Bambino di 3 mesi prende la meningite dalle feci di una tartaruga: un caso unico e rarissimo

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Il piccolo si trova da tre settimane al San Bortolo. Sarebbe stato infettato dalle feci dell’animale, probabilmente tramite le mani sporche di un adulto.

Un neonato di tre mesi è ricoverato da oltre tre settimane nel reparto di pediatria dell’Ospedale San Bortolo di Vicenza dopo essere stato colpito da una encefalite per un’infezione di salmonella originata da una piccola tartaruga d’acqua, che i genitori tengono in casa in un acquario.

Solo una terapia antibiotica messa in atto tempestivamente dai sanitari dell’ospedale ha fatto evitare il peggio, e oggi il neonato, anche se non può essere considerato ancora del tutto fuori pericolo e deve rimanere sotto stretto controllo, continua a migliorare progressivamente. L’ipotesi, ritenuta probabile dagli stessi sanitari, è stata fatta dopo la diagnosi di meningosepsi da salmonella, provocata dai batteri che vivono nell’apparto intestinale di vari animali, tra cui i rettili. A causare la meningite nel bambino è stato quindi il contatto con le feci della tartarughina di casa. A toccare gli escrementi della tartaruga è stato quasi certamente un adulto che ha poi trasmesso i batteri al bambino.

A scrivere del piccolo paziente, che è in gravi condizioni ma non dovrebbe rischiare la vita, è il Giornale di Vicenza. Il bambino sarebbe stato infettato dalle feci di una tartarughina d’acqua: a toccare gli escrementi dell’animale è stato probabilmente un adulto che inavvertitamente ha poi trasmesso i batteri al piccolino.

Solo la potente terapia antibiotica messa in atto tempestivamente dai sanitari ha fatto evitare il peggio, e oggi il lattante, anche se non può essere considerato ancora del tutto fuori pericolo e deve rimanere sotto stretto controllo in una stanza di isolamento, continua a migliorare progressivamente.

A far esplodere la meningite il contatto con le feci di una tartarughina, una di quelle che si tengono in casa nelle tipiche vaschette di plastica e si riempiono con un dito d’acqua. A toccare gli escrementi della tartaruga è stato quasi certamente un adulto che ha poi trasmesso i batteri della salmonella al piccolino.

La meningite da meningococco La meningite da meningococco è un’infezione pericolosissima perché improvvisa, subdola, spesso letale o fonte di gravi complicazioni (sequele). Colpisce inaspettatamente persone sane, non dà segnali premonitori ed evolve rapidamente . A essere colpite sono le meningi, membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, ma non solo: spesso si sviluppano complicazioni gravi e potenzialmente fatali, prima tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocardite o flebite. Le sequele post-infezione non sono da sottovalutare: tra chi sopravvive, possono residuare sordità, ritardo dello sviluppo psichico e fisico, paralisi cerebrale, amputazione degli arti, tanto più invalidanti quanto più colpiscono precocemente nell’infanzia.

Bambini e giovani a rischio Poiché l’unico serbatoio di Neisseria meningitidis è l’uomo e il contagio avviene per via aerea (tosse, starnuti e, negli adulti, bacio profondo), il rischio aumenta laddove è più alta la concentrazione di persone, maggiore la prevalenza della malattia e le condizioni igieniche non ottimali. Circa la metà dei casi di meningite meningococcica si manifesta entro i cinque anni, con un picco più alto tra i due mesi e l’anno di vita: il sistema immunitario del neonato e del bambino è infatti ancora immaturo e non in grado di difendersi quando entra in contatto col batterio.

La seconda fascia d’età più colpita, adolescenti e giovani adulti (14-25 anni), è a rischio perché maggiormente esposta alla frequentazione di luoghi affollati e chiusi (caserme, scuole, convitti, mezzi pubblici, discoteche), o ad abitudini scorrette come il fumo (che indebolisce le difese e rende l’ambiente più favorevole alla trasmissione del batterio), o lo scambio di bicchieri e posate. Per capire l’elevato potenziale di contagio, si deve ricordare che secondo alcune stime, il 10-20% della popolazione adulta è portatore sano (senza alcun sintomo) del meningococco a livello di naso e gola, e che il contagio avviene per via aerea. Meno dell’1% dei portatori sani svilupperà l’infezione mentre, per una persona altrimenti sana, il contatto stretto e ravvicinato con un portatore aumenta di 800 volte il rischio di contagio . A rischio sono anche i viaggiatori per turismo, lavoro o devozione (i pellegrinaggi alla Mecca sono l’esempio più classico). Nessuna età può dirsi quindi protetta dal contagio.

I numeri del contagio nel mondo e in Italia Nel mondo, ogni anno, sono complessivamente mezzo milione i casi di meningite meningococcica. L’epidemiologia dei diversi sierogruppi di meningoccocco varia considerevolmente a seconda dell’area geografica. In Italia, l’incidenza della patologia è particolarmente accentuata nei bambini sotto l’anno di vita, in cui risulta tre volte maggiore rispetto a quella che si osserva nei bambini di 1-4 anni di età.

La causa principale di malattia meningococcica è rappresentata dal sierogruppo B: dal 2007 al 2011 MenB ha costituito in media circa il 61% dei casi totali di meningococco e nell’anno 2011 ha rappresentato il 64% dei casi totali tipizzati di Neisseria meningitidis.

La distribuzione dei diversi sierogruppi varia nel tempo e ciò è in parte dovuto all’introduzione di vaccini contro specifici sierogruppi. A tale proposito è interessante notare come, in seguito all’introduzione in Italia di un vaccino contro il sierogruppo C (2006) si sia osservato un decremento dell’82% dei casi da MenC (dato aggiornato al 2011). Parallelamente, i casi da MenB sono rimasti stabili nel tempo (circa 90 casi l’anno), evidenziando come, nonostante la pressione evolutiva esercitata dal vaccino, non si sia verificato il fenomeno del replacement.

Diagnosi, terapia, dati di mortalità La meningite menigococcica ha una letalità tra il 9 e il 12%5 , ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiugere il 50%6 . La diagnosi di meningite meningococcica non è purtroppo immediata.

Segni e sintomi iniziali sono aspecifici, apparentemente simili a quelli di una forte influenza e risultano confondenti soprattutto nel caso dei bambini, la fascia d’età più colpita dall’infezione: febbre, vomito, emicrania, fotofobia (sensibilità alla luce), dolori e rigidità articolari e muscolari, brividi, mani e piedi freddi. I segni dirimenti, rigidità nucale e rash cutaneo, sono tardivi (13-22 ore dopo quelli d‘esordio), e ritardano perciò la somministrazione dei corretti trattamenti salvavita. La diagnosi certa si ha tramite il prelievo del liquido cefalorachidiano (liquor) nel quale ricercare le cellule batteriche, e con un’emocoltura eseguita con le tecniche di biologia molecolare. Il trattamento, in regime di ricovero, prevede la somministrazione di antibiotici (penicillina, ampicillina, cloramfenicolo, ceftriaxone), che però può essere inefficace se l’inizio di tale terapia è tardivo. Il frequente sviluppo di complicazioni gravi, prime tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocarditi, flebiti, broncopolmoniti, epatiti è altamente pericoloso.

