Incubo meningite, bambino di 4 anni ricoverato in rianimazione al Cotugno di Napoli

E’ ancora allarme meningite in Italia dopo i casi registrati nei giorni scorsi dove alcune persone sono guarite mentre altre purtroppo sono decedute. Nella giornata di ieri, purtroppo, è stato diagnosticato un altro caso in Campania ed anche questa volta si tratterebbe di un bambino di soli quattro anni il quale al momento si trova ricoverato in terapia intensiva. La prognosi rimane al momento riservata ma da quanto riferito dai medici, le condizioni di salute del piccolo non dovrebbero essere tali da considerarlo in pericolo di vita. Il caso è stato diagnosticato, come abbiamo anticipato, in Campania e nello specifico a Cava de Tirreni; il ricovero è avvenuto nella mattinata di ieri, anche se la notizia sembra essere stata riferito soltanto nel pomeriggio dopo che il dirigente responsabile medico dell’Ufficio Igiene Urbana dell’Asl competente sul territorio comunale di Cava de Tirreni ha comunicato al sindaco Vincenzo Servalli l’esistenza di un caso di meningite nella sua città. Immediatamente, come in tutti i casi di meningite, l’Asl ha attivato la profilassi obbligatoria e per questo motivo ha contattato tutte le famiglie dei bambini che sono entrati in contatto con il piccolo di quattro anni.

Anche il sindaco della città, Vincenzo Servalli che ha dato la notizia nella giornata di ieri, ha invitato tutti coloro i quali hanno incontrato il piccolo negli ultimi giorni di rivolgersi all’Asl per sottoporsi alla profilassi obbligatoria.“Immediatamente sono stati attivati i protocolli previsti in questi casi e avviata la profilassi che ha già riguardato l’80 per cento dei soggetti interessati e sarà completata nella mattinata di domani”, ha fatto sapere Servalli attraverso la propria pagina facebook. Il bambino che al momento si trova ricoverato in ospedale al Cotugno di Napoli, è un alunno della scuola dell’Infanzia Epitaffio di Cava dè Tirreni dove nei prossimi giorni verrà effettuata su disposizione del sindaco una pulizia straordinaria oltre che un’areazione dei locali.Come abbiamo già anticipato cresce la paura in Italia per i continui casi di meningite, l’ultimo decesso risale a pochi giorni fa, quando un uomo di 36 anni residente nel rione Vomero a Napoli è morto dopo il ricovero d’urgenza in ospedale.

Sempre nella giornata di ieri, oltre al bambino di quattro anni, sarebbero stati individuati altri due casi di meningite e si tratterebbe di una donna di Eboli e di un’insegnante di Massa Lubrense. Quest’ultima sarebbe stata colpita da una forma di meningite non contagiosa, ed è stata ricoverata inizialmente all’ospedale di Sorrento ovvero al Santa Maria della Misericordia con forte febbre e nausea, e poi in un secondo momento è stata trasferita nel Cotugno di Napoli dove è i medici hanno diagnosticato la meningite. La scuola dove la donna  insegna, ovvero la scuola Bozzaotra rimarrà chiusa a scopo preventivo su disposizione del sindaco Lorenzo Balduccelli.

La meningite è un’infiammazione delle membrane (le meningi) che avvolgono il cervello e il midollo spinale. La malattia è generalmente di origine infettiva e può essere virale, batterica o causata da funghi. La forma virale, detta anche meningite asettica, è quella più comune: di solito non ha conseguenze gravi e si risolve nell’arco di 7-10 giorni. La forma batterica è più rara ma estremamente più seria, e può avere conseguenze fatali. Il periodo di incubazione della malattia può variare a seconda del microorganismo causale. Nel caso della meningite virale va dai 3 ai 6 giorni, per la forma batterica dai 2 ai 10 giorni. La malattia è contagiosa solo durante la fase acuta dei sintomi e nei giorni immediatamente precedenti l’esordio. In Italia dal 1996 è attivo un sistema di sorveglianza dedicato alle meningiti batteriche che negli anni successivi si è ampliato a includere tutte le malattie invasive da meningococco, pneumococco ed emofilo.

Cause e agenti patogeni I batteri che sono più frequente causa di meningite sono tre:

• Neisseria meningitidis (meningococco) è un ospite frequente delle prime vie respiratorie. È stato identificato per la prima volta nel 1887, anche se la malattia era già stata descritta nel 1805 nel corso di un’epidemia a Ginevra. Dal 2 al 30% della popolazione sana alberga meningococchi nel naso e nella gola senza presentare alcun sintomo, e questa presenza non è correlata a un aumento del rischio di meningite o di altre malattie gravi. La trasmissione del germe avviene per via respiratoria, e il rischio di sviluppare la malattia sembra essere maggiore in persone che hanno acquisito l’infezione da poco, rispetto a chi invece è portatore da più tempo. Esistono 13 diversi sierogruppi di meningococco, ma solo 5 (denominati A, B, C, W 135 e Y) causano meningite e altre malattie gravi. In Italia e in Europa i sierogruppi B e C sono i più frequenti. I sintomi non sono diversi da quelli delle altre meningiti batteriche, ma nel 10-20% dei casi la malattia è rapida e acuta, con un decorso fulminante che può portare al decesso in poche ore anche in presenza di una terapia adeguata. I malati di meningite o altre forme gravi sono considerati contagiosi per circa 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica specifica. La contagiosità è comunque bassa, e i casi secondari sono rari. Il meningococco può tuttavia dare origine a focolai epidemici. Per limitare il rischio di casi secondari, è importante che i contatti stretti dei malati effettuino una profilassi con antibiotici. Altra misura da adottare sui contatti è la sorveglianza degli stessi; tale misura costituisce fondamentale importanza per identificare chi dovesse presentare febbre, in modo da diagnosticare e trattare rapidamente eventuali ulteriori casi.

