Maxi donazione all’ospedale di Chiari: magistrato lascia 2,8 milioni di euro di eredità

Grazie alla somma ricevuta alla morte dell’anziano magistrato, l’ospedale di Chiari, in provincia di Brescia, ha potuto ampliare il Pronto Soccorso e costruire il nuovo reparto di Neuropsichiatria Pediatrica.

“Questa donazione rappresenta un gesto di grande rilevanza di un uomo che ha creduto in questa struttura e nei professionisti che vi operano. Una cifra importante, 2.800.000 euro, che contribuisce in modo significativo agli sforzi già messi in campo da Regione Lombardia con gli oltre 2.600.000 euro, investiti in opere strutturali e attrezzature innovative per fornire a questo ospedale e al suo staff gli strumenti necessari per continuare a garantire servizi sanitari di grande qualità”.

Lo ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera durante la conferenza stampa, organizzata in occasione della inaugurazione di un’ala del Pronto soccorso, del nuovo reparto di Neuropsichiatria pediatrica e della targa dedicata a Italo Barcella, un magistrato di Chiari, deceduto per una artrite reumatoide deformante che prima di morire ha inserito nel suo testamento la donazione di oltre 2.800.000 euro per l’ospedale Mellino Mellini di Chiari.

La devoluzione dei propri beni è un tema ampio e complesso, che merita un attento approfondimento. Dopo aver esaminato le questioni connesse alla successione. Notai e Associazioni dei Consumatori dedicano l’ottava Guida per il Cittadino alle modalità con cui disporre del proprio patrimonio in vita: le donazioni.

“Donazioni consapevoli” vuole essere infatti un riferimento concreto per i cittadini che – per riconoscenza, affetto, beneficenza o altro – scelgono la donazione per trasferire un proprio diritto o assumere un obbligo senza pretendere nulla in cambio. È allora necessario conoscerne ogni aspetto: i soggetti che possono donare e ricevere, la forma idonea affinché il contratto di donazione sia valido, la commerciabilità dei beni, le disposizioni fiscali, solo per citarne alcuni.

La Guida inoltre fornisce risposte esaurienti ai quesiti più comuni, come la scelta tra donazione e successione o tra donazione e vitalizio. Questa, come già le precedenti Guide, può essere richiesta al Consiglio Nazionale del Notariato e alle Associazioni dei Consumatori che hanno partecipato alla sua realizzazione; sarà inoltre consultabile sui rispettivi siti web.
La collana è disponibile su iPhone e iPad attraverso l’applicazione iNotai.

La scelta tra donazione e testamento

Una domanda che spesso ci si pone è se sia meglio rinviare la devoluzione del patrimonio alla propria morte, regolando l’operazione con un testamento o rimettendosi alla disciplina di legge, oppure pianificare la propria successione già in vita tramite una serie di donazioni a favore dei congiunti.
Sotto il profilo sostanziale non ci sono differenze: anche se si ricorre alla donazione non possono, comunque, essere violate le disposizioni di legge in tema di legittima:
la donazione non può costituire cioè lo strumento per privarsi del proprio patrimonio e lasciare, alla propria morte, qualcuno dei legittimari senza la quota minima che gli spetta. Se si vuole già dividere i beni tra i propri successori, lo si può certamente fare disponendo a loro favore in vita con altrettanti atti di donazione, ma si può ottenere lo stesso risultato anche con un testamento che contenga disposizioni specifiche per la divisione del patrimonio tra gli eredi.
Sotto il profilo fiscale, invece, non è possibile fare raffronti sulla convenienza: è vero che alle successioni e alle donazioni si applicano le medesime imposte, ma è altrettanto vero che i presupposti temporali per l’applicazione sono diversi. Alla donazione si applicano le norme fiscali in vigore al momento in cui viene sottoscritto il relativo atto pubblico; alla successione, invece, quelle vigenti al momento della morte del disponente. Nel frattempo potrebbero verificarsi variazioni sulle aliquote delle imposte, sui criteri di determinazione della base imponibile, sulla sussistenza della stessa imposta (l’imposta di successione e donazione era stata soppressa nel 2001, per essere poi reintrodotta nel 2006).
Obiettivo di questa Guida è dare tutte le informazioni necessarie qualora si intendesse già disporre, in vita, di tutto o parte del proprio patrimonio.