Infine, la meningite meningococcica può causare complicazioni invalidanti e drammatiche nel tempo: in un sopravvissuto su cinque (20%) si possono sviluppare sordità, ritardo di apprendimento e crescita, paralisi cerebrale o perdita degli arti. Un esito drammatico soprattutto in età infantile. Va inoltre considerato che l’impatto economico della malattia meningococcica può essere molto alto, con costi che possono superare le centinaia di migliaia di euro per ciascun caso, attribuibili sia al trattamento acuto, sia alla gestione delle sue conseguenze a lungo termine: dalle cicatrici cutanee alle amputazioni e, soprattutto, le disabilità neurologiche, tanto gravi da richiedere terapia farmacologica, assistenza continua e specifici programmi di rieducazione per tutta la vita.

Uno studio realizzato nel Regno Unito dalla Meningitis Research Foundation e pubblicato da Pediatric Drugs all’inizio di quest’anno dimostra che ciascun paziente che sopravvive ad un’infezione da meningococco riportando complicazioni nel tempo, costa in media al Servizio Sanitario Nazionale 3.879.300 euro. Lo stesso caso avrà un impatto economico ancora maggiore sulla società, cui verrà a costare circa 5.238.762 euro se si aggiungono ai costi del sistema sanitario quelli per l’assistenza sociale di cui una persona portatrice di handicap ha bisogno.

C’è oggi un’emergenza meningite?

Non c’è attualmente un’epidemia di meningite. In base ai dati dell’ISS, nel 2015 e nel 2016 si sono verificati in Italia quasi 200 casi per anno di malattia invasiva da meningococco, la maggior parte dei quali causati dai sierogruppi B e C. L’andamento rispecchia il trend degli ultimi anni. In generale, la letalità riguarda il 10% dei casi. Il vaccino va somministrato solo alle fasce di popolazione raccomandate e ai gruppi a rischio, per mantenere alta la protezione collettiva e individuale dalla malattia. La diffusione della meningite in generale è bassa ed è rimasta costante negli ultimi cinque anni. L’unica variazione epidemiologica negli ultimi due anni riguarda il focolaio di meningococco C presente in Toscana che è però circoscritto in un’area specifica nella quale la Regione ha immediatamente predisposto l’offerta gratuita della vaccinazione ad una ampia quota della popolazione.

2. Quali batteri causano la meningite?

Tra gli agenti batterici che causano la meningite il più temuto è Neisseria meningitidis (meningococco), oltre a Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Haemophilus influenzae. Del meningococco esistono diversi sierogruppi, dei quali i più diffusi sono: A, B, C, Y, W135, X. Il più aggressivo è il meningococco di sierogruppo C, che insieme al B è il più frequente in Italia e in Europa.

3. Quali sono le fasce più a rischio di contrarre l’infezione causata dai diversi tipi di meningococco?

I bambini piccoli (al di sotto dei 5 anni di età) e gli adolescenti, ma anche i giovani adulti sono a rischio più elevato di contrarre infezione e malattia. Per quanto riguarda il sierogruppo B, la maggior parte dei casi si concentra fra i bambini più piccoli, al di sotto dell’anno di età.

4. Quali sono i vaccini anti-meningococco a disposizione ed esattamente contro quali ceppi?

Esistono tre tipi di vaccino anti-meningococco:  il vaccino coniugato contro il meningococco di sierogruppo C (MenC): è il più frequentemente utilizzato e protegge solo dal sierogruppo C  il vaccino coniugato tetravalente: protegge dai sierogruppi A, C, W e Y  il vaccino contro il meningococco di sierogruppo B: protegge esclusivamente contro questo sierogruppo.

5. Sono obbligatori o raccomandati?

I vaccini anti-meningococco sono vaccini raccomandati. Sono tutti inseriti nel nuovo Calendario vaccinale LEA, incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, ed è previsto siano offerti gratuitamente a specifiche fasce di popolazione, che sono quelle a maggior rischio di infezione. La scheda vaccinale in vigore prevede:  la vaccinazione contro il meningococco B nei bambini nel corso del 1° anno di vita (3 dosi al 3°, 4°, 6° mese di vita e 1 richiamo al 13° mese)  la vaccinazione anti-meningococco C nei bambini che abbiano compiuto un anno di età (1 dose al 13°-15° mese)  la vaccinazione con vaccino coniugato tetravalente nell’adolescenza, sia come richiamo per chi è già stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo sia per chi non è mai stato vaccinato. Al di fuori delle fasce di età sopracitate, il vaccino è fortemente raccomandato in persone a rischio perché affette da alcune patologie (talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite, asplenia, etc.) ed è consigliato anche in presenza di particolari condizioni (lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi o dormono in dormitori, reclute militari, e per chiunque debba recarsi in Regioni del mondo dove la malattia meningococcica è comune, come ad esempio alcune zone dell’Africa).

6. Quali sono gratuiti e quali a carico del cittadino? I vaccini contro la meningite inseriti nel nuovo Calendario vaccinale LEA, incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, sono gratuiti per specifiche fasce di popolazione, che sono quelle a maggior rischio di infezione. In particolare:  la vaccinazione contro il meningococco B è gratuita per i bambini nel corso del 1° anno di vita (3 dosi al 3°, 4°, 6° mese di vita e 1 richiamo al 13° mese)  la vaccinazione anti-meningococco C è gratuita per i bambini che hanno compiuto un anno di età (1 dose al 13°-15° mese)  la vaccinazione con vaccino coniugato tetravalente è gratuita per gli adolescenti, sia come richiamo per chi è già stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo sia per chi non è mai stato vaccinato. La vaccinazione contro il meningococco B prevede dosaggi diversi a seconda dell’età in cui si inizia a vaccinare, anche se il vaccino è indicato soprattutto al di sotto di un anno di età. Per quanto riguarda i vaccini contro gli altri agenti batterici della meningite, la vaccinazione contro Haemophilus influenzae tipo b (emofilo tipo b) è solitamente effettuata, gratuitamente, insieme a quella antitetanica, antidifterica, antipertosse, antipolio e antiepatite B, al 3°, 5° e 11° mese di vita del bambino, come da calendario vaccinale italiano. Non sono necessari ulteriori richiami. La vaccinazione contro lo Streptococcus pneumoniae (pneumococco) è offerta gratuitamente e il calendario nazionale prevede la somministrazione di tre dosi: al 3°, 5° e 11° mese di vita del bambino. Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale ne prevede l’offerta attiva e gratuita anche ai soggetti di 65 anni di età.

7. Quanto dura l’effetto della protezione vaccinale?

Generalmente, la durata della protezione dipende dal tipo di vaccino e dall’età in cui viene somministrato. Infatti, mentre alcuni vaccini, come quello anti-epatite B, conferiscono una protezione duratura lungo tutto l’arco della vita, per altri vaccini, come quelli contro difterite e tetano, sono raccomandati richiami decennali. Riguardo ai vaccini anti-meningococcici, i dati attualmente disponibili in letteratura non consentono di stabilire la necessità di un richiamo. In Italia, con il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale, è stata inserita una dose di richiamo nell’adolescenza in quanto è un’età a maggior rischio (seppure sempre molto basso) rispetto al resto della popolazione, per rafforzare la risposta immunitaria ad una eventuale infezione.

8. Qual è il valore del richiamo vaccinale?

Il richiamo di una vaccinazione permette di mantenere elevata la protezione immunitaria individuale nei confronti di una specifica malattia infettiva e garantire, qualora i livelli di copertura vaccinale siano elevati, anche nella popolazione generale l’instaurarsi della cosiddetta immunità di gregge, una specie di scudo di protezione, essenziale a limitare la circolazione di un determinato microbo ed evitare il riemergere di malattie ormai sotto controllo, difendendo così anche le fasce di popolazione più vulnerabili come anziani, bambini molto piccoli ancora non completamente vaccinati e soggetti a rischio.

