ricette una soluzione azzeccata”.

Anche per le sue caratteristiche di contrasto alle overdose di THC ingerito o inalato, alcuni coffe shop olandesi tengono tra i loro generi di pronto soccorso delle gocce di CBD in caso che i clienti abbiano esagerato. Tutto questo dovrebbe mettere il CBD al riparo da ulteriori speculazioni ma purtroppo anche in questo caso nuvole oscure si addensano all’orizzonte. È il caso della Gran Bretagna dove su pressioni di GW Pharmaceuticals che commercializza il Sativex, l’estratto a base alcolica di THC, ha prodotto testato e poi brevettato l’Epidiol, utilizzato per l’ epilessia.

Nella parte gastronomica del libro -la più ampia- sono forniti dati interessantissimi su tutte le preparazioni a partire da cannabis psicoattiva o industriale ma anche consigli su come disintossicarsi dallo zucchero di cui secondo l’OMS non si dovrebbe superare la soglia dei 6 cucchiaini al giorno e che bisognerebbe scalare gradualmente per evitare crisi di astinenza fisica. La Stevia non va bene invece per cucinare e anche nelle bevande calde non è tanto apprezzata dai gourmet per il suo gusto di liquirizia. Ma oltre le fantastiche ricette con preparati con i diversi can- nabinoidi la Gebhardt offre dei consigli preziosissimi per produrre ogni genere di pillola, composta, dolce e persino le supposte. Imbattibile, imperdibile e imprescindibile pubblicazione presente sul mercato. Peccato solo che sia in tedesco…

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