Mosche shock: un rischio concreto per la salute dell’uomo: ecco perché

Le mosche sono l’insetto più comune che troviamo nell’ambiente, e spesso anche in casa, quest’insetto all’apparenza innocuo, nasconde un segreto: è un vero e proprio serbatoio di batteri. Gli scienziati hanno infatti scoperto che a Mosca ospita migliaia di tipi di batteri, molti di questi sono collegati alle infezioni umane compresi quelli che trovano malattie dell’apparato gastrico, fino ad arrivare a polmoniti, e avvelenamento del sangue. Trasportò batteri che si trova sia nelle zampe che sulle ali e in genere le rilasciano laddove si posano: che sia una superficie, la pelle dell’uomo, i cibi.

Ci diventano spesso in modo insistente, trova dappertutto lavoriamo soprattutto quando riesce a entrare in casa e la solita posarsi su qualsiasi oggetto compreso il cibo che abbiamo in tavola. La mosca molto probabilmente dagli insetti che maggiormente sono odiati dall’uomo, possono infestare gli ambienti anche in modo davvero molto dannoso per i batteri riescono a portarsi dietro. Di mosche ne esistono di moltissimi tipi, solitamente la più comune la mosca domestica ma ne esistono di varia natura e con diverse caratteristiche. Sono parassiti in ogni senso della parola, rappresentano un rischio per la salute degli esseri umani, degli animali domestici e del bestiame.

 In media una mosca domestica adulta vive circa 30 giorni, attraversano un ciclo completo in quattro fasi. Le comuni mosche domestiche sono attratte da rifiuti organici in decomposizione come feci e carne. Mentre la mosca della frutta cerca sostanze zuccherine e si muove più comunemente di frutta troppo matura, bevande analcoliche e alcoliche rovesciate. Le mosche cavallini sono parassiti specifici del bestiame, gli attacchi consistenti delle femmine possono rallentare addirittura l’aumento di peso di alcuni animali. A differenza di altri insetti le mosche non mordono, ma le conseguenze che possono provocare sono peggiori, perché possono trasmettere molte malattie gravi. Ciò si verifica in genere quando si sposano su animali e fece umane. Una delle malattie peggiori trasmesse dalle mosche è il colera, una malattia grave contagiosa che può causare la morte per disidratazione, il batterio che causa il colera si trova nelle feci umane e viene trasportato dalle mosche contaminando il cibo o l’acqua di cui ci nutriamo. Una volta ingerito il batterio acquisisce la sua residenza nell’intestino provocando l’infiammazione è una diarrea cronica, vomito, crampi alle braccia, gambe e addome. Questi sintomi se non trattati possono addirittura portare alla morte in 24 ore. Le mosche possono anche diffondere il batterio che causa la febbre tifoide un’altra malattia abbastanza comune che può diventare grave se non curate adeguatamente. Senza di arrivare a citare patologie così gravi, è indubbio che le mosche siano un pericolo della nostra salute.

A rivelare la pericolosità di mangiare cibo contaminato dalle mosche sono stati alcuni scienziati dei Stati Uniti che hanno condotto uno studio accurato. Gli scienziati hanno scoperto che le comuni mosche domestiche sono portatrici di salmonella, Escherichiacoli e addirittura batterie possono provocare ulcere allo stomaco fino a sipsi mortale. La mosca domestica onnipresente in tutto il mondo si è quindi rivelata portatrice di ben 351 tipi di batterio. Il team che ha analizzato i microbi sulle singole parti del corpo della mosca ha dimostrato che gli insetti raccolgono i batteri dalle feci e dalle sostanze organiche in decomposizione che utilizzano normalmente per nutrire i loro piccoli. Gli scienziati sospettano tempo del ruolo delle mosche nella trasmissione e diffusione delle malattie, ma questa ricerca giunge ulteriori prove alla tesi mostrando nei dettagli e dimensioni del problema. Noi crediamo che questo possa mostrare un meccanismo della trasmissione di patogeni trascurato a livello sanitario. Inoltre la mosche possono contribuire alla rapida trasmissione di patogeni situazioni particolari. Davvero il caso di pensarci due volte prima di mangiare l’insalata di patate il prossimo picnic? Alludendo all’abitudine di questi insetti di posarsi sul cibo.