9. Negli adolescenti va fatta la vaccinazione? E se è stata fatta a un anno di età va fatto un richiamo? La vaccinazione anti-meningococcica con vaccino tetravalente è raccomandata agli adolescenti, in quanto rientrano tra le categorie a maggiore rischio di contagio, sebbene limitato rispetto ad altre malattie infettive molto più contagiose, come influenza e morbillo. Il nuovo Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale raccomanda la vaccinazione nell’adolescenza anche per chi sia stato vaccinato contro il meningococco C da piccolo. Nell’evenienza di soggetti già vaccinati, la dose di richiamo serve a rafforzare la risposta immunitaria ad una eventuale infezione. 7

10. Per gli adulti che nell’infanzia non sono stati vaccinati contro il meningococco è consigliata la vaccinazione?

La vaccinazione negli adulti non è raccomandata, a meno che non siano presenti i fattori di rischio o le condizioni sopra riportate. Chi ha dubbi è opportuno che si rivolga alla ASL o al proprio medico di base.

TUTTI GLI ALTRI CASI DI MENINGITE

Sospetto caso di meningite all’ospedale Ruggi di Salerno. Per fortuna, il bambino, che frequenta la scuola elementare Calcedonia, sta rispondendo bene alle cure: già nella serata di ieri la sua temperatura corporea si è abbassata.

In merito alle condizioni del bambino di anni 7 ricoverato nella mattinata di ieri nel reparto di Malattie infettive del plesso Ruggi, l’ A.O.U, comunica in una nota stampa che il paziente è stazionario: sveglio, vigile, senza febbre, è tenuto in isolamento con terapia antibiotica che continuerà per 10 o 14 giorni a seconda della risposta clinica.

Al bambino, salernitano di sette anni, i medici avevano riscontrato rigidità nucale, dolore alla schiena in posizione seduta e petecchie sugli arti superiori e sul tronco. Sospettando una forma di meningite è stata chiesta una visita infettivologica e, nel contempo, è stato attivato il protocollo del caso. Del caso sono state informate subito anche le autorità sanitarie territoriali competenti per le procedure da adottare. Decisione che non hanno trovato d’accordo molti genitori che hanno gli alunni alla Calcedonia. I locali della scuola sono stati puliti ed areati e tutti i bambini entrati in contatto con il piccolo stanno effettuando la profilassi, non è stato quindi necessario chiudere la scuola.

Un bambino di 7 anni che frequenta la seconda classe della scuola elementare Calcedonia a Salerno, è stato ricoverato presso l’ospedale Ruggi d’Aragona per una sospetta meningite.

“Si stanno contattando i familiari per avviare le dovute profilassi da parte dei pediatri e dei medici di famiglia”: assieme al sindaco della città anche la dottoressa Maria Grazia Panico, direttrice Servizio Epidemiologia Asl Salerno, che ha assicurato che nelle farmacie è disponibile l’antibiotico necessario per la profilassi.

La profilassi è stata estesa a tutti i bambini entrati in contatto stretto con l’alunno e si tratta di tutti i 160 frequentatori della mensa. La dirigente Asl sostiene che è preferibile che il plesso rimanga aperto proprio per monitorare la salute dei piccoli.

Una turista inglese l’ultima vittima: le notizie del 21 marzo

È morta nel giro di 5 ore Sharon Kirkma, 60 anni, turista inglese con casa ad Ameglia, in provincia di La Spezia. A ucciderla all’ospedale Sant’Andrea è una meningite meningococcica. Il malessere risale a domenica e la morte è sopraggiunta nel giro di poche ore. Il sindaco Andrea De Ranieri ha subito aperto la sede locale del Distretto dove le persone che sono state a contatto con la donna deceduta sono state sottoposte alla profilassi curata dalla Asl 5.

L’amico ha accusato un malore

Un amico della vittima, colui che l’ha aiutata quando lei si è sentita male. Alla notizia della morte per meningite, ha avuto un leggero malore. “Sto bene”, ha detto poi, “ma penso a Sharon e alla fine che ha fatto. Non mi sembra vero», aggiunge prima di partire per l?aeroporto di Pisa dove sono atterrati i parenti della donna.

Meningite: a Piacenza muore un calciatore, a Cascina colpita una donna, le notizie del 19 marzo 2017

La morte di un calciatore dilettante di 33 anni di Pianello Valtidone, Anselmo Cassi (nella foto in apertura e sotto), per una setticemia da meningococco, ha spinto molte persone  a presentarsi preoccupate all’ospedale di Castel San Giovanni o a chiamare i centralini dell’Asl.

La vittima era un bomber, molto stimato, del campionato dei dilettanti.
Aveva iniziato la stagione nel Gragnano, formazione che milita nel girone A di Terza categoria, per poi passare a dicembre al Bivio Volante“

La Asl: “Non c’è nessuna emergenza”

“Ma non è in atto alcuna emergenza – ha spiegato alla stampa il direttore sanitario, Guido Pedrazzini – potevano essere coinvolti da un eventuale contagio solo i parenti del giovane deceduto e i compagni di squadra”.
La stessa Asl ieri, con una nota, aveva invitato a rivolgersi al medico per un’eventuale profilassi anche i frequentatori di un pub della provincia, dove poche sere fa il giovane calciatore aveva trascorso alcune ore.
Appena i medici si sono accorti della gravità delle sue condizioni, la profilassi ha subito raggiunto familiari, i giocatori della sua squadra e gli amici più stretti. Il sindaco di Pianello, Gianpaolo Fornasari, a scopo precauzionale, con un’ordinanza ha chiuso le scuole del paese fino a martedì.

Una ventisettenne di Cascina ricoverata a Livor il 17 marzo

È una ventisettenne di Cascina (Pisa) la nuova colpita dalla meningite. La donna, ammalatasi per colpa del meningococco di tipo C, è stata trasferita nel reparto di Malattie infettive di Livorno. Il suo è il quinto caso in Toscana dall’inizio dell’anno. I sanitari hanno subito fatto scattare la profilassi nei locali frequentati dalla donna nei dieci giorni che hanno preceduto il manifestarsi dei sintomi. A quanto si sa la donna non era vaccinata, le seu condizioni non sono disperate.

I locali frequentati dalla donna

Dopo un passaggio al pronto soccorso di Pontedera dove è stata effettuata la prima diagnosi, la ventisettenne è stata trasferita nel reparto di malattie infettive di Livorno, “le sue condizioni al momento non sono preoccupanti”, spiegano dall’Asl. I primi sintomi si sono palesati venerdì 17 marzo.
Dall’inchiesta epidemiologica effettuata dai sanitari dell’igiene pubblica della Asl – spiega una nota dell’azienda sanitaria – è risultato che la donna, nei dieci giorni precedenti l’esordio della sintomatologia, ha frequentato prevalentemente alcuni dei locali elencati di seguito.


– Discoteca “Boccaccio”, via del Tiglio n. 143, a Calcinaia il 14 marzo dalle 24 alle 3. In quella serata le sale aperte erano: Vipera, Viperotto e Bodega.
– Ristorante cinese-giapponese Kirin, via Tosco Romagnola n. 203, a Cascina il 15 marzo, dalle 21.30 alle 23.30.
L’Asl raccomanda a quanti avessero frequentato i due locali nei giorni e negli orari sopra indicati di eseguire la profilassi antibiotica.

