Meningite uccide donna 49enne. Una neonata di 7 mesi è gravissima al Buzzi

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Una donna morta per meningite e una bambina di 7 mesi in condizioni disperate per un’infezione meningococcica. Ecco la situazione a una settimana esatta dalla morte della professoressa Vittoria Patti, uccisa in 24 ore da uno “choc settico in sepsi menginococcica”. Il responsabile del servizio di Prevenzione dell’Ats milanese, Giorgio Ciconali, aveva annunciato che il caso della docente del liceo Curie-Sraffa di via Fratelli Zoia rientrava perfettamente «nelle statistiche» e che si aspettavano «un paio di episodi di questo tipo al mese».

Eccoli qui. Nella notte tra mercoledì e giovedì il virus si è portato via una donna di 49 anni originaria di Truccazzano, comune a est di Milano che ora trema per la paura contagio. Era stata ricoverata martedì scorso al San Raffaele ma ormai non c’era più nulla da fare. «Non abbiamo ancora notizia del ceppo di meningococco che ne ha causato la morte, gli esami sono ancora in corso – ha spiegato in una nota l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera – La donna di 49 anni lavorava presso un’azienda della provincia di Monza e Brianza pertanto il personale del servizio di igiene pubblica di Ats Città Metropolitana di Milano sta mettendo in atto tutti gli interventi di profilassi necessari in stretta collaborazione con Ats Brianza».

L’assessore ha già assicurato che la profilassi antibiotica è stata disposta per i quattro componenti della famiglia e per i dodici “contatti stretti’ della donna. «In questo momento è in corso un incontro informativo presso la sede parrocchiale al termine del quale il personale sanitario di Ats distribuirà il farmaco per la profilassi ai minori (37) e agli adulti (23), individuati come contatti stretti. Siamo in attesa degli esiti dell’indagine epidemiologica per procedere ad un eventuale ampliamento dei contatti da sottoporre a profilassi».

Secondo i dati del Ministero della Salute, nel 2016 sono stati segnalati in tutta Italia 178 casi di meningite. E i numeri, nonostante l’allarme dei media, siano nella norma. In ogni caso colpisce che ci sia una bambina di 7 mesi ricoverata in fin di vita per una infezione meningococcica. La piccola ha contratto il virus prima della vaccinazione, i medici dell’ospedale Buzzi preferiscono non sbilanciarsi e questa è già una risposta sulle sue condizioni cliniche. «La bambina non è iscritta al servizio sanitario regionale, non ha un pediatra di libera scelta, e non ha fatto nessuna vaccinazione – ha spiegato Gallera – Si tratta di una famiglia romena che vive in un appartamento, nella quale non sono emerse evidenti situazioni di trascuratezza, ma di fragilità sociale».

Dalla Regione fanno sapere che in questo caso la profilassi sarà limitata visto che la bimba «non frequentava una comunità» e quindi avrebbe avuto poche occasioni di contagiare qualcuno. Motivo per cui solo gli stretti famigliari saranno sottoposti alla terapia.
Intanto non si sono registrati altri episodi tra gli studenti della scuola in cui insegnava la professoressa Patti, ricordata dai suoi colleghi come un esempio umano e professionale. Ben 220 persone sono passate per la profilassi e la Regione ha offerto a studenti e insegnanti la vaccinazione gratuita. La campagna vaccinale inizierà lunedì in un ambulatorio allestito all’ospedale San Carlo, i pazienti riceveranno il quadrivalente che copre contro il meningococcoA, C, Ye W135.

Qual è la causa della malattia da meningococco? La malattia meningococcica è causata dalla Neisseria meningitidis o meningococco, un batterio di cui esistono 5 principali sottotipi: A, B, C, Y e W-135. Nel nostro paese i sottotipi più frequenti sono il B e il C. I medici che curano queste malattie sono gli infettivologi, i rianimatori e i medici di Pronto Soccorso. I microbiologi isolano e identificano il germe e i medici della Sanità Pubblica curano lo studio dell’epidemiologia (numero di casi, incidenza, statistica), le misure di sorveglianza, la profilassi antibiotica e la prevenzione con i vaccini.