Le mosche possono contaminare cibi e utensili su cui si posano in quanto, attraverso le proprie appendici, liquido salivare, rigurgiti e feci trasportano diversi patogeni e uova di alcuni parassiti.
Le principali malattie che possono essere trasmesse da questo tipo di insetti sono la salmonellosi, il tifo, la dissenteria e la congiuntivite. Il loro ciclo biologico passa attraverso 4 fasi (uovo, larva, pupa e adulto) e ha una durata variabile a seconda della stagione. Ad esempio,per quanto riguarda la mosca più comune negli ambienti frequentati dall’uomo (Musca domestica) nei periodi caldi sono sufficienti 2 giorni per la comparsa delle larve e meno di 15 giorni per quella degli adulti. Questi ultimi si riposano preferibilmente di giorno sul pavimento, sulle pareti, sul soffitto, e
all’esterno delle abitazioni sulle siepi e in prossimità dei recipienti per la spazzatura; di notte si trovano sui soffitti, sui fili dell’energia elettrica, sulle siepi, sui rami degli alberi e negli angoli degli edifici al riparo dal vento. Le mosche sono attive di giorno (di notte possono diventareattive alla luce artificiale);

Sono insetti che vivono in stretta associazione con l’uomo. Le mosche sono attratte da cumuli di rifiuti e letamai in cui si trovano sostanze in decomposizione utilizzate come nutrimento dalle larve.

Stando a uno studio condotto dalla Penn State University e della Nanyang Technological University di Singapore, le comuni mosche domestiche (Musca domestica) rappresentano un pericolo reale per la salute dell’uomo. Si tratta infatti di insetti che a causa delle loro abitudini alimentari possono trasmettere malattie anche gravi all’uomo. Basti pensare che le mosche sono solite nutrirsi di feci, che contengono molti batteri, tra cui alcuni patogeni per la salute umana e di sostanze organiche in composizione.I ricercatori in particolare hanno scoperto che la comune mosca domestica si è rivelata portatrice di ben 351 tipi diversi di batteri. In campioni prelevati da alcuni esemplari  in Brasile si è scoperto ad esempio che le mosche possono trasportare con sè l’Helicobacterr pylori che è in grado di provocare l’ulcera nello stomaco. Uno dei ricecatori tenendo quindi conto dell’abitudine di questi insetti di posarsi sui cibi ha concluso in modo ironico: “Davvero è il caso di pensarci due volte prima di mangiare l’insalata di patate nel prossimo pic nic”. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.

“Noi crediamo che questo possa mostrare un meccanismo per la trasmissione di patogeni trascurato a livello sanitario, inoltre le mosche possono contribuire alla rapida trasmissione di patogeni in situazioni particolari”, dice Donald Bryant della Penn State. In particolare, secondo i risultati dello studio le zampette di questi insetti sono in grado di trasferire la maggior parte degli organismi microbici da una superficie all’altra.

Stando agli studiosi, dunque, l’analisi delle contaminazioni delle diverse parti del corpo di mosche e mosconi mostra che i batteri usano questi insetti come una sorta di razzo per viaggiare, crescere e trasferirsi su nuovi oggetti o persone. Non solo: un po’ a sorpresa, mosche e mosconi prelevati nelle stalle ospitano meno batteri di quelle catturate in città.

Ma quali sono i microrganismi che viaggiano con le mosche? Fra gli altri, i ricercatori hanno scoperto l’Helicobacter pylori, il patogeno che causa l’ulcera, in molti campioni prelevati da mosconi catturati in Brasile. Gli studi sull’H. pylori finora non avevano mai messo in luce un possibile ruolo delle mosche. “Davvero è il caso di pensarci due volte prima di mangiare l’insalata di patate nel prossimo pic nic“, scherza Bryant alludendo all’abitudine di questi insetti di poggiarsi sul cibo.+

Molte persone, vedendo le mosche che si posano sugli alimenti, tendono a scacciarle con un colpo secco senza stare a preoccuparsi troppo. Quasi a nessuno viene in mente che il cibo su cui si è poggiata la mosca andrebbe gettato via. Eppure le mosche sono portatrici di innumerevoli germi e batteri nocivi per la salute, che trasferiscono con il solo contatto.

Non dimentichiamo infatti che le mosche non solo si posano sul cibo, ma anche sulle feci degli animali. Sono insetti sporchissimi, con le zampe e il corpo ricoperti di peli, che catturano e trasportano germi e materia fecale. Considerate che una mosca trasporta in media circa 200 forme diverse di batteri nocivi. Batteri che vengono dunque depositati sul cibo. Spesso poi le mosche che si posano sugli alimenti vomitano anche su di questi. “Alle mosche basta toccare per un secondo il cibo con le zampe per trasferire i germi che trasportano sul cibo che mangeremo”. Ha spiegato Ron Harrison, entomologo e direttore dei servizi tecnici di controllo dei parassiti di Orkin. “E poiché le mosche possono trasferire gravi malattie contagiose come il colera, la dissenteria e il tifo, è meglio se si evita di mangiare cibi in cui gli insetti si sono poggiati.