Un caso a Como: le notzie del 17 marzo

Meningite da meningococco. Con questa diagnosi è stata ricoverata all’ospedale di Saronno (Varese) una ragazza comasca di 17 anni. Lo conferma l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera (nella foto sotto) precisando che le condizioni della ragazza, pur gravi, si sono mantenute stabili, non avendo presentato complicanze nelle ultime 24 ore. “La profilassi con somministrazione di antibiotico – ha spiegato Gallera – è già stata effettuata, come prevedono le linee guida, nella stretta cerchia di familiari e amici, in totale una ventina di persone”.

“Profilassi per i contatti più stretti”

“La profilassi”, ha aggiunto l’assessore, “è stata attivata solo per i contatti stretti dal momento che la ragazza ricoverata a Saronno risulta assente da scuola dal 27 febbraio scorso. Secondo le linee guida internazionali, infatti, la profilassi è prevista solo per le persone venute a stretto contatto nei 10 giorni prima dell’inizio dei sintomi, che nel caso della ragazza in questione si sono manifestati il 13 marzo”.

Un caso a Bologna, in rianimazione al Maggiore signora di 71 anni, le notizie del 9 marzo 2017

Un caso di meningite anche a Bologna. Una donna di 71 anni è ricoverata in Rianimazione all’Ospedale Maggiore con una diagnosi di sepsi da meningococco. La signora è in prognosi riservata.
Immediate le misure di prevenzione. Già dalla serata del 7 marzo, gli operatori del Dipartimento di sanità pubblica hanno attivato le misure di profilassi previste in questi casi per i parenti e per quanti sono entrati in contatto con la signora, all’incirca 40 persone.

Tutti hanno eseguito un trattamento antibiotico specifico per il meningococco. Misure analoghe sono state adottate anche nei confronti del personale ospedaliero.

Le notizie del 1° marzo

Paura ad Aversa dove è stato registrato un caso di meningite al pronto soccorso dell’ospedale San Giuseppe Moscati. Nella mattinata di ieri, martedì 28 febbraio, si è presentata una donna di 70 anni, affetta da cirrosi epatica, con febbre alta. In un primo momento, proprio a causa del problema epatico, si era ipotizzata un’encefalite.

Nel pomeriggio, però, sono giunti i risultati degli esami specifici che non hanno lasciato più dubbi. Immediata è scattata la profilassi e l’anziana è stata trasferita al Cotugno di Napoli, dove vengono ricoverati i pazienti affetti da malattie infettive.

Meningite a Napoli: muore a Marigliano un’insegnante di 58 anni, le notizie del 25 febbraio 2017

Meningite mortale a Marigliano, un grande centro di oltre 30.000 abitanti, nel napoletano. È morta un’insegnante del plesso scolastico delle elementari. La donna, Raffaella Angelillo, aveva 58 anni. É andata a scuola fino a martedì scorso. È deceduta nel giro di poche ore. Portata d’urgenza in ospedale, è morta nella prima mattinata di ieri. I medici non hanno potuto fare niente per salvarla.
L0’insegnante donna aveva partecipato alla programmazione delle attività scolastiche fino al giorno prima del decesso insieme con altre insegnanti del plesso che fa capo al primo circolo Siani.

Le notizie del 21 febbraio: un caso in provincia di Catania

Caso di meningite a Catania. Alle 18.40 di ieri, lunedì 20 febbraio, una donna di 36 anni di Caltagirone è giunta al pronto soccorso dell’ospedale Gravina con febbre e cafalea. “La donna”, comunica l’Asp, “è stata subito sottoposta ai controlli previsti e è stata ricoverata presso l’Uoc di Malattie infettive, dove le è stata diagnosticata una meningite da meningococco C. La paziente è stata condotta in condizioni di isolamento e immediatamente trattata con terapia idonea e secondo le procedure previste. Le sue condizioni sono stabili, ma non è possibile al momento sciogliere la prognosi che resta riservata”.

“Nessun pericolo per la popolazione”

È stata contestualmente avviata la profilassi del personale e dei pazienti presenti ieri al Pronto soccorso. L’Uo di igiene pubblica di Caltagirone sta completando in queste ore la profilassi dei contatti stretti della paziente. “Nessun pericolo per la popolazione”, sottolinea l’Asp.

Brescia: in rianimazione uno studente di 19 anni

Nuovo caso di meningite in Lombardia, stavolta in provincia di Brescia. Uno studente di 19 anni residente a Robecco e che frequenta il liceo scientifico Pascal di Manerbio è ricoverato da ieri, lunedì 20 febbraio, in rianimazione e se le sue condizioni lo consentiranno sarà trasferito nelle prossime ore nel reparto infettivi del Civile di Brescia.

Profilassi per 35 persone

La sospetta diagnosi è di infezione da meningococco di tipo C e in attesa dell’esito dei test è partita la profilassi per studenti e insegnanti. L’Ats Brescia ha fatto subito scattare lo stato di allerta sanitaria e il protocollo di profilassi è stato completato in poche ore. Nel giro di breve sono stati sottoposti a cura antibiotica 23 compagni, 5 insegnanti, i genitori e 4 amici. In tutto 35 persone.

I genitori hanno capito la gravità

A capire la gravità della situazione, dopo un inizio che sembrava un’influenza, sono stati i genitori. La madre è un’infermiera e il padre un tecnico di laboratorio. La coppia lo ha portato immediatamente al pronto soccorso di Manerbio e il ragazzo sta rispondendo alle terapie, anche se i medici non hanno ancora sciolto la prognosi.

Boom dei casi a Milano, la Regione convoca gli esperti, le notizie del 20 febbraio 2017

È meningite quella che ha colpito un quattordicenne milanese ricoverato da sabato 18 febbraio al San Raffaele. Per quanto non in pericolo di vita, la patologia del ragazzo ha portato alla profilassi antibiotica sui compagni di scuola Istituto Pavoniano Artigianelli di via Crespi per grafici e periti grafici (nella foto in basso). E ha portato le autorità sanitarie regionali a una riunione convocata per questo pomeriggio, lunedì 20 febbraio, per far fronte a una situazione che, ribadiscono gli esperti, non comunque è di emergenza.

Casi raddoppiati da gennaio

Va tuttavia valutata la situazione delle ultime settimane. Dall’inizio dell’anno sono stati 11 i casi di meningite, uno ogni 4,5 giorni, il doppio rispetto al 2016 (un caso ogni 9 giorni e mezzo) e quasi il triplo rispetto al 2015 (uno giorni 12 giorni). Due sono stati decessi e, dice assessore alla Sanità, Giulio Gallera, “alla luce del nuovo caso ho deciso di avviare un approfondimento sul quadro epidemiologico e sulle eventuali azioni da adottare”.

La task force al Pirellone

Al vertice al Pirellone sono convocati Paolo Grossi, ordinario di malattie infettive all’università dell’Insubria, Carlo Signorelli, ordinario di igiene e sanità pubblica dell’università di Parma e presidente uscente della Società italiana di igiene), Gian Vincenzo Zuccotti, direttore della clinica pediatrica del Buzzi, Francesco Auxilia, docente di igiene generale alla Statale), Giuliano Rizzardini, direttore del reparto di malattie infettive 1 del Sacco, e Anna Pavan, direttrice generale dell’Ats di Pavia e esperta di Igiene.

Qualche speranza per la bimba romena di 7 mesi, le notizie del 18 febbraio 2017

Resta in condizioni gravi la bambina di 7 mesi di origini romene ricoverata al Buzzi di Milano per una meningite da meningococco. A dirlo il direttore della clinica pediatrica milanese, Gian Vincenzo Zuccotti (nella foto sotto).

