Maturità 2017, ecco le novità introdotte dalla riforma: basta la media del 6 per esssere ammessi

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Tra pochi mesi sarà Maturità per tantissimi giovani italiani e sembra che con la Buona Scuola, le novità siano davvero tante. Ebbene si, la riforma Renzi/Giannini, attraverso lo schema di decreto legislativo sulla Valutazione all’esame della Camera, modifica l’esame di Stato delle scuole superiori. Sostanzialmente le novità riguardanti l’esame di Maturità del 2017 sono tre e nello specifico: -per essere ammessi all’esame bisognerà aver partecipato alle prove Invalsi che ufficialmente sbarcano in quinta superiore; -bisognerà aver svolto l’alternanza obbligatoria; – aver ottenuto una votazione non inferiore alla media dei sei decimi, condotta inclusa. Nessuna novità, invece, per il requisito generale della frequenza delle lezioni, che rimane invariato, ovvero gli alunni per sostenere l’esame di Maturità dovranno essere stati presenti in aula per almeno tre quarti del monte ore annuale.Nessuna novità anche dal punto di vista delle commissioni d’esame, che rimarranno sempre composte da tre commissari interni, tre commissari esterni ed un presidente; in realtà una novità riguardante la commissione esiste ed è quella che prevede una formazione ad hoc per i Presidenti di commissione, i quali verranno pescati da un Albo Istituto presso l’Ufficio Scolastico Regionale.

Novità anche nell’attribuzione del credito scolastico, fino a quest’anno 25 punti per l’ultimo triennio, ma a partire dal 2018 i punti peseranno di più, visto che si parla di 40 punti ( 12 al terzo anno, 13 al quarto e 15 al quinto), e di conseguenza l’esame avrà un peso inferiore, ovvero 20 punti saranno accreditati per i due scritti, ovvero la prova d’italiano e la prova d’indirizzo e il colloquio. Novità anche per le prove d’esame che non riguarderanno soltanto il numero ma ma anche le modalità; rimane la prima prova, ovvero quella di italiano, che consisterà nella redazione di un testo di tipo argomentativo riguardante temi di ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico, e a differenza degli altri anni, quest’anno ci sarà la possibilità di strutturare questa prova in due più parti, anche per consentire la verifica di competenze diverse, in particolare la comprensione degli aspetti linguistici, espressivi e logico-argomentativi, oltre la riflessione critica da parte del candidato.

Per quanto riguarda la seconda prova, nel provvedimento si legge, che questa avrà per oggetto una o più discipline caratterizzanti il corso di studio ed è intesa ad accertare le conoscenze, le abilità e le competenze attese dal profilo educativo culturale e professionale dello studente dello specifico indirizzo. Non si tratterà di un quiz, ma il Ministro sceglierà una materia nello specifico sulla quale verterà la prova. Abolita la terza prova, e dunque superati gli scritti si passerà al colloquio; l’alunno non dovrà più presentare alcuna tesina, ma sarà la commissione a proporre un punto di partenza da cui desumere le competenze dello studente e le sue conoscenze disciplinari.

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