Il miglior sorriso coinvolgente e di successo?

Sappiamo quanto ridere abbia la capacità di favorire l’integrazione sociale nei rapporti con le altre persone. L’uomo possiede innumerevoli capacità ad esprimersi attraverso l’espressione del corpo, mostrando i nostri interlocutori i nostri stati d’animo più reconditi.

Infatti, un time di ricercatori dell’università del Minnesota ha studiato quale sia il sorriso migliore per esprimersi. Gli studiosi hanno mostrato con una grafica in 3D 4 differenti tipi di sorrisi ad oltre 803 volontari ai quali è stato detto di valutarne l’efficacia. Dallo studio è emerso che il sorriso a 32 denti può risultare molto fastidioso.

I ricercatori hanno cambiato l’espressione di ogni modello modificando l’ampiezza del sorriso, l’angolo della bocca e il grado con cui i denti venivano mostrati. I volontari sono stati quindi chiamati a valutare queste espressioni facciali sulla base dell’efficacia, la spontaneità, la gradevolezza e la percezione emotiva.

Dallo studio è emerso che un sorriso largo che mostra i denti non viene percepito positivamente perché come già sosteneva Freud, indica aggressività. Ad ottenere maggior successo sono stati i sorrisi moderati non troppo larghi. La ricerca è stata pubblicata su Plos One.

Il sorriso è certamente una delle cose più semplici e spontanee, che una persona è portato a fare nella sua giornata e nella sua vita.

Se cercassimo la definizione di “sorriso” sul dizionario, troveremmo: espressione del volto umano. Tuttavia è sicuramente semplicistico e banale riassumere in quattro parole, quello che un unico gesto può voler significare.

La credenza comune è spinta a fare del sorriso un’espressione di gioia e felicità, ma da tempo i grandi filosofi, scienziati, artisti e letterati, ci hanno dimostrato che non è così.

Addirittura, analizzando lo sviluppo umano, si sono potute fare numerose deduzioni sulla dinamica evolutiva, grazie ai confronti di sorrisi di diverse specie viventi. La primatologia tedesca ha dimostrato quanto sia forte l’analogia del riso tra l’uomo e i primati, facendo quindi di questa espressione del viso un motivo di ricerca e studio. Fu poi Darwin che considerò queste deduzioni dal punto di vista scientifico, e anatomico, definendo quali erano i veri caratteri del sorriso.

La deduzione filosofica cambiò circa trent’anni dopo con il filosofo francese Bergson. Egli ha parlato del comico e delle azioni che nella nostra vita suscitano il sorriso e il divertimento. Da questa particolare analisi, il sorriso è apparso come un castigo volto a sottolineare quali difetti umani rendono una persona insociale e inadatta. Il carattere fondamentale del sorriso, sottolineato dall’autore, è di ammonimento e denuncia sociale, che quindi necessita di un rapporto tra persone, tra umani.

Sulla scia di queste affermazioni possiamo analizzare diverse produzioni letterarie, che hanno considerato i diversi valori che può assumere il sorriso.

Innanzitutto l’antica satira latina aveva come scopo quello di suscitare il riso delle persone, ma un riso, che fosse ironico e sarcastico, che potesse denunciare i fatti sbagliati nelle società. Per primo Lucilio, poi Persio e Giovenale, per arrivare fino a Marziale, scrissero satire o epigrammi brevi e ricchi di ironia, che avevano come scopo proprio quello di far sorridere le persone, insegnando.

Poi, con l’avvento di un autore della letteratura italiana, poi, il sorriso, si è colorato di un altro aspetto, più inusuale e particolare: grazie a Luigi Pirandello, si è potuto parlare del sentimento del contrario. Il sorriso amaro che non nasce spontaneamente nella gente, ma che è frutto di riflessione su un evento che inizialmente, sembrava attirare la nostra attenzione con la comicità.

Ancora, nell’arte e nell’iconografia in generale, il sorriso è sempre stato simbolo di bellezza e armonia, ma ci sono stati grandi artisti che hanno reso questo elemento, un vero e proprio e mistero, altri che ne hanno fatto il protagonista assoluto delle loro tele, e altri ancora ne hanno dato un’interpretazione più azzardata in una visione futurista. Grazie a Leonardo, Kienerk e infine Boccioni, abbiamo una varia distinzione di quello che il sorriso ha significato nella storia dell’arte. Anche se caratterizzato da numerosi aspetti particolari, non dobbiamo dimenticarci che il sorriso è innanzitutto una delle prime espressioni che caratterizzano la vita di un bambino, di un uomo, e quindi con la sua semplicità e innocenza, diventa protagonista di un volto umano, che può trasmettere unicamente tenerezza e affetto.

