Milano shock, tentata violenza sessuale contro una tredicenne

Stavolta la vittima ha 13 anni, è un’adolescente italiana. Alle 15 di ieri passeggiava in via Rubens, nella zona ovest, quando è stata molestata da un uomo di cui non si conosce ancora l’identità. La ragazzina è stata trasportata in codice verde alla clinica Mangiagalli, punto di riferimento per questo tipo di episodi grazie alla speciale equipe di medici coordinati dalla dottoressa Alessandra Kusterman. Il codice verde significa che le condizioni fisiche non sono gravi, il trauma psicologico è invece ancora impossibile da inserire in una casella.

Al caso lavorano gli investigatori della Squadra mobile, già impegnati nella ricerca dell’aggressore della bambina cinese di sei anni che l’11 settembre scorso è stata molestata nel cortile di un palazzo in via Paolo Sarpi, nel cuore della Chinatown milanese. I due punti distano circa cinque chilometri, una distanza trascurabile per chiunque ma che per un «predatore seriale» abituato a colpire nella sua comfort zone potrebbe essere enorme. Nulla è escluso. Gli agenti, coordinati da Lorenzo Bucossi, mantengono lo stretto riserbo. Un’informazione di troppo potrebbe rovinare il lavoro di indagine e consentire all’aggressore di cambiare strategia. La 13enne è stata ascoltata ma nelle prossime ore racconterà ai magistrati del terzo dipartimento cosa è accaduto. Gli stessi che solo pochi giorni fa hanno registrato il terribile racconto della bimba cinese: «Mi ha detto “andiamo” ma io non volevo. Non lo conoscevo.

Allora mi ha preso per una spalla, mi faceva male. Mi ha fatto entrare in un portone, non di casa mia, ma in un palazzo vicino. E continuava a spingermi, fino a un cortile». La piccola è stata precisa nella descrizione, ha parlato di un uomo di circa 40 anni, di corporatura grossa e originario dell’est Europa, vestito con un jeans e una maglietta blu. Elementi confermati dalle immagini delle telecamere in zona e che ora sono confrontati con quanto riferito dalla studentessa italiana molestata in via Rubens.
È un periodo intenso per la Mobile, alle prese anche con l’uomo che un mese fa ha stuprato una donna di 81 anni trascinandola dietro una siepe all’interno del parco Nord. Sarebbe di carnagione scura e avrebbe parlato in italiano.

I carabinieri, invece, danno la caccia al sudamericano che il 17 settembre ha violentato una turista canadese di 30 anni in un’area appartata in zona Crescenzago. La donna era uscita dall’albergo e cercava di raggiungere lo stazionamento degli autobus diretti a Venezia, ha ingenuamente accettato il passaggio in auto dello sconosciuto che l’ha approcciata con modi gentile e disponibili. Pochi minuti dopo la straniera ha capito che la strada imboccata era senza uscita.

La promozione di un sistema permanente di monitoraggio della violenza sui bambini: il progetto dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza

L’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza viene istituita con la legge 12 luglio 2011, n. 112. L’Italia risponde così alle raccomandazioni espresse dai principali organismi internazionali, in particolare dal Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia, dotandosi di un organismo indipendente per la protezione e promozione dei diritti delle persone di minore età.
Il tema dell’abuso e maltrattamento dell’infanzia ha costituito uno dei principali focus di attenzione del lavoro di questi anni. In particolare, anche in alleanza con chi da tempo si occupa di questi temi, è emersa con forza la necessità, da un lato, di conoscere e monitorare il fenomeno in modo completo e puntuale – anche a fronte dell’ampio sommerso -, dall’altro, di sviluppare modalità che permettano di agire in un’ottica preventiva oltre che riparativa. Abbiamo così realizzato delle collaborazioni, con attori istituzionali e non, per poter intervenire su leggi, politiche e prassi e realizzare analisi e proposte che mirano a creare un sistema nel suo insieme più efficace nella presa in carico dei casi di maltrattamento sui minorenni.

A livello internazionale la violenza e gli abusi sono un tema più volte affrontato: sia le Convenzioni delle Nazioni Unite che la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea riconoscono l’abuso e lo sfruttamento sessuale quali violazioni dei diritti dei minorenni, in particolare del diritto alla protezione. L’Unione Europea nel 2011 ha emanato una Direttiva specifica
relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minorenni e la pornografia minorile.

Il Rapporto “Toward a world free from violence” sulla violenza contro l’infanzia nel mondo, pubblicato dal Rappresentante Speciale per le violenze contro i minorenni del Segretario Generale delle Nazioni Unite nell’ottobre 2013, fornisce un quadro esaustivo del fenomeno a livello mondiale evidenziando quanto povertà, disuguaglianze e condizioni di disagio possano costituire fattori di rischio. Il Rapporto sottolinea inoltre la necessità di politiche solide per la prevenzione e il contrasto, anche per mettere fine al fenomeno dell’impunità, oltre alla necessità di una raccolta di dati sistematica e di una ricerca continua sul fenomeno della violenza e degli abusi sui minorenni.

