Fabrizio Corona condannato ad un anno ed esulta in aula: presto la richiesta di tornare ai servizi sociali

Giornata più che positiva per Fabrizio Corona il quale è stato condannato a un anno dal Tribunale di Milano nel processo per i 2,6 milioni di euro in contanti trovati parte in un controsoffitto e parte in cassetta di sicurezza in Austria. Condannato ad un anno per illecito tributario dalla Procura, Fabrizio Corona è uscito dall’ennesimo processo vincitore e con un “Si, giustizia è fatta”, sbattendo i pugni sul banco perché i giudici hanno smontato l’impianto accusatorio che la Dda di Milano aveva costruito su quei 2,6 milioni contanti trovati in parte nel controsoffitto della sua collaboratrice Francesca Persi e parte in cassette di sicurezza in Austria.

Questa inchiesta del pm del pool di Ilda Boccassini, aveva riportato in carcere l’ex re dei paparazzi lo scorso ottobre, mentre si trovava in affidamento in prova ai servizi sociali; dopo tanti giorni di carcere, questa misura cautelare è stata revocata nella giornata di ieri dal collegio che ha spazzato via con la soluzione, le due imputazioni più pesanti quelli riguardanti quel gruzzolo di denaro, contestato all’ex agente fotografico. Nonostante questo, Fabrizio Corona dovrà rimanere comunque in carcere per scontare il cumulo di pene definitive, il residuo che al momento ammonterebbe a 5 anni, proprio perché dopo il nuovo arresto al Tribunale di Sorveglianza, aveva revocato affidamento.

Sulla base dei nuovi eventi, però, la difesa sembra essere pronta a presentare una nuova istanza per fare uscire da San Vittore l’ex re dei paparazzi. Alla lettura della sentenza Fabrizio Corona ha battuto i pugni sul tavolo dicendo “sì, giustizia è fatta” e si è rivolto al suo avvocato con un “sei un grande”. L’avvocato di Corona, Ivano Chiesa, analizza così la sentenza: “Fabrizio resta in carcere perché il Tribunale di sorveglianza ha revocato il suo affidamento, ma, essendo venuto meno il mandato di cattura, le cose cambiano di molto. Fabrizio riprenderà, quindi, il suo percorso. Sono felice continuo a ridere e sono anche un po’ distrutto, perché Fabrizio, subito dopo la lettura della sentenza, mi ha riempito di botte. Avevo detto che il giudice Salvini era un fuoriclasse e così è stato“.

Nell’aula di tribunale di Milano, nella giornata di ieri, a sostenere Fabrizio Corona, sua mamma e la fidanzata Silvia Provvedi; in un passaggio delle sue dichiarazioni Fabrizio Corona ha consegnato una lettera al presidente del collegio Guido Salvini citando la fidanzata che è subito scoppiata a piangere. Nella lettera, Fabrizio Corona ringrazia i giudici per aver sopportato le intemperanze e per avere presto attenzione ad ogni minimo particolare e aver tolto la possibilità di difendersi.”Sono stanco, non penso di essere è più forte come prima e ho paura, non per me ma per mio figlio, che dal giorno del mio arresto a casa di mia madre in un modo così assurdo non è più quello di prima”, ha aggiunto Corona nella lettera indirizzata ai giudici.

L’ultima volta, a ottobre scorso, lo hanno rispedito in cella sulla base di accuse che non hanno retto al giudizio del Tribunale. «Reati insussistenti», sentenzia il collegio della prima sezione penale di Milano, presieduto da Guido Salvini. Due contestazioni su tre, spazzate via con un colpo di spugna. Insieme col mandato di cattura per Fabrizio Corona che (dopo otto mesi di udienze), esce vincitore dal processo voluto dai pm della Dda di Ilda Boccassini.
La storia dei 2,6 milioni di euro nascosti tra il controsoffitto della storica collaboratrice Francesca Persi e due cassette di sicurezza depositate in Austria, finisce in niente.

