Montevarchi, solo pane e olio per gli alunni i cui genitori non pagano la Mensa scolastica

Arezzo più precisamente nel comune di Montevarchi, quest’ultimo ha così deciso, di non fornire più il pasto ai bimbi i cui genitori non siano in regola con la retta della mensa. Molteplici sono state le proteste per la decisione del Comune contro i morosi. Tale trattamento è stato usato per il semplice motivo che il sindaco spiega: “non sono poveri ma furbetti, così facciamo giustizia”. Purtroppo non è la prima volta che accadono episodi in cui i bimbi subiscono un comportamento scorretto, dovuto di fatto dal genitore. È comunque una decisione al quanto dura presa dal Comune, quindi destinata a far discutere.

Secondo quest’ultimo, i genitori non pagano la mensa? I loro figli a scuola mangeranno pane e olio. Il provvedimento è iniziato dallo scorso lunedì, quando durante l’ora adibita a mensa, gli alunni con le famiglie non in regola con i pagamenti, gli è stato servito un piatto tipico toscano, appunto è stato dato ai bambini una semplicissima fetta di pane condita con olio e sale a completare il povero menu è stata data un po’ di frutta con  una bottiglietta d’acqua. La consumazione del pasto è prevista o nella mensa dove mangiano tutti i bambini, o nel refettorio dove mangiano i bambini il cui pasto viene portato da casa, la scelta sarà a discapito del genitore. La vice presidentessa, Lucia de Robertis, ha presentato una domanda d’urgenza all’assessore di competenza, il caso finirà per essere discusso anche da parte quindi, del consiglio regionale.

La presidentessa De Robertis, ha evidenziato: “il pane olio ai bambini morosi è una discriminazione incompatibile con i valori fondativi nel sistema scolastico”. Inoltre c’è da aggiungere che proprio quest’ultima, discrimina in maniera del tutto irrazionale, in quanto sostiene che tale scelta avrà un impatto assai disastroso riguardo il fattore psicologico dell’alunno che viene così discriminato, perché così facendo si scaricano sui bambini la colpa, di comportamenti sbagliati da parte dei genitori. Il sindaco Silvia Chiassai Martini, che dal giugno 2016 è alla guida di una giunta di centro-destra, è d’accordo con il provvedimento preso dal Comune, in quanto spiega che la decisione presa Farà si a ristabilire la giustizia per tutti cittadini. Secondo quest’ultima il provvedimento preso riguarda tutti coloro che visto la mancanza di controlli, fanno i furbetti, in quanto dalle statistiche risale che il servizio di mensa con il trasporto scolastico per le famiglie bisognose, è garantito dagli assistenti sociali. Il sindaco inoltre, giustifica la scelta, in quanto da quando è venuta al controllo di Arezzo, ha riscontrato un buco di € 500.000 accumulato appunto, per la morosità nei servizi mensa e del trasporto scolastico. Inoltre aggiunge che per un comune come il nostro è una cifra piuttosto irrisoria, quindi per recuperare il debito l’amministrazione si è mossa su svariati fronti, dapprima a richiesto crediti accumulati negli anni ed è riuscita così a riavere in mano € 211.000, ma in seguito ha modificato il metodo di pagamento, la decisione presa è che adesso si pagherà prima di consumare i pasti, prima di usufruire del servizio scuolabus, anziché farlo in maniera posticipata.

Prima di giungere a tali comportamenti, la sindaca ha aggiunto, che i genitori morosi vengono comunque avvertiti svariate volte sia con SMS, che con avvisi e telefonate, la misura per i non adempienti quindi, sarà quella più drastica scatterà solo intorno al 30º giorno. Inoltre c’è da aggiungere, che questo meccanismo ha portato buoni risultati, ossia, su una media di 38 alunni morosi ora ne abbiamo solo 20. Purtroppo questo caso non riguarda solamente il Comune di Montevarchi, anche il comune di Grosseto, lo scorso ottobre si è trovato ad adottare misure ancor più drastiche, affinché i genitori morosi dei bambini trovassero un metodo per adempire al loro mancato pagamento, in quel caso l’amministrazione della piccola cittadina ha deciso proprio di sospendere in maniera del tutto assoluta il servizio mensa, per gli alunni risultanti da famiglie morosi, che addirittura era arrivato a superare la soglia di 1000 famiglie.

