Monza, 12 medici arrestati e 9 ai domiciliari per corruzione: protesi in cambio di mazzette

Sono state emesse 21 misure cautelari nei confronti di medici di Monza i quali sono finiti coinvolti nelle ultime inchieste sulle tangenti nella sanità lombarda condotte dalla Procura di Monza.

Nello specifico, pare siano 12 gli arrestati e tre i chirurghi specialisti mentre per gli altri nove sono scattati i domiciliari e in questo caso si tratterebbe di 6 specialisti e tre medici di base; sei dei medici di base coinvolti sono stati sospesi dall’esercizio delle attività in convenzione con il Servizio Sanitario, mentre in carcere sono finiti anche il responsabile commerciale e un agente di zona della società Ceraver, che è l’azienda indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

I medici sono accusati di associazione a delinquere, corruzione, falso in atto pubblico. Ci sarebbe alle spalle un presunto giro di mazzette per favorire una società fornitrice di protesi, che sarebbero state anche di bassa qualità e secondo quanto riferito dal procuratore Luisa Zanetti, per altri sei medici è stata applicata la misura cautelare come già detto, della sospensione dall’esercizio delle attività di medico convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale. L’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza, ha permesso di svelare un meccanismo corruttivo ideato e realizzato dal rappresentante di una società produttrice di protesi con il coinvolgimento di diversi medici ortopedici, i quali operavano in strutture sanitarie private accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale presenti su tutto il territorio nazionale, nonché di medici di base convenzionati con il SSN.

L’indagine è nata in seguito alla denuncia di un dipendente del Policlinico e questa ha permesso di individuare il sistema e il meccanismo corruttivo ideato e realizzato esattamente dal 2014 al 2017, da quelli che sono i rappresentanti della società produttrice di protesi tra l’altro di basso livello, ma come abbiamo visto, sono coinvolti anche chirurghi specialisti in ortopedia i quali per favorire la società fornitrice di protesi, avrebbero moltiplicato anche il numero delle operazioni eseguite grazie anche alla complicità di alcuni medici di base. Questi avrebbero agito secondo gli inquirenti a discapito della salute pubblica, per ottenere solo ed esclusivamente vantaggi personali.

Venuta fuori questa storia, il Policlinico di Monza ha diffuso  una nota nella quale ha precisato di essere assolutamente estraneo alla vicenda ed ha aggiunto che verrà applicato all’interno delle proprie strutture sanitario quanto previsto dalle normative, con la definizione di procedure organizzative atte a discernere le responsabilità oggettiva aziendali e soggettive dei singoli professionisti operanti in azienda.Il gruppo sostanzialmente afferma che se i fatti dovessero in qualche modo essere confermati, sono riconducibili a eventuali responsabilità personali dei soggetti coinvolti. “Ci siamo trovati davanti a condotte gravi, che sacrificavano l’interesse del paziente in nome di interessi personali. Non è certo la prima inchiesta condotta nell’ambito del mondo medico e sanitario, ma non c’è nessuna intenzione di criminalizzare la categoria medica, composta in grande maggioranza da professionisti onesti”, ha tenuto a sottolineare il procuratore di Monza Luisa Zanetti.

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