Quali malattie causa il meningococco? Nella stragrande maggioranza dei casi il meningococco non causa nessuna malattia e sopravvive senza far danno nelle nostre vie respiratorie. In alcuni casi può dare una faringite. In rari casi può dare malattie gravissime come la sepsi (diffusione nel sangue), la meningite con sepsi (diffusione prima al sangue e poi alle meningi, cioè alle membrane che avvolgono il cervello). Il meningococco non è l’unica possibile causa di meningite o sepsi. Altri batteri e molti virus possono dare sepsi e meningiti nei soggetti sani, anche se si tratta di solito di forme meno gravi.

Come si trasmette il meningococco? Il meningococco si trasmette da persona a persona attraverso lo scambio di minime secrezioni respiratorie, come quelle che si emettono tossendo, con il bacio e attraverso lo scambio di posate o bicchieri. La diffusione non è così facile come per il raffreddore o l’influenza, perché i meningococchi possono sopravvivere solo pochi minuti fuori del nostro organismo.

Quanto tempo dopo il contagio si possono manifestare la sepsi e la meningite? Sepsi e meningite, se compaiono, il ché avviene solo molto raramente rispetto alla diffusione del meningococco, si possono manifestare anche dopo poche ore dal contagio o al massimo nel giro di alcuni di giorni. Poiché la malattia si diffonde rapidamente e acutamente è importante che la diagnosi sia fatta in fretta e la terapia sia cominciata il più presto possibile.

Quali sono i sintomi di sepsi e meningite meningococcica? I sintomi più comuni sono febbre alta (39-40°C), brividi scuotenti, debolezza profonda, sonnolenza, mal di testa, vomito lontano dai pasti e un’eruzione cutanea, inizialmente con macchioline rosso scuro e poi con macchie sempre più grandi di colore vinaceo. Il collo diventa rigido e ci possono essere crisi similepilettiche (scosse a tutto il corpo). Nei casi più avanzati il malato diventa incosciente, con pressione del sangue bassissima. In questa fase ogni terapia può risultare vana. Soprattutto nelle fasi iniziali i sintomi sono simili a quelli di altre malattie meno gravi.

Quanto gravi sono le sepsi e la meningite meningococcica? Si tratta di malattie rare ma gravi. Circa il 10-15% delle persone che si ammalano muore, più spesso nei casi di sepsi isolata o sepsi con meningite, meno spesso nelle meningiti isolate. Un altro 10-15% sopravvive con gravi deficit, come sordità, danni cerebrali, perdita di lembi cutanei, dita o addirittura arti.

Come si fa la diagnosi? La diagnosi si fa prelevando campioni di sangue o liquor cerebro-spinale (il liquido che scorre tra le meningi e intorno al cervello) e sottoponendoli ad esami per identificare la presenza del batterio. Tali esami vengono eseguiti dal laboratorio di microbiologia. Il sangue viene prelevato da una vena, mentre il liquor si ottiene attraverso la puntura lombare, inserendo cioè un ago nella parte bassa della schiena, nella spina dorsale.

Qual è la terapia della sepsi e della meningite meningococcica? La terapia si basa sulla somministrazione più precoce possibile di antibiotici. Altri cardini della terapia sono il mantenimento di una adeguata pressione del sangue e la cura degli squilibri della coagulazione del sangue che sono la causa dell’eruzione cutanea. E’ bene tenere presente tuttavia che il malato può morire anche se ha ricevuto la migliore delle terapie possibili: forme fulminanti.

Quanto sono frequenti la sepsi e la meningite meningococcica? Si tratta di malattie rare nel nostro paese, dove si osservano con una frequenza variabile da 0,3 a 0,6 casi/100.000 persone. E’ stata molto più frequente in altri paesi europei (ad esempio in Inghilterra e Galles, con punte di 3,6 casi/100.000 persone). E’ poi soprattutto frequente in Africa, specie nella zona sub-sahariana, dove si osservano centinaia di migliaia di casi all’anno, con molti casi mortali e spesso antibiotico-resistenza da parte del meningococco.