(Non) tutti a mensa è il rapporto di monitoraggio sul servizio di refezione scolastica che Save the Children Italia cura da quattro anni. Un’analisi delle politiche e prassi relative alla mensa in Italia, con focus sui 45 comuni capoluoghi di provincia con più di 100.000 abitanti, sui quali si sviluppa un’indagine comparata di diverse variabili come la percentuale di accesso degli alunni al servizio, quella dei costi previsti da bilancio a carico delle famiglie, le tariffe, i criteri di agevolazione ed esenzione, le restrizioni e le eventuali esclusioni dei bambini dal servizio in caso di morosità dei genitori. La possibilità di avere accesso alla mensa scolastica contribuisce a garantire infatti il pieno godimento del diritto allo studio, del diritto alla salute e del diritto alla non discriminazione.
Un aspetto prodromico e fondamentale è la presenza della mensa stessa. Sebbene dall’analisi delle buone pratiche emerga un’attenzione di alcuni comuni agli aspetti educativi della mensa, che si fa strumento di integrazione, educazione alimentare e inclusione, ad oggi la sua presenza non è garantita in modo uniforme sul territorio.

La normativa definisce infatti ancora oggi la mensa come un servizio a domanda individuale, che dunque può essere o non essere garantito dai comuni, compatibilmente con le loro esigenze di bilancio; la mensa invece dovrebbe essere riconosciuta come un servizio pubblico essenziale, garantendo così la possibilità ad ogni alunno in qualsiasi comune di accedervi con le stesse
possibilità. Oltre a riportare i dati MIUR sulla percentuale di alunni che frequentano la mensa – che anche quest’anno confermano un’altissima percentuale di alunni che non usufruiscono della mensa al Sud, con picchi in Sicilia (80,04%), Puglia (73,10%), Molise (69,34%), Campania (64,58%) e Calabria (63,11%) – è stato chiesto ai comuni di fornire tale percentuale in relazione ai propri territori. I dati rilevati confermano il ranking nazionale.

In ben 8 regioni italiane più del 50% degli alunni, 1 bambino su 2, non ha la possibilità di usufruire del servizio mensa. Anche quest’anno si conferma la forte associazione tra le regioni in cui la mensa è poco presente e le regioni in cui è fortemente diffusa la dispersione scolastica: la mensa quando associata al tempo pieno, al contrario diviene un forte strumento di contrasto alla dispersione e alla povertà, così come riconosciuto anche nel IV° Piano Nazionale Infanzia. Investire sulla mensa in un paese in cui la povertà minorile aumenta di anno in anno in misura preoccupante può rappresentare un forte segnale di cambiamento non solo politico, ma anche molto concreto: garantire almeno un pasto proteico e salutare al giorno ai bambini può migliorare la condizione di quel 5,7% di minori che non consuma né carne, pollo, pesce o l’equivalente vegetariano neppure una volta al giorno e combattere la malnutrizione del 10% dei bambini obesi e del 20% dei bambini in sovrappeso che oggi crescono in Italia. L’elemento relativo alla lotta alla malnutrizione e l’importanza della mensa in termini di sani stili di vita è stato approfondito nel quarto capitolo dedicato all’analisi di dati e buone prassi relative all’educazione alimentare, alla partecipazione a mensa dei bambini e alla qualità dell’accesso.

Il servizio mensa, anche quando disponibile, non sempre è erogato attraverso appositi refettori.
Il dato nazionale ci riporta una situazione allarmante: il locale della mensa manca nel 23% delle scuole che erogano il servizio di ristorazione. In questi casi i bambini sono costretti a mangiare in classe o in aule adibite a tale scopo e molto spesso sono loro stessi a portare da casa le posate e i piatti. La maggior parte dei comuni intervistati sul punto afferma di avere il refettorio nella quasi totalità delle scuole; nei casi in cui esso manchi, l’opinione raccolta attraverso un’indagine tra gli alunni del Progetto Fuoriclasse è molto critica: “Vorrei una sala mensa” ci dice Omar, oppure Dalia:“La mensa deve essere più grande, accogliente e pulita”; tra le tante testimonianze raccolte dai genitori dei nostri Punti Luce una mamma de L’Aquila racconta: “Nella scuola dove va mio figlio non hanno uno spazio mensa, i bambini mangiano in classe e ci sono dei problemi di orario con l’arrivo dei pasti; tendenzialmente i bimbi più lenti a mangiare devono comunque sbrigarsi per permettere la ripresa delle lezioni”. Gli alunni intervistati, inoltre, hanno una percezione della mensa mediamente positiva: al 42% la mensa piace abbastanza mentre al 17,3% piace molto. Al 27,7% degli alunni, invece, la mensa non piace, e al 12,9% non piace per niente.

