Tragedia in Montagna, un alpinista precipita per un’ottantina di metri, ferito compagno

Altre tre vittime ieri in altrettanti incidenti avvenuti in montagna. Il più impressionante si è verificato in Alto Adige, sul Dent de Mesdì, nel gruppo del Sella. Nel primo pomeriggio di ieri, durante la salita, un alpinista bolzanino di 26 anni è precipitato ed è morto. È rimasto coinvolto anche il compagno di cordata, a sua volta rimasto gravemente ferito e poi raggiunto dall’elisoccorso che l’ha portato in salvo.

Non è ancora del tutto chiara la dinamica dell’incidente, ma secondo le prime ricostruzioni
i due alpinisti erano arrivati a poche decine di metri dal picco – erano sulla Via Rizzi, un percorso tra i meno noti dell’area, che parte da quota 2.300 metri – quando quello che era il primo di cordata avrebbe perso l’appiglio ed è caduto, di fatto trascinando con sé il compagno, anch’egli bolzanino di 27 anni. La vittima è precipitata per un’ottantina di metri, il suo compagno è stato invece sbalzato solo per pochi metri ed è perciò miracolosamente sopravvissuto.

Come detto, èstato soccorso con un elicottero della Protezione civile e poi ricoverato all’ospedale di Bolzano, dove i sanitari lo hanno accolto in gravissime condizioni.
Ancora: un turista bulgaro di 43 anni è morto per un malore sulla Marmolada, il gruppo montuoso più alto delle Dolomiti, a 3.200 metri di quota, al termine della ferrata di Punta Penia, fra Trento e Belluno, peraltro considerata dagli esperti non particolarmente impegnativa. Dal racconto dei compagni, una volta all’uscita della
ferrata l’uomo ha lamentato forti dolori alle gambe. Lui era quindi rimasto lì, mentre i compagni avevano raggiunto la cima poco distante, con l’intento di attrezzarsi e tornare a prenderlo. Una volta tornati indietro, però, lo hanno trovato a terra privo di sensi, e dopo aver tentato di rianimarlo hanno dato l’allarme. L’elisoccorso intervenuto ha potuto soltanto constatare il decesso.

Infine l’ultimo incidente, avvenuto in provincia di Udine. Un uomo di 37 anni è caduto in una gola
del torrente Favarins, tra Amaro e la località di Camia di Venzo- ne, spesso meta di escurionisti per via di una suggestiva cascata. Era salito in quota per fare il bagno con alcuni amici. Tre dei quattro amici della compagnia si sono spinti in cerca della pozza di acqua più grande e più alta, mentre un quarto ha rinunciato, attendendo in basso. Uno di loro è però scivolato, perdendo aderenza e cadendo per una ventina di metri sui salti di roccia del corso d’acqua, morendo sul colpo, è caduto per una ventina di metri sui salti di roccia del corso d’acqua ed è morto all’istante.

NUMERI DI CHIAMATA DEL SOCCORSO ALPINO SULLE ALPI
In montagna è possibile che la chiamata ricada su centrali diverse da quella di riferimento.
È perciò indispensabile fornire l’esatta località di partenza della escursione e possibilimente la località dell’incidente. Sarà compito della centrale operativa allertare la squadra di soccorso più idonea.
ITALIA: 118
FRANCIA: 15
SVIZZERA: 144
GERMANIA: 110 AUSTRIA: 144
SLOVENIA: 112
SEGNALI INTERNAZIONALI DI SOCCORSO ALPINO
Si possono distinguere fondamentalmente due condizioni in cui può essere necessario utilizzare segnali di soccorso alpino, cioè a seconda che sia impossibile o possibile il contatto visivo tra chi invia e chi deve ricevere il messaggio.
Nel primo caso i segnali possono essere di tipo acustico, in genere la voce, o di natura ottica, in genere una segnalazione luminosa. Nel secondo caso vengono anche utilizzati particolari atteggiamenti o posizioni del corpo di una o più persone. I segnali in questione, sia acustici che ottici, debbono assolutamente rispettare il più accuratamente possibile il codice stabilito per convenzione internazionale, che viene sotto riportato.
Segnalazione acustica o ottica
La segnalazione acustica o ottica è codificata per i due casi di interesse: richiesta (chiamata) di soccorso e risposta di soccorso.
I segnali da utilizzare nei due casi sono.