“La bambina è sempre in condizioni gravi ma diciamo che è stazionaria – ha spiegato il dottor Zuccotti al telefono all’agenzia askanews – ma man mano che passano i giorni e ci si allontana dal fulcro dell’episodio siamo via via più ottimisti”.
“La prognosi resta comunque riservata – ha aggiunto – perchè le condizioni sono ancora gravi. È ovvio che quando si iniziano a superare le 48 ore però si può iniziare a essere un po più ottimisti”. Resta ancora da accertare il ceppo della meningite: “Stasera o al più tardi domani lo sapremo” ha precisato Zuccotti. Quindi nella giornata di oggi si dovrebbe saperne di più.
Quanto invece alla vaccinazione il professore ha ricordato che quella per il meningococco C è prevista per i bambini tra i 12 e i 13 mesi mentre per quanto riguarda il meningococco B da ques’anno è possibile farla dai 3 mesi per i bambini nati nel 2017. Intanto per i familiari o le persone che sono venuti in contatto con la piccola è stata predisposta la profilassi antibiotica.

La morte di Clara Arrigoni

Svelata l’identità delle vittima di meningite milanese di 49 anni. Si chiamava Clara Arrigoni e insegnava catechismo nella parrochhia di Truccazzano. È scattata la profilassi antibiotica su 37  bambini. Le stesse misure sanitarie sono state prese nei confronti di 27 colleghi di lavoro di Clara, di un’azienda in provincia di Monza, di cui non è stato rivelato il nome. Ma pare che si tratti di un’industria grafica.

Una bambina di 7 mesi ricoverata al Buzzi: le notizie del 16 febbraio

Due nuovi casi di meningite a Milano: una donna di 49 anni, ricoverata dal giorno di San Valentino al San Raffaele, non ce l’ha fatta. È deceduta la notte scorsa. Invece una bambina di 7 mesi è stata ricoverata all’ospedale pediatrico Buzzi ed è in gravissime condizioni.

La donna morta era residente a Truccazzano, un piccolo comune dell’hinterland milanese e lavorava in un’azienda della provincia di Monza e Brianza. È morta  a causa di una sepsi da meningococco. Il personale del Servizio di Igiene Pubblica di Ats Città Metropolitana di Milano sta mettendo in atto tutti gli interventi di profilassi necessari.

“Non abbiamo ancora notizia del ceppo di meningococco che ne ha causato la morte, gli esami sono ancora in corso”, spiegano ma intanto la profilassi antibiotica è già stata attivata nei confronti dei famigliari e dei contatti stretti.

La bambina di sette mesi, invece, non aveva fatto nessuna delle vaccinazioni previste per i neonati e non è iscritta al Servizio sanitario regionale.

Non ha un pediatra di libera scelta e non ha fatto nessuna vaccinazione. È figlia di una famiglia romena che vive in un appartamento, nella quale non sono emerse evidenti situazioni di trascuratezza ma di fragilità sociale. Nella foto in apertura e in asso due immagini dell’ospedale pediatico Buzzi.

Le notizie del 13 febbraio: migliora l’insegnante del Rosselli

Fuori pericolo dopo la paura per un altro caso di meningite in ambiente scolastico. Un’insegnante dell’Istituto Rosselli di 43 anni, residente nel trevigiano, era stata ricoverata in terapia intensiva all’ospedale di Castelfranco Veneto per meningite da meningococco di tipo C. Le sue condizioni, apparse serie al momento del ricovero, sono migliorate ed è stata dichiarata non più a rischio di decesso.

L’annuncio dell’Usl 2

“La paziente è stabile, in leggero miglioramento”, ha detto direttore generale Usl 2 Marca Trevigiana Francesco Benazzi. “Non ci sono segni di evoluzione in choc settico: sono assenti cioè i segnali dell’infezione provocata dalla meningite che solitamente porta alla morte. La situazione permette di essere tranquilli per le sue condizioni sanitarie, grazie anche alla bravura dell’equipe di specialisti diretta dal dottor Giorgio Zanardo”.

I provvedimenti dopo i test di laboratorio

La notizie del nuovo caso era stata diffusa dalla Direzione sanitaria dell’Azienda Ulss 2 “Marca Trevigiana”. La docente è stata accolta nel nosocomio ieri sera e gli esami di laboratorio hanno evidenziato la meningite.

L’Azienda ha attivato subito il Dipartimento di Prevenzione che ha provveduto, secondo quanto previsto dalle linee guida, alla profilassi sui familiari e sui contatti nel luogo di lavoro (la scuola comprende un istituto commerciale e un liceo artistico). La Direzione sanitaria ricorda “che il meningococco non si diffonde così facilmente come il comune raffreddore o come l’influenza e può trasmettersi solo per contatto molto stretto”.

Intanto in un’intervista rilasciata a Consumatrici.it il professor Galli dell’Università di Milano chiarisce, in ogni caso, che le forme di alalrmismo sono ingiustificate rispetto ai dati.

Le notizie dell’11 febbraio: migliora la signora di Grottammare

Migliora la signora di 74 anni di Grottammare colpita da una forma di meningite. La donna, infatti, ricoverata nel reparto infettivi dell’ospedale Murri di Fermo, è lucida e cosciente mentre i medici hanno sottolineato un miglioramento, anche se occorrerà comunque attendere almeno almeno 48 ore per poter avere un quadro aggiornato della situazione.

La malattia in una paese di poco più di 16.000 abitanti

La meningite arriva anche nelle Marche, per la precisisione a Grottammare, un comune di 16.062 abitanti della provincia di Ascoli Piceno.
Una donna di 74 anni – madre e nonna – nella notte tra martedì e mercoledì è stata vittima di un malore che l’ha colpita mentre era nella sua abitazione.

La signora è finita in stato confusionale, avrebbe vomitato più volte tanto da spingere i familiari a rivolgersi al Pronto soccorso dell’ospedale di San Benedetto.

La settantaquattrenne è stata visitata dal personale medico del reparto.

Inizialmente si pensava ad una infezione alimentare, poi il responso degli esami: meningite. È scattato dunque il protoccolo per la profilassi e la donna è stata trasferita all’ospedale Murri di Fermo (nelle foto in basso e in apertura), dove è ricoverata nel reparto di malattie infettive.

Le notizie del 9 febbraio: morta la prof di Milano

È morta Vittoria Patti, la professoressa di 54 anni ricoverata mercoledì scorso per meningite all’ospedale San Paolo a Milano. L’insegnante (nella foto in apertura), di origini siciliane, è deceduta alle 12,50 di giovedì 9 febbraio per un’infezione da meningococco C. A quanto fa sapere l’ospedale, erano presenti il marito e i figli.

La docente insegnava all’istituto superiore Curie Sraffa di via Fratelli Zoia 130, in zona Baggio (nella foto in basso), e risiedeva a Milano. Il trasporto all’ospedale San Paolo è avvenuto attorno alle 12,45 di mercoledì 8 febbraio, per “choc settico in sepsi meningococcica”, che ha attaccato organi vitali.

Curava 4 blog, sempre impegnata nel sociale

La professoressa era una docente di scienze molto apprezzata da colleghi e studenti, curava quattro blog  dove, con passione, parlava della sua attività didattica, ma anche di scienza e religione. Nell’immagine qui sotto, tratta da uno dei blog, l’elenco dei temi affrontati da Vittoria Patti.

Inoltre, la professoressa Patti si prodigava con i ragazzi in difficoltà, aiutando anche gli insegnanti di sostegno.

