Milano, architetto di 43 anni sfregiato con l’acido in centro città.Si cercano due sudamericani, forse una lite per denaro

L’uomo, che non è un clochard si era pensato in un primo momento, si trovava nella zona di Porta Venezia, in via Città di Fiume. I sanitari giunti sul posto hanno trasportato il ferito a Niguarda in codice giallo.

Milano un clochard di 44 anni è stato aggredito al volto con l’acido. Ha riportato bruciature al volto, al collo e al busto. I medici riferiscono che le sue condizioni sono serie ma non è in pericolo di vita. La sostanza, che potrebbe essere acido o soda caustica, sarebbe stata lanciata di proposito da una persona che non è stata ancora individuata.

La vittima di questo gesto meschino è un architetto di 43 anni, il quale come già detto, è stato aggredito in zona Porta Venezia da alcuni sconosciuti che gli hanno gettato addosso soda caustica provocandogli ustioni sul 40% del corpo. Inizialmente si era ipotizzato che la vittima dell’aggressione fosse un clochard, visto che la zona di Porta Venezia è ritrovo per molti senzatetto e questo secondo la polizia potrebbe aver indotto chi ha prestato i primi soccorsi a ritenere che si trattasse di un clochard.

L’identificazione della vittima è avvenuta poco dopo e come abbiamo già riferito, si tratta di un italiano di professione architetto con qualche precedente per ingiuria, che pare risieda fuori Milano e il quale aveva appena parcheggiato la sua Audi, quando è stato aggredito da sconosciuti, di conoscenza della vittima, e nello specifico potrebbe trattarsi di due persone con le quali si era incontrato poco prima e con le quali forse l’architetto avrebbe discusso per una questione di soldi, forse un debito che doveva essere saldato comunque per motivi di interesse. Gli aggressori pare siano riusciti a lanciargli contro quasi tutto il flacone di soda caustica, tanto che gli abiti dell’uomo pare siano rimasti sul posto, rovinati dal disgorgante liquido che gli è stato gettato addosso.

Secondo quanto riferito dalla polizia che al momento sta indagando sull’accaduto, l’aggressione pare sia cominciata altrove e poi si sarebbe conclusa sotto gli alberi della passeggiata pedonale di VIALE Città di Fiume verso l’inizio dei Bastioni; nonostante non si abbia una certezza e pare che gli investigatori stiano concentrando le loro ricerche su un brasiliano che vive nella zona ed a tal riguardo sono state prese in esame le telecamere della zona che potrebbero aver firmato il momento della fuga degli aggressori. Sul luogo dell’aggressione, intanto, sono giunti gli operatori del 118 che hanno trasportato d’urgenza e l’architetto all’ospedale Niguarda di Milano e purtroppo le sue condizioni sono state considerate serie da parte dei medici, ma la sua vita non sarebbe a rischio.

L’acido purtroppo ha ferito gravemente l’architetto, che come abbiamo riferito è stato prontamente soccorso dal personale 118 e ricoverato con codice giallo all’ospedale Niguarda. La boccetta di soda caustica utilizzata editabile al supermercato e non avrebbe particolarità degna di nota, ad ogni modo gli inquirenti sono concordi nel dichiarare che gli aggressori non avevano l’intenzione di uccidere l’uomo.

È un architetto italiano di 43 anni l’uomo aggredito con l’acido ieri pomeriggio in via Città di Fiume, nel centralissimo quartiere di Porta Venezia e in pieno giorno. Erano passate da poco le 15.30, il professionista aveva appena parcheggiato la sua Audi. La ricostruzione di quei momenti è ancora in fase di accertamento da parte della Squadra mobile ma tra le certezze c’è una bottiglietta di acido trovata sul luogo, un dettaglio che lascia ipotizzare un’aggressione non casuale. A lanciare il contenuto contro il 43enne sarebbero state due persone, due sudamericani. In particolare, gli investigatori stanno concentrando le loro ricerche su un brasiliano che vivrebbe in zona. Le telecamere potrebbero aver filmato almeno il mo – mento della fuga.
L’architetto è stato soccorso da un passante che gli ha versato acqua sulle ferite. «Le sue urla erano spaventose», ha raccontato un ragazzo che era lì in quel momento. «Non ho visto chi lo ha aggredito ma non potrò dimenticare il modo in cui si contorceva. E poi la pelle, sembrava si stesse sciogliendo .Un’immagine da film horror». Pochi minuti dopo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale Niguarda con ustioni al volto e al collo. Le sue condizioni sono definite “serie” ma i medici escludono che possa rischiare la vita. Sembra che abbia avuto incidenti giudiziari in passato e che abbia già fornito elementi utili agli investigatori. Potrebbero già aver capito il motivo dell’agguato. Si sospetta una storia di debiti o comunque «motivi di interesse», come suggerisce
la formula utilizzata per indicare un rapporto tra vittima e aggressore. Ma è possibile che solo quest’ultimo conoscesse il suo obiettivo.
Inizialmente si era diffusa la notizia che il ferito fosse un senzatetto, forse perché quel punto è diventato da anni la postazione di clochard, disperati e immigrati. Sono pochi, però, gli italiani. I frequentatori dei giardinetti sono
per lo più extracomunitari, soprattutto gambiani, senegalesi e sudamericani. Gli eritrei, che nel periodo dell’emergenza profughi si assiepavano sulle scale, sono in netta diminuzione e ormai rappresentano la minoranza. Una larga parte è composta proprio da sudamericani spesso ubriachi e ben noti alle forze dell’ordine e ai residenti. Le risse sono frequenti, lo spaccio è a cielo aperto e copre tutto l’arco della giornata.

La boccetta utilizzata è di quelle acquistabili al super- mercato(ea poche decine di metri ce n’è uno), non avrebbe particolarità degne d nota. In ogni caso, le piste sono ancora aperte e la Squadra mobile mantiene il riserbo.

I primi a intervenire sono stati gli uomini delle volanti dell’ Upg, che in passato si sono occupati del caso di Alexander e Martina Levato, la coppia dell’acido che ha seminato il terrore e distrutto diverse vite per inseguire il desi-derio malato di «purificare» la ragazza dalle sue relazioni precedenti.
La scelta dell’arma, secondo gli investigatori, racconta già qualcosa. Innanzitutto che non c’era l’intenzione di uccidere ma di ferire in modo irreparabile.
Il nome dell’architetto sarebbe già presente negli archivi della polizia per una vicenda legata a questioni di soldi. Forse non ha perso il vizio ed è rimasto incastrato in una storia simile e questa volta ha dovuto fare i conti con la giustizia della strada.

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