Segnalazione visiva
Quando esiste il contatto visivo tra colui o coloro che necessitano di aiuto e colui o coloro che possono intervenire, direttamente (soccorso) o indirettamente (avviso al posto di soccorso), si utilizzano i segnali illustrati nella figura.
Come è evidente dalla loro descrizione, le segnalazioni di cui sopra sono utilizzate normalmente nel caso di soccorso tramite elicottero ed è questa quindi la loro applicazione più frequente e importante.

Il soccorso aereo è oggi efficientemente organizzato in tutti i paesi in cui si pratica l’attività alpinistica. L’elicottero è il velivolo che, per le sue peculiari caratteristiche tecniche, costituisce il mezzo più idoneo per effettuare in ambiente montano operazioni di soccorso e sgombero urgente di ammalati e/o traumatizzati gravi, sempre che le condizioni meteorologiche ne consentano il volo.

Richiesta di soccorso
Ci riferiamo qui a richieste di intervento effettuate per via telefonica o radio.
1. Digitare il numero di telefono del soccorso sanitario (per l’Italia 118).
2. Specificare all’operatore che ci si trova in montagna e comunicare il nome della località in cui è avvenuto l’incidente.
3. Fornire il nome di chi chiama e il numero di telefono da cui si sta chiamando (se la chiamata dovesse interrompersi è importante che il telefono venga lasciato libero per consentire alla centrale operativa di richiamare).
4. Specificare il luogo esatto dove è avvenuto l’evento e la sua quota o in ogni caso un riferimento importante di ricerca, rilevabile dalla cartina.
5. Riferire cosa è successo (lasciarsi in ogni caso intervistare dall’operatore di centrale che avrà la necessità di conoscere la dinamica dell’incidente).
6. Precisare quante persone sono state coinvolte; possibilmente, specialmente nel caso di dispersi, precisare il colore del loro abbigliamento.

7. Dire quando è successo (la conoscenza dell’ora dell’evento può far scattare diverse procedure).
8. Comunicare la posizione dell’infortunato (appeso, disteso, seduto, sepolto dalla neve) e se la persona coinvolta ha difficoltà respiratorie, se è cosciente, se perde molto sangue.
9. Di norma l’intervento di soccorso è già scattato, ma in ogni caso è indispensabile rispondere alle domande dell’operatore, che servono per inquadrare con più precisione quanto potrà essere necessario all’equipe di elisoccorso.
10. Informare sulle condizioni meteo del luogo: eventuali precipitazioni in corso, vento e visibilità.
11. Informare sulla situazione del terreno sul quale avrà luogo l’atterraggio (terreno aperto, bosco, pendio ripido, presenza di cavi sospesi, linee elettriche, funivie).
12. Fornire altre notizie che possono risultare utili per meglio organizzare l’operazione di soccorso.
13. Non allontanarsi dal posto di chiamata per rendere possibile un nuovo collegamento con i soccorritori.
Si tenga inoltre presente che, sebbene si sia in attesa dell’arrivo dell’elicottero, le eventuali operazioni di autosoccorso condotte dai componenti della cordata o della comitiva devono continuare. Questo a maggior ragione su neve/ghiaccio se sussiste una situazione di travolgimento da valanga nella quale la velocità di ritrovamento dei sepolti riveste la massima importanza.