Iniziata la profilassi al Curie Sraffa

“Sono già state messe in atto tutte le procedure tipiche di questi casi: i nostri tecnici sono già nella scuola in cui insegna la donna, per coinvolgere nella profilassi antibiotica tutti i colleghi e gli alunni con cui ha avuto contatti negli ultimi giorni”: ha spiegato l’Agenzia per la tutela della salute (Ats) di Milano. In collaborazione con la Direzione scolastica Ats Città Metropolitana è al lavoro per ricostruire le attività didattiche e i contatti all’interno della scuola. Nel pomeriggio una riunione a scuola con genitori e docenti per dare tutte le informazioni.

Dubbi sulla rapidità dell’intervento

La professoressa insegnava in nove classi della scuola: per questo, l’Ats di Milano, l’ex Asl, ha deciso di sottoporre i ragazzi di tutte queste classi alla profilassi antibiotica. Nella scuola, dalle 11 di stamattina, non si può accedere a causa delle procedure in corso.

Ma l’impressione è che ci sia stata una lentezza ingiustificata in queste procedure. Non si capisce, infatti, in base a quali certezze stamattina i ragazzi e gli altri inasegnanti sono stati invitati ad andare ugualmente a scuola.

Le notizie precedenti
Caso di meningite in una scuola superiore di Milano. Una professoressa dell’Istituto Curie Sraffa , 55 anni, è ricoverata in gravi condizioni all’ospedale San Paolo. In un avviso diramato dalla scuola, un istituto tecnico e liceo scientifico delle scienze applicate in zona Bisceglie frequentato da circa 800 studenti, si parla di “sepsi da meningococco”.

Oggi la profilassi antibiotica

Secondo quanto si apprende, oggi, giovedì 9 febbraio, gli operatori sanitari si recheranno sul posto per avviare le misure di profilassi previste in questi casi. La comunicazione è stata diffusa dalla scuola nella serata di ieri dalla dirigente scolastica. Nel messaggio si avvertiva che la professoressa “si trova all’ospedale, reparto di rianimazione”, e si invitavano “tutti i docenti e il personale Ata che negli ultimi giorni hanno avuto contatto” con l’insegnante a “presentarsi in Aula magna” oggi “alle ore 14 per la profilassi antibiotica”.

“Venite a lezione oggi”

Questa mattina l’istituto ha avvertito studenti e famiglie che “è indispensabile essere presenti alle lezioni odierne, in quanto non vi è alcun pericolo sanitario”.

2 nuovi casi in provincia di Roma, gravissimo uomo di 51 anni, le notizie dell’8 febbraio 2017

Subito dopo il caso confermato di ieri a Napoli, due nuovi casi di meningite in provincia di Roma: ad Albano Laziale e Anzio.

Si tratta di una ragazza di 21 anni residente ad Anzio e di un cinquantunenne che risiede nella città castellana, alle porte di Roma.

 La ragazza di Anzio è in rianimazione allo Spallanzani. Il trasferimento a Roma è stato deciso dopo che le sue condizioni sono peggiorate.

Domenica scorsa ha accusato febbre molto alta e mal di gola, ma anche disturbi di natura neurologica. Lo stesso giorno è stata ricoverata all’ospedale di Anzio dove, dopo un test, le è stata diagnosticata la meningite pneumococcica.

 Lunedì le sue condizioni sono repentinamente peggiorate, le sue analisi sono state trasmesse all’ospedale romano dalla dottoressa Gina Colantuono: la diagnosi è stata confermata anche dallo Spallanzani (nella foto in basso e in apertura). Ora le sue condizioni sono critiche ma stazionarie. Intanto dalla Asl Roma 6 fanno sapere che ai familiari sono state fornite tutte le informazioni del caso e che “per estrema cautela, il servizio osserverà nei confronti dei contatti stretti la sorveglianza sanitaria attiva”.

Colpito anche un uomo di 51 anni di Albano

Il cinquantunenne di Albano ha iniziato – invece – a sentirsi male sabato mattina scorso: aveva febbre e mal d’orecchio. Si è presentato al pronto soccorso di Albano lunedì: era in stato confusionale, ha perso coscienza. Anche per lui la diagnosi è stata la stessa della ragazza di Anzio, anche se le sue condizioni sono molto critiche. Dopo essere stato trasferito in sala intensiva, martedì è stato portato allo Spallanzani. Nonostante i due casi siano “osservati speciali”, sempre dalla Asl comunicano che non si resa necessaria “nessuna profilassi antibiotica per i contatti stretti del caso, trattandosi di una forma batterica sostenuta dal Pneumococco Pneumioniae, così come previsto dai protocolli e le specifiche linee guida nazionali”.

Confermata la meningite a Napoli

Confermato il caso di meningite al liceo Tito Lucrezio Caro di via Manzoni a Napoli. Un bidello, dipendente della scuola, è arrivato l’altro ieri in gravi condizioni all’ospedale ed è stato ricoverato nella struttura per malattie infettive Cotugno. A scopo precauzionale il liceo è stato chiuso e le lezioni sono state sospese. Tensione anche tra i genitori del vicino Istituto comprensivo Gneo Nevio (nella foto sotto). Molti allievi dell’istituto – infatti – hanno fratelli alla Caro, pertanto è stata chiesta dai rappresentanti della struttura scolastica una bonifica anche alla Nevio.

“È meningite”, i medici confermano

La diagnosi dei medici dell’ospedale Cotugno conferna i sospetti: si tratta di meningite batterica. La dirigenza scolastica ha disposto, perciò, la chiusura della scuola anche per la giornata di mercoledì 8 febbraio per consentire l’intervento di disinfezione da parte della Asl. La scuola rende noto che le attività scolastiche riprenderanno regolarmente a partire da giovedì, 9 febbraio.

Le notizie del 7 febbraio

Secondo quanto si è saputo, l’uomo si è sentito male nella notte tra il 6 e il 7 febbraio dopo che da un paio di giorni aveva la febbre alta. Ora l’istituto partenopeo è in attesa di notizie da parte dell’Asl e, in base all’esito degli esami effettuati, si deciderà della bonifica degli ambienti.

Chiusura a scopo precauzionale

Intanto la direttrice dell’Ufficio scolastico regionale Luisa Franzese (nella foto sopra) evidenzia che “per ora non c’è alcuna diagnosi di meningite. La scuola opportunamente resta chiusa per tutelare preventivamente la salute degli studenti. Qualora la diagnosi dovesse essere di meningite si metteranno in campo le dovute procedure”.

Meningite: donati gli organi di Gennaro lo studente-barman morto a 25 anni, le notizie del 6 febbraio 2017

Non c’è stato niente da fare. Gennaro Confora (nelle foto in apertura e qui sotto) è morto a pochi giorni dal suo compleanno. Aveva appena compiuto, infatti, 25 anni e li aveva festeggiati a Firenze con alcuni amici.

Al ritorno quella che sembrava una banalissima febbre si è trasformata nella meningite che lo ha condotto alla morte. Fin da ieri i suoi genitori avevano deciso, pur affranti, di donare gli organi del ragazzo per far vivere altre persone.

Il drastico peggioramento domenica 5 febbraio

Sono peggiorate ulteriormente le condizioni di Gennaro Canfora, per tutto “Genna”, il barista e studente spezzino di 25 anni che lavorava a The Murphy’s Pub, ricoverato da venerdì mattina all’ospedale Sant’Andrea per meningite meningococcica con sepsi. La situazione, che era gravissima, è precipitata nel corso della gironata. Stamani i medici della rianimazione hanno effettuato nuove analisi sul giovane: dopo l’elettroencefalogramma è emersa una valutazione neurologica in peggioramento. Lo ha comunicato l’Asl 5 della Spezia.