In particolare relativamente alla sala mensa è stato chiesto ai bambini di esprimersi rispetto alla grandezza, pulizia e rumorosità dello spazio refettorio. L’83,8% dei bambini ritiene che la mensa sia grande, mentre la restante percentuale pensa sia piccola. Si mostrano divisi a metà invece in tema di pulizia del locale mensa: per il 45% degli alunni intervistati la mensa non è pulita, mentre per il 37% lo è abbastanza, e per il 18% è molto pulita. Infine, la mensa è percepita dal 72% degli alunni come molto rumorosa, un po’ rumorosa nel 10% dei casi, abbastanza per il 16%, per niente rumorosa solo nel 2% dei casi. Il tempo per mangiare a mensa viene percepito dai bambini come poco o pochissimo nel 10% dei casi, sufficiente nel 73%, molto nel 17%. La qualità del tempo mensa, invece, è un argomento parimenti divisivo: al 41% dei bambini il tempo della mensa piace per niente o un po’, al 59% degli alunni il tempo mensa piace tanto o tantissimo. Inoltre, andando ad analizzare la relazione tra le risposte, tra queste si possono notare alcune associazioni significative. È il caso della percezione della grandezza della sala con
il giudizio complessivo sulla mensa: al 64% dei bambini piace la mensa solo quando si riscontra che la sala è abbastanza grande, così come sono il 63% gli alunni a cui non piace la mensa che la giudicano troppo piccola. Ancora più significativa è l’associazione tra la pulizia della mensa e il gradimento. Il 70% dei bambini per i quali la mensa risulta essere pulita, apprezzano il servizio; anche nel caso della mensa rumorosa, il 74% dei bambini la percepiscono poco rumorosa, l’apprezzano di più.

È stato inoltre chiesto ai 45 comuni monitorati di indicare la percentuale di costo a carico delle famiglie prevista da bilancio, Dei 44 comuni che han dato riscontro,  non hanno riferito tale dato, mentre tra gli altri 36 comuni vi è una forte disparita: si va da un massimo dei comuni di Bergamo, Forlì e Parma che riferiscono di caricare circa il 100% del costo a carico delle famiglie, ad un minimo riferito dai comuni di Bari (30%), Cagliari, Napoli e Perugia (35%), Eppure la mensa è un servizio essenziale per i bambini e così facendo i comuni nella gran parte dei casi lasciano sulle spalle delle famiglie – e delle madri – tale peso, andando ad aggravare il quadro di disagio che le accompagna, peggiorando la loro condizione di svantaggio sociale, professionale ed economico,
La stessa disparita tra comune e comune si conferma anche quest’anno per le tariffe minime e massime, per le quali si va da una tariffa massima di 2,3 euro a Catania a quella di ,28 euro a Ferrara, da una minima di 0,3 euro a Palermo a una tariffa minima molto più alta di 6 euro a Rimini8, Per meglio comprendere le politiche tariffarie applicate dai comuni nei confronti delle famiglie sono state fatte due simulazioni tariffarie, l’una su una famiglia a reddito medio (ISEE 20,000), l’altra su una famiglia in condizioni di povertà (ISEE 5,000), Nel primo caso,  comuni10 su 43 applicano una tariffa inferiore o uguale a 3 euro e 13 comuni applicano una tariffa superiore o uguale a 5 euro, Nel secondo caso, solo 9 comuni su 43 applicano l’esenzione e, nonostante 27 comuni dei rimanenti dichiarino di scendere a tariffa 0 euro per singoli casi segnalati dai servizi sociali, i comuni di Rimini, Bergamo, Modena, Reggio Emilia superano anche per le famiglie in situazione di povertà certificata i 3 euro di tariffa, Le politiche relative alle mense dovrebbero prevedere delle esenzioni e agevolazioni per le categorie maggiormente vulnerabili, Tuttavia, su 44 comuni monitorati, ancora 11 non prevedono l’esenzione totale dal pagamento della retta delle mense scolastiche né per reddito, né per composizione familiare o motivi di carattere sociale, a prescindere dalla segnalazione dei servizi sociali di singoli casi,3 comuni – Bolzano Padova e Salerno.

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