Massima allerta, avvistato pesce scorpione nelle acque della Sicilia, è pericoloso. Ecco cosa fare

Il veleno si mantiene attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce: la pericolosità resta, quindi, elevata anche su esemplari morti da diverse ore, quindi riscontrabili sul mercato”, ha fatto sapere l’Ispra. Originario del Mar Rosso e degli oceani Indiano e Pacifico, il pesce sarebbe stato introdotto a largo della Florida negli anni Novanta e da lì si è diffuso nel mar dei Caraibi e nelle coste occidentali dell’Atlantico.

La segnalazione sulla presenza del pesce scorpione arriva dai ricercatori di Ispra, Cnr e dell’American University di Beirut. E riguardano, al di là della tutela dell’ecosistema, la nostra salute.

Più rari sono gli effetti a livello sistemico, che includono ma non sono limitati a questi: dolore alla testa, nausea, vomito, dolori e crampi addominali, paralisi agli arti, iper- o ipotensione, difficoltà respiratoria, ischemia del miocardio, edema polmonare, sincope. “Nei casi più gravi – comunica l’ISPRA – la parte colpita può andare incontro a necrosi locale e a una perdita della sensibilità che può durare anche per molti giorni”.

Secondo quanto riferito dagli esperti la prima cosa da fare dopo una puntura di pesce scorpione è quello di rimuovere le eventuali spine, disinfettare la parte immergendola in acqua piuttosto calda, in quanto il calore pare abbia il potere di rompere la struttura proteica della tossina riducendo il dolore appunto. “Va sottolineato che si tratta di un veleno più potente di quelli di meduse e tracine“, continua Azzurro.

Il pesce scorpione, è stato avvistato per la prima volta anche in acque italiane.

Per i pescatori: il pesce scorpione, identificato dai ricercatori con il nome pterois miles, è commestibile.

Generalmente, comunque, la maggior parte delle sue punture sono fastidiose e causano gonfiori ed allergie, ma non mancano i casi – seppur sporadici – di choc anafilattici mortali.

Il pericoloso pesce scorpione è stato avvistato nelle acque italiane facendo scattare lo stato di allerta. Una strategia che, evidentemente, non è stata sufficiente. E’ il pesce scorpione, una specie particolarmente pericolosa per l’uomo, dotata di spine velenose lunghe e sottili. “Dopo la prima osservazione”, ci spiega ancora Azzurro, “seguirono circa 15 anni silenti, in cui non furono avvistati altri esemplari”.

Il pesce scorpione è una specie aliena che ha invaso diversi mari e ora tocca anche all’Italia.

Eccoci arrivati alla storia recente. Precisamente nella riserva naturale di Vendicari, in Sicilia. “Si è espanso ovunque, con impatti molto profondi e talvolta devastanti per la biodiversità nativa”.

Il pesce scorpione raggiunge lo Stretto di Sicilia.

Massima allerta per la specie aliena È stata segnalata di recente in Tunisia (Golfo di Tunisi e Stretto di Sicilia) la cattura di due esemplari di pesce scorpione Pterois miles, specie aliena originaria del Mar Rosso. Conosciuto per aver colonizzato gran parte delle coste Atlantiche occidentali e il Mediterraneo orientale, il pesce scorpione è una delle specie marine più invasive al mondo. Le lunghe e sottili spine velenose, poste sulle pinne dorsali, lo rendono estremamente pericoloso per la salute umana. Alla base di tali spine sono presenti alcune ghiandole che producono un potente veleno; nel peggiore dei casi, l’eventuale puntura può avere effetti letali per l’uomo. Il veleno si mantiene attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce: la pericolosità resta, quindi, elevata anche su esemplari morti da diverse ore. La recente segnalazione di pesci scorpione in Tunisia ed in particolare nello Stretto di Sicilia, lascia ipotizzare un imminente arrivo nelle acque italiane, come già accaduto per altre specie aliene (ad esempio, il pesce palla maculato Lagocephalus sceleratus). Si ritiene dunque necessario, come peraltro indicato nelle raccomandazioni internazionali sulla mitigazione degli effetti delle specie aliene, dare ampia diffusione della notizia alla cittadinanza e alle categorie maggiormente interessate, quali le associazioni di pescatori professionisti e sportivi, i mercati ittici, i veterinari e gli altri operatori del mare. Chiunque catturi o avvisti un pesce scorpione è invitato a fotografare l’esemplare, congelarlo se possibile, dare immediata comunicazione alla Capitaneria di Porto locale e segnalare l’osservazione alla sede ISPRA di Palermo ai numeri di telefono 091/6114044-7302574 e all’indirizzo: alien@isprambiente.it.

Distribuzione e habitat

Questa specie è diffusa nel Mar Rosso e nell’Oceano Pacifico, dal Sud-Est asiatico fino all’Australia, dal Giappone alla Polinesia. Abita le lagune e i fondali sassosi e di barriera fino a 150 metri di profondità. I giovani tendono ad allontanarsi in mare aperto dal loro luogo di nascita, alla ricerca di nuovi habitat: questo giustifica la loro grande diffusione.

La specie è stata accidentalmente introdotta negli anni ’90 nell’Oceano Atlantico, lungo le coste degli Stati Uniti, invadendo progressivamente anche tutto il Mar dei Caraibi.

Descrizione

La testa è relativamente piccola, la bocca grande, gli occhi sporgenti, sormontati da due escrescenze (presenti anche intorno al mento). La fronte è alta, il dorso curvo, mentre il ventre relativamente piatto. Il corpo si restringe verso il peduncolo caudale, che precede una coda piuttosto larga, tondeggiante.

