Milano, ubriaco alla guida tampona e uccide giovane avvocato di 31 anni: gli era già stata ritirata la patente

Guidava in stato di ebbrezza e distratto dal guardare il cellulare, così ha provocato un incidente stradale nel quale purtroppo è morto un avvocato di 31 anni il quale era fermo al semaforo a bordo della sua mini d’epoca. E’ questo quanto accaduto nella giornata di venerdì a Milano dove il pm di Milano a Sara Arduini, con l’accusa di omicidio stradale aggravato, ha chiesto la convalida dell’arresto e la misura della custodia cautelare in carcere per un peruviano di 34 anni che a Milano al volante di un Van ha tamponato a velocità sostenuta una Mini Cooper d’epoca, alla cui guida vi era un giovane avvocato di 31 anni, uccidendolo.

 L’incidente è avvenuto intorno alle ore 8:45 di venerdì in via Virgilio Ferrari all’angolo con via Campazzino, nella zona sud della città per poter attraversare l’incrocio, poi all’improvviso la seconda auto che pare viaggiasse a velocità sostenuta ha speronato l’altra e il conducente della Mini è morto sul conto per le gravi ferite riportate.

L‘automobilista peruviano ha un precedente per guida in stato di ebbrezza con conseguente ritiro della patente e venerdì poco prima delle 9:00 sotto l’effetto dell’alcol e distratto dal cellulare mentre guidava un Van da 9 posti, è andato contro una mini d’epoca ferma al semaforo rosso, perché era in attesa del verde. La Vittima si chiamava Luca Andrea Latella laureato in Bocconi, legale e morto in seguito alle gravi ferite riportate nell’incidente. Fermato il peruviano è stato sottoposto ad alcuni esami e pare sia risultato positivo all’alcoltest ed è stato dapprima portato al Niguarda per essere medicato e poi convalidato l’arresto, è stato portato a San Vittore.

Solo nella giornata di ieri, il Gip ha inoltrato la richiesta di convalida di arresto e la misura della custodia cautelare in carcere. “Ho bevuto alle 4 di mattina e andavo veloce”, avrebbe ammesso il 34enne, il quale viaggiava a bordo di un Van a 9 posti, a velocità sostenuta e non si sarebbe accorto della presenza dell’auto fermo al semaforo rosso o comunque non ha avuto abbastanza tempo da frenare per evitarlo.

Molto probabilmente stava andando al lavoro all’Eni, il bocconiano che da 6 anni e lavora nei servizi come avvocato specializzato in contrattualistica, analisi della documentazione aziendale e gestione post gare d’appalto di fornitori e subappaltatori ed eventuali contatori. Sempre su quel tratto di strada, un mese e mezzo fa, ovvero il 20 giugno era morto un motociclista di 40 anni sbalzato sull’asfalto dopo l’impatto con il furgone, molto probabilmente a causa di una improvvisa svolta a sinistra al semaforo rosso; ad oggi su un albero proprio a due passi dal luogo dell’incidente  è ancora affissa la lettera di addio che la compagna gli ha recapitato il giorno dopo.