• Streptococcus pneumoniae (pneumococco) è, dopo il meningococco, uno degli agenti più comuni della meningite. Oltre alla meningite, può causare polmonite o infezioni delle prime vie respiratorie, come l’otite. Come il meningococco, si trasmette per via respiratoria e può trovarsi nelle prime vie respiratorie senza causare alcuna malattia. Esistono molti tipi diversi di pneumococco. Le meningiti da pneumococco si presentano in forma sporadica, e non è indicata la profilassi antibiotica di chi è stato in contatto con un caso.

• Haemophilus influenzae tipo b (emofilo o Hib) era fino alla fine degli anni Novanta la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni. Con l’introduzione della vaccinazione i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo. In caso di meningite da Hib, è indicata la profilassi antibiotica dei contatti stretti.

LA MENINGITE MENINGOCOCCICA EPIDEMIOLOGIA

Le infezioni meningococciche sono diffuse in tutto il mondo. L’incidenza maggiore si ha durante l’inverno e la primavera. La malattia meningococcica, pur essendo prevalentemente una malattia che colpisce la prima infanzia, si manifesta spesso in bambini e giovani adulti, e in particolare tra giovani adulti che vivono in condizioni di sovraffollamento, come caserme e comunità chiuse. L’incidenza della meningite da meningococco in Italia é bassa rispetto al resto dell’Europa (3-6 casi/1.000.000 abitanti, rispetto alla media europea di 14,5 casi ogni 1.000.000 di abitanti). Una quota sempre crescente di meningococchi identificati in Italia negli ultimi anni (69%) è risultata appartenere al sierogruppo B mentre il sierogruppo C è stato identificato nel 24% dei pazienti ed la restante proporzione è divisa tra gruppo A e W135, che sono più rari. In genere, nella popolazione generale, esiste una consistente proporzione di soggetti che sono colonizzati dal batterio nel rino-faringe, i cosiddetti portatori sani.

La prevalenza di portatori sani è assai variabile in rapporto a fattori diversi, quali le aree geografiche, le condizioni socio-economiche e di densità di popolazione, l’età dei soggetti. Essa può oscillare entro limiti ampi, dall’1-2% fino al 15-20% della popolazione sana, salvo raggiungere livelli assai elevati (60- 70%) in comunità chiuse e circostanze particolari, quali ad esempio quelle che si realizzano con le reclute militari. In Italia la frequenza dei portatori sani sull’intero territorio nazionale è in media del 10-20%, con profonde differenze in rapporto alle diverse zone e ai gruppi di popolazione esaminati. In confronto ai portatori sani, tuttavia, il numero di casi di malattia è molto piccolo; non sono ancora completamente noti i fattori che scatenano la malattia. Data la frequenza con cui possono essere identificati dei portatori sani, la loro ricerca non è consigliata per chiarire l’origine del contagio di casi sporadici di malattia. Al di fuori dell’organismo il meningococco presenta scarsissima resistenza agli agenti fisici ambientali (luce solare, essiccamento, ecc.) ed ai comuni disinfettanti.

La trasmissione dell’infezione avviene per via aerea da persona a persona. La probabilità di osservare casi secondari ad un primo caso di malattia meningococica è stata stimata da dati americani, essere di circa 4 su 1000 soggetti esposti nell’ambito familiare; tale stima risulta essere 500-800 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Nella casistica italiana il numero di casi secondari è molto basso: meno del 2% di tutti i malati notificati. Tale bassa percentuale può essere anche in parte spiegata alla efficacia della profilassi post-esposizione se effettuata tempestivamente (entro le 24 ore dall’ultimo contatto, in pratica entro 24 dall’esordio clinico del caso). I soggetti con deficit immunitari presentano un aumentato rischio di malattia: in particolare le persone con deficit di fattori terminali del complemento, carenza di properidina e quelle con asplenia anatomica o funzionale hanno un particolare rischio di contrarre un’infezione invasiva; anche la positività per HIV sembra essere una condizione favorente le forme gravi. Il decorso è notevolmente influenzato dalla terapia: nella maggior parte dei casi si ha rapida guarigione senza postumi. La malattia conserva una letalità piuttosto elevata (5-10%) soprattutto nelle forme cliniche con sepsi.

PERIODO DI INCUBAZIONE Il periodo di incubazione va da 1 a 10 giorni, in media è di 3-4 giorni. PERIODO DI CONTAGIOSITA’ Il periodo di contagiosità dura fintanto che N. meningitidis è presente nelle secrezioni nasali e faringee. Il trattamento antimicrobico con farmaci a cui N. meningitidis è sensibile e che raggiungono adeguate concentrazioni nelle secrezioni faringee, determina la scomparsa dell’agente patogeno dal naso-faringe entro 24 ore.

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