Masturbarsi 21 volte al mese combatte il cancro alla prostata

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Grazie a uno studio statistico condotto su oltre 30mila uomini, i ricercatori dell’Università di Harvard hanno determinato che eiaculare spesso protegge la prostata dallo sviluppo del cancro.

Non c’è beneficio estivo che tenga:  quando la prostata non va bene, anche il sesso ne risente. E  nonostante le ore di luce prolungate, l’aumento del testosterone e la  conseguente crescita del desiderio, 7 milioni di italiani over 50 (ma  parecchi anche intorno ai 40) affetti da iperplasia prostatica benigna potrebbero incappare in non poche difficoltà nella loro intimità.

Gli studiosi, coordinati dal professor Edward Giovannucci, docente di Medicina presso il Dipartimento di Nutrizione ed Epidemiologia dell’ateneo americano, sono arrivati alla conclusione dopo anni di studi e di esperimenti. Dal 1992 al 2010, ai partecipanti è stato chiesto quante volte eiaculassero mensilmente in tre fasi distinte della loro vita, dall’analisi statistica il team di Giovannucci ha determinato i notevoli benefici della masturbazione nel prevenire lo sviluppo del cancro alla prostata. Si è tenuto conto di diversi rischi di fattore, ovviamente, ma i risultati hanno comunque mostrato i benefici  dell’attività sessuale.

GRANDE ECO NEGLI STATI UNITI PER QUESTA RICERCA

Potranno essere felici gli uomini, a seguito della scoperta ottenuta dopo aver portato a termine uno studio durato diciotto anni e condotto su 31925 uomini. Il lavoro rappresenta la trascrizione di una ricerca presentata durante l’ultimo congresso annuale della Società americana di urologia, che già al suo «debutto» acquisì una grande eco. S’è trattato di un lavoro prospettico, iniziato nel 1992 e concluso nel 2010 arruolando uomini che (in media) avevano 59 anni. Durante il lungo follow-up, 3839 persone si sono ammalate di un tumore alla prostata, rivelatosi poi letale in 384 casi. All’inizio dello studio, però, tutti i soggetti coinvolti erano stati invitati a compilare un questionario in cui indicare la frequenza media mensile delle eiaculazioni registrate in tre periodi della propria vita: tra i 20 e i 29 anni, tra i 40 e i 49 anni e nei dodici mesi precedenti l’avvio della ricerca.

Se sei come il 90% degli italiani probabilmente mangia abitualmente qualcuno di questi cinque cibi, ma forse non sa che dati statistici ci dicono che il cancro è responsabile della morte di un italiano su tre, come dice l’America society quasi quattro casi di cancro su 10 sono dovuti a un’alimentazione scorretta, allora andiamo a vedere quali sono i cibi da evitare per rimanere in salute ed avere più energia e vitalità:

Il primo alimento che consigliamo da evitare è rappresentato dagli alimenti carbonizzati perché durante la carbonizzazione dell’alimento si creano delle sostanze cancerogene, questo può succedere quando si va a grigliata, quando si fa qualcosa arrosto, oppure al forno anche in pentola ossia quando si raggiungono determinate temperature. Si è visto quando saliva temperature soprattutto da 700 900° si creano delle sostanze particolari sono cancerogene.

Per decenni le patologie tumorali sono state considerate un vero e proprio tabù, un messaggio di sofferenza e dolore, quasi privo di speranza. E il non parlarne, il far finta di niente era il modo più semplice, anche se il più rischioso, per allontanare la paura del tumore. Ma non il cancro stesso.
Oggi, l’atteggiamento psico-sociale, per fortuna, è cambiato e fondamentali passi in avanti sono stati compiuti grazie alla ricerca, alla prevenzione, alla diagnosi e alla terapia.
Si è in particolare sviluppata la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce, che si stanno sempre più diffondendo e consolidando. Attraverso la prevenzione è, infatti, possibile oggi vincere il tumore. Bastano salutari comportamenti, semplici accortezze e periodici controlli clinico-strumentali.
La prevenzione e la diagnosi precoce oggi guariscono il 54% dei casi di cancro e siamo altresì consapevoli che intensificando le campagne di sensibilizzazione potremmo arrivare ad una guaribilità, già oggi, superiore all’80%.
Tuttavia, nonostante i miglioramenti scientifici avvenuti nel tempo, il livello di guardia deve restare ancora alto sul fronte della sensibilizzazione, soprattutto nei confronti dei giovani.
Questa certezza fa sì che la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori sia sempre più attivamente impegnata sul fronte della “prevenzione”. Intesa sia come prevenzione primaria (adozione di stili e comportamenti di vita salutari: niente fumo – responsabile del 30% dei tumori -, corretta alimentazione, attività fisica e lotta alla cancerogenesi ambientale e professionale), sia come prevenzione secondaria (diagnosi precoce per i tumori della mammella, del collo dell’utero, del colon-retto, della prostata, del cavo orale e della cute).
Prevenire significa vivere. Più a lungo e bene.
L’informazione corretta e l’educazione alla salute sono elementi basilari per una efficace prevenzione.