Sono rimasti soltanto i cocci di vetro sull’asfalto. I resti dell’automobile di Luca Andrea Latella, che su quella strada ha perso la vita appena due giorni fa. Violentemente tamponato da un peruviano, ubriaco al volante di un Mercedes Van, e perdipiù distratto perché stava armeggiando con il telefonino. «Non si può morire a 31 anni», ripetono gli amici. Fermo al semaforo rosso alle 8.45 nella corsia centrale di quella strada che lo avrebbe condotto a lavoro, come ogni mattina. Venerdì scorso non è arrivato a destinazione. Non c’era traffico. Un’automobile impazzita gli è arrivata alle spalle, travolgendolo di colpo, senza dargli un istante di tempo per realizzare cosa stesse accadendo. La sua Mini Minor d’epoca verde ora è distrutta, quasi dimezzata dallo scontro fortissimo. L’aveva acquistata poco tempo prima. Ma la Mercedes l’ha spinta ima cinquantina di metri più avanti, la macchina si è accartocciata su stessa e il semaforo è stato distrutto dall’impatto. Tra le lamiere dell’automobile Luca ha perso la vita. Vigili, ambulanza, 118: non c’è stato nulla da fare.
La rabbia e il dolore sono ancora fermi su quella strada, in quell’incrocio tra le corsie della bretella di via Virgilio Ferrari e la piccola via Campazzi- no, nel quartiere sud di Milano dove Latella abitava a pochi metri di distanza. E il 34enne peruviano che l’ha investito non ha avuto nessuna conseguenza fisica. Ora però è dietro le sbarre, con l’accusa di omicidio stradale aggravato. Un autista Ncc di professione – Ncc sta per “noleggio con conducente” – che in quel momento però guidava un’automobile non sua. Questo è quello che si sa per ora di certo. Ma la targa tedesca e la mancata registrazione del veicolo fra le auto Ncc gettano ombre sulle indagini in corso. Non si sa ancora a chi appartenesse, quel maledetto Mercedes. Gli inquirenti in queste ore stanno investigando tentando di venire a capo e di scoprire tutti i tasselli del puzzle.
Il quadro legislativo poco chiaro in cui si inserisce il lavoro dei conducenti a noleggio, da tempo in lotta con i tassisti, potrebbe essere significativo in questo caso. Quello che si sa con certezza sull’investitore è che il peruviano è un recidivo. Gli era stata ritirata la patente già diversi anni fa, ancora per guida in stato di ebrezza. Riavuta solo poche settimane fa, ha compiuto lo stesso errore. Si è messo al volante di nuovo ubriaco. Questa volta le conseguenze sono state tragiche, la vita di Luca Latella è stata spezzata sul colpo. Che fosse alla guida in stato di ebrezza, infatti, è indubbio. Lo hanno dimostra to gli accertamenti medici: il giorno stesso gli era stato rilevato un tasso alcolemico superiore a 1,5. E lo ha ammesso lui stesso, che ha detto di aver bevuto intorno alle 4 del mattino. Lo dicono le lattine di birra vuote trovate dai vigili all’interno del van della Mercedes che stava guidando. Offuscato dall’alcol e distratto dall’armeggiare col cellulare, non l’aveva proprio visto Luca, e l’ha travoltoin un attimo.
«Un ragazzo bellissimo, una persona perfetta» così lo descrive chi l’ha conosciuto. Brillante
studente all’università alla facoltà di legge, con una media sopra il 29, laureato col massimo dei voti. Appassionato di calcio, tifoso sfegatato del Milan, ma timido e riservato. «Una persona a modo, non l’ho mai sentito dire una parole di troppo, una frase fuori posto» racconta un suo amico di infanzia. Dopo la laurea ha intrapreso il percorso per diventare avvocato e ce l’aveva fatta in tempi record. Poi è arrivato il lavoro in Eni, una collaborazione che ha premiato le sue doti innegabili, raccontano i colleghi. «Avrebbe potuto fare strage di donne, poteva fare il modello, l’attore. Tutto ciò che voleva, ma Luca era ima persona seria, aveva la sua Michela e gli bastava così», racconta il suo amico Roberto. Proprio Michela si è fatta coraggio, ieri mattina ha alzato la cornetta del telefono per avvisare gli amici, i parenti, i colleghi. Poche parole in sussurro. «Devo darti una brutta notizia. C’è stato un incidente e Luca Andrea non ce l’ha fatta», e poi il pianto disperato. «Non l’avevo mai sentita pronunciare il suo nome per intero. Lui si faceva chiamare soltanto Luca. Quando ho saputo mi si è gelato il sangue. Sono sotto shock», continua Roberto. «Quando muore qualcuno si tende sempre a dipingerlo come bello e bravo, ma Luca lo era davvero. Semplice, intelligente, in gamba, senza grilli per la testa. Non parlava mai di se stesso, del suo lavoro, del suo successo professionale, non gli piaceva vantarsi».
Uno shock tremendo anche per suo padre, Armando, che malato da tempo viveva in osmosi con il figlio che si prendeva cura di lui dopo che pochi anni fa era venuta a mancare sua moglie.

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