In primavera estate purtroppo è più frequente avere a che fare con le mosche che si posano sugli alimenti apparecchiati sulla tavola. Questi fastidiosi volatili spesso entrano in casa non appena lasciamo le finestre aperte e sono attratte dai cibi. In particolare frutta, cibi cotti, bevande zuccherine, dolci: si posano spesso su tutto ciò che incontrano. Per non parlare di quando apparecchiamo la tavola in giardino: una ghiotta occasione per volare di piatto in piatto. Alla luce di quanto detto sopra e confermato dagli esperti, non restano molti dubbi sul come comportarsi in questi casi. Quando una mosca si posa sul nostro cibo, bisognerebbe gettarlo via e non mangiarlo.

Ovviamente si possono adottare diversi metodi per evitare che questo accada. Ad esempio usare delle apposite retine salva-cibo se si apparecchia la tavola con anticipo rispetto al momento del pasto. Preparare delle trappole zuccherine, anche a base di miele, che attirino le mosche. In caso di outdoor, trattare preventivamente la zona con appositi deterrenti per mosche ed insetticidi.

Nessun alimento, in natura, è sterile, cioè privo di microbi.

Lasciato a sé, qualsiasi alimento, dopo un certo tempo, si altera; questo avviene tanto più in fretta quanto più l’alimento è ricco di microrganismi, i quali agiscono sulle sostanze che lo compongono (proteine, grassi e zuccheri) modificandone le caratteristiche, l’aspetto, il sapore. Pensiamo, ad esempio, al latte pastorizzato e a quello a “lunga conservazione”. Il primo si mantiene solo pochi giorni, perché è stato privato solo di alcuni suoi germi; il secondo si mantiene a lungo proprio perché “sterile”, cioè privo di germi.

Alcuni alimenti si prestano più di altri a trasmettere infezioni (poiché in essi i batteri si moltiplicano più facilmente che in altri) e, una volta contaminati, permettono ai batteri di raggiungere concentrazioni enormi in poco tempo (latte, formaggi, carni tritate, creme e paste all’uovo …). È bene sapere che la presenza di microrganismi patogeni, anche in grande quantità, può non provocare modificazioni alle caratteristiche dell’alimento (sapore, consistenza, odore). Ciò rende più difficile il riconoscimento degli alimenti da scartare perché contaminati. È il caso, ad esempio, della tossina dello stafilococco la cui presenza non è sospettabile ad un esame sommario dell’alimento (va ricordato che la tossina è presente anche dopo la cottura dell’alimento in quanto resistente al calore).

Durante la produzione, la lavorazione, il trasporto, la preparazione, la conservazione e la somministrazione, qualsiasi alimento o bevanda può essere soggetto a contaminazione con sostanze tossiche o con batteri patogeni, virus e macroparassiti.
Se si consuma un prodotto contaminato da sufficienti quantità di sostanze tossiche o microrganismi patogeni, si avrà come risultato una intossicazione o una tossinfezione alimentare.

COME AVVIENE LA CONTAMINAZIONE DEGLI ALIMENTI

Le persone possono contaminare gli alimenti con microrganismi che provengono da lesioni cutanee (es. foruncoli), da infezioni del cavo orale o dell’apparato respiratorio (tonsilliti, bronchiti), o con batteri eliminati con le feci (salmonelle…).
Le cosiddette malattie a trasmissione oro-fecale, come la salmonellosi, il tifo, le dissenterie, sono infatti provocate dalla ingestione di microbi che a loro volta provengono dalle feci di uomini e/o animali.
Non è necessario essere malati per immettere nell’ambiente batteri patogeni. La salmonella può essere presente nelle feci di una persona che non accusa alcun disturbo. Lo stafilococco può trovarsi nella gola di una persona “sana” e, per un colpo di tosse, può contaminare un alimento, moltiplicarvisi e provocare malattia in chi consuma l’alimento.
Per la contaminazione dei cibi da cattiva igiene dell’alimentarista, da materie prime, da attrezzature, da contatto tra cibi crudi e cibi cotti, da cibo ottenuto da fonti incerte, si rimanda al capitolo “Fattori di rischio delle malattie trasmesse da alimenti e azioni di prevenzione” pag. 17.