Ci sono persone che rischiano più di altre di contrarre la malattia? Tra i soggetti sani, maggiormente a rischio sono i bambini nei primi anni di vita, gli adolescenti e i giovani adulti, così come quelli che si recano per lavoro o turismo nelle zone dell’Africa dove la malattia è molto diffusa. Altri fattori che possono aumentare il rischio di contrarre la malattia sono il fumo attivo o passivo, le malattie virali delle alte vie respiratorie (raffreddori, faringiti, influenza) e il vivere in ambienti sovraffollati e male aerati. Hanno poi un rischio aumentato di contrarre la malattia le persone senza milza (splenectomizzati) e quelle affette da rare malattie del sangue e da rarissimi deficit congeniti delle difese anti-infettive. A rischio aumentato sono anche le persone affette da malattie croniche di varia natura.

E’ possibile vaccinare contro le malattie meningococciche? Non esiste una vaccinazione valida per tutti i sottotipi diversi di meningococco. In particolare non esiste ancora un vaccino per il sottotipo B. Per gli altri sottotipi esistono vaccini innocui, ma talvolta di efficacia non ottimale, specie nei bambini piccoli. Tuttavia, in alcuni paesi in cui esistevano vere epidemie da ceppi per i quali esisteva il vaccino, le campagne di vaccinazione hanno avuto effetti positivi nel ridurre i casi di malattia.

Al manifestarsi di un caso, come prevenire la diffusione ad altri? Dato che la diffusione avviene da persona a persona e dato che il batterio muore rapidamente fuori del nostro organismo non è necessario procedere ad alcun tipo di disinfezione degli ambienti. Le persone che hanno avuto contatti stretti con il malato devono essere sottoposte ad un trattamento antibiotico da iniziare entro 24 ore dall’esposizione al contagio. La profilassi antibiotica è raccomandata solo per i contatti stretti, come i famigliari e i medici ed infermieri che si sono presi cura del malato direttamente. La profilassi antibiotica è inoltre raccomandata per le persone (nella scuola, nell’asilo, nella fabbrica, nell’ufficio, o in qualunque altro ambiente chiuso) che hanno avuto contatti diretti con il malato.

Le meningiti batteriche La meningite batterica può essere causata da tre agenti: Haemophilus influenzae tipo B, Streptococcus pneumoniae (pneumococco) e Neisseria meningitidis (meningococco). Contro le prime due infezioni sono da tempo disponibili strumenti vaccinali. Il meningococco si differenzia in 13 sierogruppi, di cui cinque infettivi e contagiosi: A, B, C, W135 e Y. La prevalenza di ciascun sierogruppo varia da area ad area nel mondo; il sierogruppo più diffuso è il B (MenB), che prevale in Europa, Stati Uniti, Canada e Australia, e altri Paesi a livello globale . Contro MenB, finora, non era disponibile un vaccino ad ampia copertura. Campagne vaccinali mirate hanno invece abbattuto fino al 90% i contagi in tutti i Paesi in cui sono stati adottati e utilizzati strumenti di prevenzione mirati contro gli altri sierogruppi. La meningite da meningococco La meningite da meningococco è un’infezione pericolosissima perché improvvisa, subdola, spesso letale o fonte di gravi complicazioni (sequele). Colpisce inaspettatamente persone sane, non dà segnali premonitori ed evolve rapidamente. A essere colpite sono le meningi, membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, ma non solo: spesso si sviluppano complicazioni gravi e potenzialmente fatali, prima tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocardite o flebite. Le sequele post-infezione non sono da sottovalutare: tra chi sopravvive, possono residuare sordità, ritardo dello sviluppo psichico e fisico, paralisi cerebrale, amputazione degli arti, tanto più invalidanti quanto più colpiscono precocemente nell’infanzia.