La prostata è una ghiandola a forma di castagna situata sotto la vescica dell’uomo, davanti al retto, e circonda la porzione iniziale dell’uretra (condotto che collega la vescica con l’esterno).

 Prostata e i suoi rapporti.
La prostata partecipa al meccanismo dell’eiaculazione, secernendo la parte maggiore del liquido seminale, mezzo di trasporto degli spermatozoi. Le ghiandole prostatiche producono tra l’altro una sostanza specifica, chiamata Antigene Prostatico Specifico (PSA), che viene escreto anche nel sangue dove può essere dosato.

Quali sono le dimensioni della prostata e cos’è l’iperplasia prostatica beniqna?
Le dimensioni della prostata tendono ad aumentare con il passare degli anni, variando da quelle di una castagna in età giovanile a quelle di una albicocca intorno a 40-50 anni.
Questo aumento di volume, che è mediato dall’ormone maschile Testosterone, si chiama Iperplasia Benigna della Prostata (IPB); non è un tumore, non rappresenta un maggior rischio di ammalarsi di cancro della prostata e non si trasforma in cancro.
L’IPB, tuttavia, può produrre dei sintomi che sono comuni a quelli del carcinoma prostatico in fase iniziale e che sono legati all’ostacolo meccanico esercitato dalla prostata stessa al deflusso dell’urina dalla vescica (minzione):
• difficoltà ad iniziare ad urinare;
• necessità urgente ad urinare con difficoltà a trattenere le urine;
• necessità di urinare frequentemente, soprattutto di notte, con conseguente disturbo del sonno;
• ridotta potenza del getto di urina e necessità di esercitare una forte pressione per urinare.
Aumentando ulteriormente le dimensioni della prostata questi sintomi possono aggravarsi, giungendo a:
• improvvisa impossibilità a urinare (ritenzione acuta di urina) con necessità di ricorrere all’inserimento di un catetere vescicale;
• ristagno di urina con possibile sviluppo di infezioni ricorrenti delle vie urinarie.

Come si cura l’ipertrofia prostatica beniqna?
Per L’IPB esistono fondamentalmente tre approcci terapeutici:
• Nelle forme iniziali si consiglia di:
a) modificare il proprio stile di vita, ad esempio limitando forti ingestioni di liquidi la sera;
b) svuotare il più completamente possibile la vescica ad ogni minzione;
c) non trattenere a lungo l’urina.
Alcuni farmaci quali antistaminici, antidepressivi, tranquillanti e certi anti-ipertensivi, possono peggiorare i sintomi dell’IPB.
• Nelle forme più avanzate si può ricorrere a farmaci specifici o alla chirurgia. Il medico di Medicina Generale e lo specialista Urologo potranno consigliare
la migliore strategia terapeutica.

Cos’è il carcinoma della prostata?
il carcinoma prostatico più frequente è t’adenocarcinoma; esso consiste netta crescita incontrollata di alcune cellule ghiandolari che acquisiscono la capacità di infiltrare e di invadere le strutture e gli organi contigui e, attraverso il sistema linfatico e sanguigno, raggiungere organi distanti (metastasi).
Il carcinoma della prostata è, per frequenza, il secondo tumore maligno nel sesso maschile dopo quello polmonare.
L’incidenza nei Paesi occidentali è di oltre 55 nuovi casi per 100 mila abitanti.
Raramente è riscontrato prima dei 40 anni. La sua incidenza aumenta con il progredire dell’età, colpendo prevalentemente i maschi dopo il 50° anno con un massimo attorno ai 70 anni.
In Italia ogni anno vengono diagnosticati oltre 20.000 nuovi casi di carcinoma prostatico e si registrano meno di 7.000 decessi a causa di questa neoplasia.
La prognosi di questo tumore dipende da alcuni fattori e, in particolare, dall’estensione della neoplasia al momento della diagnosi e dall’età del paziente.