Le caratteristiche della donazione
La donazione è il contratto con il quale un soggetto – il donante – arricchisce per spirito di liberalità (e cioè senza pretendere alcuna controprestazione) un altro soggetto – il donatario – trasferendogli un proprio diritto o assumendo un obbligo nei suoi confronti.
La donazione può attuarsi in diversi modi:
• con il trasferimento della proprietà di beni mobili o immobili appartenenti al donante, o di un altro diritto reale (es. usufrutto, abitazione, diritto di superficie, servitù) spettante al donante;
• mediante la costituzione ex novo di un diritto reale
(es. usufrutto, abitazione, diritto di superficie, servitù) su beni mobili o immobili appartenenti al donante;
• con l’assunzione da parte del donante di un obbligo nei confronti del donatario (es. mediante l’assunzione dell’obbligo di corrispondergli, senza ricevere corrispettivo, una rendita vitalizia);
• tramite la liberazione del donatario da un obbligo nei
confronti del donante (es. la rinuncia a un credito che il donante vanta nei confronti del donatario).
La donazione rimuneratoria
Le ragioni di una donazione possono essere molte: affetto, beneficenza e altro ancora. Ma una donazione può essere anche motivata da:
– riconoscenza (da intendersi quale particolare sentimento di gratitudine verso il donatario);
– considerazione di particolari meriti del donatario;

– speciale remunerazione (per favori e/o servizi resi dal donatario senza che vi sia alcun nesso funzionale tra i servizi resi e la donazione, perché altrimenti saremmo in presenza di un contratto oneroso a prestazioni corrispettive).
In questi casi si è in presenza della cosiddetta donazione rimuneratoria.
In questa particolare donazione, il motivo che spinge il donante a compierla è elemento essenziale per individuare la corretta disciplina di riferimento. Alla donazione rimuneratoria si applicano, infatti, disposizioni specifiche:
– è esclusa la revoca per ingratitudine e per sopravvenienza dei figli;
– è prevista la garanzia per evizione a carico del donante (ossia la garanzia che non gravino sui beni donati diritti di terzi o che terzi possano vantare);
– è prevista l’esclusione del donatario dall’obbligo degli alimenti.
Per tutto il resto, anche alla donazione rimuneratoria, che rimane comunque un atto volto a procurare un arricchimento altrui senza che vi sia stata una controprestazione, si applica la disciplina relativa alla donazione; in particolare anche per la donazione rimuneratoria è necessario un atto pubblico con la presenza dei testimoni.
Non costituisce invece donazione la liberalità d’uso, ovvero il gesto di liberalità che si suole fare in occasione di servizi resi, o comunque in conformità agli usi: trattandosi di un comportamento tenuto per adeguarsi alle regole sociali, viene a mancare la spontaneità dell’atto di liberalità e non siamo quindi in presenza di una donazione.

L’oggetto
Possono costituire oggetto di donazione tutti i beni e diritti che possono arricchire il patrimonio del donatario, come:
• beni immobili;
• crediti;
• aziende;
• denaro (rispettando le prescrizioni delle leggi vigenti in tema di tracciabilità dei flussi monetari che impediscono il trasferimento di denaro in contanti per importi superiori a € 1.000,00);
• veicoli (moto e/o auto), natanti, aerei, altro;
• opere d’arte (quadri, sculture, altro);
• azioni e quote di società (entro i limiti posti al loro trasferimento dai patti sociali e dagli statuti delle società le cui azioni e/o quote vengono donate);
• titoli del debito pubblico, quote di fondi di investimento e di gestioni patrimoniali.
Per espresso divieto di legge i beni futuri non possono invece essere oggetto di donazione, e ciò perché il donante deve essere ben conscio del valore e della consistenza dei beni e diritti di cui dispone con l’atto di liberalità.
Chi può donare
Possono fare donazione solo coloro che hanno la piena capacità di disporre dei propri beni. Sono ritenuti, pertanto, incapaci di donare:
• i minori;
• gli inabilitati;
• gli interdetti;