QUALI CONSEGUENZE PUÒ PROVOCARE LA CONTAMINAZIONE: LE MALATTIE TRASMESSE DAGLI ALIMENTI

Le malattie trasmesse dagli alimenti (Mta) possono essere definite: INTOSSICAZIONI: quando sono causate da un alimento che contiene sostanze chimiche velenose o tossine prodotte da microrganismi (ad es. intossicazioni da funghi velenosi, intossicazione da tossina botulinica che può essere presente in alimenti conservati, preparati senza le necessarie precauzioni).

INFEZIONI: quando la causa della malattia è da imputare alla presenza di microrganismi nell’alimento (come ad esempio tifo, epatite virale, brucellosi). TOSSINFEZIONI: quando la malattia è provocata da microrganismi che si moltiplicano nel nostro corpo producendo tossine.
Per dare un’idea della dimensione del problema nella nostra realtà, basti ricordare che nel periodo 1988-2002 in Emilia-Romagna si sono verificati più di 1.700 episodi epidemici (due o più casi di malattia correlati al consumo di un alimento comune) che hanno coinvolto con sintomi, complessivamente, 14.532 persone. Il 67% di queste persone aveva consumato alimenti in ristoranti, pasticcerie, rosticcerie, mense collettive, sagre o in altri esercizi di preparazione e vendita di alimenti.
Spesso si tratta di malattie non gravi, ma che a volte possono assumere caratteri preoccupanti, specie nei bambini e negli anziani o quando si manifestano in forma di vere e proprie epidemie (è il caso di episodi che hanno riguardato ristorazioni collettive).
Le tossinfezioni alimentari sono eventi spiacevoli non solo per gli sfortunati consumatori di cibi inquinati, ma anche per i titolari di laboratori e degli esercizi da cui proviene l’alimento incriminato, in quanto possono comportare conseguenze gravi di ordine amministrativo (sospensione della autorizzazione), civile (risarcimento danni) e anche penale.

CONSERVAZIONE DEGLI ALIMENTI

Le merci devono essere tenute in reparti o settori distinti per ciascun genere o gruppi di settore omogenei.
I reparti o settori destinati a prodotti non alimentari debbono essere tenuti distanti e separati dai reparti alimentari.

Gli stessi criteri devono osservarsi per la sistemazione nelle celle o armadi frigoriferi.
Le celle frigorifere e i congelatori devono essere sempre tenuti in perfetta efficienza, periodicamente puliti e disinfettati ed attrezzati in modo da evitare promiscuità fra alimenti incompatibili (verdure, carni, pollame, latticini ecc. separati tra di loro).
Occorre dividere gli spazi in cui vengono manipolati i prodotti crudi dagli spazi adibiti al cibo già cotto.
I piani di lavoro e le zone di lavaggio dei prodotti devono essere separati onde evitare che alimenti contaminati all’origine (gusci di uova imbrattati da escrementi, verdura e frutta con terriccio e antiparassitari) contaminino i cibi già “puliti”.
Si deve rispettare una netta separazione fra “circuito sporco e circuito pulito”.
Le materie prime in attesa di lavorazione e i cibi già preparati devono essere conservati a temperature non adatte alla moltiplicazione dei batteri.
Per i piatti pronti da consumare caldi, la temperatura deve essere mantenuta ad almeno 60-65°C.
Gli alimenti deperibili con copertura o farciti con panna e crema a base di uova e latte (crema pasticciera), yogurt nei vari tipi, bibite a base di latte non sterilizzato, prodotti di gastronomia con copertura di gelatina alimentare, gli alimenti deperibili cotti da consumarsi “freddi” (ad esempio, arrosti e roast-beef) e le paste alimentari fresche con ripieno devono essere conservati a temperatura non superiore a +4°C.
Occorre tenere presente che la catena del freddo deve essere mantenuta costante fino a che il prodotto non viene consumato.

La difesa dalle mosche

Occorre anche ricordare che tutte le malattie a trasmissione oro-fecale possono essere trasmesse anche dalle mosche che si posano ovunque e trasportano nelle zampe ogni genere di microbi.
Reticelle e protezioni alle finestre sono utili e, in molti tipi di esercizi, obbligatori. Naturalmente è indispensabile ridurre al massimo le tentazioni per questi insetti mantenendo i rifiuti in contenitori chiusi e disinfettati periodicamente, pavimenti e superfici ineccepibili, alimenti sfusi coperti o al chiuso. Fortunatamente le stesse misure che allontanano questi scomodi ospiti invogliano all’ingresso (e all’acquisto) coloro che tutti gli alimentaristi vorrebbero ricevere in gran numero: i clienti.