Quali sono i fattori di rischio per il carcinoma prostatico?
Poiché il carcinoma prostatico è molto raro prima dei 40-50 anni ma la sua incidenza aumenta rapidamente in età più avanzata, l’età è da considerarsi il principale fattore di rischio.
Altri fattori di rischio riconosciuti sono:
• Familiarità: il rischio di sviluppare un carcinoma della prostata è 2-3 volte maggiore per chi ha un familiare di primo grado affetto dalla stessa malattia. Tale rischio aumenta fino a 10 volte con l’aumentare del numero dei familiari colpiti.
• Razza: questo tumore è essenzialmente una malattia dei Paesi occidentali; l’incidenza e la mortalità più elevata si osserva nei maschi afro-americani degli Stati Uniti, la più bassa in Giappone, Cina ed altri Paesi asiatici.
Altri fattori di rischio, per i quali le evidenze sono meno consolidate, comprendono:
• Fattori dietetici: una dieta ricca di grassi e l’obesità (Indice di Massa Corporea – IMC – superiore a 29) sembrano comportare un incremento dell’incidenza. L’azione sfavorevole dei grassi è da collegarsi ad un aumento della produzione del testosterone e ad una diminuzione dell’assorbimento della vitamina A.
Anche deficit nella dieta di vitamina D e selenio sono stati associati ad una maggiore incidenza di carcinoma della prostata.
La tabella seguente riassume i fattori di rischio per il carcinoma della prostata:

Si può prevenire l insorgenza del carcinoma prostatico
Come raccomandato per numerose altre patologie, anche net caso dette affezioni detta prostata, una costante attività fisica, la riduzione del peso corporeo e un’alimentazione equilibrata, povera di grassi e ricca di frutta e verdura (soprattutto ortaggi gialli, pomodori e peperoni dotati di proprietà antiossidanti, sostanze ricche di vitamina A, D, E e il selenio) sembrano essere utili net ridurre il rischio di malattia.
Cosi’èlafarmacopreve;nzione?
La farmacoprevenzione consiste nett’utitizzo di sostanze sintetiche o naturali che, da studi di laboratorio ed epidemiologici, hanno dimostrato la proprietà di ridurre il rischio di sviluppare un tumore.
Net caso del carcinoma prostatico, alcuni agenti appaiono promettenti anche se sono necessarie ulteriori ricerche per poterne confermare l’attività e, a tutt’oggi, non vi sono raccomandazioni suffragate da sufficiente evidenza scientifica.

Come si manifesta il carcinoma prostatico?
Questo tumore è generalmente caratterizzato da una crescita motto tenta; netta fase iniziate è frequentemente asintomatico e può quindi restare non diagnosticato per anni.
Progredendo la malattia generalmente compaiono i segni dovuti all’ingrossamento detta prostata che, peraltro, non sono differenziabili da quelli sostenuti dall’ipertrofia prostatica benigna: pottachiuria (emissione frequente di piccole quantità di urina); nicturia (necessità, anche motto frequente, di eliminazione dett’urina durante la notte); disuria (emissione di urine accompagnata da dolore); diminuzione detta potenza del getto urinario. Altri sintomi raramente possono essere legati atta progressione locate del tumore: ematospermia (sangue netto sperma), dolore perineale e alterazioni detta funzione erettile.
In meno del 10% di pazienti it carcinoma detta prostata si manifesta con sintomi legati atta sua disseminazione metastatica quali dolori ossei anche gravi.

Come si diagnostica il carcinomapro statico?
Le possibilità di guarigione sono legate alla fattibilità di un trattamento locale radicale e, conseguentemente, alle dimensioni ridotte della malattia: importante è quindi la diagnosi precoce.
La diagnosi precoce prevede il dosaggio del PSA e una visita specialistica urologica annualmente a partire dai 50 anni di età. I soggetti con storia familiare di carcinoma prostatico dovrebbero iniziare i controlli dai 40 anni di età.
Una diagnosi accurata si basa essenzialmente sulle seguenti indagini:
■ Esplorazione digito-rettale (DRE): rappresenta il primo esame a cui deve sottoporsi il paziente con disturbi riferibili alla prostata. Poiché il carcinoma della prostata origina nella maggior parte dei casi (70%) nella porzione periferica dell’organo, tale esame è di aiuto ma non consente l’individuazione di tumori molto piccoli e allo stadio iniziale. La DRE è di semplice esecuzione, dura solo una decina di secondi, è indolore.
■ Dosaggio del PSA (Antigene Prostatico Specifico): questa sostanza, prodotta dalla ghiandola prostatica, può essere dosata con un semplice prelievo di sangue. La sua quantità nel sangue tende ad aumentare con l’età, per cui è normale che nell’anziano sia superiore rispetto a quella del giovane. La quantità di PSA nel sangue può aumentare sensibilmente qualora le strutture ghiandolari della prostata vengano danneggiate (infezioni delle vie urinarie, iperplasia prostatica benigna o in seguito a manovre strumentali). Valori di PSA più elevati della norma non sono quindi sinonimo di tumore maligno della prostata. Attualmente, il dosaggio del PSA nel sangue può consentire una diagnosi precoce approssimativamente nel 70-80% dei tumori prostatici quando la malattia è ancora confinata alla ghiandola. Correntemente, il valore di 4,0 nanogrammi per millilitro di PSA nel siero è ritenuto il valore massimo normale; però, quando esistono fattori di rischio quali la familiarità, anche per valori di PSA più bassi di 4,0 nanogrammi per millilitro, si impone maggiore attenzione. Il risultato del PSA potrebbe essere alterato anche da condizioni che determinano un massaggio della prostata, come andare in bicicletta, sottoporsi ad una visita o a una ecografia, avere rapporti sessuali. In questi casi, quindi, è meglio rimandare di tre giorni il prelievo per il PSA.