Meglio: si riduce a un anno di reclusione per illecito fiscale e manda in frantumi l’impianto accusatorio. Corona, di fatto, colpevole soltanto di non avere pagato una cartella esattoriale riguardante la Fenice (sua società dichiarata fallita), e recapitata a febbraio 2016.
«Un illecito tributario rispetto al quale» come spiega Luca Sirotti, uno dei suoi avvocati, «Corona ha già versato al fisco, seppur con ritardo e dopo l’arresto, 140 mila euro».
La difesa dell’ex agente fotografico è dunque pronta a chiederne la scarcerazione l’affidamento in prova ai servizi sociali. Misura che il Tribunale di sorveglianza aveva revocato davanti ai reati risultati «infondati».

Accuse pesantissime quelle dei magistrati guidati da Ilda all’ex re dei paparazzi: intestazione fittizia di beni e violazione delle norme patrimoniali sulle misure di prevenzione. Il pm Alessandra Dolci aveva chiesto 5 anni di prigione. «Sono vittima di una messa in scena dell’assurdo. Molto rumore per nulla» aveva protestato in aula l’imputato usando parole di shakespeariana memoria. «Quando si parla di anni di vita delle persone bisognerebbe essere seri e onesti. L’accusa chiede per me altri 5 anni di condanna, ma in realtà sono 7 perché comporterebbero la revoca di un anno dall’affidamento in prova e un altro anno di mancata libertà anticipata» fa notare Corona, lucidamente, nonostante gli si legga il terrore negli occhi. «In questo caso il mio cumulo di condanne salirebbe a 21 anni di carcere» aggiunge «anche se dalle indagini non è emersa nessuna prova. Nulla di nulla contro di me. Dato che detenere contante in casa non è reato».

E prima che la Corte si riunisca per decidere il verdetto, l’imputato ricorda la mamma, il figlio e la fidanzata «che hanno bisogno di me e sono lì ad aspettare». Implora giustizia e chiude platonicamente: «Datemi quello che è giusto, non ci sono prove oggettive. Qualsiasi decisione voi della Corte prenderete, non dirò una parola». Promessa mancata. Urlerà, battendo i pugni sul bancone: «Sì! Giustizia è fatta!».

Si riduce a una contestazione valutaria questo infuocato processo cominciato con un’ipotesi, mai provata, che collocava Fabrizio Corona in affari con la criminalità organizzata. «I soldi nascosti nel soffitto di Francesca Persi e in Austria», ha sostenuto a vuoto l’accusa «hanno provenienza illecita e sono da ricondurre alla mafia». Niente da fare. Il presidente della Corte, Guido Salvini e i giudici Andrea Ghinetti e Chiara Nobili, ritengono non ci sia reato. «Il fatto non sussiste» dichiarano. Corona esulta, bacia la fidanzata cantante, Silvia Provvedi. Mamma Gabriella Privitera, invece, piange e protesta «a mio figlio hanno dato ingiustamente del mafioso.

E questo è stato davvero troppo». La fine comunque non è del tutto indolore: Corona viene condannato a un ennesimo anno di reclusione (ha un cumulo di pena di 5 per altri reati), la collaboratrice Francesca Persi a sei mesi con sospensione condizionale della pena. Cosa ritengono valido e cosa no, i giudici lo scriveranno nelle motivazioni che depositeranno entro tre mesi a cominciare da ieri.

Ma come affermano gli avvocati Luca Sirotti e Ivano Chiesa, «nel verdetto non c’è spazio per alcun legame Ira Corona e il crimine organizzato». I giudici hanno disposto la trasmissione degli atti alla procura per «per un’ipotesi di appropriazione indebitala solo perché richiesto dal pm. Vedremo se starà in piedi». E tiene a sottolineare Luca Sirotti: «A ben vedere, il reato di intestazione fittizia di beni in contanti, non ha neanche un precedente giurisprudenziale». Ogni chiarimento verrà dalle motivazioni. Anche se, stando così le cose, di fatto, non sbagliava Corona nel dire in aula: «la custodia cautelare stavolta me la si poteva evitare. Ma è ovvio che in galera io ci finisco anche perché sono Corona».

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