I surgelati

Un cenno particolare meritano i surgelati che offrono prodotti validi sia dal punto di vista nutrizionale che igienico purché l’alimento di partenza sia di buona qualità, surgelato con tecniche adeguate e la sua conservazione (dal luogo di produzione a quello di consumo) sia effettuata in modo corretto. Occorre ricordare che il processo di surgelazione può essere effettuato esclusivamente presso laboratori di produzione autorizzati.
È molto importante che il trasporto degli alimenti surgelati sia effettuato in condizioni tali che la temperatura, in ogni punto del prodotto, non sia mai superiore ai -18°C.
All’atto del ricevimento delle merci è opportuno controllare la consistenza e la forma del prodotto.
Le attrezzature frigorifere, anche al piano di massimo carico, devono mantenere la temperatura costante.
Gli apparecchi “a pozzo” devono portare all’interno una chiara indicazione della linea di massimo carico, che non deve essere superata.

Le celle di conservazione devono essere munite di termometri tarati e posizionati in modo da garantire la massima visibilità.
Le celle dovranno essere messe in posizioni tali da non essere esposte a raggi del sole o ad altre fonti di calore.
Quando non è possibile procedere alla cottura dell’alimento ancora congelato, è preferibile che il processo di scongelamento avvenga a temperatura di frigorifero, anche se richiede più tempo dello scongelamento a temperatura ambiente.
Occorre infatti ricordare che l’esposizione dell’alimento a temperatura ambientale, anche per tempi relativamente brevi, rende possibile la rapida ripresa della moltiplicazione dei batteri che il processo di surgelazione aveva bloccato, ma non eliminato.

PRECAUZIONI NEI CONFRONTI DEI CLIENTI

Anche i clienti, che frequentano bar e negozi, possono essere fonte di contaminazione degli alimenti.
Il servizio igienico a disposizione del pubblico non deve essere mai lo stesso riservato al personale.
I cibi sfusi e deperibili vanno protetti mediante vetrinette, banchi o espositori refrigerati o riscaldati, a seconda dei cibi che devono essere conservati.
Non possono essere lasciati alla mercé di colpi di tosse, starnuti e ditate degli indecisi che potrebbero optare per il bombolone dopo aver afferrato il cornetto.
È importante infine ricordare che gli alimenti prodotti, messi in vendita e somministrati non devono essere in cattivo stato di conservazione, privati dei loro elementi nutritivi con trattamenti non idonei, non devono contenere coloranti artificiali o additivi chimici che non siano stati autorizzati, non devono contenere eccesso di residui di prodotti usati in agricoltura, tossici per la persona.

DECALOGO DEL “BUON ALIMENTARISTA”

1) Curare l’igiene della persona e del vestiario.
2) Lavarsi e disinfettarsi le mani spesso (dopo l’uso dei servizi igienici, dopo essersi soffiati il naso), usare sapone erogato da un distributore e asciugamani a perdere.
3) Astenersi dalla manipolazione dei cibi se si è affetti da raffreddore, mal di gola, da lesioni pustolose alle mani. In caso di necessità, proteggersi il naso e la bocca con mascherina e le mani con guanti a perdere.
4) Tenere i locali di lavoro, di deposito e di vendita in condizioni di perfetta e costante pulizia e ben aerati.
5) Lavare con soluzioni detergenti e disinfettanti i piani di lavoro, gli utensili, i macchinari, almeno alla fine di ogni turno di lavoro.
6) Tenere i cibi a temperature inadatte alla moltiplicazione dei microbi.
7) Ricordare che gli alimenti più a rischio di provocare tossinfezioni sono: carni tritate, carni da consumare crude, minestre e pietanze a base di carne o in brodo di carne, pesci e frutti di mare, uova e cibi a base di uova, latte, latticini e cibi contenenti gli stessi.
8) Proteggere gli alimenti mediante vetrinette, espositori, banchi, per impedire qualunque contaminazione anche da parte dei clienti.
9) Evitare di toccare i cibi con le mani, usando, invece, forchette, cucchiai, spatole, tovaglioli, carta ed altri oggetti idonei allo scopo.
10) Tenere lontano mosche, topi e insetti (rifiuti in contenitori chiusi, reticelle alle finestre).

One comment

  1. In parlamento avranno installato zanzariere o barriere d’aria………

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