Ovviamente gli incapaci (es. minori o interdetti) potranno accettare la donazione solo tramite i loro legali rappresentanti, che dovranno essere debitamente autorizzati con provvedimento del giudice tutelare.
L’unico divieto a ricevere una donazione previsto dalla legge riguarda il tutore e il protutore.
È ammessa anche la donazione a favore di nascituri già concepiti o a favore di figli non ancora concepiti di una persona vivente al momento della donazione. Così come previsto per gli incapaci in genere, anche i nascituri, come i figli non ancora concepiti, potranno accettare la donazione tramite i legali rappresentanti (genitori o curatore speciale nominato per l’occasione), che dovranno essere debitamente autorizzati con provvedimento del giudice tutelare.
Nel caso di donazione fatta congiuntamente a più donatari la legge prevede che:
– la ripartizione, in mancanza di accordi diversi, s’intenda fatta per parti uguali;
– è comunque valida la clausola con cui il donante dispone che, se uno dei donatari non possa o non voglia accettare, la sua parte venga destinata agli altri.
La forma
La donazione deve essere fatta per atto pubblico, ricevuto dal notaio alla presenza di
due testimoni, pena la nullità.
Se la donazione ha per oggetto beni mobili è inoltre necessario, sempre a pena di nullità, descriverli dettagliatamente e indicarne il valore nell’atto di donazione o in un documento da allegare all’atto.
La donazione è un contratto e come tale – affinché si perfezioni e produca tutti i suoi effetti – non è sufficiente la sola manifestazione di volontà del donante; la proposta del donante deve essere espressamente accettata dal donatario (salvo il caso di donazione in riguardo di matrimonio).
L’accettazione può essere contenuta nello stesso atto che contiene la proposta del donante, oppure in un atto successivo che dovrà sempre avere forma pubblica, ricevuto dal notaio alla presenza di due testimoni. In quest’ultimo caso, la donazione produce i suoi effetti a partire dal momento in cui l’atto pubblico contenente l’accettazione sia stato notificato al donante.
Non sono soggette al rigoroso requisito di forma di atto pubblico le donazioni di modico valore, ovvero le donazioni di cose mobili aventi scarsa incidenza sulle condizioni economiche di chi dona; la modicità del valore va pertanto valutata non in maniera assoluta, ma in relazione alle condizioni economiche del donante. Le donazioni di beni immobili, invece, richiedono sempre l’atto pubblico a prescindere dal valore del bene donato.
Il mandato e la procura
La donazione è un atto strettamente personale che non ammette deleghe a terzi:
pertanto sono vietati sia il mandato sia la procura con cui il donante conferisca a terzi il potere di rappresentarlo, con facoltà di scelta del donatario o del bene da donare. È invece ammessa la procura quando il donante abbia determinato sia il donatario sia l’oggetto della donazione, in modo da privare il procuratore di qualsiasi discrezionalità. È inoltre valida la donazione:
– a favore di persona che il delegato debba scegliere tra più soggetti designati dal donante, o appartenenti a determinate categorie, ovvero a favore di una persona giuridica tra quelle indicate dal donante stesso;
– che ha per oggetto un bene che il delegato individuerà tra più beni indicati dal donante, oppure entro i limiti di valore fissati dal donante stesso.
La conferma della donazione nulla Il mancato rispetto del requisito formale rende nulla la donazione, come se non fosse mai stata posta in essere. Tuttavia la legge prevede che la donazione nulla possa essere convalidata; la convalida è però possibile solo dopo la morte del donante ad opera dei suoi eredi o aventi causa che, pur conoscendo la causa di nullità, dichiarino espressamente di confermare la donazione fatta (convalida espressa), o ne diano volontaria esecuzione (convalida tacita).
