Modena, due sindacalisti arrestati: prendevano mazzette per fermare le proteste in azienda

Tra le persone accusate dalla squadra mobile c’è Aldo Milani, coordinatore nazionale di S.I. Cobas: è indagato per estorsione aggravata e continuata nei confronti di un noto gruppo industriale. L’avvocato Prosperi: “Mio cliente rigetta ogni accusa”. Confederazione dei Comitati di base: “Non siamo in grado di pronunciare alcunché sulla vicenda e contiamo di ottenere prima possibile maggiori e più approfondite informazioni”

Oltre trecento persone giunte da diverse parti del nord Italia per protestare contro l’arresto del leader sindacale Aldo Milani, sottoposto a interrogatorio in carcere. Per il sindacato si tratta di una “trappola per incastrare Milani”. La Polizia di Modena ha arrestato il coordinatore nazionale del sindacato S.I. Cobas, Aldo Milani ed un consulente sindacale Danilo Piccinini con l’accusa di estorsione aggravata e continuata nei confronti del gruppo di Sante Levoni, attivo nel settore della lavorazione delle carni.

I due esponenti nazionali di spicco del sindacato “Si Cobas” responsabili di estorsione aggravata e continuata nei confronti di un noto gruppo industriale del modenese attivo nel settore della lavorazione della carni, sono stati arrestati in flagranza di reato dalla Polizia di Stato. I due sono stati arrestati per estorsione a Modena, dopo essere stati sorpresi da una telecamera nascosta dopo il passaggio di una busta bianca da uno dei due esponenti dell’azienda allo stesso Piccinini che nel video appare seduto al tavolo al fianco a Milani. Secondo quanto riferito, i due indagati lo scorso giovedì 26 gennaio avrebbero incassato un importo pari a 5 mila euro considerato un acconto dei 90 mila euro pattuiti in precedenza. I due arrestati ed i fratelli Levoni pare si siano incontrati nel pomeriggio presso l’Alcar Uno, l’azienda di Castelnuovo Rangone al centro di una lunga vertenza sindacale e delle proteste in strada che lo scorso novembre avevano portato allo scontro tra i lavoratori SI Cobas e la Polizia.

Nel corso della riunione durata ben due ore e mezza i due arrestati pare si siano fatti consegnare una busta con 5.000 euro in contanti, che come abbiamo anticipato, sarebbero stati un acconto dei 90.000 euro, soldi che sarebbero serviti a mantenere calmi i lavoratori, evitando di arrecare un danno anche all’azienda.  “Milani rigetta le accuse di estorsione e nega di avere mai preso dei soldi in questa vicenda e nell’ambito della sua attività di sindacalista”, ha detto Marina Prosperi, ovvero l’avvocato difensore di Milani nella giornata di ieri all’uscita dal carcere dopo aver avuto un colloquio privato con il suo assistito. L’avvocato ha tenuto ancora a precisare che Milani era lì per una trattativa sindacale ovvero per la definizione dei licenziati e di quella che sarebbe stata la loro sorte. “Milani mi ha spiegato che Piccinini non fa parte del sindacato ed è l’unico a ricevere qualcosa, in un contesto che poi verrà spiegato. L’audio del video aiuterà a chiarire anche il ruolo di questa persona in questa vicenda, un ruolo autonomo e distinto”, ha aggiunto ancora l’avvocato.

“E’ evidente che ci troviamo di fronte a un escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare con i licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato disturbare il manovratore – ha attaccato la sigla autonoma, difendendo il proprio leader”, è questa la reazione del sindacato SI Cobas diffusa attraverso una nota stampa nella giornata di ieri. 