SCELTA DELLA ZONA DI ATTERRAGGIO E MISURE DT SICUREZZA
L’elicottero, per le sue caratteristiche, può atterrare e/o decollare quasi ovunque. In fase di soccorso il velivolo può appoggiarsi al suolo con i pattini, oppure può operare in volo stazionario in prossimità del suolo (hovering), ovvero non potendosi avvicinare al terreno resta in volo ed utilizza un verricello per effettuare calate e recuperi. Se non si è legati in cordata in parete, entro i limiti del possibile il punto di atterraggio deve essere scelto in base ai seguenti criteri:
1. si scelgano aree pianeggianti sopraelevate, evitando zone corrispondenti a conche o avvallamenti o disposte sui pendii;

2. l’area deve essere lontana da fili tesi quali linee elettriche, impianti a fune, teleferiche;

3. devono essere evitate zone dove sia elevato il rischio di caduta di pietre o ghiaccio o di franamento di terra o ghiaia e quindi canaloni e luoghi sottostanti le pareti;

4. devono essere possibili traiettorie di atterraggio e di successivo decollo con inclinazioni non superiori a 20° rispetto all’orizzontale;
5. la piazzola deve avere il fondo solido e di dimensioni tali da consentire all’elicottero di appoggiare i pattini, e cioè circa m 4×4; deve essere pianeggiante, libera da vegetazione alta più di 20-30 cm e sgombra a terra da qualsiasi oggetto. Il terreno circostante deve essere libero da vegetazione e altri ostacoli per un’area di almeno m 40×40;

6. non devono essere presenti materiali od oggetti che possano essere sollevati dal flusso d’aria generato dal rotore: indumenti lasciati sul terreno o malamente indossati e svolazzanti, copricapo mal fissati, corde e cordini, attrezzi sporgenti, giacche, possono costituire serio pericolo sia per l’elicottero che per i presenti;
7. qualora l’area di atterraggio fosse su terreno innevato, la neve deve essere ben battuta attorno alla piazzola, ciò per ridurre il turbinio di neve che provoca il flusso d’aria del rotore e compattare la superficie (spesso in presenza di neve il velivolo non si appoggia al suolo per evitare di sprofondare in modo irregolare);
8. eventuali altre cordate o singoli alpinisti presenti sul luogo dell’intervento devono rimanere il più possibile fermi e in posizione non troppo vicina, per non ostacolare le operazioni o addirittura mettere in pericolo persone e mezzi (scariche di sassi, ghiaccio o altro); ciò è particolarmente importante nel caso si trovino in posizione sovrastante l’area delle operazioni e/o lo stesso elicottero;
9. è bene raggruppare in un unico punto, in condizioni di sicurezza e ben visibili da parte del pilota, le persone presenti e non direttamente coinvolte nelle manovre.

AUTOSOCCORSO DELLA CORDATA
Si illustrano di seguito le manovre di autosoccorso che possono essere messe in pratica nel caso di cordate di due o tre alpinisti nella eventualità di un volo o in ogni caso di situazioni problematiche di uno dei componenti. Anche se nella descrizione di tutte le manovre, per brevità descrittiva, questo particolare non è riportato, si sottolinea che si presuppone ovviamente che il soccorritore, in tutte le fasi delle manovre, sia sempre autoassicurato alla sosta mediante la corda di cordata ovvero con apposita longe di sicurezza.
È, ovviamente, dato per scontato che è anche necessario accertarsi della solidità della sosta.
Le manovre illustrate di seguito si distinguono in due grandi categorie:
Nelle manovre di autosoccorso si presuppone ovviamente che il soccorritore, in tutte le fasi delle manovre, sia sempre autoassicurato alla sosta mediante la corda di cordata oppure con apposita longe di sicurezza.
1) recupero del compagno alla sosta;
2) calata del compagno.
In ciascun caso, si deve inoltre distinguere il fatto che il compagno sia in grado di collaborare oppure non lo sia.
Si considera infine a parte la delicata e complessa manovra di ricongiungimento della cordata, che può rendersi necessaria nel caso di un volo del capocordata che alla fine non sia in grado di collaborare.