Il Rapporto sottolinea anche la necessità di dare priorità agli interventi preventivi, dedicando particolare attenzione all’accrescimento delle competenze dei professionisti del settore, all’ascolto e partecipazione dei minorenni (che possono fornire indicazioni preziose per rendere più efficaci le azioni di prevenzione e contrasto) e alla prospettiva di genere.
In Italia, nonostante esista un sistema normativo di buon livello e siano state sperimentate buone pratiche per la tutela e l’assistenza dei minorenni maltrattati, sembra però mancare un sistema integrato che garantisca sufficienti strumenti per l’attuazione concreta di quelle leggi. A questo si affianca un problema di scarsa “cultura” della
violenza, che si evidenzia sia in un sommerso difficilmente calcolabile, ma evidente, sia in una difficoltà a dotarsi di strumenti di conoscenza e monitoraggio del fenomeno, nonché di valutazione delle politiche specifiche messe in atto.

Si riscontra anche una insufficiente formazione degli operatori, anche di quelli del mondo della scuola e della sanità, che dovrebbero saper riconoscere e farsi carico dei casi che intercettano quotidianamente. L’esperienza di ricerca di CISMAI e Terre des Hommes si è concretizzata negli scorsi anni nella “Prima Indagine nazionale quali-quantitativa sul maltrattamento a danno di bambini”, che ha fornito un quadro sui dati del fenomeno in Italia raccolti attraverso i casi in carico ai Servizi Sociali e nello studio nazionale “Tagliare sui Bambini è davvero un risparmio?” condotto dalle stesse realtà in collaborazione con l’Università Bocconi, che ha chiaramente dimostrato, anche attraverso comparazioni internazionali, quale sia il costo di medio e lungo periodo, anche in termini economici, del mancato investimento sull’infanzia. Questi studi hanno suscitato l’interesse dell’Autorità Garante che ha voluto approfondire la sperimentazione della raccolta dati, estendendola ad un numero statisticamente valido di Comuni, contribuendo a fornire, tra l’altro, gli strumenti per rispondere alle raccomandazioni ed agli impegni presi dall’Italia di fronte agli organismi internazionali. Questo lavoro rientra nel complesso delle iniziative intraprese dall’Autorità in questo campo, quando possibile in collaborazione con i Garanti delle regioni e delle province autonome attivi in Italia.

Tra le altre, l’istituzione di una Commissione Consultiva per la prevenzione e cura del maltrattamento, che ha avuto il compito di individuare proposte concrete per migliorare il sistema di prevenzione e presa in carico dei minorenni maltrattati; la predisposizione di una proposta, in collaborazione con la Rete “Batti il 5”, sui Livelli Essenziali delle Prestazioni per l’Infanzia e l’Adolescenza, che inelude uno specifico paragrafo con proposte dettagliate in materia di violenza e maltrattamento; il Protocollo con il Dipartimento della Pubblica Sicurezza che ha prodotto un Vademecum per gli operatori delle Forze di Polizia per meglio affrontare le situazioni di criticità che quotidianamente incontrano nel loro lavoro con i bambini e gli adolescenti, e, infine, la promozione di studi e approfondimenti sul tema dei minorenni vittime di abuso, in particolare lo studio della dottoressa Giuliana Olzai “Abuso sessuale sui minori. Scenari, dinamiche, testimonianze”, che analizza diverse storie di violenza, raccontate attraverso le evidenze processuali e i racconti delle vittime.

Ovviamente, per ottenere un reale cambio di passo sulla capacità delle istituzioni di tutelare i nostri bambini e ragazzi è indispensabile che si agisca per assicurare alle vittime di abusi, compresi i minorenni che assistono alle violenze, tutti gli strumenti per affrontare e superare il trauma, anche mettendo in atto meccanismi di ascolto e partecipazione. È necessario che si intervenga in termini di prevenzione e rilevazione precoce dell’abuso. Su questo medici, pediatri ed insegnanti possono giocare un ruolo di rilievo, per il rapporto privilegiato che hanno con i minorenni e le famiglie, ma per questo è fondamentale assicurare, nella formazione universitaria e poi con una costante attività di aggiornamento, gli strumenti utili per riconoscere e gestire questi fenomeni. È imprescindibile che la presa in carico sia completa e risponda anche all’esigenza di intervenire sul trauma.

Questa ricerca ha prodotto risultati interessanti ed allarmanti allo stesso tempo, che si integrano agli sforzi fatti dalle altre amministrazioni, e mette in evidenza le disomogeneità territoriali che costituiscono ancora un elemento discriminante nell’accesso ai diritti. Per questo l’indagine entra a pieno diritto nel lavoro di promozione e protezione dei diritti dell’infanzia, e auspichiamo possa aver costituito un punto di svolta.

È la dimostrazione che le sinergie tra diverse istituzioni (fondamentale il sostegno di ANCI e ISTAT), il supporto delle associazioni e delle organizzazioni, l’impegno dimostrato dagli enti locali, nonostante le oggettive difficoltà a rispondere al questionario, possono dare risposte concrete. Un sistema di tutela è possibile iniziare a immaginarlo. L’Autorità, con i suoi partner, ha provato anche a costruirlo.

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