Milano, due militari e un agente Polfer feriti a coltellate da un 20enne immigrato nordafricano: si indaga

0

Paura a Milano nella Gionata di ieri, dove un agente della Polfer e due militari dell’esercito sono stati ferti alla stazione centrale da un 20nne di origini nordafricane durante un normale controllo. Secondo quanto riferito, il fatto sarebbe avvenuto intorno ale ore 20 di ieri sera, quando l’uomo di madre italiana e padre tunisino, e già noto alle forze dell’ordine, ha estratto un coltello dalla tasca ed ha aggredito il poliziotto e i de militari che gli avevano chiesto i documenti.L’episodio si è verificato al piano ammezzato del principale scavo ferroviario del capoluogo lombardo, per la precisione di fronte al bar Segafredo, e sul posto è intervenuto il personale del 118 con ambulanze, un’automedica e un’auto infermieristica. I feriti sono stati accompagnati in ospedale e nello specifico il poliziotto è stato accompagnato in codice verde al Fatebenefratelli con una ferita al braccio, mentre il militare si trova all’ospedale Sacco dove è stato accompagnato in codice giallo.

Subito dopo, le forze dell’ordine hanno fermato l’aggressore, che come anticipato sarebbe un uomo di 21 anni, nato a Milano da una coppia di immigrati marocchini e già noto alle forze dell’ordine in quanto in passato era stato arrestato per droga. Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, è intervenuto su Twitter e Facebook per commentare quanto accaduto e lanciare un appello al sindaco di Milano, Sala. “Dopo l’aggressione in Centrale la marcia pro-immigrati prevista per sabato è da annullare per rispetto al militare e al poliziotto ferito mentre stavano compiendo il loro dovere” dice Maroni che continua: “Sono vicino al militare dell’esercito e all’agente della Polfer feriti questa sera alla Stazione Centrale di Milano”. Purtroppo si tratta di un episodio gravissimo, che dimostra come siano assolutamente necessarie le operazioni di controllo e prevenzione della criminalità’ come quella effettuata qualche settimana fa e che io ho chiesto vengano estese a tutte le stazioni della Lombardia.

“Se, come sostengono alcuni esponenti del governo e dell’amministrazione comunale, in termini di immigrazione e accoglienza Milano anticipa il futuro non abbiamo di che stare tranquilli. Chiedero’ personalmente al prefetto e al questore di effettuare altri controlli in Stazione Centrale. Il blitz di alcuni giorni fa e’ stato importante, ma serve un presidio costante”, è questo quanto ha detto Simona Bordonali, assessore alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione della Regione Lombardia.

Il caso è stato affidato alla Digos che già da ieri sta eseguendo approfonditi accertamenti sull’identità del 20enne e sui suoi legami. Sul posto è intervenuto, anche, subito dopo il questore Marcelllo Cardona, che si è precipitato in stazione appena sentito la notizia alla radio. Subito informato dell’aggressione, il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano, ha rivolto gli auguri di pronta guarigione feriti, trasmettendo loro anche la vicinanza del ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che è stata tenuta costantemente aggiornata sulla situazione.

La politica con la erre moscia, quella che discorre di integrazione e giustizia sociale ma osservando la metropoli dagli attici del centro, si era scandalizzata per quell’operazione di controllo disposta dalla questura in Stazione Centrale a Milano, così poco elegante. E lasciando sullo sfondo il fatto che decine di persone, di immigrati  avessero in quell’occasione aggredito le forze dell’ordine, quasi fosse un particolare senza importanza, persino il sindaco Beppe Sala s’era mostrato alquanto irritato, a suon di «sono stato avvisato all’ultimo momento» e «cercherò di capire i risultati raggiunti» e ancora «queste operazioni vanno concordate».

Giusto ieri aveva ripetuto il concetto sulle pagine di Repubblica, il giornale che piace alla gente che (si) piace: «Il blitz alla stazione non è il nostro modello». Come se la sicurezza dei cittadini, la prevenzione del crimine, l’eventuale identificazione di malfattori fosse una questione di educazione istituzionale, o addirittura di schieramento politico. Baggianate. Il problema esiste. E se è vero che ingigantirlo a forza di cifre gonfiate serve a niente, sottovalutarlo o addirittura negarlo risulta altrettanto irresponsabile.

Dimostrazione se n’è avuta – purtroppo – ieri in serata. Ancora a Milano. E, guarda il caso, ancora in Stazione Centrale. L’esatta dinamica è da ricostruire con precisione, ma la cosa è già sufficientemente chiara. Una pattuglia mista – di quelle composte da due militari e un agente della Polfer che svolgono compiti di controllo – ha fermato una persona. Erano circa le 20: sembianze nordafricane, il ragazzo si aggirava senza motivo apparente al piano ammezzato della grande stazione, davanti a un bar.

A quanto pare, alla richiesta di documenti il giovane ha subito reagito. Estraendo un coltello. Un’azione repentina: ha lanciato il braccio armato più volte verso gli agenti, il poliziotto è stato ferito al braccio, i due militari invece sono stati colpiti uno al collo, l’altro alla clavicola. Subito altri agenti e militari sono accorsi Hanno fermato l’assalitore. E prestato i primi soccorsi ai due feriti. Trasportati d’urgenza agli ospedali Fatebenefratelli e Sacco, le loro condizioni non destano preoccupazioni. Le ferite sono superficiali. È andata bene.

Il feritore è stato naturalmente fermato. Nato in Italia da genitori marocchini, va per i ventun anni – è dell’agosto 1996 – ed era già stato arrestato a dicembre per spaccio di droga, sempre in Centrale. Ora rischia un’imputazione ancor più grave: un’azione di questo genere può configurare anche il reato di tentato omicidio, perdipiù ai danni di esponenti delle forze dell’ordine.

Il fatto è che quest’episodio arriva a poche ore dalla cosiddetta “marcia per i migranti”, che domani porterà in piazza a Milano – secondo le previsioni – almeno diecimila persone. Una mobilitazione nazionale lanciata dallo stesso Comune, «contro il razzismo e la paura». E qui si toma alle considerazioni precedenti. Giusto: razzismo e paura non piacciono a nessuno. Ma l’impressione è che, d’altro canto, non si voglia comprendere come la sottovalutazione di quello che – a torto o a ragione – è diventato un vero problema sociale abbia la conseguenza addirittura di acuirlo. Di aumentare l’insofferenza delle persone che, con i problemi legati alla percezione d’insicurezza, ci fa i conti tutti i giorni. Dopo quest’episodio, ieri sera, il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, ha chiesto di annullare il corteo.

Q sindaco Sala invece ha commentato: «Questo fatto increscioso non cambia il nostro modo di pensare, ma ci spinge a essere ancora più attenti sui temi della sicurezza». Appunto.
Ma queste, alla fine, sono pippe. Al netto di alcuni – e non così numerosi – episodi di reale intolleranza, la gente – intendendo con questa parola identificare coloro che tutti i giorni si svegliano, vanno a lavorare, tornano a casa, magari hanno una famiglia e non parlano nei talk-show o in teatro – la gente vuole solo che i delinquenti siano per quanto possibile messi nella condizione di non nuocere. E certo nessuno può pretendere che, se si tratta di immigrati, questo rappresenti un’aggravante. Ma nemmeno un’attenuante. Accoglienza non può diventare sinonimo di accondiscendenza. Anche se fa rima.

Rispondi o Commenta