Bambini e giovani a rischio Poiché l’unico serbatoio di Neisseria meningitidis è l’uomo e il contagio avviene per via aerea (tosse, starnuti e, negli adulti, bacio profondo), il rischio aumenta laddove è più alta la concentrazione di persone, maggiore la prevalenza della malattia e le condizioni igieniche non ottimali. Circa la metà dei casi di meningite meningococcica si manifesta entro i cinque anni, con un picco più alto tra i due mesi e l’anno di vita: il sistema immunitario del neonato e del bambino è infatti ancora immaturo e non in grado di difendersi quando entra in contatto col batterio . La seconda fascia d’età più colpita, adolescenti e giovani adulti (14-25 anni), è a rischio perché maggiormente esposta alla frequentazione di luoghi affollati e chiusi (caserme, scuole, convitti, mezzi pubblici, discoteche), o ad abitudini scorrette come il fumo (che indebolisce le difese e rende l’ambiente più favorevole alla trasmissione del batterio), o lo scambio di bicchieri e posate. Per capire l’elevato potenziale di contagio, si deve ricordare che secondo alcune stime, il 10-20% della popolazione adulta è portatore sano (senza alcun sintomo) del meningococco a livello di naso e gola, e che il contagio avviene per via aerea. Meno dell’1% dei portatori sani svilupperà l’infezione mentre, per una persona altrimenti sana, il contatto stretto e ravvicinato con un portatore aumenta di 800 volte il rischio di contagio . A rischio sono anche i viaggiatori per turismo, lavoro o devozione (i pellegrinaggi alla Mecca sono l’esempio più classico). Nessuna età può dirsi quindi protetta dal contagio.

Diagnosi, terapia, dati di mortalità La meningite menigococcica ha una letalità tra il 9 e il 12%5 , ma in assenza di un trattamento antibiotico adeguato può raggiugere il 50%6 . La diagnosi di meningite meningococcica non è purtroppo immediata. Segni e sintomi iniziali sono aspecifici, apparentemente simili a quelli di una forte influenza e risultano confondenti soprattutto nel caso dei bambini, la fascia d’età più colpita dall’infezione: febbre, vomito, emicrania, fotofobia (sensibilità alla luce), dolori e rigidità articolari e muscolari, brividi, mani e piedi freddi. I segni dirimenti, rigidità nucale e rash cutaneo, sono tardivi (13-22 ore dopo quelli d‘esordio), e ritardano perciò la somministrazione dei corretti trattamenti salvavita. La diagnosi certa si ha tramite il prelievo del liquido cefalorachidiano (liquor) nel quale ricercare le cellule batteriche, e con un’emocoltura eseguita con le tecniche di biologia molecolare. Il trattamento, in regime di ricovero, prevede la somministrazione di antibiotici (penicillina, ampicillina, cloramfenicolo, ceftriaxone), che però può essere inefficace se l’inizio di tale terapia è tardivo. Il frequente sviluppo di complicazioni gravi, prime tra tutte la setticemia (infezione del sangue), ma anche endocarditi, flebiti, broncopolmoniti, epatiti è altamente pericoloso.

Infine, la meningite meningococcica può causare complicazioni invalidanti e drammatiche nel tempo: in un sopravvissuto su cinque (20%) si possono sviluppare sordità, ritardo di apprendimento e crescita, paralisi cerebrale o perdita degli arti. Un esito drammatico soprattutto in età infantile. Va inoltre considerato che l’impatto economico della malattia meningococcica può essere molto alto, con costi che possono superare le centinaia di migliaia di euro per ciascun caso, attribuibili sia al trattamento acuto, sia alla gestione delle sue conseguenze a lungo termine: dalle cicatrici cutanee alle amputazioni e, soprattutto, le disabilità neurologiche, tanto gravi da richiedere terapia farmacologica, assistenza continua e specifici programmi di rieducazione per tutta la vita 10,11 . Uno studio realizzato nel Regno Unito dalla Meningitis Research Foundation e pubblicato da Pediatric Drugs12 all’inizio di quest’anno dimostra che ciascun paziente che sopravvive ad un’infezione da meningococco riportando complicazioni nel tempo, costa in media al Servizio Sanitario Nazionale 3.879.300 euro. Lo stesso caso avrà un impatto economico ancora maggiore sulla società, cui verrà a costare circa 5.238.762 euro se si aggiungono ai costi del sistema sanitario quelli per l’assistenza sociale di cui una persona portatrice di handicap ha bisogno.

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