Alcune considerazioni generali sui paranchi
La forza necessaria per recuperare mediante la corda di cordata il compagno appeso può arrivare a circa il doppio del peso del caduto stesso. Questo a causa degli attriti che si verificano per lo sfregamento tra la corda e la roccia, tra la corda e i moschettoni e per l’angolo che si genera tra la verticale del caduto e la direzione secondo la quale viene esercitata la trazione per effettuare il recupero stesso. Si consideri inoltre che, in condizioni normali, un uomo medio può applicare una forza di trazione che consente di recuperare una massa pari circa alla metà del suo peso.
Questi due fatti implicano che per sollevare un alpinista, con una trazione diretta sulla corda alla quale questi è appeso, potrebbero essere necessarie ben 4 persone.
Dato che, ad eccezione degli interventi di soccorso organizzato, raramente ci si trova ad operare in gruppi numerosi, risulta necessario mettere in atto manovre (i paranchi) ed accorgimenti al fine di ridurre la forza necessaria per il recupero, mantenendo d’altro canto a livelli accettabili la complessità e il tempo impiegato nelle operazioni.
Per il recupero di un compagno è quindi necessario sapere predisporre paranchi con il materiale a disposizione della cordata e conoscere esattamente la sequenza delle manovre necessarie per l’effettuazione del recupero.
Per quanto riguarda gli attriti presenti nel sistema di recupero, numerose prove sperimentali hanno evidenziato che questi risultano inferiori nel caso di impiego di carrucola, al posto di moschettoni, e se si utilizza una mezza corda invece di una semplice. In questi casi, di conseguenza, anche la forza richiesta per il recupero risulta essere minore.
D’altra parte, una corda di diametro inferiore:
– tende a scorrere di più nelle mani del soccorritore, comportando una presa più difficoltosa per colui che recupera;
– più frequentemente richiede di essere passata intorno alle spalle per sfruttare la spinta delle gambe.

Una ultima considerazione di carattere generale riguarda il fatto che normalmente la direzione di tiro deve essere dal basso verso l’alto.
Questo essenzialmente per due motivi:
1) si può sfruttare la forza della gambe aumentando l’efficienza della manovra e riducendo gli sforzi;
2) si evita di sovraccaricare inutilmente la sosta, cosa particolarmente raccomandabile in molti casi.

Sforzi da applicare per il recupero sui paranchi
Nel seguito si propongono diversi paranchi, di complessità crescente, che consentono d’altra parte il recupero del compagno con sforzi via via inferiori. Per un confronto diretto, si riassumono qui le loro principali caratteristiche. Si noti che in tutti i paranchi esiste una relazione ben precisa che lega il rapporto tra la forza F da applicare per il recupero e la quantità di metri di sollevamento del compagno.
Ad esempio, dimezzando la forza F risulterà dimezzato anche il sollevamento. Pulegge, carrucole e paranchi sono anche brevemente descritti in Appendice A.

Paranco semplice
Questo tipo di paranco, illustrato schematicamente in figura 11.02, si chiama “semplice” in quanto fa uso di una sola carrucola.
La quantità di corda da recuperare è due volte maggiore di quanto deve essere sollevato il compagno (per sollevare il compagno di 1 metro occorre recuperare 2 metri di corda).
Si ha dunque un rapporto 2:1 tra la lunghezza di corda recuperata e l’innalzamento del compagno. In condizioni ideali (assenza di attriti), la forza necessaria al sollevamento del caduto mediante una carrucola semplice corrisponde alla metà del peso dell’alpinista; nella pratica, a causa degli attriti, può essere molto superiore e il recupero con questa tecnica potrà non risultare possibile.

Paranco doppio
Il paranco doppio ha questo nome in quanto per la sua realizzazione sono necessarie due carrucole, come illustrato in figura 11.03. Una delle due carrucole è mobile (quella a valle) mentre l’altra è fissa (in sosta); si veda l’Appendice A. La quantità di corda da recuperare è tre volte maggiore di quanto deve essere sollevato il compagno (per sollevare il compagno di 1 metro, occorre recuperare 3 metri di corda). Si ha dunque un rapporto 3:1 tra la lunghezza di corda recuperata e l’innalzamento del compagno. D’altro canto, in condizioni ideali (assenza di attriti), la forza necessaria al sollevamento del caduto mediante una doppia carrucola corrisponde ad un terzo del peso dell’alpinista; nella pratica, a causa degli attriti, equivale invece a circa il peso stesso. In tali condizioni il recupero potrà essere effettuato in presenza di almeno due soccorritori (es. cordata da tre).

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