Soldi in cambio dello stop alle proteste dei lavoratori contro la ditta. La polizia di Modenaha arrestato conl’accusa di estorsione aggravata e continuata due esponenti di spicco del sindacato “Si Cobas” (sindacato intercategoriale lavoratori autorganizzati). Sono finiti in manette il coordinatore nazionale Aldo Milani e il consulente sindacale Daniele Piccinini, che si era frapposto tra l’azienda del settore carni “Alcar Uno” – di proprietà della famiglia Levoni – e il sindacato. Gli agenti della squadra mobile sono intervenuti subito dopo che Milani e Piccinini avevano ritirato dai titolari della ditta – quest’ultimi d’accordo con le forze dell’ordine – la prima trance del pagamento richiesto, pari a 5 mila euro. La scena è stata interamente filmata da una telecamera nascosta posizionata dagli uomini della questura.

La somma richiesta ai titolari per assicurare la pace sociale, nel tempo, sarebbe diventata ben più cospicua. Per placare le proteste dei dipendenti della cooperativa “Alba Service”, da tempo in agitazione contro l’azienda, Milani e Piccinini avrebbero chiesto in totale 90 mila euro, soldi destinati «alla cassa di resistenza». Sborsata quella cifra non ci sarebbero state più «proteste o picchetti con l’interruzione dei lavori».Le indagini, durante cui gli investigatori si sono avvalsi anche di intercettazioni telefoniche e ambientali, erano cominciate il 13 gennaio, quando i Levoni avevano denunciato il tentativo di estorsione alle forze dell’ordine. Le proteste di parte dei lavoratori erano iniziate a novembre. È stata un’escalation: le manifestazioni, di cui inizialmente la questura veniva avvisata, sono diventate via via sempre più improvvise e violente. In alcuni casi i picchetti si sono trasformati in tafferugli con la polizia.

Durante uno degli scontri un agente era stato colpito da un grosso sasso ed era finito in ospedale. Nel corso di un’altra manifestazione era rimasto ferito anche un giornalista del Resto del Carlino.
«Aldo Milani rigetta tutte le accuse, non ha mai preso soldi nella sua attività sindacale, quando ne avremo occasione contiamo di chiarire completamente la situazione», ha detto l’avvocato del leader del Si Cobas all’uscita del carcere di Modena, dove si trova il suo assistito. Secondo il sindacato le accuse sarebbero una montatura. «L’hanno incastrato, è evidente anche dal video che lui non c’entra niente e che non prende soldi», afferma Gino Orsini, responsabile organizzativo Si Cobas. Che aggiunge: «È tutta una manovra dei padroni e del governo per neutralizzare le nostre lotte nella logistica». Anziché scaricare i propri leader finiti in manette con accuse infamanti, dunque, i compagni di sindacato li difendono a spada tratta. Ieri si sono riuniti davanti al penitenziario per protestare contro gli arresti. Sono arrivati da tutta Italia. Hanno scandito decine di volte il coro «Aldo libero!». Hanno protestato anche davanti ai cancelli dell’ “Alcar Uno”, proprio come avevano fatto più e più volte nei mesi precedenti. Sull’home page del sito internet del sindacato campeggia un messaggio eloquente: «È evidente che ci troviamo di fronte a una escalation repressiva senza precedenti: lo stato dei padroni, non essendo riuscito a fermare coi licenziamenti, le minacce, le centinaia di denunce, i fogli di via, le manganellate e i lacrimogeni una lotta che in questi anni ha scoperchiato la fogna dello sfruttamento nella logistica e il fitto sistema di collusioni e complicità tra padroni, istituzioni e sistema delle cooperative, ora cerca di fermare chi ha osato.

One comment

  1. Il sindacalismo all’italiana è marcio. Lo dico da decenni, ma fa comodo a qualcuno avere questi sindacalisti e questo sindacato. Il sindacato vince sempre (vedi Landini a Pomigliano, che, se non fermato da un bagliore di raziocinio della CISL, avrebbe mandato alla fame migliaia di persone!). Il sindacato non ci mette del suo, ma quello dei lavoratori e degli imprenditori. E’ un’anomalia che stravolge il mondo del lavoro. E in più non solo ci sono i sindacalisti alla Landini, ma ci sono anche i sindacalisti “zanza” per i quali l’unico intreresse è fare soldi, per loro stessi, a palate (vedi pensioni d’oro, anzi, di platino alla CISL, ad esempio).

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