La convalida espressa o tacita è possibile per qualsiasi donazione nulla, indipendentemente dalla causa della nullità, quindi non solo per mancato rispetto del requisito formale.
La donazione modale
La donazione può essere gravata da un onere a carico del beneficiario. L’onere può consistere in una prestazione a favore:
– dello stesso donante (es. una donazione immobiliare con onere per il donatario di prestare assistenza materiale e morale al donante vita sua natural durante);
– di terzi estranei al contratto (es. una donazione con onere di prestare assistenza a un parente del donante);
– della comunità o della collettività (es. una donazione con onere di devolvere una somma per beneficenza).
L’esistenza di un onere non è di per sé idonea a trasformare la donazione in un atto a titolo oneroso a prestazioni corrispettive se e in quanto l’onere non sia previsto come controprestazione dell’attribuzione donativa. Ad esempio, l’onere a favore di terzi o della comunità non potrà mai considerarsi alla stregua di una controprestazione a favore del donante. Il donatario è comunque tenuto all’adempimento dell’onere entro i limiti del valore dei beni donati; oltre al donante può agire qualsiasi interessato, anche durante la vita del donante. Il mancato adempimento dell’onere non costituisce causa di risoluzione della donazione se ciò non viene espressamente previsto nell’atto di donazione. Per dare particolare forza all’onere apposto si dovrà pertanto inserire nell’atto di donazione una clausola che preveda la risoluzione della donazione stessa in caso di mancato adempimento dell’onere.
La revoca delle donazioni
La donazione, come già detto, è un contratto e come tale non può essere revocato su iniziativa del solo donante (es., nel caso di ripensamento se il donatario non tiene un comportamento conforme alle sue aspettative).
Secondo la vigente normativa, la revocazione delle donazioni può essere richiesta all’autorità giudiziaria in due casi specifici: la revocazione per ingratitudine: è possibile la revoca della donazione quando il donatario abbia commesso reati gravi nei confronti del donante o dei suoi congiunti (omicidio volontario, tentato omicidio o altro reato cui siano applicabili le norme sull’omicidio; denuncia o testimonianza per reato punibile con l’ergastolo, o reclusione non inferiore a tre anni se la denuncia è risultata calunniosa o la testimonianza è risultata falsa); si sia reso colpevole di ingiuria grave verso il donante; abbia dolosamente arrecato grave pregiudizio al suo patrimonio, o gli abbia rifiutato indebitamente gli alimenti dovuti a sensi di legge;
• la revocazione per sopravvenienza di figli: le donazioni fatte da chi non aveva o ignorava di avere figli o discendenti legittimi al tempo della donazione, possono essere revocate per la sopravvenienza o l’esistenza di un figlio, o di un discendente legittimo del donante. La revocazione può essere richiesta anche se il figlio del donante era già concepito al momento della donazione.
Non possono comunque essere revocate, né per causa d’ingratitudine, né per sopravvenienza di figli, le donazioni rimuneratone e quelle fatte in relazione a un determinato matrimonio.
La donazione di immobili
Un caso che richiede particolari obblighi formali è quello delle donazioni di beni immobili.
Conformità dei dati catastali
Dal 1 luglio 2010 è in vigore una specifica normativa che, in caso di stipula di un atto traslativo – compresa quindi anche la donazione – relativo a fabbricati esistenti, prescrive per i proprietari l’obbligo di dichiarare nell’atto che i dati e le planimetrie depositate in catasto sono conformi allo stato di fatto, ovvero alla localizzazione, destinazione d’uso e configurazione reale e attuale dell’immobile oggetto di negoziazione, pena la nullità dello stesso.