Le procedure di morte cerebrale

Purtroppo la situazione è andata peggiorando nel corso della domenica. Alle 16 sono state avviate le procedure di osservazione per dichiarare la morte cerebrale del ragazzo. Il periodo di osservazione terminerà dopo 3 o 6 ore.

La famiglia pronta a donare gli organi

I familiari di Gennaro Canfora, in morte cerebrale dalle 16:07 di questo pomeriggio, hanno autorizzato la donazione di organi. Lo rende noto la direzione sanitaria della Asl5. Gli espianti avverranno al termine dell’osservazione dell’attività cerebrale che andrà avanti per sei ore dall’inizio della dichiarazione di morte cerebrale.

Aveva festeggiato il compleanno a Firenze

Nei giorni scorsi Gennaro era stato a Firenze da amici per festeggiare i suoi 25 anni, è tornato e non era stato bene, febbre e dolori.

“Sto a casa, prendo una tachipirina e torno a lavorare”: aveva detto agli amici. Poi è stato sempre peggio ed è stato ricoverato.

80 giovani in fila, 12 sottoposti a profilassi

Il caso ha costretto molte persone a profilassi antibiotica. Stamani circa 80 persone, soprattutto giovani, si sono messe in fila davanti l’ufficio igiene della Asl. La profilassi è stata comunque prescritta solo a 12 persone, a testimonianza che il caso sta suscitando un po’ di psicosi.

Asl e assessorato alla Sanità della Regione hanno consigliato la profilassi a tutti coloro che hanno avuto contatti stretti con il giovane e a coloro che frequentano il The Murphy’s Pub, dove lavorava Gennaro Canfora. Il Pub, secondo le autorià, può essere frequentato senza problemi.

Ieri oltre 300 le persone che sono state ricevute dagli uffici. Ci sono state anche difficoltà a reperire il farmaco e alcuni soggetti che avevano bisogno di sottoporsi a profilassi sono stati indirizzati alle farmacie cittadine.

Le notizie del 1° febbraio

Nuova morte per meningite: un ragazzo di 18 anni, Alessio Dal Col (nella foto in apertura), che era stato ricoverato la settimana scorsa per meningite da pneumococco, è morto nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Conegliano (Treviso).

Il diciottenne era stato trasportato nel nosocomio il 24 gennaio, perché presentava febbre molto alta, e le sue condizioni erano apparse subito molto gravi. Dalle analisi mediche era emerso che era stato colpito da una forma di meningite non contagiosa.

Nella foto in basso: l’ospedale di Conegliano.

Le notizie del 24 gennaio

Nuovo caso di meningite in Campania. La direzione generale dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno informa che è stato ricoverato presso il reparto Malattie Infettive un uomo di 50 anni proveniente dall’ospedale di Cava dei Tirreni colpito da meningite.

L’uomo, di Cava dei Tirreni, era stato ricoverato presso il Santa Maria dell’Olmo giovedì 19 gennaio per problemi di natura neurologica. Trasferito a Salerno presso la Stroke Unit, è stato sottoposto a un prelievo spinale che ha evidenziato una forma di meningite.

La direzione generale ha quindi prontamente attivato tutti i protocolli previsti dal ministero e sottoposto il personale a profilassi. Contemporaneamente è stata inviata segnalazione all’unità di prevenzione collettiva di Cava dei Tirreni per l’attivazione delle procedure di competenza.

A Cava dei Tirreni tre giorni fa un altro caso

Il 21 gennaio un bambino di Cava di poco più di 3 anni era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Cotugno di Napoli sempre per un caso di sospetta meningite.

Le notizie del 21 gennaio

Nuovo caso di meningite in Campania. Un bambino di 3 anni e mezzo, residente a Cava de’ Tirreni, è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Cotugno di Napoli ed è in rianimazione.
L’Asl ha contattato tutte le famiglie dei bimbi che sono entrati in contatto con il piccolo per avviare la profilassi.

Pochi giorni fa, a Napoli è morto un uomo di 36 anni, residente al Vomero, che era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale  Cardarelli.

Sono invece migliorate le condizioni dell’altro bambino, ricoverato al Cotugno la scorsa settimana. Il piccolo ora è tornato in reparto e potrebbe tornare presto a casa.

Le notizie del 18 gennaio

Un’altra vititma della meningite. È deceduto la notte scorsa, al Pronto soccorso del Cardarelli di Napoli, un uomo di 36 anni. Il direttore generale del grande ospedale partenopeo, Ciro Verdoliva, ha reso noto che sono state attivate, come da protocollo, tutte le profilassi necessarie.

Partita la profilassi antibiotica

Aggiunge il professor Verdoliva: “Ogni operatore sanitario o soggetto entrato in contatto con il paziente all’interno dell’area di competenza dell’azienda ospedaliera è stato sottoposto a profilassi antibiotica. Allo stesso modo è stata effettuata la bonifica dell’ambiente grazie ad una corretta areazione della struttura interessata e sono state già allertate le autorità sanitarie competenti. In considerazione del rischio che questo decesso possa alimentare una psicosi ingiustificata”.

Un bambino di 5 anni al Cotugno, un altro caso a Eboli

Ancora meningite, di tipo C, per un bimbo di 5 anni ora ricoverato in rianimazione all’ospedale per malattie infettive Cotugno di Napoli. Il bambino è arrivato dall’ospedale di Caserta.

C’è da segnalare un caso anche a Eboli, nel salernitano: una donna di 43 anni è al momento ricoverata all’ospedale Maria Santissima Addolorata. In entrambi i casi sono state messe in atto le misure di sicurezza e le idonee profilassi.

De Luca: “No a drammatizzazioni”

Il decesso per meningite “non è un segnale di nulla di particolarmente grave e preoccupante, è un episodio fisiologico, seppure drammatico e che ci addolora”. Lo ha detto il presidente della giunta regionale della Campania, Vincenzo De Luca. “Il paziente”, ha detto il governatore, “è arrivato in ospedale in condizioni critiche. Ricordo a tutti che abbiamo grande attenzione al fenomeno, ma no a drammatizzazioni del problema o a psicosi”.

Le notizie del 16 gennaio

Un mal di testa crescente ieri, domenica 15 gennaio, e poi i malesseri intorno all’ora di pranzo, con capogiri e rigidità alla nuca. Questi i sintomi della donna di 44 anni ricoverata nel reparto di malattie infettive dell’ospedale di Eboli.

Se n’è accorto il marito

Ad accorgersi della gravità della situazione è stato il marito, che ha cercato in rete le cause del malessere della moglie, portata d’urgenza verso le 16 al pronto soccorso. Un’ora più tardi la diagnosi, dopo una tac e un prelievo di liquor con una lombare. Stazionarie al momento le sue condizioni.

Muore una bambina a Brescia, rimandata a casa per “influenza”, le notizie del 13 gennaio 2017

Una bambina di 5 anni, di origini pachistane, è morta ieri mattina all’ospedale Civile di Brescia (nella foto in basso) per meningite. A ucciderla è stata una forma causata dallo pneumococco, batterio non contagioso. A quanto si apprende la piccola viveva con la sua famiglia a Inzino, frazione di Gardone Valtrompia, e frequentava la scuola materna.

Era ricoverata all’ospedale di Brescia da due giorni: a causa della non contagiosità del batterio che l’ha stroncata, non è stata disposta alcuna profilassi tra chi è entrato in contatto con lei.

Una commissione d’inchiesta in Lombardia

La Regione Lombardia avvierà una commissione d’inchiesta in seguito alla morte della bambina. È quanto ha fatto sapere l’assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera: “Diamo mandato all’Ats – ha dichiarato l’assessore al Corriere della Sera – di verificare se l’azienda ha compiuto tutto ciò che poteva compiere per una diagnosi immediata e precoce della malattia”.

