Massimo Boldi scrive una lettera a De Sica: “Mi manchi, vorrei lavorare ancora con te”

Sono passati dieci anni dall’ultimo film insieme, ma Massimo Boldi, 71, non se ne fa una ragione. La vita va avanti, lui ci tiene anche a non essere «solo» quello dei cinepanettoni, eppure non riesce a dimenticare quei film semplici e pecorecci con Christian De Sica che rallegravano l’Italia natalizia. Più che altro, non riesce a dimenticare lui, il compagno di merende per 25 anni. Cipollino prende carta e penna, a sorpresa, e pubblica su Chi una lettera aperta all’ex amico in cui si dice «addolorato o forse semplicemente dispiaciuto».

«La tua debolezza è lei», attacca Boldi. Che fa il nome e il cognome di chi, secondo lui, è colpevole del loro allontanamento: la moglie di De Sica, Silvia, sorella di Carlo Verdone. Lei è la «tua debolezza», scrive Boldi: «Lei, la tua agente, che decide, che programma la tua vita da sempre, anzi, da quando hai iniziato ad avere successo, da quando abbiamo iniziato ad avere successo con Aurelio De Laurentiis, 28 anni fa». «Tu, Silvia e Aurelio (De Laurentiis, ndr) non avete per donato il fatto che me ne sia andato nel momento del nostro massimo successo? Ma non stavo bene», dice Boldi, che in quel periodo aveva perso l’amata moglie e compagna di una vita, Marisa. «Christian e Silvia non sono venuti nemmeno al funerale di Marisa, mia moglie, la loro amica», rivela Cipollino.

Una vendetta dietro l’altra. «So che prima di ogni trasmissione della quale sei ospite, tua moglie dice: “Niente domande su Boldi”. Perché? Sono il diavolo? Che cosa avrei fatto? Di che colpa mi devo auto condannare?». Boldi è molto offeso per le parole di De Sica che, a chi gli domanda se e quando tornerà sul set con Cipollino, spesso risponde: siamo «due vecchi che hanno già dato». «Chissà queste parole da dove provengono. Non sono tue, amico mio (…)».

Ma quello che davvero fa preoccupare i fan del comico è il delirio finale di Boldi dal sapore mistico. Dice che era stato nientemeno Dio, 25 anni fa, a metterli insieme artisticamente «per regalare risate alla gente, per allontanare i problemi in quelle due ore in cui veniva a vederci». «Andare contro Dio», conclude Boldi, «il volere di Dio che ci ha uniti… boh, dimmi tu, o ditemi voi, lo vedo come un peccato». Caro Boldi, c’è sempre la Sacra Rota.

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