Migrante si getta nel Canal Grande ed annega in un minuto: video shock. La gente riprende la scena, ma nessuno lo aiuta “Fatelo morire”

Davvero incredibile quanto accaduto nella giornata di domenica ed esattamente nel pomeriggio di domenica quando un uomo di 22 anni, originario del Gambia pare si sia gettato nelle acque del Canal Grande a Venezia, proprio di fronte alla Stazione di Santa Lucia. Protagonista di questa terribile vicenda è Pateh Sabally il quale nel pomeriggio di domenica si è gettato volutamente nel Canal Grande per farla finita; purtroppo dietro questa terribile vicenda se ne nasconde un’altra, ovvero il fatto che in tanti hanno visto l’uomo in mare e nessuno si è preoccupato di andargli incontro, nessuno si è preoccupato di chiamare i soccorsi. Non finisce qui, perché purtroppo in tanti hanno anche urlato insulti contro l’uomo e di questo vi sono anche le prove, ovvero centinaia di foto e filmini effettuati dai passanti che hanno ripreso l’uomo in mare mentre stava annegando; tra le tante urla razziste nei confronti del 22enne originario del Gambia, si possono ascoltare nei video, anche le voci di alcuni passanti che richiedevano l’attenzione dei marinari affinché potessero soccorrere l’uomo, ma purtroppo nessuno ha potuto far nulla perché Pateh Sabally è affondato lentamente nelle acque torbide del Canal Grande nel giro di un minuto.

Nella giornata di ieri la Procura della Repubblica di Venezia ha acquisto cinque filmati sulla morte di Patech Sabally, immagini ripresa da ben quattro telefoni cellulari di testimoni del dramma ed i fotogrammi della telecamera montata su uno degli imbarcaderi Actv a Santa Lucia. Le immagini acquisite non fanno altro che chiarire la dinamica dell’episodio ed il fatto che il giovane in effetti voleva farla finita e per questo motivo si è gettato nel Canal Grande e per questo motivo si è lasciato andare in così breve tempo, un minimo, senza tentare minimamente di salvarsi.

Proprio mentre il giovane si trovava in acqua, sembra essere passato il vaporetto, ed il pilota pare si sia accorto di cosa stesse accadendo, e così ha raccontato di aver fatto marcia indietro per poter aiutare il giovane 22; dai racconti e dalle testimonianze è anche emerso che i passeggeri del vaporetto così come il marinaio hanno lanciato contro il giovane almeno quattro salvagenti ed infatti in alcune foto si vede il giovane circondato da salvagenti ma lui non ne ha afferrato nemmeno uno. Lo sforzo del marinaio e dei passeggeri è risultato del tutto inutile, perché il corpo del giovane improvvisamente è andato giù proprio davanti i loro occhi, per non affiorare più. Il ragazzo si chiamava Pateh Sabally, era del Gambia ed era sbarcato a Pozzallo, in Sicilia, due anni fa; con sè aveva un permesso umanitario, ma non è chiaro se fosse ancora valido e pare che questo gli fosse stato revocato. Il Pm Massimo Michelozzi dovrà decidere in queste ore se disporre l’autopsia.

C’è un giovane di colore che annaspa nel Canal Grande. A pochi metri, fermo, un vaporetto con decine di persone. Il ragazzo in acqua si agita. Forse non sa nuotare. O forse sa farlo, ma ha deciso di lasciarsi andare giù. Dal battello, dopo interminabili secondi, qualcuno si decide a lanciare un salvagente. La ciambella rossa è a pochi centimetri dal giovane. Ma lui sembra ignorala. Il ragazzo non si aggrappa a quell’unica boa di salvezza e, dopo qualche secondo, sparisce inghiottito dall’acqua. Tutta la tragedia dura meno di un minuto e avviene sotto l’occhio di decine di telefonini che riprendono la scena. In molti si impegnano strenuamente per realizzare un «film» il più nitido possibile, nessuno invece si tuffa nel canale per aiutare il giovane.

Come diceva qualcuno: il coraggio se non ce l’hai, non puoi dartelo. E ieri, tra centinaia di spettatori, di coraggiosi non ce n’era neppure mezzo. In compenso più di qualcuno ha pensato di regalare alla drammaticità di quelle riprese terribili un audio altrettanto orribile. Nel video pubblicato ieri sul Corriere.it e poi rilanciato sui siti di mezzo mondo si sentono infatti distintamente commenti che – se mai fosse possibile – angosciano ancor più della morte del giovane di colore. Il ragazzo viene chiamato in rapida sequenza: «Africa», «negro», «pezzo di merda», «scemo» e il video si chiude con un raccapricciante «vai, vai, lasciamolo morire». Il tono di chi pronuncia queste parole è una via di mezzo tra il sorpreso e il «divertito».

Ma chi è il giovane annegato nel Canal Grande? Si chiamava Pateh Sabally, aveva 22 anni, e pare avesse deciso di farla finita per un permesso di soggiorno negato. Veniva dal Gambia. Durante il viaggio verso l’Italia era scampato alle acque tumultuose su una carretta del mare. È morto a Venezia nelle acque placide del canale più famoso del mondo. Pochi minuti prima aveva poggiato il suo zainetto sul ponte a pochi passi dalla stazione ferroviaria. Non un biglietto, non una parola. Solo un tuffo verso il nulla. Sotto gli occhi di una folla che guarda senza vedere.
La magistratura ha aperto un’inchiesta. Inutile, come il rimorso (si spera) di chi ha commentato con sprezzo l’agonia di Pateh. Inutile, come l’immancabile «dibattito» che si è acceso sui social dopo la diffusione del video-choc. Inutile, come commenti del tipo: «L’acqua era fredda, tuffarsi per aiutare quel giovane avrebbe solo provocato una vittima in più», oppure «Impossibile tentare di soccorrere chi ha deciso di morire». Sempre sul Corriere.it ieri pomeriggio è apparso un video in cui un cane salva, con un bastone stretto tra i denti, un altro cane che stava annegando in un torrente. La prova che gli animali sono migliori di noi.

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