“Era stata rimandata a casa con una diagnosi sbagliata”

“Dai primi approfondimenti fatti dall’azienda, sembra che la bimba sia stata portata al pronto soccorso un pomeriggio di venerdì o sabato con sintomi che sono stati ritenuti influenza e che dopo 12-14 ore quando è ritornata fosse già in una situazione ormai compromessa: da subito si è agito per affrontarla come una meningite da pneumococco, ma non c’è stato nulla da fare, è stata curata con esito purtroppo non positivo”, ha sottolineato l’assessore lombardo.

La bambina non era vaccinata contro la meningite da penumococco che l’ha uccisa.

Le notizie di Bari dell’11 gennaio

Non è un’altra vittima della meningite la bambina di quattro anni che è morta stamattina nell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.

I primi esami compiuti sulla bimba hanno escluso, infatti, che piccola avesse contratto una meningite batterica. Lo ha riferito all’Agenzia Ansa la responsabile dell’Osservatorio epidemiologico regionale, Cinzia Germinario.
    La bimba era arrivata in ospedale già in condizioni critiche.

Ulteriori analisi verranno eseguite domani e nei prossimi giorni per individuare le cause della morte.

 a-ospedalepediatrico

Le prime notizie andavano in direzione contraria

Lo conferma l’Osservatorio epidemiologico della Regione Puglia. La piccola era stata ricoverata inizialmente nell’ospedale ‘Dimiccoli’ di Barletta e poi trasferita a Bari. I medici stanno accertando se l’infezione mortale alla bimba sia stata determinata da pneumococco o meningococco, diffondendosi agli organi vitali.

Nei giorni scorsi in Puglia si erano registrati altri due casi sospetti. I medici del Pediatrico hanno effettuato i tamponi per stabilire le cause del decesso e nelle prossime ore è atteso l’esito anche dell’autopsia.

a-baripediatrico

È morta stamattina alle 10

La bambina – a quanto si è saputo – è morta alle 10 di questa mattina, dopo essere arrivata dall’ospedale di Barletta al Giovanni XXIII di Bari alle ore 8. “La bambina è arrivata – spiega all’Agenzia Ansa il dottor Gaetano Petitti, dirigente medico della direzione di presidio del Giovanni XXIII (nella foto sopra) – in condizioni critiche e in coma. In una situazione, quindi, già molto grave e dopo un paio di ore, purtroppo, è deceduta. Saranno eseguiti tutti gli esami necessari per verificare se si tratta o meno di un caso di meningite”.

Le notizie del 9 gennaio

Una vittima di sospetta meningite a Torino. Sono in corso ancora i test sul cadavere di Vittorio Bonetto, un ragazzo di 25 anni, ricoverato sabato e deceduto ieri all’ospedale Molinette. Risiedeva a Valperga, nel Canavese. È morto poche ore dopo l’arrivo al pronto soccorso, dove era stato trasportato in elisoccorso per la febbre alta.

Avviata a scopo precauzionale la profilassi ai famigliari, nelle prossime ore saranno effettuati gli esami necessari a stabilire se si sia trattato in effetti di un caso della malattia.

a-molinettenoral

“Mai stato così male”, aveva scritto su Facebook

“Che febbre… mai stato così male…”, aveva scritto ieri mattina V.B. su Facebook, con gli amici divisi tra battute ironiche e auguri di pronta guarigione. Poi la decisione di chiamare il 118 che, accertato un grave trauma psico-motorio, ne ha deciso il trasferimento immediato in ospedale.

All’arrivo le sue condizioni sono apparse da subito disperate. Il decesso è avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri. Per ora, comunque, quello della meningite è soltanto un sospetto. A stabilirlo con certezza saranno, nelle prossime ore, gli esami del sangue e l’autopsia. La profilassi contro la meningite a cui sono stati sottoposti i famigliari è una prassi. Anche se si dovesse trattare davvero di meningite bisogna infatti accertare anche di che natura sia. Quella più pericolosa è la meningite da meningococco.

Un caso non contagioso segnalato anche ad Alessandria

È dei giorni scorsi il caso di una donna ricoverata all’ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria per una forma non contagiosa di meningite. L’assessorato del Piemonte alla Sanità invita ad evitare gli allarmismi. “Qui nel 2016 abbiamo registrato 9 casi di meningite contagiosa da meningococco e rileviamo un trend in regressione – ha detto nei giorni scorsi Vittorio Demicheli della Direzione Regionale della Sanità -. La media, per la forma non contagiosa, è di 200 l’anno. Cominciamo a vedere gli effetti delle vaccinazioni”.

Tre nuovi casi: uno a Milano, due in Puglia

Ieri sono stati segnalati tre nuovi casi di meningite: uno nel milanese e due in Puglia.

Un uomo di 49 anni, residente a Busto Garolfo (Milano), è ricoverato nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Legnano (Milano) per sospetta meningite. A quanto si apprende, l’uomo è stato trovato svenuto in casa dal personale del 118, chiamato dai familiari che non riuscivano a mettersi in contatto con lui.

Soccorso dai Vigili del fuoco

Per entrare i soccorritori hanno dovuto chiedere l’intervento dei vigili del fuoco. Ricoverato in gravi condizioni, sarebbe affetto da meningite virale, ma sono ancora attesi gli esiti di ulteriori accertamenti.

Meningite batterica per la ragazza di Andria

Intanto hanno confermato che si tratta di meningite batterica i test compiuti sulla paziente di 17 anni ricoverata ad Andria dal 5 gennaio scorso. Lo ha comunicato l’Azienda sanitaria della Asl Bt (Barletta-Andria-Trani). È questo il primo caso di meningite batterica conclamato in Puglia.

La ragazza, le cui condizioni sono stabili e in leggero miglioramento, sarà trasferita dal reparto di rianimazione dove si trova in quello di pediatria, dove resterà in osservazione per almeno dieci giorni. La diciassettenne, sottolineano dalla Asl, non è più infettiva da 24 ore dopo il suo arrivo in ospedale e tutte le persone che erano entrate in contatto con lei, nei giorni immediatamente precedenti alla comparsa dei sintomi e fino a prima dell’inizio della terapia a cui è stata sottoposta, sono state a loro volta sottoposte a profilassi antibiotica.

Colpita anche una bambina di 8 anni di Trani
Presenta i sintomi della meningite anche una bambina di otto anni, residente a Trani, dove è ospite, con sua madre, di una comunità religiosa, giunta oggi all’ospedale di Bisceglie, dove è stata trasportata da una ambulanza del 118.

In serata, dopo essere stata sottoposta a diversi esami ed accertamenti, è stata trasferita all’ospedale pediatrico di Bari, Giovanni XXIII. “Sono state avviate indagini per accertare la tipologia della meningite”, dichiarano alla Asl Bt (Barletta-Andria-Trani).

Le notizie del 2 gennaio

Meningite: ora c’è un morto anche a Roma, dopo quelli di Milano e Firenze. La nuova vittima un cinquantenne di Alatri, in provincia di Frosinone che è stato ricoverato al policlinico Umberto I in gravi condizioni il 31 dicembre scorso.
La vittima era stata colpita da meningite da pneumococco, una forma non contagiosa. La notizia è stata diramata da fonti sanitarie dell’ospedale.

a-meningitescheda

Il cinquantenne era stato trasferito d’urgenza dall’ospedale di Alatri: da diversi giorni aveva febbre molto alta.

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