Forse è proprio perché appare come un evento talmente semplice, ma anche meraviglioso e straordinario, che l’universo dalla sua immensità ha voluto “sorriderci”. È successo, infatti, che a qualche fortunato, sia capitato di alzare la testa e notare nel cielo dei corpi celesti che nella loro particolare disposizione sembravano sorridere a noi sulla terra, o ancora si è potuto notare l’enorme volto sorridente, scolpito per sempre dalla natura, in un pianeta lassù.

Il sorriso sembra essere, quindi, espressione di molti stati d’animo, di molti caratteri, e a sostenere questo è anche il grande William Blake, con la sua poesia proprio dedicata al sorriso.

Questa lirica racchiude in pochi versi, quello che moltissimi libri e parole, non riescono ad esprimere, esattamente come il sorriso fa nella sua semplicità.

Ciò che mi ha spinto a documentarmi e a presentare questo lavoro, è stata probabilmente la volontà di far capire, come dietro piccoli gesti, piccole azioni, si nascondano in verità molte verità. Nessuno avrebbe potuto mai credere che dietro ad un sorriso ci fossero mistero, gioia, innocenza, scienza, bellezza, comicità, medicina, ammonimento, se non si fosse prestata un po’ di attenzione e un po’ di tempo a tutto questo.

Il sorriso è, a mio parere, una delle cose più semplici e naturali che l’uomo possa fare, ma non saremo mai in grado di sapere quanto bene è in grado di fare e, quanti valori è in grado di assumere. Come me, sono di questa opinione migliaia di persone che contribuiscono alla ricerca per la clown-terapia quotidianamente, ma soprattutto, tutti coloro i quali preferiscono accogliere, salutare e rivolgersi a una persona con un sorriso, piuttosto che con uno sguardo arrogante o una frase fredda. A pensare tutto questo è stata anche una grande donna, che con la sua vita, ha saputo testimoniare, quello che voleva dire il servizio e l’umiltà, ma soprattutto la gioia nell’aiutare: Madre Teresa di Calcutta. Per diversi motivi ho scoperto in questa figura, un vero modello di vita, di chi, nonostante tutto sa andava avanti e continuare a lottare, ma con qualcosa in più: il sorriso sulle labbra. Ecco che quello che appariva per me un gesto speciale, ma forse nulla di più, assume oggi caratteri diversi e molto più profondi nella vita.

Ora, non è detto che basti sorridere per stare bene, ma di sicuro è sufficiente per stare meglio, e per far star meglio! La società sta diventando sempre più frenetica e caotica, e nessuno ha più neanche il tempo di fermarsi un secondo e rivolgere uno sguardo amichevole a chi gli sta intorno, anche se forse, oggi, la chiave per aprire le porte del mondo, ma soprattutto il cuore della gente, sarebbe proprio un semplice sorriso.

Troviamo delle spiegazioni a questa affermazione, e a ciò che naturalmente sembrerebbe essere la funzione del sorriso, nel saggio di Darwin “L’espressione delle emozioni nell’uomo e negli altri animali”che uscì un anno dopo l’”Origine dell’uomo ” nel 1872.

Agli inizi del Diciannovesimo secolo, la teoria psicologica predominante era l’associazionismo: la mente è una tabula rasa sino a quando non riceve delle impressioni dai sensi. Tali impressioni, depositandosi nella memoria e associandosi fra loro, vanno a costituire la nostra vita mentale. Darwin, invece, tentò di spiegare i meccanismi cognitivi animali e umani, estendendo la teoria dell’evoluzione per selezione naturale ai substrati biologici della cognizione. Si trattava di un programma scientifico interdisciplinare completamente nuovo, che nel Novecento porterà alla nascita e allo sviluppo dell’etologia e delle neuroscienze.

Nel saggio, l’autore fornisce dei dati atti a dimostrare che le espressioni dell’uomo, come degli altri animali, sono un semplice prodotto innato dell’evoluzione, per cui molte espressioni che denotano paura, rabbia, stupore si ritrovano invariate non solo in uomini di diversa estrazione culturale o appartenenti a civiltà diverse, ma anche, in primati non umani o in altri animali. Il riso, ad esempio, molto simile nell’uomo e nello scimpanzé, è testimonia di un’origine comune fra le due specie.

Il saggio non ebbe fortuna né fra i contemporanei, né per larga parte del Novecento, anche se fu molto apprezzato da Aby Warburg e da Paul Ekman Quest’ultimo, sulla scia delle osservazioni di Darwin, creò una vera e propria distinzione tra:

? sorrisi veri; ? sorrisi falsi; ? sorrisi smorzati; ? sorrisi di paura; ? sorrisi di disprezzo; ? sorriso di Chaplin.

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