Prima della stipula, i donanti sono tenuti a verificare accuratamente la corrispondenza dei dati catastali e delle planimetrie depositate allo stato di fatto, specie per quanto riguarda la destinazione d’uso (categoria catastale) e la consistenza (vani e/o superficie), al fine di riportare nell’atto dati veritieri e corretti. Una dichiarazione mendace espone il dichiarante a responsabilità civile per i danni arrecati alla controparte e può, inoltre, esporre il dichiarante, stante i recenti orientamenti della giurisprudenza, anche a responsabilità penale. La dichiarazione può essere sostituita dall’attestazione di conformità rilasciata da un tecnico abilitato alla presentazione degli atti di aggiornamento degli atti catastali (architetto, geometra, ingegnere).
Riferimenti urbanistici
• Gli atti di donazione di edifici Devono essere riportati nell’atto di donazione, a pena di nullità, a seconda dell’epoca di costruzione gli estremi:
– della licenza edilizia (o della licenza edilizia in sanatoria) per costruzioni eseguite prima del 30 gennaio 1977, data di entrata in vigore della legge 10/1977 detta “Legge Bucalossi” che ha introdotto la concessione edilizia in sostituzione della licenza edilizia;
– della concessione edilizia (o della concessione edilizia in sanatoria) per costruzioni eseguite prima del 30 giugno 2003, data di entrata in vigore del Testo Unico in materia edilizia, che introduce il permesso di costruire in sostituzione della concessione edilizia;
– del permesso di costruire (o del permesso di costruire in sanatoria) per costruzioni eseguite dal 30 giugno 2003 in poi;
– della denuncia di inizio attività (D.I.A.) per interventi di nuova costruzione o di ristrutturazione maggiore eseguiti dal 30 giugno 2003, e per i quali in alternativa al permesso di costruire si sia fatto ricorso alla D.I.A. (definita nella prassi: SUPER-D.I.A.}.
Per gli interventi anteriori al 1 settembre 1967 è valido l’atto di donazione nel quale in luogo degli estremi della licenza sia riportata o allegata apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà nella quale si attesti l’awenuto inizio dei lavori di costruzione sin da data anteriore al 1 settembre 1967.
È inoltre opportuno, anche se non è prescritto a pena di nullità, citare gli estremi di tutti gli altri provvedimenti edilizi rilasciati sull’immobile oggetto di donazione, per interventi successivi alla costruzione o a seguito di istanza di sanatoria edilizia, al fine di ricostruire nell’atto tutta la storia urbanistico-edilizia del fabbricato.
• Gli atti di donazione di terreni Gli atti di donazione relativi a terreni sono nulli e non possono essere stipulati né trascritti nei pubblici registri immobiliari se agli atti stessi non sia allegato il certificato di destinazione urbanistica (CDU) contenente le prescrizioni urbanistiche riguardanti l’area interessata, a meno che la donazione sia a favore:
– del coniuge del donante;
– dei parenti in linea retta del donante. Quindi in caso di donazione di un terreno a favore del figlio del donante non è obbligatorio allegare il certificato di destinazione urbanistica, mentre sarà necessario allegarlo se la donazione è a favore sia del figlio sia della nuora del donante.
Il certificato di destinazione urbanistica deve essere rilasciato dal dirigente o responsabile dell’ufficio comunale competente entro il termine di 30 giorni dalla presentazione della domanda. È valido per 1 anno dalla data di rilascio se, per dichiarazione del donante, non siano intervenute modifiche degli strumenti urbanistici.
Non c’è inoltre obbligo del certificato di destinazione urbanistica se:
– il terreno donato costituisce pertinenza di edificio censito nel catasto dei fabbricati, purché la sua superficie complessiva sia inferiore a 5.000 metri quadrati;
– con la donazione viene costituita o modificata o estinta una servitù.

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