Mister Friuli è di origini senegalesi e sul web incalza la rivolta

A chi si fosse confuso, chiariamo subito che non si tratta del nero superdotato che spopola su WhatsApp, ma dobbiamo anche comunicare, soprattutto ai puristi e ai nostalgici che non rappresenta neppure il prototipo della razza Piave. Alioune Diouf, 18 anni, senegalese di origine e residente in Italia, a Cividale del Friuli, è stato appena eletto nuovo Mister Friuli Venezia-Giulia. E cosa vuoi dirgli sulla Bellezza? Pure da maschi, dobbiamo ammettere che con quel fisicaccio lì, 198 cm di altezza corazzati di muscoli manco Maciste ed Ercole ai tempi dei kolossal hollywoodiani, la vittoria se l’è meritata. E quindi noi, che pure ci sbattiamo in palestra per avere un aspetto almeno decente, non possiamo che rosicare.


Semmaisono comprensibili le obiezioni di chi dice che, se il criterio era scegliere una bellezza caratteristica del Friuli, insomma aspetto mitteleuropeo, accento delNord-est, e cognome tipo Furlan e Tomat, be’ allora non ci siamo proprio. Così come non ci siamo se l’idea era nominare un bel cittadino italiano, visto che Diouf vive in Italia da cinque anni, ma è solo un residente con permesso di soggiorno. La diatriba insomma verte sull’opportunità o meno di far precedere lo ius soli da una sorta di «ius pulchri», di diritto del bello, per cui se hai il fisico, lineamenti a posto e sguardo da urlo, ti puoi candidare a diventare re di Bellezza in qualsiasi Paese. Fosse così però, dovrebbe valere anche il principio di reciprocità: cioè, se un italiano bianco si trova a risiedere a Dakar, ed è un bel manzo con tutti gli attributi a posto, allora non solo può partecipare al concorso ma può anche vincere il titolo di Mister Senegal.

La questione è dibattuta, anche perché i precedenti non mancano. Già la nera Denny Méndez, di origini dominicane, era diventata Miss Italia nel 1996, suscitando come reazione, oltre alla sorpresa, anche il brano dei Pitura Freska – gruppo musicale del Nord-est, vedi tutto torna – che cantavano «Dopo Miss Italia aver un Papa Nero, no me par vero» (la profezia sul Papa non si è ancora avverata, anche se Bergoglio si può considerare un nero adottivo, visto che tifa per i migranti…).

E poi c’è Samira, altra bellezza friulano-senegalese arrivata terza quest’anno a Miss Italia. Ma il vero punto su cui nessuno si interroga è che, se Alioune Diouf è potuto diventare Mister bellezza, il merito o la colpa, a seconda dei punti di vista, ce l’ha il fascismo. Sì, è stato ilfascismo a sdoganare per primo in Italia la bellezza dei neri, superiore a quella di noi poveri bianchi, al suon di «Faccetta nera, bella abissina». Ed è stato sempre il fascismo a celebrare la bellezza del meticciato, cantando «Creola, dalla bruna aureola, per pietà sorridimi, che l’amor mi assal». Insomma, lungi dall’essere razzista, il fascismo, oltre che le camicie nere, ha introdotto in Italia il mito delle faccette nere. Ne ha fatto icona di Bellezza. E oggi probabilmente ne farebbe icona di successo nello sport. Sapesse che Diouf va forte nel basket,lui, il Pelatone, lo arruolerebbe magari come nuovo atleta simbolo del regime, un Primo Carnera in versione nera, friulano come lui e statuario come quello.

Ma ogni integrazione ha le sue ricadute. E allora il nostro vero rimorso è che giovani aitanti arrivati dall’Africa come Diouf, magari non si fregheranno il nostro lavoro, le nostre risorse o le nostre case, ma cominceranno a prendersi le nostre fasce di bellezza, faranno concorrenza sleale con idoni di madrenatura, e magari faranno breccia pure nel cuore delle nostre donne, che davanti a noi diranno impietose «Dio santo, quanto è bono Diouf».

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