I primi raggi della pinna dorsale e di quella anale sono in realtà aculei veleniferi, ben eretti dal pesce quando è in situazione di pericolo. L’apparato velenifero consiste in 13 aculei sulla pinna dorsale e 3 in quella anale, tutti composti da aculei cavi collegati a una ghiandola velenifera; i raggi delle pinne pettorali sono aculei pieni, non velenosi. La livrea è a strisce tendenzialmente verticali marroni e bianche, alcune sottili e altre più larghe. Anche le pinne sono striate di bianco e marrone.

Raggiunge una lunghezza massima di 38 cm.

La tossina

Gli avvelenamenti da tossina di Pterois volitans vengono classificati in tre gradi. Avvelenamenti di grado I producono eritema, ecchimosi o anche cianosi della parte colpita. Al grado II compaiono vesciche attorno alla puntura. Avvelenamenti di grado III producono necrosi locale e variazione della sensibilità, che possono durare anche per più giorni.

Più rari sono gli effetti a livello sistemico, che includono ma non sono limitati a questi: dolore alla testa, nausea, vomito, dolori e crampi addominali, paralisi agli arti, iper- o ipotensione, difficoltà respiratoria, ischemia del miocardio, edema polmonare, sincope. Sono stati documentati rari casi di decesso.

Il primo e più importante trattamento dopo una puntura è l’immersione della parte colpita in acqua calda (circa 45 °C), perché riduce il dolore e rende inattiva la tossina.

Specie affini

È spesso confuso con le altre specie del genere Pterois, tutte piuttosto simili. In particolare fino a qualche tempo fa era ritenuto la stessa specie Pterois miles e, solo di recente, grazie a studi genetici, sono state riconosciute come due specie distinte. Per distinguerle con certezza occorrono analisi genetiche anche se, con una certa approssimazione, si possono usare criteri geografici essendo di norma presente in una determinata zona una specie oppure l’altra, ma non entrambe (specie vicarianti).

Si era annunciato già da tempo e già lo scorso anno, in ottobre, si era fatto trovare in acque vicine alle nostre, precisamente nel Golfo di Tunisi, dove vennero catturati due esemplari di Pterois miles, specie aliena originaria del Mar Rosso.

Si tratta del pesce scorpione (lionfish), una delle più invasive al mondo: dopo aver colonizzato gran parte delle coste Atlantiche occidentali e il Mediterraneo orientale, si era avvicinato pericolosamente alla Sicilia e ISPRA, proprio lo scorso anno, aveva lanciato una campagna di sensibilizzazione e di allerta, presagendo l’imminente arrivo nelle acque italiane, come peraltro già accaduto per altre specie aliene, come il pesce palla maculato (Lagocephalus sceleratus).

Come è arrivato sulle cose siciliane

Oggi, grazie ad una recente collaborazione tra ricercatori dell’ISPRA, del CNR e della American University of Beirut, illionfish è stato segnalato per la prima volta in acque italiane, precisamente all’interno della “Riserva Naturale Orientata Oasi Faunistica di Vendicari”, in Sicilia.

Lo studio, pubblicato dalla rivistaBioInvasion Records, fornisce i dettagli di questa osservazione ricostruendo la rapida espansione geografica della specie nel Mar Mediterraneo.

Ma da dove viene e soprattutto, come è finito nelle acque del Mare Nostrum?

E’ uno dei pesci tropicali più noti e appariscenti, che si trova naturalmente in Mar Rosso e nell’Oceano Indiano e Pacifico; fu accidentalmente – o forse volontariamente – introdotto in Florida all’inizio degli anni ’90.

La specie ha successivamente invaso tutto il Mar dei Caraibi e, come detto, buona parte delle coste Atlantiche occidentali, con imponenti impatti ecologici: il lionfish è, infatti, un formidabile predatore, capace di influire negativamente sulla biodiversità marina costiera.

Negli ultimi anni, il pesce scorpione – identificato dai ricercatori come Pterois miles – si è rapidamente diffuso nel Mediterraneo orientale generando una crescente preoccupazione sugli effetti di questa nuova invasione.

Un pessimo incontro, anche da morto

Pur essendo la specie commestibile (può essere cucinata in vari modi, stando molto attenti a non pungersi durante le operazioni di pulizia), il lionfish può essere estremamente pericoloso per la nostra salute.

A renderlo tale, sono le lunghe e sottili spine velenose, poste sulle pinne dorsali; nel peggiore dei casi, l’eventuale puntura può avere effetti letali per l’uomo.

In più, il veleno rimane attivo dalle 24 alle 48 ore dopo la morte del pesce, quindi la pericolosità resta elevata anche se gli esemplari sono morti da diverse ore.

La puntura del pesce scorpione crea un dolore forte e persistente, spesso associato a sintomi sistemici come nausea, vomito, febbre, convulsioni, difficoltà respiratoria e diarrea.

Nei casi più gravi, la parte colpita può andare incontro a necrosi locale e a una perdita della sensibilità che può durare anche per molti giorni.

Cosa fare in caso di puntura

  • Rimuovere eventuali spine
  • Disinfettare
  • Immergere quanto prima la parte colpita in acqua molto calda: il calore rompe la struttura proteica della tossina riducendo il dolore.

Considerata la potenziale invasività e pericolosità della specie, chiunque abbia catturato o avvistato un pesce scorpione è invitato a fare una foto e segnalare l’osservazione all’indirizzo: alien@isprambiente.it.

E’ disponibile anche un gruppo Facebook chiamato ‘Oddfish’ sul quale condividere osservazioni di specie esotiche con utenti del mare e ricercatori.

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