Ecografia transrettale (TRUS): questa indagine consente di ottenere informazioni essenziali quali la morfologia, le dimensioni e la struttura della ghiandola. Parametro importante per ipotizzare la presenza di carcinoma è la dimensione della lesione. L’ecografia permette inoltre di valutare l’eventuale diffusione del tumore al di fuori della ghiandola alle vescicole seminali, caratteristiche queste importanti dal punto di vista prognostico, e per la pianificazione delle cure.
Agobiopsia prostatica: l’ecografia consente inoltre di guidare con precisione all’interno della prostata un sottilissimo ago per eseguire biopsie multiple di ogni nodulo palpabile o visibile ecograficamente e/o di ottenere una mappatura completa della ghiandola prostatica mediante prelievi in più punti.
I frustoli di tessuto così ottenuti, esaminati istologicamente, definiranno la natura della lesione.

Come si cura il carcinoma prostatico?
Definito lo stadio detta malattia si pone La scelta del trattamento, sulla
base di:
a) l’età del paziente;
b) l’estensione della malattia;
c) le eventuali malattie concomitanti.
Le opzioni terapeutiche sono di tipo:
• chirurgico
• radiante
• farmacologico
• combinazione delle precedenti terapie
■ Chirurgico: la prostatectomia radicale rappresenta la terapia d’elezione del carcinoma prostatico in fase locale (la malattia deve essere confinata alla prostata) e consiste nell’asportazione completa della ghiandola. Dopo la chirurgia, il PSA sierico non dovrebbe essere più dosabile e la persistenza di livelli dosabili di PSA è indice dell’esistenza di un residuo di malattia. La ricomparsa di quantità dosabili di PSA nel sangue è un segnale di ripresa della malattia. La prostatectomia radicale per i tumori confinati alla ghiandola consente la guarigione in un’elevata percentuale dei pazienti. Tra le possibili complicanze della prostatectomia radicale vi sono l’incontinenza (incapacità a trattenere le urine) e l’impotenza. L’incidenza di tali complicanze varia nelle diverse casistiche fino al 10% circa ed è minore utilizzando tecniche chirurgiche avanzate, che prevedono la preservazione dei plessi nervosi adiacenti la prostata (tecnica “nerve sparing”).
■ Radiante: la radioterapia rappresenta una valida alternativa alla rimozione chirurgica dell’intera ghiandola nei casi in cui la chirurgia non sia fattibile (ad esempio per l’età avanzata o altre malattie concomitanti, per desiderio del malato o per grado di diffusione della malattia non curabile chirurgicamente).

La radioterapia è attualmente utilizzata con due modalità: radioterapia esterna e radioterapia interstiziale. L’utilizzo della radioterapia esterna, definita “conformazionale”, permette di colpire con maggior efficacia terapeutica il tumore risparmiando i tessuti normali. La metodica, definita “radioterapia interstiziale” o “brachiterapia”, consiste nell’inserimento all’interno della prostata di “semi radioattivi” (palladio o iodio 131). Lo scopo è di ridurre alcuni effetti collaterali indesiderati che possono seguire la radioterapia esterna.
■ Farmacologico: il trattamento con farmaci che sopprimono la produzione degli ormoni maschili o che ne impediscono l’azione sulla prostata, viene utilizzato prevalentemente per i pazienti non candidabili alla chirurgia. L’utilizzo di antiandrogeni e LHRH-Analoghi garantiscono un adeguato blocco della produzione del testosterone. Questa classe di farmaci si accompagna ad effetti collaterali quali calo della libido, impotenza e vampate di calore. Anche se i tumori della prostata rispondono inizialmente all’ormonoterapia, una significativa percentuale di essi sviluppa, in tempi variabili, una progressiva resistenza al trattamento ed è necessario un trattamento chemioterapico.
■ Combinazione delle precedenti terapie: a volte le opzioni terapeutiche sono usate in concomitanza o in aggiunta ad altre cure.
Infine, proprio perché spesse volte il carcinoma prostatico evolve con estrema indolenza e colpisce individui in età molto avanzata, in genere portatori di importanti altre patologie, in casi selezionati esiste la possibilità di attuare una strategia di osservazione e attesa.

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